Geoinformazione – Anche in Sri Lanka si uccide la verità

candele in memoria di un reporter
candele in memoria di un reporter
Lasantha Wickramatunge assassinato lo scorso 8 gennaio
Nella foto qui a fianco (ripresa dal Corriere della Sera) vedete un giovane dello Sri Lanka accendere una candela di fronte al ritratto di Lasantha Wickramatunge, il giornalista ucciso a colpi d’arma da fuoco in pieno giorno a Colombo. Era il direttore di un popolare giornale (settimanale) dello Sri Lanka, il “Sunday Leader”, che da sempre critica la guerra contro i separatisti Tamil. Lo scorso luglio i giornalisti hanno manifestato di fronte alla residenza presidenziale per chiedere la fine di quella che definiscono “cultura dell’impunità”. Dall’agosto di tre anni fa, infatti, nello Sri Lanka sono stati uccisi almeno 13 giornalisti, mentre molti altri hanno subito violenze e minaccie.
Riportiamo qui di seguito l’ultimo articolo scritto da Lasantha Wickramatunge, che appare proprio come un testamento spirituale (si respira la premonizione di quel che sarebbe accaduto). E di seguito diamo una piccola scheda informativa di che cos’è lo Sri Lanka e della guerra civile che da sempre lì c’è.
Il continuo ripetersi di violenze e assassini di  giornalisti (in questo blog il 21 gennaio abbiamo scritto dell’omicidio di Anastasia Baburova a Mosca) fa pensare che uno delle operazioni concrete di realizzazione del diritto internazionale, sarebbe quella di  trovare modi di tutela del sistema informativo (e in particolare delle persone che lo attuano) nei paesi e nelle realtà dove chi scrive liberamente, cercando la verità, è minacciato nella sua vita (pensiamo da noi a Saviano con il suo libro “Gomorra”, ma i paesi a democrazia fragile o del tutto inesistenti, quasi sempre manco si pongono il problema, o è il potere stesso il mandante degli omicidi). Una specie di individuazione, in casi come questi, di “crimini di guerra”, dove un tribunale internazionale può avere la possibilità di intervenire a prescindere dal sistema di giustizia vigente nello stato dove è accaduto l’assassinio.

Wickrematunge e il suo giornale erano apertamente critici della guerra condotta contro il LTTE (Tigri per la Liberazione della Patria Tamil) e riportava regolarmente sulla corruzione all’interno del governo. Il Sunday Leader è anche alle prese con una querela per diffamazione presentata dal Segretario alla Difesa Gotabaya Rajapaksa. L’omicidio del giornalista, l’ 8 gennaio, è giunto appena due giorni dopo un attentato agli studi di Sirasa TV, uno dei maggiori network televisivi dello Sri Lanka.

IL TESTAMENTO DI UN GIORNALISTA – di Lasantha Wickramatunge, The Sunday Leader, Sri Lanka (ripreso e tradotto dal settimanale INTERNAZIONALE)

In Sri Lanka c’è un mestiere, oltre a quello del soldato, che richiede il sacrificio della vita. E’ il lavoro del giornalista. Negli ultimi anni i mezzi di infromazione indipendenti hanno subìto un numero crescente di attacchi. Le loro sedi sono state bruciate, bombardate o chiuse. Molti giornalisti sono stati intimiditi, minacciati o uccisi.

Lavoro nel giornalismo da tanto tempo. Nel 2009 il Sunday Leader compie quindici anni. In questo periodo sono cambiate molte cose nello Sri Lanka, soprattutto in peggio. Siamo nel pieno di una guerra civile combattuta da individui assettati di sangue. Il terrore, che venga dal terrorismo o dallo stato, è all’ordine del giorno. L’omicidio è il principale strumento con cui lo stato tenta di controllare chi difende le libertà civili. Oggi sono i giornalisti, domani saranno i giudici.

Il Sunday Leader è un giornale controverso perché noi chiamiamo le cose con il loro nome. Non usiamo eufemismi. I nostri articoli d’inchiesta si basano su prove documentarie ottenute grazie al senso civico dei cittadini, che ci fanno arrivare il materiale correndo grossi rischi.  Ogni giornale ha il suo taglio, e noi non nascondiamo il nostro. Ci impegnamo perché lo Sri lanka diventi una democrazia trasparente, laica e liberale. Trasparente perché il governo deve rispondere al popolo e non abusare della sua fiducia. Laica perché, in una società multietnica, il laicismo è l’unico terreno comune. Liberale perché tutti gli esseri umani sono diversi e vanno accettati per quello che sono. E democratico: se c’è bisogno che vi spieghi perché, è meglio che smettiate di comprare questo giornale.

Il Sunday Leader non si è mai nascosto dietro le opinioni della maggioranza. Abbiamo sostenuto che il terrorismo separatista va debellato ma che è più importante analizzarne le cause. Ci siamo anche battuti contro il terrorismo di stato nella cosiddetta guerra al terrore e non abbiamo taciuto il nostro orrore per il fatto che lo Sri Lanka è l’unico paese al mondo che bombarda regolarmente i suoi cittadini. Per questo siamo stati definiti traditori. Ma se questo è tradimento, allora ne siamo orgogliosi.

