Archivio per la categoria ‘Energie rinnovabili e sostenibilità’

“Il petrolio finirà presto” – Credere nel cambiamento energetico urgente con le fonti rinnovabili è una necessità (abbandoniamo il greggio prima che sia lui ad abbandonarci)

Martedì 8 Settembre 2009
Pozzi di petrolio che bruciano… immagine tratta da “Apocalisse nel deserto” (Lektionen in Finsternis), un docu-film del 1992 di Werner Herzog.  Documentario provocatorio realizzato subito al termine della prima Guerra del Golfo del 1991, tra i pozzi di petrolio che gli iracheni in ritirata incendiarono nel Kuwait riconquistato dalle truppe americane. Tra le scene rimaste immortalate nella storia difficile della nostra epoca e realtà, quella finale dove, dopo l’affanno di quegli uomini intenti a spegnere le fiamme, essi decidono di riaccenderle, non concepiscono lo stare senza la distruzione (c’è appunto alla fine il gesto dell’uomo che lancia una fiaccola riaccendendo la fiamma su un pozzo petrolifero appena spento con enorme fatica)

Pozzi di petrolio che bruciano… immagine tratta da “Apocalisse nel deserto” (Lektionen in Finsternis), un docu-film del 1992 di Werner Herzog. Documentario provocatorio realizzato subito al termine della prima Guerra del Golfo del 1991, tra i pozzi di petrolio che gli iracheni in ritirata incendiarono nel Kuwait riconquistato dalle truppe americane. Tra le scene rimaste immortalate nella storia difficile della nostra epoca e realtà, quella finale dove, dopo l’affanno di quegli uomini intenti a spegnere le fiamme, essi decidono di riaccenderle, non concepiscono lo stare senza la distruzione (c’è appunto alla fine il gesto dell’uomo che lancia una fiaccola riaccendendo la fiamma su un pozzo petrolifero appena spento con enorme fatica)

E’ notizia di questi giorni che l’ “International Energy Agency” (Iea) con sede a Parigi, la massima autorità della politica energetica occidentale, ha formalizzato la decisione di “dire al mondo”, attraverso il suo presidente Fatih Birol, che il petrolio sta per finire, che la produzione sta scendendo di anno in anno di quasi il 7%, e che entro dieci anni ci troveremo in una grave crisi se non saranno concretizzati i sostituti del petrolio (o se non adotteremo politiche energetiche più parsimoniose e risparmiose). Non sono i “soliti” ecologisti a lanciare l’allarme, bensì un organismo ufficiale internazionale espressione di governi, che studia attentamente gli sviluppi delle produzione e del consumo energetico del pianeta. Al calo della produzione, si sovrappone la crescita dei consumi nei paesi in via di sviluppo (pensiamo solo alla Cina e all’India…): tra dieci anni ci sarà bisogno del petrolio di 4 Arabie Saudite (il paese che è al primo posto nella produzione di greggio, seguito subito dopo dalla Stati Uniti che sono pure i maggiori consumatori…). Qualcuno dice che questa previsione dell’ “Iea” è troppo catastrofista, e che avremo petrolio per altri trent’anni… ma cosa cambia?

Vi diamo qui conto di questo contesto di crisi petrolifera con alcuni articoli, puntando però subito sulle alternative in campo, non solo teoriche, che si stanno avviando e che forse necessitano di maggiore spinta e bisogno di crederci. (continua…)

Geotermia, il nuovo modo di abitare: la più straordinaria delle energie rinnovabili (l’utilizzo della temperatura del sottosuolo per estati fresche e inverni caldi, a temperatura costante)

