I Geografi propongono le “Green Belts” (cinture verdi) come rimedio alla città diffusa veneta

scorcio interessato a una pretesa lottizzazione
Bosco di Carpenedo (Mestre): scorcio interessato a una pretesa lottizzazione

Nel 1943 gli urbanisti inglesi, per decongestionare la “metropoli Londra”, oltre ad inventare le “New Towns” (città medie, dai 60 ai 90.000 abitanti, esterne alla metropoli, non periferie), progettarono le cosidette “Green Belts”, cinture verdi di contenimento della città, con zone o a campagna o a parco, e comunque con la vocazione di creare una zona inedificabile.

E’ interessante che un esempio “veneto” di Greenbelt è di fatto stato creato con il Bosco di Mestre, “pensato” e proposto negli anni ’80, iniziato di fatto nel 1994 con le piantumazioni di quello che diviene il bosco dell’Osellino, poi con quelli di Carpenedo e Ottolenghi, e in ultima fase quello di Campalto. E su tutto sembra predominare l’enorme spianata del Parco San Giuliano, che si affaccia alla Laguna, e va dalla testa del ponte translagunare a Campalto: 100 ettari di terreno recuperati al degrado del precedente utilizzo di quel posto come deposito dei fanghi industriali di Marghera…
La prospettiva di una cintura verde, a macchia di leopardo, fatta di boschi e parchi (nata anche da una programmazione urbanistica attenta: il PALAV, Piano d’Area per la Laguna di Venezia, approvato nel 1991, recepiva l’idea del Bosco di Mestre…), questa idea di “cintura verde”, potrebbe riguardare altre parti del Veneto.
In primis quelle interessate dalla CITTA’ DIFFUSA: cioè separare urbanisticamente i centri, le frazioni, i colmelli, ora integrati fra loro, o che lo stanno divenendo sempre più, dall’edificazione scellerata di questi decenni lungo le strade, diffusa e confusa.
Una “separazione” appunto attraverso le Green Belt, cinture verdi boschive o a campi, partendo proprio col preservare le aree di campagna cui ancora in Veneto è ricco, ma ora in fase di declino agricolo.
Per questo l’utilizzo economico della campagna a bosco a legno energetico (il cosiddetto cippato) (tornando così a creare boschi planiziali, di pianura), oppure a produzioni agro-alimentari locali “a chilometro zero”, sembra un’opportunità da non perdere già nella programmazione e nelle scelte politico-amministrative del presente.
Riportiamo qui di seguito una mobilitazione di associazioni ambientalistiche e comitati locali a difesa di una parte del Bosco di Carpenedo, contro una lottizzazione edilizia a ridosso del bosco, che ne minaccerebbe il suo valore ed equilibrio.

Le Associazioni ambientaliste in difesa del “Boschetto di Carpenedo”

Le Associazioni di tutela dell’ambiente di Mestre e Venezia, preoccupate tutte della nota vicenda del progetto di lottizzazione in uno degli ambiti essenziali per la protezione e tutela del bosco di Carpenedo, accomunate nell’impegno di salvaguardare il sito del Bosco, hanno riesaminato la sequenza degli eventi e formulato alcune valutazioni sulla legittimità dello status dell’iter amministrativo preliminare all’approvazione della nuova normativa urbanistica comunale che, secondo le notizie riportate dalla stampa, dovrebbe ormai consentire l’autorizzazione di un progetto di edilizia residenziale.
Il Bosco di Carpenedo, oasi naturale per l’autentica rarità botanica e vegetazionale (costituisce infatti uno dei pochi esempi sopravvissuti nel Veneto di foresta planiziale a Querco-Carpineto che si estendeva su tutta la pianura padana) e testimonianza storica, deve continuare ad essere bandiera e simbolo per l’intera città di terraferma, nonché presupposto essenziale per la sua riqualificazione ambientale e paesaggistica e per questo difeso da ogni aggressione edilizia.

