Le fasce tampone boscate

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Il post del nostro presidentissimo mi ha fatto pensare a una questione parallela: le fasce tampone boscate (FTB).

Le fasce tampone boscate rappresentano fasce di vegetazione arborea o arbustiva in genere lungo i corsi d’acqua, siano essi naturali o artificiali, ma anche lungo le strade o lungo i confini delle proprietà agricole.
In parole semplici sono le vecchie siepi di una volta che facevano da confine tra le varie proprietà, e che oggi vanno scomparendo. Le funzioni fitodepuranti nei riguardi delle acque superficiali o di falda sono note da tempo, e sono riconducibili alle funzioni che le biocenosi riparie hanno nei riguardi del corso d’acqua, quali:
· aumento della biodiversità;
· protezione delle rive dall’erosione;
· riduzione di inquinanti per filtrazione;
· uso ricreativo;
· creazione di habitat per fauna ed avifauna;
· corridoio ecologico;
· aumento dei tempi di corrivazione delle piene;
· ombreggiamento con riduzione della temperatura e aumento dell’ossigeno disciolto;

Mi sembra inoltre importante sottolineare come le loro caratteristiche, il veloce tasso di riproduzione e la poca cura di cui hanno bisogno, rendano possibile il loro sfruttamento come combustibile, in particolare per impianti di teleriscaldamento a piccola scala.

Aggiungo un power-point che illustra la realizzazione e la coltivazione delle fasce tampone boscate.

7 thoughts on “Le fasce tampone boscate

  1. sebastiano malamocco domenica 30 marzo 2008 / 18:13

    una rappresentazione (in powerpoint) molto interessante (il ritorno alle siepi, come elemento essenziale di equilibrio del nostro paesaggio di campagna). Anche i tre “livelli d’uso” storici (piante “piccole” officinali, alberi “medi” da frutta o dell’economia contadina (come il gelso) e piante “alte” arbustive da legno, potrebbero essere ricalibrate sulla volontà di concentrarsi sulla produzione del legno energetico. Viene anche in mente, a proposito delle fasce tampone, un esempio diverso, su scala ampia di divisione urbanistica tra diversi siti urbani. Mi riferisco alle cosiddette “greenbelt” (cinture verdi) (aree boschive sorte in Inghilterra da città a città) che potrebbero essere la necessaria soluzione urbanistica al paesaggio continuo e diffuso veneto. Cioè far sì che da centro abitato a centro abitato, siano previste fasce verdi di separazione (non più le case lungo le strade, che formano appunto un insediamento continuo e confuso…)…….. Ma ci pensano a questo i nostri pianificatori? s.m.

  2. albertograva domenica 30 marzo 2008 / 20:29

    A mio parere il concetto di green-belt al giorno d’oggi nel nostro paesaggio diffuso non ha molte possibilità di applicazione, ciò nonostante vedo applicabile una sua derivazione, delle “little green-belt” da creare attorno alle zone industriali. So di alcuni casi di applicazione di questa variante in Francia. Di sicuro così facendo si diminuirebbero gli impatti visivi dei capannoni e si assorbirebbe parte dell’inquinamento delle zone industriali.
    Ritornando alla questione siepi…ribadisco l’importanza che secondo me hanno all’interno del sistema agricolo ma altrettanta ne hanno dal punto di vista paesaggistico…

  3. Rachele lunedì 31 marzo 2008 / 13:21

    Pianificatori… certo è che il territorio che oggi ci ritroviamo rispecchia le idee e gli animi di coloro che hanno pianificato (o non pianificato, non ideato, non animato) il territorio ieri. La proposta non è certamente poi così idealistica e irrealizzabile, ma fino a che punto la nuova generazione di pianificatori (è orribile il termine, forse troppo tecnico per un “essere” in movimento come quello che ci circonda) può VERAMENTE prendere decisioni in merito? Non ci sarà sempre, ora e in futuro, nel retroscena una politica che premia più il tornaconto economico che quello ambientale, paesaggistico, umano? Se le idee delle persone probabilmente stanno cambiando, bisognerebbe innanzittutto riuscire a cambiare anche i meccanismi che governano le scelte. Altrimenti, non ci sarà possibilità per dare spazio a quelle idee, che rimaranno ingabbiate, senza via d’uscita, e nel processo verranno trasformate in ciò che non volevano essere.

  4. paolomonegato lunedì 31 marzo 2008 / 14:06

    A mio modo di vedere le fasce tampone boscate sono essenziali e quindi concordo in toto con Alberto. Per fortuna soprattutto in campagna sono ancora in uso.
    Per quanto riguarda le “little green-belt” attorno alle aree industriali…
    Ho visto esempi anche in Veneto. Ad esempio attorno alle cave, ma forse ti riferisci a qualcosa di un po’ meno “little”… Comunque nascondere il grigio dietro le siepi (e la citazione non è casuale) è un’operazione di maquillage e come tale non mi piace molto. Ci si vergogna della dura realtà e si preferisce nasconderla piuttosto che modificarla. Meglio vederla questa realtà così magari la gente si stanca e fa qualcosa per cambiarla.

  5. albertograva lunedì 31 marzo 2008 / 14:14

    Sono convinto che se non cambierà qualcosa però spariranno le nostre buone vecchie siepi…ci ritroveremo tutti i campi separati da muretti in cemento con rete…infatti la proposta di farne un utilizzo economico mi sembra essere un incentivo per la loro sopravvivenza…oltre a tutti gli altri già citati benefici.
    Le “little green-belt” secondo me andrebbero usate solo in casi estremi…dove la degradazione del paesaggio ha raggiunto livelli gravissimi.

  6. paolomonegato lunedì 31 marzo 2008 / 15:17

    Ovvio. Se non c’è rendita economica non solo scompaiono le siepi ma anche i terreni agricoli!
    Se i comuni utilizzassero le fasce tampone boscate per la produzione di legno energetico non solo ci sarebbe un miglioramento della qualità della vita di tutta la collettività ma verrebbero anche creati nuovi posti di lavoro fosse anche avventizio. Parlare di spesa pubblica nell’era de “La casta” è un tabù ma credo che per la società sia meglio dare dei contributi in cambio di lavoro piuttosto che pagare indennità e sussidi in cambio di niente.

  7. LUCA martedì 1 aprile 2008 / 12:42

    E’ necessario salvaguardre le fasce tampone boscate e non solo, ogni albero piantato è un toccasana per il pianeta!
    Chiedete all'”uomo che piantava gli alberi”.
    Piantiamo, coltiviamo, prendiamoci cura e rispettiamo, il verde deve essere il colore principale della pianificazione presente e futura!

    http://www.unep.org/billiontreecampaign

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