Giovedì 20 Agosto 2009
la Geotermia in estate cede calore al terreno per rinfrescare gli edifici…

la Geotermia in estate cede calore al terreno per rinfrescare gli edifici…

Tra le energie rinnovabili, oltre alle biomasse, al solare, all’idroelettrico, all’energia dal vento (e ad altri processi da valutare con attenzione -perché son sorte delle perplessità-, come i biocarburanti, lo smaltimento di reflui organici animali e rifiuti umidi in gestione anaerobica -che formano il biogas-, oppure in certi contesti marini l’uso dell’energia maremotrice…), in tutto questo assume un particolare rilievo e, possiamo dire, è un po’ una  novità e desta grandissimo interesse la GEOTERMIA. Perché nel breve volgere di pochi anni (mesi?) si è passati da un guardare all’energia geotermica solo per  “grandi impianti”, a una “geotermia diffusa”, utilizzabile e applicabile in tutte le nuove abitazione che si costruiscono, ma anche (e qui sta la scommessa del prossimo futuro) adattabile con costi ridotti e facilmente ammortizzabili in breve tempo, alle abitazioni che già ci sono (anche grazie agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni).

La temperatura del suolo terrestre aumenta man mano che si scende di 3 gradi ogni 100 metri. Una volta (5, 10 anni fa…) si pensava alla geotermia come sfruttamento, in certe particolari aree particolarmente predisposte, di sorgenti d’acqua calda, convogliandone i vapori verso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica (con possibilità di utilizzazione del vapore e del suo calore per il riscaldamento, per le coltivazioni in serra e per le stazioni termali). Tant’è che la geotermia si è diffusa di più nei paesi nordici, ricchi di queste fonti sotterranee, com’è il caso dell’Islanda, dove la geotermia ha raggiunto un grande sviluppo e garantisce quasi l’indipendenza energetica (molte notizie che riprendiamo qui sono riportate in un interessante fascicolo promozionale, “Casa Mia” allegato al Gazzettino di qualche settimana fa).

…in inverno estrae calore dal terreno per rinfrescare gli edifici (immagini tratte da www.bluearea.eu/)

…in inverno estrae calore dal terreno per rinfrescare gli edifici (immagini tratte da www.bluearea.eu/)

Ma ora il concetto di utilizzo della Geotermia come energia rinnovabile sta radicalmente cambiando. Non è più una questione di grandi impianti, e di fonti d’acqua e vapori termali del sottosuolo dove vi sono. Non è solo questo. La geotermia sta diventando l’opportunità di utilizzo della temperatura terrestre sottostante alle nostre case, per “collegarla” (attraverso apposite sonde) all’abitazione, per temperature costanti in inverno (calore) e d’estate (frescura). E senza emissione di Co2 nell’atmosfera (cioè a inquinamento zero). Si tratta di una forma di calore generata attraverso le caratteristiche geologiche della terra, derivanti dai processi di decadimento nucleare degli strati più profondi del pianeta; che fanno sì che il sottosuolo sia un enorme serbatoio termico, collegabile alle nostre abitazioni attraverso apposite sonde da installare. (continua…)

Centrali nucleari: il Veneto (con la Sicilia) si candida ad ospitarne una. La possibilità che venga collocata in Polesine (il bivio di “che scelta fare” nella vocazione energetica di questa splendida area geografica)

Sabato 18 Luglio 2009
La splendida, immensa, sconfinata campagna polesana nei pressi di Cavarzere, tra la bassa veneziana e Rovigo (da www.magicoveneto.it/)

La splendida, immensa, sconfinata campagna polesana nei pressi di Cavarzere, tra la bassa veneziana e Rovigo (da www.magicoveneto.it)

E’ notizia del 16 luglio che il Governo ha firmato il decreto di approvazione della Via (valutazione di impatto ambientale) per la riconversione a carbone (cosiddetto “pulito”) della centrale Enel di Porto Tolle. Un iter molto tormentato. La Commissione Via si era bloccata su un punto difficile da superare: la centrale è nell’area del Parco naturale regionale del Delta del Po e la legge istitutiva del parco dice che: “gli impianti di produzione di energia elettrica dovranno essere alimentati a gas metano o da altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale”. Pertanto l’imposizione di una centrale a carbone “ripulito dalle sostanze tossiche” (ma queste sostanze dovranno finire comunque da qualche parte…) è un’approvazione di fatto imposta politicamente. Porto Tolle (tra cinque anni, il tempo di adattarla a carbone) produrrà circa il 5% del fabbisogno energetico nazionale (un terzo del fabbisogno del Veneto).

