Geograficamente

conservazioni e trasformazioni virtuose del territorio


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FRONTEX PLUS nel MEDITERRANEO, per i profughi e immigrati al posto di MARE NOSTRUM: ma non sono due cose diverse? (da soccorso in mare a controllo delle frontiere) – La necessità di CREARE UN CORRIDOIO UMANITARIO – La vera questione di UNA POLITICA CHE MANCA SUI PROFUGHI E L’IMMIGRAZIONE – La proposta di UN COMMISSARIO EUROPEO AL MEDITERRANEO

NEL MAR MEDITERRANEO SONO MORTI 1.600 MIGRANTI DA GIUGNO -   Secondo l’alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), malgrado l’operazione di soccorso della marina militare italiana MARE NOSTRUM da giugno sono morti 1.600 MIGRANTI, mentre cercavano di attraversare il CANALE DI SICILIA. Dall’INIZIO DEL 2014 sono morte quasi DUEMILA PERSONE. Dall’inizio dell’anno sono stati SOCCORSI CENTOMILA MIGRANTI. Centinaia di migranti in fuga DALLA SIRIA, DALL’ERITREA, DAI PAESI DEL NORDAFRICA raggiungono ogni anno le coste italiane. (da INTERNAZIONALE del 26/8/2014 - www.internazionale.it/) (CLICCARE SUL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

NEL MAR MEDITERRANEO SONO MORTI 1.600 MIGRANTI DA GIUGNO – Secondo l’alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), malgrado l’operazione di soccorso della marina militare italiana MARE NOSTRUM da giugno sono morti 1.600 MIGRANTI, mentre cercavano di attraversare il CANALE DI SICILIA. Dall’INIZIO DEL 2014 sono morte quasi DUEMILA PERSONE. Dall’inizio dell’anno sono stati SOCCORSI CENTOMILA MIGRANTI. Centinaia di migranti in fuga DALLA SIRIA, DALL’ERITREA, DAI PAESI DEL NORDAFRICA raggiungono ogni anno le coste italiane. (da INTERNAZIONALE del 26/8/2014 – http://www.internazionale.it/)

   L’Europa (ma probabilmente l’Italia sempre protagonista in primis) sostituirà, dal prossimo novembre, l’operazione governativa italiana di salvataggio MARE NOSTRUM. Operazione nata all’indomani della morte di 366 eritrei il 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa (a poche decine di metri dall’isola dei Conigli).

   Mare Nostrum è stato uno strumento fondamentale che ha permesso di risparmiare tante altre vittime (ha portato in salvo almeno 70mila migranti), ma che ha, secondo il governo italiano, “costi insostenibili”: 9 milioni di euro al mese.

   Pertanto un’operazione umanitaria che ha dato finora risultati encomiabili in termini di vite umane, ma troppo costosa per rimanere a carico solo dell’Italia (ci sono cinque unità navali impegnate ogni giorno nell’attività di SAR -search and rescue-). E poi, cosa ancor più problematica, il farsi carico dei migranti non è cosa da poco: molti di questi, peraltro, più o meno legalmente, subito si dirigono verso altre nazioni del centro-nord dell’Europa.

Il 27 agosto scorso CECILIA MALMSTRÖM la commissaria europea agli Affari interni, annuncia con il ministro degli Interni italiano ANGELINO ALFANO l’operazione FRONTEX PLUS che nelle intenzioni italiane dovrebbe sostituire l'operazione MARE NOSTRUM e potrebbe partire a novembre. Il condizionale è d'obbligo poiché, come ha ripetuto Malmström lungo l'intera conferenza stampa, IL SUCCESSO DELLA FRONTEX PLUS DIPENDERÀ SOPRATTUTTO DALLA GENEROSITÀ DEI 28 PAESI EUROPEI nel versare un contributo alla causa e nel mettere a disposizione mezzi aerei e marittimi (da www.huffingtonpost.it/, 27/8/2014)

Il 27 agosto scorso CECILIA MALMSTRÖM la commissaria europea agli Affari interni, annuncia con il ministro degli Interni italiano ANGELINO ALFANO l’operazione FRONTEX PLUS che nelle intenzioni italiane dovrebbe sostituire l’operazione MARE NOSTRUM e potrebbe partire a novembre. Il condizionale è d’obbligo poiché, come ha ripetuto Malmström lungo l’intera conferenza stampa, IL SUCCESSO DELLA FRONTEX PLUS DIPENDERÀ SOPRATTUTTO DALLA GENEROSITÀ DEI 28 PAESI EUROPEI nel versare un contributo alla causa e nel mettere a disposizione mezzi aerei e marittimi (da http://www.huffingtonpost.it/, 27/8/2014)

   FRONTEX PLUS prende il nome da un’agenzia europea che si chiama FRONTEX. Frontex è l’Agenzia intergovernativa istituita dall’UE nel 2005 per la gestione delle frontiere esterne all’Unione europea, di fatto votata prima ai respingimenti, poi alla mera segnalazione delle imbarcazioni di migranti in mare.

   FRONTEX PLUS si baserà sulla fusione delle due missioni in corso che sta svolgendo la sua madrina FRONTEX: e cioè AENEAS (dallo Ionio verso le coste nordafricane) e HERMES (un sostegno all’Italia per fronteggiare l’enorme afflusso di migranti nel canale di Sicilia).

   L’idea e il progetto è quello di fermare in primis il mercato clandestino del trasporto di immigrati, anche con la distruzione, una volta raggiunti e trasbordati gli immigrati, dei barconi da requisire: questi barconi, incredibilmente, adesso capita molto spesso che vengono più volte utilizzati: tornati nelle coste africane, diventano quasi delle imbarcazioni ”di linea”, dei traghetti, cioè fanno più viaggi.

Don MUSSIE ZERAI, SACERDOTE ERITREO che con la sua associazione HABESHIA si occupa di dar voce a chi scappa dall’Eritrea e dall’Etiopia: “FRONTEX PLUS NON SARÀ LA PANACEA è sotto gli occhi di tutti, perché continua a lavorare sul problema dei viaggi in mare senza affrontare IL VERO NODO DELLA QUESTIONE, OVVERO LA CREAZIONE DI UN CORRIDOIO UMANITARIO che parta da paesi limitrofi a quelli da cui si scappa, come SUDAN o NIGER, ovvero prima che entrino in azione i trafficanti in LIBIA. Come? ISTITUENDO LUOGHI DI TRANSITO sicuri, APRENDO LE AMBASCIATE ai casi più vulnerabili, per esempio” (la foto di DON MUSSIE ZERAI è tratta dal documentario MARE CHIUSO, di STEFANO LIBERTI e ANDREA SEGRE)

Don MUSSIE ZERAI, SACERDOTE ERITREO che con la sua associazione HABESHIA si occupa di dar voce a chi scappa dall’Eritrea e dall’Etiopia: “FRONTEX PLUS NON SARÀ LA PANACEA è sotto gli occhi di tutti, perché continua a lavorare sul problema dei viaggi in mare senza affrontare IL VERO NODO DELLA QUESTIONE, OVVERO LA CREAZIONE DI UN CORRIDOIO UMANITARIO che parta da paesi limitrofi a quelli da cui si scappa, come SUDAN o NIGER, ovvero prima che entrino in azione i trafficanti in LIBIA. Come? ISTITUENDO LUOGHI DI TRANSITO sicuri, APRENDO LE AMBASCIATE ai casi più vulnerabili, per esempio” (la foto di DON MUSSIE ZERAI è tratta dal documentario MARE CHIUSO, di STEFANO LIBERTI e ANDREA SEGRE)

   MA QUI STA a nostro avviso IL PROBLEMA: Frontex Plus è un’operazione di controllo delle frontiere, MARE NOSTRUM era (è ancora fino a novembre) di soccorso in mare. E non si capisce bene chi e come coprirà il ruolo del salvataggio, che inesorabilmente (a queste condizioni di “incontro in mare” con le carrette di navigazione con su i migranti) si riproporrà.

   Pertanto tutto questo è un po’ difficile da capire: sperare che il controllo più severo (che è la missione principale di Frotex Plus) riduca i viaggi (specie estivi) dal sud del Mediterraneo, è cosa poco credibile. Vien poi assicurato (almeno…) che non si farà nessun respingimento pericoloso per le persone nei barconi (almeno questo si dice), però li si farà capire che sono poco benvenuti…. E si spalmerà la spesa di questa immigrazione su vari paesi europei (sperando nella partecipazione…), e così non dovrà essere solo l’Italia a farsene carico…..Tutte ragioni buone se si vuole, ma si capisce che sono deboli, senza una prospettiva, un progetto.

MAPPA DEI FLUSSI MIGRATORI NEL MEDITERRANEO (da www.reporternuovo.it) (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

MAPPA DEI FLUSSI MIGRATORI NEL MEDITERRANEO (da http://www.reporternuovo.it) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   Il vero nodo della questione è un altro, cioè che così non cambierà molto nel flusso senza regole e limiti di immigrati e profughi (in balìa di bande criminali). Cioè noi pensiamo che sia molto più confacente e concreta la proposta di chi dice che servirebbe (serve) la CREAZIONE DI UN CORRIDOIO UMANITARIO che parta da paesi limitrofi a quelli da cui i migranti, i profughi, scappano, come SUDAN o NIGER (ma anche ETIOPIA e ERITREA). Cioè rapportarsi a queste persone ben prima che entrino in azione i trafficanti in LIBIA.

   Come? Istituendo luoghi di transito sicuri, aprendo le Ambasciate ai casi più vulnerabili, coinvolgendo strutture internazionali in quei luoghi, organismi di volontariato….Questa è la proposta di Don MUSSIE ZERAI, SACERDOTE ERITREO che con la sua ASSOCIAZIONE HABESHIA si occupa di dar voce a chi scappa dall’Eritrea e dall’Etiopia. Ma è anche la proposta del deputato LUIGI MANCONI (presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato) e della SINDACA di LAMPEDUSA GIUSI NICOLINI: cioè stabilire presìdi di registrazione e smistamento gestiti nei paesi rivieraschi direttamente dalle Nazioni Unite e dall’Ue.

   Solo un coinvolgimento di quei territori specie del nord Africa, possono permettere di rapportarsi ai singoli migranti: a chi ha reali problemi di persecuzione politica, di violenza e guerra nei propri paesi, di miseria e sopraffazione. Come e in che modo aiutarli è lì che si può stabilire e programmare: con quote di entrata nella UE, con progetti straordinari in loco, con creazione di opportunità nei paesi d’origine ove sia possibile.

