Archivio per la categoria ‘Appuntamenti’

Conferenza di Copenaghen a rischio fallimento – l’accordo sul clima, sulla riduzione delle emissioni di gas serra, bloccato dai veti dell’intransigenza cinese e (per Obama) dalla lobby petrolifera americana -Il rischio di un sogno di salvezza dall’inquinamento globale che si sta infrangendo – La mobilitazione (della cultura, della politica, delle associazioni) per salvare Copenaghen

Mercoledì 18 Novembre 2009

le difficoltà della politica di Obama (Barack Obama - Official White House Photo by Pete Souza)

Si sta mettendo male per la conferenza sul clima di Copenaghen che inizierà il prossimo 7 dicembre: la quindicesima conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici (COP15), di certo la più importante per numero di partecipanti, Paesi coinvolti, leaders presenti e per senso dell’urgenza e drammaticità che la circonda. Se vi capita di poter fare qualcosa (firmare un appello, partecipare a iniziative di cambiamento della vostra vita in senso meno consumistico, aderire a manifestazioni, coinvolgere associazioni cui siete soci, ect., ebbene, questo è il momento di farlo).

Stati Uniti e Cina (i due paesi producono da soli il 40% di emissioni nell’atmosfera) hanno messo un “alt”, un veto, ad ogni accordo globale, internazionale, migliorativo delle obsolete prescrizioni del trattato di Kyoto.    Il nuovo trattato che si doveva (dovrebbe?) avrebbe dovuto fissare:
- una serie di impegni ambiziosi di riduzione delle emissioni da parte dei paesi sviluppati dell’ordine del 25-40 per cento rispetto al 1990 (anno base per gli accordi di Kyoto) entro il 2020;
- un’azione adeguata da parte dei paesi in via di sviluppo per ridurre la crescita delle loro emissioni, a circa il 15-30 per cento in meno rispetto ai livelli normali al 2020;
- un accordo finanziario per aiutare i paesi in via di sviluppo a mitigare le emissioni e ad adattarsi ai cambiamenti climatici, dell’ordine di 100 miliardi di euro l’anno entro il 2020.

Importante è anche il mettersi in gioco in quest’occasione delle associazioni ambientaliste internazionali (come WWF e Greenpeace), e altre associazione del mondo delle Organizzazioni Non Governative, venendo a produrre un documento (Il “Copenhagen Climate Treaty”) sostenuto con iniziative in varie parti del mondo, che propone ai “Grandi della Terra” una serie di misure efficaci contro la catastrofe ambientale, come:

- I Paesi industrializzati, come gruppo, si impegnino a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.

- I Paesi industrializzati, come gruppo, si impegnino a fornire risorse finanziarie addizionali ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 150 miliardi di dollari all’anno (fino al 2020) per supportare la transizione verso un sistema energetico pulito basato su fonti rinnovabili, per fermare la distruzione delle foreste tropicali e per misure di adattamento agli inevitabili impatti del cambiamento climatico.

- I Paesi in Via di Sviluppo si impegnino a ridurre la crescita delle proprie emissioni del 15-30% al 2020 rispetto a uno scenario “business-as-usual”.

- Soluzioni pericolose, come ad esempio l’energia nucleare, non rientrino tra le opzioni finanziabili all’interno del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni.

- La deforestazione (e le emissioni ad essa associate) sia fermata in tutti i Paesi in Via di Sviluppo al più tardi entro il 2020. L’obiettivo “Deforestazione ZERO” deve essere raggiunto già entro il 2015 in Amazzonia, Congo e Indonesia.

Come vedete l’ambientalismo e le proposte generali previste per una possibile approvazione a Copenaghen non si discostano di molto: a parte il “no” convinto all’energia nucleare e impegni più precisi nell’ambito del blocco della deforestazione da parte degli ambientalisti, il tema politico dominante è lo stesso: da una parte aiutare i paesi poveri, in via di sviluppo, a crescere senza dover inquinare (come hanno invece fatto storicamente i paesi ora ricchi); dall’altra far sì, per i paesi ricchi, che lo sviluppo presente e futuro si basi su energie rinnovabili, sulla drastica riduzione dei sistemi che ora inquinano.

