Benvenuti nell’Antropocene

BENVENUTI NELL’ANTROPOCENE

Paul J. Crutzen

La Terra, mite e ospitale per diecimila anni, da circa due secoli, e cioè a partire dalla rivoluzione industriale, è entrata nell’Antropocene. Ma che cos’è l’Antropocene? È una nuova era geologica – come lo sono state nella storia del nostro pianeta, per esempio, il Pleistocene o l’Olocene – che si distingue da quelle che l’hanno preceduta per l’impatto determinante dell’uomo sul clima e sull’ambiente. In un tempo brevissimo, se confrontato con lo scorrere invariato dei millenni che ci hanno preceduto, la nostra specie ha alterato in modo radicale tutti gli ecosistemi esistenti – dalla foresta amazzonica alle barriere coralline -, si è riprodotta a una velocità senza precedenti e insieme ha provocato e continua a provocare l’estinzione di numerose specie animali e vegetali. Oltre a depauperare senza tregua le risorse idriche e naturali, a provocare lo scioglimento dei ghiacciai e a inquinare con sostanze chimiche i corsi d’acqua e le aree coltivate, l’uomo ha anche modificato la composizione dell’atmosfera fino a generare concentrazioni di gas serra paragonabili, se non addirittura superiori, a quelle che, in passato, posero fine alle glaciazioni. La Terra è così diventata via via più calda, più luminosa e più opaca, e in corrispondenza del Polo Sud negli ultimi decenni si è aperto un enorme buco nello strato di ozono che avvolge il globo, con gravi rischi per la nostra civiltà.
Paul J. Crutzen, vincitore del premio Nobel per la chimica dell’atmosfera nel 1995 grazie ai suoi studi sulla formazione del buco dell’ozono, descrive le modificazioni climatiche e ambientali provocate dall’uomo e riflette sui possibili scenari che queste aprono nel futuro dell’umanità. E lo fa ripercorrendo i punti salienti della storia del nostro pianeta nell’ultimo secolo. Con lui scopriamo il ruolo centrale della corrente del Golfo come “interruttore del clima”, che cos’è davvero l’effetto serra e come potrebbe essere “addomesticato” a nostro vantaggio. Ci spiega in che modo fu scoperto il buco dell’ozono, che cos’è l’inverno nucleare e perché persino la digestione dei bovini, concentrati in quantità squilibrata negli allevamenti intensivi, aumenta in misura significativa la percentuale di metano presente nell’aria. L’Antropocene siamo noi. Siamo noi, nel bene e nel male, la variabile geologica oggi più importante, ed è nostra la responsabilità del futuro del pianeta. Perché abbiamo gli strumenti teorici e pratici per invertire la tendenza al degrado che noi stessi abbiamo innescato. E per inaugurare un’epoca di sviluppo sostenibile che non metta più a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza.

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