Dublino, tra le magiche città Europee – e in Veneto ora nascono “città finte”: dopo Veneto City, il Quadrante di Tessera

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Dublino è una delle tante meravigliose città dell’Europa. E Joyce la rappresenta nel suo spirito di inizio ‘900.

Gente di Dublino” (pubblicato nel 1914, composto di 15 racconti), parla sì della vita dei protagonisti nella loro infanzia, adolescenza, maturità, delle speranze e delle sconfitte… ma in primis la vera protagonista è la CITTA’, magica capitale dell’Irlanda, le sue strade, le piazze, le birrerie, il lungo fiume, i ponti, le chiese, i vecchi palazzi, il vento freddo che spazza le strade, i suoi bizzarri abitanti…

Joyce descrive il senso della città europea…

…e non a caso per lunghi anni Joyce ha scelto pure Trieste come suo luogo di vita, altra città dal grande fascino… (insomma vi invitiamo a leggere “Dubliners”).

UN LIBRO, UN PRETESTO…

Vogliamo qui introdurre un altro argomento (in merito al “senso della città”).   In fondo a queste premessa, nella seconda pagina di questo articolo, vi parliamo del secondo grande megaprogetto di nuova città in Veneto (dopo “Veneto City” tra Dolo e Mirano, di cui trovate un articolo alla data del 26 dicembre): si tratta del QUADRANTE DI TESSERA, una nuova città degli affari, del divertimento e dello sport (la scusa è la nuova sede del casinò e fare lo stadio di Venezia) che dovrà sorgere vicino all’aeroporto, da un milione e centomila metri cubi (se vuoi lo stadio, qualsiasi gruppo edile finanziario chiede, in perequazione, di poter fare molte altre cose…).

LA CRISI ATTUALE DEL “SENSO DI CITTA’”

Sembra che il proliferare di centri commerciali “dove ritrovarsi” e di nuove città, sia il frutto di ricerca di “cambiare qualcosa” all’interno di uno SPAESAMENTO generale.

Dove esigenze psicologiche di creare “novità” per la popolazione, si coniugano bene (e vengono soddisfatte) da sistemi degli affari, finanziari, che trovano nella espansione urbana ragioni per esprimersi al meglio.

Non si è mai ad esempio compreso perché la Grande Distribuzione (vera novità di questi ultimi anni, anche positiva: ha creato competitività, abbassando i prezzi e migliorando, a volte, la qualità) non abbia potuto insediarsi nel tessuto urbano tradizionale. Perché le città non sono diventate “loro” Centri Commerciali, al loro interno, senza creare “Non Luoghi”.

Ma noi pensiamo che la colpa possa anche essere nell’incapacità in questi decenni di rinnovare virtuosamente i nostri luoghi di vita, appunto le nostre città. Un sistema urbano tradizionale, che non è cambiato in niente (o molto poco). In un contesto fatto di professioni, di politica, di realtà sociali diverse (nessuno escluso, noi con loro), che non è riuscito a “pensare” le città in modo diverso, rendendo più attraenti i centri, dando carattere di piacevolezza a periferie ora quasi sempre assai grigie e demotivate. Per questo insistiamo sul fatto che l’assetto urbano tradizionale va rivisto integralmente, conservando ciò che merita e rivedendo le aree grigie di degrado.

Presentiamo qui di seguito il progetto QUADRANTE DI TESSERA, da un articolo molto interessante (ed esauriente nell’esposizione) di Nicola Pellicani, dell’8 gennaio, per i “Quotidiani Veneti – La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso).

IN  ARRIVO  UN  MILIONE  DI  METRI  CUBI  A  TESSERA

Se ne parla molto meno, ma ciò non significa che il Quadrante di Tessera, non rappresenti un’operazione meno significativa, destinata a modificare il paesaggio in riva alla laguna, a poche centinaia di metri dal Marco Polo.

E’ da oltre un decennio che nel punto dove la bretella aeroportuale incrocia la Triestina, il Comune intende realizzare il nuovo stadio.  Ma, preso atto che non c’era imprenditore al mondo disposto a costruire un impianto sportivo a Mestre senza null’altro intorno, ha ideato un ingegnoso quanto complicato meccanismo, in base al quale lo stadio verrà finanziato dalla valorizzazione di una superficie attigua di circa 375 mila metri quadri, che da agricola sta per diventare edificabile con destinazione ad Attività Economiche Varie (Aev).

Metri cubi. In quest’area, non appena sarà concluso l’iter amministrativo, grosso modo in primavera, che recepirà l’accordo siglato lo scorso aprile tra Comune, Regione e Save, sarà possibile costruire 750 mila metri cubi di cemento a destinazione commerciale, direzionale e ricettiva, compresa la nuova sede del casino’. Mentre lo stadio è pensato per essere realizzato all’interno di un vero e proprio villaggio dello sport e del divertimento, in cui sarà possibile costruire anche un’arena per gli spettacoli e una serie di opere connesse, ovvero riservate al commercio, alla ricettività e ai servizi. In tutto altri 335 mila metri cubi, escluso ovviamente l’ingombro dello stadio che, secondo le leggi urbanistiche non ha volumetria, nonostante l’impatto sul territorio non sarà esattamente neutro. Sono i misteri della burocrazia.

