Geomondo – Rifkin: “Obama è la svolta, ma serve una rivoluzione ecologista” – (la geografia dovrà essere motore di innovazione)

Jeremy Rifkin
Jeremy Rifkin

Riportiamo qui un articolo, ripreso dal Corriere della Sera, su una delle prime iniziative di Barack Obama di svolta nella politica ecologista americana (finora del tutto assente).  Obama ha ordinato all’Agenzia per la protezione dell’Ambiente di riesaminare la richiesta della California e di altri 13 Stati di imporre limiti più severi di quelli federali alle emissioni nocive delle automobili (l’Amministrazione Bush aveva bocciato questa proposta).     Subito dopo quest’articolo vi proponiamo un’intervista a Jeremy Rifkin che, in pratica, dice che è il momento per “andare oltre”: cioè prospettare quella “terza rivoluzione industriale” che lui propugna per la salvezza del mondo e dei suoi abitanti.   E’ interessante la lettura che, nei suoi scritti, Rifkin dà dello sviluppo nei secoli, nei millenni: secondo lui c’è sempre stata una stretta connessione tra cambiamento nei REGIMI ENERGETICI e COMUNICAZIONE. Nell’era antica il regime IRRIGUO (dell’acqua) nei primi sistemi agricoli della Mesopotamia e poi dell’Egitto si connette naturalmente all’inizio della comunicazione scritta (dell’invenzione della SCRITTURA). Così nell’era moderna l’energia del VAPORE (prima rivoluzione industriale) si connette nella “comunicazione” con l’invenzione della STAMPA. Da fine 19° secolo il PETROLIO e il motore a scoppio (seconda rivoluzione industriale) ha bisogno di “altra comunicazione”, e ci sarà il TELEGRAFO, il telefono, la radio, la televisione, la calcolatrice…. e ora, a partire dagli anni ’90 del 900, la comunicazione è rappresentata dal personal computer, da INTERNET, dal world wide web, dalla telecomunicazione senza fili….. ma manca completamente una nuovo regime energetico adatto ai tempi (il petrolio fa parte dell’era precedente). Per Rifkin l’energia che serve al nuovo sistema comunicativo non può che essere quella delle ENERGIE DA FONTI RINNOVABILI…  ecco, Rifkin, parla di “terza rivoluzione industriale”, ed è molto interessante ed importante quello che va proponendo (riportato nell’intervista qui di seguito), affinché il “progetto Obama” possa avere successo.  Cogliere l’essenza del cambiamento sarà un compito anche del progetto culturale e scientifico che la Geografia deve saper proporre nell’ambito delle sue competenze.

Eco-Obama: meno petrolio, più auto «verdi»

da “Il Corriere della Sera del 27/1

«Puntiamo all’ indipendenza energetica». Limiti più severi alle emissioni di gas Via libera agli Stati «virtuosi», California in testa, che Bush aveva fermato. Schwarzenegger: vittoria storica

Barack Obama dà un primo colpo di piccone a un’ altra eredità dell’Amministrazione Bush. Il presidente americano ha ordinato ieri all’Agenzia per la protezione dell’Ambiente di riesaminare la richiesta della California e di altri 13 Stati di imporre limiti più severi di quelli federali alle emissioni nocive delle automobili, per combattere più efficacemente l’ effetto serra.

Obama ha anche dato mandato al Dipartimento dei Trasporti di stilare nuove regole che aumentino gli standard di efficienza nei consumi di carburante di auto e autocarri leggeri.

Obiettivo dichiarato di queste misure: «abbandonare la dipendenza dal petrolio straniero, costruendo allo stesso tempo una nuova economia energetica che creerà milioni di posti di lavoro». «Il governo federale – ha detto il presidente – deve lavorare con e non contro gli Stati per ridurre le emissioni di gas serra. I giorni in cui Washington puntava i piedi sono finiti. La mia Amministrazione non negherà i fatti, ma si lascerà guidare da loro».

Nel 2007 l’Amministrazione Bush aveva negato alla California l’ autorizzazione a fare da battistrada in tema di politica ambientale, imponendo criteri di efficienza nei consumi di carburante, tali da assicurare una riduzione del 30 per cento alle emissioni sulle nuove auto entro il 2016.

Se questa fosse concessa, altri 13 Stati si sono già detti pronti e potrebbero seguirne l’ esempio. Confermando l’ approccio gradualistico di Obama, l’ ordine di riesame dato all’Agenzia per la protezione dell’ambiente non significa l’ immediato rovesciamento della politica di Bush, ma il presidente ha fatto capire chiaramente che l’ esito della revisione sarà un segnale verde: «La California – ha detto Obama – ci ha mostrato con coraggio e unità bipartisan la strada verso standard ambientali da Ventunesimo secolo».

Gli Stati interessati hanno salutato l’annuncio con soddisfazione: «Con questo annuncio è chiaro che l’ ambiente ora ha un grande alleato alla Casa Bianca», ha detto il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, che ha definito l’iniziativa di Obama «una vittoria storica». L’ altra decisione riguarda la legge approvata dal Congresso nel 2007, che impone alle nuove auto e autocarri leggeri un consumo di almeno 35 miglia per gallone di benzina entro il 2020, un miglioramento del 40% rispetto a oggi.

