Geograficamente

conservazioni e trasformazioni virtuose del territorio

ADOTTA UN TERRAZZAMENTO: una concreta iniziativa (per far tornare a vivere i luoghi) nel CANALE DI BRENTA (alto vicentino) – La positiva MEDIAZIONE TRA desiderio di RITORNO personale ALLA NATURA e BENE AMBIENTALE da recuperare alla Comunità

5 commenti

i terrazzamenti di Valstagna

L’iniziativa che qui Vi proponiamo (e ne ha già illustrato i contenuti in questo blog Rachele Amerini il 6 maggio scorso) sta avvenendo in Veneto, nell’estrema parte nord della provincia di Vicenza (verso il Trentino), nel bellissimo comune di Valstagna. Un territorio chiamato “Canale di Brenta” perché solcato dall’omonimo fiume che scende in pianura (verso Bassano del Grappa). Verso la fine dello scorso anno è sorto un comitato che già nel nome esprime la sua finalità: ‘Adotta un terrazzamento in Canale di Brenta’.

Di seguito, in questo post, ve ne diamo conto nei dettagli (riportando alcuni studi, link e notizie varie). Ma qui vogliamo solo premettere l’importanza che viene ad avere l’idea di provare concretamente a smuovere una situazione di forte abbandono che da circa quaranta e più anni caratterizza molti territori di mezza montagna, in “pendìo difficile”: lasciati a bosco selvatico – cioè rovi -, là dove essi venivano una volta coltivati, con grande fatica, “sistemandoli” appunto a terrazze (per la coltivazione del tabacco); oppure erano prati in pendìo usati per il pascolo.

L’estrema fatica (e miseria) delle genti che lì portavano avanti un’economia (e vita) agricola, rurale, di sussistenza, permetteva però un “controllo del territorio”, una sua manutenzione (specie nella sicurezza idrogeologica contro brentane, cioè allagamenti da forti temporali, e frane). Prezzo duro per quelle popolazioni stanziate in quei luoghi; e che le prime apparizioni di industrializzazione in pianura (negli anni sessanta ai primordi del cosiddetto boom economico) ha inevitabilmente (doverosamente) portato le persone del Canale di Brenta a cercare una vita migliore lavorando, lontano, nelle fabbriche, nei cantieri edili (oppure emigrando all’estero, ad esempio andando a lavorare nelle miniere del Belgio).

E’ possibile un ripristino, una “riappropriazione” da parte della Comunità, adesso, nella nostra epoca, di questi luoghi selvaticamente lasciati a sè, del tutto abbandonati? … magari utilizzando le nuove macchine, tecnologie avanzate, che permettono da qualche tempo (e sempre in meglio) di fare meno fatica, di evitare lavori manuali duri? … è un tema non da poco, che sicuramente meriterebbe più attenzione da parte della politica (nazionale, regionale…). Se di riforme vogliamo che si incominci a fare, una è quella di “prender mano” ai territori che così come sono ora “non vanno bene”.

MAURO VAROTTO, geografo, docente all'Università di Padova, presenta l'8 aprile scorso, con l'Amministrazione Comunale di Valstagna, la campagna "ADOTTA UN TERRAZZAMENTO"

Perché, si dice, in questi luoghi di “mezza montagna”, di pendìo, luoghi assai ardui da lavorarci, è difficile individuare progetti economici in grado di far vivere dignitosamente persone che potrebbero dedicarvisi. Solo situazioni geomorfologiche collinari di favorevole collocazione possono diventare appetibili a progetti economici (a volte fin troppo: non molto lontano dal Canale di Brenta, si trovano le colline del prosecco di una parte della pedemontana trevigiana, e lì forse si sta esagerando nella sovraproduzione e nell’inquinamento…).

Il tentativo di “adotta un terrazzamento” ha il merito di “aggirare l’ostacolo”: cioè della difficoltà, che ora come ora ancora si percepisce, di un progetto economico fattibile nei terrazzamenti in abbandono. L’iniziativa parte non dal voler “trovare un reddito”, ma da altre “esigenze”: riuscire a sposare, a mettere assieme 1- il “desiderio di natura”, di tornare ad avere un rapporto con la terra, anche se solo nel tempo libero, da parte di molte persone (pensiamo alla diffusione degli orti urbani che sta avvenendo in molte città), e 2-la necessità che un certo territorio ha di “uscire dall’abbandono”, dai rovi che lo soffocano, tornando così “a vita”, ad un recupero ambientale di cui può godere tutta la Comunità (fatta di persone del luogo, di immigrati arrivati recentemente in quei posti, ma anche di “foresti” che adottano e vivono attivamente terre diverse dalle loro; luoghi che così diventano importanti nel loro equilibrio con il mondo, con la natura.

