Treno Verde a PD /2 – “Ciclostazioni”

La nostra collega Eleonora Gallina ci segnala questo interessante comunicato stampa di Legambiente. Si tratta della presentazione di “Ciclostazioni”. Come vi avevamo annunciato nel post precedente (quello con il programma della sosta patavina del Treno Verde) ieri c’è stato proprio un seminario sul tema (era intitolato: “Muoversi in bicicletta nell’area metropolitana. Treno + bici, intermodalità e tariffe”). Alla fine di questo post trovate il link per consultare il dossier su questo lavoro.

TRENO VERDE DI LEGAMBIENTE E FERROVIE DELLO STATO

PRESENTA

“Ciclostazioni”: primo rapporto sulla ciclabilità nelle stazioni ferroviarie di Padova e provincia

Ecco come togliere subito 2000 auto al giorno dalle strade

Con l’arrivo del Treno Verde a Padova Legambiente presenta “Ciclostazioni” il primo Rapporto sull’intermodalità bici+treno nelle stazioni del padovano. “E’ l’uovo di Colombo – spiega Andrea Nicolello, vice presidente di Legambiente Padova: possiamo aumentare di colpo e con pochi euro, fino al 70% il numero dei pendolari che si “convertono” dall’auto al binomio bici+treno. Come? semplicemente raddoppiando il numero di stalli per le biciclette in prossimità delle stazioni ferroviarie di Padova. Lo testimoniano tutte le esperienze simili realizzate in Europa ed in Italia. Con un investimento irrisorio di circa 100.000 euro (da suddividersi tra 20 Comuni e la Regione ), possiamo portare subito ad almeno 3200 (oggi sono 1300) i pendolari che per venire a Padova giornalmente rinunciano all’auto, e alle relative emissioni di Pm10 e gas climalteranti.”

E’ questo il dato essenziale del Rapporto Ciclostazioni con cui Legambiente ha fotografato le infrastrutture esistenti nelle 19 stazioni ferroviarie poste a raggera intorno al capoluogo. A Padova rimane irrisolto il problema dell’Arcella.

Il Dossier viene presentato in occasione dell’arrivo a Padova del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato, ospitato dal 31 marzo al 2 aprile al binario 9 della stazione ferroviaria. La tappa padovana del convoglio ecologico è organizzata da Legambiente e Assessorato all’Ambiente della Provincia di Padova. Il Treno, vistabile gratuitamente al mattino dalle scolaresche, e dalle 16 alle 19 da tutti gli altri, contiene un’interessante rassegna di soluzioni ai principali problemi ambientali attorno a cui si svilupperanno vari incontri di approfondimento (di seguito programma completo), aperti a tutti, che si terrano presso l’apposita carrozza conferenze allestita sul convoglio. Tra questi Martedì 1 aprile, alle ore 16.45, c’è né proprio uno che ruota intorno al dossier Ciclostazioni, dal titolo “Muoversi in bicicletta nell’area metropolitana. Treno + bici, intermodalità e tariffe”. Si discuterà dei risultati della ricerca e delle esperienza di altre nazioni che indica come sia la stazione ferroviaria, soprattutto nei comuni più piccoli, il punto chiave per favorire lo scambio treno+bici negli spostamenti dei pendolari. Si tratta di favorire un’intermodalità che unisce la velocità e la sicurezza della ferrovia con l’elevata capacità di penetrazione nel territorio garantita dalla bici.

Legambiente ha monitorato le 19 stazioni esistenti in provincia di Padova per testare la capacità di accogliere le biciclette, verificando la dotazione di rastrelliere, quante risultano a standard di qualità, cioè coperte e in grado di far assicurare con la catena il telaio della bici per ridurre il rischio furti, e quante le bici “costrette” ad essere parcheggiate fuori dagli stalli, ovvero se la domanda supera l’offerta.

“Il dato che emerge – spiegano Eleonora Gallina e Catarina Isidoro curatrici della ricerca – è che in questi Comuni la dotazione complessiva di posti bici nelle stazioni è di 1.320 posti di cui soli 230 a standard (il 17% del totale). Sono solo 4 in provincia le stazioni (Camposampiero, San Giorgio delle Pertiche, Campodarsego e Vigodarzere) che presentano questo posti bici corrispondenti agli standard di qualità. Ma sono proprio gli standard, lo dimostrano le esperienze europee, o anche quella della miglior ciclostazione italiana di San Donato Milanese, che permettono in brevissimo tempo di aumentare il numero dei pendolari che riunciano all’auto per passare al sistema treno+bici.

E’ possibile consultare il DOSSIER on line qui.

4 thoughts on “Treno Verde a PD /2 – “Ciclostazioni”

  1. filippo rustichelli venerdì 27 giugno 2008 / 14:59

    le stazioni sopra citate fannno parte del SFMR, sistema metropolitano ferroviario regionale, e sono state rifunzionalizzate in vista del programma , di cui sta partendo la prima fase. L’intrescambiabilità è un bel problema da ffrontare, e spesso molte stazioni sono impresenziate e lasciate in abbandono.
    A questo proposito vorrei parlare delle ferrovie dimenticate come la Cortina-Dobbiaco, di cui esiste un bel volume alla libreria Pangea, a Padova.
    La ferrovia è stata dismessa e al suo posto è presente una pista ciclabile.io dico invece .. non sarebbe stato meglio non chiudere la ferrovia, che era elettrica e non inquinava? la strada che parte da Pieve di Cadore a Cortina, è ormai intasata e stretta. non sarebbe meglio dotarla di una seconda infrastruttura meno inquinante e soprattutto apportatrice di turismo?

  2. albertograva sabato 28 giugno 2008 / 10:33

    penso anche io che sarebbe stato meglio mantenere in funzione la linea, ma penso che economicamente (purtroppo è l’economia fa girare il mondo) non convenisse più. pur non essendo d’accordo con questa decisione trovo che la costruzione della pista ciclabile sia quantomeno apprezzabile…e potrebbe essere riproposta per tratte ferroviarie ormai dismesse e non più riutilizzabili…(penso alla conegliano-montebelluna)

  3. paolomonegato sabato 28 giugno 2008 / 15:45

    Le ferrovie dimenticate! Tempo fa avevo trovato un articolo che ne parlava. Se lo ritrovo lo inserisco nel blog…

    La linea in questione (Cortina – Dobbiaco) è stata dismessa negli anni ’60 quando ancora le FFSS non erano una SpA quindi non penso che la scelta della chiusura sia dovuta a ragioni esclusivamente economiche. Ricordo che la linea era stata progettata alla fine dell’ottocento ma è stata costruita solo durante la prima guerra mondiale (quando serviva all’esercito). Finite le guerre e finite le olimpiadi (Cortina ’56) la linea non serviva più…
    A leggere bene la storia di questa linea ferroviaria più che un abbandono dovuto ad un taglio dei cosiddetti “rami secchi” io intravvedo una logica eterocentrata di attori esterni che forniscono un servizio fino a quando serve a loro e poi lo tagliano… 😦

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