Geopoetica dell’acqua

Segnaliamo questo articolo di Francesco Jori comparso sul Mattino di Padova il 16 ottobre a pagina 41. Ho evidenziato alcune frasi del Prof. Vallerani che ho ritenuto particolarmente significative… Interessante anche il progetto di green-way sul Monticano che oltra alle consuete ferrovie dismesse usa anche le vie d’acqua…

GEOPOETICA DELL’ACQUA

«Esi divide in molti fili azzurri errabondi tra la sassaia biancastra». Usa i versi come un pennello Diego Valeri, nel raccontare il Piave; ed è subito incanto. Tanti altri, poeti e scrittori e pittori, hanno salvato la memoria dei mille piccoli fiumi che a Nordest, come nell’Amazzonia di Leonard Clark, scendono a oriente: due per tutti, ieri Ippolito Nievo con il friulano Varmo, «vaga riviera così cara e allegra a vedersi»; oggi Andrea Zanzotto con il veneto Soligo, «che gira, serpeggia, scava veri e propri canyon». «Il piccolo fiume è il recupero della memoria più remota del territorio», sottolinea Francesco Vallerani, geografo docente a Ca’ Foscari, che domani riceverà all’Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti il premio Ghetti per il suo libro Acque a Nordest. E proprio nel senso della memoria Vallerani parla di «geopoetica», ricordando i tanti artisti che hanno cantato in forme diverse il loro piccolo corso d’acqua: «Parlare di geopoetica è anche un invito a un viaggio alternativo, fatto a due passi da casa, con la voglia di riscoprire quelle che Pierpaolo Pasolini chiamava le moralità minori; piccole cose che rappresentano una barriera contro l’omologazione indotta dalla civiltà dei consumi». Lui stesso, Pasolini, ha dato voce alle rogge vicino a San Vito al Tagliamento; e Stroligut de cà da l’aga (Lo stregone di qua dall’acqua) si intitolano i quadernetti di racconti e poesie de «L’Academiuta de lenga furlana» da lui fondata a Casarsa. Non soltanto ricordi letterari, tuttavia, ma anche attualità, nella riscoperta dei piccoli fiumi. Spiega Vallerani: «Visitare questi luoghi può diventare pure l’occasione di incontri casuali con personaggi che rappresentano la memoria del luogo, come ad esempio Riccardo Cappellozza a Battaglia Terme, uno degli ultimi barcari, che ha dato vita al museo della navigazione interna, un autentico gioiello. In tal senso, i piccoli corsi d’acqua sono un po’ l’equivalente del retrobottega di una strada affollata: il retrobottega del Nordest rutilante e produttivo che ha fatto scempio del paesaggio, il controcanto dei capannoni». E cita, tra le scoperte possibili, quella dei «saltafossi», le piccole e antichissime imbarcazioni manovrate con una pertica: «In un mondo dai tempi sempre più sincopati, rappresentano un elogio della lentezza. Su qualche nostro fiume c’è ancora chi li usa; e a Meolo esiste un centro che li restaura o li costruisce ex novo. Ecco: incontri del genere possono diventare un punto di partenza per un nuovo modo di essere al mondo; e indicano che perfino un piccolo fosso può essere una fonte di sorprese».  Ma ci sono progetti anche più ambiziosi legati a questo mini-mondo liquido, e non rimangono ancorati al solo ricordo. Vallerani segnala a questo proposito l’esperimento in atto sul Monticano, tra Conegliano e Oderzo: «Si tratta della realizzazione di una green-way, sul modello di quanto già sperimentato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna utilizzando vecchi canali e ferrovie dismesse. L’idea è quella di realizzare un corridoio di riequilibrio ecologico per collegare tra loro punti intensamente urbanizzati. In questo senso il Monticano può diventare un’oasi verde lineare tra due poli come appunto Conegliano e Oderzo, che per edilizia civile e soprattutto produttiva rappresentano un luogo emblematico dell’inferno urbanistico del Nordest». Una terra in cui l’elemento liquido ha da sempre un ruolo portante e strategico, come Vallerani ha voluto documentare nel suo Acque a Nordest: «Un mondo devastato dal cosiddetto miracolo economico, come dimostra il caso-limite dell’interramento dei canali di Padova nel dopoguerra». Ma assieme all’acqua, è diventato un fenomeno carsico anche l’interesse affettivo verso di essa e verso il paesaggio in genere. Ed è per questo, soprattutto per questo, che urge recuperare la voglia di scavare: nella terra, nella memoria.

Francesco Jori

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