   E una delle questioni più difficili è anche che, proprio nei territori della costa nordafricana, il disinteresse europeo a quanto lì sta accadendo tra le popolazioni, le etnie, che ci vivono, non può essere più dimenticata: ci riferiamo allo stato di anarchia e guerra civile in LIBIA, in una condizione di “tutto contro tutti” (dopo la fine del regime autoritario di Ghedaffi non si è creata una situazione stabile e migliore). Anche su questo l’Europa può fare molto.

Un  gommone di migranti soccorsi dalla Marina militare ( da www.reporternuovo.it)

Un gommone di migranti soccorsi dalla Marina militare ( da http://www.reporternuovo.it)

   Nei millenni trascorsi (con Roma, Cartagine…) la sponda sud del Mediterraneo non è stata mai vissuta come qualcosa di completamente diverso ed estraneo, “un altro pianeta”, ma di fatto esisteva uno scambio continuo tra le varie sponde mediterranee. Per questo è necessario ora che una POLITICA MEDITERRANEA COMUNE recuperi quel “filo interrotto” storico di rapporto tra i due continenti, che veda l’Europa coinvolta in prima persona nel cercare di valorizzare in tutti i modi l’area del Mediterraneo, creando flussi di merci, di traffico, di economie, turismo, di scambi culturali.

   Ad esempio un “Erasmus” per gli studenti africani ed europei, di reciproca conoscenza e soggiorno in realtà agricole, economiche varie, turistiche, di tutti i biotopi che entrambi i continenti offrono (vivere un’esperienza nel deserto marocchino, libico una volta pacificato… non sarebbe male per i nostri giovani, ma anche nelle comunità rurali, nelle organizzazioni comunitarie africane…)

   Tutto fa pensare che FAR RIVIVERE IL MEDITERRANEO (come anche lo descrive FERNAND BRAUDEL, nella sua colossale fondamentale opera, un libro che vi consigliamo caldamente di leggere, “CIVILTÀ E IMPERI DEL MEDITERRANEO NELL’ETÀ DI FILIPPO II”, ed. Einaudi… costa sui 50 euro però li vale molto di più…), tutto questo eliminerebbe alla radice questo stato di “problema irrisolto e irrisolvibile” che pare essere la grande spinta di popolazioni dai paesi poveri e in guerra verso il Nord.

   Tra le voci e le proposte più interessanti per metter fine a questa tragedia quotidiana degli annegati in mare, ma anche a questo “vissuto” dell’immigrazione clandestina come impossibilità di accettare un flusso continuo di persone nel vecchio continente europeo, come vera svolta concreta iniziale, ci pare assai interessante l’idea dell’ex Ministro agli esteri ed esponente radicale EMMA BONINO di istituire un COMMISSARIO EUROPEO AL MEDITERRANEO.

   Pertanto un “ministro europeo” dotato di mezzi e poteri, che finalmente si dedichi a una integrazione geografica, politica, economica, culturale di quest’aerea che antropologicamente e storicamente, nei secoli rappresenta un flusso continuo di rapporti tra “noi e loro”. E viene in mente non solo le economie che potrebbero svilupparsi, ma la valorizzazione di culture, paesaggi, ambienti… che al solo pensarci fanno sognare una nuova età per l’Europa, l’Africa, i Balcani, e una prospettiva di pace anche per l’attuale disastrato Medio Oriente. (s.m.)

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ZERAI: FRONTEX PLUS? UNA PEZZA, MA SERVE UNA SOLUZIONE RADICALE

di Daniele Biella da VITA.IT 28/8/2014 http://www.vita.it/mondo/

- Il religioso, punto di riferimento internazionale per tutti gli eritrei in fuga dalle persecuzioni, analizza a caldo il nuovo accordo per il salvataggio in mare dei migranti, che “non fermerà la brutalità dei trafficanti, servono azioni concrete nei paesi africani. Ue e Unione africana devono collaborare come non hanno mai fatto”. Tante le questioni aperte - Continua a leggere


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Il MEDIO ORIENTE SCONVOLTO – Stravolta la mappa (di Picot e Sykes) della GRANDE GUERRA, in crisi gli assetti del SECONDO DOPOGUERRA – L’avanzata del crudele STATO DELL’ISIS; La resistenza del POPOLO CURDO; ISRAELE non più isolata, HAMAS rimasta sola… – L’inizio di un inedito riequilibrio geopolitico

La diga di MOSUL liberata dai curdi (di Alfonso Desiderio, foto da Ansa)

La diga di MOSUL liberata dai curdi (di Alfonso Desiderio, foto da Ansa)

  La crudelissima morte (con decapitazione) del giovane giornalista free-lance americano James Foley, vuole essere un messaggio all’America e a tutto l’Occidente di “guerra totale” dei jihadisti dell’ISIS (sigla che starebbe per “Stato islamico dell’Iraq e della Siria”, il cui acronimo si è già abbreviato in “IS”, stato islamico, oppure lo si chiama con il nome di “califfato” come proclamato agli inizi dell’estate).

   E non esiste nessuna rivendicazione, mediazione, possibilità di rapporto con “il nemico”: c’è un’impossibilità di ogni dialogo di chicchessia con l’integralismo violento islamico. Questo è un fatto nuovo nel corso della storia e degli avvenimenti geopolitici, anche se già praticato da Al Qaeda, ma con ISIS (IS) sembra esserlo ancor di più e concretamente: perché ora appunto si parla di Stato, territorio, islamico estremista.

A Nordest dell'IRAQ, in verde, la regione del KURDISTAN IRACHENO

A Nordest dell’IRAQ, in verde, la regione del KURDISTAN IRACHENO

   Pertanto è il declino definitivo dell’ordine e della centralità occidentali: ci si fa la guerra, ma con le trattative (più o meno rispettate), con eserciti o stati che si affrontano… non che i macelli delle due guerre mondiali del secolo scorso, la stragrande preponderanza dei milioni di civili morti, l’olocausto perpetrato dai nazisti e fascisti, le purghe staliniane, la Cambogia di Pol Pot, il massacro di Srebrenica… tutto questo e altro siano cose di gentiluomini rispettosi dei patti… ce ne passa…. Ma ora lo stato islamico estremista, l’IS, è un elemento ancor di più di incomunicabilità totale con ogni “regola” occidentale.

   E il nemico non è solo, appunto, l’Occidente, ma pare esserlo prima di tutto l’Islamismo moderato, dialogante, che nella stragrande maggioranza dei suoi aderenti sempre più si rapporta con tutti, pacificamente, nel villaggio-mondo.

James Foley ad Aleppo, in Siria, nel luglio 2012

James Foley ad Aleppo, in Siria, nel luglio 2012

   Sull’islamismo che, ad esempio vive e convive in Occidente, sorge però la contraddizione terribile che si fa avanti individuando l’accento spiccatamente londinese dell’assassino del giornalista americano. Esiste perciò un atipico contesto di terroristi islamici cresciuti nelle capitali occidentali europee…

   Sarà solo un problema del Medio Oriente e della sua geopolitica sconvolta da quanto sta accadendo? …non solo della creazione dello stato dell’ISIS tra Siria e Iraq, ma anche della probabile proclamazione di uno stato indipendente nel Kuridistan iracheno, quale riconoscimento dovuto e ottenuto per il ruolo di resistenza agli aguzzini dell’Isis che i curdi ora stanno portando avanti…e poi c’è Israele e Hamas, duellanti infiniti a suon di uccisioni, dove però gli equilibri geopolitici stanno cambiando, e Hamas perde alleati, mentre Israele ora dialoga con varie potenze arabe….

   Ecco, sui sommovimenti specie quelli più violenti del Medio Oriente, sul fatto che all’esercito degli estremisti islamici aderiscono anche molti musulmani occidentali, e che questi “occidentali” tornano poi nelle loro case, città europee (o americane) questo fa pensare che ci possa essere un pericolo di importazione della guerra anche da noi, attraverso un terrorismo diffuso…. (una guerra mondiale di stampo pseudo religioso…)

LA POSSIBILE SPARTIZIONE DELL'IRAQ IN TRE STATI: SCITI a sud, SUNNITI dell'ISIS a centro-nord, e CURDI a nordest (mappa ripresa da LIMES)

LA POSSIBILE SPARTIZIONE DELL’IRAQ IN TRE STATI: SCITI a sud, SUNNITI a centro-nord, e CURDI a nordest (mappa ripresa da LIMES)

   Resta comunque, anche se il conflitto fosse circoscritto al solo Medio Oriente, il dovere di intervenire contro gli aguzzini estremisti islamici che appartengono al conformarsi di questo nuovo stato “IS”. E’ un dovere di rispetto della legalità internazionale, o almeno un soccorso, difesa, dei deboli, dei soprafatti, di qualunque stato, etnia, religione essi appartengano.

   Alla scelta politica di dare senso concreto a una POLIZIA INTERNAZIONALE che intervenga a fermare le crudeltà, si fa sentire pure la necessità di un “progetto diverso” delle nostre comunità, della nostra vita sociale. Un rivedere i nostri schemi di vita: così tanta violenza e integralismo (non solo proveniente dall’estremismo islamico…) fa pensare che stiamo andando verso un inesorabile declino totale di valori, di “sentimenti”. Se sta avvenendo tutto questo caos nel pianeta, qualche responsabilità ce l’abbiamo pure noi.

   Pertanto la premessa a una guerra mondiale (che si può ben evitare) implica una nuova presa di possesso della propria vita sociale, collettiva, personale e, nel villaggio globale, un interesse e un “prendersi cura” (“to care” è il verbo intraducibile inglese) dei destini di milioni di innocenti, difendendoli e aiutandoli quando necessitano del nostro aiuto. (s.m.)

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L’INGANNO FEROCE DEL CALIFFATO

di Bernardo Valli, da “la Repubblica” del 21/8/2014

   TUTTO cambia, alleanze, confini, e tutto resta incerto. Le prime, le alleanze, non sono sempre le stesse, mutano secondo i conflitti. E i confini definitivi non sono ancora tracciati. Il francese FRANÇOIS GEORGES-PICOT e l’inglese MARK SYKES direbbero che IL LORO MEDIO ORIENTE è diventato un groviglio inestricabile. Sarebbero inorriditi. L’arroganza coloniale della loro epoca garantiva idee chiare. I due diplomatici ridisegnarono la regione con un accordo. L’ASIA MINOR AGREEMENT creava nuove frontiere. sykes-picot map in 1916

   QUINDI, creava nuove nazioni sulle spoglie dell’IMPERO OTTOMANO, dissoltosi durante la Grande Guerra (1914-1918). Si formò cosi UN EFFIMERO MEDIO ORIENTE secondo gli interessi di Inghilterra e Francia. Cent’anni dopo, in seguito a rivolte, conflitti, colpi di Stato, invasioni e rivoluzioni, il Medio Oriente è in preda a tanti drammi geopolitici simultanei che messi insieme fanno una guerra destinata a sconvolgere la mappa di Picot e Sykes. Con uno stile orientale, in cui POLITICA E RELIGIONE SI MISCHIANO, IL MEDIO ORIENTE CAMBIA FACCIA come accadde più volte all’Europa nel secolo scorso.

