Geopolitica e tirannie – La Russia e la libertà di informazione negata (l’omicidio di Anastasia Barburova)

mappa politica del Caucaso
Mappa politica del Caucaso

L’Area politica del Caucaso, dei popoli che lì vivono, è uno dei luoghi “difficili” del mondo. Per la convivenza con le grandi nazioni centralistiche (lì è il caso della Russia). Questo del Caucaso è uno dei punti critici di un paese come la Russia di difficile democrazia, dove la libertà di opinione e  di informazione sembra impossibile da esercitare. Dopo l’assassinio di  Anna Politkovskaia del 2006, è accaduto a un’altra giornalista.

Anastasia Baburova è stata ammazzata lunedì 19 gennaio nel pieno centro di Mosca. E con lei è stato ucciso l’avvocato Stanislav Markelov, il difensore della famiglia di Elsa Kungaeva, una ragazza cecena seviziata e uccisa dall’ex colonello Yuri Budanov. Il caso rischia di diventare un boomerang per la Russia sul fronte dei diritti fondamentali.

Riportiamo qui di seguito un articolo ripreso da “Il Corriere della Sera” di ieri, che parla proprio di “Russia e diritti umani”, e della sostanziale indifferenza del mondo politico occidentale, anche adesso con questo duplice omicidio. Di seguito vi proponiamo un resoconto di alcune parti di un articolo, tratto dal sito del circolo Limes di Padova, su alcune aree regionali del mondo “che cercano l’indipendenza”. Tra queste l’area del Caucaso, con la CECENIA in particolare, assume rilievo notevole.

Vien comunque da prospettare che, immaginando (sognando) e simulando un mondo dove non esiste più alcun conflitto tra “nazioni dominanti” e “popoli oppressi”, si dovrà sicuramente “accettare” e considerare un moltiplicarsi di tantissimi piccoli stati (staterelli)-nazione (per ultimo è il caso dei Balcani e in particolare del Kosovo) che, è auspicabile, una volta espletata la propria legittima “voglia di autonomia” (finora repressa), sapranno confrontarsi con il mondo globale attraverso macro-regioni, capaci sì di conservare le proprie tradizioni ma anche di dare ricchezza e piena libertà democratica ai propri cittadini.

Russia e diritti, omissione di soccorso

(Corriere della sera, 20 gennaio 2009 – Paolo Lepri)

Mentre il mondo è giustamente in ansia per le imprese di un eroe di carta -il reporter svedese Mikael Blomkvist, protagonista della Trilogia Millennium, braccato e minacciato dai poteri forti e dai servizi segreti di Stoccolma- c’è un luogo reale, la Russia, dove i giornalisti che cercano di sfidare il potere vengono uccisi in mezzo alla strada. 

È accaduto ancora ieri a Mosca. È successo molte altre volte nell’era del putinismo. Sembrano essersene accorti solo i radicali italiani, qualche intellettuale controcorrente, come Bernard-Henry Lévy o André Glucksmann, e alcune organizzazioni umanitarie internazionali.

Due anni fa Anna Politkovskaya, la donna che denunciava sulla Novaya Gazeta i soprusi delle autorità russe e del governo installato dal Cremlino in Cecenia, fu assassinata nell’ascensore del suo palazzo. Il killer fuggì sulle scale, come Raskolnikov dopo aver colpito a morte la vecchia usuraia. Era l’8 ottobre 2006.

Putin tacque. Solo due giorni dopo la richiesta di una «indagine approfondita». Per l’opinione pubblica mondiale Anna è diventata un simbolo, per lui una persona «che non aveva influenza nella vita politica russa». Nel novembre scorso è iniziato un processo farsa che ha coinvolto alcuni pesci piccoli.

Ieri è stata la volta di Anastasia Barburova, 25 anni, considerata l’erede della Politkovskaya, uccisa mentre tentava di inseguire il killer dell’avvocato Stanislav Markelov, difensore dei ceceni finiti nella morsa rabbiosa e implacabile delle milizie filorusse.

Ma delitti e trame oscure non sono che il segnale più evidente della malattia di un Paese dove quello che si può chiamare, in sintesi, il «deficit democratico» sta toccando livelli di pericolosità allarmante. Revival di volontà di potenza, aggressività economica, nostalgie autoritarie, indulgenze post-sovietiche, disprezzo per le regole delle società aperte sono le caratteristiche del regime guidato dall’ex agente del Kgb: un uomo che ha cambiato negli ultimi tempi solo il taglio dei suoi vestiti.