La nostra ostilità per la guerra non deve essere confusa con il sostegno alle Tigri. Le Tigri per la liberazione della patria Tamil (Ltte) sono una delle organizzazioni più spietate e sanguinarie del mondo e vanno eliminate. Tuttavia, combatterle violando i diritti dei cittadini tamil, bombardandoli e uccidendoli senza pietà, non solo è sbagliato ma disonora i singalesi. L’occupazione militare del nord e dell’est del paese costringeranno i tamil di quelle zone a vivere per sempre come cittadini di serie B. Non pensate di poterli placare ricoprendoli di “sviluppo” e “ricostruzione” dopo la guerra. Le ferite li segneranno per sempre. Si sa che sono stato brutalmente aggredito in due occasioni e che, in una terza, hanno sparato raffiche di mitragliatrice contro casa mia. Malgrado le ipocrite dichiarazioni del governo, la polizia non ha mai aperto un’indagine seria per scoprire chi fossero gli autori delle aggressioni, ancora a piede libero. Ho motivo di credere che tutti e tre gli episodi siano stati ispirati dal governo. Quando sarò ucciso, il responsabile sarà il governo.

Ricordatevi questo: il Sunday Leader esiste per voi, che siate singalesi, tamil, musulmani, di casta bassa, omosessuali, dissidenti o invalidi. Il suo staff continuerà a lottare, indomito e senza paura, con il coraggio a cui siete abituati. Non date per scontato questo impegno.

Sia ben chiaro che qualunque sacrificio facciamo noi giornalisti, non è per la gloria o l’arricchimento personale: è per  voi. Che lo meritiate o meno è un’altra questione. Quanto a me, Dio solo sa se ci ho provato.

(Lasantha Wickramatunge)

SCHEDA SULLO SRI LANKA

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Lo Sri Lanka, il cui nome ufficiale è Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka, conosciuta anche come Ceylon (nome ufficiale fino al 1972), è uno stato insulare che si trova in Asia, e occupa l’omonima isola al largo della costa sud-orientale del subcontinente indiano. Per la sua forma particolare e la sua vicinanza alla costa indiana è stata soprannominata lacrima dell’India. La sua capitale amministrativa è Sri Jayewardanapura Kotte ed è situata alla periferia della antica capitale e città più popolosa del paese Colombo (da Wikipedia)

Le tensioni tra la maggioranza Singalese e la minoranza Tamil sfociarono in violenze a metà anni ‘80 in seguito a un attacco a soldati singalesi da parte delle Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam. Ciò portò a disordini, con la morte, in soli tre giorni, a Colombo di un migliaio di Tamil, molti altri diventarono rifugiati. Decine di migliaia di persone morirono in questo conflitto etnico.

Nel dicembre 2001, dopo vent’anni di lotta, le Tigri Tamil e il governo hanno firmato insieme una tregua, con la Norvegia come mediatore del processo di pace. Le Tigri Tamil sono state dichiarate organizzazione terroristica da Stati Uniti e da tutti i paesi dell’Unione Europea. La presidente Chandrika Kumaratunga ha ammesso all’ONU che ci sono profonde discriminazioni radicate nella società singalese che portano al terrorismo ma, finora, non è stato messo in atto nulla per garantire l’uguaglianza alla popolazione Tamil.

Il 26 dicembre 2004 le coste meridionali e orientali dello Sri Lanka sono state devastate da un violento maremoto. Il bilancio sembra essere di circa 40.000 morti, anche se risulta difficile stabilire una cifra esatta. Nonostante la situazione di difficoltà creata dallo tsunami, gli scontri tra le Tigri Tamil ed i militari non sono cessati, e stanno continuando tuttora, e sono già costati 70.000 vite. La maggioranza dei Tamil convivono pacificamente con la maggioranza singhalese presenti all’interno del Paese. Invece i ribelli Tamil si trovano in assetto separatista ad Est e, soprattutto, a Nord. In quest’ultima regione, Tamil Eelam, hanno costituito uno stato ‘de facto’ con propri organi di polizia, giustizia e fisco. Hanno appena 10.000 combattenti, confrontati con 250.000 governativi, ma sono finanziati dall’imponente diaspora Tamil in America, Canada, Regno Unito ed Australia. L’organizzazione militare ha potuto contare anche su dieci portaerei, impiegate nell’attacco alla capitale Colombo dell’Aprile 2007. Ora è in carica il presidente Mahinda Rajapaksa del Partito della Libertà, ad impronta nazional-socialista e contrario alle concessioni nonché al federalismo del paese. Le tigri Tamil vorrebbero un’ampia autonomia nella regione settentrionale, dove vi é la città di Jaffna, oggi considerata una roccaforte dei Tamil. Se ottenessero l’indipendenza, dichiarerebbero lo stato del Tamil Eelam. Governativi e ribelli sono anche impegnati in azioni terroristiche ad iniziativa bilaterale.

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