   L’ultima sanguinosa novità, LO STATO ISLAMICO, CHE SI VANTA DI TAGLIARE LA TESTA AI PRIGIONIERI, occupa un incerto spazio tra la Siria orientale e il cuore del limitrofo Iraq. È tutt’altro che stabile, soprattutto dopo l’intervento aereo americano, ma si stende all’incirca tra la provincia irachena di Diyala e la città siriana di Aleppo. Al-Baghdadi, il suo capo, si è autoproclamato califfo, cioè successore di Maometto. Ma la sua è una sinistra mascherata. Inganna pochi musulmani (un miliardo e mezzo) sparsi nel mondo.

   La sua forza militare si aggirerebbe sui CINQUANTAMILA UOMINI, Continua a leggere


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CURDI DELL’IRAQ che combattono per fermare l’ISIS: per se stessi, per il Medio Oriente, per l’Occidente – L’avanzata dell’Isis, tra PULIZIE ETNICHE (il popolo del nord Iraq degli YAZIDI) e la nuova FISIONOMIA GEOGRAFICA MEDIORIENTALE – L’OCCIDENTE chiamato ad aderire a UNA GUERRA NECESSARIA

DONNE CURDE PESHMERGA - Una leggenda dice che ogni famiglia curda ha un PESHMERGA che lo protegge. Cioè UN SOLDATO, anzi UN GUERRIERO che arriva fino “AL FRONTE DELLA MORTE”, traduzione di Peshmerga. Le origini di questo gruppo di combattenti risalgono alla fine dell’ottocento quando con l’impero ottomano in via di disgregazione, i Peshmerga lottarono per RICOSTRUIRE LO STATO CURDO che era stato distrutto. -  Oggi si calcola che siano circa 200 MILA, addestratissimi, preparatissimi e molto ben armati visto che ricevono rifornimenti da Stati Uniti, Francia, Germania e Russia. TRA I PESHMERGA CI SONO ANCHE BATTAGLIONI DI DONNE. (da http://iljournal.today/, 11/8/2014)

DONNE CURDE PESHMERGA – Una leggenda dice che ogni famiglia curda ha un PESHMERGA che lo protegge. Cioè UN SOLDATO, anzi UN GUERRIERO che arriva fino “AL FRONTE DELLA MORTE”, traduzione di Peshmerga. Le origini di questo gruppo di combattenti risalgono alla fine dell’ottocento quando con l’impero ottomano in via di disgregazione, i Peshmerga lottarono per RICOSTRUIRE LO STATO CURDO che era stato distrutto. – Oggi si calcola che siano circa 200 MILA, addestratissimi, preparatissimi e molto ben armati visto che ricevono rifornimenti da Stati Uniti, Francia, Germania e Russia. TRA I PESHMERGA CI SONO ANCHE BATTAGLIONI DI DONNE. (da http://iljournal.today/, 11/8/2014)

   Ormai il Califfato dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) è “uno Stato” vero e proprio, un’entità territoriale organizzata che controlla un’armata super equipaggiata: le armi migliori sono state sottratte al demotivato esercito iracheno (e sono tutte americane di ultima tecnologia); c’è il probabile appoggio dell’Arabia Saudita (che addestra alle armi gli adepti dell’Isis); e arrivano adepti da tutte le parti del globo (ceceni, libici, afgani, cinesi, ma anche olandesi, francesi, inglesi). E così le truppe dell’ISIS si ingrossano sempre di più: oltre ai jihadisti fanatici arrivati dall’estero c’è anche la guerriglia sunnita locale.

15/8/2014: "Nessun piano di evacuazione sul monte Sinjar. L'assedio alla minoranza yazida minacciata dai jihadisti dell'Isis è stata rotta". Lo ha detto il presidente Obama, che ha assicurato che "la situazione è migliorata" ma che continueranno i raid  (CLICCARE SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

15/8/2014: “Nessun piano di evacuazione sul MONTE SINIAR (la parte in verde sulla mappa). L’assedio alla minoranza yazida minacciata dai jihadisti dell’Isis è stata rotta”. Lo ha detto il presidente Obama, che ha assicurato che “la situazione è migliorata” ma che continueranno i raid

   Va detto che il fatto che un gruppo ultra-estremista (osteggiato per la sua violenza perfino da Al Qaeda) riesca a avanzare continuamente (perpetrando violenze pazzesche) e si stia formando come “stato” nei territori conquistati, non è un caso, ma ha precise ragioni: 1) oltre alle armi pesanti prima dette, ci sono le ingenti risorse economiche ottenute conquistando città importanti dell’Iraq (come Mosul, centro petrolifero e bacino idroelettrico con una grande diga); 2) Il fatto di potersi muoversi tra due stati ora nel totale caos (Siria e Iraq), spostandosi di qua e di là liberamente dal confine oramai inesistente; 3) come prima detto il sostegno dell’Arabia Saudita, che “gioca” su questo caos in Medio Oriente per accrescere una propria leadership; 4) La debolezza di chi si oppone ai fanatici jihadisti: in Iraq c’è un esercito demotivato, in frantumi, e il governo iracheno con il suo leader (Nouri al-Maliki, ora dimessosi) non ha fatto niente per “recuperare” la componente sunnita che guarda con favore la dissoluzione dello stato, così ha “lasciato fare” agli integralisti; e pure l’Occidente è in difficoltà (forse solo Obama da qualche settimana si muove a difesa di minoranze massacrate come gli Yazidi e a sostegno dei Curdi; e ora timidamente l’Europa manderà aiuti e armi agli oppositori dell’Isis).

YAZIDI IN FUGA (foto dal Messagero.it) - Un popolo in fuga verso la Turchia. Questa è la sorte degli YAZIDI, una minoranza religiosa che da secoli vive nel nord dell'Iraq. Con la nascita dello Stato Islamico del Levante hanno iniziato a subire persecuzioni a causa della loro fede. Il ministero per gli Affari femminili iracheno ha allertato la comunità internazionale per denunciare il rapimento di centinaia di donne e ragazze che correrebbero il rischio di essere rese schiave

YAZIDI IN FUGA (foto dal Messagero.it) – Un popolo in fuga verso la Turchia. Questa è la sorte degli YAZIDI, una minoranza religiosa che da secoli vive nel nord dell’Iraq. Con la nascita dello Stato Islamico del Levante hanno iniziato a subire persecuzioni a causa della loro fede. Il ministero per gli Affari femminili iracheno ha allertato la comunità internazionale per denunciare il rapimento di centinaia di donne e ragazze che correrebbero il rischio di essere rese schiave

   Perché, DOPO GLI SCIITI E I CRISTIANI ORA nel mirino dei miliziani sunniti dello Stato Islamico CI SONO GLI YAZIDI. Una piccola minoranza della quale si cerca, dai fanatici islamisti, di arrivare a una vera e propria PULIZIA ETNICA.

   Come dicevamo anche l’Unione europea il giorno di ferragosto (con la sua abituale lentezza che denota il declino europeo) ha accolto «con favore» la decisione di alcuni stati membri di consegnare le armi ai curdi iracheni, che combattono l’Isis.

LE REGIONI DEI CURDI - Il KURDISTAN è un VASTO ALTOPIANO situato nella PARTE SETTENTRIONALE E NORD-ORIENTALE DELLA MESOPOTAMIA, che include l'alto bacino dell'EUFRATE e del TIGRI, il LAGO DI VAN e il LAGO DI URMIA e le CATENE DEI MONTI ZAGROS E TAURO. Il clima è continentale rigido, le precipitazioni sono abbondanti e i terreni sono fertili per i cereali e l'allevamento. Politicamente è DIVISO FRA GLI ATTUALI STATI DI TURCHIA (sud-est), IRAN (ovest), IRAQ (nord) e, in minor misura, SIRIA (nord-est) ed ARMENIA, anche se spesso quest'ultima zona è considerata facente parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti. Solo il KURDISTAN IRACHENO ha una certa AUTONOMIA politica, come REGIONE FEDERALE DELL'IRAQ, in seguito alla fine del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano ha una autonomia politica da quando c'è la guerra civile. (da Wikipedia)

LE REGIONI DEI CURDI – Il KURDISTAN è un VASTO ALTOPIANO situato nella PARTE SETTENTRIONALE E NORD-ORIENTALE DELLA MESOPOTAMIA, che include l’alto bacino dell’EUFRATE e del TIGRI, il LAGO DI VAN e il LAGO DI URMIA e le CATENE DEI MONTI ZAGROS E TAURO. Il clima è continentale rigido, le precipitazioni sono abbondanti e i terreni sono fertili per i cereali e l’allevamento.
Politicamente è DIVISO FRA GLI ATTUALI STATI DI TURCHIA (sud-est), IRAN (ovest), IRAQ (nord) e, in minor misura, SIRIA (nord-est) ed ARMENIA, anche se spesso quest’ultima zona è considerata facente parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti. Solo il KURDISTAN IRACHENO ha una certa AUTONOMIA politica, come REGIONE FEDERALE DELL’IRAQ, in seguito alla fine del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano ha una autonomia politica da quando c’è la guerra civile. (da Wikipedia) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   L’appoggio alla resistenza curda da parte di tutte le forze che si oppongono alla violenza dell’Isis è una urgente necessità che anche l’Europa deve farsi fortemente carico. Un contesto particolarmente pericoloso quello che sta accadendo (nella geografia del Medio Oriente, nei pericoli per l’Occidente…). Ma su tutto pensiamo deve valere la difesa degli inermi: le vittime civili quotidiane che questa guerra sta provocando, e la cosa intollerabile delle violenze che vengono portate da questi fanatici religiosi.

   Ancor di più si sente la necessità di un governo mondiale che “si intrometta” nei conflitti, con l’obiettivo prioritario di difendere i deboli (da qualunque parte stiano), le vittime di ogni violenza e integralismo. (s.m.)

