Cava la cava: il nuovo P.R.A.C Veneto e le proposte dei geografi per superare le cave

cavaghiaiaCome Associazione “Geograficamente” formuliamo qui alcune proposte concrete per uscire dal disastro territoriale rappresentato dalle cave, che deturpano il territorio veneto (ma è un fenomeno che è proprio anche di altre regioni italiane).

Ha suscitato clamore (e preoccupazione) il PRAC (Piano Regionale per l’Attività di Cava) approvato dalla Giunta Regionale Veneta il 21 ottobre scorso. Era stato adottato più di cinque anni fa, il 23 ottobre 2003, e in queste periodo sono state esaminate circa 350 osservazioni.  Va chiarito che il PRAC si occupa “solo” di cave di sabbia e ghiaia, i materiale strategici di questa epoca (la gestione delle cave di marmo e materiali lapidei è delegata alle Province).

Rispetto al PRAC adottato nel 2003, l’approvazione della Giunta del 2008 porta a una riduzione del fabbisogno annuo (per il Veneto) di sabbia e ghiaia da 17.250.000 metri cubi a 13.650.000. Noi diciamo che questa riduzione è solo di facciata, è ancora più che mai insufficiente, e che la situazione è fuori controllo (dal punto di vista della razionalità del fabbisogno di materiale).

Rifacendosi a un dato contenuto nel PRAC, nel 2003 erano presenti in Veneto riserve di sabbia e ghiaia quantificabili in più di 90.000.000 di mc. (cioè cave autorizzate con materiale non ancora asportato per quella cifra). Questo per dire che non esisteva (e non esiste) proprio un’emergenza di fabbisogno per l’individuazione di nuove cave (come il PRAC fa).

Inoltre, secondo Legambiente, il materiale di riciclo denominato R.O.S.E. (recupero omogeneizzato scarti edilizia) è già attualmente utilizzato in misura ben superiore, nella sua produzione media annua, ai 500.000 metri cubi individuati dal PRAC. In un convegno tenuto a Treviso da Unindustria il 13/12/2003 l’associazione dei cavatori ha dichiarato che in Veneto già attualmente si è in grado di produrre circa 3 milioni annui di materiale da riciclo.

Sempre sulla base della controanalisi fatta da Legambiente, considerando il consumo medio annuo di materiale per l’edilizia pari a 8.000.000 di mc. (ma è in forte fase calante…), e che il prodotto riciclato è pari a 3.000.000 di mc., il detrito a 500.000, si deduce che la produzione di ghiaia da estrarre da cava è in realtà pari a 4.500.000 metri cubi annui, contro i 13.650.000 previsti dalla Giunta Regionale del Veneto nell’approvazione del PRAC.

Considerando poi che dalla fine del 2003 al 2008 sono state autorizzate altre cave per 36 milioni di metri cubi (a fronte di un fabbisogno effettivo di appunto circa 4 milioni e mezzo: pertanto un consumo in questi ultimi 5 anni di non più di 23 milioni di metri cubi, 13 in meno degli “autorizzati” nello stesso periodo), questo significa che attualmente il residuo non estratto e già autorizzato (90 più 13: 103 milioni di mc.), alla media di 4.500.000 di “materiale necessario”, consentirebbe un’autosufficienza regionale per 23 anni senza creare depauperamento del territorio già fortemente provato.

Da tutto ciò si desume che il PRAC, che doveva essere uno strumento di pianificazione innovativo e foriero di una nuova stagione di cambio di rotta in Veneto riguardo al distruzione progressiva dell’ambiente, prima ancora di essere definitivamente approvato (dal Consiglio Regionale), ha fallito il suo compito.

Ogni discorso “nuovo” su tutta la “questione cave” passa in primis sulla revisione del fabbisogno necessario di materiali inerti per il presente e per gli anni a venire.

FORMULIAMO QUI 10 PROPOSTE CONCRETE DEI GEOGRAFI VENETI SU COME SUPERARE LE CAVE, RECUPERANDO IL TERRITORIO IN MODO VIRTUOSO (sono proposte sintetiche che, per ragioni di spazio, qui indichiamo a mo’ di slogan, ma vorremmo che si creasse dibattito, e poterle analizzare insieme una a una):

  1. la revisione del PRAC (Piano regionale sull’attività di cava), che deve essere l’effettiva reale risposta al vero fabbisogno per i prossimi anni.
  2. L’incentivazione all’utilizzo di materiali alternativi

    1. una legislazione che aiuti la creazione del mercato dei materiali di risulta, come la modifica del sistema degli appalti pubblici: cioè l’obbligo di utilizzo di percentuali di materiali alternativi nella costruzione di opere pubbliche
    2. opere pubbliche costruite a risparmio di materiale: es. le strade in trincea etc….
  3. Un nuovo rapporto tra imprenditori del settore e “pubblico”

    1. incentivazione dei consorzi tra cavatori,
    2. formazione professionale degli operatori,
    3. privilegiare chi lavora più correttamente.
  4. Regole più certe nell’escavazione

    1. un ripristino ambientale che proceda contemporaneamente con i lavori estrattivi,
    2. un riadattamento dell’ambiente con tempi e garanzie certe: se l’attività è prorogata, vanno pure aggiornate le garanzie, fideussorie o di altro genere,
    3. potenziamento della vigilanza e del potere di sospensione e/o revoca.
  5. Stop alle attività di cava non dichiarate (acquacoltura, false migliorie fondiarie, cave sul luogo di interventi edilizi consistenti, falsi recuperi ambientali ad utilizzo pseudo-naturalistico).
  6. La tutela del territorio: il recupero delle cave abbandonate e dismesse (creazione di precisi strumenti di incentivazione al ripristino di siti degradati e individuazione di finanziamenti per il recupero delle cave “dimenticate”).
  7. La chiarezza nelle competenze pubbliche (Regione, Provincie, Comuni), nelle responsabilità (con poteri di vera autonomia per ciascun ente). La formazione professionale degli operatori pubblici.
  8. Materiali da costruzione e paesaggio: limitare “l’esportazione” di un bene non rinnovabile

    1. tornare a costruire con i materiali e le tipologie “di casa”,
    2. disincentivare, anche fiscalmente, la domanda per materiali non del luogo.
  9. Un nuovo “progetto economico” alternativo a quello dell’escavazione per le campagne venete interessate al fenomeno speculativo.
  10. La politica, la cultura, l’economia: un tavolo di trattativa fra tutti i soggetti interessati per uscire dal degrado.

PRAC Veneto. VAS (sintesi non tecnica)

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