Su tutto questo le sfaccettature dei tanti paesi, delle tante realtà nazionali, che mostrano ancora una volta una condizione di difficoltà ad arrivare a un vero “governo del mondo”, mancando appunto un’autorità in grado di prendere delle decisioni virtuose per tutti, magari rinunciando, i ricchi ad alcune “comodità” inquinanti, e i “poveri” a stabilire il loro sviluppo su basi ecocompatibili (e su questo aspetto crediamo che il rafforzamento dei poteri degli organi internazionali porterebbe a risultati più efficaci). (continua…)

GIS Day 2009 al CIRGEO

Domenica 15 Novembre 2009

images

18 novembre 2009. Il GIS Day è una giornata, celebrata a livello mondiale, con lo scopo di diffondere la cultura geografica e le tecnologie GIS. Istituzioni, Associazioni, Enti, Aziende, Università e Scuole per l’occasione organizzano convegni e seminari aperti alla popolazione. L’iniziativa è sponsorizzata da National Geographic Society, Associaton of American Geographers, University Consortium for Geographic Information Science, United States Geological Survey, Library of Congress ed ESRI.

Il CIRGEO (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Cartografia, Fotogrammetria, Telerilevamento e S.I.T. dell’Università di Padova) propone ogni anno un interessante incontro con esperti di svariati settori che utilizzano strumenti geografici. Quest’anno anche Geograficamente è stata invitata a partecipare all’evento: coglieremo l’occasione per presentare il progetto “Cartografare il territorio” che vede protagonista, una volta tanto, la Geografia nelle scuole. 

Per il programma della giornata e per iscriversi:

http://www.formazione.cirgeo.unipd.it/eventi.asp?idevento=5

Dolomiti: Disneyland o Patrimonio dell’umanità? – Montagne di serie A e di serie B: le prime dentro il “nonsense” consumistico, le seconde abbandonate e spesso degradate. La necessaria svolta di una politica di sano sviluppo della montagna

Martedì 10 Novembre 2009
erto vecchia (sotto) e nuova (sopra)

La Valle del Vajont tra le candidate a divenire capitale delle Dolomiti (proposta provocatoria? Forse, ma interessante). Qui nell’immagine, sullo sfondo, veduta di Erto vecchia (sotto) e nuova (sopra). La valle del Vajont si trova all'interno del Parco Regionale delle Dolomiti Friulane ed i paesi di Erto e Casso fanno parte dell’omonimo comune, in provincia di Pordenone. La franosità dei luoghi era ben nota agli antichi abitanti che, purtroppo, nulla poterono di fronte alla massa di 300 milioni di metri cubi che dal monte Toc invase il lago artificiale del Vajont la sera del 9 ottobre 1963. La catastrofe fu immane. I 50 milioni di metri cubi di acqua che si schiantarono contro i fianchi dei monti e più giù verso Longarone causarono in tutto 1917 vittime, di cui, nell’onda, sopra la diga, 347 a Erto e Casso

Il 26 ottobre scorso a Udine è stato approvato lo Statuto definitivo per la costruzione della Fondazione “Dolomiti Patrimonio dell’Umanità” (il vero nome non è ancora chiaro cosa sarà) con sede legale e fiscale a Belluno, e con sette soci fondatori: le Province di Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine, e le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia (dell’incontro vi diamo conto di seguito con un articolo ripreso da “il Gazzettino”).  E’ da capire bene quali saranno i compiti del nuovo ente che si sovrappone alle Province e alle Regioni. Le difficoltà non mancano: da sempre ci sono state Dolomiti di serie A (superfinanziate nelle province che godono dello statuto speciale), e province povere, come quella di Belluno, che deve pure sopperire al fatto di essere in una regione, il Veneto, con un territorio assai variegato, e forse con un’attenzione maggiore ad alcune aree del suo territorio e poco nel fare una convinta “politica della montagna” nel Bellunese.

Che ci sia un “ente superiore”, unico, che si interessa e sovrintende ad un’area così importante e omogenea (pur nelle sue differenziazioni geofisiche) può andar bene, essere utile. Basta che non si trasformi in un ente che brucia soldi solo per il suo finanziamento.

erto scorcio

Erto, scorcio

Ma quale sarà la “capitale” dell’area dolomitica?  Sarà a rotazione in luoghi diversi, o in un unico posto?    Le candidature finora sono: Cortina (la favorita), Bolzano, Trento, il Pordoi, Agordo, Bressanone, Belluno, Tolmezzo, Auronzo, Pieve di Cadore, il Vajont. A noi non dispiacerebbe quest’ultimo (il Vajont) perché rappresenta un’area che ha subito una grande sofferenza, e che ora fa sicuramente parte di quella montagna di serie B, luoghi non rinomati all’attrazione turistica (effettivamente le catene montuose attorno a Cortina possono essere più attraenti…) ma che sarebbero in grado di sviluppare un turismo più intelligente (rispetto a quello di massa e mondano di certe località) e con attività economiche di pregio (sulle biomasse come energia rinnovabile, sull’agricoltura specialistica, sull’artigianato e sui centri di sperimentazione e ricerca ambientale…).