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La situazione in Iraq

CON I PESHMERGA SULLA LINEA DEL FRONTE. «L’ISIS CI ATTACCA CON LE ARMI USA»

di Lorenzo Cremonesi, inviato a ERBIL, da “il Corriere della Sera” del 13/8/2014

- Dopo la fuga dell’esercito di Bagdad, i jihadisti hanno catturato gipponi, artiglieria, munizioni sofisticate. «E sono passati da 30 mila a 100 mila» - Continua a leggere


2 commenti

IL NUBIFRAGIO DI REFRONTOLO E LE CONCAUSE DELLA TRAGEDIA (non solo vigneti) – Intensità della pioggia, terreno già saturo d’acqua, materiali che ostacolano il deflusso, nessuna prevenzione e scarsa manutenzione dell’alveo del torrente, mancata prudenza degli organizzatori dell’evento…. – Tutto questo non giustifica la “FOLLIA DEL PROSECCO” che queste terre stanno vivendo

QUATTRO SECOLI DI STORIA – Il MOLINETTO DELLA CRODA si trova nell’alta Marca Trevigiana, nel comune di REFRONTOLO. E’ UN RARO ESEMPIO DI ARCHITETTURA RURALE del Seicento, ed è uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionante in Italia. L’edificio fu costruito a più riprese. La prima parte ad essere eretta, a metà del secolo, fu il mulino. Solo molto tempo dopo fu realizzato l’ampliamento che ricavava un alloggio adatto ad ospitare la famiglia di mugnai; successivamente arrivarono la stalla per gli animali e il fienile, l’edificio staccato dal corpo centrale. Nel 1991 il Molinetto fu acquistato dal Comune di Refrontolo con il proposito di donarlo alla collettività, garantendo che rimanesse a servizio di tutti. Nel 1995 è stato restaurato grazie al contributo di Cassamarca

QUATTRO SECOLI DI STORIA – Il MOLINETTO DELLA CRODA si trova nell’alta Marca Trevigiana, nel comune di REFRONTOLO. E’ UN RARO ESEMPIO DI ARCHITETTURA RURALE del Seicento, ed è uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionante in Italia. L’edificio fu costruito a più riprese. La prima parte ad essere eretta, a metà del secolo, fu il mulino. Solo molto tempo dopo fu realizzato l’ampliamento che ricavava un alloggio adatto ad ospitare la famiglia di mugnai; successivamente arrivarono la stalla per gli animali e il fienile, l’edificio staccato dal corpo centrale. Nel 1991 il Molinetto fu acquistato dal Comune di Refrontolo con il proposito di donarlo alla collettività, garantendo che rimanesse a servizio di tutti. Nel 1995 è stato restaurato grazie al contributo di Cassamarca

   La sera di sabato 2 agosto nel territorio del piccolo comune di Refrontolo (1800 anime, in Veneto nella Marca Trevigiana), 4 persone hanno perso la vita a causa di un violento nubifragio (verso le 10 di sera) che ha fatto straripare il torrente LIERZA, a ridosso di un festa (con tendone, tavole, cucina…) organizzata proprio vicino al torrente (che già altre volte era straripato, l’ultima nel febbraio scorso).

   Va detto (almeno dalle cronache dei mass media) che i partecipanti alla festa ben poco si sono accorti della precipitazione straordinaria che stava accadendo: perché si trattava di una pioggia “tropicale” (rifiutiamo il termine ora alla moda di “bomba d’acqua” per quello più appropriato di “nubifragio”) che è caduta più a nord (sulla Vallata di Rolle), in territorio di un altro piccolo comune (Cison di Valmarino) facendo ingrossare e straripare a sud il torrente Lierza fin alle tragiche conseguenze per le povere vittime.

MOLINETTO DOPO IL NAUFRAGIO - “Prima di cominciare mettiamo le cose in chiaro: chiamiamoli nubifragi, l’espressione “bombe d’acqua” è una sciocchezza da bar di periferia che i giornali contribuiscono a diffondere. I gavettoni lasciamoli allo stadio”. Luca Mercalli, da www.huffingtonpost.it/ del 3/8/2014

MOLINETTO DOPO IL NAUFRAGIO – “Prima di cominciare mettiamo le cose in chiaro: chiamiamoli nubifragi, l’espressione “bombe d’acqua” è una sciocchezza da bar di periferia che i giornali contribuiscono a diffondere. I gavettoni lasciamoli allo stadio”. Luca Mercalli, da http://www.huffingtonpost.it/ del 3/8/2014

   Il posto della festa (e del torrente) è molto famoso e conosciutissimo: il MOLINETTO DELLA CRODA. Che è, appunto, un antico mulino ad acqua (che usufruisce dell’acqua del Lierza), un raro esempio di architettura rurale del seicento (restaurato una ventina di anni fa), uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionanti in Italia (ma la sua fortuna è data dalla bellezza ineguagliabile sua e del posto in cui si trova).

IL TORRENTE LIERZA IN PIENA VISTO DALL'ALTO

IL TORRENTE LIERZA IN PIENA VISTO DALL’ALTO

   E’ ovvio che subito ci si è soffermati sulle cause, umane o naturali, dell’alluvione e del tragico evento: ne parliamo riprendendo alcuni articoli che ci sono in questo post: l’intensità straordinaria della pioggia caduta in pochi minuti; il terreno già saturo d’acqua per un’estate fino a quella sera molto piovosa; materiali che hanno ostacolato il deflusso del torrente (rifiuti, alberi sradicati…); nessuna prevenzione che viene fatta e scarsa manutenzione dell’alveo del torrente; la mancata prudenza degli organizzatori dell’evento (che si sono collocati con il tendone e tutta l’attrezzatura in un luogo “a valle” del torrente, nel posto più pericoloso in caso di esondazione. E, per prima, si è paventata la causa dell’eccessiva presenza di vitigni di prosecco che mal rallentano eventuali piene d’acqua (anzi per niente), e provocano dilavamento ulteriore e “povertà” di tenuta del suolo. A nostro avviso, tutte le cose fin qui descritte, sono “concause” del disastro.

Le 4 vittime del nubifragio

Le 4 vittime del nubifragio

   Ma vogliamo qui solo fare un appunto sulla attuale produzione di prosecco, pur non necessariamente considerandolo una causa rilevante di quel che è accaduto.

   In questo blog più volte ci siamo soffermati sul dissesto idrogeologico dei territori italiani, sulle piene che hanno portato disastri e morti. Ma, nella zona di cui si parla ora, ci siamo anche soffermati a parlare per il fatto che Refrontolo (e i territori tra Conegliano e Valdobbiadene dell’alta Marca collinare Trevigiana) è inserito fra i luoghi di una straordinaria attività economica (di esportazione mondiale) che potremmo indicare tra i più interessanti di UNO DEI POCHI SETTORI ITALICI NON IN CRISI, CIOÈ QUELLO AGROALIMENTARE. Refrontolo si trova nelle colline trevigiane del VINO PROSECCO, un prodotto che sta andando molto forte nei mercati nazionali ed internazionali, e questo è una cosa che non può che far piacere…..

Mappa completa dei territori del Prosecco (dal sito www.vinoalvino.org )

Mappa completa dei territori “in estensione” del Prosecco (dal sito http://www.vinoalvino.org ) (CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

   …Il problema è che si sta andando un po’ “fuori di testa” nella produzione vitivinicola in queste zone. Perché ci si sta espandendo a dismisura ben oltre l’area cosiddetta “Docg” (denominazione di origine controllata e garantita), e vitigni stanno sorgendo in aree (oltre l’alta pianura trevigiana) ben distanti da quelle colline ora sovraccariche di viti… Perché si usano mezzi a nostro avviso inappropriati (l’ELICOTTERO) per i trattamenti fitosanitari delle viti, irrorando così senza misura certa le viti, ma anche con grave pericolo e possibili conseguenze per la popolazione che vive in questi posti.

   Alle viti di prosecco sono interessati comuni e province ben oltre la parte trevigiana deputata alla coltivazione di questo vino (dove lì oramai esiste una vera e propria MONOCOLTURA); fuori della zona originaria di produzione pertanto c’è l’interessamento e l’acquisto di coltivatori di terre per la coltivazione del “prezioso vino” (commercialmente parlando), per lì piantare dei vitigni, magari anche in aree che per le loro caratteristiche geomorfologiche (ad esempio terreni carsici di facile dilavamento e penetrazione sotterranea dei pericolosi fitofarmaci…) mal si adattano a quel tipo di coltivazione.

   Pertanto un’attività agricola che potrebbe essere (è) un vanto di un territorio, come tante altre ce ne sono in Italia, diventa una monocoltura esagerata, fuori da ogni equilibrio agricolo-ambientale: una “macchina per far soldi”… e poi quando non funzionerà più si vedrà…

   Se il paesaggio viene adattato a monocoltura per l’esportazione mondiale del vino senza limiti di produzione, questo non può essere una buona cosa: da produzione di un bene rinnovabile si passa alla produzione di un bene “NON RINNOVABILE”, visto l’impoverimento della terra, l’infertilità a cui essa viene condannata dall’eccessivo “unico” sfruttamento; e in più c’è la ricerca spasmodica di terreni “lontani”, in altre provincie, in altri contesti ambientali.

   Se si vuole vendere un prodotto della propria terra, cosa che fa parte della prospettiva virtuosa generale e diffusa che speriamo prenda sostanza in ogni luogo, essa vendita è rapportata alla capacità di “vendere” il paesaggio in cui questo prodotto della terra si forma (i suoi pregi ambientali, storici, naturalistici…), e con esso la qualità di un prodotto sano e pulito in tutti i sensi. E questo può accadere solamente conservando i luoghi e le bellezze naturali, tenendo in ottimo stato l’assetto geomorfologico (come il paesaggio collinare), oltre ogni bruttura urbanistica e ogni scellerato sfruttamento agricolo.

   Per questo, la campagna per il ripristino dell’aerea di Refrontolo del Molinetto della Croda (ora disastrato dall’esondazione del torrente) che si sta avviando, va nella direzione di “un altro inizio”, dove ogni importante attività agricola si connette alla conservazione e valorizzazione del paesaggio. (s.m.)

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L’intervista a LUCA MERCALLI

“IMPOSSIBILE DIRE DOVE E QUANDO ESPLODONO FENOMENI DI QUESTO TIPO”

di Michela Nicolussi Moro, da “il Corriere del Veneto” del 5/8/2014

- Luca Mercalli, a capo della Società meteorologica: “I nubifragi sono violenti d’estate e il territorio è tutto occupato, così ovunque distruggono” – “Il Lierza era esondato a febbraio, un rischio mettersi là –

Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, cosa sono le “bombe d’acqua”?

