Sabato 4 Luglio 2009 by sebastianomalamocco

- PROGETTO DESERTEC – Riempire il deserto del Sahara di specchi solari e’ un vecchio sogno di Rubbia. Il Club di Roma si stia muovendo per lanciare il progetto Desertec. La mappa della produzione e distribuzione di energia sostenibile EUMENA (EUrope, Middle East and North Africa) prevede un largo impiego del solare termodinamico nei deserti. Le coste atlantiche sono destinate all’eolico, le Alpi all’idroelettrico, la Germania al fotovoltaico. L’Italia è connaturata alla produzione geotermica.
“Progettare in grande, e progettare al di sopra delle nazioni, che stanno sempre più diventando una vera palla al piede. Il sogno di poter realizzare centrali che producano energia elettrica tramite centrali solari messe nei deserti, e centrali eoliche messe lungo le catene montuose, potrebbe diventare realtà, se solo si cominciasse a collaborare con quei Paesi che dispongono di spazi enormi da utilizzare allo scopo. E questi paesi sono in primis quelli del Nord-Africa.
Coprendo di impianti lo 0,3% della superficie desertica del Nord Africa e del Medio Oriente si potrebbe generare energia sufficiente a rifornire anche l’Europa oltre ai Paesi che ospitano i deserti. Il progetto costerebbe 400 miliardi di Euro. Se utilizzato su larga scala, il costo di un kWh prodotto con il solare termico potrebbe scendere dagli attuali 9-22 EuroCent/kWh fino a 4-5 EuroCent/kWh.
Il solare termico sarebbe accoppiato ad impianti di raffrescamento solare (una rete di distribuzione di frescura che lavora come il teleriscaldamento, centralizzando la climatizzazione) e di desalinizzazione dell’acqua marina (pratica economicamente meno costosa se si sfrutta il calore residuo), in grado di soddisfare la domanda attuale e anticipare quella futura.
Il progetto prevede anche una supergriglia di distribuzione dell’energia che minimizzi gli sprechi.” (dal sito: “spazioforum.net/forum”).
Posto che la nostra predilezione di geografi viene ad essere lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili in un contesto non a grandi dimensioni, ma possibilmente “vicino a casa”, cioè in aree omogenee geomorfologicamente, territorialmente, Leggi il seguito di questo post »
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Mercoledì 1 Luglio 2009 by sebastianomalamocco

Fin dai tempi più remoti il clima mite dell’area, la navigabilità delle acque, la vicinanza con il mare, la copiosità di risorgive e la ricchezza boschiva del territorio circostante (il paesaggio, per quanto simile, non era quello attuale) attraggono al Sile popolazioni che si fermano lungo le sue rive. Sull’antica pianura alluvionale, una grande “spugna” di ghiaie e argilla formatasi 14, 17 mila anni fa con il ritiro dei ghiacciai e al cui centro scorre il fiume, si susseguirono i primitivi dell’Età della pietra, la civiltà del bronzo e quella del ferro; vennero poi i Romani, i Comuni e la Repubblica Veneta.
L’Associazione Geograficamente intende nei prossimi mesi approfondire i vari contesti che caratterizzano il fiume Sile, dalle sue sorgenti a Casacorba (comune di Vedelago), fino allo sfociare del fiume nella Laguna. E questo a partire da una piccola spedizione in kajak da tenersi nel mese di settembre (di cui qui sotto vi riproponiamo i contenuti minimi, già peraltro pubblicati in questo blog). La spedizione avverrà se riusciremo a trovare un numero adeguato di partecipanti (sennò rinunceremo ma lo stesso studieremo il fiume passo a passo nelle sue varie caratteristiche), ed è aperta a tutti quelli che sarebbero interessati a partecipare; e i dettagli precisi di essa li esporremo ai possibili potenziali interessati entro la metà di questo mese di luglio. Se la cosa vi interessa, o perlomeno volete saperne di più e capire meglio di cosa si tratta, scrivete alla mail del nostro coordinatore di quest’iniziativa, Renato Augelli (possibilmente entro il 10 luglio: vi faremo sapere i dettagli e solo dopo potrete decidere se siete veramente interessati ai successi passi per la partecipazione).

