La preoccupante crisi dei centri urbani minori (i cosiddetti “paesi”)

i modi per convincere gli americani a "muoversi" (attività fisica, ma anche intellettiva)
modi per convincere gli americani a muoversi (attività fisica, e intellettiva)

Riportiamo qui un articolo, ripreso da Eddyburg.it, che parla di una ricerca di un professore di igiene ambientale americano, Russ Lopez, nella quale si sostiene (e viene dimostrato con dati) una tesi assai singolare: nei centri minori è più facile diventare obesi, “abbandonarsi” (si usa molto il verbo “to sprawl”) a una vita poco sana, dove anche per fare qualsiasi gesto usuale quotidiano (andare a prendere un litro di latte) si prende l’auto in garage. L’autore dello studio propone soluzioni urbanistiche radicali per i centri suburbani. Dimostrando, paradossalmente, che ora si vive meglio la proprio vita in un insediamento più denso.

Al di là della tesi che andiamo qui a proporvi, è da chiedersi se le nostre realtà urbane “minori” (cioè i paesi) rappresentano quell’idillio in cui molti credono. Per un bambino è meglio vivere in una media città, oppure in un paese? Avrà in entrambe le stesse opportunità di studio, formazione, “incontro intellettuale” con cose che saranno importanti nella sua vita futura? e nei “paesi” c’è meno inquinamento come si pensa? Nei paesi quel bambino farà una vita meno “metropolitana” rispetto al “bambino di città”? …entrambi, in città o “campagna” sono scorazzati in macchina da un posto all’altro: la scuola, la piscina.. e tutto il resto della frenesia quotidiana… (forse quello di città ha la possibilità di usare i mezzi pubblici che non ci sono proprio nei paesi). Non andiamo poi a parlare dell’urbanistica dei “paesi”: quasi sempre raffazzonata, con piazze inesistenti artisticamente e senza alcun gusto e razionalità costruttiva (un’edilizia frutto dello scomposto sviluppo degli ultimi quarant’anni). E se andate a vedere gli interventi urbanistici di adesso (di questi ultimi anni) sono ancora più orribili: progetti tutti uguali, fatti con lo stampino, cioè piazzette circondate su tre lati da negozi-uffici-miniappartamenti, di colore “rosaceo-plastica” che, dopo non più di 5 anni sono pieni di muffa e in totale decadenza (per aver usato materiali scadenti: interventi di pura speculazione finanziaria). E poi. Nei paesi, nella “provincia”, si vive più tranquilli, con meno criminalità?… In un articolo di qualche anno fa il sociologo Ilvo Diamanti tratteggiava (con piglio scientifico e descrivendo dettagliatamente episodi accaduti e messi in fila cronologicamente) gli innumerevoli omicidi “della provincia”, dei paesi, dove adesso ci sono più casi di esplosione di violenza che in qualsiasi città (o perlomeno, pensiamo noi, è uguale). Sembrano finiti i tempi in cui in una canzone di De Andrè si recitava: “non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male: qualche assassinio senza pretese lo abbiamo anche noi in paese”. Ora questa esclusività di fenomeni degenerativi di violenza, che prima aveva la città come protagonista quasi assoluta, sono abituali anche in piccole realtà urbane.

Intanto le città medio-grandi si stanno attrezzando ai “nuovi contesti”, godono di attenzione (e finanziamenti) dal mondo politico, ma anche dal mondo imprenditivo e finanziario (pensiamo all’azione positiva e urbanisticamente determinante che c’è stata in questi anni nelle maggiori città del Nordest da parte delle varie Fondazione bancarie).

Dovremo pertanto seriamente e concretamente pensare a una riqualificazione urbana (che diventa così anche “sociale”) per tutta quella realtà diffusa, scomposta, che sono i nostri paesi, i centri “minori”, oramai in stato di abbandono da tutti i punti di vista (delle infrastrutture, della cultura, delle risorse finanziarie). Spesso qualche comune riesce ad “affrancarsi” finanziariamente, e fare qualcosa “di qualità”, svendondo il proprio territorio (perequazione urbanistiche suicide, come la costruzione di un centro anziani o piccola biblioteca, in cambio di megacubature per un’edilizia puramente speculativa e brutta da vedere…. oppure l’attività estrattiva, le cave, che rendono bene ai bilanci comunali…).

