Per saperne di più – Una panoramica sugli incentivi al risparmio e sull’autoproduzione di energia

antichi mulini e nuovi generatori eolici nella pianura olandese
antichi mulini e nuovi generatori eolici nella pianura olandese (da ecoalfabeta.blogosfera.it)

La detrazione del 55%, quella del 20%, il  Conto Energia, i Certificati Verdi, il Cip6… sono tutte cose che qui vi diamo conto nel loro contesto normativo, per dare un’informazione a chi non è un tecnico ma inizia positivamente ad approcciarsi al tema. Le notizie (aggiornate al 12 febbraio 2009) sono riprese da un’interessante rubrica de “il sole 24 ore.com” curata da Giuseppe Caravita e Luca Savioli, alla quale abbiamo aggiunto alcune nostre integrazioni, osservazioni…sfoltendola di dichiarazioni dal mondo politico eccetera, per renderla in sintesi.     Quello delle energie alternative rinnovabili è il “futuro che è già iniziato”: non solo per necessità di un ambiente più salubre, ma anche perché ci si è accorti che le risorse del pianeta sono limitate, e qualcosa di concreto bisogna incominciare a fare. Inoltre si sta sviluppando un settore economico di grandi dimensioni, che può rilanciare (o, perlomeno, contenere) un’economia in crisi (e che è una crisi che parte anche dal settore tradizionale energetico, una crisi non solo temporanea ma strutturale). Quando ci sarà la ripresa, niente sarà come prima. Allora inoltriamoci nel settore degli incentivi normativi alle energie rinnovabili.

Un treno che sta partendo, e che sarebbe un peccato perdere.
Iniziamo però con una notizia particolare, originale ed interessante (cioè di un settore delle energie rinnovabili e dell’autoconsumo di cui non si parla mai):

Decollano le micro-pale gestite in casa

L’ecosistema economico della microgenerazione e della generazione distribuita, ovvero quel segmento della produzione di energia rinnovabile “fatta in casa”, o comunque integrata in prossimità di scuole, ospedali, piccole industrie, gruppi di aziende agricole, aspettava i decreti attuativi dell’ultima Finanziaria del governo Prodi del 2008, da un anno.
Il Dm 18 dicembre 2008 segna un passo importante per lo sviluppo del settore: adesso per l’energia elettrica prodotta e immessa in rete da impianti eolici di potenza non superiore a 200 kW e da impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza non superiore a 1 MW si possa scegliere, su richiesta del produttore, tra i certificati verdi e una tariffa fissa omnicomprensiva di entità variabile, per una durata di 15 anni.
In pratica viene esteso un meccanismo di incentivazione simile al Conto energia fotovoltaico, che infatti è escluso dalla novità legislativa, alle altre fonti. Per il mini eolico la tariffa, che durerà 15 anni, sarà di 0,30 euro per kWh. «In Italia per il mini-eolico c’è un potenziale enorme – spiega Simone Togni, segretario generale del l’Anev, associazione nazionale energia del vento – stimabile intorno a 1-2 Twh annui».
In Italia, per la verità, il movimento è iniziato prima dell’approvazione del decreto: esistono già diversi produttori, come Ionica Impianti, Terom, Bluminipower, Siper, Ropatec e Tozzi Nord. La prospettiva è quella di «concepire gli edifici in modo che agiscano, per alcune parti o globalmente, come dispositivi concentratori di vento», spiega Lorenzo Battisti, ingegnere, docente all’Università di Trento, nel capitolo dedicato al minieolico all’interno del volume Nuove vie del vento, a cura di Luciano Pirazzi e Antonio Gargini (Franco Muzzio editore). Battisti coordina il campo eolico sperimentale di Trento (www.eolicotrento.ing.unitn.it): l’energia del vento ha ormai raggiunto livelli di affidabilità notevole sulla grossa taglia, ma per quanto riguarda la microgenerazione gli studi e lo sviluppo sono molto recenti, per questo si tratta ancora di un settore sospeso tra uno spicchio di presente e molte aspettative per il futuro.
Le possibilità di integrazione del piccolo eolico nelle aree urbane, e non solo su agriturismi o case di campagna, è coerente con l’obiettivo di abbattimento della CO2 nelle città. L’impianto eolico viene «integrato nella struttura stessa del l’edificio – scrive Pirazzi – dove troverà collocazione assieme ad altri impianti di conversione di fonti rinnovabili, quali ad esempio gli impianti fotovoltaici che si prestano all’integrazione con la fonte eolica». Anche perché il vento spesso abbonda di notte, quando il sole riposa. «In termini elettrici il contributo che il segmento può dare è elevato – conclude Togni –. Ma può fare molto anche in termini culturali, avvicinando chi produce a chi consuma energia».

