“Lebanon” del regista israeliano Samuel Maoz è un film (Leone d’Oro a Venezia) imperdibile: sotto il profilo artistico, ma anche in quello politico, storico, di cronaca vissuta “dentro una guerra che pare irrisolvibile ma non lo è”. E’ ambientato durante la guerra in Libano del 1982, e tutto il film in pratica si svolge all’interno di un carro armato israeliano con quattro giovanissimi soldati, spauriti, cui si dà l’incarico di avanzare e fare terra bruciata (e qui nascono tutti i loro dubbi, le loro paure, l’estraneità a quel che li viene chiesto di fare).
Invitandovi a leggere le due esposizioni e critiche del film qui di seguito nei primi due articoli che vi proponiamo, c’è poi da soffermarsi sullo “stato delle cose” del conflitto in Medio Oriente; in particolare se potrà mai avverarsi l’annoso progetto di avere in quell’area due Stati autonomi che non si fanno la guerra ma vivono in pace: Israele e la costituzione di un vero Stato Palestinese. Su questo terreno si sta impegnando molto l’America di Obama, ma i risultati non sembrano venire. Il leader israeliano Netanyahu pare essere ostaggio dell’estrema destra nel suo governo; dall’altra i palestinesi sono al loro interno divisi tra Abu Mazen presidente, ricattato dal gruppo fondamentalista Hamas (che controlla la Striscia di Gaza).
Ma l’elemento interessante che troverete negli articoli che vi proponiamo, è dato dall’impegno della “cultura” israeliana nella ricerca di una pace possibile. Cultura vista su due branchie fondamentali nella nostra epoca: il cinema (e prima di Maoz con il suo Lebanon, c’è stato il bellissimo film animato “Valzer con Bashir” di Ari Folman, e anche “Il giardino dei limoni” di Eran Riklis; e di entrambi abbiamo già parlato in questo blog (Valzer con Bashir - Il giardino dei limoni ). E, oltre al cinema, “la cultura israeliana” è impegnata a trovare una soluzione di pace con scrittori che hanno raggiunto una fama internazionale, come Abraham Yehoshua (di cui qui vi proponiamo un articolo importante), David Grossman, Amos Oz… Cinema e letteratura di primordine mondiale (registi, scrittori, autori bravi nell’esporre un “esistenzialismo” allo stesso tempo intimo, personale, ma anche dai forti connotati politici) che ha fatto conoscere il dramma mediorientale al mondo, e che prospetta soluzioni possibili per eliminare la sofferenza (verrebbe quasi da dire, paradossalmente, che questi registi e scrittori, rappresentano una guerra vinta non da israeliani e neanche dai palestinesi, ma della possibilità della pace). (continua…)






