Profughi-bambini verso l’Europa: la questione umanitaria si fa sempre più necessaria (per i governi, per tutti)

campo20profughi L’arrivo di profughi da paesi poveri e in guerra, mostra in questi mesi il verificarsi di un altro grave fenomeno: quello dell’arrivo, attraverso il Meditterraneo, e dalla Grecia in su all’Adriatico fino al Veneto, dei “profughi bambini“, perlopiù provenienti dall’Afghanistan. L’immagine gioviale che qui abbiamo voluto mettere, nasconde le insidie di una situazione di disastro che il disequilibrio del mondo (e le guerre) sta provocando. Bambini in balìa di mafie, criminalità varie e delle altre cose peggiori si possano pensare: tra queste si paventa che esista un traffico d’0rgani alimentato da questo “materiale umano” indifeso (la denuncia è venuta da fonti ufficiali sicuramente bene informate: cioè il Ministro dell’Interno Maroni). E’ da chiedersi come affrontare concretamente contesti così gravi: dal punto di vista dei Governi sicuramente, ma anche della società civile (cioè che vorremmo essere noi tutti).        Riportiamo qui un reportage de Il Gazzettino del 1° febbraio scorso ad opera di Monica Andolfatto che descrive e riporta l’esperienza positiva e concreta del Centro di Accoglienza ricavato all’interno dell’ex Forte Rossarol a Tessera-Mestre, gestito da una cooperativa sociale (Coges) con la collaborazione del Comune e dell’associazione Don Milani.

Tanti bambini e sempre più piccoli

Mestre.
Arrivano da soli, nascosti dentro i camion, legati ai semiassi dei tir, dentro le celle frigorifere stipate di cassette di arance sui traghetti che ogni giorno salpano dai porti della Grecia per attraccare a Venezia e a Marghera. Rischiano la vita in fuga dall’inferno. Sono i nuovi profughi, quelli bambini, che scappano dai conflitti dell’Afghanistan, spesso allontanati dagli stessi genitori che così sperano di offrire loro un futuro migliore.
Un fenomeno che sta assumendo dimensioni emergenziali e che in questa settimana si è mostrato in tutta la sua gravità. In tre giorni, fra mercoledì e venerdì, undici i migranti con un’età compresa fra i sette e i sedici anni, intercettati dalla polizia di frontiera durante le operazioni doganali o lungo la tangenziale “scaricati” alla prima piazzola di sosta dall’autoarticolato che li trasporta.
I minori non accompagnati, sia che abbiano o meno i requisiti per richiedere lo status di rifugiato politico, non possono essere respinti: la legge nazionale e quella comunitaria impone di proteggerli.
A restituire le esatte dimensioni del fenomeno sono i numeri, o meglio il loro raffronto. Fra gennaio e marzo del 2007 e del 2008 il centro di prima accoglienza di riferimento, ricavato all’interno dell’ex Forte Rossarol a Tessera e gestito dalla cooperativa Coges con il Comune e con l’associazione “Don Milani”, ha registrato l’ingresso di cinque o sei baby clandestini. Ora nel giro di poco più di un mese lo stesso complesso ha dovuto far fronte all’ospitalità di trenta nuovi orfani di guerra, saturando così gli alloggi. Tanto che venerdì tre dei sei ragazzini, – tre curdi iracheni e tre afghani fra i 9 e i 13 anni – sono stati dirottati in una comunità di Padova.
«Qui siamo attrezzati per 45 posti e se il flusso di arrivi mai stato così incessante non si blocca non so proprio come faremo» ammette preoccupato Renato Mingardi, responsabile organizzativo della struttura veneziana. «Il nostro progetto, denominato “I care” – continua – è scattato due anni allo scopo di offrire un’occasione di crescita e di riscatto esistenziale, sociale e occupazionale ai migranti che dimostrino la volontà di fermarsi nel nostro territorio. E la capienza ricettiva è stata studiata in base allo “storico” censito. Mai ci saremmo immaginati un picco del genere e soprattutto un abbassamento così repentino dell’età. Un conto infatti è accogliere un adolescente di 16-17 anni. Altre sono le necessità di un bimbo di sette od otto anni».
Storie uguali e diverse, comunque di infanzia negata, quelle che si incrociano sulla stessa rotta che da Patrasso, via Igoumenitza, portano in laguna in questo inizio 2009.
Su tutte quella di Anàs, afghano di etnia Pashtun, di appena otto anni: «Ditemi la strada per andare in Austria» ha chiesto al mediatore culturale con cui è stato messo in contatto. Mirways, sedici anni, afghano di etnia Hazara, aveva già tentato di entrare in Italia attraverso lo scalo di Ancona, ma una volta scoperto è stato respinto senza appello e contro la normativa: in patria suo padre è stato fucilato, il primogenito lapidato. Gli ultimi a essere accompagnati a Tessera sono due fratelli: Hashmatallah di 14 anni e Mohmadajmal di 7, afghani Pashtun. La squadra mobile di Venezia sta indagando per capire tutti questi arrivi rispondano o meno a un preciso disegno criminale.
Anche ieri, altri due clandestini: essendo adulti sono stati affidati al comandante della nave Ikarus Palace che li ha riportati nella penisola ellenica.

