Geograficamente

conservazioni e trasformazioni virtuose del territorio


Lascia un commento

IL PETROLIO, arma di finanziamento del potere globale ma anche del “terrorismo Isis”: ma IN CRISI NEL SUO PASSATO MONOPOLIO energetico, e IN DECLINO (dei prezzi) nella diversificazione energetica globale – In un mondo frammentato, controverso, contraddittorio e incomprensibile dove OGNI PAESE FA TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO

UN MONDO NUOVO SENZA PETROLIO ? (dal sito www.imille.org)

UN MONDO NUOVO SENZA PETROLIO ? (dal sito http://www.imille.org)

   Dove sta andando il Mondo? Uno degli indicatori più affidabili per capire questa controversa difficile epoca, fatta di tante situazioni difficili, penose (la crisi economica, i profughi, le guerre…) e di qualche situazione nuova positiva (un nuovo “sentire” ecologico? Popoli da sempre affamati che si stanno pian pian affrancando?…), uno degli INDICATORI che possono essere usati come strumento utile per capire la complessità del momento è l’andamento del PETROLIO, a partire dalla sua quotazione in fortissima riduzione: 83 dollari il barile a metà ottobre (a fine settembre quotava ancora 100 dollari).

   Cioè il prezzo del petrolio si sta fortemente abbassando, nonostante le sanzioni alla Russia, la guerra in Medio Oriente, la Libia nel caos… tutto farebbe presupporre che in altra epoca il greggio sarebbe andato alle stelle, e invece…

   Pertanto per la prima volta da due anni il prezzo del petrolio è sotto i 100 dollari a barile, e le previsioni lo danno in ulteriore discesa. Gli esperti dicono che ciò accade per effetto dell’eccesso di offerta rispetto alla perdurante crisi economica (e di conseguenza anche produttiva, cioè c’è meno bisogno di petrolio).

   Abbiamo poi una diversificazione delle fonti energetiche, anche se non ecologicamente compatibile: il Nord America si avvia verso l’autosufficienza con la produzione massiccia di SHALE GAS e anche di SHALE OIL e TIGHT OIL (questi ultimi due sono un po’ l’argomento di questo post, e spieghiamo cosa sono nello loro diversificazioni).

OIL SHALE e SHALE OIL - Con il termine “OIL SHALE” si intende un sedimento di CHEROGENE: materiale organico depositatosi in milioni di anni nel sottosuolo in seguito alla decomposizione di alghe, plancton o altra materia organica: è un mix di sostanze di origine organica. Lo SHALE OIL non è altro che IL CHEROGENE TRASFORMATO IN PETROLIO. Il cherogene in sé è di solito allo stato solido e compatto e, per estrarre petrolio è necessario sottoporlo a complesse procedure chimiche: DAL CHEROGENE si produce BITUME, dal bitume PETROLIO PESANTE. In altre parole: lo shale oil non si estrae dal sottosuolo ma SI PRODUCE IN RAFFINERIA, partendo dall’oil shale. Pertanto LO SHALE OIL È ECOLOGICAMENTE, ECONOMICAMENTE ED ENERGETICAMENTE MOLTO PEGGIORE DEL PETROLIO CONVENZIONALE. Per produrlo, infatti, serve un costoso processo chimico con pesanti ripercussioni ambientali. Processo che, per di più, comporta un dispendio di energia. Un litro equivalente di shale oil, quindi, rende molta meno energia netta di un litro di petrolio vero. (da www.greenstyle.it/)   -   TIGHT OIL - Con TIGHT OIL si intende UN TIPO DI PETROLIO INTRAPPOLATO NELLE ROCCE O NELLE ARGILLE, che viene estratto in maniera molto simile allo SHALE GAS: si raggiunge il giacimento di tight oil con la trivellazione orizzontale e poi si procede alla sua estrazione con esplosivo e fratturazione idraulica, il famoso FRACKING. (da www.greenstyle.it/) - la foto: SHINING FUTURE_ QER_s trial shale oil project near Gladstone  (dal sito couriermail.com)

OIL SHALE e SHALE OIL – Con il termine “OIL SHALE” si intende un sedimento di CHEROGENE: materiale organico depositatosi in milioni di anni nel sottosuolo in seguito alla decomposizione di alghe, plancton o altra materia organica: è un mix di sostanze di origine organica. Lo SHALE OIL non è altro che IL CHEROGENE TRASFORMATO IN PETROLIO. Il cherogene in sé è di solito allo stato solido e compatto e, per estrarre petrolio è necessario sottoporlo a complesse procedure chimiche: DAL CHEROGENE si produce BITUME, dal bitume PETROLIO PESANTE. In altre parole: lo shale oil non si estrae dal sottosuolo ma SI PRODUCE IN RAFFINERIA, partendo dall’oil shale. Pertanto LO SHALE OIL È ECOLOGICAMENTE, ECONOMICAMENTE ED ENERGETICAMENTE MOLTO PEGGIORE DEL PETROLIO CONVENZIONALE. Per produrlo, infatti, serve un costoso processo chimico con pesanti ripercussioni ambientali. Processo che, per di più, comporta un dispendio di energia. Un litro equivalente di shale oil, quindi, rende molta meno energia netta di un litro di petrolio vero. (da http://www.greenstyle.it/) – TIGHT OIL – Con TIGHT OIL si intende UN TIPO DI PETROLIO INTRAPPOLATO NELLE ROCCE O NELLE ARGILLE, che viene estratto in maniera molto simile allo SHALE GAS: si raggiunge il giacimento di tight oil con la trivellazione orizzontale e poi si procede alla sua estrazione con esplosivo e fratturazione idraulica, il famoso FRACKING. (da http://www.greenstyle.it/) – la foto: SHINING FUTURE_ QER_s trial shale oil project near Gladstone (dal sito couriermail.com)

   Poi l’avanzata dell’Isis in Siria e in Iraq (e in territori dei curdi) avviene in luoghi dove c’è molta estrazione di petrolio e raffinerie, e se dapprincipio sembrava che il terrorismo islamico volesse distruggere queste infrastrutture energetiche, poi si è capito che esse sono motivo di finanziamento dell’esercito dei terroristi attraverso un forte contrabbando petrolifero che coinvolge i territori turchi e la Siria.

   E poi c’è la Cina, che 6, 7 anni fa era in pieno boom, cercava petrolio in tutto il mercato mondiale (e questo è stato uno dei motivi che nel 2008 il barile era a 150 dollari) e adesso invece lo sviluppo cinese è ben meno impetuoso di allora, e la ricerca del greggio si è di molto abbassata.

   Ma la caduta del prezzo del petrolio, secondo gli osservatori dei fenomeni geopolitici mondiali, può avere altre cause importanti: una di queste può essere l’atteggiamento ambiguo dei paesi del Golfo (l’Arabia Saudita, il Qatar…) che stanno immettendo nel mercato mondiale sempre più “prodotto” per far fuori lo shale gas e lo shale oil americano, mettendo in difficoltà le nuove produzioni petrolifere che a loro volta in questi ultimi tempi hanno portato in declino il petrolio “tradizionale”. Paesi arabi che appartengono alla coazione anti-Isis, ma molti sono certi che anche finanziano l’esercito dei terroristi… insomma, vien da dire che non vi sono più certezze nell’indirizzo geopolitico di molte nazioni (se mai vi fosse stato in passato) e l’ambiguità regna sovrana.

   Questo fa sì che altri paesi tradizionali esportatori di petrolio, VENEZUELA in testa e IRAN al suo fianco con una produzione potenziale stellare, e pure l’IRAQ, volevano limitare la produzione sostenendo in tal modo il prezzo anche in presenza di un calo della domanda. Ma non è nelle intenzione dell’Arabia Saudita, del Qatar.

   E alla fine tutti cercano di far cassa il più possibile: lo stesso Iraq, abbandonata ogni idea di limitare l’offerta, con la sua potenza petrolifera ora sostenuta paradossalmente dai “nemici” interni kurdi, vendono petrolio a tutti pur di far cassa; così come fa l’Isis, che si impossessa dei pozzi e ne trae vantaggio immediato alimentando un mercato nero sempre più grande. Un gioco assai complesso che potrebbe avere conseguenze devastanti.

LE TRIVELLAZIONI IN CORSO E PROPOSTE IN ITALIA (MAPPA DELLA LEGAMBIENTE DEL 2013)

LE TRIVELLAZIONI IN CORSO E PROPOSTE IN ITALIA (MAPPA DELLA LEGAMBIENTE DEL 2013)

   Su questo contesto petrolifero, energetico, globale, si può auspicare quel che di fatto sembra avvenire: una diversificazione di fonti di approvvigionamento così larga da poter evitare situazioni di impossibilità di mancanza di rifornimento energetico. Non va trascurato, in questo senso, che vi sono anche fonti energetiche non inquinanti che si stanno facendo avanti (come la crescita del solare), autoprodotte in loco. E questo ci sembra il messaggio vero da perseguire rileggendo gli articoli che vi proponiamo sulla complessità del momento, e di come la caduta del prezzo del petrolio non sia altro che una rappresentazione della necessità di avere il controllo della situazione geopolitica del pianeta, e perseguire una politica di mediazione verso la pace e la difesa da ogni aggressore (come l’Isis ora rappresenta). (s.m.)

……………………………………..

GUERRA DELL’ENERGIA: PETROLIO AI MINIMI

di Giulio Sapelli, da “il Messaggero” del 16/10/2014

- Crollano le Borse. Guerra dell’energia – Dove sta andando il mondo? Per tentare di comprenderlo aiuta l’andamento del prezzo del petrolio -

   La quotazione del Brent, che funge da punto di riferimento per il prezzo globale del petrolio greggio non raffinato, sta cadendo rapidamente. Continua a leggere


Lascia un commento

L’ASSEDIO DI KOBANE, CITTA’ enclave CURDA in territorio siriano: l’ISIS che stermina la popolazione, nel colpevole silenzio della TURCHIA e dell’OCCIDENTE inerme (nostro) – L’ALLARME per un possibile massacro della popolazione curda, come accade a Srebrenica in Bosnia nel 1995

 

le fasi dell'assedio di KOBANE (dal sito formiche.net)

le fasi dell’assedio di KOBANE (dal sito formiche.net) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   KOBANE è una città formalmente ancora in Siria, città curda enclave al confine con la Turchia, e sembra essere all’epilogo con il tragico assedio da parte dei jihadisti dell’Isis che stanno sterminando ora i combattenti curdi, uomini e donne. Combattenti curdi che vengono chiamati “peshmerga”: che significa soldato, anzi guerriero, che arriva fino al “fronte della morte” (questa è una traduzione del termine PESHMERGA: le origini di questo gruppo di combattenti risalgono alla fine dell’ottocento quando con l’impero ottomano in via di disgregazione, i Peshmerga lottarono per ricostruire lo Stato curdo che era stato distrutto).