Pertanto risulta essere proprio  un’iniziativa interessante quella di proporre l’assegnazione, in un contesto legale di una specie di usufrutto (cinque anni), di terrazzamenti ora in abbandono (anche se si può “adottare a distanza”, partecipare al progetto senza farsi carico in modo diretto del lavoro di ripristino). E che vede tra l’altro l’Ente ocale (il Comune di Valstagna) “provare” virtuosamente a riprendere il ontrollo di tutto il suo territorio, anche attraverso il ruolo autorevole di ediazione che l’Amministrazione Comunale riesce a fare tra vecchi proprietari ei terrazzamenti (perlopiù emigrati all’estero o in altri comuni) e quei foresti” che decidono di “prendersi cura” di un pezzetto di territorio di alstagna, ripristinandolo a nuova antica vita.

(il sito dell’iniziativa : http://www.adottaunterrazzamento.org/ )

terrazzamenti nel Canale di Brenta

AL POSTO DEI ROVI DEI TERRENI COLTIVATI

- Successo per l’iniziativa di adottare un terrazzamento in Valstagna –

di Gianni Celi, da http://www.ladomenicadivicenza.it del 21/5/2011

   Sta germogliando la proposta lanciata dal Comitato “Adotta un terrazzamento”, a Valstagna, per recuperare un pezzo di storia secolare, legata alla coltivazione del tabacco in Valbrenta, che l’avvento dell’industrializzazione spinta dagli anni Sessanta in poi, sta lentamente cancellando. A che punto sia l’iniziativa lo chiediamo al presidente del comitato, LUCA LODATTI, un ricercatore del Dipartimento di geografia all’Università di Padova.

Presidente avete avuto risposte positive all’invito rivolto a quanti amano la terra e le tradizioni di un tempo?
«Sì, la risposta c’è stata in questi sei mesi di lavoro del comitato per l’adozione dei terrazzamenti. In effetti i due siti in cui abbiamo cominciato a lavorare, Ponte Subiolo e Val Verta a Valstagna, stanno già cambiando volto. Dove prima imperavano i rovi ed il bosco e dove ormai non si riconoscevano più le vecchie “banche”, si è tornati a coltivare».

Quante adozioni sono state fatte fino ad ora?
«Siamo già ad una ventina di appezzamenti adottati in questi ultimi mesi».

Chi sono gli “adottanti”, gente del posto o persone che vengono da fuori?
«Molti sono di Bassano, di Marostica e di altri Comuni del Bassanese. Però c’è anche gente che arriva da Vicenza o addirittura da Mirano perché attraverso il Club alpino italiano s’è sparsa la voce di questa interessante iniziativa. Sono persone che impiegano il fine settimana in modo diverso dedicandosi alla coltivazione della terra».

Uno che voglia adottare un terrazzamento che cosa deve fare?
«Anzitutto deve contattare il comitato, magari attraverso il sito web (www.adottaunterrazzamento.org), mandando una mail o lasciando un messaggio, oppure telefonando al numero che si trova nel sito stesso».

Dopo di che cosa succede?
«Questi viene contattato e va a vedere direttamente il terrazzamento, anche per capire quale sia quello che più si adatta alle proprie disponibilità, perché magari uno sa di avere più o meno tempo a disposizione da dedicare a questo impegno per cui sceglierà quello più o meno grande. C’è chi cerca un posto più isolato in una delle vallette interne, chi invece predilige posti più aperti e vicini alle contrade».

Fatto questo qual è il nuovo passaggio?
«È quello, chiamiamolo così, burocratico. L’aspirante affidatario si deve anzitutto iscrivere al comitato diventando socio dello stesso e gli viene affidato il terrazzamento. Chiaramente deve essere sottoscritto un contratto di comodato d’uso con il proprietario del terreno».

Tutto questo ha un costo per chi decida di adottare il terrazzamento?
«L’unico costo è quello simbolico di dieci euro per diventare soci del comitato per cui, esperite le pratiche che le dicevo prima, uno può cominciare a lavorare e, conseguentemente, a coltivare».

Per quanto tempo viene dato in uso il terrazzamento?
«Il contratto dura cinque anni anche perché, giustamente, l’affidatario ha bisogno di un po’ di tempo per passare dalla bonifica del terreno alla coltivazione. Il recupero dal bosco o dalle erbe infestanti che lo ha invaso non è certo cosa semplice».

Quanti terrazzamenti avete a disposizione ancora per chi li voglia adottare?
«Gli appezzamenti vengono trovati di settimana in settimana. Al momento ce ne sono una decina ancora di liberi. Il comitato è sempre impegnato nel recupero e nella identificazione di altri terrazzamenti. È un lavoro in progress».

Da quante persone è formato questo comitato?
«Attualmente è formato da 35 persone ed è composto dagli affidatari, dal gruppo promotore di Valstagna, dai rappresentanti dell’istituto agrario Parolini, del Cai di Bassano e del Comune di Valstagna».

Avete una sede?
«Sì, è il museo etnografico di Valstagna».

Lei è di Valstagna?
«No, sono un ricercatore dell’Università di Padova che si occupa principalmente della gestione e dell’organizzazione interna».

Come mai s’è trovato coinvolto in questa iniziativa?
«Io avevo seguito il progetto europeo Alpter della Regione Veneto che si è occupato dei terrazzamenti negli anni passati e, alla fine, nella ricerca di uno sbocco concreto abbiamo fatto partire questa proposta».