Le agevolazioni sul risparmio energetico e sull’autoproduzione di energia (tutto quel che c’è adesso)

Salvati i fondi per le famiglie Bonus del 55%
L’incentivo consiste in una detrazione dalle imposte sui redditi (Irpef o Ires) del 55%, entro un limite massimo che varia da 30mila a 100mila euro a seconda dell’intervento. La ripartizione della detrazione avviene in 5 anni. Per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2008 è però possibile scegliere un periodo variabile tra i 3 e i 10 anni. I tipi di intervento agevolati sono: la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale (fino a una detrazione massima di 30mila euro); l’installazione di pannelli solari (60mila euro); interventi per l’isolamento termico, compresi gli infissi (60mila euro); la riqualificazione energetica di edifici esistenti.
Conto energia
Consiste nell’incentivazione dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici. Il nuovo Conto energia (Dm 19/02/2007) ha semplificato gli adempimenti. Le tariffe incentivate variano da 0,36 a 0,49 €/kWh a seconda della potenza e dell’integrazione architettonica dell’impianto.
Detrazione 20%
Per la sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni con apparecchi di classe energetica non inferiore ad A+, è prevista una detrazione dall’imposta lorda Irpef o Ires del 20% fino a 200 euro.
Imprese più verdi L’incentivo fiscale
L’incentivo fiscale è lo stesso riservato alle famiglie.
Conto energia
Il Conto energia si applica anche alle imprese.
Certificati verdi
Sono titoli annuali che attestano la produzione da fonti rinnovabili di 1 MWh di energia. Vengono emessi dal Gestore dei servizi elettrici e scambiati su un apposito mercato gestito dal Gestore del mercato elettrico. Il lato dell’offerta è rappresentato dai produttori di energia rinnovabile. Il lato della domanda, invece, da industrie e altre attività che sono tenute ad avere una quota minima di energia prodotta da fonti rinnovabili. La durata dei certificati verdi è stata da poco allungata da 8 a 15 anni.
Cip6
È un provvedimento (famigerato, che le multinazionali degli inceneritori, ormai sull’orlo del fallimento, sono riuscite ad ottenere nel 1992) del Comitato interministeriale prezzi, appunto del 1992. Esso prevede che le imprese ricevano un’incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili o «assimilate». Quel che ha fatto arrabbiare tutti (e la cosa continua…) è che tutti gli utenti di elettricità lo pagano attraverso una sopratassa in bolletta.
Detrazione 20% su apparecchi a basso consumo
Per le spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di motori a elevata efficienza di potenza elettrica compresa tra 7,5 e 90 kW è prevista una detrazione dall’imposta lorda del 20%, fino a un valore massimo della detrazione di 1.500 euro per ciascun apparecchio.