ARIN MIRKAN, giovane combattente CURDA, si è fatta esplodere in Siria contro jihadisti dell'Is che assediano KOBANE, accanto a una postazione dei miliziani dello Stato Islamico PER NON DIVENTARE LORO OSTAGGIO: morti diversi jihadisti che cingono d'assedio l'enclave al confine con la Turchia

ARIN MIRKAN, giovane combattente CURDA, si è fatta esplodere in Siria contro jihadisti dell’Is che assediano KOBANE, accanto a una postazione dei miliziani dello Stato Islamico PER NON DIVENTARE LORO OSTAGGIO: morti diversi jihadisti che cingono d’assedio l’enclave al confine con la Turchia

   E tra non molto c’è il rischio reale che il massacro dei peshmerga, di questi combattenti curdi, accada con la popolazione rimasta a Kobane Tuttoo questo che sta accadendo assomiglia tragicamente a un altro avvenimento accaduto nei Balcani nel 1995: la “consegna” dell’inerme città di Srebrenica nella Bosnia all’esercito serbo-bosniaco, che praticò una vera e propria pulizia etnica uccidendo tutti i bosniaci mussulmani lì presenti (maschi, dai 12 ai 77 anni, tra gli 8mila e i 10mila le persone uccise).

   La differenza, forse secondaria, era che Srebrenica era una città ufficialmente “protetta” dalla comunità internazionale, dall’Onu, un’enclave, e lì si erano rifugiati i bosniaci-mussulmani “sicuri” della protezione dei caschi blu (olandesi): cosa per niente avvenuta con conseguenze che il massacro dei più di ottomila bosniaci resterà sempre una storica e dolorosa vergogna dell’Europa che lasciò che questo accadesse.

La guerra a Kobane vista dal confine turco (Epa)

La guerra a Kobane vista dal confine turco (Epa)

KOBANE è all’attenzione ora del mondo perché città curda in un territorio ufficialmente siriano ma di fatto ora simbolo dell’autonomia curda, vicina al confine con la Turchia, paese questo che sta a guardare il massacro della popolazione e la presa da parte dell’esercito crudele estremista dell’Isis, senza fare niente. Perché, nella realpolitik turca, è meglio avere come vicini di casa degli aguzzini tagliagole, che riconoscere un’autonomia curda che si ripercuoterebbe su parte del territorio turco di fatto storicamente avente la presenza al suo interno della popolazione curda.

La mappa di KOBANI con l'avanzamento-assedio dell'ISIS

La mappa di KOBANI con l’avanzamento-assedio dell’ISIS

   Da ciò lo stato inerme della Turchia ai massacri che stanno avvenendo; ma anche la scarsa efficacia degli occidentali (gli Stati Uniti, dell’Europa c’è poco da dire…) a voler evitare un’altra Srebrenica. Tutto questo mostra ancor di più la sofferenza continua e dolorosa delle popolazioni del Medio Oriente; sofferenze che devono sopportare per difendersi dall’integralismo violento dilagante, ora rappresentato da questa abnorme forma molto organizzata del crudelissimo Isis.

   Tra le tante analisi di questo tema, il primo che vi proponiamo, di Mimmo Candito da “la Stampa” ci pare il più esaustivo per descrivere la situazione… Ci vien da pensare se è mai possibile, nel villaggio mondo in cui ci troviamo, uscire da differenziazioni tra aree geografiche che non si parlano, non comunicano, non si aiutano… incomunicabilità che procura a volte “travasi” di profughi, immigrati, rifugianti politici…gente che scappa dalla guerra in cerca di sopravvivenza dignitosa.

   Se nei prossimi decenni il mondo si salverà dall’Isis (perché in ogni caso ci vorranno molti anni…) non mancherà di riapparire la storia curda e i soprusi di un popolo disconosciuto dalla Comunità internazionale… e altre situazioni di squilibrio e sofferenza vengono e verranno a galla.

   In quell’area mediorientale è da chiedersi quale è e quale sarà il ruolo della Turchia, una grande nazione legata in modo predominante al mondo occidentale (nel modo di vivere dei giovani, nelle attività sportive, nella cultura –andate a vedervi gli splendidi film di registi turchi per capire il legame “totale” con la vita europea…); la Turchia di fatto respinta dall’Unione europea cui lei chiedeva di aderire; la Turchia che è anche la porta d’Oriente, con uno stato di fatto ancora confessionale legato all’islamismo ma disposto a viverlo poco a poco in modo moderato e senza enfasi integraliste…

NELLA LOTTA STRADA PER STRADA A KOBANE, I CURDI RIMUOVONO LA BANDIERA SULLA COLLINA ISSATA DALLO STATO ISLAMICO (14/10/2014, da "La Stampa")

NELLA LOTTA STRADA PER STRADA A KOBANE, I CURDI RIMUOVONO LA BANDIERA SULLA COLLINA ISSATA DALLO STATO ISLAMICO (14/10/2014, da “La Stampa”)

   Ebbene la Turchia (con uno sviluppo economico dirompente in questi ultimi anni, ora però che risente anch’essa duramente della crisi internazionale…), la Turchia non riesce ad esprime una politica positiva nei confronti dei suoi vicini di casa, non riesce ad essere un “ponte di pace” con un ruolo di mediazione tra parti in conflitto; non riesce ad avere un approccio concreto con la comunità curda presente nel suo territorio (perché non può esserci una proposta federalista nella regioni della Turchia?); e il “problema curdo” per la Turchia si riversa sull’accondiscendenza assai pericolosa al lasciar avanzare lo stato dell’Isis… e questa mancanza di leadership “d’area” della Turchia è un bel problema per tutti (per tutto il mondo, in pericolo di pace e di sviluppo). (s.m.)

……………………….

ISIS, PERCHÉ I TURCHI NON SCENDONO IN CAMPO

di Mimmo Candito, da “la Stampa” del 13/10/2014

   Ma perché, dannazione, perché i turchi se ne stanno lì, con i loro carri armati, i loro cannoni, i loro soldati. Lì a godersi lo spettacolo dei jihadisti dell’Isis che davanti ai loro occhi scannano i peshmerga di Kobane, e nessuno si muove. Non un carro, non un fucile; nessuno. Ma è un pazzo quell’Erdogan, che dice e blatera che bisogna intervenire e però nemmeno ci pensa a ordinare ai suoi di attaccare quegli sgozzatori che pure si vedono lì di fronte, che quasi li tocchi?

   No, no, Erdogan non è per niente un pazzo, sa bene quello che vuole: Continua a leggere


Lascia un commento

Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, domenica 12 ottobre, ci invita negli itinerari-passeggiate di “RICORDATI DI SALVARE L’ITALIA” – E il FAI, con queste 120 iniziative, propone la bellezza di paesaggi e città – Ma anche critica il DECRETO “SALVA ITALIA”: Ok a “meno burocrazia”, ma perché grandi opere costose, inutili e di devastazione ambientale?

 

FAIMARATHON a MILANO nell'ottobre dello scorso anno

FAIMARATHON a MILANO nell’ottobre dello scorso anno

   FAI MARATHON: riconquistare le città, osservarle nei luoghi che nella fretta quotidiana non ci accorgiamo della loro bellezza; essere turisti per un giorno a pochi chilometri da casa nostra: riabituare l’occhio al gusto del bello, dell’armonioso. E’ in definitiva quel che vuole il FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel riproporre, ogni anno, una “maratona in lentezza”, un camminare in un percorso guidato per riprendere coscienza della bellezza di molti dei nostri luoghi.fai

   E’ così che Vi invitiamo, se potete, ad andarci domenica 12 ottobre nei posti dove si svolgerà una delle 120 iniziative in Italia più vicini a dove abitate (l’elenco degli itinerari, orari e punti di ritrovo lo trovate su www.faimarathon.it ). E’ un’iniziativa riservata alle persone curiose di esplorare i tesori, spesso sorprendenti, nascosti nei territori del nostro vivere quotidiano.    Queste passeggiate, rigorosamente non competitive (basta partecipare per vincere), sono organizzate. Come dicevamo, dal Fai, nell’ambito della campagna nazionale «RICORDATI DI SALVARE L’ITALIA».

   Ma nel proporre questa giornata, questa “presa di coscienza” della bellezza di certi luoghi vicini a noi, il Fai non dimentica la “dura realtà” di minaccia che pervade il nostro ambiente. Cioè denuncia il grave pericolo che, in questa fase politica di trasformazione (l’epoca delle riforme, della necessità di risollevarsi dalla crisi economica…,) il paesaggio, l’ambiente, rischia molto dai provvedimenti governativi in corso.

   Parliamo in particolare del DECRETO “SBLOCCA ITALIA” (approvato dal governo a fine agosto): un meccanismo legislativo che «trasforma la deroga in regola» e «minaccia di equivalere a un condono perpetuo» (citando la denuncia del Fai).

(NELLA FOTO LA SALA SUPERIORE DELLA SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO A VENEZIA CON I DIPINTI DEL TINTORETTO) DOMENICA 12 OTTOBRE DELLA FAI MARATHON 2014 - ESEMPI DI ITINERARI: VENEZIA, SCUOLE GRANDI E SCUOLE PICCOLE DI DEVOZIONE E DI ARTI E MESTIERI - Un itinerario alla scoperta di una Venezia inconsueta, quella delle SCUOLE.   - Nate a partire dal Medioevo sotto l’egida di un Santo, non solo per ragioni di culto, ma anche per la reciproca assistenza e per opere di carità materiali e spirituali, venivano distinte tra SCUOLE GRANDI, di carattere devozionale, e SCUOLE PICCOLE, di Arti e Mestieri. - In origine il termine SCOLA indicava il luogo delle riunioni, in seguito finì per identificare la Confraternita come figura giuridica: ogni Scola si provvedeva di una MARIEGOLA (raccolta delle norme per la gestione della  Comunità) che doveva essere approvata dal CONSIGLIO DEI DIECI. - Il percorso della FAIMARATHON prenderà avvio dall’ARCHIVIO DI STATO, antica sede delle SCOLE DEI FIORENTINI e DI SANT’ANTONIO, per snodarsi poi sulle tracce di questo patrimonio culturale minore che rivestì un importante ruolo nel contesto artistico, religioso, culturale e sociale della Serenissima. - Tra le tappe di maggior fascino la SCUOLA DI SAN ROCCO, magnificata dallo splendido ciclo di teleri del TINTORETTO che orna la pregevole Sala dell’Albergo, la SCUOLA GRANDE DEI CARMINI, con gli affreschi del Tiepolo, e ancora la visita alla Scuola dei mercanti da vin e travasadori (normalmente chiusa al pubblico) con un notevole soffitto decorato con tele di Gaspare Diziani.