La vicenda
La notizia della nuova edificazione vicino al bosco di Carpenedo compare sulla stampa locale circa un anno fa (Corriere Veneto 29.07.2007) e ripresa il mese scorso (“Il Gazzettino” del 21.08.2008). Pochi giorni prima, il 19.08.2008 compariva sul Bollettino Ufficiale Regionale ( il B.U.R. n. 69 della Regione Veneto) il provvedimento della Giunta Regionale (DGR n. 2141 del 29.07.2008) di approvazione dello strumento urbanistico comunale denominato “Variante per la Terraferma”.
E’ seguita, sempre sulla stampa una serie di interventi (Assessore competente, Consigliere comunale, i titolari della nuova area edificabile e altri ancora) che evidenziava il valore dell’area, o, nel caso della proprietà, l’alta qualità (supposta) del progetto di nuova urbanizzazione.
Pur nelle contrapposizione delle opinioni espresse, non è emersa alcuna riflessione sulla congruità della procedura adottata per l’approvazione della espansione residenziale sull’area in questione.
E se tale è la premessa per lo sviluppo dei futuri indirizzi operativi del Comune, emerge la disattenzione sui numerosi vizi presenti nella lunga vicenda amministrativa originata formalmente nel lontano 1999, col provvedimento di adozione (D.C.C. n. 19/1999), successivamente riconsiderata nel 2002 (D.C.C. n. 18/2002) e poi nel 2006 (D.C.C. n.88/2006) dopo che la Regione nel 2004 (DGR n. 3905/2004) si era espressa sulla variante anche con indicazioni di accoglibilità (proposte di modifiche) di alcune osservazioni a suo tempo respinte dal comune.
Nella lunga procedura si è inserita la S.r.l. “Il Tinto”, con il ricorso al TAR per l’annullamento della D.C.C. n. 88/2006 nella parte che andava a rivedere il contenuto della sua osservazione (la n. 734) presentata in precedenza al Comune e dallo stesso respinta (D.C.C. n.105/2001), dopo che la Regione con la suddetta D.G.R. n. 3905/2004 aveva ritenuto accoglibili (su indicazione della 2° Commissione Consiliare regionale) alcune osservazioni già respinte dal Comune, tra le quali la n.734, seppure richiamando le necessarie “verifiche di ammissibilità secondo i principi e le prescrizioni dettate dalla C.T.R. per le aree ricadenti in zona tutelata dall’art. 21/a del PALAV”(con C.T.R. si intende Commissione Tecnica Regionale).
La motivazione che determina la conseguente sentenza (la n. 2595 del 2007) favorevole alle argomentazioni della suddetta Società è il ritardo (oltre il termine dei 90 giorni) di detta deliberazione comunale che controdeduceva, dava risposta, ai precedenti indirizzi della Giunta regionale.
E pure negativo per il Comune è stato il conseguente ricorso al Consiglio di Stato per l’annullamento di tale provvedimento del TAR: la sentenza relativa sostanzialmente ribadiva la validità della precedente argomentazione di annullamento.

Le norme che regolamentano la trasformazione del territorio considerato
Legislazione urbanistica regionale (LL.rr. 61/1985 e 11/2004 )
PALAV (art. 21/a-Aree di interesse paesistico-ambientale)
Vincolo paesaggistico (Decreto Legislativo 42/2004, c.d. “Urbani”, e successive modifiche)
Sito Interesse Comunitario (SIC-normativa “Natura 2000” per la tutela della biodiversità)
Piano Regolatore Comunale (Variante al P.R.G. per la Terraferma adoz.ne DCC n. 16/1999)
Disposizioni sulla invarianza idraulica (Ordinanza del Commissario-Presidenza Del Consiglio dei Ministri n°3621 in data 18/10/2007).

Le valutazioni delle Associazioni
Una attenta considerazione di tale complessa vicenda non può evitare di mettere in luce numerosi vizi procedurali che inficiano la correttezza della procedura amministrativa preliminare alla eventuale finale approvazione regionale.
Questi riguardano:
– l’obbligo della apposita procedura della pubblicazione delle scelte urbanistiche comunali, per portarle a conoscenza dei cittadini, con la possibilità per questi ultimi di esprimere eventuali osservazioni/opposizioni, disatteso per questa nuova area edificabile; la destinazione urbanistica pubblicata e quindi ufficialmente resa nota ai cittadini corrisponde a “zona E5-zona agricola di riqualificazione ambientale attraverso agroforestazione” (il c.d. Bosco di Mestre);
– l’inapplicazione delle norme di tutela ambientale-paesaggistica previste dal PALAV (all’art. 21/a), ricadenti proprio su buona parte delle aree di nuova edificazione; tali norme sono comunque sovraordinate e prevalenti sulla variante tanto che sono richiamate necessariamente anche nella suddetta DGR del 2004 per le necessarie verifiche;
– sempre in materia di paesaggio, per l’area oggetto dell’osservazione, sembra dimenticato il vincolo ricadente anche su via del Tinto; infatti l’ipotesi apparsa sulla stampa per l’accesso alle nuove residenze da Via del Tinto non esime dalla valutazione della sua compatibilità rispetto alla normativa di tutela disposta dal “Decreto Urbani”; inoltre, tale ipotesi genera da sola sostanziali trasformazioni geomorfologiche e vegetazionali dello stato di fatto del luogo, specificamente tutelato per tali aspetti;
– per l’aspetto ambientale, e della tutela della biodiversità in particolare, l’inapplicazione delle norme per la conservazione del Sito di Interesse Comunitario (SIC) del Bosco di Carpenedo (originate dalla direttiva 92/43 CEE denominata “Habitat”) rendono obbligatoria l’apposita Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A), per garantire la sua futura sopravvivenza minacciata dalle già ridotte dimensioni e dal progressivo avvicinamento di infrastrutture e insediamenti al nucleo boschivo esistente;
– la mancanza delle verifiche di compatibilità delle nuova espansione urbana con le norme di sicurezza idraulica.

