Montagna come Jesolo – Grand Hotel Marmolada: un altro de profundis per un ghiacciaio che non c’è (quasi) più

ghiacciao Marmolada, dal fronte ovest (da alefoto.it)
ghiacciaio della Marmolada, dal fronte ovest (da alefoto.it)

Riportiamo qui di seguito un reportage (che abbiamo ripreso da Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova Venezia, del 4 febbraio scorso, a firma di Emilio Randon) dove si illustra un progetto alberghiero, in fase di approvazione di costruzione, a Malga Ciapela, la frazione più alta di Rocca Pietore, a ridosso della Marmolada. Un progetto di un grande residence, con 250 stanze, 100 appartamenti, 54 chalet (di fatto abitazioni da vendere), fitness, cinema, piscina etc., il tutto vicino alla funivia che porta su a sciare. Gli abitanti sono sostanzialmente favorevoli: sono stati rassicurati gli albergatori del posto, che potranno avvantaggiarsi di un turismo più consistente di adesso (anche usufruendo per i loro clienti del fitness e servizi vari). Prima di invitarvi alla lettura di questo articolo (molto esaustivo, di grande spessore nell’inchiesta giornalistica), che dà il polso delle difficoltà che ha la Montagna ad arrivare alla consapevolezza di rinunciare a un turismo distruttivo di massa, e possa invece svilupparsi economicamente, e vivere in uno stato di equilibrato benessere partendo dalla salvaguardia della propria identità (e non diventare un “divertimentificio” per gli abitanti della pianura), vorremmo capire se questa condizione di difficoltà a individuare uno sviluppo compatibile (per le Dolomiti bellunesi, per la montagna nel suo insieme) abbia “vie praticabili”, alternative e virtuose (e dire cosa proponiamo noi geografi). 

Il “turismo distruttivo omologante” (montagna, mare, città d’arte: tutto uguale) è anche la preoccupazione di Annibale Salsa, antropologo presidente nazionale del CAI, ben espressa nel suo ultimo libro (Il Tramonto delle identità tradizionali: spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi) (di cui vi abbiamo dato conto in questo blog con data 16-8-08, categoria “libri geografici”).

Nel Cadore, ad esempio, l’erba la vanno a tagliare (e portare via) i contadini di pianura (pagati). L’allevamento e le produzioni agro-alimentari di montagna sono sempre di più inglobate da produzioni e materie prime che vengono dall’estero (il latte, i formaggi…). Il settore industriale dell’occhialeria (raro esempio di integrazione industriale moderna specialistica nel contesto montano) è in crisi in Cadore (un po’ meglio va nell’Agordino). Se vai in Alto Adige (meglio chiamarlo con il suo più appropriato nome storico-geografico, cioè Sud-Tirolo) sembra di essere in un specie di Disneyland, dove il paesaggio urbano “sa molto di tutto preparato per far contenti i turisti”…. (e il Cadore e altre zone del Bellunese non sono così solo perché sono in ritardo sui tempi…). Sentieri natura, ippovie e altre invenzioni per il turista della città, si concludono in ex malghe, dove “non manca niente” (i progetti di elettrificazione con elettricità non autoprodotta ma portata dall’esterno, vanno nel senso di omogolare i servizi delle ex malghe al sistema alberghiero della Riviera Adriatica…). Insomma non è il turista-visitatore che “va alla montagna”, ma è la montagna che va al turista, adeguandosi totalmente e acriticamente ai suoi modelli (peraltro in crisi totale) della sua quotidianità urbana.

E su tutto questo si innesta la crisi ambientale che la Montagna vive: il dissesto idrogeologico, il degrado dei boschi, l’abbandono dei pascoli.

Noi, come geografi, riteniamo che lo sviluppo (economico, culturale) di tipo globale debba per un Territorio essere vissuto in modo attivo, e non che lo si venga solo a subire, con processi di adattamento e imitazione dei modelli di sviluppo provenienti dall’esterno. Anzi, si deve cercare di proporre i propri modelli verso l’esterno, far vedere che “valgono”. Pertanto, la Montagna non può adagiarsi a un “turismo passivo”, adeguandosi alle esigenze insensate del “turista massificato”: dovrebbe essere lei a imporre regole della propria identità a chi viene a visitarla. Come, lo stesso, nella produzione ed esportazione di prodotti (magari di nicchia, di qualità, specialistici…) sia agricoli (il latte, i formaggi, i prodotti del bosco…) che industriali (il sistema dell’occhialeria sarebbe un peccato che non trovasse forme più qualificate per continuare a vivere ed allargarsi…).