(NELLA FOTO LA SALA SUPERIORE DELLA SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO A VENEZIA CON I DIPINTI DEL TINTORETTO) DOMENICA 12 OTTOBRE DELLA FAI MARATHON 2014 – ESEMPI DI ITINERARI: VENEZIA, SCUOLE GRANDI E SCUOLE PICCOLE DI DEVOZIONE E DI ARTI E MESTIERI – Un itinerario alla scoperta di una Venezia inconsueta, quella delle SCUOLE. – Nate a partire dal Medioevo sotto l’egida di un Santo, non solo per ragioni di culto, ma anche per la reciproca assistenza e per opere di carità materiali e spirituali, venivano distinte tra SCUOLE GRANDI, di carattere devozionale, e SCUOLE PICCOLE, di Arti e Mestieri. – In origine il termine SCOLA indicava il luogo delle riunioni, in seguito finì per identificare la Confraternita come figura giuridica: ogni Scola si provvedeva di una MARIEGOLA (raccolta delle norme per la gestione della Comunità) che doveva essere approvata dal CONSIGLIO DEI DIECI. – Il percorso della FAIMARATHON prenderà avvio dall’ARCHIVIO DI STATO, antica sede delle SCOLE DEI FIORENTINI e DI SANT’ANTONIO, per snodarsi poi sulle tracce di questo patrimonio culturale minore che rivestì un importante ruolo nel contesto artistico, religioso, culturale e sociale della Serenissima. – Tra le tappe di maggior fascino la SCUOLA DI SAN ROCCO, magnificata dallo splendido ciclo di teleri del TINTORETTO che orna la pregevole Sala dell’Albergo, la SCUOLA GRANDE DEI CARMINI, con gli affreschi del Tiepolo, e ancora la visita alla Scuola dei mercanti da vin e travasadori (normalmente chiusa al pubblico) con un notevole soffitto decorato con tele di Gaspare Diziani.

   E’ da notare come in questi anni di difficoltà economica e confusione generale, appaia più che mai la discrasia tra annunci di STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO e provvedimenti di RILANCIO DELLE GRANDI OPERE (e spesso inutili) che si mettono ancora una volta in cantiere (dispendiosissime).

   Nel contesto di questo governo (nella mano del ministro ai lavori pubblici Lupi), quel che appare pericoloso è la modifica “concettuale” della LEGGE URBANISTICA nel principio (stabilito ancora nel 1942) del “pubblico” dominante, cioè che decide i piani regolatori, cosa farne di un territorio; ora si propone legislativamente una specie di concertazione tra pubblico e privato (proprietario delle aree) su cosa fare: una dismissione di potere assai pericolosa dello Stato sul governo del territorio.

   Non che fino adesso sia andata bene: nel senso che il privato molto spesso ha prevalso nel decidere cosa fare in determinati luoghi, e lo sventramento di centri storici e l’edilizia grossolana e speculativa sorta in posti di pregio ne è testimonianza: ma lo si faceva di nascosto, spesso in modo illegittimo (con poteri mafiosi, spesso corrompendo politici), o con forme di pressione, previste addirittura in normativa urbanistiche regionali, di scambio (ti faccio la biblioteca comunale e mi concedi di costruire, ampliare le cubature di un quartiere, di tot condomini…), come è accaduto negli ultimi anni prima dell’inizio della crisi del 2008 che ha di fatto bloccato l’edilizia espansiva.fFAIMARATHON

   Ma cosa prevede a questo proposito, in termini di edilizia espansiva, il decreto “Sblocca Italia” (45 articoli, uscito a fine agosto, tutt’altro che finanziato e operativo)?

   Innanzitutto non vi è traccia dell’assioma di “zero consumo di suolo”, al contrario. Si parla sì, all’articolo 17, di incentivazioni fiscali da dare al recupero del patrimonio edilizio esistente. Poi però l’articolo 25 consente ai comuni di rilasciare l’autorizzazione edilizia in aree vincolate anche in assenza del parere della soprintendenza; ci possono essere concessioni edilizie in deroga al piano urbanistico comunale (con una «contrattazione privatistica» tra amministrazione e imprenditore); c’è l’esclusione del ministero per i Beni e le attività culturali dalle procedure di autorizzazione dei gasdotti; si passa a una stretta «gestione privatistica» per la nuova destinazione degli immobili pubblici inutilizzati.

   Di rilevanza poi l’articolo 3 (commi 2 e 3) che ha come titolo «SILENZIO ASSENSO TRA AMMINISTRAZIONI». In pratica un meccanismo per cui se un’amministrazione locale chiede un parere a un’altra amministrazione (anche amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, etc.) per un progetto edilizio o urbanistico anche di forte rilevanza ambientale o che può incidere sulla salute dei cittadini, ebbene, dopo 60 giorni può considerare un eventuale silenzio come un assenso, quindi un via libera. Questo può essere assai pericoloso.

   Pertanto va bene che ci sia molto meno burocrazia, più sveltezza nelle pratiche, ma bisogna stare un po’ attenti di non creare delle mostruosità, delle deregulation che potrebbero portare a disastri ambientali assai gravi.

   Ed è anche pur vero che provvedimenti rigidi, forti, ingessati, poco (nulla) hanno fatto in questi decenni per la salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, delle città e delle campagne… ma si deve agire con circospezione, regola, razionalità…

   Poi il decreto “Sblocca Italia” rilancia il trasporto stradale con grandi autostrade, gallerie etc, che si erano bloccate come esecuzione nel tempo per troppi soldi occorrenti, o perché inutili, o per problemi di denunce, illegalità: la Gronda di Genova e l’autostrada Nuova Romea da Mestre a Orte, l’Aurelia da trasformare nella nuova autostrada Tirrenica da Civitavecchia a Livorno, la Valdastico da completare dalla provincia di Vicenza (Piovene Rocchette) fino a Trento (con il Trentino che non la vuole assolutamente, ma tant’è…). Si prevedono inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti, e ancor di più si parla di trivellazioni in Adriatico per cercare petrolio e gas, seguendo l’esempio della Croazia (ne abbiamo recentemente parlato in uno dei nostri post).

   Nell’articolo 45 dello “Sblocca Italia” la gestione del demanio pubblico viene affidata a fondi immobiliari e alla Cassa depositi e prestiti. Gli impianti industriali che non hanno rispettato i limiti precedenti per gli scarichi a mare avranno deroghe proporzionali alle loro capacità produttive (e questo sotto la “supervisione” del Ministero dello Sviluppo e non più dell’Ambiente). Sono diventati meno restrittivi i valori di contaminazione del suolo per i siti militari, e come detto prima, le Soprintendenze non conteranno quasi più niente come poteri di condizionamento, modifica ed eventuale opposizione su trasformazione di paesaggi tutelati. Si riducono i poteri delle Autorità di Bacino dei fiumi, sparisce il Corpo forestale inglobato nella polizia provinciale e di stato……

   Insomma, ribadiamo che le regole fin qui avute non hanno prodotto molto nello sviluppo edilizio scomposto dei decenni passati, ma tutti speravamo che potesse svilupparsi un progetto ecologicamente e geograficamente nuovo, del quale entusiasmarsi, rispetto alla solita storia (che non funziona) che si fa sviluppo e ricchezza incentivando grandi opere e allargando ancora di più la deregulation urbanistica. Ci chiediamo qui se si fa ancora in tempo a rilanciare su progetti nuovi eco-compatibili… Noi pensiamo di sì. (s.m.)faimarathon

LA MARATONA DELLA BELLEZZA IN 120 CITTÀ

di Renato Rizzo, da “la Stampa” del 9/10/2014

- È domenica (12 ottobre), organizzata dal Fai. Il traguardo: scoprire i tesori del nostro vivere –

   Diventare turisti per un giorno, a casa nostra, e ritrovare quell’attenzione che è la chiave per scoprire la Bellezza: è questo lo spirito della «maratona» più rilassata del mondo che si disputa domenica in 120 città italiane, riservata alle persone curiose di esplorare i tesori, spesso sorprendenti, nascosti nei luoghi del nostro vivere quotidiano.

   A organizzare la passeggiata, rigorosamente non competitiva (basta partecipare per vincere), è il Fai, Fondo per l’ambiente italiano, nell’ambito della campagna nazionale di raccolta fondi «Ricordati di salvare l’Italia».

   Tremila volontari appartenenti alle 116 delegazioni regionali guideranno i maratoneti lungo itinerari di stupore con oltre mille tappe: palazzi e giardini, teatri e cortili, chiese e piazze, scuole e vicoli da ammirare e, in certi casi, da visitare. Ma anche edifici normalmente chiusi al pubblico che, per una manciata di ore, sveleranno i loro segreti sfaceli denunciando, così, le promesse mancate o i misfatti delle istituzioni.

   Tra i percorsi a tema – 10 euro l’iscrizione, 29 con l’adesione annuale al Fai – spicca quello di MILANO, «Piazze visibili e invisibili», con l’eccezionale apertura del Teatro Lirico, chiuso dal 1999. NAPOLI nel suo viaggio «Verso le origini», dalla città settecentesca alla mitica Partenope, offre la possibilità di salire sino alle splendide terrazze di Villa Carafa della Spina con vista a 360° sulla città. «Amori e delitti» è il soggetto proposto da VERONA: partendo dalla casa di Giulietta ci si addentra nei luoghi che rievocano la storia di Alboino e Rosmunda e le vicende drammatiche delle prostitute giustiziate nell’Arena.

   TORINO si specchia nel suo passato di città-culla del cinema: «A spasso tra portici e cinema» condurrà i maratoneti alla balconata della Galleria Sabauda dove sono state girate scene della «Donna della domenica», in piazza Cln («Profondo Rosso»), in Galleria San Federico («Italian Job») e in Piazzetta Reale («Il divo»). E il viaggio continua attraverso cento altre meraviglie (elenco degli itinerari, orari e punti di ritrovo su www.faimarathon.it o sul sito del gioco del Lotto, sponsor dell’iniziativa) a disposizione di chi, come osserva il vicepresidente esecutivo del Fai, Marco Magnifico, «vorrà “correre” il più lentamente possibile circondato da bellezza, musica, degustazioni. Non è necessario essere allenati, basta avere voglia di lasciarsi sorprendere». (Renato Rizzo)

……………………………..

