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TRASPORTI. CLINI: ITALIA STRANGOLATA DAL TRASPORTO SU GOMMA – “Per ragioni ambientali ed economiche abbiamo bisogno di lavorare urgentemente sulle modalità alternative di trasporto delle merci. Il 5% del trasporto merci viaggia su ferro. È una cosa ridicola per economia avanzata. Siamo strangolati da un sistema di trasporto merci che viaggia per oltre l’80% su gomma”. Lo rileva il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a margine del convegno del 24 gennaio scorsso a Milano sulle auto elettriche. “Siamo strangolati – osserva – perché questo ha effetti ambientali molto pesanti sulla qualità dell’aria in particolare sulle regioni della Pianura Padana. Basti pensare ai costi della congestione che ha effetti sulle nostre imprese che producono e devono muovere velocemente i loro prodotti nel mercato europeo e in quello internazionale”. “Il sistema ha effetti molto gravi perché sostanzialmente – conclude Clini – è un collo di bottiglia che si può stringere e può mettere a rischio l’economia italiana. Per ragioni ambientali ed economiche abbiamo bisogno di lavorare urgentemente – chiosa – sulle modalità alternative di trasporto delle merci”. (24/1/2012 da http://www.vita.it/ )
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Sul trasporto delle merci già avevamo scritto un post un anno fa (che vi invitiamo, se interessa, a rivedere, in merito alla suddivisione del trasporto merci). Ora sembra attenuarsi la protesta dei TIR e il governo ha stanziato 170 milioni di sconti sui pedaggi autostradali per il solo 2012, poi 135 milioni per compensazioni sulle assicurazioni Rc auto, e altri 90 milioni per le assicurazioni d’infortunio Inail… in più esistevano già sconti e compensazioni sulle accise (tasse) del gasolio.
Ma il problema dei “piccoli” trasportatori (ma anche di quelli medio-grandi) sembra più a monte, e a prescindere da interventi e aiuti temporanei. E’ una crisi generalizzata quella che da anni, nel nostro Paese, investe un trasporto merci su gomma fattosi sempre più duro per la concorrenza internazionale, e avversato dalla crisi economica generale. E si sente concretamente, lo si capisce, la necessità di trovare ad esso reali alternative (per i costi di inquinamento atmosferico, di incidenti che provoca, di traffico pesante di difficile soluzione…). Ed è pure giusto che si individuino possibilità nuove, di lavoro, per persone che su di esso hanno impiegato la loro vita (e quella delle loro famiglie).
Pertanto la crisi dei cosiddetti “padroncini” (possessori del proprio camion, o al massimo un altro con dipendente…) sembra, questa crisi, sia sorta a prescindere dall’aumento dei costi del momento; e se è esplosa con i blocchi iniziati prima in Sicilia e di seguito in tutto il Paese, sembra un problema non contingente, ma “di sempre”. E, nella protesta, per farsi sentire dall’opinione pubblica, dal governo, dalla politica (e in particolare, da tutti i consumatori) ci vuole poco: basta bloccare la rete autostradale…. basta che si metta un camion per traverso davanti a un casello e la protesta esplode ben visibile e concreta…
I camionisti sono una categoria in ebollizione dal 2007 (una grossa protesta è stata indetta nel dicembre di quell’anno: pertanto ancor prima dello scoppio della crisi finanziaria mondiale dal 2008). Ma è appunto dal 2008, con l’avvento della “Grande crisi”, che il mondo del trasporto su gomma è entrato in una fase di forte sofferenza. Il costo del gasolio da allora è salito all’incirca del 24% l’anno (e si tratta di una voce che incide quasi per un terzo del fatturato). Nel frattempo il lavoro è diminuito e le tariffe sono state livellate in basso per una concorrenza spietata e per l’aumento dei camionisti dell’Est.
Ecco: i camionisti dell’est, un’altra con-causa dell’attuale aumento della criticità. Sono rumeni, bulgari, serbi, russi, e anche sloveni e turchi, avversari dei nostri padroncini, uomini che conducono una vita dura e in povertà, lontano dalle famiglie e dal loro Paese, sempre alla ricerca di un ingaggio (li descrive molto bene Dario Di Vico in un articolo del Corriere della Sera che qui di seguito riportiamo).