A proposito ho visto che ci sono ancora dei contributi per chi voglia recuperare dei terrazzamenti.
«Sì, finalmente si è riusciti a riattivarli grazia al Gal montagna vicentina. È stato aperto un bando che scade il 16 giugno. I proprietari dei terrazzamenti possono godere del 40 per cento di contributo anche per il lavoro manuale che viene svolto».

Come viene valutato il costo del lavoro?
«Attraverso il conteggio dei metri quadri di terreno interessato al recupero».

Chi ha il controllo di questa operazione?
«Il Gal montagna vicentina che fa capo alla Comunità montana di Asiago. I fondi erogati sono quelli del piano di sviluppo rurale della Regione».

Qual è la somma a disposizione per questo intervento?
«È di 755 mila euro per la sola Vallata del Brenta».

Il vostro impegno per l’adozione di terrazzamenti riguarda solo Valstagna o altri Comuni?
«Per il momento soltanto Valstagna, ma non è escluso che, in futuro, questa operazione si allarghi ad altri siti collocati in altri Comuni. Siamo partiti da qui per dare un segno visibile sul territorio».

(“La Domenica di Vicenza”, nr. 19 anno XVI del 21/5/2011)

……………………………….

I SISTEMI TERRAZZATI COME PAESAGGI INTERMEDI

di MAURO VAROTTO, geografo, Università di Padova

(relazione, liberamente e sinteticamente ripresa, tenuta dal prof. Varotto con Laura Fagarazzi consulente del settore urbanistico della Regione Veneto, nel 2007 a Cividale del Friuli dal titolo “I  terrrazzamenti alpini come paesaggi intermedi”)

- tra volontà di recupero ed equilibri necessari: l’esperienza “ALPTER” -

I paesaggi terrazzati costituiscono un esempio emblematico di massima sintesi dell’incontro tra volontà, libertà e necessità. Essi sono infatti nati dalla e nella necessità: necessità di sfamarsi, di strappare terreno coltivabile alla montagna, lungo i versanti di zone accidentate, in conseguenza della passata miseria di molte aree alpine.

Oggi il mantenimento e il recupero di questi paesaggi sono affidati alla volontà dei singoli, di amministrazioni o di associazioni; spesso si tratta di una volontà esogena, che non scaturisce dalle comunità locali, raramente consapevoli del patrimonio ereditato dai propri antenati. Su tutto prevale la libertà individuale di scelta che, in assenza di motivazioni oggettive o di stimoli interiori, legati ad esempio all’identità dei luoghi o al senso di appartenenza dell’individuo ad un dato territorio, porta alla trascuratezza e all’abbandono.

D’altra parte, la necessità attuale di mantenere gli equilibri che queste strutture hanno determinato, salvaguardando i versanti artificializzati dal dissesto idrogeologico che l’abbandono dei terrazzamenti normalmente provoca, spesso subentra a dirimere il dibattito tra libertà di scelta e volontà di intervenire dall’esterno, poiché la necessità antepone le problematiche di sicurezza e il bene comune alla libertà e volontà individuali. (…)

I sistemi terrazzati rientrano, ad esempio, nella categoria dei “paesaggi agrari intermedi”, quei territori, cioè, di medio versante, dove i fondi agricoli delle aree collinari o le aree urbanizzate dei fondovalle incontrano il sistema montano formato dal bosco e dal pascolo, definendo ambiti di transizione dal punto di vista sia morfologico che naturalistico. Si tratta di luoghi “terzi” rispetto alla consolidata dicotomia città-campagna, centro-margine.

(…) si tratta di una tipologia universale (i terrazzamenti costituiscono la tipologia di rilievi agrari più diffusa al mondo, seconda solo ai campi baulati), che al tempo stesso si diversifica in una molteplicità di varietà locali, ciascuna caratterizzata da elementi diversi di adattamento alle peculiarità del contesto morfologico, ambientale e sociale in cui si colloca.

La stessa idea di ricavare superfici orizzontali o poco acclivi da versanti il più delle volte scoscesi e accidentati, ma senza stravolgerne l’essenza, rappresenta una sorta di  mediazione con la montagna, un tentativo di domarla ma senza alterarne la natura intrinseca e rispettando comunque le leggi dell’ambiente alpino e le caratteristiche litologiche, pedologiche e climatiche proprie di ciascun versante.

(…) L’edificazione e la manutenzione dei terrazzamenti scaturiscono da una medietas tra proprietà individuale dei singoli appezzamenti e gestione comunitaria degli spazi e degli elementi collettivi quali le vie di collegamento, la rete di regimazione delle acque, i muri di sostegno. La natura privata dello spazio effettivamente coltivato non è quindi concepibile in termini di possesso esclusivo, ma di articolazione tra esigenze del singolo e gestione comunitaria di un equilibrio complesso. Il versante terrazzato rappresenta così uno degli esiti dell‘ “individualismo comunitario”, da sempre tratto significativo della civiltà alpina.