«Paesaggio a rischio con lo sblocca Italia»

L’ALLARME DEL FAI – APPELLO DI CARANDINI. IL 12 MARATONA IN 120 CITTÀ

di Paolo Conti, da “il Corriere della Sera” del 7/10/2014

   «Il decreto “sblocca Italia”, in una parte dei provvedimenti, svela una tendenza pericolosa che, invece di inaugurare una stagione di modernità come è nelle intenzioni del governo, rischia di trascinare l’Italia, ancora una volta, nella spirale degli errori inveterati». Continua a leggere


Lascia un commento

NUOVI AMBITI TERRITORIALI geografici (CITTÀ?) da definire: dove non poterono i referendum tra comuni o lo Stato centrale con leggi, sarà la trasformazione antropologica della crisi economica a ridefinire e superare i COMUNI fondendoli in CITTÀ? – Un breve excursus di EPISODI AGGREGATIVI che stanno accadendo nel mondo

SMART CITY come? - “Una vera «CITTÀ INTELLIGENTE» non è quella che può fare di più con meno — un ottimo slogan per i tempi di austerità — ma quella che è cosciente, e anche orgogliosa, dei propri limiti e imperfezioni, quella che rispetta le minoranze e le loro diversità innocue e non viola i diritti dei suoi abitanti, compreso quello di usufruire della città” (Evgeny Morozov, LA CITTA’ INTELLIGENTE E’ UN PO’ SCEMA, da “il Corriere della Sera” del 29/6/2014) (nella foto: Padova, Piazza dei Sgnori)

SMART CITY come? – “Una vera «CITTÀ INTELLIGENTE» non è quella che può fare di più con meno — un ottimo slogan per i tempi di austerità — ma quella che è cosciente, e anche orgogliosa, dei propri limiti e imperfezioni, quella che rispetta le minoranze e le loro diversità innocue e non viola i diritti dei suoi abitanti, compreso quello di usufruire della città” (Evgeny Morozov, LA CITTA’ INTELLIGENTE E’ UN PO’ SCEMA, da “il Corriere della Sera” del 29/6/2014) (nella foto: Padova, Piazza dei Signori)

   Delle elezioni che si tengono per le “nuove Province” non se ne accorge nessuno, tranne il personale politico che va a votare, che cerca di “conquistarle” (le Amministrazioni provinciali). Perché, per chi non lo sapesse, sono iniziate ufficialmente le elezioni provinciali 2014. Per la prima volta, i consigli delle Province sono rinnovati non già dal popolo elettorale, ma possono solo votare tutti i sindaci e i consiglieri comunali del territorio, e il loro voto è ponderato in base all’ampiezza del Comune da cui provengono.

   Ci sono due schede: una per eleggere il Presidente (sono candidabili tutti i sindaci più, solo in questa tornata, i consiglieri provinciali uscenti), e una per eleggere i consiglieri (sono candidabili sindaci, consiglieri comunali e consiglieri provinciali uscenti).

   La riforma che vorrebbe iniziare a eliminare le Province (previste in Costituzione), approvata nell’aprile scorso che prende il nome dal ministro che la propose (Delrio), ha ridefinito assetto e funzioni delle Province italiane. Cambiano le funzioni, che vengono ridotte. Ma gli enti continueranno ad occuparsi di questioni come pianificazione territoriale, trasporto locale, costruzione e gestione delle strade provinciali, edilizia scolastica. E dieci di queste Province, dal 2015 diventeranno città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Bologna, Genova, Roma, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria).

   Le Province che dovrebbe poco a poco scomparire (ma per ora non scompaiono!) pongono, oltre ad aspetti positivi di risparmio di spesa e di eliminazione di apparati obsoleti, pongono anche alcuni aspetti di necessità di nuova organizzazione dei servizi territoriali che né piccoli e medi comuni (di come è fatta in buona parte l’Italia) né le regioni possono farsi carico, cioè questi enti (comuni e regioni) “non sono adatti” a gestire determinati servizi. Per questo si parla insistentemente e sempre di più, nel dibattito politico organizzativo ma che assume una veste fortemente e prevalentemente geografica, di AMBITI TERRITORIALI ottimali, da ricercare.

Se le PROVINCIE saranno pian piano effettivamente eliminate, si parla insistentemente e sempre di più, nel dibattito politico organizzativo ma che assume una veste fortemente e prevalentemente geografica, di AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI, da ricercare

Se le PROVINCIE saranno pian piano effettivamente eliminate, si parla insistentemente e sempre di più, nel dibattito politico organizzativo ma che assume una veste fortemente e prevalentemente geografica, di AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI, da ricercare

   Nelle dieci aree d’Italia dove le province si trasformano in Città metropolitane, tutto appare risolto (ma non sarà così). Negli altri territori (la maggior parte) si spera che la progressiva riduzione dell’importanza delle Province (che come detto non sono più elette dal popolo ma permangono quasi come consorzio tra le amministrazioni comunali), qui la situazione è più delicata: si vede una discrasia, una troppa lontananza tra la regione e la sua forza (in questi anni cresciuta a dismisura, mentre la Costituzione le assegnava solo un compito programmatorio) e gli innumerevoli comuni, quasi tutti medio piccoli, deboli e senza soldi, non in grado di gestire servizi allargati, né tantomeno che da loro partano iniziative di fusione, iniziative quasi sempre bocciate dalla popolazione (che nei referendum che vengono indetti, va a votare “contro” il mettersi assieme ad altre comunità) (passa solo qualche “associazione di servizi comunali”, e neanche tanto…).

Nella foto ALDO BONOMI - LA “CITTÀ DISTRETTO”, NUOVA OPPORTUNITÀ – “…ci sono tracce di un nuovo Rinascimento che convivono con i segnali di declino. Il che mi fa pensare all’uso di una provocatoria metafora storica. Se la mezzadria è stata la base socio economica della nascita dei distretti, oggi, gli elementi di forza e di innovazione della metamorfosi distrettuale disegnano una geografia dello sviluppo fatta di gran ducati e signorie distrettuali nell’Italia aperta ai flussi della globalizzazione…” (da LA METAMORFOSI DEI DISTRETTI INDUSTRIALI di ALDO BONOMI, da “il Sole 24ore” del 27/4/2014)

Nella foto ALDO BONOMI – LA “CITTÀ DISTRETTO”, NUOVA OPPORTUNITÀ – “…ci sono tracce di un nuovo Rinascimento che convivono con i segnali di declino. Il che mi fa pensare all’uso di una provocatoria metafora storica. Se la mezzadria è stata la base socio economica della nascita dei distretti, oggi, gli elementi di forza e di innovazione della metamorfosi distrettuale disegnano una geografia dello sviluppo fatta di gran ducati e signorie distrettuali nell’Italia aperta ai flussi della globalizzazione…” (da LA METAMORFOSI DEI DISTRETTI INDUSTRIALI di ALDO BONOMI, da “il Sole 24ore” del 27/4/2014)

   IL MONDO E’ RADICALMENTE CAMBIATO, anche nella geografia delle istituzione locali (ne accenniamo nella seconda parte di questo post) ma in Italia non si deroga dal voler portare avanti politiche (urbanistiche, fiscali, di controllo sanitario-ambientale….) in mano a 8.100 comuni, che ognuno fa come li pare: solo per fare un esempio, in questi giorni più di 5mila comuni su 8mila sono interessati dall’applicazione dell’imposta TASI, sulla casa e sui servizi erogati alle abitazioni, e ogni amministrazione comunale presenta regolamenti e tassazioni diverse l’uno dall’altro, più di 5.000 modi di decidere sulla stessa tassa… E non parliamo dei Piani regolatori (cioè dei PAT e “Piani di interventi dei sindaci” programmatori, che solo la crisi economica ha ridotto nelle pretese di urbanizzazioni assurde….ma non va bene che a decidere sia una crisi che vorremmo fosse superata).

E allora non si può che parlare del CAOS DEI COMUNI. E vien da pensare che la progressiva riduzione dei poteri delle Province potrebbe essere l’occasione giusta e irripetibile per arrivare a una riduzione della quantità dei Comuni, cioè quello che ora si cerca disperatamente di fare nel voler stabilire nuovi AMBITI TERRITORIALI in grado di gestire i servizi (ma anche con autorevolezza politica, culturale, etc. nei propri territori).

PALMANOVA (UDINE): CITTA’ DEL PASSATO? NO, DEL FUTURO - Edilizia a consumo zero: Palmanova "think tank" dell'innovazione - Edilizia a consumo zero: Palmanova "think tank" dell'innovazione „Palmanova si candida a diventare "think tank" dell'innovazione nel campo dell'edilizia, con la proposta di ospitare un convegno annuale internazionale sui temi della rigenerazione urbana, delle smart cities e dei processi di innovazione urbanistica ed edile. L'idea è emersa oggi nel corso del seminario formativo che si è svolto nella città stellata ed intitolato "Edifici da vivere" promosso da ANCE Friuli Venezia Giulia e ANCE Veneto con  gli ordini provinciali degli ingegneri, architetti, periti e geometri delle due regioni.“ (18/9/2014, da www.udinetoday.it/ )

PALMANOVA (UDINE): CITTA’ DEL PASSATO? NO, DEL FUTURO – Edilizia a consumo zero: Palmanova “think tank” dell’innovazione – “Palmanova si candida a diventare “think tank” dell’innovazione nel campo dell’edilizia, con la proposta di ospitare un convegno annuale internazionale sui temi della rigenerazione urbana, delle smart cities e dei processi di innovazione urbanistica ed edile. L’idea è emersa oggi nel corso del seminario formativo che si è svolto nella città stellata ed intitolato “Edifici da vivere” promosso da ANCE Friuli Venezia Giulia e ANCE Veneto con gli ordini provinciali degli ingegneri, architetti, periti e geometri delle due regioni.“ (18/9/2014, da http://www.udinetoday.it/ )

   Ambiti territoriali che potrebbero chiamarsi CITTÀ, nuove città che si costituiscono e riuniscono municipi di una stessa area omogenea (pur essi mantenendo una loro specificità storica), almeno da arrivare a creare città di 50-60.000 abitanti (in aree isolate, come quelle montane, potrà anche essere meno; in aree densamente abitate può ben di molto superare le 60mila, ma questa media si adatterebbe alla maggior parte degli attuali territori).