Slitta di un anno la casa a energia pulita. Le energie rinnovabili (obbligatorie) in tutte le nuove case aspetteranno ancora un anno. L’obbligo doveva essere operativo da gennaio 2009. Slitterà invece a gennaio 2010. Tra le modifiche introdotte dal «decreto milleproroghe» approvato il 12 febbraio dal Senato, ora in attesa del voto da parte della Camera, c’è infatti il rinvio della norma introdotta dalla legge 244 del 2007, ovvero la Finanziaria per il 2008 (Governo Prodi).
Nel dettaglio, l’articolo 1 comma 289 prevedeva che dal primo gennaio del 2009 gli edifici di nuova costruzione integrassero «impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili» per una produzione energetica di almeno 1 kW per ciascuna unità abitativa, «compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento». Per i fabbricati industriali, «di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati», la produzione energetica minima richiesta arriva invece a 5 kW.
La maggioranza spiega che si tratta solo di uno slittamento, affermando che il rinvio nasce dalla necessità che tutti gli operatori si facciano trovare pronti quando la norma sarà operativa». Ora è troppo presto. Non è d’accordo Marco Pigni, direttore di Aper, l’associazione italiana dei produttori da energie rinnovabili: «Non è vero che non siamo pronti: con il Conto Energia in un anno il fotovoltaico ha prodotto più di 200MW – spiega – e nella stragrande maggioranza dei casi si parla di piccoli impianti».

Risparmio energetico: le novità sul 55% Prima l’allarme. Migliaia di cittadini già alle prese con lavori di ristrutturazione energetica delle proprie abitazioni hanno espresso la loro insoddisfazione, rispetto all’eventualità che il bonus del 55% venisse fortemente ridimensionato. Poi il governo lo ha confermato anche per quest’anno e per il 2010. Tutto è tornato come prima, o quasi.L’unica sostanziale differenza è che per le spese sostenute dal 2009 in avanti, la detrazione sarà ripartita in 5 anni anziché poter essere distribuita da tre a dieci rate annuali come succedeva prima. L’altra novità riguarda invece la comunicazione che il contribuente deve fare all’agenzia delle Entrate, analoga a quella prevista per le detrazioni del 36%, anche se i termini e le modalità di come effettuarla saranno stabiliti da un provvedimento che verrà diffuso entro il 28 febbraio.
Gli effetti economici di questo bonus del 55% Il bonus fiscale del 55% per gli interventi di risparmio energetico, continuando la sua corsa (che sembrava compromessa), sta trainando verso l’alto settori come la produzione di pannelli solari e caldaie a condensazione, e sta riducendo i danni per segmenti in difficoltà come i serramenti e l’installazione di impianti. Sull’aumento delle domande nell’anno in corso, l’Enea, l’ente preposto ad accogliere le domande, non azzarda previsioni. Indicazioni arrivano, invece, dalle associazioni di categoria interessate dal bonus del 55 per cento.
Per i pannelli solari termici, ad esempio, il 2009 sarà ancora di marcato incremento. «Il mercato resta comunque in crescita – dice Valeria Verga, segretario generale di Assolterm, associazione dei produttori di pannelli solari termici –. Nel 2007 l’aumento rispetto al 2006 è stato del 77%, nel 2008 sul 2007 di circa il 30%. Noi prevediamo che, superata l’incertezza sull’erogazione del bonus, la tendenza dovrebbe tornare come prima». Secondo un’elaborazione di Assotermica-Anima per il Sole 24 Ore, associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, il 2009 vedrà un incremento del 35% del numero degli impianti sia per il segmento dei pannelli solari (il cui fatturato crescerà nel 2009 del 28%) sia per quello delle caldaie a condensazione (fatturato 2009 in crescita del 31%). L’incremento del fatturato annuo dei due settori sommati rispetto al 2005 è stato di 216,8 milioni. «La crescita – commenta Paola Ferroli, presidente di Assotermica – va attribuita all’effetto del bonus del 55%».
