“Non basta abolire le province” (…i Geografi e quella proposta di 60 città in Veneto al posto di 581 comuni…)

Ricordate l’idea geografica di “superare i comuni”?

…per arrivare a entità amministrative di nuove CITTA’, omogenee nei “servizi alla persona”, nell’economia, nell’ambito geomorfologico di un certo Territorio con caratteristiche similari (collinare, montuoso, di bassa o alta pianura, tra due fiumi, ect.)  … tutto questo per ragioni di spesa amministrativa più efficiente, di servizi ai cittadini più efficaci e, ancor di più, per “togliere” da una certa subordinazione sociale, culturale e politica queste popolazioni, e in primis proprio le giovani generazioni che vivono nei medio-piccoli paesi (con attualmente opportunità di sviluppo formativo e culturale, di input positivi e innovativi dall’esterno che, ahinoi, questi medio-piccoli comuni hanno difficoltà ad offrire) … ebbene, altri stanno “ragionando” e iniziando a proporre nuove CITTA’ al posto dei Comuni.

Qui di seguito riportiamo il parere di un illustre cattedratico, MAURIZIO MISTRI. L’articolo (apparso il 16 dicembre sui “quotidiani veneti”  Il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, la Nuova Venezia) riprende appunto il tema della riforma amministrativa territoriale: ora, lui dice, si parla di abolire le Provincie, ma non basta, bisogna rivedere i confini dei comuni… così come sono non vanno più bene….

… ebbene, altri stanno “ragionando” e iniziando a proporre la stessa cosa. Alcune categorie economiche molto importanti: come la Confartigianato veneta (un’associazione di categoria professionale che sempre più è “votata” alla ricerca dei nuovi confini dell’innovazione);  associazioni cultural-politiche di ricerca sui temi istituzionali (come la da poco nata “FareVeneto” in provincia di Treviso);  e il mondo universitario che si interessa di temi di riforma degli enti locali (come Gilberto Muraro, professore ordinario di Scienza delle Finanze a Padova già rettore dell’Univesità patavina; e nella scorsa legislatura presidente, nominato dall’allora Ministro Padoa-Schioppa di una commissione nazionale di esperti sulla razionalizzazione dei costi delle amministrazioni pubbliche che ha prodotto un lavoro di analisi molto importante).

Ecco allora qui di seguito l’articolo di MAURIZIO MISTRI, professore di Organizzazione economica internazionale,  di Storia dell’integrazione europea,  di Economia Internazionale, di Economia della Comunicazione, tutte materie trattate alla Facoltà di Scienze Politiche di Padova (ha scritto libri su “Scelte economiche e comportamenti reali”, “ Psicologia  economica. Itinerari di lettura” , “Economia cognitiva”, “La psicologia economica. Modelli e metodi per lo studio psicologico del comportamento economico”….

NON BASTA ABOLIRE LE PROVINCE

Da parte di alcune forze politiche è in atto un pressing perché si giunga all’abolizione delle Province, considerate enti inutili e costosi. L’abolizione delle Province fu proposta da Ugo La Malfa agli inizi degli anni ’70 e cioè nel momento in cui si dava vita alle Regioni. Se a quel tempo l’idea di abolire le Province appariva innovativa, oggi andrebbe ripensata perché sono avvenute radicali trasformazioni nel tessuto economico, sociale e territoriale del nostro Paese, quarant’anni fa impensabili, che impongono una riforma dell’assetto amministrativo-territoriale. In realtà, a costiture oggi un vero problema è l’assetto del sistema dei Comuni. I Comuni attuali sono chiamati a gestire processi economici e territoriali che oramai interessano più Comuni,  come l’ubicazione di certe aree produttive, l’ubicazione di nodi infrastrutturali, le reti di trasporto locale e intercomunale, la pianificazione territoriale. In proposito ci si richiama ai “Pati” (che sono piani territoriali di coordinamento) la cui capacità di incidenza, tuttavia, è limitata dalla forza dell’autonomismo comunale.