   Merita qui ricordare (nel terzo articolo che appare in questo post) l’esempio che il Friuli Venezia Giulia sta dando, realizzando entro il 2015 il superamento degli attuali comuni con “ambiti territoriali”, “supercomuni”, di almeno 50mila abitanti. Pertanto in Friuli, una volta superate le Province, lo schema sarà duale. Da una parte LA REGIONE, dall’altra i COMUNI, MA aggregati per AMBITI OMOGENEI.

   Che noi, più realisticamente, piuttosto che la brutta parola di “Ambiti”, proporremmo di unire ancora di più, e chiamare CITTÀ.

   E se accadde dappertutto, in tutte le regioni d’Italia, fatte le NUOVE CITTÀ, per iniziare, tre possono essere i temi di sviluppo da subito mettere in atto:

1) idee concrete per l’ECONOMIA COME RILANCIO DELLO SVILUPPO del luogo, del territorio, della propria nuova città, compresa quella attività manifatturiera che ogni luogo ha la sua, e che “deve tornare” nei nostri territori, seppur radicalmente innovata, di qualità, specialistica, quel che si vuole… cioè rincominciare a fare delle cose, produrle.

2) Poi le nuove città dovrebbero essere sempre più attente nell’utilizzo del suolo e delle altre risorse ambientali, il proprio paesaggio, sia l’architettura come l’ambiente naturale;

3) E poi un ESSERCI NEL MONDO che è proprio delle città, in grado di essere autorevoli nella loro nuova grandezza anche di rappresentanza di cittadini (60mila abitanti è meglio che 5.000 o15.000 o 20.000…), in grado cioè di ascoltare “il mondo” ed essere interlocutori credibili (essere ascoltati) (superare ogni forma corporativa serve a salvare i nostri territori e tutti quelli che ci vivono, presenti da sempre o arrivati da pochi mesi). (s.m.)

………………………..

LA RIFORMA DELLE PROVINCE O DEI COMUNI?

di Sergio Maset, da Venezie Post del 23/9/2014 http://www.veneziepost.it/

   Non si può leggere la riforma delle province senza tener presente l’iter che in questi anni ha accompagnato le (tentate) riforme per la razionalizzazione della spesa degli enti locali.

   Il punto su cui si è per lungo tempo focalizzato il dibattito è stato quello di come applicare concretamente il principio di adeguatezza ponendo un limite al “municipalismo” inteso come applicazione in senso autonomista della sussidiarietà.

   I decreti succedutisi dal 2010 hanno provato ad intervenire sulla creazione di AMBITI OTTIMALI entro i quali i comuni devono produrre in forma associata i servizi. Questa discussione si è articolata intorno a due opzioni: RIDEFINIZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI COMUNALI e ASSOCIAZIONISMO INTERCOMUNALE.

Ovvero, ACCORPARE I COMUNI e renderli più grandi OPPURE rispondere ai bisogni di maggior scala attraverso una GESTIONE ASSOCIATA DELLE FUNZIONI. Continua a leggere


Lascia un commento

HERVÉ PIERRE GOURDEL, esploratore: camminando tra le montagne del mondo – In memoria di un alpinista ucciso da fanatici estremisti – Ma LA PROTESTA ISLAMICA alla crudele violenza dell’IS ora SI FA SEMPRE PIÙ SENTIRE: solo gli arabi e i musulmani potranno scacciare l’integralismo e la guerra planetaria

 

Residente a Nizza, HERVÉ PIERRE GOURDEL, 55 anni, era arrivato sabato 20 settembre in Algeria per fare trekking. È stato «individuato» dai suoi assassini tramite il suo profilo Facebook, su cui l’appassionato alpinista riportava le tappe del suo viaggio a oltre duemila metri. Domenica, poco prima di essere sequestrato, ha parlato un’ultima volta con il figlio, dicendo che avrebbe cominciato «una camminata di un paio di giorni» e che sarebbe stato difficile contattarlo. -   ESPERTO DI MONTAGNA, con tanti viaggi tra Marocco, Nepal e Giordania, Gourdel ha creato nel 1987 un’agenzia di guide alpine a Saint-Martin-Vésubie, alle porte del parco nazionale del Mercantour, al confine con l’Italia, e organizzava stage fotografici nell’ATLANTE MAROCCHINO. Nel suo sito internet, dedicato ai paesaggi alpestri, Gourdel parla del suo grande amore. -   «QUELLA PER L’ALPINISMO - raccontava - È UNA PASSIONE CHE COLTIVO SIN DA GIOVANE» e che «mi ha permesso di guadagnare da vivere lontano dagli uffici, arrampicandomi, sciando, percorrendo fiumi, parlando della montagna e trasmettendo entusiasmo e conoscenza». (Paolo Levi da “la Stampa” del 26/9/2014)

Residente a Nizza, HERVÉ PIERRE GOURDEL, 55 anni, era arrivato sabato 20 settembre in Algeria per fare trekking. È stato «individuato» dai suoi assassini tramite il suo profilo Facebook, su cui l’appassionato alpinista riportava le tappe del suo viaggio a oltre duemila metri. Domenica, poco prima di essere sequestrato, ha parlato un’ultima volta con il figlio, dicendo che avrebbe cominciato «una camminata di un paio di giorni» e che sarebbe stato difficile contattarlo. – ESPERTO DI MONTAGNA, con tanti viaggi tra Marocco, Nepal e Giordania, Gourdel ha creato nel 1987 un’agenzia di guide alpine a Saint-Martin-Vésubie, alle porte del parco nazionale del Mercantour, al confine con l’Italia, e organizzava stage fotografici nell’ATLANTE MAROCCHINO. Nel suo sito internet, dedicato ai paesaggi alpestri, Gourdel parla del suo grande amore. – «QUELLA PER L’ALPINISMO – raccontava – È UNA PASSIONE CHE COLTIVO SIN DA GIOVANE» e che «mi ha permesso di guadagnare da vivere lontano dagli uffici, arrampicandomi, sciando, percorrendo fiumi, parlando della montagna e trasmettendo entusiasmo e conoscenza». (Paolo Levi da “la Stampa” del 26/9/2014)

LA GHIGLIOTTINA – di Massimo Gramellini, dala Stampadel 25/9/2014

   Stavolta non hanno tagliato la testa a un soldato, a un giornalista o a un volontario: qualcuno che avesse a che fare con la guerra. Stavolta, e per la prima volta, a venire macellato come simbolo dell’Occidente è una persona che passava di lì per motivi suoi. HERVÉ PIERRE GOURDEL era un alpinista e fotografo di paesaggi: stava facendo trekking sui monti d’Algeria.

   I masnadieri lo hanno localizzato, sequestrato e giustiziato nel giro di quarantott’ore, non prima di averlo costretto al rito surreale e stalinista dell’autoaccusa. Nel video si vede un uomo con i capelli bianchi – un nonno giovane o un padre vecchio – in ginocchio davanti alla telecamera mentre ripete a pappagallo delle frasi contro Hollande. E appena la sua voce ha un sussulto di esitazione, il miliziano gli avvicina il fucile alla testa per fargli paura.

   Si percepisce il senso di straniamento, la totale incoerenza tra il contesto dell’azione e il personaggio principale: a tutti gli effetti un turista. E anche se né a me né a voi verrebbe mai in mente di scalare montagne infestate da tagliagole, è impossibile non avvertire la sensazione che al suo posto avrebbe potuto esserci uno di noi. (Massimo Gramellini)

………………………..

LE MONTAGNE DEL DJUDJURA

LE MONTAGNE DEL DJUDJURA

   Era in Algeria per scalare e magari aprire una via nuova nel Djurdjura, gruppo montuoso la cui cima più alta raggiunge i 2308 metri. HERVÉ GOURDEL, il cittadino francese rapito e decapitato dagli jihadisti del gruppo Jund al Khilafah (i soldati del Califfato) affiliato all’Isis, era una Guida alpina. Stando alla stampa francese, la parte algerina della catena montuosa dell’Atlante sarebbe tana di diversi gruppi di estremisti islamici.

   Hervé Gourdel aveva 55 anni, era Guida alpina dal 1987 e faceva parte del gruppo delle Guide del Mercantour. Era originario di Nizza e aveva alle spalle una lunga esperienza extraeuropea, anche come formatore di Accompagnateur en moyenne montagne nella parte marocchina della catena di Atlante.

   Era arrivato in Algeria sabato scorso, e aveva avuto l’ultimo contatto con la madre domenica, prima di iniziare il trekking di avvicinamento di 2 giorni al Djurdjura: secondo quanto riferito da L’Express, la Guida era insieme a un turista – forse il suo cliente -, aveva davanti un viaggio di una decina di giorni durante i quali voleva aprire una via nuova di roccia, non è chiaro esattamente in quale parte dal gruppo del Djurdjura.

“Il diploma di guida mi ha permesso di guadagnarmi da vivere lontano dagli uffici, arrampicando, sciando, scendendo dai torrenti, parlando di montagna…trasmettendo agli altri passione e conoscenza!” aveva scritto sul suo sito web.

   Il rapimento di Gourdel risale a domenica 21 settembre, mercoledì 24 l’esecuzione diffusa mediaticamente in tutto il mondo. Secondo il quotidiano Le Point, la porzione algerina della catena dell’Atlante ospiterebbe da tempo gruppi islamici in lotta con il governo di Algeri. Nelle grotte tra le montagna si sarebbero rifugiati anche in passato, già nel decennio del terrorismo tra il 1992 e il 2002. (da LA MONTAGNA.TV DEL 25/9/2014 http://www.montagna.tv/ )

La CATENA MONTUOSA dell'ATLANTE  è un sistema montuoso dell'AFRICA NORD-OCCIDENTALE, che si estende per circa 2.500 km. tra MAROCCO, ALGERIA e TUNISIA

La CATENA MONTUOSA dell’ATLANTE è un sistema montuoso dell’AFRICA NORD-OCCIDENTALE, che si estende per circa 2.500 km. tra MAROCCO, ALGERIA e TUNISIA (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

………………………….