Diverse sono però le previsioni per il 2009 dei produttori in altri segmenti. L’Assistal, associazione che raggruppa 1.500 installatori prevede un 2009 stabile rispetto al 2008. E questo solo grazie al ripristino del bonus avvenuto con l’annullamento, nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, delle limitazioni che il decreto anti-crisi aveva previsto. «Le incertezze sul 55% determinate dalla prima versione del pacchetto anticrisi hanno determinato una frenata completa degli interventi già preventivati. Il risultato è stato un calo del 10-15% del fatturato rispetto alle attese per il 2008 – commenta Maurizio Esitini, direttore generale di Assistal – . A questo punto – continua Esitini – speriamo che nei primi mesi del 2009 si installino tutti gli impianti messi in preventivo e poi bloccati. Questo dovrebbe portare a compensare la contrazione del settore che si prospetta a causa della crisi dell’economia e dell’edilizia in particolare. In definitiva ci aspettiamo un 2009 stabile rispetto al 2008».
Più scura la previsione di Uncsaal, sigla che rappresenta i produttori e gli installatori di infissi. Se il 2008 ha rappresentato un anno di crescita (nel reparto infissi e serramenti, quello più interessato dal bonus del 55%, la crescita è stata del l’8%, con un fatturato arrivato a 2.376 milioni euro), nel 2009 la contrazione appare inevitabile, per effetto del blocco del settore immobiliare. «Il 2009, se non fosse stato reintrodotto il 55%, sarebbe stato drammatico a causa della crisi dell’edilizia, ma il calo ci sarà comunque, anche perché il disorientamento provocato dal decreto anti-crisi ha determinato comunque una perdita di 200-250 milioni di entrate» commenta Pietro Gimelli, direttore generale di Uncsaal.
Sul successo della detrazione nel 2008 parlano i numeri: finora è stata raggiunta la quota record di 185mila richieste. E le cifre non sono definitive, perché ci sarà tempo fino alla fine di marzo per inviare le domande. Per l’anno appena concluso si prevede, quindi, di superare di molto gli 1,8 miliardi previsti per l’intero 2008 ancora lo scorso novembre. Molte di queste domande (per l’esattezza 30mila) sono arrivate nell’ultima settimana di dicembre, quando non si sapeva se il beneficio sarebbe stato concesso anche nel 2009 ma quando il governo aveva rassicurato che le limitazioni annunciate nel decreto anti-crisi non sarebbero state retroattive. Buona parte delle ultime richieste arrivate, quindi, potrebbero essere riferite a lavori non ancora conclusi, e quindi non fatturati nel 2008.
Quanto alla distribuzione delle domande per tipo di interventi, ci si deve ancora fermare al 2007: allora le operazioni più richieste erano state la sostituzione e coibentazione di pareti e tetti (37% delle domande), la sostituzione di caldaie con modelli a condensazione (26%), l’installazione di pannelli solari (19%) e gli interventi multipli (15%).
La distribuzione delle domande presentate tra le regioni nel 2007 ha invece visto in testa la Lombardia (18%), seguita da Veneto ed Emilia Romagna, mentre se si considera il dato in rapporto alla popolazione, sono davanti a tutti la Valle d’Aosta (30 domande ogni 10mila abitanti), il Trentino-Alto Adige (26) e il Friuli Venezia Giulia (25).