Il nuovo presidente americano Barack Obama è chiamato da oggi a tentare di risolvere tutti i problemi del mondo. Non sarà facile riuscirci, ma gli va subito chiesto di mettere il dossier Russia in testa alle pratiche da sbrigare con urgenza. Il successore di Bush sa che i diritti umani sono un valore universale e che i loro principi sono vincolanti anche se tradotti in cirillico. Se necessario, come ha scritto Lévy, imparando a trattare Putin non come un partner ma come un avversario.

Paolo Lepri

Dal sito del Circolo Limes di Padova – Lorenzo Gadaleta

Dal 17 febbraio 2008, giorno della proclamazione dell’indipendenza da parte del Kosovo, sono emerse due tendenze maggiori di analisi tra gli osservatori internazionali. La prima considera quello kosovaro un caso sui generis, circoscritto all’area balcanica. La seconda lo valuta come un modello che potrebbe essere seguito o dal quale potrebbero prendere spunto altre regioni in Europa, che passerebbero dallo status di regioni-nazione a quello di stati-nazione. Seguendo quest’ultima interpretazione, eccovi ora una panoramica di questi territori in bilico.

FEDERAZIONE RUSSA

Tatarstan
La Repubblica del Tatarstan dista 800 km da Mosca ed è ufficialmente una Repubblica costituente della Federazione russa. Questo stato ha dichiarato la propria indipendenza il 30 agosto 1990. Il 15 febbraio 1994 fu firmato un accordo tra il governo della Federazione Russa e quello della Repubblica del Tatarstan: questo accordo è spesso considerato come un riconoscimento dell’indipendenza del Tatarstan da parte della Federazione Russa, dal momento che fa menzione della Dichiarazione sulla Sovranità di Stato della Repubblica del Tatarstan. Lo stesso giorno venne firmato anche il Trattato sulla Delimitazione dei Soggetti Giuridici e sulla Delegazione Mutuale dell’Autorità tra le Entità statali della Federazione Russa e le Entità statali della Repubblica del Tatarstan, e, nonostante questo trattato non riconosca direttamente la sovranità del Tatarstan, esso completa il precedente trattato politico.
I tatari parlano una propria lingua e sono per la maggior parte di religione islamica sunnita, introdotta da missionari di Baghdad all’incirca nell’anno 922. Questi due fattori connotano in modo marcato l’identità tatara rispetto a quella russa. Va inoltre ricordato come questa regione sia una tra le più sviluppate economicamente delle entità federali russe, il secondo soggetto federale più industrializzato dopo l’oblast di Samara. Una curiosità: nella capitale Kazan è stata conservata fino al 1993 l’icona della Madonna di Kazan, anno in cui venne donata a Giovanni Paolo II per essere poi restituita da quest’ultimo al patriarca di Mosca Alessio II quale auspicio di dialogo tra la chiesa cattolica e quella ortodossa.

Calmucchia
La particolarità di questa regione consiste nel fatto che essa ospita l’unico territorio europeo la cui popolazione di circa 300 mila persone professa la religione buddista. I calmucchi abbracciarono il buddismo nella prima parte del XVII secolo e appartengono alla setta di Buddisti tibetani nota come Gelugpa (Via Virtuosa). Prima della loro conversione, i calmucchi praticavano lo sciamanesimo. La popolazione non riconosce come leader Medvedev ma Ombadykov, un buddista-calmucco-americano, che ricopre la carica di supremo Lama del Paese. Oggi la Calmucchia ha lo status di Repubblica autonoma all’interno della Federazione Russa, status acquisito a seguito del dissolvimento dell’URSS che le venne però revocato nel 1943 ponendola sotto diretto controllo del governo centrale. Stalin deportò i calmucchi in Siberia determinando la dispersione irreversibile della loro lingua e delle loro tradizioni mentre Krushchev permise il ritorno nella loro terra occupata ormai da russi e ucraini. Questa regione, a differenza del Tatarstan, è una delle più povere della Russia e la crisi economica si è acuita con il crollo del regime sovietico.