   “Quali tempi sono questi, quando discorrere d’alberi è quasi un delitto…. e l’uomo che ora traversa tranquillo la via mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici…” vengono in mente versi di Brecht (“A coloro che verranno”) nell’immaginare e parlare di Hervé Gourdel, esploratore alpinista andato in Algeria per scalare montagne; rapito e decapitato dagli jihadisti del gruppo JUND AL KHILAFAH (i soldati del Califfato) affiliato all’Isis. I jihadisti di Jund al-Khilafa sono annidati nelle montagne della CABILIA e l’alpinista francese è finito nella loro trappola micidiale.

   Appassionato di fotografia, pubblicava scatti dei paesaggi e dei luoghi che visitava sul suo sito internet e sulla sua pagina face book. E’ stato rapito il 20 settembre scorso mentre faceva trekking a TIZI-OUZOU, nella regione montagnosa di DJUDJURA in CABILIA, regione dell’ALGERIA a est della capitale.

La CABILIA è una regione dell'ALGERIA, che ha inizio ad un centinaio di chilometri ad est di Algeri e che si estende lungo la costa da DELLYS fino oltre BUGIA comprendendo, nell'interno, l'elevata catena del DJURDJURA. La sua popolazione (CABILI, in berbero Leqbayel) parla il cabilo, che è un dialetto berbero. Il PARCO NAZIONALE DEL DJURDJURA è uno dei parchi nazionali algerini. Tra le città vicine vi sono Tizi Ouzou (a nord) e Bouira (a sud)

La CABILIA è una regione dell’ALGERIA, che ha inizio ad un centinaio di chilometri ad est di Algeri e che si estende lungo la costa da DELLYS fino oltre BUGIA comprendendo, nell’interno, l’elevata catena del DJURDJURA. La sua popolazione (CABILI, in berbero Leqbayel) parla il cabilo, che è un dialetto berbero. Il PARCO NAZIONALE DEL DJURDJURA è uno dei parchi nazionali algerini. Tra le città vicine vi sono Tizi Ouzou (a nord) e Bouira (a sud)

   Nell’esprimere pietas e tristezza dell’atroce assassinio di Gourdel (un pacifico e curioso esploratore…. di cui chi qui legge sicuramente si riconosce…), nell’analisi oltre ogni commozione, colpiscono in particolare due cose di questa tragica vicenda: la prima è che è stato ucciso una persona che “passava di lì”, un esploratore – alpinista, non un “operatore” in zona di guerra (come può essere un giornalista, o un rappresentante volontario di associazioni internazionali che operano per l’assistenza o lo sviluppo in quei paesi); la seconda “diversità” è che l’assassinio mediatico di Hervé Gourdel non ha avuto luogo in Iraq, bensì in Algeria, sulla riva meridionale del «nostro» Mediterraneo.

   Se si vuole un’altra cosa che si sta sempre più scoprendo è che il califfato dell’ISIS, con «capitale » a Raqqa, nel Nord della Siria, ha militanti provenienti da tanti angoli del mondo, Europa compresa (da qui tremila, si quantifica): persone ben radicate in Occidente, cittadini europei o nordamericani; e il califfato quindi dispone di uomini che possono agire al rientro nei paesi di residenza.

   Se andiamo a vedere il contesto algerino, geograficamente vicinissimo a noi, sicuramente i gruppi di terrore che lì ci sono, sono nati durante la guerra civile in Algeria, scoppiata all’inizio degli anni Novanta, in seguito alla vittoria elettorale del FIS (Fronte islamico della salvezza). Cosa del tutto inaspettata allora alle prime elezioni veramente democratiche in Algeria: vinse il gruppo-partito politico più integralista ed estremista, antidemocratico per definizione. L’intervento dell’esercito (che annullò le elezioni) per impedire uno stato islamico confessionale, ha prodotto tanti gruppi estremisti dediti a un terrorismo cronico. Uno di questi, JUND AL-KHILAFA, è appunto quello che ha rapito e decapitato Hervé Pierre Gourdel. Gruppo estremista algerino che si ispira al califfato dell’Isis. E tanti altri gruppi islamisti formatisi clandestinamente in vari continenti seguiranno le tracce del gruppo algerino, cioè si uniranno ai terroristi dello Stato Islamico.

   Ma in questo post vi proponiamo alcuni scritti e analisi che vogliono ribadire come questo fenomeno terrorista di inaudita violenza è prima di tutto e innanzitutto una guerra nel mondo arabo, tra “primavere di libertà” (del sentirsi cittadini del mondo, dove ciascuno esprima se stesso riconoscendo pari diritti a tutti), e rivolte violente ed integraliste di chi non crede a questa possibilità di “mondo libero”.

   E fa impressione che ci siano arabi o musulmani europei e americani tra i terroristi: con chi di quel mondo occidentale si sente forse marginale, respinto, o forse solo con un desiderio di “avventura”, di denaro (i mercenari ci son sempre stati) e magari di odio assoluto da esprimere. E così nei video delle esecuzioni si vedono gli incappucciati boia-speaker, con perfetto accento inglese o americano da dove viene la loro provenienza e il loro vissuto “prima”.

LE MONTAGNE DEL NORD - E' meglio visitare le montagne, le foreste e i villaggi della CABILIA e dell'AURES in primavera o in autunno, quando la vegetazione si fregia di colori straordinari. La CABILIA, raggiungibile da TIZI OUZOU, ospita il MASSICCIO DEL DJURDJURA, dove, in inverno, sono in funzione alcune piste di sci. Gli Aures, a sud di Constantine, sono solcati da magnifici passi e scanalature, principalmente nella regione di Batna. Nel nord dell'Algeria, nel cuore delle montagne di Cabilia, la temperatura è compresa tra i 3 e i 7 gradi. D'inverno è quindi possibile vedere la neve. (da http://www.easyviaggio.com/ )

LE MONTAGNE DEL NORD – E’ meglio visitare le montagne, le foreste e i villaggi della CABILIA e dell’AURES in primavera o in autunno, quando la vegetazione si fregia di colori straordinari. La CABILIA, raggiungibile da TIZI OUZOU, ospita il MASSICCIO DEL DJURDJURA, dove, in inverno, sono in funzione alcune piste di sci. Gli Aures, a sud di Constantine, sono solcati da magnifici passi e scanalature, principalmente nella regione di Batna. Nel nord dell’Algeria, nel cuore delle montagne di Cabilia, la temperatura è compresa tra i 3 e i 7 gradi. D’inverno è quindi possibile vedere la neve. (da http://www.easyviaggio.com/ )

   Altra cosa impressionante è che nella nuova guerra integralista tutto avviene senz’alcuna effettiva rivendicazione politica: il Califfato non è vissuto come un atto di vendetta rispetto al presente e al passato, all’Occidente. Il Califfato è vissuto come l’inizio di un’epoca che non intende misurarsi con niente che riguardi un processo politico seppur farneticante: si tagliano le teste degli occidentali, perché l’Occidente non si arrende, e basta.

   Ma su tutto un fatto nuovo e positivo è che in queste settimane, in questi giorni, il dissenso alla guerra e all’estremismo si sta allargando ed esprimendo sempre di più nel mondo arabo. Sempre più manifestazioni di arabi-mussulmani si schierano apertamente contro l’Isis, contro ogni violenza; affermano che la cultura islamica è pacifica, e nulla ha a che vedere con quella violenza che accade oggi; e nulla li accomuna allo Stato Islamico.

   Interessante poi la comprensione di studiosi islamisti della crisi che il mondo islamico sta vivendo al suo interno. Crisi “letta” proprio da studiosi, storici, giornalisti islamici che incominciano a riflettere positivamente su quel che accade nel mondo arabo, e sulle soluzioni per una via pacifica e di sviluppo. Proviamo a darvene conto in questo post. (s.m.)

………………………………

I BARBARI ALLE NOSTRE PORTE. LA CIVILTÀ ARABA È CROLLATA. NON SI RIPRENDERÀ NELL’ARCO DELLA MIA VITA

di HISHAM MELHEM, da POLITICO MAGAZINE del 18/9/2014 (traduzione di Raffaele Deidda) (Hisham Melhem è capo redattore a Washington di AL-ARABIYA NEWS CHANNEL e corrispondente del quotidiano libanese AN NAHAR)

   Con la decisione di usare la forza contro gli estremisti violenti dello Stato Islamico, il presidente Obama sta facendo qualcosa di più che entrare consapevolmente in una palude. Sta facendo di più che giocare con i destini di due paesi semi-distrutti, Iraq e Siria, le cui società sono state fatte a pezzi prima che gli americani apparissero all’orizzonte. Obama sta avanzando ancora una volta, e comprensibilmente con grande riluttanza, nel caos di una civiltà intera che si è frantumata.

Profughi curdi in Turchia (a Suruc,, provincia di Sanliurfa, Turchia) 23 settembre 2014 (foto da PANORAMA_IT)

Profughi curdi in Turchia (a Suruc,, provincia di Sanliurfa, Turchia) 23 settembre 2014 (foto da PANORAMA_IT)

   La civiltà araba, così come l’abbiamo conosciuta, è praticamente defunta. Il mondo arabo oggi è più violento, instabile, frammentato e guidato dall’estremismo – l’estremismo dei governanti e degli oppositori – più che in ogni altro tempo, fin dal crollo dell’Impero Ottomano un secolo fa.