Volontà individuale e volontà collettiva si sono fuse, all’atto della creazione di questi sistemi territoriali, e anche oggi è necessaria una convergenza di intenti pubblico-privati, un’integrazione tra i due livelli in una visione comune, per garantirne una cura e un mantenimento sostenibili nel lungo periodo.

I sistemi terrazzati, inoltre, erano e sono tuttora caratterizzati da una medietas economica, ponendosi a cavallo tra economia di sussistenza, destinata all’autoconsumo familiare, e produzione, spesso intensiva, ad uso commerciale. Come vedremo, tale fragile equilibrio è oggi spesso destinato a spezzarsi, determinando l’evoluzione nell’uno o nell’altro senso.

(…) Inoltre il paesaggio terrazzato è un ambiente fortemente antropizzato che al tempo stesso detiene ancora significativi caratteri di naturalità, e perciò può essere definito habitat “semi-naturale”. Esso è caratterizzato da un elevato valore naturalistico, che consegue proprio da tale intermedietà e dall’elemento di diversificazione naturalistica e paesaggistica, introdotto e mantenuto dall’uomo, che favorisce appunto lo sviluppo di un’elevata biodiversità vegetale e animale.

I sistemi terrazzati sono quindi paesaggi intermedi in sè, capaci di superare la divaricazione manichea di matrice ecologista tra mondo della natura da una parte e mondo dell’uomo dall’altra, che ha potentemente condizionato le trasformazioni territoriali del secolo scorso.

………………..

I sistemi terrazzati nascono con un duplice scopo: ridurre la franosità dei versanti diminuendone la pendenza e incanalando le acque meteoriche, e ampliare la superficie coltivabile ottimizzando le scarse risorse disponibili. La funzione agronomica produttiva è quindi prioritaria, e va, per quanto possibile, mantenuta o ripristinata.

Esempi eclatanti, in questo senso, sono rappresentati dai prodotti del Parco Nazionale delle Cinque Terre, quale lo Sciacchetrà, un celebre vino derivato da uve coltivate su terrazzamenti. In questo caso il “prodotto paesaggio” viene proposto congiuntamente al prodotto agricolo vero e proprio, in una sorta di virtuoso esempio di marketing territoriale, che trova compiutezza nella valorizzazione e promozione turistica di questi luoghi, attraverso un’esaltazione del loro valore storico, paesaggistico, antropologico e culturale.

(…) Nell’ambito del progetto ALPTER (http://www.alpter.net/?lang=it) si è cercato di esplorare il valore estetico dei paesaggi terrazzati, per valutarne il grado di attrattività turistica. I risultati di un’analisi dell’offerta turistica attuale e potenziale delle otto aree pilota studiate nell’ambito del progetto suggeriscono inoltre la necessità di potenziare la valorizzazione ma anche l’offerta di servizi e infrastrutture turistiche in queste aree, al fine di promuoverne uno sviluppo socioeconomico e limitare le conseguenze derivanti dal loro abbandono.

D’altra parte pare poco opportuno promuovere esternamente il valore dei paesaggi terrazzati trascurando il significato che essi assumono tra le comunità residenti. Si è cercato dunque parallelamente di accrescere la consapevolezza dell’importanza dei sistemi terrazzati tra le comunità locali, invitandole a riappropriarsi del patrimonio ereditato rafforzandone il senso di identità territoriale connesso alla presenza di tali particolari forme di gestione del territorio.

Il senso di appartenenza al territorio, d’altra parte, non può comportare l’esclusione, il rifiuto dell’altro, di chi in quel territorio si è trovato a vivere senza esservi nato e cresciuto. A volte il recupero produttivo dei sistemi terrazzati parte proprio dagli immigrati, dai nuovi residenti, costruttori di nuove identità territoriali mediante l’innesto di “nuove” culture in “vecchi” paesaggi.

Far crescere la consapevolezza del valore dei paesaggi terrazzati permette di chiudere il cerchio: dalla necessità (necessità di contenimento del rischio, di tutela dell’interesse collettivo) si passa alla libertà guidata dalla volontà. Volontà di mantenere, di recuperare, di valorizzare, di esporre. Una volontà, individuale e collettiva, che emerga dalle stesse comunità locali, e che costituisca quel motore interno che garantisce, a lungo termine, la sostenibilità di tutti gli interventi che il nostro e altri progetti possono solo limitarsi a cercare di promuovere sul territorio. (Mauro Varotto)

………………………….

terrazza

L’INIZIATIVA

L’iniziativa ‘Adotta un terrazzamento’ è un progetto del Comune di Valstagna (VI), del Gruppo Terre Alte del Club Alpino Italiano e del Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, che hanno proposto insieme la costituzione del Comitato ‘Adotta un terrazzamento in Canale di Brenta’. Il comitato si fa tramite tra i proprietari dei terrazzamenti, oggi emigrati all’estero o anziani impossibilitati a prendersene cura, e gli amanti della montagna disponibili a supportarne la manutenzione.

