Geoprogetti – Le cave abbandonate del Veneto ben si adattano alle mini-centrali solari di Rubbia

il-modelo-rubbia-di-mini-centrale-solareENERGIE RINNOVABILI ANCHE COME SOLUZIONI PER IL RECUPERO AMBIENTALE.

Biomasse (energia dal legno), Geotermia (dal sottosuolo), energia dall’Acqua (con piccole e medie centrali che sfruttano punti di caduta o di ripidità), energia da smaltimento Anaerobico di liquami (previo condizioni di sicurezza e controllo…), ENERGIA DAL SOLE E MINI-CENTRALI SOLARI (vedi immagine sopra)… e a proposito di questo…

Lo scienziato Carlo Rubbia, premio Nobel per la ricerca scientifica nel 1984, ha proposto nel 2005 (dopo un diniego italiano) alla Spagna, al “Ciemat” (l’Enea spagnolo), un progetto di concentrazione di una ventina di medio-piccole centrali solari su circa 70mila metri quadrati di territorio (nei pressi di Madrid). Trattasi di una proposta di produzione energetica sul solare termodinamico. L’Ente spagnolo per le energie alternative ha approvato e dato attuazione alla proposta fatta da Rubbia.

In pratica questo progetto di solare termodinamico consiste nel concentrare il calore del sole in specchi parabolici che, per ciascuna centrale, sono dislocati su un chilometro quadrato di superficie. Il calore “catturato” viene convogliato in una rete di tubi in cui viene fatta scorrere una miscela di sali, che si riscalda fino a 550 gradi di temperatura (una temperatura molto alta rispetto a impianti simili realizzati in passato). Il calore, l’energia termica, permette l’accumulo di questa energia, cioè non viene perduta di notte o quando non c’è il sole (cfr: “Newton”, Paola Catapano, aprile 2006).

Un sistema di centrali solari di questo tipo, che abbisognano ciascuna (per la collocazione degli specchi parabolici e dell’impianto di raccolta del calore) di superfici di non più di un chilometro quadrato, ben si adatterebbero al riutilizzo “innovativo” delle nostre cave dismesse.

http://www.abengoasolar.es/en/index.html
da: http://www.abengoasolar.es/en/index.html

Qui si seguito riprendiamo la relazione (dal blog sulle tecnologie sostenibili “onegreentech“) su un intervento di Rubbia del dicembre scorso che riprende e rilancia in Italia il tema dell’energia solare e di tutte le fonti rinnovabili (criticando la scelta del ritorno al nucleare).

Rubbia è tornato a parlare nei giorni scorsi della questione energetica, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’IPE, l’Istituto per Ricerche e Attività Educative, a Napoli. L’intervento del fisico è stato di particolare importanza, visto che si inserisce contemporaneamente su tutti i principali temi aperti in Italia: problema energetico, ricerca, crisi economica, promuovendo l’importanza strategica delle fonti rinnovabili.

Rubbia si è espresso in maniera particolarmente favorevole alle tecnologie per lo sfruttamento dell’energia solare, campo su cui da anni si cimenta. Il solare inteso dallo scienziato non è però quello a cui comunemente pensiamo, ovvero i pannelli termici e fotovoltaici.

Questi infatti vengono definiti una tecnologia importante, ma in grado solo di supportare il fabbisogno energetico in maniera diffusa. Il limite è infatti quello dell’economicità dei pannelli, che sono effettivamente diffusi grazie ai forti incentivi statali, ma che non possono essere l’unica soluzione.

Il solare che invece Rubbia incoraggia è quello in grado di sfruttare soluzioni tecnologiche, che stando al fisico già esistono largamente ma necessitano solo investimenti per essere sviluppate e applicate, per creare vere e proprie centrali basate sull’energia del sole, in grado di utilizzarla in maniera più efficiente.

Come sono un valido esempio le stesse centrali solari termodinamiche messe a punto dal premio Nobel italiano in Spagna, con un progetto pilota andato a buon fine in Andalusia, che poi ha visto nascere seguiti anche in altre regioni spagnole (Madrid, Estremadura, Castiglia, Murcia, Alicante).

Progetto tardivamente avviato anche in Italia, con la centrale siciliana Archimede, tutt’ora in costruzione, su cui già lo stesso Rubbia lamenta lentezza e inefficienza di spesa.

Nel caso della centrale solare termodinamica, la tecnologia messa a punto prevede di far convogliare la luce in un unico punto tramite un sistema di specchi, dove far riscaldare un liquido apposito per la produzione di elettricità. Ma anche altri sistemi alternativi di sfruttamento solare sono a portata di mano secondo Rubbia, purché si investa in ricerca di base. Il solito “leitmotiv” ben noto in questi temi che i presupposti e le conoscenze ci sarebbero, ma quello che manca è la volontà politica.

Anche per questo Rubbia conclude il suo intervento criticando l’idea di un ritorno al nucleare in Italia, in quanto:

Lo sconsigliano i costi di realizzazione e di conduzione delle centrali, i rischi di incidenti e la difficoltà di gestione delle scorie. L’uranio, proprio come il petrolio, è inoltre un elemento sempre più scarso, sul pianeta. Se di nucleare vogliamo parlare, bisognerebbe puntare sulle tecnologie innovative che utilizzano il torio. Ripeto, però: l’energia del futuro è il solare

(Francesco de Augustinis, dal blog “onegreentech”)

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