Cecenia

Il giorno seguente la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, il ministro degli Esteri del governo ceceno in esilio, Usman Ferzauli, ha espresso il suo pieno sostegno a quelli che ha definito i “fratelli” albanesi, sottolineando che le violenze subite durante la guerra nei Balcani legittimavano pienamente le loro rivendicazioni, così come le aggressioni russe legittimano la lotta del suo popolo. Una lotta per l’autonomia da Mosca, quella cecena, che ha inizio nel 1991 e prosegue con due guerre, la prima dal 1994 al 1996 e la seconda dal 1999 ad oggi. Le vittime di questo conflitto sono decine di migliaia e quasi metà della popolazione vive in campi rifugiati. Oggi è al potere un governo filorusso guidato da Kadyrov mentre i due maggiori leader ceceni Mashkadov e Basayev sono stati uccisi.Da quando la situazione è tornata sotto il controllo del Cremlino anche la produzione petrolifera è aumentata e si stima che possa tornare ai livelli degli anni ’80 di circa 4 milioni di tonnellate al giorno. La religione dei ceceni è la musulmana sunnita e la lingua cecena appartiene alla famiglia linguistica Vaynakh, o del Caucaso centro-settentrionale.

GEORGIA

Abkhazia e Ossezia del Sud
I russi spalleggiano da anni l’indipendenza di questi due territori georgiani, ma al momento del dunque è probabile che Medvedev freni le loro ambizioni. Abkazia e Ossezia del sud servono a Mosca come spina nel fianco della ribelle Georgia e sarebbero meno utili una volta indipendenti. Infatti, in caso di piena adesione della Georgia alla Nato, Mosca potrebbe annetterle, eliminando ogni spinta secessionista. Le due regioni, però, sono in pieno fermento: «Il nostro è un caso ancora più eclatante di quello kosovaro» ha sostenuto Eduard Kokoity, leader separatista dell’Ossezia del sud, «se ce ne sarà bisogno ci rivolgeremo alle Nazioni Unite». «Per i popoli come i nostri ci vuole un approccio universale» ha ribadito Sergei Bagapsh, “presidente” dell’Abkazia, «dopo il Kosovo noi non ci fermeremo».

REPUBBLICA MOLDOVA

Transnistria
Possiamo dire che questa striscia di terra della Moldovia orientale è autonoma da Mosca ma anche da Chisnau e che la attraversano traffici illeciti di ogni tipo. Il Cremlino, scoppiata la questione kosovara ha dichiarato che la soluzione alla questione dell’autonomia può risolversi solo «sulla base della sovranità e dell’integrità territoriale della Moldovia». Il ministro degli Esteri russo Zubkov ha promesso «di costruire un dialogo tra Chisinau e Tiraspol per garantire uno status speciale alla regione». Ma più di 1200 soldati russi sono stanziati in questo territorio con l’opposizione del governo di Transnistria dal 1992 ufficialmente con funzioni di peace keeping e Mosca ha aperto lo scorso anno un consolato nella capitale Tiraspol dal quale sono usciti più di 80.000 passaporti russi emessi a favore di cittadini della Transnistria. Prosegue, inoltre, il blocco delle merci da parte dell’Ucraina che importa unicamente prodotti con i sigilli delle dogane della Repubblica Moldova, blocco appoggiato da UE e da USA. Il 17 settembre del 2006 si è svolto un referendum organizzato dalle autorità della Transnistria dal quale è emersa la volontà di un’indipendenza dalla Moldova e di un’associazione per ora solo commerciale con la Russia.

AZERBAIGIAN

Nagorno Karabakh
Il Nagorno Karabakh è una regione del Caucaso meridionale, de facto è una Repubblica indipendente collocata vicino al confine armeno anche se de jure è sotto la sovranità dell’Azerbaigian che sostiene la regione faccia parte integrante del suo territorio, ma la maggioranza armena (99.7%) che la popola ha proclamato la propria indipendenza più di 16 anni fa. A differenza del Kosovo, però, nessuno li sostiene, né l’Unione europea né gli Stati Uniti. I leader del Nagorno Karabakh affermano che quello balcanico costituisce un precedente importante e che anche loro, come gli albanesi kosovari, hanno vissuto una guerra sulla propria pelle, quella che li ha travolti nei primi anni Novanta a seguito del referendum che sancì come risultato l’indipendenza dall’Azerbaigian, referendum indetto dal Consiglio Nazionale del Nagorno Karabakh, boicottato e mai riconosciuto dal governo azero. Baku ha promesso autonomia, ma la popolazione non accetterà niente meno dell’indipendenza.

