Mappa libera per tutti

Grazie a tecnologie di geolocalizzazione accessibili e reti sociali nasce una nuova geografia. Più democratica

A piedi, con i pattini, in bicicletta o in auto, purché muniti di un GPS. È l’unica condizione per partecipare a un progetto di creazione di mappe accessibili a tutti. Non solo spedizioni solitarie, ma anche di gruppo con i “mapping party”: appuntamenti organizzati in varie città d’Italia dalla comunità di appassionati.

Il prossimo si svolgerà questo mese a Milano, con un calendario di quattro appuntamenti. Si tratta di una vera e propria campagna di mappatura, con un nome azzeccato “M(‘)appare Milano”, e una trasmissione radiofonica, Mente locale, che su Radio Popolare ne seguirà gli sviluppi.

Le mappe fatte da semplici appassionati, non da esperti cartografi, sono solo uno dei tanti aspetti di un movimento di riappropriazione dell’informazione geografica che, complice il web, sta guadagnando visibilità.
E negli Stati Uniti, da qualche anno già si parla di neogeography, tra perplessità e speranze dei professionisti del GIS.

La rivoluzione di Google Earth

La terra vista dallo spazio diventa, con una zoomata fluida e veloce, il tetto della propria casa o di edifici famosi. Il navigatore virtuale offerto da Google consente emozionanti tuffi nella rappresentazione virtuale del nostro pianeta.
È stato il primo gratuito e questo, accoppiato alla facilità di utilizzo, gli ha garantito un successo immediato e per ora incontrastato. Insieme a Google Maps, il servizio che consente di visualizzare e personalizzare mappe di quasi ogni parte del pianeta, ha provocato un invasione di mappe sui siti internet.

Il geotagging di foto, eventi o siti internet, cioè l’aggiunta di una collocazione geografica precisa, visibile su una mappa, è uno degli aspetti più partecipativi. E non è prerogativa delle applicazioni Google, ma imperversa nelle reti sociali, dove sono gli utenti a creare i contenuti.

Copyright e accessibilità

Si può navigare in lungo e in largo nelle mappe di Google e in applicazioni simili, ma guai a copiarle. Come qualsiasi carta geografica o atlante cartaceo, i diritti sono di chi l’ha creata.

Nessuno si scandalizza per questo, ma se si considera la ricchezza dell’informazione geografica disponibile al giorno d’oggi, l’esigenza di visibilità e accessibilità dei dati assume un’altra importanza. “Un cittadino potrebbe voler sapere i livelli di inquinamento di una data zona o se una linea ferroviaria ad alta velocità ha un impatto acustico su un centro abitato”, osserva Paolo Cavallini, presidente dell’Associazione italiana per l’informazione geografica libera.

“Per tanti anni l’informazione geografica è stata percepita come qualcosa di competenza di specialisti e pianificatori -aggiunge Cavallini- ma oggi, anche grazie alla popolarità di siti come Google Maps, è possibile un nuovo scenario”.

Le richieste avanzate da chi sostiene l’informazione geografica libera riguardano in primo luogo l’accessibilità ai dati gestiti da enti pubblici, che invece li rilasciano con vincoli che spesso li rendono inutilizabili. E la diffusione di software geografico open access per favorire università e enti di ricerca, ma anche piccole aziende.

Mappe per tutti

Il nome mapping party non è un anglicismo tra i tanti, ma un tributo all’origine di questo genere di iniziative. La più nota comunità di cartografi dilettanti, Openstreetmap, nasce infatti in Inghilterra nel 2004 per iniziativa di un singolo e diventa ben presto una fondazione.

In Italia è attiva da qualche anno una comunità Openstreetmap Italia, ma è di questo autunno la comparsa sui media, con un mapping party ad Arezzo. E ora M(‘)appare Milano cerca di far conoscere al maggior numero possibile di persone il progetto, per farlo crescere in fretta.

di Lisa Lazzarato


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