   L’iniziativa è nata dopo le prime esperienze locali di ‘adozione’ spontanea di terrazzamenti: l’obiettivo è di regolare e allargare l’attività, permettendo a chiunque di adottare un terrazzamento, sostenendo direttamente o a distanza la montagna del Canale di Brenta. E’ la naturale prosecuzione dell’attività di studio e animazione territoriale avviata dalle amministrazioni della valle (comuni di Valstagna, Solagna, Campolongo, S.Nazario e Cismon del Grappa) e dalla Comunità Montana del Brenta in collaborazione con l’Università di Padova, l’Università IUAV di Venezia e la Regione del Veneto (vedi il sito www.alpter.net).

C’è anche il patrocinio del Gruppo di ricerca Terre Alte del Club Alpino Italiano che dal 1991 è impegnato nell’opera di sensibilizzazione dei soci verso gli spazi vissuti della montagna. La sezione CAI di Bassano del Grappa è coinvolta nella manutenzione della rete sentieristica e nella valorizzazione del paesaggio terrazzato: alcuni soci della Sezione sono stati i primi ad adottare un terrazzamento.

LA STORIA

   Chi si trovi oggi ad attraversare in auto o in treno il Canale di Brenta (la Valsugana da Bassano del Grappa verso Trento), se rivolge lo sguardo verso i versanti montani rimane stupito dalle poderose serie di terrazzamenti che si innalzano fino oltre 500 metri di quota.

   Dal XVII secolo fino alla metà del XX secolo questa valle era caratterizzata economicamente dalla coltivazione del tabacco, che ha plasmato questi luoghi conferendovi un’impronta paesaggistica unica in ambito veneto per imponenza e diffusione dei terrazzamenti. Intorno alla coltivazione del tabacco ruotava il paesaggio, ma anche un intero sistema di vita.

   I terrazzamenti trasformano un versante montano a forte pendenza in una serie di ripiani per ottenere superfici adatte alla coltivazione. I muri di sostegno dei piani terrazzati sono detti localmente ‘masiére’ (dal latino ‘maceries’, cumuli di pietre) e sono realizzati in pietra a secco (senza l’uso di calce o cemento come legante).

   Una masiera può giungere anche a una altezza di 7-8 metri, ha due file di pietre parallele incastonate tra loro mediante una tecnica particolare che ne garantisce la stabilità nel tempo, ed è accompagnata alle spalle da uno strato permeabile di terra e ciottoli che fa filtrare l’acqua piovana attraverso la struttura.

   Realizzare un terrazzamento richiedeva il lavoro di parecchie persone, dotate di capacità ed esperienza: per questo motivo storicamente esisteva nel Canale di Brenta un sistema di “solidarietà” di vicinato, in grado di mettere in piedi cantieri veri e propri, con maestranze tecniche e la manodopera di molte famiglie.

L’ABBANDONO

   Dal secondo dopoguerra il sistema dei terrazzamenti è collassato, con il crollo delle coltivazioni che richiedevano troppa manodopera rispetto a quelle meccanizzate. Oggi i terrazzamenti mostrano le conseguenze di uno stato di abbandono durato ormai 30 anni, per cui sono coperti dal bosco e soggetti a crolli che ne minacciano la stabilità. Del patrimonio di 230 km di muri in pietra a secco che ricoprono la valle, più del 60% è in rovina e mette a rischio la sicurezza dei versanti.

   Oggi dei terrazzamenti sono ancora utilizzati solo quelli più vicini alle abitazioni, come orti privati: le coltivazioni orticole (quelle storiche come la patata e i fagioli, come anche i piccoli frutti) danno qui ancora risultati di qualità e il terreno, ricco di ferro (come testimonia un’indagine ARPAV), rende gli ortaggi saporiti.

http://www.adottaunterrazzamento.org/pagine/documenti

……………………………

Angelo Chemin, docente IUAV Venezia - studioso e ricercatore del Canale di Brenta

LE MASIERE

Prof. Angelo Chemin , IUAV Venezia (dal sito http://www.osservatorio-canaledibrenta.it )

Le masiere, o “terrazzamenti” sono una delle caratteristiche peculiari del paesaggio del Canale di Brenta e sono legate all’economia agricola della valle. La risorsa economica che dal 1600 in poi ebbe maggior sviluppo e segnò il paesaggio e il modo di vivere del Canale fu, la coltivazione del tabacco.

Non c’è documento scritto di quando questa pianta arrivò. La leggenda, ancor viva, tramandata da padre in figlio racconta che “siamo i più vecchi coltivatori” e che “la semenza” arrivò nel bastone cavo di un “frate” (monaco) benedettino (la leggenda ricalca alla lettera quella dell’introduzione del baco da seta, proveniente dalla Cina, in Europa.).

Questa coltivazione si diffuse dopo il 1560 circa, dapprima nell’antico territorio dipendente dal Monastero di Santa Croce di Campese e poi, dal 1817 ne fu permessa la coltivazione anche sulla Sinistra Brenta [passaggio dell’imperatore d’Austria Francesco I° per S. Nazario - lapide nella piazza di S. Nazario]. Nella seconda metà del 1800 tutto il terreno disponibile, fin sulle coste impervie e dirupate delle montagne, è messo a cultura.