Parco Naturale Regionale Fiume Sile, Flora e fauna. Di straordinario interesse sono la flora e la fauna presenti lungo i 95 Km. del corso del fiume Sile. Numerose sono le piante acquatiche, gli arbusti e i canneti oltre a fiori (in particolare alle sorgenti di Casacorba è possibile ammirare delle specie uniche di orchidee) e a una vegetazione di tipo forestale (frassini, olmi e carpini) tra cui trovano il loro habitat naturale numerose specie animali (ricci, testuggini d'acqua, bisce, ecc.) nonché uccelli (aironi, garzette, germani reali, usignoli di fiume, gallinelle d'acqua e molti altri). Nella foto: una famigliola cigni a "passeggio" nell'Oasi di Cervara. (Foto Ettore Galata Rizzardini)
UN SPEDIZIONE SUL SILE
1 – La spedizione è organizzata dall’associazione Geograficamente come evento scientifico di mappatura del fiume Sile a partire dalla sua sorgente (principale risorgiva a ovest) sino alla foce in mare adriatico.
2 – La realizzazione della spedizione dovrebbe essere temporalmente schedulata per il mese di settembre 2009 ed avrebbe la durata ininterrotta di tre o quattro giorni. Per offrire la possibilità di avere un adeguato numero di partecipanti si può prevedere la partenza il giovedì o il venerdì e l’arrivo domenica sera.
3 – La spedizione potrebbe essere svolta nelle prime due decadi di settembre 2009 per tenere conto delle ore di luce di quel periodo dell’anno. Leggi il seguito di questo post »
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Lunedì 29 Giugno 2009 by sebastianomalamocco

Teheran, manifestazioni dei giorni scorsi
La risposta repressiva che il regime iraniano sta dando alle istanze di richiesta di apertura a una vera democrazia, a un paese dove i diritti delle persone (a partire dalle donne) siano paritari, dove lo Stato sia uno “Stato di diritto” e non basato sul diritto clericale (diritto tra l’altro interpretato ad uso e consumo degli ultraconservatori del regime, a partire dalla cosiddetta “Guida Suprema” Ali Khamenei, al presidente ora “rieletto” Ahmadinejad), tutte queste istanze di libertà vengono ora soppresse con una (micro)repressione diffusa, casa per casa, persona per persona, senza esempi eclatanti e visibili (a parte l’arresto degli otto funzionari –iraniani- dell’Ambasciata britannica, di cui ora cinque liberati). Diamo qui conto, con alcuni articoli ripresi da vari quotidiani, di quello che è il contesto della rivolta e della repressione in Iran, e delle prospettive future. Dell’atteggiamento prudente degli Stati Uniti (espresso anche nel G8 dei ministri degli esteri a Trieste tra il 25 e 27 giugno), atteggiamento prudente americano che si spiega con la necessità di non contrapporsi alla Russia (“morbida” nei confronti del regime iraniano) ma in particolare di non sprecare gli sforzi di Obama di questi mesi di superamento della contrapposizione dura (senz’alcun dialogo) che l’Amministrazione Bush aveva portato avanti per otto anni. Pertanto la politica e la diplomazia internazionale avrà un lavoro non facile nei prossimi giorni, settimane e mesi a ricercare di ripristinare un dialogo non dimenticando di chiedere garanzie per i diritti soppressi di quella parte di iraniani che cerca e vuole le libertà fondamentali che ci sono in altri paesi (di espressione, di vivere e muoversi nel mondo come uno desidera…). Ma noi pensiamo che una mano al contesto politico e diplomatico potrebbe venire dalla società cosiddetta civile (dell’economia, della cultura, dello sport, delle associazioni…), dagli enti locali, da tutti quelli che potrebbe stabilire “ponti di comunicazione” con la società iraniana, dando ad essa opportunità di confrontarsi con il mondo esterno. Borse di studio, pubblicazione di libri di scrittori iraniani, interscambi turistici, iniziative economiche tra i due paesi, interloquire con i canali di informazione dati da internet… tutte cose difficili da realizzarsi con un paese autoritario chiuso, ma che potrebbero dare fiato a coloro che organizzano sapientemente strategie di cambiamento democratico all’interno dell’Iran. Insomma pensiamo che vanno concretamente aiutati tutti quelli iraniani che cercano vie percorribili e possibili al superamento del sistema autoritario dittatoriale ora così forte in quel paese (interessante sarebbe sviluppare qualche idea concreta anche in questo blog). Perché non accada quello che prospetta in questo primo articolo Pierluigi Battista. Leggi il seguito di questo post »
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Domenica 28 Giugno 2009 by sebastianomalamocco