Sprint degli impianti con il Conto energia Conto energia in crescita di oltre il 200%, fonti energetiche rinnovabili incentivate con i certificati verdi aumentate in termini di potenza tra il 10% delle biomasse e il 35% dell’eolico. Bastano questi dati per capire che il bonus fiscale del 55%, per quanto sia lo strumento più al centro delle cronache, non è l’unico mezzo con cui si incentivano in Italia le fonti rinnovabili.
Il Conto Energia è quello che ha brillato di più nel 2008, portando a compimento il lavoro preparatorio degli scorsi anni. Ne ha beneficiato anche l’industria, come dimostra l’incremento del 500% del fatturato del settore fotovoltaico. A differenza del bonus fiscale del 55%, si tratta di un sistema basato sull’incentivazione dell’energia prodotta e non dell’investimento necessario per ottenerla. Un privato cittadino o una persona giuridica, in pratica, installano a proprie spese un impianto, ma non pagano la bolletta elettrica e l’energia prodotta in più rispetto ai propri consumi viene accumulata o trasferita in rete. Il Gse (Gestore Servizi Elettrici) retribuisce l’energia trasferita a una tariffa pari a circa tre volte quella addebitata in bolletta.
Rispetto al 2007 il numero di megawatt installati è triplicato, passando da 79 a 260. Il numero di impianti è balzato da 7.670 a 22mila mentre il valore degli incentivi è passato da 19 a 80 milioni circa. Per il 2009 le attese del Gse (Gestore dei servizi elettrici) sono di 44mila impianti (di cui 6.350 dal primo e 33.650 dal nuovo conto energia), 550 MW installati (di cui 215 dal primo e 335 dal nuovo conto) e 200 milioni di incentivi . Cosa c’è dietro questa crescita? «Innanzitutto il funzionamento a livello burocratico: sono stati messi a punto dei meccanismi che hanno permesso la riduzione dei tempi. Ora il trend è in linea con le previsioni di arrivare a 3mila MW installati entro il 2012 e 7-8mila entro il 2015 – commenta Marco Pigni, direttore di Aper, associazione di categoria che rappresenta 500 produttori di energia rinnovabile – . Un effetto positivo è stato dovuto al “nuovo Conto energia” – continua Pigni –, che ha semplificato le procedure per ottenere l’incentivazione eliminando il nullaosta preventivo per installare gli impianti».
La crescita degli incentivi non sarà comunque infinita: lo Stato garantisce l’accesso agli incentivi (che durano 20 anni) fino al raggiungimento di una capienza di 1.200 MW entro il 2012 e 3.000 MW entro il 2015. Fino alla Finanziaria del 2008 questo sistema si applicava solamente al solare fotovoltaico.
Successivamente si è esteso anche alle altre forme rinnovabili. Il Conto energia esteso alle altre rinnovabili si potrà scegliere in alternativa ai certificati verdi. Questo strumento si basa su un meccanismo differente: in esso i produttori di energia “pulita” ricevono dei certificati che possono vendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili (crescente con il passare degli anni) ma non lo fanno autonomamente. Il 2008 è stato un anno critico: l’offerta di certificati verdi ha infatti superato la domanda, e questo ha prodotto un abbassamento del loro prezzo e quindi una minore convenienza a produrre energia pulita. Nel 2007 l’energia rinnovabile incentivata con il meccanismo dei certificati verdi è stata pari a 7,7 TWh (+ 37% rispetto al 2006), corrispondenti al 16% dell’energia elettrica generata dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili in Italia.
Due novità introdotte dal decreto “Rinnovabili” del dicembre 2008 potrebbero far superare questi problemi: da una parte l’estensione da 8 a 15 anni della durata dei certificati verdi; dall’altra la previsione che un certificato verde possa essere ritirato alla fine dell’anno, oltre che dalla domanda di mercato, anche dal Gestore del mercato elettrico, a un prezzo pari alla media degli ultimi tre anni.
Discorso a parte, invece, va fatto per un ulteriore incentivo all’energia, il discusso Cip6, contestato dagli ambientalisti. Si tratta di uno (come detto, famigerato) strumento che dal 1992 prevede di incentivare, tramite un aggravio della bolletta, chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o “assimiliate, cioè gli impianti di cogenerazione, gli impianti che utilizzano calore di recupero, fumi di scarico e altre forme di energia recuperabile in processi produttivi e in impianti, nonché gli impianti che utilizzano gli scarti di lavorazione o di processi e quelli che utilizzano fonti fossili prodotte da giacimenti minori isolati. Questa quota di “assimilate” è in calo, perché vanno a scadere e non vengono rinnovate le precedenti convenzioni. In controtendenza è stata la scelta di comprendere anche l’energia prodotta dai termovalorizzatori, anche se a essere bruciata non è la sola frazione organica.
Secondo i dati del Gse (Gestore Servizi Elettrici), nel 2007 (ultimo dato disponibile) la potenza complessiva degli impianti Cip6 che cedevano energia al Gse era pari a 7.641 MW per un totale di 374 convenzioni. L’onere complessivo dell’energia Cip6 è risultato nel 2007 di 2.400 milioni di euro.

(materiale tratto da “il sole 24 ore.com”)

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