Monica Andolfatto

Baby profughi, si moltiplicano gli “sbarchi”

«Un esodo biblico: è vergognoso che lo Stato non intervenga». A parlare senza perifrasi, con lo stile asciutto e sintetico che lo contraddistingue, è Sandro Simionato, assessore alle Politiche sociali del Comune, sullo sfondo dell’emergenza baby profughi che sta travolgendo Venezia.
«La situazione è drammatica e siamo preoccupati dal picco assunto da un fenomeno che pare destinato a dilagare in maniera incontrollata». Sempre di più e sempre più piccoli: bambini di appena sette od otto anni
Una volta intercettati nello scalo marittimo turistico o in quello commerciale, fanno il loro ingresso in un centro di pronta accoglienza allestito appositamente a Tessera ma strutturato per adolescenti.
Simionato non nasconde la sua apprensione: da un lato l’esigenza umana e normativa di proteggere i piccoli migranti, quasi sempre in fuga da paesi in guerra -in primis l’Afghanistan – dall’altra quella di far quadrare un bilancio già risicato. Il suo è un grido d’allarme e un appello rivolto alle istituzioni che non possono sottrarsi alle proprie responsabilità. Istituzioni, sia ben chiaro, italiane e straniere.
Il riferimento più vicino è a Provincia e Regione: «Lo scorso anno – incalza Simionato – abbiamo speso tre milioni e mezzo di euro per l’assistenza ai minori non accompagnati. Ogni ospite nella comunità dell’ex Forte Rossarol costa una media, calcolata per difetto, di 60 euro al giorno. Se il numero di ingressi crescerà ancora e a questo ritmo non saremo più in grado di far fronte alla spesa. Stiamo già cercando delle misure per così dire correttive. Come lo studio di altre forme di accoglienza, meno gravose dal punto di finanziario, quali possono essere gli alloggi protetti. Ma questo modello può essere adottato solo per i ragazzini più grandi, almeno dai 15 anni in su. In tale contesto sia la Regione che la Provincia devono fare la loro parte: non possono lasciarci soli di fronte a un problema che travalica i confini e non può certo essere gestito o controllato a valle».
Simionato non risparmia nemmeno Roma, i ministeri dell’Interno e degli Esteri: «Il Viminale deve prendere atto di quanto sta succedendo in laguna e stanziare non dico tutti i fondi necessari, ma almeno la metà. Il problema, lo ripeto, non è di Venezia, ma dell’Italia. Mentre la Farnesina ha l’obbligo di agire con determinazione presso le autorità greche. Il fatto che dall’inizio dell’anno stiano tracimando gli approdi di traghetti che da Patrasso o Igoumenitza portano bambini quasi sempre afghani, significa una sola cosa: che nei porti di partenza non vengono effettuati i controlli. Non voglio proclamare per forza la connivenza della polizia ellenica. Ma, si sa, a volte basta girarsi dall’altra parte, non voler vedere».
«Invece deve essere chiaro che è minorenne – arringa Simionato – ha gli stessi diritti sia su una sponda che sull’altra perché la Grecia, vale la pena di ricordarlo, è membro della UE. E quindi al pari dell’Italia ha l’obbligo di assistere i minori e di tutelare chi chiede asilo». «L’allerta è massima – conclude Simionato – perché non possiamo permetterci, tanto più in questa fase, errori di sottovalutazione. Il Comune ha reagito aprendo un tavolo di concertazione con la questura, il giudice tutelare, le associazioni di volontariato, i mediatori culturali e tutti i soggetti coinvolti nelle iniziative di accoglienza. Ognuno ovviamente chiamato a svolgere il ruolo che gli è proprio. Non posso affermare né negare che sussista un mercato di esseri umani, una tratta gestita da organizzazioni che sfruttano la disperazione e l’orrore di tanti transfughi. Spetta agli investigatori, in particolar modo quelli della Squadra mobile con cui abbiamo una proficua collaborazione, l’attività di intelligence. Io sono più propenso all’ipotesi che tale recrudescenza di sbarchi sia riconducibile più alla crisi economica internazionale che porta a “scaricare” altrove gli oneri anche, e soprattutto, umanitari».
E in tale quadro d’emergenza, si profila anche l’ombra sinistra del traffico d’organi: «La denuncia choc del ministro Maroni mi ha davvero scosso. Allo stato attuale non abbiamo mai avuto riscontri. Di solito i minori che intercettiamo considerano l’Italia come Paese di transito per raggiungere qualche congiunto o qualche conoscente magari in Austria o in Germania. Ma anche su questo tema la guardia deve rimanere alta».