Ma il tema di questo nostro intervento in questo blog è la connessione di tre elementi che si integrano naturalmente tra di loro. 1- la dichiarazione di disponibilità del presidente del Veneto Galan di accogliere nel proprio territorio una delle prime centrali nucleari che sono previste formalmente (la legge è stata definita e approvata in Senato il 9 luglio scorso… ve ne diamo conto qui di seguito); 2- il fatto che la “disponibilità veneta” (assieme a quella della Sicilia) è probabile che, in un contesto di opposizione della maggior parte delle altre regioni ad ospitare impianti di questo genere, fa sì che il Governo (e l’Enel) sta già pensando dove andare a costruire la prima centrale in tempi brevi nella regione che ha dato una disponibilità politica; 3- e infine una deduzione nostra è che poche sono le aree dove in Veneto si può collocare una centrale nucleare: in montagna no, almeno per motivi turistici e geomorfologici; nelle aree a urbanizzazione diffusa della pedemontana e del Veneto centrale e metropolitane di Venezia, ma anche veronesi, è impossibile per la troppa popolazione presente e diffusa; l’area veneta polesana, dal basso veneziano –Cavarzere- a tutta la provincia di Rovigo sembra inevitabilmente ben adattarsi, per i grandi –e magnifici- spazi esistenti, alla collocazione di un impianto assai “problematico” com’è una centrale nucleare.

Il Polesine pertanto che da passata terra agricolo-industriale di grandi coltivazioni e di pesca, di trasformazione alimentare (tutta la catena degli zuccherifici…), di esperienze di sviluppo metalmeccanico e industriale…. perduto negli anni recenti tutto questo (o quasi), sembra avere in questi anni incentivato una certa vocazione turistica della costa e, inoltre, una vocazione di sviluppo e gestione dell’energia (dalla combustione a petrolio e adesso a carbone, dalla rigassificazione ai progetti di trivellazione del metano nel vicino mare…).

Su quest’onda è interessante l’esperienza che qui come primo articolo vi presentiamo (che interessa quest’area e il ferrarese) di riutilizzo dei vecchi abbandonati zuccherifici (con un passato glorioso di lavoro e ricchezza per quest’area) di produzione energetica attraverso l’utilizzo di biomasse agricole (il sorgo da fibra) anch’esse prodotte in loco con una virtuosa riconversione agricola delle grandi distese di terre una volta coltivate a barbabietole (e “salvate” dall’acqua con sistemi a idrovore di grande sapienza tecnologica).

Allora, sembra a noi che il Polesine si trovi a un bivio, nell’ambito della sua “vocazione energetica”, tra produzioni diffuse ecologicamente compatibili (e di ripresa degli antichi “fattori di produzione”, le grandi distese terriere, i zuccherifici ora abbandonati), e dall’altra una condizione più “estranea” alle persone, ai lavoratori, alle cooperative agricole, alla storia e alla cultura di quest’ambiente, con l’arrivo e l’utilizzo di sistemi industriali più problematici: come avverrà sicuramente con il carbone a Porto Tolle; e come rischia di avvenire con una centrale nucleare. (continua…)

Europa, Medio-Oriente e Nord Africa: un unico continente ricco di energie rinnovabili (quando gli stati nazionali saranno meno importanti)

Sabato 4 Luglio 2009
PROGETTO DESERTEC - Riempire il deserto del Sahara di specchi solari e’ un vecchio sogno di Rubbia. Ora pare che tutto il Club di Roma si stia muovendo per lanciare il progetto Desertec.   La mappa della produzione e distribuzione di energia sostenibile EUMENA (EUrope, Middle East and North Africa) prevede un largo impiego del solare termodinamico nei deserti. Le coste atlantiche sono destinate all’eolico, le Alpi all’idroelettrico, la Germania al fotovoltaico. L’Italia è connaturata alla produzione geotermica.
PROGETTO DESERTEC – Riempire il deserto del Sahara di specchi solari e’ un vecchio sogno di Rubbia. Il Club di Roma si stia muovendo per lanciare il progetto Desertec. La mappa della produzione e distribuzione di energia sostenibile EUMENA (EUrope, Middle East and North Africa) prevede un largo impiego del solare termodinamico nei deserti. Le coste atlantiche sono destinate all’eolico, le Alpi all’idroelettrico, la Germania al fotovoltaico. L’Italia è connaturata alla produzione geotermica.