Comunque sia, la somma delle due operazioni immobiliari, che poi sono una cosa sola, è pari a circa un milione e 100 mila metri cubi.  Sono cifre da capogiro destinate a scatenare grandi appetiti finanziari.  La partita deve ancora entrare nel vivo, ma c’è già chi sta raccogliendo informazioni per non farsi cogliere impreparato. Il Gruppo Benetton ha ad esempio già suonato al campanello della Marco Polo Srl, il braccio immobiliare del Comune in quest’operazione. E lo stesso ha fatto Live Nation, la multinazionale americana che realizza strutture per spettacoli in giro per il mondo, già atterrata a Venezia, attraverso Milano Concerti che da un paio d’anni organizza l’Heineken Festival al Parco di San Giuliano.  Ma non c’è solo Milano concerti. Anche la francese Zenith che realizza strutture modulari per ospitare concerti sta dimostrando molto interesse per quella parte dell’affare legata alla cittadella del divertimento e potrebbe presentare una proposta proprio in collaborazione con Live Nation.

Dulcis in fundo c’è un contatto con la Walt Disney per sondare la possibilità di costruire, accanto allo stadio, un parco divertimenti. Un’ipotesi tutta da verificare – forse la volumetria prevista sarebbe insufficente – ma che trasformerebbe in un baleno il Quadrante in un polo d’attrazione internazionale.  In ogni caso, qualsiasi iniziativa immobiliare, dovrà fare i conti prima con la crisi che sta devastando l’economia.  Al momento l’unica cosa certa è che la Marco Polo srl si è rivolta alla «AAA», Amsterdam Arena Advisory, la società che gestisce lo stadio coperto della capitale olandese, con l’incarico di valutare la sostenibilità del progetto di Tessera e delle opere annesse. «AAA» è stata scelta anche perchè il Comune punta a realizzare a Mestre un impianto multiuso, sul tipo di quello di Amsterdam. Lo studio sarà inoltre utile per redigere il bando internazionale per l’intero Quadrante di Tessera, che sarà propedeutico agli interventi.

Quadrante story. Dopo un interminabile braccio di ferro tra Comune e Save per l’uso delle aree, l’operazione ha ormai imboccato una strada di non ritorno. Vale comunque la pena di ricostruire la tormentata vicenda che ha paralizzato la variante urbanistica in Regione per mesi. Un blocco voluto da Save e reso possibile dall’alleanza Galan-Marchi, che regge dentro e fuori al Marco Polo. Detta in due parole Save chiedeva per sé le aree destinate in prima battuta al progetto dello stadio, adducendo che in prospettiva sarebbero state utili allo sviluppo dell’aeroporto e proponendo al Comune di realizzare l’operazione immobiliare più a monte, sempre lungo la bretella, in un’area che nel frattempo Save aveva acquistato nel corso del rastrellamento di terreni condotto in tutta la zona. Alla fine lo scambio di aree è stato fatto. Fermo restando che le aree passate a Save sono rimaste agricole, la bilancia pendeva comunque a favore della società aeroportuale che aveva messo sul piatto una superficie più vasta, compresa un’area di pregio ambientale vincolata dal Palav, che corre lungo il fiume Dese – valutata circa 10 milioni – che si sviluppa su un milione e 100 mila di metri quadri, che sarà destinata a bosco e rappresenta una sorta di risarcimento per la cementificazione prevista. La compensazione a favore di Save, pari a circa 17 milioni, si tradurrà nella possibilità ci costruire 90 mila metri cubi all’interno dell’area Aev del Quadrante di Tessera.

I tempi. L’accordo tessuto in tre anni d’incontri «riservati» tra Cacciari e Marchi e tradotto in pratica dalla Marco Polo Srl e dai tecnici Save è stato recentemente recepito dalla Ctr (Commissione tecnica regionale) ed entro primavera l’iter dovrebbe essere concluso. Ma in Comune hanno molta fretta di partire con il bando per l’assegnazione degli appalti.

Veneto City. Perché tanta fretta? Semplice perché all’orizzonte c’è il business Veneto City, che è più avanti con il progetto. Non è un mistero che la Spa del panzer Luigi Endrizzi continua a premere per far decollare l’iniziativa. Con lui ci sono Bepi Stefanel, Fabio Biasuzzi, Giancarlo Selci e Olindo Andrighetti. Ma da un anno e mezzo ha fatto irruzione sulla scena anche Edilbasso, la società edile di Loreggia che ha fatto incetta di terreni a destinazione artigianale e industriale in Comune di Dolo. Non poca cosa visto che pare si è assicurata una superficie anche superiore a quella in mano ad Endrizzi & C. I due sembra si siano messi d’accordo, ma ciò che interessa a Venezia è fermare il progetto. E non tanto perché Veneto City entrerebbe in competizione con Porto Marghera, bensì perché sarebbe in aperto conflitto con il Quadrante di Tessera. Il nodo Marghera è però tutt’altro che sciolto: il decollo del Quadrante sarà la pietra tombale della riconversione del polo industriale?

