Geoguerra: la Striscia di Gaza “al primo posto” nei conflitti nel pianeta

la striscia di Gaza (da Le Monde Diplomatique)
la striscia di Gaza (da Le Monde Diplomatique)

Gaza: 300 morti, ma non è finita…

L’esercito israeliano ha lanciato l’annunciata offensiva contro la Striscia di Gaza, e contro Hamas (la fazione armata palestinese, che non accetta accordi di pace), dopo la fine della tregua e il lancio di razzi sulle città israeliane.

In questa pagina del nostro blog riportiamo una cronaca degli avvenimenti al momento attuale (domenica notte 28 dicembre), con l’intenzione di sviluppare un approfondimento geopolitico nei prossimi giorni. Prima però diciamo qui di seguito cos’è la striscia di Gaza (da Le Monde Diplomatique).

La striscia di Gaza è una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10, in cui vivono più di 1,4 milioni di Palestinesi. La striscia di Gaza ha una tra le maggiori percentuali di densità di popolazione al mondo.
I confini furono stabiliti nel 1948 dopo la creazione dello stato d’Israele; da allora fu occupata dall’Egitto fino al 1967 e poi passò sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira dalla Striscia, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e di mare.
Gaza City è il centro urbano più esteso, con 400 mila abitanti, punto di riferimento commerciale ed amministrativo per tutti i territori occupati, anche se i movimenti tra la Striscia ed il West Bank sono molto limitati.
Gli altri centri più importanti sono Khan Younis (200 mila abitanti) situata nella parte centrale della striscia, e Rafah (150 mila abitanti) situata a sud.
La maggior parte della popolazione è composta da rifugiati fuggiti o espulsi dalle loro terre nel 1948, che vivono ancora oggi, in gran parte, negli otto campi profughi gestiti dall’ONU che sono:
Jabaliya – 106 mila abitanti circa, Rafah – 95 mila abitanti circa, Shati – 78 mila abitanti circa, Nuseirat – 57 mila abitanti circa, Khan Younis – 63 mila abitanti circa, Bureij – 28 mila abitanti circa, Maghazi – 22 mila abitanti circa, Deir el-Balah – 19 mila abitanti circa.

Di questi, parte sono sorti in prossimità delle città, altri come Nuseirat e Bureij sono autosufficienti.
Una barriera di metallo costruita dagli Israeliani divide Israele dalla striscia di Gaza; inoltre vi è una zona tampone di altri 300 metri dalla parte della Striscia sempre controllata dall’esercito israeliano.

(riportamo qui di seguito la cronaca de “La Repubblica.it-Esteri” di domenica sera)

GAZA – Difficile contare i morti, nel secondo giorno dei massicci raid aerei lanciati da Israele contro Gaza, in risposta ai razzi lanciati da Hamas nei giorni precedenti. Fonti mediche parlano di 292 morti e di centinaia di feriti. Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, accusa Israele di Olocausto e parla di “400 morti e oltre mille feriti da ieri, calcolando anche la gente sotto le macerie”.
Nel corso dell’operazione lanciata ieri, denominata ‘Piombo fuso’, gli aerei israeliani hanno colpito 240 obiettivi tra i quali caserme, depositi di munizioni, zone di lancio di razzi e decine di tunnel al confine con l’Egitto utilizzati per introdurre nella Striscia di Gaza armi, ma anche generi di consumo per la popolazione.Non è chiaro se ai raid aerei seguirà anche un attacco da terra. Il governo israeliano ha autorizzato il richiamo di 6.500 riservisti delle forze combattenti e della difesa civile e ha mostrato alle telecamere delle reti Tv di tutto il mondo i movimenti di carri armati a ridosso del confine con Gaza.Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha avvertito che “le forze armate andranno avanti e a fondo quanto sarà necessario”. “Siamo pronti a tutto” ha aggiunto, secondo quanto riferito dal suo portavoce, “se necessario anche a dispiegare truppe di terra per difendere i nostri cittadini”. Aprendo una riunione e del suo governo, il premier Ehud Olmert ha detto: “L’operazione militare lanciata ieri ha lo scopo di restituire una vita normale agli abitanti del sud di Israele che da anni subiscono gli attacchi incessanti da parte di terroristi armati di mortai e razzi”.