   Ogni speranza della storia araba moderna è andata delusa. La promessa di una crescita politica, Continua a leggere


Lascia un commento

VENEZIA malata di troppo TURISMO: che è anche l’unica fonte di reddito – E la sua FRAGILITA’ AMBIENTALE ancora una volta è messa a dura prova da un nuovo progetto: LO SCAVO DEL CANALE CONTORTA – Gli storici problemi di una città che solo il suo splendore la fa resistere ad ogni definitivo declino

MANIFESTAZIONE A VENEZIA DOMENICA 21 SETTEMBRE – CONTRO LE GRANDI NAVI E IL PROGETTO DI SCAVO DEL CANALE CONTORTA – Monta la protesta internazionale contro lo scavo in laguna veneziana del CANALE CONTORTA per far arrivare le grandi navi alla stazione Marittima. Manifesti in Canal Grande e appello ai comitati privati affinché intervengano presso l’Unesco. Per fermare «l’ennesima grande opera dannosa per la laguna». E manifestazione confermata per DOMENICA 21 SETTEMBRE. SI PARTE (IN BARCA) DA PUNTA DELLA DOGANA INTORNO A MEZZOGIORNO. - «Occorre un momento di confronto tra i vari progetti», ha detto l’urbanista CARLO GIACOMINI, «perché c’è il rischio che la Valutazione di Impatto ambientale sia fatta solo su un unico progetto, quello del Porto». In queste ore al ministero è stato protocollato anche IL PROGETTO ALTERNATIVO presentato da Cesare De Piccoli e dalla società di tecnologìe marine genovese DUFERCO sul nuovo TERMINAL PER I PASSEGGERI IN BOCCA DI PORTO DI LIDO, davanti all’isola artificiale costruita per il Mose. (da “la Nuova venezia del 16/9/2014) - (foto del bacino di San Marco e Venezia)

MANIFESTAZIONE A VENEZIA DOMENICA 21 SETTEMBRE – CONTRO LE GRANDI NAVI E IL PROGETTO DI SCAVO DEL CANALE CONTORTA – Monta la protesta internazionale contro lo scavo in laguna veneziana del CANALE CONTORTA per far arrivare le grandi navi alla stazione Marittima. Manifesti in Canal Grande e appello ai comitati privati affinché intervengano presso l’Unesco. Per fermare «l’ennesima grande opera dannosa per la laguna». E manifestazione confermata per DOMENICA 21 SETTEMBRE. SI PARTE (IN BARCA) DA PUNTA DELLA DOGANA INTORNO A MEZZOGIORNO. – «Occorre un momento di confronto tra i vari progetti», ha detto l’urbanista CARLO GIACOMINI, «perché c’è il rischio che la Valutazione di Impatto ambientale sia fatta solo su un unico progetto, quello del Porto». In queste ore al ministero è stato protocollato anche IL PROGETTO ALTERNATIVO presentato da Cesare De Piccoli e dalla società di tecnologìe marine genovese DUFERCO sul nuovo TERMINAL PER I PASSEGGERI IN BOCCA DI PORTO DI LIDO, davanti all’isola artificiale costruita per il Mose. (da “la Nuova venezia del 16/9/2014) – (foto del bacino di San Marco e Venezia)

  In un numero de “l’Espresso” dello scorso agosto il settimanale si concentrava su tre città europee che (tra le tante bellissime che ci sono in Europa)), vale la pena di capire quale sia la loro vitalità, il loro essere “inclusive” per chi va a viverci, cioè che ci si sente bene subito, come essere a casa. E questa tre città testate erano Venezia, Barcellona e Parigi.

   Città sicuramente con caratteristiche urbane, storiche, architettoniche, molto diverse tra loro: ma quel che appariva, almeno a un medio lettore, era che la seconda e la terza, oltre ai fasti del passato, stanno vivendo trasformazioni strutturali (sulla mobilità in particolare) che le stanno rendendo ancora più interessanti di quel che già sono (pensiamo solo al sistema metropolitano parigino).

   E invece Venezia pare non abbia un suo progetto definito di quel che vuole essere nel presente e nel futuro. Quel che si intravede chiaramente (e vi invitiamo a leggere il bellissimo primo articolo che proponiamo proprio ripreso dall’Espresso, di Roberto Di Caro), quel che si intravede è lo spopolamento progressivo della città dei dogi, non solo dei suoi abitanti (che vanno a vivere in terraferma, in particolare a Mestre), ma anche delle sue attività “altre” dal turismo: assicurative, finanziarie, artigianali, manifatturiere perfino di vetri artistici o chincaglierie veneziane che ora vengono dalla Cina (e vendute molto spesso a Venezia da cinesi con acquirenti altri cinesi, che sono una parte turistica sempre più rilevante…)… E l’essere Venezia sempre più una città esclusivamente turistica: un turismo che, pur unica preziosa fonte economica di vita, la sta “risucchiando” sul nulla urbano, sta perdendo caratteristica di città viva.

TURISTI SUL PONTE DI RIALTO - “Oggi i turisti sul ponte che fotografano i turisti in gondola che fotografano i turisti sul ponte sono l’immagine accartocciata e avvitata su se stessa di un luogo che, a furia di modellarsi sul turismo mentre tutto il resto sbiadiva e si ritraeva, in questo gioco di specchi finisce per scivolare nella caricatura delle sue caricature…” (da “Bed and Breakfast Venezia”, di Roberto De Caro “l’Espresso” 8/8/2014)

TURISTI SUL PONTE DI RIALTO – “Oggi i turisti sul ponte che fotografano i turisti in gondola che fotografano i turisti sul ponte sono l’immagine accartocciata e avvitata su se stessa di un luogo che, a furia di modellarsi sul turismo mentre tutto il resto sbiadiva e si ritraeva, in questo gioco di specchi finisce per scivolare nella caricatura delle sue caricature…” (da “Bed and Breakfast Venezia”, di Roberto De Caro “l’Espresso” 8/8/2014)

   Ma è da domandarsi: se Venezia vive di turismo possiamo almeno dire che è una città “inclusiva” dei forestieri che vengono a visitarla (che uno si sente a casa..)? Certo che no, per niente: il turista quasi sempre si trova in una città carissima, che lo sfrutta, dove si mangia male, e l’unica consolazione è ammirarne l’unicità di bellezza.

   E su tutto Venezia città fragile affronta i maggiori temi di difesa e conservazione, con grandi opere, grandi interventi che la mettono ancor di più in pericolo: una volta è stato il famigerato canale dei petroli per le petroliere verso Porto Marghera, adesso si sta completando il Mose, megaopera che chiuderà ancor di più la laguna nelle sue bocche di porto, e (ed è questo che parliamo in questo post) si sta approvando lo scavo di un nuovo canale (Contorta Sant’Angelo).

Ecco il nuovo canale CONTORTA (punteggiato in ocra) da scavare per le Grandi Navi, avversato dai comitati ambientalisti in difesa di Venezia (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) - GRANDI NAVI:DEPOSITATO PROGETTO CONTORTA - ANSA - 16 Set 2014 - L'Autorità Portuale di Venezia ha depositato presso il Ministero dell'Ambiente l'istanza per l'AVVIO della procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del PROGETTO PRELIMINARE per l'ESCAVO del CANALE CONTORTA SANT'ANGELO, alternativa al passaggio delle grandi navi davanti S. Marco a Venezia. Il progetto consiste nell'adeguamento della via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia e nella riqualificazione delle aree limitrofe al Canale Contorta Sant'Angelo

Ecco il nuovo canale CONTORTA (punteggiato in ocra) da scavare per le Grandi Navi, avversato dai comitati ambientalisti in difesa di Venezia (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA) – GRANDI NAVI:DEPOSITATO PROGETTO CONTORTA – ANSA – 16 Set 2014 – L’Autorità Portuale di Venezia ha depositato presso il Ministero dell’Ambiente l’istanza per l’AVVIO della procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del PROGETTO PRELIMINARE per l’ESCAVO del CANALE CONTORTA SANT’ANGELO, alternativa al passaggio delle grandi navi davanti S. Marco a Venezia. Il progetto consiste nell’adeguamento della via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia e nella riqualificazione delle aree limitrofe al Canale Contorta Sant’Angelo

   Per risolvere il passaggio delle grandi navi da crociera nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, c’è appunto il progetto (approvato dal governo l’8 agosto scorso, ma solo adesso è stato proposto alla valutazione di stato ambientale, VIA…) di realizzare in laguna un nuovo canale artificiale sul tracciato del Contorta Sant’Angelo che, diramandosi poco prima di Fusina dal Canale dei Petroli e toccando le isole di Sant’Angelo della Polvere e San Giorgio in Alga, porta verso la Giudecca e di qui alla Stazione Marittima. Lo scavo di un nuovo canale è avversato da molti (non solo dagli ambientalisti), ed è considerata un’ulteriore ferita irreversibile al fragile equilibrio lagunare veneziano.

   Varie proposte ci sono state per risolvere il problema senza dover fare (scavare) un altro canale assai impattante. Proposte in particolare che prospettano la sosta delle grandi navi fuori laguna: come quella di un porto off shore in Adriatico. Poi quella di fermare le navi a Porto Marghera…..

E’ solo in queste settimane che è stato ufficializzato un progetto alternativo al Contorta, presentandolo alla VIA: si chiama “VENICE CRUISE 2.0″ della Duferco sviluppo srl di Genova, e proposto dall’ex vice ministro ai trasporti De Piccoli. In questo progetto alternativo si ipotizza di creare una struttura galleggiante fuori dalla bocca di porto del Lido, esterna anche alle paratoie del Mose, che permetta lì di “parcheggiare” le grandi navi, con trasbordo dei passeggeri in laguna con mezzi appropriati leggeri.

   Che succederà? Questa nuova battaglia per Venezia, per una sua trasformazione virtuosa si connette ancora una volta al turismo e alle masse di persone che, legittimamente, vogliono visitare questa incredibile straordinaria città. Pertanto sarà dalle scelte (politiche, strategiche) di come gestire il turismo nei prossimi mesi e anni (anche con le scelte strutturali di rifiuto di nuovi disastri ambientali come il Contorta si prospetta), sarà anche da queste scelte che Venezia potrà iniziare ad uscire dalla “monocoltura turistica” cui si trova adesso. (s.m.)

………………………….

BED & BREAKFAST VENEZIA

di Roberto Di Caro, da “l’Espresso” del 8/8/2014

   Qui abitò George Sand nell’estate del 1834, evocò l’anima di Venezia nelle “Lettres d’un voyageur”… Minelli bed & breakfast, leggi sotto la targa di marmo, in piccolo sulla porta. Suoni, nell’androne libri e quadri, al primo piano una stamperia d’eccellenza, al secondo una signora moldava alla reception. Tre stanze, bello spazio, mobili primo Novecento, quattro persone 160 euro a notte, 180 il week end: “Ma l’ostello alla Giudecca costa 35 euro a testa in cameroni”, conteggia il proprietario. Giovanni Bianchi. Gondolieri il nonno, il padre e lui stesso agli inizi, poi una fabbrica di vetri a Murano fino a 12 anni fa quando ancora aveva un senso e dava lauti guadagni. Continua a leggere


Lascia un commento

SCOZIA tra SECESSIONISTI e UNIONISTI (e INCERTI): il REFERENDUM dagli esiti difficili – il desiderio di affermare l’indipendenza da un’Inghilterra chiusa al mondo, contrapposto alle ragioni del mantenimento della stabilità – la FRAMMENTAZIONE COME UNICA STRADA? – Un’Europa dei popoli fatta di MACROREGIONI e CITTÀ STATO, con minor valore degli STATI NAZIONE, risolverebbe l’inadeguata situazione attuale?