E a questa concorrenza dall’est Europa si è aggiunto il fatto che si è sviluppato un proliferare di ditte di committenza (che non possiedono nemmeno un camion!!), che gestiscono un ingente mole di lavoro nel sistema del trasporto merci, arrivando a guadagnare fino al 60% del ricavato! Allora se chiudono 10 mila piccole imprese di trasporto l’anno (sulle 110 mila aziende che possiedono camion e trasportano merci) ce ne sono altre 45-50 mila che, appunto, non hanno nemmeno un veicolo e che operano solo come broker. Pertanto l’autotrasporto è anche un business fatto da tanti (troppi) intermediari.
La concorrenza dei camionisti dell’est (persone disposte a turni massacranti a prezzi così bassi da essere del tutto fuori mercato) in definitiva può piacere al consumatore di prodotti (ammesso e non concesso che il minor costo vada in parte a suo vantaggio), ma distorce il senso della distribuzione di merci a lunga distanza (alimentari e non). Se le regole fossero giuste ed eque (con compensi “giusti” agli autotrasportatori), il sistema su gomma potrebbe risultare ancora meno conveniente di quel che appare adesso (1 litro di gasolio ogni 4 chilometri, con il consumo del manto stradale di un camion 10.000 volte superiore a quello di un’automobile, rischio incidenti spaventosi, inquinamento atmosferico elevato…), e così più facile sarebbe optare per sistemi di trasporto alternativi (su ferrovia -senza la necessità dell’alta velocità-, su nave, battello etc.). Ovvio che si devono cercare opzioni e alternative valide (“compensazioni”, si usa dire in questo periodo…) per chi fa questo lavoro di trasportatore. Resta pure il fatto che il sistema distributivo in tutti i territori italiani non potrà mai fare a meno del trasporto su gomma su medio-piccole distanze (dai porti o dagli scali merci ferroviari verso le varie destinazioni delle città diffuse italiche…).
Comunque in questa fase qualcosa si muove (a livello governativo): una chiave di volta potrebbe essere data (potrebbe…) dall’intero processo di liberalizzazione e riassetto dei trasporti italiani che il governo ha iniziato: in particolare interessante è da capire come funzionerà la nuova Autorità dei trasporti: una specie di vero e proprio governo del sistema sia dell’energia, che dei trasporti (vedi ad esempio l’attuazione delle liberalizzazioni decise, come quella dei taxi…); un’Autorità dotata inoltre del potere di controllare le concessioni autostradali (e decidere le tariffe) (peccato però che lo possa fare solo con le concessioni autostradali che verranno, non quelle che sono già in essere).
Però può essere interessante il processo, il meccanismo di “riforme” che si sta mettendo in atto, in una situazione bloccata dalle lobby politiche, finanziarie ed economiche per tanti anni, e si cercano spazi nuovi di ragionamento. E questo forse può andare nelle direzioni sperate (sperate almeno da noi): una possibilità di dare maggiore efficienza ed economicità alla mobilità delle persone e delle merci nel nostro Paese. E una riconversione ecologica che privilegi modi ed usi del trasporto in direzione di alternative possibili: come l’incentivazione dei sistemi ferroviari delle reti locali per i pendolari e di tutti quelli che vogliono usare il treno a mo’ di metropolitana di superficie (ora le ferrovie locali sono state tolte, con il decreto sulle liberalizzazioni, al monopolio fallimentare di Trenitalia); poi c’è la necessità impellente dello sviluppo del trasporto merci per via ferroviaria e per via d’acqua… insomma modi compatibili, efficienti di creare alternative credibili e vere al trasporto stradale. Sarà poi la crisi petrolifera a dare l’incentivazione definitiva a forme nuove di spostarsi (e di far viaggiare le merci). (sm)
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Concorrenza- L’invasione degli autisti rumeni, bulgari, russi
QUEI 2.000 TIR DELL’EST CHE DIMEZZANO I PREZZI
di DARIO DI VICO, da “il Corriere della Sera” del 25/1/2012
- Pranzano nelle piazzuole, vestono alla Caritas – 300 euro: il costo di un carico da Milano a Udine con una ditta dell’Est; gli italiani chiedono 700 – Leggi il seguito di questo post »