“Progettare in grande, e progettare al di sopra delle nazioni, che stanno sempre più diventando una vera palla al piede. Il sogno di poter realizzare centrali che producano energia elettrica tramite centrali solari messe nei deserti, e centrali eoliche messe lungo le catene montuose, potrebbe diventare realtà, se solo si cominciasse a collaborare con quei Paesi che dispongono di spazi enormi da utilizzare allo scopo. E questi paesi sono in primis quelli del Nord-Africa.
Coprendo di impianti lo 0,3% della superficie desertica del Nord Africa e del Medio Oriente si potrebbe generare energia sufficiente a rifornire anche l’Europa oltre ai Paesi che ospitano i deserti. Il progetto costerebbe 400 miliardi di Euro. Se utilizzato su larga scala, il costo di un kWh prodotto con il solare termico potrebbe scendere dagli attuali 9-22 EuroCent/kWh fino a 4-5 EuroCent/kWh.
Il solare termico sarebbe accoppiato ad impianti di raffrescamento solare (una rete di distribuzione di frescura che lavora come il teleriscaldamento, centralizzando la climatizzazione) e di desalinizzazione dell’acqua marina (pratica economicamente meno costosa se si sfrutta il calore residuo), in grado di soddisfare la domanda attuale e anticipare quella futura.
Il progetto prevede anche una supergriglia di distribuzione dell’energia che minimizzi gli sprechi.” (dal sito: “spazioforum.net/forum”).

Posto che la nostra predilezione di geografi viene ad essere lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili in un contesto non a grandi dimensioni, ma possibilmente “vicino a casa”, cioè in aree omogenee geomorfologicamente, territorialmente, (continua…)

Energia eolica – Le piccole tecnologie diffuse, per un nuovo pianeta: il caso dell’elica chirale che produce energia a bassa intensità di vento

Giovedì 18 Giugno 2009
un modello di aereogeneratore a due pale

un modello di aereogeneratore a due pale

“Anticipiamo la terza rivoluzione industriale”: è lo slogan che Jeremy Rifkin ha coniato nella sua interpretazione dello sviluppo. Se, secondo lui,  trasformazione energetica e sistemi informativi vanno di pari passo, dopo il legame nell’antichità tra civiltà agricole irrigue della Mesopotamia, dell’Egitto e dell’India con l’invenzione della scrittura; con la prima rivoluzione industriale (tra la seconda metà del settecento e la prima metà dell’ottocento) c’è stato il connubio tra l’invenzione della tecnologia del vapore derivante dal carbone con la stampa; e con la seconda rivoluzione industriale (seconda metà dell’ottocento fino a tre quarti del novecento) dove c’è stata la connessione tra telegrafo, telefono, radio, televisione, calcolatrice etc. con  l’utilizzo del petrolio e lo sviluppo del motore a scoppio; la terza rivoluzione, che è già presente nel campo della comunicazione dagli anni ’90 del secolo scorso con la diffusione del computer e ora più che mai di internet… nell’era informativa globale di Internet manca una fonte energetica nuova, alternativa all’ancora predominante petrolio che ha caratterizzato la fase precedente. Rifkin vede questa nuova necessaria fonte energetica connessa al nuovo sistema di informazione nelle energie rinnovabili.         E in questo contesto, questa nuova rivoluzione informativa (del pc, di internet, del world wide web, e di tutte le tecnologie di comunicazione senza fili…) dovrebbe portare alla produzione di “forme energetiche diffuse” attraverso tecnologie sì complesse ma non complicate (la differenza dei termini è abissale…). “Tecnologie appropriate” le possiamo chiamare; in grado di essere capite da chi le usa (incomprensibile ai più è invece il nucleare…), a basso costo, e che possano essere diffuse nei territori: sistemi energetici, usando parole alla moda, a “chilometro zero”: che non bisogna trasportare a lunga distanza con grandi elettrodotti pericolosi e impattanti (e che perdono per strada quasi la metà del loro carico energetico…); che non inquinano; e, soprattutto, che non distruggano risorse accumulate nei millenni, ma utilizzino materie rinnovabili e/o non usurabili: le biomasse, il sottosuolo geotermico, il sole, il vento…             E a proposito di vento vi presentiamo qui un progetto di elica “chirale a bulbo” (un oggetto chirale è un oggetto che differisce sostanzialmente dalla propria immagine riflessa). Progettata dall’Università di Perugia che si caratterizza per un funzionamento efficiente anche con velocità del vento decisamente bassa (da 3 a 6 metri al secondo) (altre esperienze simili, altre invenzioni ci sono di questo genere).         Una delle critiche e opposizioni che ci sono al sostenitori dell’eolico, è che in Italia ci sono pochi posti dove la velocità del vento è alta. Questa tecnologia che presentiamo, questi aereogeneratori, sopperiscono a questo deficit di velocità del vento, producendo una quantità di energia ben superiore a quella che tradizionali eliche procurano: nell’articolo che segue si tracciano degli esempi, e poi riportiamo, per i più esperti, una relazione dell’Istituto di Energetica dell’Università di Perugia, nella quale uno degli estensori (Paolo Scarpa) è anche l’inventore di questo tipo di aereogeneratore a elica chirale.          E’ la dimostrazione di un settore (quello delle energie rinnovabili) dove conta l’intelligenza, e dove si tende sempre più a proporre tecnologie raffinatissime ma non costose, da diffondere ovunque (e non centralizzate).    (continua…)