Conclusioni
Non si tratta pertanto di carenze puramente procedurali, prive di risvolti operativi per le future trasformazioni dei luoghi che l’Amministrazione comunale andrà ad autorizzare, ma di essenziali aspetti di correttezza e trasparenza amministrativa, di tutela dell’ambiente e del paesaggio e pure di sicurezza non subordinabili alle istanze private finalizzate a ottenere nuova espansione edilizia; tali motivazioni richiedono l’attenta considerazione dell’Amministrazione sia per l’autotutela del suo operato che per la salvaguardia di un bene pubblico inestimabile nel suo valore ambientale e paesaggistico, del quale nel suo complesso sembra ancora poco consapevole.
Aspetti che il TAR non ha considerato perché chiamato ad esprimersi solo su una secondaria questione procedurale (la tempistica del riscontro ad una osservazione, quindi nemmeno su tutte) e non certo sulla questione primaria della pubblicazione delle scelte insediative e su altri elementi ancora, procedurali e di merito, indispensabili per ottenere una approvazione legittima.
La nuova edificazione, quantificata in circa 7.000 metri quadrati per un corrispettivo di circa 20.000 metri cubi e di 200 nuovi abitanti, da insediare in 10-20 edifici alti fino a circa 9 metri ricadrà su una superficie di circa 3 ettari; la contropartita sarà costituita da circa 5 ettari di terreno da cedere al Comune.
Il progetto di nuova lottizzazione e la connessa contropartita dovranno essere riconsiderate alla luce degli omessi passaggi amministrativi e delle valutazioni di ordine ambientale, paesaggistico e di sicurezza idraulica, al di là della ricerca di buona volontà degli imprenditori diretti interessati per la revisione dei loro programmi edilizi.
Ne consegue che se una procedura così contorta e poco trasparente ha potuto insinuarsi nelle pieghe normative di un procedimento talmente rilevante, per l’Amministrazione Comunale emerge la necessità di una severa riflessione / revisione sulle modalità e i mezzi disponibili per autotutelare il proprio operato.
Pertanto sono richiesti all’Amministrazione comunale immediati e conseguenti provvedimenti che recepiscano le valutazioni sopra espresse. In caso contrario le Associazioni, portatrici di interessi diffusi, si vedranno costrette all’avvio di un ricorso amministrativo a tutela di un bene pubblico inestimabile nel suo valore naturalistico, paesaggistico e ambientale, oltre che della più trasparente amministrazione.

WWF Venezia, LIPU Venezia, Legambiente Veneto, Italia Nostra, VAS Venezia, Amici della bicicletta Mestre, Gruppo Valdemare, Amico Albero, Associazione Bosco di Mestre, Ass. Naturalistica Sandonatese, Ass. Territori&Paradossi, CoCIT, AIRIS, Centro Studi Storici di Mestre; Comitato Terraglio; Terraglio & Dintorni, Gruppo di iniziativa per il Forte di Carpenedo, Gruppo per la salvaguardia dell’ambiente La Salsola.

P.S.
Per contrastare il disegno dei “noti furboni di quartiere”, le Associazioni citate vogliono richiamare l’attenzione dei concittadini e chiedere loro di coalizzarsi tutti in difesa di un angolo del territorio cittadino che rappresenta non solo il simbolo ambientale e storico dei luoghi ma anche il presupposto essenziale per la realizzazione del grande progetto del Bosco di Mestre.
Si raccoglierano in piazza Ferretto e presso tutte le sedi delle Associazioni, firme e fondi a sostegno di questa iniziativa per la difesa del bosco.

I cittadini possono ritirare presso le sedi delle Associazioni il modulo per la raccolta delle firme, oppure scaricarlo qui, con il testo della petizione.


Potete vedere sintetizzate in un breve video le ragioni storiche, ecologiche, urbanistiche, paesaggistiche ed anche affettive che rendono importante il sito ambientale del Bosco di Carpendedo, nucleo vitale originario del grande progetto per il “Bosco di Mestre”, collegandovi all’URL = http://it.youtube.com/watch?v=CI5ooMLzS9g

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