Il film che vi presentiamo qui è uscito nelle sale italiane nel gennaio scorso, ma la sua uscita è durata poco (qualche giorno), e adesso lo ritrovate ripreso nei cinema d’essai (come “film d’arte”) o nei cineforum.
La trama. Eccola in breve (da “ecodelcinema.com”). “Che succede se da un giorno all’altro aprissero un tratto di autostrada di fronte alla vostra casa immersa nel verde? Ebbene la risposta è tutta nel primo lungometraggio della regista svizzero-francese Ursula Meier “Home”. Passato al Festival di Cannes 2008 per la Semain de la Critique “Home” è una specie di favola nera sullo splendido isolamento di una famiglia borderline rotto dall’inevitabile arrivo del progresso. Quest’ultimo nella pellicola è rappresentato dalla presenza di una miriade di macchine che sfrecciano davanti alle finestre di Isabelle Huppert. Lei e il marito Michel, interpretato da Olivier Gourmet con i tre figli.. È da dieci anni che il tratto di strada di fronte alla casa si deve aprire e un bel giorno questo accade. Al silenzio e alla privacy subentra il rumore infernale delle macchine e dei camion dalla mattina alla sera. Tutte le tensioni rimaste sopite da sempre esplodono. Invece di andar via di là, i nostri eroi si barricano dentro. La figlia maggiore, l’esibizionista del gruppo, sparisce nel nulla e si tira fuori dall’incubo. Quelli che restano, gatto compreso, finiranno per chiudersi in una specie di bunker senza né finestre né porte, al buio. La follia implode dentro di loro in una promiscuità malata senza nessuna via da uscita. Alla fine i quattro riusciranno alla luce del sole, anche se profondamente feriti nell’anima. Ursula Meier racconta una storia claustrofobica, con l’oscurità che via via prende il posto della luce calda del sole”.
Ma il tema di questo film è profondamente attuale. Sempre più persone si ritrovano a dover fare i conti con “qualcosa di estraneo” che arriva vicino al proprio luogo di vita (la “casa dolce casa”) scombussolando serenità, tranquillità, pace. Una grande strada di attraversamento, un’industria rumorosa e insalubre, una cava, una discarica con cattivi odori, un allevamento anch’esso con odori difficili… ognuno, nella propria esperienza diretta o indiretta, conosce o ha vissuto o vive casi simili. I protagonisti del film (un bellissimo film, anche se un po’ “duro” da vedere, specie nella seconda parte, quando si affronta la quotidianità dell’autostrada funzionante a pochi metri), i protagonisti reagiscono nel modo peggiore che si possa fare in questi casi: CHIUDENDOSI IN SE’ STESSI. Non cercando di affrontare “positivamente” l’ “urto”, l’impatto della grande opera vicino a casa. E’ un modo autodistruttivo e autolesionista che, si badi bene, molti (non solo nel film, ma anche nella realtà) vengono ad adottare.
Il rapporto con la grande opera che “ti capita vicino a casa” richiede un’ “impostazione attiva ed intelligente” (ecco alcuni consigli): Leggi il seguito di questo post »
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Venerdì 26 Giugno 2009 by sebastianomalamocco