 

EDIMBURGO - VICTORIA STREET (da Wikipedia)

EDIMBURGO – VICTORIA STREET (da Wikipedia)

   In SCOZIA giovedì 18 settembre ci sarà il referendum perché i cittadini scozzesi decidano se continuare a stare con la Gran Bretagna (l’Inghilterra con il Galles, l’Ulster, cioè l’Irlanda del nord), oppure se fare una naziona autonoma. Il quesito a cui gli elettori e le elettrici dovranno rispondere è: “SIETE D’ACCORDO CHE LA SCOZIA DIVENTI UNA NAZIONE INDIPENDENTE?”. A proposito di questo quesito c’è da dire che il governo scozzese locale, promotore del referendum, aveva insistito per dare ai cittadini la possibilità di scegliere una forma di autonomia radicale ma senza la completa indipendenza, qualcosa di molto FEDERALISTA, un’ipotesi che avrebbe attratto molti elettori; il Regno Unito era contrario e ha permesso solo un referendum secco sull’indipendenza.granbretagna

   Va subito detto che noi, se fossimo coinvolti come elettori, saremmo in un bel guaio: cioè non sapremo cosa votare. Nel senso che la frammentazione in piccoli staterelli in quest’epoca dove necessita “incontrarsi”, aggregarsi (pur mantenendo le proprie specificità culturali, economiche…) non è una cosa per niente buona…. Ma rileviamo che nel caso dell’Inghilterra, della sua politica antieuropea ed isolazionista, e di una Scozia terra di grande tradizione culturale e politica (la Scozia con l’Atto di Unione del 1707 ha mantenuto un distinto sistema giuridico, un suo sistema di istruzione…), la situazione è molto più complessa, e ogni decisione di voto ha i suoi pro e i suoi contro… (cerchiamo di sciogliere il nodo negli articoli di questo post eventualmente sentendo voi che leggete cosa ne pensate).

   L’eventuale vittoria dei secessionisti scozzesi al referendum metterebbe molto nei guai l’Inghilterra: non si tratta solo di perdere l’appellativo di “Regno Unito” visto che non ci sarebbe più la Scozia ma solo l’Inghilterra (con aggiunta dell’Ulster, l’Irlanda del Nord, che comunque nominativamente adesso viene ad aggiungersi nel cosiddetto “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord”. Si tratta di effetti economici sicuramente molto forti: un riequilibrio dell’economia inglese con difficoltà anche organizzative da entrambe le parti. Ma ancor di più l’Inghilterra perderebbe l’autorevolezza mondiale che ora ha, sarebbe una stato “più piccolo”, meno influente.

PAESAGGIO SCOZZESE (da pegasoviaggi.wordpress.com)

PAESAGGIO SCOZZESE (da pegasoviaggi.wordpress.com)

   E la stessa permanenza in Europa dell’Inghilterra sarebbe inesorabilmente compromessa: il premier Cameron, che ha promesso di rinegoziare l’adesione britannica all’Unione europea e ha annunciato un referendum per il 2017, per verificare se gli inglesi vogliono stare in Europa; ebbene se adesso se ne va la Scozia, nel 2017 il referendum su continuare o meno ad aderire alla Ue è sicuro che vincerebbero i “no”, essendoci la maggior forza filo-europea in Gran Bretagna proprio nel territorio scozzese.

   Paradossalmente accadrebbe che potremmo avere una Scozia nell’Unione Europea, e un’Inghilterra fuori, quest’ultima che si aggrappa al Commonwealth, ai fasti di un impero ex coloniale che oramai sempre più vede gli stati membri essersi resi autonomi se non concorrenti (vedi l’Australia) rispetto alla ex madre patria.

13 set. (TMNews) - A POCHI GIORNI DAL REFERENDUM SULL'INDIPENDENZA DELLA SCOZIA del 18 settembre, I SONDAGGI NON SCIOLGONO LA SUSPANCE e continuano a dare i "sì" e i "no" distanziati di pochissimo lasciando immaginare un finale da cardiopalma e un arrivo davvero sul filo di lana. - Un'inchiesta di YouGov da per la prima volta i "sì" in testa mentre un successivo messaggio Survation torna a vedere vincente il "no" con sei punti di vantaggio. SOLO COSA CERTA, LO SCARTO TRA I DUE CAMPI: RISTRETTO, ristrettissimo, con I SÌ CHE CONTINUANO A RECUPERARE TERRENO su terreno, segno evidente che I COSIDDETTI INDECISI STANNO SCIOGLIENDO LE LORO RISERVE SEMBRANO FARE NELLA DIREZIONE INDIPENDENTISTA (…) - Quanto ALL'AFFLUENZA PREVISTA, i sondaggi sembrano unanimi: MOLTI, MOLTISSIMI SCOZZESI HANNO VOGLIA DI DIRE LA LORO. Lo faranno giovedì e si vedrà come

13 set. (TMNews) – A POCHI GIORNI DAL REFERENDUM SULL’INDIPENDENZA DELLA SCOZIA del 18 settembre, I SONDAGGI NON SCIOLGONO LA SUSPANCE e continuano a dare i “sì” e i “no” distanziati di pochissimo lasciando immaginare un finale da cardiopalma e un arrivo davvero sul filo di lana. – Un’inchiesta di YouGov da per la prima volta i “sì” in testa mentre un successivo messaggio Survation torna a vedere vincente il “no” con sei punti di vantaggio. SOLO COSA CERTA, LO SCARTO TRA I DUE CAMPI: RISTRETTO, ristrettissimo, con I SÌ CHE CONTINUANO A RECUPERARE TERRENO su terreno, segno evidente che I COSIDDETTI INDECISI STANNO SCIOGLIENDO LE LORO RISERVE SEMBRANO FARE NELLA DIREZIONE INDIPENDENTISTA (…) – Quanto ALL’AFFLUENZA PREVISTA, i sondaggi sembrano unanimi: MOLTI, MOLTISSIMI SCOZZESI HANNO VOGLIA DI DIRE LA LORO. Lo faranno giovedì e si vedrà come

   I sondaggi scozzesi parlano di una situazione in bilico tra secessionisti ed unionisti, con forte preoccupazione in particolare di gruppi economici e finanziari (le banche) installati in Scozia, e che non immaginano cosa potrebbe accadere dopo, e minacciano di andarsene (questi ultimatum minacciosi sono aria viva per gli indipendentisti, punti percentuali loro regalati senza far nulla…).

   Altri sondaggi danno già in sorpasso i nazionalisti scozzesi; altri ancora prospettano una “ripresa del comando” da parte degli unionisti…. Quel che si capisce, comunque vada, è che molti scozzesi denotano una vera incertezza sul “che fare”, su cosa votare…

   E in Europa altri ci proveranno a “staccarsi”: per tutti l’esempio più realistico sono i catalani e i baschi in Spagna (ma nella stessa rimanente parte di Gran Bretagna, Galles e Irlanda del Nord, non ci penseranno molto a trarne le conseguenze). E poi Fiandre, Bretagna, paesi Baschi, Tirolo, Transilvania… e forse altre regioni d’Europa chiederebbero di emanciparsi dallo stato nazionale cui appartengono.

   Vecchi rancori tra etnie, motivi economici di regioni che si sentono sfruttate dallo stato centrale…… ma quasi sempre desiderio di recuperare uno spirito di popolo, ipernazionalista… in un momento nel quale gli stati nazionali mostrano tutti i loro limiti, sono in irreversibile declino, ma “resistono”, fanno la voce grossa nel contesto europeo (pur con difficoltà a controllare la situazione economica loro interna); guardano con soggezione nuove aree mondiali (altri stati nazionali che si consolidano…) che oramai stanno prendendo il predominio economico, politico, culturale, rispetto alla vecchia consunta Europa. Continente europeo che non riesce (e non vuole) risollevarsi dall’apatia, dai giochi appunto nazionalisti dove ognuno cerca di portare a casa qualcosa, senz’alcun desiderio di abbandonare poteri consunti e avviare una nuova fase concreta costituente (quell’idea di STATI UNITI D’EUROPA, un’idea FEDERALISTA, che aprirebbe nuove prospettive nella cultura, nei modi di essere e di fare dei cittadini europei, nell’economia e in uno sviluppo nuovo, nella politica rinnovata.

   Pertanto è da osservare con particolare attenzione questi nuovi confini europei che potrebbero crearsi tra Scozia ed Inghilterra, confini europei che già si stanno muovendo nella parte orientale d’Europa tra Ucraina e Russia, ma che potrebbero avvenire in tante altre parti.

   L’individuazione geografica di MACROREGIONI EUROPEE, di CITTA’ STATO….cose che di fatto già esistono (economicamente, culturalmente…), potrebbero sopperire alla fatiscenza malinconica degli stati nazionali. E tutto assumerebbe un aspetto interessante; una nuova prospettiva di vita comunitaria per ciascuno nel proprio territorio. Un virtuoso “ripensarsi”. (s.m.)

………………………..

ECCO COME CAMBIERÀ IL REGNO CHE RESTA UNITO

di Gennaro Malgieri, 19/9/2014, da www.formiche.net/

   Il Regno resta unito. La paura a Londra è svanita dopo i primi exit poll. Gli inglesi sono andati a letto un po’ più sollevati rispetto a quando si erano alzati. Poi, nella tarda notte, la sconfitta dei secessionisti è stata confermata dai dati reali. La bufera è passata, ma ha lasciato segni evidenti.

   Se gli unionisti cantano vittoria, gli indipendentisti sanno che da oggi il rapporto con il governo di Sua Maestà Britannica deve necessariamente cambiare. Insomma, se, come abbiamo sempre immaginato, il “distacco” aveva sì ragioni emotive, razionalmente si alimentava di pretese che gli scozzesi non avrebbero mai potuto ottenere trattando, come hanno fatto, per decenni.

   Dovevano usare le maniere forti. Ed ora Cameron e chi gli succederà a Downing Street dovrà onorare la cambiale che Alex Salmond metterà immediatamente all’incasso: maggiori poteri alla Scozia sempre meno integrata nel Regno Unito, ampliamento della devoluzione, riconoscimento di istanze economiche che impoveriranno il Paese e consentiranno allo “Stato” riottoso delle Highland di condizionare più o meno tutte le scelte strategiche che si affolleranno sul tavolo della politica britannica, a cominciare da quelle concernenti l’energia.

   Naturalmente l’insuccesso degli indipendentisti non verrà valutato come tale alla luce dei risultati ottenuti da chi ha promosso il referendum: le parole di Salmond sono state eloquenti al riguardo e naturalmente contrastano con le interpretazioni che ne danno gli unionisti, soprattutto nella capitale. Continua a leggere

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 597 follower