Così scrive un testimone oculare: “Pochissimo è il terreno arabile della valle, e la massima parte di quello coltivato è del genere che nei catasti si distingue col nome di coltivo da vanga. E’ veramente mirabile l’arte e la perseveranza con cui questi valligiani seppero, con fatiche inapprezzabili ed impagabili, ridurre a coltura alcuni tratti dei ripidi declivi delle montagne, cambiando queste in grandiose scalee, i cui scaglioni, impendenti l’uno sull’altro, sono piccoli campicelli, sostenuti dalla roccia e da muricciuoli, e creati, ingrassati, adacquati con terra, concime ed acqua portati sin lassù a schiena d’uomo! Da tre secoli quella brava gente lavora per ridurre le nude rocce a campi preziosi; e, laddove nel 1502 il secretario ducale Alvise de Piero, in una sua relazione al Consiglio di X scriveva che Valstagna, capoluogo della valle, non aveva alcun palmo di terreno, ora nei campicelli creati da quella industre popolazione si coltivano circa 20.000.000 (venti milioni!) di piante di tabacco ogni anno” (Brentari 1885, p.85).

Questi terrazzamenti sono ancora in parte visibili, dove invece il bosco ha ormai riguadagnato il suo dominio si può avere la ventura di imbattersi in muraglioni di pietra che ancora, improvvisi, si ergono tra le piante.

   Masiere deriva dal latino maceries e significa “mucchi di pietra”, muri a secco, come appunto sono i manufatti che si trovano sulle nostre montagne.

L’epoca della massima diffusione di queste tecniche di costruzione è la seconda metà del 1800. Dobbiamo però rilevare come questa tecnica si trovi particolarmente applicata nel medioevo nei terreni di pertinenza dei monasteri benedettini. Possiamo quindi pensare che anche questo sia uno dei frutti della messa a coltura della valle incrementata dal Monastero di Santa Croce di Campese dal 1124 in poi.

Le aree dove troviamo la maggior frequenza e gli aspetti più significativi sono:

San Gaetano (Valstagna). E’ l’esempio più significativo e spettacolare maggiormente conservato;

- Tutta la fascia della mezzacosta tra San Gaetano e Valstagna a monte del paese e delle contrade;

- La costa di Postarnia di Valstagna;

- La mezzacosta di Campolongo;

- Campese, a monte della strada campesana. A monte della chiesa di San Martino i terrazzamenti presenti fino a mezzacosta, sono ora occultati dalla vegetazione;

- Le Bresagge di Solagna;

- San Nazario, in particolare ai Lanari e a Piancastello.

Questi manufatti sono un esempio unico e irrepetibile di uso del suolo e costituiscono un monumento storico e paesaggistico che caratterizza la valle. (Angelo Chemin)

…………………………

………………….

da www.alpter.net/

NASCE L’ALLEANZA INTERNAZIONALE DEI PAESAGGI TERRAZZATI

Si riporta di seguito le prime informazioni dal coordinatore dell’Alleanza:

Cari amici e colleghi della Alleanza Internazionale dei Paesaggi Terrazzati (ITLA),

Vorremmo condividere i progressi della Alleanza Internazionale e allo stesso tempo invitare tutti voi a condividere le vostre esperienze e le attività con i membri e le persone interessate nei paesaggi terrazzati.

Seconda Conferenza sui paesaggi terrazzati in Perù.

Ci siamo incontrati con i nostri colleghi a gennaio e inizio febbraio in Perù (Giovanni Conti, Hilda Araujo e Mourik Bueno de Mesquita) per coordinare i preparativi per la Seconda conferenza sulla Paesaggi terrazzati in Perù. Abbiamo in programma di tenere la seconda conferenza nel mese di aprile o maggio 2013 a seconda della disponibilità dei partecipanti e della logistica per l’evento.

Si prevede una combinazione di diversi mini-workshop con gite in siti selezionati per il paesaggio terrazzato che forniranno input di prima mano per la Conferenza. Contiamo sulla partecipazione attiva di conoscitori esperti, scienziati e operatori – uomini e donne – per valutare la situazione attuale e prevedere azioni concrete per promuovere paesaggi terrazzati in maniera sostenibile.

Stiamo pensando di tenere la conferenza nella Colca Valley sulle pendici occidentali della parte meridionale delle Ande peruviane, perché è uno dei paesaggi terrazzati più importantiin Perù e conta un gran numero di hotel ed alberghi per ospitare la conferenza. Visiteremo la valle nel maggio di quest’anno. Date un’occhiata alle seguenti siti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Colca_…http://www.go2peru.com/webapp/ilati…

Naturalmente tutti chiedono di visitare i terrazzamenti a Cusco, e prepareremo gite brevi e lunghe per visitare i paesaggi terrazzati del Perù, tra cui famose terrazze di Tipón, Yucay, Pisaq, Moray in Cusco, ma ci sono altri luoghi splendidi come Yauyos e Laraos nelle pendici occidentali delle Ande, vicino al Lago Titicaca Pusalaya e anche sul versante orientale nel Sandia, in provincia di Puno, noto come Cuyo Cuyo ..

