I docu-film geografici – i Veneti fuori del Veneto: STRANIERI IN PATRIA (Roberto Citran racconta l’emigrazione interna – forzata – durante il fascismo)

campi nell'Agro Pontino
Campi nell'Agro Pontino
Questo è un posto che mi ricorda l’Africa: con i monti azzurri lontani e le acque addormentate della laguna, qui fra i filari dei campi che si disperdono nell’orizzonte, c’è una pace e un silenzio che non si trovano altrove.” (Alberto Moravia)

UN DOCUMENTARIO PER DIRE CHE CHI EMIGRA PER LAVORO E’ SEMPRE DA GUARDARE CON RISPETTO

Negli anni trenta centinaia di famiglie venete sono state indotte a emigrare per cercare un lavoro. Da questo fatto Roberto Citran (attore padovano molto noto) e Gianni Ferraretto (soggetista e attore)  hanno incominciato a girare per le campagne della bassa Toscana, in alcune zone del Lazio e pure in Sardegna, incontrando persone che pur abitando fuori dal Veneto da più di settant’anni (siamo ormai giunti alla terza generazione), si sentono ancora parte di una comunità, mantenendo intatti usi, costumi e lingua. Solo adesso, appunto alla terza generazione, queste comunità venete sembrano “mischiarsi” naturalmente alle popolazioni locali (i giovani che si incontrano, e non badano più alla loro provenienza). Una caratteristica storica peculiare di molti popoli, quella di “chiudersi in sè”, all’interno della propria comunità, per riuscire a sopportare meglio le immani difficoltà di un ambiente estraneo. Ma che forse bisogna cercare di aiutare meglio a superare nella attuale società multietnica (pur nel rispetto delle tradizioni e della storia di ciascun popolo).

“Stranieri in Patria” (documentario di 52 minuti, prodotto nel 2007) è stato presentato in anteprima alla rassegna cinematografica “AntennaCinema” di Conegliano Veneto, lo scorso 28 novembre, ed è un docu-film adatto a ripercorrere la storia dell’emigrazione veneta in patria, imposta dal fascismo, in aree che avevano necessità di mano d’opera a basso costo (persone non politicizzate e determinate nella fatica del lavoro, come lo sono certamente i veneti), in particolare per opere di bonifica di territori paludosi (come l’Agro Pontino, nel basso Lazio, tra Latina e Sabaudia).

Ma anche ad Arborea (Sardegna centro sud occidentale, sotto Oristano), Alberese (Grossetto), Borgo Podgora, Borgo Carso, Borgo Piave (da notare i nomi “nordestini”…) e molte altre frazioni della provincia di Latina, che sono tutti luoghi significativi di questa emigrazione.

Il Veneto degli anni trenta era una delle regioni più povere d’Italia. La propoganda fascista aveva bisogno di continuo consenso e le bonifiche rappresentavano la possibilità di ottenerlo. C’è stato così un vero esodo, quasi una “deportazione di massa”. Circa 35.000 persone sono partite senza sapere cosa li aspettava.

Attraverso le decine di testimonianze raccolte, il regista Roberto Citran ha cercato di verificare come i protagonisti hanno vissuto quell’esperienza. E di come il forte senso comunitario, la lingua veneta (una lingua sicuramente “forte”, di identificazione) e le tradizioni, siano state motivo di coraggio per sostenere una situazione e un contesto ambientale del tutto nuovo alle vite di queste persone.

Si consiglia di far vedere questo docu-film nelle scuole. Ma anche in pubbliche serate, in dibattiti. Forse può essere motivo di parlare e razionalizzare meglio un evento difficile (anche doloroso) per il “mondo veneto”.

Naturalmente con la forza e la volontà di capire e comprendere meglio quelle persone e quelle comunità, dall’Africa e dall’Est, che ai giorni nostri stanno vivendo le stesse difficili esperienze.

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