In effetti Hamas, colpita duramente, non ha certo invocato la tregua. Non si sono neanche ancora arrestati i lanci di razzi da Gaza: nel complesso oggi se ne sono contati 150. Oltre ai Qassam sono stati impiegati i più potenti Grad dotati di una gittata di oltre 40 chilometri che hanno colpito, senza causare vittime, la periferia di Ashdod, il secondo porto israeliano a 30 chilometri da Gaza. Anche Beer Sheva (la principale città del Neghev, 200 mila abitanti) si trova adesso alla portata dei razzi palestinesi. Per ragioni cautelative, nelle località israeliane che si trovano a meno di 20 chilometri da Gaza le scuole resteranno chiuse a oltranza.

Il portavoce di Hamas, Barhoum, ha annunciato con un comunicato letto in tv “operazioni decisive e forti nella profondità israeliana per colpire anche con le operazioni di martirio”. E ha attaccato anche l’Egitto e il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen: il paese confinante è accusato da Hamas quasi di connivenza, dal momento che poche ore prima che venisse sferrato l’attacco su Gaza il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni è andata in Egitto per un colloquio con il presidente Mubarak.

Nelle ultime ore l’Egitto ha inviato circa 3000 soldati e poliziotti al valico di Rafah, unico punto di comunicazione con la Striscia di Gaza, per impedire che i palestinesi sfondino le frontiere, come successe il 23 gennaio scorso, quando 750.000 abitanti di Gaza, esasperati dal prolungarsi del blocco israeliano, sfondarono le barriere, anche con le ruspe. Rimasero in Egitto per circa tre giorni per procurarsi merci di qualsiasi genere, dagli alimenti agli elettrodomestici, ai mobili a capi di abbigliamento.

L’Egitto permette invece il passaggio dal valico di Rafah solo per le persone che hanno bisogno di essere curate negli ospedali. Ma la tensione è alta: un poliziotto egiziano è stato ucciso da colpi sparati da miliziani di Hamas.

Il presidente palestinese, Abu Mazen, e il ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit sono molto risentiti dall’ostilità mostrata nei loro confronti da Hamas, ma cercano ancora qualche strada per convincere i dirigenti del movimento integralista a recedere dal loro oltranzismo e ad accettare un accordo per continuare la tregua interrotta, a loro dire senza ragione, il 19 dicembre e fermare così lo spargimento di sangue nella Striscia di Gaza. “Abbiamo parlato con Hamas – ha detto Abu Mazen, che si trova al Cairo – e li abbiamo supplicati di non porre fine al cessate il fuoco, di lasciare il vigore la tregua, così da evitare quello che invece è successo”.

Il conflitto potrebbe al contrario estendersi anche in Libano. Il leader delle milizie sciite di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha chiesto alle sue truppe di prepararsi a un possibile attacco israeliano. Nasrallah ha accusato Israele di aver posizionato gli otto razzi trovati giovedì nel sud del Paese e puntati proprio sullo Stato ebraico, per “giustificare un attacco”. “Ho chiesto ai miliziani, in particolare a Sud, di essere pronti e vigili perché abbiamo di fronte un nemico infido”, ha concluso Nasrallah, che ha convocato per domani un “imponente raduno nella periferia meridionale di Beirut in segno di “solidarietà con Gaza e in segno di lutto per i martiri” palestinesi.

Un accorato appello perché si ponga fine alle violenze e venga ripristinata la tregua è arrivato oggi dal Papa: “Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione e il ripristino della tregua nella Striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi…alla logica perversa dello scontro e della violenza”. La cessazione delle operazioni militari nella Strisca di Gaza è stata chiesta anche dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

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