Ci rivedremo a maggio e definire la Commissione per questa Conferenza Internazionale insieme e ONG peruviane come CITPA, il Centro di Bartolomé de las Casas e il Trust Cusichaca e dalle università come l’Università Cattolica, Università Agraria La Molina di Lima. La Conferenza sarà nel 2013 e nel frattempo il Perù avrà le elezioni e un nuovo governo, a luglio 2011: il coinvolgimento del governo nazionale dovrebbe attendere che i nuovi eletti siano stati insediati.

Diversamente dalla precedente Conferenza questo non richiede un riconoscimento ufficiale da parte del governo ed è quasi impossibile ottenere fondi governativi. Tuttavia potrebbe essere utile per ottenere prima il consenso dei governi locali, dove si terrà la Conferenza sui paesaggi terrazzati, per chiedere il sostegno finanziario da parte delle agenzie e dei programmi internazionali.

Questo dipende anche dalla formulazione chiara degli obiettivi della Conferenza – che unisce lo scambio di conoscenze derivanti dalla ricerca, con azioni concrete per preservare, proteggere e promuovere paesaggi terrazzati e la cultura agricola, includendo la prospettiva dei loro guardiani. Pertanto, il gruppo peruviano dell’Alleanza Internazionale svilupperà in Perù 3 attività:

1. Il National Resources Institute ha prodotto insieme ad altre organizzazioni un inventario dei paesaggi terrazzati. Questo sforzo si è interrotto 20 anni fa… Abbiamo bisogno di ristabilire i contatti con le istituzioni e le persone, gli scienziati che gli esperti in questo campo per raccogliere il materiale prodotto. Esiste una vasta bibliografia di studiosi internazionali sui terrazzi peruviano. L’inventario è la prima priorità.

2. Vorremmo preparare la conferenza invitando studiosi locali per svolgere attività di ricerca partecipata (con il coinvolgimento degli agricoltori) per produrre casi di studio sulla percezione che ha la gente di come recuperare i terrazzamenti in quanto sistemi agricoli incorporati nella Cosmovisione andina. Il nostro obiettivo è di presentare questi casi di studi, come mostre, visione disegni, video e in altre forme interattive durante la Conferenza.

3. Il gruppo visiterà le comunità locali durante i prossimi 2 anni per identificare i contadini esperti che sanno come mantenere e costruire i terrazzamenti e come preservare la diversità delle sementi locali, o gestire l’acqua dove scarseggia. Gli esperti (uomini e donne) si uniranno come Forum degli agricoltori nella prossima Conferenza.

Cercheremo le risorse per finanziare questo processo in Perù nel periodo 2011 – 2013, nonché per l’organizzazione della Conferenza internazionale nel 2013, e siamo grati ai membri che possono suggerire fonti di finanziamento e possono mobilitare le proprie risorse per processi simili nella loro paesi o per la partecipazione alla Conferenza.

Il nostro prossimo passo è quello di tenere un workshop di pianificazione a maggio in Perù, per decidere su un format innovativo per l’evento, per proporre temi specifici per la Conferenza e istituire un gruppo di lavoro. Organizzeremo in Perù 2 workshop di grandi dimensioni per preparare l’evento, in forma di conferenze nazionali sui terrazzameti, con l’obiettivo di rafforzare le nostre attività e coinvolgere la Comunità peruviana nella promozione dei Paesaggi terrazzati e nella organizzazione della Conferenza.

SEZIONE ITALIANA DELLA ALLEANZA INTERNAZIONALE

Il 2 marzo siamo stati a Venezia, ci siamo incontrati con i membri italiani della Alleanza Internazionale dei Paesaggi terrazzati e abbiamo discusso sulla prossima conferenza e la sua preparazione, nonché sulla catalogazione dei paesaggi terrazzati in Italia, sugli esperti e gli studiosi di terrazzamenti in Italia e sui passi successivi. Ci limiteremo a riassumere i principali risultati di questo incontro con Franco Alberti della Regione del Veneto, con Donatella Murtas dal Ecomuseo di Cortemiglia (Alta Langa), Mauro Varotto e Luca Lodatti dell’Università di Padova ed Enrico Fontanari dell’Università di Venezia.

1. Elaborazione di una proposta di attività di ricerca e promozione dei paesaggi terrazzati in regioni di paesi diversi: Italia, Perù e Honghe – una proposta che metta insieme partner diversi ha buone possibilità di finanziamento da parte dell’Unione Europea, come i nostri colleghi italiani hanno spiegato. La sezione italiana potrebbe partecipare insieme al gruppo del Perù e al Centro di Ricerca dell’Università Honghe per sviluppare questa proposta.