Invece ora tutto appare poco credibile che possa verificarsi “una svolta” della montagna: il degrado territoriale che accade (a Cancia, pochi chilometri da Cortina, la frana che nel luglio scorso distrugge un borgo e due persone muoiono…); lo sviluppo dell’edilizia delle seconde case e dei mega-centri-vacanze (a Rocca Pietore sotto la Marmolada) (ne abbiamo qui parlato nei mesi scorsi).

Alla base di tutto, per fare una politica della montagna, e in questo caso dell’area dolomitica, serve “un progetto” chiaro di sviluppo e conservazione. Far tornare la montagna luogo di conservazione ambientale, di sviluppo di attività sì di nicchia, ma di grande valore economico, specialistiche e compatibili con l’ambiente (l’artigianato e l’industria dell’occhialeria in Cadore e nell’Agordino…). Riuscire a riportare la produzione agroalimentare, gli allevamenti, l’agricoltura di montagna; recuperare le aree abbandonate per la ripresa del pascolo e attività agrituristiche. Creare una “Università delle Dolomiti” che faccia ricerca su questi luoghi dalle più che variegate composizioni ambientali; che studi gli aspetti naturalistici, la botanica, il paesaggio, la meteorologia… cioè riuscire a fare della montagna (le Dolomiti) non territorio dove la ricerca è “colonizzata” dalle Università di pianura, ma riesca “da sè”, dal suo interno a produrre ed esprimere risorse per la ricerca scientifica… insomma un ritorno ad uno sviluppo virtuoso dell’economia di montagna, della vita e della cultura delle sue popolazioni, tutto questo contrasta con quello che è il processo di adesso: una montagna che si basa su un turismo di massa (per lo più “mordi e fuggi”), con tante aree di abbandono.

L’apparizione dell’orso nelle Dolomiti: ennesimo “oggetto” di attrazione turistica (e adesso si incomincia pure a parlare del “ritorno del lupo”). Dolomiti disneyland; luna park permanente, a cui si è ridotto la montagna e la sua raffinata cultura del passato, ora addormentata dalla giostra turistica. Sarà in grado la nuova Fondazione di mettere in campo un progetto di sviluppo innovativo affinché la montagna (le Dolomiti), e le sue genti, riacquisti una spinta propulsiva verso una sua autonomia culturale, economica, di sviluppo e valorizzazione intelligente? (continua…)

La scoperta delle suggestioni del fiume Sile in una piccola spedizione ecologica e scientifica (e di studio del rapporto del fiume con chi ci vive vicino). Proposta di partecipazione.

Mercoledì 1 Luglio 2009
Fin dai tempi più remoti il clima mite dell’area, la navigabilità delle acque, la vicinanza con il mare, la copiosità di risorgive e la ricchezza boschiva del territorio circostante (il paesaggio, per quanto simile, non era quello attuale) attraggono al Sile popolazioni che si fermano lungo le sue rive. Sull’antica pianura alluvionale, una grande “spugna” di ghiaie e argilla formatasi 14, 17 mila anni fa con il ritiro dei ghiacciai e al cui centro scorre il fiume, si susseguirono i primitivi dell’Età della pietra, la civiltà del bronzo e quella del ferro; vennero poi i Romani, i Comuni e la Repubblica Veneta.

Fin dai tempi più remoti il clima mite dell’area, la navigabilità delle acque, la vicinanza con il mare, la copiosità di risorgive e la ricchezza boschiva del territorio circostante (il paesaggio, per quanto simile, non era quello attuale) attraggono al Sile popolazioni che si fermano lungo le sue rive. Sull’antica pianura alluvionale, una grande “spugna” di ghiaie e argilla formatasi 14, 17 mila anni fa con il ritiro dei ghiacciai e al cui centro scorre il fiume, si susseguirono i primitivi dell’Età della pietra, la civiltà del bronzo e quella del ferro; vennero poi i Romani, i Comuni e la Repubblica Veneta.