Monica Andolfatto(da il Gazzettino del 1-2-2009)

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6 thoughts on “Profughi-bambini verso l’Europa: la questione umanitaria si fa sempre più necessaria (per i governi, per tutti)

  1. Paolo giovedì 19 marzo 2009 / 14:55

    Buongiorno,
    mi chiamo Paolo e scrivo per domandarei una cosa un po’ particolare per conto di mia zia.
    Lei, dopo aver sentito dai media i racconti di bambini profughi provenienti da Afghanistan, Iraq ecc., nascosti nei TIR o sotto di essi, con conseguenze a volte gravissime, avrebbe intenzione di dare il suo piccolo aiuto e per questo motivo vorrebbe sapere a chi deve rivolgersi per avere notizie dei campi profughi in Italia, specialmente del Nord Italia, magari zona Venezia dove arrivano di solito questi rifugiati.
    A lei piacerebbe per esempio, poter adottare anche uno di questi ragazzi…
    Se aveste qualche info o indirizzo al riguardo ve ne sarei grato.
    Per ora ringrazio e saluto.

    Paolo

      • paolomonegato giovedì 19 marzo 2009 / 16:51

        Nell’articolo si parla del centro di Mestre. Si tratta di un centro di accoglienza per minori (e non solo, si occupa anche di altre problematiche come la tossicodipendenza etc) che è gestito da una cooperativa sociale. Qui sotto i link.
        Il sito della cooperativa: http://www.cogescoop.it/homepage.asp
        Il sito del centro: http://www.ceisdonmilani.com/

  2. Paolo giovedì 19 marzo 2009 / 16:43

    grazie per l’info, mi segno i link 😉

    • paolomonegato giovedì 19 marzo 2009 / 16:53

      ciao
      sul mio commento sopra trovi i link per quanto riguarda Mestre.

  3. Paolo giovedì 19 marzo 2009 / 21:43

    grazie ancora…provo

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