2. Sarà possibile utilizzare il Sito web ALPTER www.alpter.net per dare visibilità alle attività dell’Alleanza Internazionale dei paesaggi terrazzati. Ci sono già diversi documenti provenienti dalla Conferenza di Honghe pubblicati sul sito, e la sezione italiana si è offerto di pubblicare ulteriore materiale utile al nostro lavoro. Si prega di contattare Franco e Luca per pubblicare nuovi contributi sul sito. Luca lodatti e Franco Alberti

3. La prossima riunione della sezione italiana sarà organizzata da Donatella Murtas in Alta Langa o in Liguria il 21 giugno di quest’anno, noi prenderemo parte a questo prossimo incontro.

ALLARGARE LE ADESIONI ALL’ALLEANZA

Dovremmo promuovere l’adesione di nuovi membri all’ITLA inviando una breve descrizione della Alleanza, più un piccolo modulo di registrazione in modo che altri studiosi e professionisti possono aderire rapidamente all’Alleanza, così che possiamo includere anche loro e un numero maggiore di paesi nell’Alleanza. Rimarrà comunque come una rete informale, a seconda del contributo di ciascun paese ,in modo che siamo via via in grado di includere tutte le regioni terrazzate nella nostra Alleanza.

Cordiali saluti dalla Germania Timmi Tillmann e Salas Maruja

Advisor of Right Livelihood College at CenPRIS – Center for Policy Research and International Studies Universiti Sains Malaysia 11800 Penang MALAYSIA Tel: +604-653-2043 Fax: +604-659-1624 – E-mail: TimmiTillmann@gmail.com

………………

DA ADOTTARE
– Sono disponibili grazie al supporto dell’amministrazione del Comune di Valstagna una serie di terrazzamenti nella contrada di Costa, situata nella parte settentrionale del Canale di Brenta, in un’area ben soleggiata perché esposta verso sud. Si tratta di terrazzamenti che al momento attuale sono in stato di abbandono, collocati in alto, sopra i terreni ancora coltivati. La posizione esposta al sole e il degrado non avanzato li rendono adatti alla coltivazione di orto, vite o alberi da frutto. Per informazioni e per adottare i terrazzamenti – E-mail: comitato@alpter.net

http://www.adottaunterrazzamento.org/terrazzamenti/adozione-diretta

……………………………………..

L’ARGOMENTO “TERRAZZAMENTI” TRATTATO PRECEDENTEMENTE IN QUESTO BLOG:

- http://geograficamente.wordpress.com/2011/05/06/adotta-un-terrazzamento-la-nascita-di-proposte-innovative-per-la-tutela-del-paesaggio/

- http://geograficamente.wordpress.com/2009/11/23/i-territori-pedemontani-e-montani-ora-abbandonati-%e2%80%93-il-caso-valstagna-provincia-di-vicenza-la-possibilita-di-un-recupero-ambiental-economico-non-dimenticando-i-segni-di-guerra/

…………………….

splendida immagine del Brenta e a ridosso del centro di Valstagna

About these ads

5 thoughts on “ADOTTA UN TERRAZZAMENTO: una concreta iniziativa (per far tornare a vivere i luoghi) nel CANALE DI BRENTA (alto vicentino) – La positiva MEDIAZIONE TRA desiderio di RITORNO personale ALLA NATURA e BENE AMBIENTALE da recuperare alla Comunità

  1. Buongiorno

    Subito dopo il terremoto (Aquila) avevo scritto a varie testate giornalistiche (e se non ricordo male anche a geomedia).
    Mi fa piacere che questa idea stia volando nei cieli del NORD, e mi auguro che quest’acquila (o meglio questa fenice) raggiunga anche il SUD.

    ps – Non chiederò i diritti d’utore :-)

    all the best

  2. Questo post è all’immagine dell’ultima immagine.

  3. Questo post è all’immagine dell’ultima foto.

  4. Il 20 novembre scorso si è tenuto un simposio fra contadini e cittadini sulla dignità del paesaggio agrario terrazzato del Veronese (marogne)

    http://www.estnord.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1705:terrazzamenti-un-nuovo-modo-di-vedere-il-mondo&catid=15:economia-sociale&Itemid=30

    1, 10, 100, terrazzamenti che rivivono !!!

  5. Qualche anno fa ho partecipato ad un escursione nel “Veneto centrale” a cura del prof. Mauro Varotto; ricordo che avevo visto in un museo a Bassano delle rapide immagini di un documentario firmato Giuseppe Taffarel, personnaggio per me leggendario, le cui gesta mi furono apprese dal nonno e dalle sere al circolo del paese in cui era nato e dove sono cresciuto: Longhere.
    Ebbene, sono riuscito a ritrovare il documentario intero, con tanto d’intervista a Taffarel !
    Il cortometraggio rende conto della vita degli ultimi due “contadini volanti” del canale di Brenta. Un video corto, ma concentrato di insegnamenti che superano il tempo.

    http://www.latendatv.it/index.php?option=com_hwdvideoshare&task=viewvideo&video_id=254&Itemid=106

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 603 follower