L’Associazione Geograficamente intende nei prossimi mesi approfondire i vari contesti che caratterizzano il fiume Sile, dalle sue sorgenti a Casacorba (comune di Vedelago), fino allo sfociare del fiume nella Laguna. E questo a partire da una piccola spedizione in kajak  da tenersi nel mese di settembre (di cui qui sotto vi riproponiamo i contenuti minimi, già peraltro pubblicati in questo blog). La spedizione avverrà se riusciremo a trovare un numero adeguato di partecipanti (sennò rinunceremo ma lo stesso studieremo il fiume passo a passo nelle sue varie caratteristiche), ed è aperta a tutti quelli che sarebbero interessati a partecipare; e i dettagli precisi di essa li esporremo ai possibili potenziali interessati entro la metà di questo mese di luglio. Se la cosa vi interessa, o perlomeno volete saperne di più e capire meglio di cosa si tratta, scrivete alla mail del nostro coordinatore di quest’iniziativa, Renato Augelli (possibilmente entro il 10 luglio: vi faremo sapere i dettagli e solo dopo potrete decidere se siete veramente interessati ai successi passi per la partecipazione).

Parco Naturale Regionale Fiume Sile, Flora e fauna. Di straordinario interesse sono la flora e la fauna presenti lungo i 95 Km. del corso del fiume Sile. Numerose sono le piante acquatiche, gli arbusti e i canneti oltre a fiori (in particolare alle sorgenti di Casacorba è possibile ammirare delle specie uniche di orchidee) e a una vegetazione di tipo forestale (frassini, olmi e carpini) tra cui trovano il loro habitat naturale numerose specie animali (ricci, testuggini d'acqua, bisce, ecc.) nonché uccelli (aironi, garzette, germani reali, usignoli di fiume, gallinelle d'acqua e molti altri). Nella foto: una famigliola cigni a "passeggio" nell'Oasi di Cervara.  (Foto Ettore Galata Rizzardini)

Parco Naturale Regionale Fiume Sile, Flora e fauna. Di straordinario interesse sono la flora e la fauna presenti lungo i 95 Km. del corso del fiume Sile. Numerose sono le piante acquatiche, gli arbusti e i canneti oltre a fiori (in particolare alle sorgenti di Casacorba è possibile ammirare delle specie uniche di orchidee) e a una vegetazione di tipo forestale (frassini, olmi e carpini) tra cui trovano il loro habitat naturale numerose specie animali (ricci, testuggini d'acqua, bisce, ecc.) nonché uccelli (aironi, garzette, germani reali, usignoli di fiume, gallinelle d'acqua e molti altri). Nella foto: una famigliola cigni a "passeggio" nell'Oasi di Cervara. (Foto Ettore Galata Rizzardini)

UN  SPEDIZIONE SUL   SILE

1 – La spedizione è organizzata dall’associazione Geograficamente come evento scientifico di mappatura del fiume Sile a partire dalla sua sorgente (principale risorgiva a ovest) sino alla foce in mare adriatico.

2 – La realizzazione della spedizione dovrebbe essere temporalmente schedulata per il mese di settembre 2009 ed avrebbe la durata ininterrotta di tre o quattro giorni.  Per offrire la possibilità di avere un adeguato numero di partecipanti si può prevedere la partenza il giovedì o il venerdì e l’arrivo domenica sera.

3 – La spedizione potrebbe essere svolta nelle prime due decadi di settembre 2009 per tenere conto delle ore di luce di quel periodo dell’anno. (continua…)

LuciaStove: il fornello (a piccole o grandi dimensioni) che produce Energia e Biochar, cioè carbone-fertilizzante vegetale (per un mondo nuovo)

Lunedì 8 Giugno 2009
Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche, in epoca pre-colombiana, con l’utilizzo della “Terra preta”, cioè Biochar, carbone-fertilizzante vegetale, erano in grado di conservare fertili i terreni coltivati dentro la foresta.

Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche, in epoca pre-colombiana, con l’utilizzo della “Terra preta”, cioè Biochar, carbone-fertilizzante vegetale, erano in grado di conservare fertili i terreni coltivati dentro la foresta.

L’invenzione che qui vi proponiamo (riprendendo due articoli apparsi su “Il sole 24ore” del 12 marzo scorso (ma che aggiorniamo con altre notizie e un appuntamento con l’inventore) si chiama “LuciaStove”, un fornello che viene ad avere molteplici funzioni:

1- smaltisce, senz’alcun costo, gli scarti vegetali che diventano il suo combustibile;

2- produce, nel processo di combustione, energia termica, ma può produrre anche energie elettrica;

3- non crea alcun inquinamento (attraverso un processo naturale di pirolisi, cioè di combustione senza ossigeno);

4- come scarto della combustione produce il biochar, un carbone-fertilizzante vegetale di grande arricchimento per i terreni agricoli.

