
la ramificazione in stralci sucessivi della metropolitana veneta di superficie (immagine ripresa dal progetto della Net-Engineering)
Appare contraddittorio il lento e faticoso sviluppo del trasporto su ferroviario (delle persone e delle merci) che vi è nella città-metropoli diffusa veneta. Regione emblematica del fatto che non esiste, istituzionalmente, una grande città, di milioni di persone, come Roma, Milano, Torino, Palermo, Napoli… ma vi sono tante medie e piccole realtà urbane che si connettono intensamente tra di solo: per motivi di lavoro, economici; ma anche per il tempo libero (lo sport, le iniziative culturali e i luoghi e le occasioni di ritrovo popolare domenicale, serale…).
In Veneto sono in corso i lavori del primo stralcio della SFMR (Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale) un’idea sicuramente strepitosa, apparsa sul Piano Regionale dei Trasporti approvato dalla Regione nel lontano 1990, di utilizzo della rete ferroviaria “normale” per far transitare treni più moderni e veloci (e con scadenze più ristrette: in media ogni venti minuti o poco più), costruendo nuove “fermate” (non stazioni!) in luoghi di attrazione di passeggeri (qui sotto vi facciamo vedere quella del nuovo Ospedale di Mestre).
Tutto bene dunque? Non proprio. Sì, la situazione è in movimento, e questo è bene; ma come potete vedere negli articoli di seguito, la metropolitana di superficie interessa un’area limitata del Veneto, questo primo stralcio (il triangolo ferroviario tra Venezia, Padova e Castelfranco Veneto più le tratte da Venezia per Mira Buse, Treviso e Quarto d’Altino), lasciando di fatto fuori tutto il resto del Veneto (il secondo stralcio della metropolitana regionale comprende le tratte Quarto d’Altino-Portogruaro, Treviso-Conegliano, Castelfranco Veneto-Vicenza e Padova-Monselice, godeva di un finanziamento statale di 100 milioni di euro che è stato tolto nel luglio scorso a vantaggio delle zone terremotate dell’Abbruzzo). Ma se i soldi di questo secondo stralcio probabilmente riappariranno (non si sa quando…) è anche vero che i tempi di realizzazione si allungheranno, e in ogni caso, paradossalmente le aree con maggiori difficoltà di mobilità con trasporto pubblico (come l’alto Trevigiano, il Bellunese, la Pedemontana Vicentina…) resteranno al palo per chissà quanto… e, appunto, sono proprio le aree a minor presenza di trasporto pubblico…
Resta oggettivamente la condizione di una regione (il Veneto) che, con la sua urbanistica “sparsa”, è difficile da organizzare in una mobilità alternativa all’uso dell’automobile: più facile e semplice è fare trasporto pubblico nei luoghi densamente abitati dove l’offerta di trasporto trova una domanda concentrata e consistente.
Il presidente della Provincia di Trento Dellai sta progettando una MetroLand, cioè un sistema di treni veloci per le località trentine medio-piccole verso i poli di attrazione, come Trento (è che in quella regione ci sono più soldi a disposizione, o è anche un progetto virtuoso?).
Sarà da capire che tipo di trasporto pubblico offrire a popolazioni che vivono lontane dalla maggiori città e con difficoltà, e che con mezzi collettivi spesso obsoleti, faticosamente si spostano. Il rischio è che alcune aree urbane si sviluppino virtuosamente sempre più (come nel Veneto il triangolo “Padova – Venezia – Treviso”, ed altre aree già in difficoltà di mobilità e servizi essenziali, lo siano nel prossimo futuro (in difficoltà) ancor di più. E’ un rischio per il mantenimento di un paritario “diritto di cittadinanza”. (continua…)