“Sono NUBIFRAGI che d’estate tendono ad avere maggior energia solare e acqua rispetto all’inverno e quindi sono più violenti. Ma il fatto che a poca distanza dalla colonna d’acqua il meteo sia diverso non è strano: i temporali sono così, a macchia di leopardo. Una zona ne riceve la massima intensità, anche dal punto di vista distruttivo, e magari a pochi chilometri di distanza piove poco o è sereno. E’ sempre stato così, non è una sorpresa. D’inverno invece il cielo tende ad essere uniforme.

E’ vero che le “bombe d’acqua” sono diventate più frequenti?

“Non ci sono dati per affermarlo. Per arrivare a stabilirlo ci vuole un lavoro lungo, che stiamo facendo, ma gli investimenti sono pochi e a disposizione abbiamo solo serie di dati recenti, cioè ventennali. E quindi è difficile dire se in alcune aree del territorio nazionale i nubifragi sono aumentati e in altri no”.

Si possono prevedere?

“Non si può prevedere con precisione luogo, ora e modalità di fenomeni di così piccola scala, cioè dell’ampiezza di qualche chilometro, ma solo evidenziare perturbazioni intense sul territorio. Sta alle persone essere vigili in presenza di un quadro generale favorevole al temporale. Da un mese sta succedendo di tutto, le previsioni non sono buone e in tali condizioni io non mi sarei messo a festeggiare lungo un torrente, non è sicuro. Con un po’ di PRUDENZA magari non ci sarebbero state vittime o ce ne sarebbero state meno”.

Ma gli 80 millimetri di pioggia caduti in un’ora e mezza nella zona di Refrontolo non sono frequenti.

“Si tratta di un’intensità molto elevata ma non è un valore eccezionale, anzi appartiene a quasi tutti i temporali visti negli ultimi giorni in Pianura Padana. A luglio e agosto possono cadere 60/80 millimetri di pioggia in poco tempo, però le conseguenze variano a seconda della presenza di diversi fattori contingenti. In questo caso il TERRENO era ormai SATURO PER LE CONTINUE PRECIPITAZIONI di questa estate anomala e ciò ha favorito la formazione della piena”.

Si poteva allertare per tempo la gente?

“Eviterei i soliti processi di piazza, siamo in presenza di una piena “flash food”, o impulsiva, cioè molto rapida nella sua evoluzione e agevolata da più fattori, da responsabilità naturali e umane. Ormai il territorio è tutto occupato e sovrapopolato, è ricco di infrastrutture, case, reti telefoniche, strade, perciò ogni evento estremo ha qualcosa da distruggere o fa morti. A ciò vanno aggiunti l’intensità della pioggia, i MATERIALI CASUALMENTE ASPORTATI E ACCUMULATI DALL’ACQUA come alberi e rifiuti che possono ostacolarne il deflusso, la SCARSA MANUTENZIONE DELL’ALVEO del Lierza e l’uso del territorio a monte. Le VITI NON SONO MOLTO PROTETTIVE NEI CONFRONTI DI EROSIONE E RUSCELLAMENTO. Insomma, i temporali ci sono sempre stati ma i loro effetti vengono mediati da come abbiamo cambiato il territorio”.

Incidono anche i cambiamenti climatici?

“Il RISCALDAMENTO GLOBALE può influenzare in una certa misura frequenza e intensità dei nubifragi che in sé, ripeto, non sono una novità per l’Italia”.

Una buona difesa potrebbe essere la prevenzione?

“Sì, ma FATTA OGNI GIORNO, non solo quando capitano le tragedie e poi nessuno ne parla più. In Italia si corre dietro all’emergenza: provi a scendere per strada e a chiedere ai passanti come comportarsi in caso di alluvione. Ci sono precise regole da osservare, come correre verso un luogo alto, ma nessuno le conosce, perché nel nostro Paese non c’è cultura della prevenzione né della manutenzione. Si dovrebbe insegnare alla gente come salvarsi in caso di eventi del genere: non si possono evitare i nubifragi ma tante vittime sì. Per esempio accade spesso che ci si preoccupi più di tutelare l’auto della propria vita, perché, non conoscendo il pericolo, lo si sottovaluta. Dobbiamo intraprendere una grande campagna di prevenzione e dare ai cittadini gli strumenti per difendersi”.

Vale anche per il dramma di Refrontolo?

“IL LIERZA ERA GIÀ ESONDATO in febbraio e quindi CONCENTRARE TANTE PERSONE SULLE SUE SPONDE in un momento di precipitazioni in atto da settimane era un RISCHIO OGGETTIVO” (Michela Nicolussi Moro)

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LA STRADA PER SALVARE LE COLLINE

di Daniele Ferrazza, da “la Tribuna di Treviso”, del 5/8/2014

- La superficie coltivata a vitigno nella Marca è raddoppiata in pochi anni, quella dello champagne è sempre la stessa dal 1927 – Continua a leggere


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EBOLA, la nuova peste dell’AFRICA: e manca una ricerca scientifica per un vaccino (solo ora per paura di diffusione mondiale si inizia) – Come va in AFRICA?…tra SVILUPPO possibile, “NUOVI CONQUISTATORI”, e GUERRE CIVILI (e con persecuzioni e violenze contro i cristiani) – ESISTERA’ MAI UN FUTURO DI PACE E SVILUPPO PER L’AFRICA?

Il virus Ebola fu identificato per la prima volta nel 1976 quando scoppiarono quasi simultaneamente due epidemie, in Sudan e nello Zaire (l’attuale Repubblica Democratica del Congo). La malattia, per cui non ci sono cure o vaccini, si trasmette attraverso il contatto con il sangue e gli altri fluidi corporei di persone infette: finora non ha causato epidemie su larga scala proprio perché provoca, di solito in breve tempo, la morte dell’organismo che ha infettato, riducendo la possibilità di nuove infezioni (mappa ripresa dal sito della rivista INTERNAZIONALE)

Il virus Ebola fu identificato per la prima volta nel 1976 quando scoppiarono quasi simultaneamente due epidemie, in Sudan e nello Zaire (l’attuale Repubblica Democratica del Congo). La malattia, per cui non ci sono cure o vaccini, si trasmette attraverso il contatto con il sangue e gli altri fluidi corporei di persone infette: finora non ha causato epidemie su larga scala proprio perché provoca, di solito in breve tempo, la morte dell’organismo che ha infettato, riducendo la possibilità di nuove infezioni (mappa ripresa dal sito della rivista INTERNAZIONALE)

   EBOLA CHE SI DIFFONDE: sono più di 700 i morti, nei tre Paesi dell’Africa occidentale, LIBERIA, SIERRA LEONE e NUOVA GUINEA dove, secondo Medici senza frontiere (Msf), l’epidemia è ormai fuori controllo. la ricerca di un vaccino è ferma per mancanza di fondi. 

   La preoccupazione per la possibilità di diffusione globale del contagio non è considerata possibile in Europa e in altri paesi: perché (dicono gli esperti) non ci sono collegamenti (aerei) diretti con quei paesi; e chi si ammala di questo terribile virus in pochissimi giorni non è più in grado di muoversi…. (ma se prendesse un aereo, e se la malattia si manifestasse in volo?…).

   E’ ovvio che le autorità occidentali tendono a rassicurare (come sempre fanno in questi casi)… ma il “villaggio globale mondo” fa sì che ogni cosa che c’è in un luogo possa essere esportata in qualsiasi altro…. E poi… se anche fosse che in Europa, nei paesi occidentali questa terribile malattia non si propaga, è moralmente giustificabile che non ci si impegni adeguatamente per debellarla?… (e a mettere in atto le condizioni, le medicine, i vaccini… per curare i malati)?africa

   Ma nel trattare, in questo post, di questo terribile virus e della sua diffusione geografica, si vorrebbe allargare il tema a una pur parziale riflessione sull’Africa e il suo attuale sviluppo, sui suoi problemi di miseria e benessere che ancora non si esprime compiutamente (e autonomamente, degli africani); e sul fatto che troppe guerre, civili, ci sono in questo continente poco presente all’attenzione dei media (perché conta poco nell’economia e nella politica internazionale).

   Numerosi sono i punti caldi di guerra civile in Africa: la Libia più che mai (ne parliamo compiutamente in un articolo qui di seguito), l’Egitto (e le tensioni interne che hanno riportato a un “controllo” del paese da parte dei militari), il Mali (con la guerra contro i tuareg e militanti islamici), la Nigeria (guerra contro i militanti islamici integralisti Boko Haram e le loro azioni violente contro i cristiani e ogni forma di modernizzazione, ad esempio con il rapimento di 276 ragazze “colpevoli” di essere studentesse), la Repubblica Centrafricana in guerra civile, la cosiddetta Repubblica Democratica del Congo (in guerra contro i gruppi ribelli), la Somalia (in guerra contro i militanti islamici), Sudan (guerra contro i gruppi ribelli), Sud Sudan (guerra civile)…..

IL CASO WANBAO – In MOZAMBICO, nella PROVINCIA DI XAI-XAI, poche centinaia di chilometri a Nord dalla capitale MAPUTO, L’AZIENDA CINESE WANBAO PRODUCE RISO E MAIS dal 2011. L’impresa si estende per 20MILA ETTARI, dà lavoro a 1.340 persone, di cui 500 cinesi. Ma questo indotto occupazionale è PAGATO A CARO PREZZO DALLE COMUNITÀ LOCALI. OLTRE 80MILA LE PERSONE SFOLLATE: contadini che prima, attraverso l’agricoltura, provvedevano autonomamente alla propria sussistenza. Più di 200 famiglie piccole proprietarie terriere, a causa del progetto Wanbao, hanno perduto 537 dei 582 ettari di terra che prima coltivavano, e alle quali restano oggi circa 45 ettari per la propria sussistenza (solo 0,2 ettari a testa). (da Corriere.it, 28/11/2013)

IL CASO WANBAO – In MOZAMBICO, nella PROVINCIA DI XAI-XAI, poche centinaia di chilometri a Nord dalla capitale MAPUTO, L’AZIENDA CINESE WANBAO PRODUCE RISO E MAIS dal 2011. L’impresa si estende per 20MILA ETTARI, dà lavoro a 1.340 persone, di cui 500 cinesi. Ma questo indotto occupazionale è PAGATO A CARO PREZZO DALLE COMUNITÀ LOCALI. OLTRE 80MILA LE PERSONE SFOLLATE: contadini che prima, attraverso l’agricoltura, provvedevano autonomamente alla propria sussistenza. Più di 200 famiglie piccole proprietarie terriere, a causa del progetto Wanbao, hanno perduto 537 dei 582 ettari di terra che prima coltivavano, e alle quali restano oggi circa 45 ettari per la propria sussistenza (solo 0,2 ettari a testa). (da Corriere.it, 28/11/2013)