CIPRO

Cipro Nord
Nonostante Bruxelles prema per la riunificazione, l’isola rimane spaccata in due. I turchi del nord si sono convinti ad accettare l’unità, ma i greci la pensano in modo contrario com’è testimoniato dal loro rifiuto di riconoscere la dichiarazione d’indipendenza kosovara. La Turchia, dal canto suo, riconosce solo il governo settentrionale di Cipro e non apre i collegamenti aerei e navali con il sud. Tuttavia, se Ankara accoglie favorevolmente il precedente kosovaro per quanto riguarda Cipro, non può dire lo stesso nel caso del Kurdistan e del Nagorno Karabakh, rivendicato dall’odiata Armenia.

Lorenzo Gadaleta è un collaboratore di Limes, Rivista Italiana di Geopolitica.

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3 thoughts on “Geopolitica e tirannie – La Russia e la libertà di informazione negata (l’omicidio di Anastasia Barburova)

  1. paolomonegato giovedì 22 gennaio 2009 / 11:57

    Con il crollo dell’Unione Sovietica la Russia ha perso per un po’ il suo ruolo di grande potenza che ora sta ritrovando grazie alle sue risorse naturali. Mosca usa il gas per fare politica estera quindi dal suo punto di vista il controllo della regione caucasica è molto importante. Il Caucaso è un’area strategica sia militarmente che dal punto di vista economico. Lì infatti passano, e passeranno, i gasdotti e gli oleodotti che portano le risorse del Mar Caspio in occidente.
    Nell’articolo del Corriere si lamenta una scarsa presa di posizione dell’Europa per quanto riguarda la libertà di stampa (che è un problema globale e non riguarda solo la Russia… a volte i giornalisti muoiono anche in occidente. Un giornalista che fa bene il suo lavoro è sempre scomodo e purtroppo spesso non muore per vecchiaia). Per gli intellettuali prendere posizione in merito è sicuramente più facile rispetto ai politici che devono tener conto anche di quanto detto sopra (siamo ancora in pieno inverno e il gas serve…). Nemmeno Obama è un demiurgo…. (non carichiamolo con troppe aspettative)

    Tornando al discorso sui media… A onor del vero è giusto ricordare che da sempre il potere mediatico viene usato come politica estera (per citare un caso vicino a noi basti ricordare la campagna interventista de “Il Popolo d’Italia” nel 1914 sostenuta economicamente, tra gli altri, anche dal governo francese) quindi è comprensibile, dal loro punto di vista, visti anche i casi della rivoluzione arancione in Ucraina e della rivoluzione delle rose in Georgia, che uno stato autoritario come la Russia tenga sotto stretto controllo l’informazione.

    Per quanto riguarda invece il successivo elenco di possibili nuovi Kosovo devo dire che lo vedo abbastanza incompleto. Tiene presente quasi esclusivamente l’area CSI… Ci sono molti altri casi. Come ad esempio il Belgio (che però è più simile alla situazione Cecoslovacca) che sembra ormai prossimo ad una separazione consensuale tra l’area fiamminga e quella vallona. O tornando ai balcani il caso della Rep.Srpska…

    Anche sul preambolo di Sebastiano avrei qualcosa da dire:
    Tutte le nazioni sono centralistiche, non solo le grandi potenze. Certo non nego che avere un vicino di casa molto più grosso di te è un bel problema… ma spesso i problemi ci sono anche tra i vicini delle stesse dimensioni (soprattutto se manovrati da altri molto più potenti).
    Fermo restando che a mio modo di vedere uno stato piccolo (e intendo piccolo non medio) tutela la democrazia di tutti i suoi cittadini molto meglio di un grande stato, con la sua burocrazia elefantiaca e parassitaria, vorrei chiederti maggiori dettagli su quelle che definisci macro-regioni. Cosa intendi esattamente con macro-regioni? Quanto le vorresti estese? Fammi un esempio.

  2. albertograva martedì 27 gennaio 2009 / 11:47

    In effetti non è molto chiaro il significato di macro regioni…intendi forse un insieme di piccoli stati che dialogono tra loro per arrivare a obbiettivi comuni? se così fosse anche l’unione europea sarebbe una macro regione o sbaglio? prova a spiegarci meglio il concetto se puoi.

  3. paolomonegato mercoledì 28 gennaio 2009 / 10:10

    Ci ha risposto con il nuovo post…

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