LuciaStove: il fornello (a piccole o grandi dimensioni) che produce Energia e Biochar, cioè carbone-fertilizzante vegetale (per un mondo nuovo)

Lunedì 8 Giugno 2009
Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche, in epoca pre-colombiana, con l’utilizzo della “Terra preta”, cioè Biochar, carbone-fertilizzante vegetale, erano in grado di conservare fertili i terreni coltivati dentro la foresta.

Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche, in epoca pre-colombiana, con l’utilizzo della “Terra preta”, cioè Biochar, carbone-fertilizzante vegetale, erano in grado di conservare fertili i terreni coltivati dentro la foresta.

L’invenzione che qui vi proponiamo (riprendendo due articoli apparsi su “Il sole 24ore” del 12 marzo scorso (ma che aggiorniamo con altre notizie e un appuntamento con l’inventore) si chiama “LuciaStove”, un fornello che viene ad avere molteplici funzioni:

1- smaltisce, senz’alcun costo, gli scarti vegetali che diventano il suo combustibile;

2- produce, nel processo di combustione, energia termica, ma può produrre anche energie elettrica;

3- non crea alcun inquinamento (attraverso un processo naturale di pirolisi, cioè di combustione senza ossigeno);

4- come scarto della combustione produce il biochar, un carbone-fertilizzante vegetale di grande arricchimento per i terreni agricoli.

L’inventore di questo marchingegno semplicissimo ma di grande efficacia ecologica (e che potrà arricchire la vita delle popolazioni, a partire da quelle più povere della Terra, e non stiamo scherzando) è Nathaniel Mulcahy, nato in Georgia da padre americano e madre italiana, venuto in Piemonte e stabilitosi a Tortona: un vero genio di molte invenzioni, negli ambiti più disparati; e che con la “LuciaStove” (nell’articolo si spiega dettagliatamente la scelta di questo nome) Mulcahy ha deciso di lavorare per uno sviluppo nuovo, compatibile con l’ambiente e con un nuovo equilibrio tra Nord e Sud del Pianeta: infatti questa (bio)tecnologia è la soluzione per far autoprodurre energia termica ed elettrica e fertilizzanti non inquinanti nei villaggi dei Paesi più poveri del Pianeta.         Biochar, energia termica ed elettrica, smaltimento non inquinante ed efficiente, costi ridotti al minimo che più minimo non si può… un’Utopia Concreta quella che vi proponiamo, una Tecnologia Appropriata efficace che non ha bisogno di tecnologie nucleari né di altri contesti costosi, pericolosi e complicati. (continua…)