La posta in gioco. In ballo c’è l’opportunità di diventare il baricentro di quella Grande Città che va al di là dei confini municipali e incrocia le province di Venezia, Padova e Treviso, ormai privi di senso. Ogni ragionamento sul futuro del territorio non può prescindere dalla consapevolezza che abitiamo un’unica Città e Venezia, anzi Mestre, non ci sta a perdere la sfida con Veneto City, che sorgerà lungo il Passante.

Il bando. Una volta approvata la variante, la Marco Polo srl lancerà un bando internazionale per l’edificazione dell’area Aev e del villaggio sportivo. L’orientamento è di fare un bando unico, ma potrebbero essere anche due distinti. Difficile dire quale sarà la base d’asta, ma è chiaro che stiamo parlando di un’operazione di varie centinaia di milioni. Quel che finora si può dire è che il valore riconosciuto delle aree (Aev), in base all’accordo stipultato con Save – 30.000 mq edificabili per 17 milioni – è stato di circa 585 euro per metro quadro. Fatti due conti a spanne, vale a dire che siamo di fronte ad un business di almeno 500-600 milioni. Solo la realizzazione dello stadio costerà attorno ai 50 milioni, mentre altri 30 serviranno per la realizzazione della viabilità complementare.

Il Casinò. All’interno dell’area Aev dove sarà possibile realizzare fino a 750 mila metri cubi di cemento, 90 mila come detto li costruirà Save, mentre 75 mila saranno destinati alla nuova sede della casa da gioco stile Las Vegas con albergo annesso da 400 stanze, che oggi rappresenta la vera emergenza per la città. Se alla fine degli anni Novanta, quando il Venezia balzò in serie A, la priorità era costituita dal nuovo stadio, oggi le cose sono cambiate: la priorità è la nuova sede del casinò. Pena la perdita di fette sempre più ampie di clienti.

Lo stadio. L’operazione Quadrante di Tessera è partita con l’obiettivo primario di costruire lo stadio nuovo. Ma a tutt’oggi resta da valutare l’opportunità di costruire un impianto da 30 spettatori a Mestre. La Marco Polo Srl ha in mano il progetto dell’australiano Lawrence Nield, toccherà però alla Amsterdam Arena Advisory aiutare Comune e Marco Polo Srl a chiarirsi le idee su che stadio fare e soprattutto capire se uno stadio in terraferma può avere un futuro.

Nicola Pellicani
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3 thoughts on “Dublino, tra le magiche città Europee – e in Veneto ora nascono “città finte”: dopo Veneto City, il Quadrante di Tessera

  1. paolomonegato lunedì 19 gennaio 2009 / 18:01

    Per quanto riguarda il futuro delle città segnalo un articolo intitolato “I Superluoghi, qui nasce la nuova città” apparso sul Corriere della Sera del 12 gennaio. L’articolo potete leggerlo su Eddyburg.it cliccando qui

  2. Luca Piccin mercoledì 21 gennaio 2009 / 21:56

    Ma quale vera novità!!!
    La grande distribuzione ha negli anni, praticamente eliminato il rapporto tra chi produce e i consumatori e la percezione da parte di questi ultimi della realtà della produzione. Sulle nostre tavole arrivano sempre più prodotti anonimi, spesso ahimè anche nel sapore, che tendiamo ad assimilare a prodotti industriali: ci sono in tutte le stagioni, non sappiamo come e da chi vengono coltivati, quale lavoro e attenzione sono stati necessari, come è fatta la pianta che produce quell’ortaggio, e così via. Acquistare direttamente dai contadini significa recuperare questa conoscenza e questa sensibilità, significa consumare soltanto prodotti di stagione ad esempio e recuperare il senso del ritmo della terra, il piacere di attendere il momento giusto per gustare il prodotto migliore. Soprattutto acquistare direttamente dai contadini permette di fornire loro il giusto reddito ovvero saltando i passaggi intermedi ed è un passo verso la salvaguardia dell’ambiente in quanto la grande distribuzione dispone sempre meno di magazzini e depositi: a questi si sono sostituiti i T.I.R. che ogni giorno percorrono chilometri e chilometri di strada.
    Allora invece che andare al non luogo, andiamo al mercato che è un Luogo vero e proprio!

  3. paolomonegato giovedì 22 gennaio 2009 / 10:13

    Quello che dici Luca è tutto esatto però bisogna tenere ben presente una cosa. La gente guarda il prezzo, soprattutto ora che bisogna un po’ tirare la cinghia, e sul prezzo il mercato non può competere con la grande distribuzione (anche perché le esternalità negative connesse alla produzione di un bene non vengono tenute in conto dai più). Di conseguenza il “non luogo” viene frequentato più del “luogo”.

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