L’Italia scopre il teleriscaldamento

impianto di tele ricaldamento in provincia di Lecco

E’ un sistema di efficienza energetica all’avanguardia, ma funziona in base a uno dei principi più antichi e chiari del mondo: “Prendere due piccioni con una fava”. Eppure di teleriscaldamento si parla e si sa ancora poco. La scarsa attenzione verso questa forma di uso sostenibile dell’energia non sembra però destinata a durare ancora a lungo se è vero, come documenta l’annuale rapporto di Legambiente sulla diffusione delle fonti rinnovabili nei comuni italiani, che grazie a una pattuglia di intraprendenti amministratori locali, il teleriscaldamento sta iniziando a conquistare terreno.

L’organizzazione ambientalista ha censito ben 267 impianti distribuiti in altrettanti municipi e oltre 460 mila utenze, tra residenziali e produttive, servite, per un totale di 1.217 milioni di metri cubi riscaldati. In termini di energia prodotta, la cifra si aggira invece sui 5 mila GWht annui, con grandi ricadute positive sul risparmio economico, le emissioni di CO2 evitate e la riduzione dello smog cittadino.Il motivo della crescita, come detto, è semplice. Il teleriscaldamento permette di raggiungere due obiettivi con un solo sforzo: riscaldare gli edifici sfruttando il calore generato per produrre energia elettrica. Speciali condutture trasportano acqua o aria calda dall’impianto fino a scuole, ospedali o abitazioni. Per questa ragione queste centrali vengono chiamate di “cogenerazione”, ma in alcuni casi sono in grado di soddisfare anche le esigenze di raffrescamento estivo, trasformando l’energia termica in energia frigorifera, diventando così di “trigenerazione” (i piccioni catturati in questo caso sono addirittura tre). “Il teleriscaldamento – sottolinea Legambiente nel rapporto – svolge, proprio a causa del peso che hanno i consumi di energia termica (circa 12.000 kWh/anno a famiglia), un ruolo fondamentale in un’ottica di efficienza energetica”. “I vantaggi che derivano da un impianto di teleriscaldamento – si legge ancora – sono molteplici e vanno dal maggior grado di efficienza degli impianti rispetto a quelli domestici, alla riduzione dei gas di scarico inquinanti. Dunque da un lato un miglioramento della qualità dell’aria a livello locale e minori emissioni di CO2 a livello globale. Infine gli impianti di teleriscaldamento fanno risparmiare gli utenti, per via dei minori costi di manutenzione e gestione complessiva”. Ad aver capito per primi l’importanza di queste opportunità sono stati i piccoli comuni della provincia di Bolzano, da Dobbiaco a Stelvio, da Sesto a Brunico, dove si concentrano oltre la metà dei migliori 71 impianti alimentati da fonti rinnovabili (in tutto sono 217) censiti da Legambiente. Se Bolzano detiene decisamente il primato, il teleriscaldamento alimentato a rinnovabili è diffuso in tutto il Nordest, ma è praticamente sconosciuto a sud del Po.Discorso simile vale per gli impianti che bruciano petrolio, gas o rifiuti (50 censiti in tutta Italia). Da Torino a Mantova, da Imola a Verona, da Genova a Brescia (divenuta ormai un caso da manuale grazie al suo termovalorizzatore), sono presenti in moltissimi comuni del centronord, ma è praticamente impossibile trovarne a sud dell’Emilia Romagna. La prima eccezione potrebbe presto essere Roma, dove è attesa l’inaugurazione dell’impianto realizzato nel quartiere Torrino. Che il centrosud sia ancora assente da questa speciale mappa è secondo Legambiente un vero peccato. “L’importanza che possono ricoprire nell’economia di un comune – sottolinea il rapporto – viene evidenziata dalla continua costruzione di nuovi impianti, sempre più efficienti, come quelli previsti a Torino e il nuovo impianto a trigenerazione di Vicenza, che entrerà in funzione entro la fine del 2009 ad affiancare quello già esistente nel quartiere Parco Città”. Quest’ultimo, fa notare ancora il dossier, sarà alimentato a gas metano e produrrà “ogni anno 8,5 GWh di energia elettrica e 10 GWh di energia termica, soddisfacendo così il fabbisogno energetico di 230 utenze”. I risparmi in bolletta per gli utenti si stimano intorno il 20%.

di Valerio Gualerzi

Articolo tratto da La Repubblica del 18 marzo 2008.

Qualcosa si muove…

5 thoughts on “L’Italia scopre il teleriscaldamento

  1. Luca Piccin sabato 22 marzo 2008 / 23:41

    Non sapevo ci fossero così tanti impianti in Italia.
    La mia conoscenza era limitata a quelli dell’Alto Adige e della Valtellina.
    Mi fa piacere che il teleriscaldamento a rinnovabili si stia moltiplicando.
    Sono addirittura sorpreso che sia diffuso in tutto il nordest!
    Qualcuno saprebbe indicare qualche caso locale? Sarebbe belle avere, non dico una mappa o un censimento, ma un elenco sommario, per il veneto o per
    la propria provincia… Si potrebbero individuare così delle “buone pratiche” e magari ispirare fenomeni di imitazione; in più i comuni che adottano tali innovazioni potrebbero meritare di entrare in quei “comuni virtuosi” di cui si parla in un altro post…

  2. albertograva domenica 23 marzo 2008 / 1:25

    La mia stessa reazione…una bella sorpresa. Di casi locali non ne conosco…so che volevano realizzarne uno per la zona ospedaliera di Padova e c’era un’idea per la zona industriale di Longarone (Bl)…però non so se siano poi stati realizzati. Il “censimento” potrebbe essere molto utile, non solo per semplice nozionismo, ma specialmente per aumentare la conoscenza (e la convenienza) di questi impianti presso altri enti che potrebbero così essere incentivati a crearne di nuovi. Il tentativo di contare gli impianti potrebbe rientrare in una delle idee dell’associazione…ti invito alla prossima riunione per vedere cosa si può fare…

  3. Luca Piccin giovedì 27 marzo 2008 / 22:51

    Grazie dell’invito ma…
    Sono in Francia fino a maggio!

  4. albertograva giovedì 27 marzo 2008 / 23:54

    ok! allora possiamo discuterne qui sul blog! e mi raccomando se hai notizie interessanti d’oltralpe rendici partecipi!

  5. albertograva lunedì 31 marzo 2008 / 18:18

    mi è venuta in mente una cosa…il mio comune sta costruendo un polo scolastico/sociale di un certa importanza (per le sue dimensioni); scuole medie, elementari, centro per la lotta ai tumori, e in futuro asilo e centro sociale…potremmo provare a vedere se riusciamo a fargli mettere un bel impianto di teleriscaldamento a biomassa…potrebbe essere intrigante…

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