Geoenergie – Porto Tolle: la riconversione della centrale termoelettrica a carbone (pulito?) – dubbi e proposte

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Sabia, attivista brasiliano di Greenpeace, si lancia dall'alto della ciminiera di Porto Tolle

E’ atteso a giorni il parere della Comissione Nazionale Via  (Valutazione Impatto Ambientale) sul progetto Enel (con investimento di 2.000 miliardi di euro) di riconversione della centrale elettrica di Porto Tolle (Rovigo).

Questo progetto va avanti da quattro anni, e trova posizioni assai discordanti. Il Governo di adesso favorevole (se la Commissione Via darà parere negativo è probabile che il Consiglio dei Ministri si prenderà la responsabilità di emettere un decreto di compatibilità ambientale). La Commissione Via “si è bloccata” su un punto difficile da superare: la centrale è nell’area del Parco naturale regionale del Delta del Po e la legge istitutiva del parco dice che: “gli impianti di produzione di energia elettrica dovranno essere alimentati a gas metano o da altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale”

La Regione Veneto è in posizione bivalente: all’inizio favorevole (ancora adesso ufficialmente), ma con il suo presidente Galan che sta in posizione di attesa, prospettando in queste settimane pure una riconversione a centrale nucleare (di fatto la Regione è molto preoccupata di questa cosa, unita alla possibile ripresa delle perforazioni di metano nell’Alto Adriatico).

Gli ambientalisti decisamente contrari: non credono che esista un carbone che si possa definire “pulito”, non inquinante.

Se non si prenderà in questi giorni una decisione (un decreto di autorizzazione) l’Enel minaccia di dirottare i due miliardi di euro di investimento nella costruzione di una centrale (sempre a carbone) in Albania.

E noi (geografi) che idea ci siamo fatti?

Premettiamo alcune cose. La centrale termoelettrica di Porto Tolle, situata sul delta del Po (nell’omonimo comune, in località Polesine Camerini) è entrata in esercizio tra il 1980 e il 1984, e sorge su una vasta area di ben 200 ettari sulla riva destra del Po di Pila. Fino a pochi anni fa produceva il 10 per cento del fabbisogno elettrico nazionale, con circa il 40% dell’energia prodotta in Veneto. Attualmente una sezione della centrale è stata smantellata, con una parziale riduzione della produzione energetica (dal 10 all’8% del consumo nazionale). Ora la centrale funziona a gasolio (138 tonnellate all’ora).

la centrale di Porto Tolle e l'ambiente che la circonda
la centrale di Porto Tolle e l'ambiente che la circonda

Siamo andati a leggere l’elaborato con il quale l’Enel presenta il progetto di riconversione “a carbone pulito”, e in esso si insiste sul fatto che l’utilizzo del carbone “pulito” porterà a una riduzione anche dell’attuale inquinamento. All’inizio, prima della scelta a carbone, si era prospettato anche l’utilizzo di emulsione di idrocarburi e acqua (Orimulsion), preferito da molti, ma l’Enel ha subito puntato sul carbone.

L’Enel, nell’elaborato di presentazione del progetto, per renderlo accoglibile a tutti i perplessi del “ritorno all’era del carbone” (cosa che peraltro sta accadendo in molte parti dell’Europa e del Mondo; lo stesso Obama si è dichiarato favorevole al “carbone pulito”), indica cinque punti “forti” della sua proposta:

1- l’impiego di “caldaie ultrasupercritiche”, cioè con elevati rendimenti termodinamici, e quindi notevole risparmio energetico;

2- un nuovo sistema di trattamento dei fumi, con: a)denitrificazione catalitica dei fumi e abbattimento degli ossidi di azoto, b)filtri per depolverazione dei fumi, c)desolforazione dei fumi, con l’uso di calcare/gesso ad umido;

3- i lavori (di movimentazione e stoccaggio del carbone) saranno effettuati al chiuso, e il trasporto del carbone e dei residui saranno fatti via mare su chiatte con stive chiuse;

4- i residui di processo saranno venduti come materiali da costruzione o altri usi;

5- vi è da parte dell’Enel una disponibilità ad accordi con le categoria produttive coinvolte (pescatori, coltivatori di mitili) per i transiti.

A noi tutto questo non convince molto. L’idea del “carbone pulito” è da capire bene. Il carbone produce più anidride carbonica di qualsiasi altro carburante. E’ chiaro che in questo caso “viene pulito” dalle sostanze tossiche, ma queste sostanze devono finire comunque da qualche parte (l’Enel vuol metterle in materiali da costruzione…); e se non vengono fermate dai filtri in atmosfera vanno.

