Il cerchio da chiudere

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IL CERCHIO DA CHIUDERE

Barry Commoner

Un testo sulle ragioni dell’ecologia, scienza e movimento. Questo era negli intenti dell’Autore, e per un semplice e duplice motivo: divulgare l’idea della riconciliazione fra uomo ed ambiente e sgombrare il campo dalle prime avvisaglie di “impegno d’opportunità” (fuorviante e, a lungo termine, screditante) da parte di certi ambienti politici. Il Nostro muove, lungo il testo, da un’enorme mole di dati, discorrendo di vari esempi di “apertura del cerchio”: corsa al nucleare (militare, energetica o per scopi più inconsueti come le escavazioni di canali navigabili), inquinamento fotochimica, fertilizzanti chimici ed eutrofizzazione, sostituzione del vetro a rendere con quello a perdere, uso di PVC per contenitori (in USA, 30 anni fa, già si sapeva che il PVC rilasciava sostanze dannose!), ed altri esempi ancora. Commoner illustra come la crisi ambientale sia figlia della tecnocrazia, o almeno del tecnicismo, asserviti alla logica del profitto. Evidenzia poi le responsabilità di certa scienza riduzionista, che non riesce (o non vuole) concepire il necessario approccio solistico ad un problema così complesso, caratterizzato com’è da una forte e stretta correlazione tra svariati fattori. Indica, in sintesi, come tutto sia riconducibile alla “rottura del cerchi” biologico generata dall’introduzione di materie di sintesi con tempi di degradazione lunghissimi, dall’avvio di attività con tempi di produzione degli inquinanti inferiori ai tempi di assimilazione biologica degli stessi. È poi appassionatamente impegnato, il Nostro, a biasimare chi imputa alla crescita demografica eccessive responsabilità in questa crisi (in realtà su questo tema egli è piuttosto contraddittorio). Introduce inoltre alcuni concetti che, a distanza di trent’anni, qualcuno sbandiera ancora come novità ma che nessuno promuove seriamente: dall’etichettatura sociale dei prodotti al concetto economico di esternalità.
Infine, l’Autore evidenzia come il tentativo di ristabilire un minimo di equilibrio fra uomo ed ecosfera sia una necessità vitale, un problema di sopravvivenza da risolvere con un approccio tutto da progettare (per andare oltre i tipici piani d’azione, quello personale e quello sociale) per tentare di ri-chiudere il cerchio. Non è mai troppo tardi. Forse.
In chiusura dell’edizione italiana troviamo alcune interessanti considerazioni sulla crisi ambientale del nostro Paese ai primi anni ’70 (ed in queste pagine i 30 anni si sentono!) redatte dal curatore Virginio Bettini, esperto di valutazione ambientale, che tanto poi negli anni si è ispirato alle tesi di Commoner, facendosene portavoce in Italia.

Un libro di più di trent’anni fa, purtroppo un libro attuale: un libro intramontabile.

Qui trovate un’intervista a Barry Commoner.

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