CAMPAGNA PER LA LIBERAZIONE DELLE 276 RAGAZZE NIGERIANE - NIGERIA- Il gruppo ultraintegralista BOKO HARAM ha rapito 276 STUDENTESSE nella notte tra il 14 ed il 15 aprile a CHIBOK nello Stato di BORNO. Hanno stipato le 276 ragazzine su un camion e le hanno sequestrate perché la scuola, il loro stile di vita e le loro abitudini erano HARAM, PROIBITE, secondo quello che loro definiscono il vero Islam

CAMPAGNA PER LA LIBERAZIONE DELLE 276 RAGAZZE NIGERIANE – NIGERIA- Il gruppo ultraintegralista BOKO HARAM ha rapito 276 STUDENTESSE nella notte tra il 14 ed il 15 aprile a CHIBOK nello Stato di BORNO. Hanno stipato le 276 ragazzine su un camion e le hanno sequestrate perché la scuola, il loro stile di vita e le loro abitudini erano HARAM, PROIBITE, secondo quello che loro definiscono il vero Islam

   E nell’era geopolitica “del cibo”, cioè del settore AGRO- ALIMENTARE che è diventato strategico dello sviluppo mondiale (soppiantando i sistemi industriali pesanti, come quelli dell’acciaio, e mettendosi in competizione con la rivoluzione informatica, di internet, e pure in competizione con la ricerca di energie da petrolio e gas), l’era geopolitica del cibo dicevamo (che potrà avere il suo punto di sintesi anche nell’Expo di Milano il prossimo anno, dedicato proprio a questo tema) vede proprio il continente africano, con i suoi 200 milioni di ettari arabili ma non coltivati, l’eldorado per chi è a caccia di profitti alimentari.

   Il MERCATO DELLA TERRA non interessa più solamente le multinazionali del Nord del mondo. Altri paesi ed aree geografiche sono interessate ad acquisire TERRE FERTILI: come i paesi del Golfo Arabo, le economie emergenti di Cina, Brasile, Sud Africa…. E certo lo scopo non è “cooperativistico” nei confronti delle popolazione e dei paesi che detengono e vivono queste grandi terre. Una volta si parlava che la cooperazione con l’Africa NON doveva essere tra “nord e sud” del mondo, ma tra SUD E SUD…addesso sta accadendo (con Cina, Brasile, Sudafrica…) ma non nel migliore dei modi sperati… cioè lo sfruttamento è anche maggiore di quello praticato una volta (e anche adesso) dalle multinazionali del nord.

   Organizzazioni africane di piccoli contadini e gruppi internazionali a loro sostegno (come l’italiana Slowfood, l’inglese Oxfam….) denunciano il LAND GRABBING, cioè l’usurpazione della terra da parte di stati e grandi gruppi economici stranieri che a loro nulla interessa lo sviluppo e il benessere delle economie locali.

   Pertanto l’EBOLA come nuova peste che si diffonde in Africa, a partire dalla fascia centrale occidentale (Liberia, Sierra Leone, Guinea… ma casi si sono rilevati anche in Nigeria e Costa d’Avorio…) sembra interessare il mondo occidentale solo per la paura realistica di importazione in Occidente (Europa, America del nord…) di questo terribile virus….

   Pare così che ancora una volta non se ne esca da uno sviluppo possibile autonomo del continente africano, afflitto da malattie, guerre civile e depredazioni di economie esterne che hanno gioco facile nell’introdursi in questo continente non portando però uno sviluppo e un benessere endogeno come si potrebbe sperabilmente accadere.

   Vien da credere e pensare che ancora una volta solo un Governo Mondiale dell’economia e della politica, se ci fosse veramente, potrebbe valutare ed intervenire veramente per orientare anche in Africa uno sviluppo virtuoso garantendo la pace e la convivenza tra etnie e religioni diverse. (s.m.)

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VIRUS DELL’EBOLA: SINTOMI, TRASMISSIONE, CONTAGIO E ORIGINE

di Patrizia Chimera, 1/8/2014, da BLOGO

(http://scienzaesalute.blogosfere.it/)

   La malattia provocata dal virus dell’ebola è una delle patologie che più fanno paura in tutto il mondo, soprattutto per la sua rapida diffusione e per il fatto che l’esito della malattia nell’uomo spesso è la morte. La febbre emorragica grave è provocata da un virus il cui nome proviene da un fiume della Repubblica Democratica del Congo, dove nel 1976 si manifestò uno dei primi focolai epidemici. Le epidemie di ebola si verificano sovente con una certa periodicità e con un tasso davvero molto alto di mortalità. Continua a leggere


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E LA NAVE VA – L’episodio della COSTA CONCORDIA, naufragata nel gennaio 2012 all’Isola del Giglio, desta riflessioni sul TURISMO DI MASSA delle CROCIERE: UN MODELLO DA RIPENSARE – Costi, benefici, qualità e (im)possibile conoscenza geografica dei luoghi nei viaggi di queste maxi-navi

Il 13 GENNAIO 2012 la COSTA CONCORDIA è naufragata AL LARGO DEL GIGLIO dopo aver urtato uno scoglio. A bordo della nave c’erano 4.229 PERSONE. L’incidente ha causato 32 MORTI e 110 FERITI. Il comandante della nave, Francesco Schettino, è attualmente sotto processo a Grosseto per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. La Costa Concordia è rimasta per alcuni mesi incagliata di fronte a Giglio Porto, finché nel MAGGIO DEL 2012 sono cominciate le operazioni di recupero, partite con la RIMOZIONE DELLO SCOGLIO CONFICCATO NELLO SCAFO. Nel SETTEMBRE DEL 2013 invece sono cominciate le procedure per la ROTAZIONE DELLA NAVE, gestite dall’azienda olandese Smit Salvage e dall’italiana Micoperi. Nel LUGLIO DEL 2014 si è svolta la RIMOZIONE DEL RELITTO. La Costa Concordia è partita dal Giglio il 23 luglio e, come stabilito dal Consiglio dei ministri, sarà demolita nel porto di GENOVA. (da http://www.internazionale.it/ )

23/7/2014: ABITANTI E TURISTI DELL’ISOLA DEL GIGLIO GUARDANO LA PARTENZA DELLA COSTA CONCORDIA – Il 13 GENNAIO 2012 la COSTA CONCORDIA è naufragata AL LARGO DEL GIGLIO dopo aver urtato uno scoglio. A bordo della nave c’erano 4.229 PERSONE. L’incidente ha causato 32 MORTI e 110 FERITI. Il comandante della nave, Francesco Schettino, è attualmente sotto processo a Grosseto per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. La Costa Concordia è rimasta per alcuni mesi incagliata di fronte a Giglio Porto, finché nel MAGGIO DEL 2012 sono cominciate le operazioni di recupero, partite con la RIMOZIONE DELLO SCOGLIO CONFICCATO NELLO SCAFO. Nel SETTEMBRE DEL 2013 invece sono cominciate le procedure per la ROTAZIONE DELLA NAVE, gestite dall’azienda olandese Smit Salvage e dall’italiana Micoperi. Nel LUGLIO DEL 2014 si è svolta la RIMOZIONE DEL RELITTO. La Costa Concordia è partita dal Giglio il 23 luglio e, come stabilito dal Consiglio dei ministri, sarà demolita nel porto di GENOVA. (da http://www.internazionale.it/ )

 

   Il 13 gennaio 2012 la Costa Concordia è naufragata al largo del Giglio dopo aver urtato uno scoglio. A bordo della nave c’erano 4.229 persone. L’incidente ha causato 32 morti e 110 feriti. Dopo due anni e mezzo la nave è stata messa nelle condizioni di poter essere trasportata in un porto-cantiere (Genova) per essere smantellata del tutto (con il suo pericoloso carico di inquinanti)

   Vogliamo parlarne qui per cercare di inquadrare (da un punto di vista turistico e geografico) quel che rappresenta adesso la “crociera”: una branchia del turismo mondiale di massa tra i più espansivi, dove il business cresce, si creano anche numerosi posti di lavoro (dalla cantieristica agli addetti dei servizi durante la navigazione, a tutto quel che ne consegue nell’organizzazione prima, durante e dopo il viaggio….)

UN ITINERARIO DI CROCIERA NEL MEDITERRANEO

UN ITINERARIO DI CROCIERA NEL MEDITERRANEO

   Sono 6,4 milioni di passeggeri (una cifra doppia rispetto a dieci anni fa) che si sono imbarcati nel 2013 da un porto dell’Europa: che risulta essere il 30% della domanda globale mondiale crocieristica. Ma il fruitore delle crociere in Europa non è necessariamente europeo: spesso il nuovo consumatore ha gli occhi a mandorla ed è cinese.

   E in Europa e nel mondo le crociere hanno come rotte i Caraibi, il Mediterraneo, il Nord Europa, il Mar Rosso, l’Oriente e l’Alaska. Una crociera può durare da pochi giorni fino a quattro settimane. Da qualche anno alle crociere sul mare si sono affiancate le crociere fluviali (sul Danubio, sul Reno…).

   E tutto questo avviene attraverso maxi-navi che arrivano a 340 metri di lunghezza, capaci di ospitare oltre 5.500 persone più mille marinai di equipaggio (e, va aggiunto, occorre costruire porti smisurati per accoglierle). Di queste maxi-navi l’Europa ne ha in produzione 24 entro il 2017 (la “nostra” Fincantieri ne sta costruendo tre con un appalto di 700 milioni cadauno). Quasi tutte le navi da crociera sono dotate di piscina, discoteca, cinema, palestre, ristoranti, sale gioco, negozi… Quello che conta pertanto è sempre meno la destinazione, o meglio, i porti e le città in cui ci si ferma una giornata: conta il “divertimentificio” creato all’interno della nave, gli svaghi, i negozi, le iniziative e le feste serali.

   Pochissimo pertanto è lasciato a qualche minima iniziativa personale del turista che si imbarca, che si affida invece tout court all’organizzazione della nave per tutto il corso della giornata, della settimana o poco più di “navigazione”. C’è chi ci va per distrarsi, riposarsi, magari conoscere persone…. Ma tutto partendo da un originario spirito di lasciarsi trascinare nel contesto organizzato. Non parliamo in nessun modo poi di crociera per incontrare lingue, culture, modi di vita diversi….