Ma l’Amministrazione Bush non aveva mai preparato i regolamenti esecutivi. Obama ha ordinato al ministero dei Trasporti che i nuovi criteri siano operativi dal 2011.

Allo stesso tempo, il presidente ha promesso una consultazione più vasta con l’ industria automobilistica, già in crisi e opposta ai nuovi standard che comporterebbero miliardi di dollari in costi aggiuntivi. «Il nostro obiettivo – ha spiegato Obama – non è appesantire un settore già pieno di problemi, ma aiutarli a prepararsi per il futuro». L’Amministrazione intende infatti legare gli aiuti federali a Detroit proprio allo sviluppo e costruzione di auto più pulite. Il messaggio di Obama sull’ambiente non è stato solo rivolto agli Stati Uniti. «Noi agiremo e renderemo chiaro al mondo che intendiamo guidare la battaglia per proteggere il clima e la nostra sicurezza. Ma anche il mondo deve agire. C’è bisogno di una coalizione globale», ha detto il presidente.

Una conferma della nuova determinazione americana è la nomina da parte del segretario di Stato, Hillary Clinton, di un inviato speciale per i cambiamenti climatici: è Todd Stern, che sotto Bill Clinton negoziò per gli Usa il Protocollo di Kyoto.

Paolo Valentino

Rifkin: “E’ una svolta, ma non basta, serve una rivoluzione ecologista”

da la Repubblica del 27-1-09

Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, tra i massimi esperti di energie rinnovabili accoglie con prudenza l’annuncio di Obama: “Solo l’inizio di una trasformazione epocale”

“È un primo passo, un passo nella direzione giusta. Ma attenzione agli entusiasmi troppo facili: per vincere la sfida che abbiamo di fronte, per rallentare il cambiamento climatico rendendolo compatibile con la sopravvivenza della nostra società, bisogna fare di più”. Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, accoglie con prudente soddisfazione l’annuncio della nuova politica energetica di Obama.
Il cambio di rotta è netto. Dopo otto anni di presidenza Bush si volta pagina.
“Non ho dubbi sui disastri ambientali determinati dalla presidenza Bush.    Adesso effettivamente quella pagina è stata voltata. Però bisogna andare avanti, bisogna sfogliare altre pagine per arrivare a concludere il processo di trasformazione epocale di cui vediamo solo l’inizio”.
È quello che lei chiama la terza rivoluzione industriale, un processo lento. Non si rischia di smarrirne il filo conduttore?
“Non è che l’elettricità ha sostituito il vapore da un giorno all’altro: sono cambiamenti epocali che procedono in maniera irregolare, con accelerazioni rapide in un’area e arretramenti in un’altra”.
Quali dovrebbero essere i prossimi passi della Casa Bianca per sostenere questo processo di cambiamento?
“Oltre alle centrali elettriche bisogna puntare sugli altri due pilastri della terza rivoluzione industriale. Prima di tutto intervenire sugli edifici non solo per limitare gli sprechi ma per compiere un salto tecnologico più impegnativo. Case e uffici devono produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano: coibentazione, pannelli solari che avvolgono l’edificio, geotermia, energia dai rifiuti e anche il mini-eolico faranno sì che le case si trasformino in micro centrali elettriche”.
Il terzo pilastro?
“È la conseguenza logica del precedente. Il sistema che ho descritto ha una geometria profondamente diversa dall’attuale albero di distribuzione dell’energia elettrica, che segue il vecchio modello basato su alcuni grandi rami e i capillari a scendere. Nascerà l’internet dell’energia: una rete elettrica interattiva e decentrata, capace di leggere l’offerta e i bisogni che vengono da ogni punto creando in ogni momento la migliore sinergia possibile. È un modello più affidabile perché riduce i rischi di black out, più sicuro perché l’energia è prodotta sul posto, più democratico perché sostituisce il potere di pochi con il contributo di milioni di persone”.
Per arrivare a questo salto bisogna però rendere più convenienti le fonti rinnovabili: è quello a cui punta Obama.
“E infatti l’annuncio della Casa Bianca è un’ottima notizia. Ma, ripeto, è solo la premessa per un cambiamento che dovrà essere molto più radicale: senza la visione d’assieme, senza la capacità di pensare a lungo termine, il rilancio delle fonti rinnovabili rischia di restare privo di solide basi”.
Lei sarà sabato prossimo a Bologna per chiudere il festival dell’urbanistica presentando il manifesto per l’architettura del prossimo millennio. Sarà tutto centrato sulla questione energetica?
“Certamente. Oggi gli edifici consumano tra il 30 e il 40 per cento del totale dell’energia utilizzata, e producono un’equivalente percentuale di gas serra. Immaginare una trasformazione come quella che ho descritto vuol dire abbracciare un concetto di architettura nuovo e rivoluzionario. Se a questi elementi aggiungiamo l’uso dell’idrogeno come contenitore flessibile per l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, otteniamo il quadro di una società post-anidride carbonica in cui vivere sarà molto più piacevole. Ed è anche il solo modello capace di rimettere in moto il sistema economico che si è inceppato”.

ANTONIO CIANCIULLO

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