Di risultati positivi finora il vertice di Copenaghen sembra averne dati ben pochi. Evidente la separazione tra un’Europa disposta a mettersi in gioco, rispetto alle esigenze dei paesi emergenti (in primis Cina, India e Brasile) che chiedono di “poter inquinare” per perseguire il loro sviluppo. Ma la situazione è meno semplice di quel che appare: anche nei paesi emergenti si comprende che lo sviluppo industriale di “vecchia maniera” ha costi altissimi da sopportare, in termine di salute dei cittadini, di distruzione anche del proprio ambiente.
La riconversione ecologica è pertanto una “necessità di tutti”. In primis poi di quei paesi poveri o in via di sviluppo, dove le protezioni per la popolazione dall’inquinamento (in termini di tutela della salute, di cibi sani) rischia di essere di più difficile reperibilità rispetto ai paesi ricchi. Insomma l’acqua non inquinata è più fortemente necessaria ai poveri che ai ricchi; se i ricchi sopperiscono comprando acqua in bottiglia, minerale (che i poveri non possono permettersi).

famiglie alla manifestazione pro-Clima con le biciclette di Christiania (celebre quartiere hippie di Copenaghen)
Ecologia pertanto come prima necessità di sviluppo dei paesi e delle popolazioni più povere, non come impedimento al loro sviluppo. Comprendiamo che quest’idea di una riconversione ecologica di tutto il pianeta non è un concetto facile, e si scontra pure con modi di vita consolidati (come l’uso nei paesi ricchi di mezzi di trasporto privati, le automobili, che anche i poveri, giustamente, rivendicano… perché a noi sì e a loro no?). E poi su questo terreno (oltre ai “vizi” del vivere dispendioso e consumista di noi occidentali), intervengono pure vecchie lobbies che riciclano un’industrialismo in grave difficoltà nei paesi dov’è nato, si è sviluppato e sta affannosamente arrancando, che potrebbe essere del tutto superato dalla rivoluzione informatica e tecnologica, da modi nuovi, più ecocompatibili di produrre ricchezza.
Insomma, nel darvi qui una breve rassegna stampa dello “stato dell’arte” a metà conferenza a Copenaghen, preme anche dire che a Copenaghen di fatto ci siamo tutti noi (e non solo le rappresentanze politiche (ed economiche con i loro interessi). Un successo del vertice di Copenaghen passa anche per un cambiamento concreto del nostro modello dispendioso di vita (e qui è la parte più difficile del “vertice” di Copenaghen). Ma iniziamo col parlare di questa splendida città, l’Eco-Metropolis capitale di Danimarca.
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NELLA CAPITALE VERDE
Luci soft, bici e mulini a vento: i segreti del modello Copenaghen
di Anais Ginori, da “la Repubblica” del 3/12/2009
COPENAGHEN. Per la famiglia Bang oggi è il giorno degli esami. Katrine, studentessa di 21 anni, suona alla porta di casa che è già buio da molte ore e manca poco alla cena. Casper Bang fa accomodare nella villetta in mattoni rossi del quartiere Bronshoj. La ragazza con la divisa blu comunale entra, apre il taccuino, guarda subito il soffitto. «Lampadina a risparmio energetico?». No, a incandescenza da 40 watt. «Cambiandole tutte – annota Katrine – potrà risparmiare tre quarti del suo consumo elettrico».
La perlustrazione continua in salone. Quando vede i faretti alogeni, Katrine quasi trasecola. Si consola vedendo che il televisore è un modello Lcd. «Meglio di quelli al plasma ma c’ è il problema dello standby. Un terzo della bolletta della luce proviene da alimentazione elettrica senza consumo». Dopo aver messo a soqquadro l’ intera casa, controllato persino il pomello della doccia e l’ isolamento della cantina, la volontaria del Comune annota percentuali dei vari «inquinatori domestici», poi traduce tutto in emissioni di Co2.
La famiglia Bang si è candidata ad essere una delle novantamila “Climate Family” di Copenaghen. La capitale danese vuole mostrare al mondo che è possibile vivere ecologicamente «senza rinunciare allo stile di vita moderno». “Hopenaghen”, s’intitola la campagna che da un anno ha preparato la città al vertice sul Clima. (continua…)