Comunque l’idea di “catturare” le emissioni di CO2 per seppellirle o riciclarle da qualche altra parte in modo che non facciano danni “immediati”, rende preoccupante la cosa. Dà molto l’idea delle scorie radioattive delle centrali nucleari, lasciate come “patrimonio” alle generazioni future. Insomma una grande centrale termoelettrica a metà tra un grandissimo inceneritore (veramente grande) che con i suoi filtri deve catturare i fumi tossici, e dall’altra qualcosa di simile a una centrale nucleare che deve gestire l’ingombrante problema delle scorie…

Che non sia ipotizzabile un utilizzo più compatibile? (ad esempio: se perforazioni ci devono essere nell’Alto Adriatico, perché non utilizzare quel gas metano a Porto Tolle?… in un processo di estrazione – riproduzione energetica – consumo… il tutto nell’ambito della macroregione adriatica?…)

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4 thoughts on “Geoenergie – Porto Tolle: la riconversione della centrale termoelettrica a carbone (pulito?) – dubbi e proposte

  1. albertograva martedì 27 gennaio 2009 / 12:09

    La proposta che avanzi nell’ultimo paragrafo mi sembra molto logica…purtroppo noi viviamo in un paese che spesso la logica la dimentica… Provo a risponderti io…forse semplicemente (come ho saputo da un amico della zona informato dei fatti…) convertirla a metano costa troppo…
    Per quanto riguarda il problema energetico in generale e quello collaterale delle energie rinnovabili come al solito in Italia siamo sempre in ritardo. Ad esempio pensiamo al Nucleare quando tutti pensano a come sostitutirlo: non voglio esprimere un giudizio del tipo nucleare si nucleare no, voglio solo proporre una riflessione: con il senno di poi non sarebbe stato più facile non abolire il nucleare con il referendum post Chernobyl? Almeno in questo modo avremmo potuto pensare con meno pressione al passaggio alle rinnovabili, infatti le centrali nucleari sarebbero ora in via di dismissione (una centrale nucleare con la stessa tecnologia di quelle che avevamo in Italia vive tra i 20 e i 30 anni) e avremmo potuto gestire uno sviluppo del solare e dell’eolico più facilmente (modello Spagna). E’ pur vero che senza la colpevole miopia di chi dovrebbe fare il nostro bene forse avremmo potuto comunque essere più avanti visto che il nostro paese è fornitissimo di sole e vento!
    Ma anche qui poi si ritova il solito problema, oltre alle carenze dei governi,
    la sindrome di Nimby (Not In My BackYard), che tutti conoscete, che trovo deleteria per il bene comune in alcuni casi. Additittura mi sembra più adatta a volte la sindrome BANANA che sta per Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (lett. “Non costruire assolutamente nulla in alcun luogo vicino a niente”).
    Ritornando al tema rinnovabili, mi viene in mente un articolo letto sul Panorama di qualche settimana fa, mi pare si intitolasse:”10 vie per uscire dalla crisi”. Una delle vie era proprio l’investimento nel settore delle energie rinnovabili, che avrebbe comportato: risparmio sui costi energetici, posti di lavoro, benefeci per l’ambiente, e ovviamente guadagno per chi ci credeva. Ovviamente siamo in Italia.
    Ciao

  2. JOHN DISTEFANO domenica 22 novembre 2009 / 18:15

    O MANDATA UN FILE COMPLETO CON DISEGNI PER UN COMPLESSO CHE RIDUCE INQUINAMENTO DEL 70% E CREA 500 POSTI DI LAVORO CON LE SYNERGIE INDUSTRIALE.. ANDATE AL COMUNE PER VEDERE

    COMPLESSO SYNERGISTICO ENERGETICO PORTO TOLLE

    1. LA CENTRALE BRUSCIA GASOLIO IN MODO NON EFFICACE PERCHE A LE RAFINERIE CHE DEVONO SBARASSARE DEL PRODOTTO. LA TECHNOLOGIA E L’ORGANIZAZIONE FA CHE IL GASOLIO CONVERTITO IN SYNGAS ECONOMICAMENTE POTRA ESSERE BRUSCIATO IN TURBINA PER RADOPPIARE LA PRODOTTIVITA. PIU, IL SYNGAS POTRA ESSERE UTILIZATO IN IMPIANTO COSKATA PRODUCENDO ETANOLO CREANDO MOLTO OCCUPAZIONE.
    2. LA CHIAVE DEL SYSTEMA SONO DUE IMPIANTI PRESSURIZED FLUIDBED PLANTS CHE BRUSCIANO POLVERE DI CARBONE.
    3. TUTTO SOMMATO LA PRODOTTIVITA DELLA CENTRALE PASSERA DA 35% AL 60% CON UNA RIDUZIONE DEL’INQUINAMENTO DEL 70%, QUINDI SI RISPARMIA LE MULTE DELLA COMMUNITA EUROPEA.

  3. luigi pizzo portotolle-rovigo lunedì 22 febbraio 2010 / 16:06

    non ho mai sentito parlare di questo progetto,in comune(portotolle)non sanno niente;e poi se la “chiave”del sistema è quella di far bruciare polvere di carbone…siamo sempre li! comunque la si giri il carbone non è il miglior combustibile,non è facilmente trasportabile,soprattutto in “queste zone”…e allora non è forse meglio un fotovoltaico con lo stesso investimento?certo che enel dovrebbe aspettare un po’di+per avere il suo guadagno…ma visto che è in parte nostra(+30%azioni dello stato)si potrebbe anche fare..

  4. cristian sabato 20 marzo 2010 / 21:18

    Ma io mi chiedo’ con tutta l’acqua che scende dal po non si possono installare varie centrali idroelettriche e sostituire quelle che inquinano gia’ esistenti?,

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