E, in questo contesto di “sviluppo aperto di tipo globale” che la montagna deve saper proporre, si innesta (come in tutti i Territori, di collina, di pianura, di mare…) la necessità di arrivare a incentivare forti contesti di “autosufficienza”: nel consumo di energia (che dev’essere autoprodotta); nel sistema della più innovativa formazione culturale per i propri abitanti (anch’essa pensata e organizzata dall’interno); nel controllo dello stato del proprio territorio (è incredibile che dello stato dell’ambiente del Cadore se ne occupi l’Università di Padova, e non un centro di ricerca creato e costituito in loco… un altro esempio di colonialismo della pianura nei confronti della montagna…).

Annibale Salsa, nel suo libro prima citato, dice che la Montagna deve richiamarsi ai fasti del passato: in alcuni periodi storici la montagna ha saputo esprimersi in forma autorevole e da pari a pari rispetto alla pianura (in certe comunità montane il livello culturale dei suoi appartenenti era così elevato da essere “usufruito” da comunità di pianura…. istitutori in case nobiliari che venivano dalla montagna…). Ma, Salsa dice, legando però questo ritorno a un protagonismo culturale con una “nuova identità” della montagna, non più chiusa come spesso si vorrebbe (a volte la ricerca dell’autonomia politica in questi anni ha espresso anche “chiusura”)… un’identità che si confronta con il nuovo, con chi in montagna viene “da fuori”. Per Salsa è fondamentale la valorizzazione delle “Terre Alte” (le terre sopra i mille metri), e la capacità di esprimere “cultura propria” (economico-imprenditiva, politica, di qualità della vita…), che non sia influenzata dai modelli, peraltro in crisi, urbani di pianura; ma che invece riesca pure ad essere protagonista e condizionare i modelli cittadini (peraltro questo già accade in talune zone alpine: pensiamo, per fare un esempio, all’area tirolese e ai condizionamenti che esprime all’esterno nel campo della moda, del vestire, ma anche della politica…).

Ma diamo conto qui di seguito alla descrizione del progetto di “Grand Hotel Marmolada”.

Marmolada, l’ultimo assalto Interessi forti e ideali verdi nella guerra al mega-resort

MARMOLADA. Ogni tanto, il presidente della provincia di Belluno Sergio Reolon perde la pazienza, si gira verso valle e lancia un urlo: «Bravi, continuate così e vedrete che, prima o poi, la Montagna vi cadrà in testa». Intende a Galan e ai veneziani. Avvertimento o auspicio la profezia è variamente condivisa, Reolon non è il solo a preconizzare il giorno biblico in cui pagheremo il fio dei nostri peccati cittadini perpetrati contro la Montagna. Anche se poi non sarà così: la Montagna continua a stare dove sta e se pencola, pencola indifferente alle nostre attenzioni, anche quando ammazza la gente di valanghe. Esiste, ed è vero, il dissesto idrogeologico, il degrado dei boschi, l’abbandono dei pascoli.  Ma anche questa è roba già scesa e comunque fa parte dell’armamentario ideologico con cui il partito del «salviamo la Montagna» combatte l’altro, non meno agguerrito, del «noi in Montagna dobbiamo viverci», entrambi convinti di tenerla su loro, pronti ad accusarsi di averla tirata giù.

A rotolare dalla montagna, per ora, sono solo i suoi abitanti, gente che per mantenersi deve cercare lavoro in città. Ciò che il Reolon profetico immagina debba avvenire in quota è qualcosa di più tremendo e trasversale, lo smottamento politico delle genti, il disincanto e la protesta montanare che, assieme alla consapevolezza di essere una razza a parte, prendono atto che il patto di scambio tra città a montagna è irrimediabilmente rotto.  Forse sta accadendo, forse no. Ma, se accadrà, sarà qui a Rocca Pietore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...