Oggi ci sarebbe bisogno di superare la forza dell’autonomismo comunale e di avere istituzioni amministrativo-territoriali funzionali alla governance di aree più estese di quelle comunali e meno estese di quelle attualmente gestite dalle Province.

Il pensiero va al tentativo, che si ebbe alcuni anni orsono, di porre mano alla creazione dei “comprensori”; si è trattato di un tentativo abortito perché il comprensorio era privo di potere di rappresentanza e di operatività. Tuttavia, l’idea era buona, ma si scontrò contro la forza delle autonomie comunali. Se attualmente esistono alcune forme di coordinamento  fra le strategie e l’operare di Comuni appartenenti a un’area intercomunale che ha interessi condivisi, ciò si deve in qualche modo al ruolo esercitato dalle Province.

Chi vuole abolire le Province deve anche sapere a chi dovrebbero andare le attuali funzioni di tali organismi. Una ipotesi potrebbe essere quella di assegnarle ai Comuni, ma in tal modo si rafforzerebbe la forza autonomistica di tali organismi, rendendo più difficile l’azione di coordinamento a livello sovracomunale.

Tra l’altro ci sono Comuni troppo piccoli per poter gestire con efficacia enti e funzioni che le Province passerebbero loro; si pensi a certe scuole tecniche che sono a gestione provinciale; si pensi alla viabilità intercomunale; si pensi a certe infrastrutture economiche. Oppure tali funzioni andrebbero necessariamente alle Regioni, rafforzando ulteriormente una logica centralistica poco attenta alla natura delle problematiche di aree economicamente e territorialmente omogenee più vaste del singolo Comune, ma più piccole delle attuali Province.

Se si vuole fornire il territorio di una governance efficace e flessibile, occorerebbe creare istituzioni amministrativo-territoriali che superino la dimensione comunale, ma che garantiscano una forte omogeneità di interessi economici e territoriali. Insomma qualcosa di simile al defunto comprensorio, ma dotato di poteri effettivi.

Una simile struttura potrebbe essere in grado di costituire l’armatura istituzionale adatta per affrontare situazioni territorialmente diverse. Potrebbe sostituire adeguatamente le Comunità montane e potrebbe essere la base per una creazione di vere aree metropolitane, rivedendo alla radice la sbagliata riforma delle Città metropolitane, volute con legge 142/1990. Ebbene tale legge non ha definito i criteri e i parametri ai quali una Città metropolitana dovrebbe rispondere, che sono criteri e parametri di sostanza e non di forma. Il legislatore, invece, ha indicato, in maniera autoritaria quelle che a suo modo di vedere sono, e saranno, le Città metropolitane in Italia, senza verificare se tutte rispondono a criteri oggettivi. Ci sono città che il legislatore ha individuato come metropolitane e che non rispondono ai parametri che le scienze regionali utilizzano per definire come metropolitana un’area urbana. Ci sono città definite come metropolitane dal legislatore, che difficilmente potranno esibire caratteri metropolitani anche nel prossimo futuro, perché destinate a perdere popolazione e a vedere ulteriormente ridotto il proprio ruolo economico. Per contro ci sono realtà urbane che hanno caratteri metropolitani e che non sono state previste dal legislatore.

Visto che le Città metropolitane sono indicate nell’articolo V della Costituzione, in tal caso cambiamo la Costituzione ogni volta? Evidentemente ciò non avrebbe senso.

Invece il problema della governance delle aree, siano esse metropolitane che non più ampie di quelle comunali ma omogenee sotto diversi punti di vista, potrebbe essere risolto certamente superando le Province, ma creando istituzioni intercomunali dotate di poteri effettivi di rappresentanza e operatività.

Maurizio Mistri

Annunci

One thought on ““Non basta abolire le province” (…i Geografi e quella proposta di 60 città in Veneto al posto di 581 comuni…)

  1. paolomonegato mercoledì 24 dicembre 2008 / 23:55

    Articolo molto interessante quello di Mistri… in pratica propone i comprensori in una nuova veste: legittimati dal voto e con poteri effettivi. La sua proposta è un po’ diversa dalla tua Sebastiano: lui i comuni li mantiene non li accorpa… elimina le province ma non i comuni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...