L’inventore di questo marchingegno semplicissimo ma di grande efficacia ecologica (e che potrà arricchire la vita delle popolazioni, a partire da quelle più povere della Terra, e non stiamo scherzando) è Nathaniel Mulcahy, nato in Georgia da padre americano e madre italiana, venuto in Piemonte e stabilitosi a Tortona: un vero genio di molte invenzioni, negli ambiti più disparati; e che con la “LuciaStove” (nell’articolo si spiega dettagliatamente la scelta di questo nome) Mulcahy ha deciso di lavorare per uno sviluppo nuovo, compatibile con l’ambiente e con un nuovo equilibrio tra Nord e Sud del Pianeta: infatti questa (bio)tecnologia è la soluzione per far autoprodurre energia termica ed elettrica e fertilizzanti non inquinanti nei villaggi dei Paesi più poveri del Pianeta.         Biochar, energia termica ed elettrica, smaltimento non inquinante ed efficiente, costi ridotti al minimo che più minimo non si può… un’Utopia Concreta quella che vi proponiamo, una Tecnologia Appropriata efficace che non ha bisogno di tecnologie nucleari né di altri contesti costosi, pericolosi e complicati. (continua…)

Elezioni poco interessanti per il Parlamento europeo. Proposta: poter votare almeno un terzo dei parlamentari in liste paneuropee, oltre la propria nazione

Lunedì 1 Giugno 2009
Strasburgo (Francia): sullo sfondo il parlamento europeo (foto di Vincent Lebrou)

Strasburgo (Francia): sullo sfondo il parlamento europeo (foto di Vincent Lebrou)

In un contesto di disinteresse generalizzato per una politica unitaria (unica) europea (con la creazione di un vero Stato federalista d’Europa), e il concentrarsi su interessi strettamente nazionali o regionali, nascono (nella politica europea) gruppi nuovi, a volte interessanti. In fondo a questa pagina, come ultimo articolo, ve ne presentiamo uno di assolutamente particolare nato in Svezia: quello dei “Pirate Bay”, la “Baia dei Pirati”, nuova formazione politica (all’8% dei consensi elettorali svedesi previsti per queste elezioni europee) che si batte per la libertà e l’indipendenza di internet in un’epoca in cui stanno nascendo nuove forme di cittadinanza virtuale (e per una riforma delle leggi sul copyright e una migliore tutela della privacy su internet); insomma un fine nobile e condivisibile: la libertà generalizzata di informazione e contro i copyright che danneggiano chi non ha mezzi finanziari. In altri contesti sono invece le destre nazionaliste e xenofobe che stanno crescendo… è la difficoltà dei paesi (degli stati nazionali) europei a “mettersi assieme”, riconoscersi in un’unica entità politica (pur in un disegno federalista dove ogni potere, a seconda della sua competenza, è assegnato all’entità più vicina e adatta a gestirlo: la municipalità, la città, la regione, lo stato, fino all’Europa…).        E il Parlamento europeo pertanto ora non lo è in una pienezza di poteri e funzioni; resta marginale; e considerato un ripiego per politici che magari non sono potuti emergere nel contesto nazionale, un “contentino” per loro.         Noi riteniamo che questa situazione potrà (dovrà) cambiare molto presto, nell’immediato futuro: emergenze ed urgenze internazionali (sul tema ambientale, della pace, dell’economia…) costringeranno gli stati nazionali europei alla creazione dell’“entità Europa” come qualcosa di forte e strutturato. E’ nello spirito del Trattato di Lisbona (per capire il Trattato vi invitiamo a riprendere le osservazioni contenute su questo blog alcune settimane fa: Il lento (ma importante) cammino di un’Europa unita, oltre gli stati nazionali).           Interessante poi è la proposta di Daniel Cohn-Bendit (deputato europeo franco-tedesco) di creare uno spazio elettorale unico, nei 27 paesi, per almeno un terzo dei deputati al Parlamento Europeo da eleggere. Ciò provocherebbe la creazione di leaders europei a prescindere dalla nazionalità dell’elettore: una lista paneuropea forse sconvolgerebbe i “giochi” di basso potere delle politiche nazionali, iniziando un processo di integrazione vera (…vorremmo fare nostra questa proposta, inserendola tra le utopie concrete per una vera Europa oltre gli stati nazionali).          Vi diamo qui conto di un articolo del giornale britannico The Economist (pubblicato in Italia da “Internazionale”) che parla dell’attuale clima scialbo delle attuali elezioni europee, non solo pertanto in Italia, ma un po’ in tutti i paesi dell’Unione. (continua…)