Il G8 di Trieste dei ministri degli esteri (dal 25 al 27 giugno), dedicato all’Afghanistan, si è aperto senza la presenza dell’Iran, invitato per pura (cinica?) realpolitik da un accordo tra Europa e Stati Uniti. L’Iran non si è presentato all’incontro, magari togliendo d’impiccio i paesi occidentali, ma di fatto rendendo molto meno efficace la conferenza. E qui sta il punto. L’Occidente “aveva bisogno” (ha bisogno) dell’Iran per risolvere l’intricata vicenda asiatica (e del terrorismo internazionale, e dei canali dei narcotrafficanti) che ha il suo cuore più che in Iraq e Iran, nell’Afghanistan (e forse ancor di più nella condotta molto ambigua del Pakistan). Ad un certo punto, prima delle manifestazioni a Teheran contro l’esito elettorale, l’Occidente, tutto concentrato sulla soluzione del problema internazionale del terrorismo e della pacificazione dell’area, “percepiva” la possibilità di un aiuto dell’Iran per risolvere la situazione mediorientale.
Adesso che fare? una condanna dura della politica integralista e antistorica di Ahmadinejad (rieletto con molto dubbi sulla correttezza del voto) e di appoggio ai giovani che protestano per avere il diritto a libertà fondamentali, tutto questo rischia di far perdere quella possibilità di sostegno della dirigenza iraniana nella politica di tutta l’area asiatica. Inoltre l’Occidente (l’Europa e gli Stati Uniti) non è proprio sicura che la condanna rivolta ai capi di Teheran sia di aiuto alla lotta per la democrazia nel Paese (potrebbe accadere il contrario: una scusa per l’attuale dirigenza di irrigidire la situazione e aumentare la repressione.
Insomma un gran dilemma per l’Occidente la questione iraniana. Su tutto questo meritano però una particolare attenzione gli sviluppi dell’opposizione interna al paese. La discesa in campo di grandi masse popolari nelle città (non nelle campagne) dovrebbe forse portare a un sostegno dei paesi occidentali verso tutti coloro che esprimono un’opposizione credibile. Ad esempio aiutando forme di informazione verso l’esterno che permetta al mondo intero di sapere il più possibile ciò che accade in Iran. Una società civile internazionale (Università, l’associazionismo religioso, sportivo, di tutti i generi…) che inviti e appoggi manifestazioni di scambio con la società iraniana… insomma una costante presenza e attenzione a quel paese oltre i capi di stato e i meccanismi tradizionali della politica internazionale. Forse questo smuoverebbe una situazione, un contesto di antidemocrazia e di rifiuto del riconoscimento di libertà fondamentali delle persone.
E nel dilemma occidentale sul CHE FARE? in Iran, che atteggiamento perseguire, riportiamo qui un editoriale del “Foglio”, molto preciso sugli accordi che stavano nascendo tra Iran e Stati Uniti per la pacificazione dell’area, specie per la penetrazione americana nelle aree critiche dell’Afghanistan (vero grande cruccio statunitense la questione afghana); e poi vi proponiamo due (interessanti nell’analisi) articoli, uno di Repubblica e uno del Corriere della Sera emblematicamente aventi lo stesso identico titolo: IL DILEMMA DELL’OCCIDENTE. Leggi il seguito di questo post »
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Lunedì 22 Giugno 2009 by sebastianomalamocco

a sinistra Zahra Rahnavard, moglie del leader “sconfitto” alle elezioni Mir Hossein Moussavi, tra le più impegnate attiviste nel movimento riformatore prima ed ora nelle manifestazioni di protesta di questi giorni – a destra Faezeh Rafsanjani, arrestata dal regime per il suo ruolo nel movimento riformatore, figlia dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, sostenitore e sponsor di Moussavi
Nell’Iran del dopo elezioni, comunque siano andate queste (osservatori attenti pensano che solo nelle grandi città si sia votato contro Ahmadinejad, a favore di Moussavi), la gente, le persone, ma in particolare i giovani, in primis le donne, non possono più aspettare ancora (5 anni?… le prossime elezioni?) la caduta di un regime di derivazione religiosa che limita le libertà fondamentali delle persone (ed in primis delle donne). E’ un contesto inarrestabile che nessuna oligarchia culturale e politica, religiosa o di altro tipo, può arrestare. E vale qui ricordare, in questo spazio dedicato a una martire innocente colpita da un cecchino, che in questi giorni sono in primis le donne protagoniste della rivolta. E un regime che fino a ieri minacciava il mondo, si ritrova immerso nelle sue contraddizioni: tra chi vuole tornare al passato, e chi si approccia (alcuni con moderazione, altri con entusiasmo e giusta voglia del “tutto e subito” ) ad un mondo dei diritti delle persone, globale e di libertà. Ma qui, riprendendo il tutto dal quotidiano “La Stampa” che forse più di ogni altro ha “centrato” oggi l’argomento, dopo l’articolo di Lucia Annunziata che parla di Neda e della sua assurda morte, dedichiamo un approfondimento sulla possibilità di “un altro Islam”, come lo rappresenta Tariq Ramadan, ideologo dell’Euro-Islam, cioè di un modo di convivenza possibile dentro il sistema occidentale con la cultura (più moderata e tollerante) islamica. Leggi il seguito di questo post »
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