UN ALTRO ITINERARIO DA CROCIERA MEDITERRANEA

UN ALTRO ITINERARIO DA CROCIERA MEDITERRANEA

Va riscontrato poi come l’episodio del naufragio davanti all’isola del Giglio non ha fatto altro che mettere in rilievo non solo la possibili pericolosità di queste navi giganti (la questione di Venezia e l’entrata in laguna con l’attraversamento del Canale delle Zattere fin nei pressi di Riva degli Schiavoni poi è argomento di scontro da tempo…), ma la vicenda della Costa Concordia ha messo pure l’attenzione su il trend di questo “turismo di massa” che, già da tempo affermato, sembra si vada espandendo oltre ogni crisi economica individuale e collettiva.

   Da originaria “vacanza per ricchi”, da un luogo all’altro del pianeta (Londra-New York, per fare un esempio), ora la crociera è diventata più che possibile anche per categorie sociali non particolarmente abbienti. E il viaggio verso un’altra località conta sempre meno: quel che conta è che si può trovare svaghi quotidiani –ristorante, musica, piscina, centro commerciale…- dentro la nave stessa.

   Tralasciando ogni giudizio su questo tipo di turismo dal punto di vista della visione “creativa” e nuova che qualcuno potrebbe cercare nel volere una vacanza, qui preme rilevare (negli articoli inseriti in questo post) che il fenomeno di abnorme crescita crocieristica, sta diminuendo sempre più il vantaggio della “situazione di lusso” che si pensa di aver acquisito nella propria vacanza senza spendere in definitiva troppo.

   E se vogliamo metterla con i vantaggi del commercio, delle masse di persone che dovrebbero riversarsi pur per poche ore nelle maggiori località turistiche portuali, ebbene anche questo è tutto da valutare. Resta indubbiamente la sensazione che le migliaia di persone che ci lavorano, che vivono con le crociere (dagli operai della cantieristica di costruzione e manutenzione delle navi, ai marinai e personale di nave, al terziario che circonda e organizza il business…) ebbene forse questo vantaggio (occupazionale) c’è effettivamente.

CROCIERISTI

CROCIERISTI

   Resta da chiedersi se non ci possano essere altri modi più “intelligenti” e vivi (e altrettanto generatori di ricchezza economica) per fare il turismo crocieristico (che quello di passare la maggior parte del tempo del crocierista a prendere il sole nella piscina di bordo).

UN ALTRO ITINERARIO NEL MEDITERRANEO E VERSO LISBONA NELL'ATLANTICO

UN ALTRO ITINERARIO NEL MEDITERRANEO E VERSO LISBONA E CASABLANCA NELL’ATLANTICO

   Per questo a noi viene in mente un film (dal titolo in italiano “Un film parlato”, del 2003) di un ultracentenario grande regista portoghese (Manoel De Oliveira) che parla di una crociera sul Mediterraneo dove, con la guida del capitano della nave (impersonato da John Malkovich), quattro donne e una bambina, assieme agli altri crocieristi, fanno tappa in alcuni porti (Marsiglia, Napoli, Atene, Istanbul, il Cairo, Aden) alla ricerca delle radici della cultura mediterranea, delle lingue diverse che vi si parlano, dell’origine greca della nostra civiltà (il finale non è dei migliori sperabili: De Oliveira vuol fare una riflessione sul nostro presente, e inventa la crociera per farci capire il nostro declino). (s.m.)

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LA CROCIERA, UN MODELLO DI TURISMO DA RIPENSARE

di Stefano Landi, da “la Voce.info”, 17/1/2012

CONCORRENZA E MERCATI

- Dopo il disastro della Costa Concordia, diventano evidenti gli interrogativi su quella particolare forma di turismo di massa rappresentata dalle crociere. Un’industria cresciuta senza limiti e senza regole, con navi sempre più mastodontiche, porti smisurati per accoglierle, lavoratori reclutati nei paesi più poveri per salari minimi. Se l’impatto ambientale è molto rilevante, il contributo economico alle destinazioni è invece molto contenuto. Un modello che non corrisponde alle esigenze di sviluppo turistico del nostro paese. -

   È ormai chiaro che il disastro della Costa Concordia non è stato solo il frutto di una fatalità o di un errore umano. Per anni, l’industria delle crociere è cresciuta senza limiti e senza regole. Navi sempre più mastodontiche, porti smisurati per accoglierle, lavoratori reclutati nei paesi più poveri per salari minimi. Un impatto ambientale molto rilevante, un contributo economico alle destinazioni molto contenuto. Questo modello non corrisponde alle esigenze di sviluppo turistico del nostro paese.

TRENT’ANNI DI CRESCITA

Già l’Osservatorio Ebnt 2011 aveva iniziato a porre i primi punti interrogativi sull’effettivo sviluppo e le ricadute economiche e occupazionali di un comparto che, se ci si fermava alle dichiarazioni dei grandi cruise operators, le grandi compagnie crocieristiche come Costa, non avrebbe dovuto conoscere limiti alla propria espansione.

   In poco meno di trent’anni la vacanza crocieristica ha subito una profonda trasformazione, passando da genere di lusso a prodotto di massa, fino a raggiungere solo in Europa la ragguardevole cifra di 5,5 milioni di clienti imbarcati nel 2010 (sei milioni e mezzo nel 2013, ndr).

   La dinamica è stata trainata per intero dai cruise operators, che hanno saputo attuare una costante profilazione sui vari segmenti del mercato, consentendo anche alle famiglie e ai giovani di accedere a questo mercato. E che poi hanno ricercato nuove destinazioni e nuove nicchie, in modo da stimolare una sempre maggiore domanda per un prodotto che ha ormai ammortizzato i propri costi di lancio e che è quindi in grado di produrre profitti consistenti, seppur con i margini declinanti tipici della fase di maturità.

   Un’offerta straordinariamente dinamica e competitiva, che ha saputo coniugare i più importanti riferimenti della marca delle destinazioni (vedi tra tutti l’Italia e Roma, ma anche Pisa e Firenze) con un mezzo di fruizione securizzante quanto solo una nave può esserlo, almeno fino alla tragedia del Giglio. Navi sempre più grandi e rivolte su se stesse, perché il vero business in questa fase consiste nel massimizzare il tempo di permanenza e la spesa a bordo dei crocieristi. (2)

   Porti sempre più somiglianti a terminali container, realizzati a colpi di investimenti pubblici ingentissimi da parte delle Autorità portuali in competizione tra di loro e senza un quadro nazionale di riferimento: banchine lunghe chilometri per consentire l’accosto di molti giganti del mare contemporaneamente, con enormi piazzali per contenere le centinaia di pullman necessari alle escursioni, svincoli autostradali agevoli per portare nel minor tempo possibile gli escursionisti nelle città d’arte, dove magari non scenderanno neppure a terra. Ma anche Autorità portuali molto restie a dichiarare i ricavi che traggono da questi traffici, adducendo motivi di competitività (appunto).

BIANCO E NERO VENEZIANO - LE GRANDI NAVI A VENEZIA VISTE DA GIANNI BERENGO GARDIN - Venerdì 11 luglio è stata inaugurata a Milano MOSTRI A VENEZIA, che raccoglie 27 FOTOGRAFIE scattate da GIANNI BERENGO GARDIN, uno dei più importanti fotografi italiani, tra il 2012 e il 2014. Le IMMAGINI, TUTTE IN BIANCO E NERO, mostrano e denunciano il passaggio delle enormi navi da crociera nel Canale della Giudecca di Venezia. Il reportage si inserisce nel LUNGO E CONTROVERSO DIBATTITO SUL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI A VENEZIA, che secondo i critici sarebbe pericoloso per la salute delle persone e per la stabilità degli edifici. Le enormi navi da crociera, alte anche 60 metri, rovinerebbero anche il paesaggio e il panorama della città, a fronte di un piccolo guadagno legato all’arrivo dei turisti. La mostra è ospitata a Villa Necchi ed è organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto, e resterà aperta fino al 18 settembre. (…..)(da IL POST.IT del 12/7/2014 (http://www.ilpost.it/ )

BIANCO E NERO VENEZIANO – LE GRANDI NAVI A VENEZIA VISTE DA GIANNI BERENGO GARDIN – Venerdì 11 luglio è stata inaugurata a Milano MOSTRI A VENEZIA, che raccoglie 27 FOTOGRAFIE scattate da GIANNI BERENGO GARDIN, uno dei più importanti fotografi italiani, tra il 2012 e il 2014. Le IMMAGINI, TUTTE IN BIANCO E NERO, mostrano e denunciano il passaggio delle enormi navi da crociera nel Canale della Giudecca di Venezia. Il reportage si inserisce nel LUNGO E CONTROVERSO DIBATTITO SUL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI A VENEZIA, che secondo i critici sarebbe pericoloso per la salute delle persone e per la stabilità degli edifici. Le enormi navi da crociera, alte anche 60 metri, rovinerebbero anche il paesaggio e il panorama della città, a fronte di un piccolo guadagno legato all’arrivo dei turisti. La mostra è ospitata a Villa Necchi ed è organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto, e resterà aperta fino al 18 settembre. (…..)(da IL POST.IT del 12/7/2014 (http://www.ilpost.it/ )

CHI GUADAGNA CON LA CROCIERA

L’analisi degli impatti economici svolta a livello europeo segnala inoltre un dato non del tutto evidente all’opinione pubblica, e cioè che il vero e proprio effetto turistico delle crociere è piuttosto limitato: Continua a leggere


1 commento

I TROPPI CONFLITTI nel nostro VILLAGGIO GLOBALE se non si riuscirà a farli cessare potranno innescare una NUOVA GUERRA MONDIALE? – E i civili che muoiono più dei militari: in primis BAMBINI (olandesi, nell’aereo malese che sorvola la guerra ucraina; palestinesi, nel conflitto tra Israele e Hamas) – La necessità di una forte diplomazia internazionale di pace

17 luglio 2014: Isreale lancia l'attacco di terra sulla Striscia di Gaza - 20/7/2014:HAMAS: CATTURATO SOLDATO ISRAELIANO. 13 MILITARI UCCISI - Gaza City (Gaza), 20 lug. (LaPresse/AP) - Le brigate al-Quassam hanno annunciato di aver rapito il soldato israeliano Shaul Aron. Lo riporta l'agenzia di stampa palestinese Maan.  Il soldato sarebbe stato catturato durante i combattimenti nella Striscia di Gaza. Parlando ad una stazione televisiva di Hamas, il portavoce Abu Ubaida ha dichiarato: "Abbiamo catturato un soldato sionista e l'occupazione non l'ho ha ammesso". Per ora  nessun commento da Israele.   TREDICI SOLDATI UCCISI. Sono 13 i soldati israeliani rimasti uccisi nella Striscia di Gaza oggi durante l'offensiva di terra. Lo afferma l'esercito di Israele. Le vittime portano a 18 il totale delle vittime tra i militari israeliani. Nei giorni scorsi due civili israeliani sono rimasti uccisi dagli attacchi con colpi di mortaio e razzi verso Israele. Decine i soldati feriti. Sono almeno 425 i palestinesi uccisi nella Striscia da quando è cominciata l'offensiva israeliana, quasi due settimane fa.   "VOGLIONO ACCUMULARE MORTI CIVILI". "Israele sta prendendo di mira solo militanti nella sua campagna, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu, parlando con la Cnn. "Tutte le vittime civili non sono volute da noi, ma sono volute da Hamas. Vogliono accumulare tutti i morti civili che riescono, è orribile", ha detto il premier

17 luglio 2014: Isreale lancia l’attacco di terra sulla Striscia di Gaza – 20/7/2014:HAMAS: CATTURATO SOLDATO ISRAELIANO. 13 MILITARI UCCISI – Gaza City (Gaza), 20 lug. (LaPresse/AP) – Le brigate al-Quassam hanno annunciato di aver rapito il soldato israeliano Shaul Aron. Lo riporta l’agenzia di stampa palestinese Maan. Il soldato sarebbe stato catturato durante i combattimenti nella Striscia di Gaza. Parlando ad una stazione televisiva di Hamas, il portavoce Abu Ubaida ha dichiarato: “Abbiamo catturato un soldato sionista e l’occupazione non l’ho ha ammesso”. Per ora nessun commento da Israele. TREDICI SOLDATI UCCISI. Sono 13 i soldati israeliani rimasti uccisi nella Striscia di Gaza oggi durante l’offensiva di terra. Lo afferma l’esercito di Israele. Le vittime portano a 18 il totale delle vittime tra i militari israeliani. Nei giorni scorsi due civili israeliani sono rimasti uccisi dagli attacchi con colpi di mortaio e razzi verso Israele. Decine i soldati feriti. Sono almeno 425 i palestinesi uccisi nella Striscia da quando è cominciata l’offensiva israeliana, quasi due settimane fa. “VOGLIONO ACCUMULARE MORTI CIVILI”. “Israele sta prendendo di mira solo militanti nella sua campagna, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu, parlando con la Cnn. “Tutte le vittime civili non sono volute da noi, ma sono volute da Hamas. Vogliono accumulare tutti i morti civili che riescono, è orribile”, ha detto il premier

BASTA

   A me non interessa se erano israeliani o palestinesi. A me interessa che erano bambini. Bambini che stavano giocando a pallone sulla spiaggia. Il primo missile li ha sorvolati, lasciandoli increduli. Possibile che la guerra potesse ruggire proprio lì, tra gli alberghi e i capanni del lungomare? Sono scappati col pallone sotto l’ascella. Qualcuno è corso verso un gruppo di giornalisti stranieri appena usciti da un hotel. Qualcun altro si è rifugiato dentro un capanno, nell’illusione che al riparo di un tetto il male sparisse o facesse meno danni.

Gaza, 16 lug. – Dramma su una spiaggia di Gaza dove quattro bambini palestinesi di una stessa famiglia sono stati uccisi da colpi di artiglieria sparati dalla Marina

Gaza, 16 lug. – Dramma su una spiaggia di Gaza dove quattro bambini palestinesi di una stessa famiglia sono stati uccisi da colpi di artiglieria sparati dalla Marina

È a quel punto che il secondo missile li ha colpiti. Sono morti in quattro, tutti della stessa famiglia. Il più piccolo aveva nove anni. Il più grande dodici. I feriti perdevano sangue dalla testa e si tenevano le mani sullo stomaco, urlando di spavento e di dolore.     Immaginate i parenti di quei piccoli, l’odio senza tempo che da oggi germinerà nei loro cuori. A me non interessa più capire questa guerra, distinguere tra atti bellici e atti terroristici, soppesare i torti e le ragioni. A me interessano quei quattro bambini. E i tre adolescenti della parte opposta uccisi a freddo nei giorni scorsi. La mattanza di futuro ha raggiunto ritmi insostenibili persino per un mondo in overdose perenne d’indignazione come il nostro. Nel tentativo di dare almeno una forma all’orrore, scrivo i nomi delle sette vittime, senz’altra distinzione che non sia la loro comune appartenenza alla razza umana: Eyal Yifrah, 19 anni, Gilad Shaar (16), Naftali Fraenkel (16), Ramez Bakr (11), Ahed Bakr (10), Zakaria Bakr (10), Mohammad Bakr (9). Nove anni. Scrivo i loro nomi e urlo il mio infantile, inutile, definitivo: basta. (MASSIMO GRAMELLINI, da “la Stampa” del 17/7/2014)

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   “Troppi «focolai di crisi», accesi intorno a noi”. Lo ha detto il presidente Napolitano. E ogni crisi – oggi – può diventare globale.

   L’abbattimento del boeing 777 malese, con lo scambio di accuse tra Kiev e Mosca sulla responsabilità, con 298 vittime, perlopiù olandesi (con 80 bambini uccisi, l’aereo era partito da Amsterdam e andava a Kuala Lumpur in Malaysia), mostra come la guerra sia così vicina a noi, poche centinaia di chilometri dal nostro confine (500 chilometri) (tanto quanto lo è stata, la guerra, nella prima metà degli anni 90 nei Balcani)

   Fa pensare che il missile lanciato (è molto probabile ad opera dei separatisti russi dell’Ucraina orientale, appoggiati da Putin) sia un missile di fabbricazione russa che è in dotazione, oltre che naturalmente ai russi e ai separatisti, anche al governo ucraino e, quando non si colpisce un inerme aereo di passeggeri perlopiù olandesi, questi missili della stessa fabbricazione vengono usati da entrambe le parti l’uno contro l’altro: insomma stesse armi che si fronteggiano. Ma ciò accade spesso in tutti i fronti di guerra……

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DOV E CADUTO L AEREO MALESE

DOV E CADUTO L’AEREO MALESE

  UCRAINA: UNA GUERRA CHE RIGUARDA TUTTI

 Alla fine l’incidente è arrivato, lo scenario da guerra fredda è da ore sugli schermi tv-computer-smartphone di tutto il mondo. Quale che sia la causa e chi sia il colpevole, un aereo non può cadere per caso in un zona di guerra. Qualcuno ha premuto un grilletto.    Le 298 povere vittime originarie di ogni angolo del pianeta trasformano il conflitto che da mesi sobbolle in quella periferia di confine tra Ucraina e Russia in un conflitto dal valore globale. Non è più una nuova, vecchia, sporca storia tra ex sovietici. Quella guerra, ora più che mai, ci riguarda tutti. (…..) (Cesare Martinetti, da “la Stampa” del 18/7/2014)

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   …….E dall’altra, in un’altra parte del pianeta (non eccessivamente lontano dall’Ucraina), nello stesso giorno parte l’intervento di terra israeliana sulla Striscia di Gaza (52 mila uomini impegnati e altri 18 mila di riserva), accompagnato e derivato dall’irragionevole rifiuto di ogni tregua (proposta dagli egiziani) da parte di Hamas (con i suoi circa 20 mila guerriglieri rintanati nei tunnel o tra la popolazione) (questa ennesima guerra israelo-palestinese è possibile che si risolva in una carneficina e con conseguenze future ancora peggiori, di odio fra i due popoli).

   Ma non è solo questo (e basterebbe!). C’è da preoccuparsi dello Stato-Califfato che si sta costituendo in buona parte del territorio della Siria e dell’Iraq (ma con ambizioni di allargarsi alla Giordania, Libano e a tutto il Medio Oriente), uno stato confessionale nato “contro l’Occidente” (Al Qaeda al suo posto era un groppuscolo moderato…); oppure la presa della città di Amran nello Yemen da parte dei ribelli Houthi ai primi di luglio (vicenda fuori dall’informazione internazionale di questi giorni); molti altri conflitti ed eccidi all’interno di Stati africani e non (Congo, Nigeria, ma anche Corea del Nord etc.)… Tutto questo sembra portare a una situazione fuori controllo da parte degli altri Paesi del mondo, delle loro diplomazie “di pace” (l’America che non vuole più coinvolgersi nelle crisi in Medio Oriente, l’Europa inesistente in ogni ruolo diplomatico, la Russia che ci gioca sui conflitti, qualche paese che ci prova a dire qualcosa, come la Turchia, ma pare più per sopire conflitti interni…)….

   E tutti i soggetti in campo, che combattono tra di loro, pare non abbiano nessun “progetto” vero di come vorrebbero la società futura, il contesto per il quale hanno deciso di “usare la guerra” E, forse quel che è ancora peggio, la loro debolezza dà vita a UNA FRAMMENTAZIONE INTERNA con gruppi quasi sempre ultra radicali, violenti, che “fanno da sé”, conducono la guerra per conto proprio e come vogliono.

   Un’instabilità, una frammentazione dei soggetti, un prevalere di forze estremiste e ultraviolente… un contesto di anarchia generale davanti alla quale ci si sente impreparati

   E in tante altre parti del mondo i conflitti armati sono in larga parte sostituiti da controversie commerciali, embarghi, dispute sulla gestione delle risorse naturali…

   Poi si aggiungono le difficoltà economiche che pare stiano vivendo anche Paesi finora in crescita, come quelli identificati nell’acronimo “Brics” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica…)…

   Ecco, tutto questo per dire che se non ci sarà una svolta “degli uomini di buona volontà”, una spinta dal basso che può riguardare tutti, un ritorno all’associazionismo internazionale, umanitario, politico, culturale rivolto ai popoli e agli stati ora non più lontani del nostro mondo-villaggio globale, tutto fa presagire che possa scoppiare un conflitto mondiale, fatto di rabbia e violenza, senza alcuna motivazione. Ma, ogni contesto storico negativo, può essere rimediato, superato, se non si sta solo a guardare. (s.m.)

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I fatti di oggi e le lezioni del passato 

GAZA E UCRAINA: DUE CRISI, UNA STORIA DA RIPASSARE

di Alessandro Zaccuri , da AVVENIRE del 19 luglio 2014

   La Storia non si ripete, d’accordo, eppure «la Storia ha più memoria di noi», come dichiarava ieri il filosofo francese Régis Debray in una lunga intervista apparsa sul quotidiano francese «Le Monde».

   Anche la geografia, del resto, ha le sue ragioni. C’è una diagonale che attraversa per intero – da Est a Ovest, e da Sud verso Nord – la carta geografica dell’Ucraina. Muove dal confine con la Russia, nei pressi di Donetsk, nel punto in cui l’altro giorno è stato abbattuto il volo MH17 della Malaysian Airlines. Continua a leggere

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