L’idea dei Geografi di accorpare i comuni in uniche città con caratteristiche geomorfologiche, culturali, economiche, storiche simili (di pedemontana, di bassa o alta pianura, tra due fiumi…) è anche quella di “prender mano” all’urbanistica e all’organizzazione dei piccoli centri, dando loro caratteristiche apprezzabili e innovative per la vita dei loro abitanti (per l’assistenza socio-sanitaria, per i servizi polifunzionali locali, per la scuola e la formazione dei giovani, per i centri di incontro e di aggregazione nel tempo libero…).

Si tratta in definitiva di salvaguardare un “diritto di cittadinanza”, cioè non creare cittadini di “serie A” (che vivono in luoghi “in progress”), e cittadini “di serie B” (che vivono in realtà urbanisticamente decadenti e superate)

Solo così la crisi dei centri minori, dei cosiddetti “paesi”, sarà positivamente superata.

Suburbia: la città dei ciccioni

Autore: Dotinga, Randy (ripreso da Eddyburg.it)

Le comunità suburbane più sono disperse più sono abitate da cittadini sovrappeso: lo dimostra uno studio scientifico di igiene ambientale. Da Personal MD online, 30 agosto 2004

Titolo originale: Suburbia’s Just another Name for Fat City – traduzione di Fabrizio Bottini

Le comunità che si allargano sul territorio allargano anche il giro-vita? Assolutamente, secondo un nuovo studio che si aggiunge a quelli esistenti, confermando che la vita suburbana rende le persone grasse.
”Tutti pensavano che costruendo insediamenti suburbani la gente vivesse in modo più sano, ma non è così” afferma l’autore della ricerca Russ Lopez, professore associato di igiene ambientale.
Esaminando i dati del censimento degli Stati Uniti per il 2000, Lopez ha ideato una formula che misura il livello di sprawl in 330 aree metropolitane. Seguendo questa formula, le comunità ricevono un punteggio più alto quando le persone vivono più distanziate le une dalle altre. Non sono incluse le aree rurali.
Aree metropolitane con alti livelli di sprawl comprendono le zone di Dolan, Alabama, Raleigh-Durham-Chapel Hill, North Carolina, Tyler, Texas, la regione di Atlanta. Zone urbane come Boston, Honolulu, Los Angeles, e in particolare New York City, hanno punteggi molto più bassi perché sono densamente popolate.
Utilizzando statistiche da uno studio sanitario federale del 2000, Lopez ha tentato di verificare se più alti livelli di sprawl contribuivano all’obesità. I risultati sono stati pubblicati nel numero di settembre dell’ American Journal of Public Health.
I tassi di obesità crescono man mano il livello di sprawl si avvicina a quota 100, afferma Lopez. Anche quando si aggiustano le cifre per rimuovere qualunque influenza dovuta a differenze nella composizione demografica (in altre parole per essere sicuri che i dati si riferiscano a tipologie comparabili) i residenti della diffusa regione di Atlanta hanno il 17% di probabilità in più di essere soprappeso, di quelli che vivono nella più affollata area di Boston
.

Perché la vita suburbana fa sì che le persone mettano su più chili? In parte la colpa è delle strade poco adatte ai pedoni, che obbligano la gente a usare le automobili, dice Lopez. Ma pensa anche che le comunità sparpagliate creino altri problemi.
”La tassa sullo sprawl si paga in termini di tempo” dice. “Diventa più difficile comprare il latte al negozio, lasciare i figli a scuola, ritirare i vestiti in tintoria. È questa la connessione vera fra sprawl e obesità. Quando la gente ha meno tempo, ha meno tempo anche per essere fisicamente attiva e cucinare”.
Tom Schmid è coordinatore del gruppo di lavoro dei Centers for Disease Control and Prevention’s Active Community Environments (ACES), che promuove l’attività fisica per migliorare la salute. Afferma che questi nuovi risultati di ricerca si collocano coerentemente in una serie di studi che rivelano quanto la vita in comune influenzi la nostra salute.
Perché i quartieri incoraggino l’attività fisica, devono mescolare abitazioni e luoghi di attività, dice. Devono anche consentire alle persone di muoversi facilmente da un luogo all’altro.
”In uno spazio tradizionale ci sono isolati accessibili sui Quattro lati; per andare da un posto all’altro ci sono molte strade” dice. “Ma nei suburbi ci sono molte strade senza uscita. Si vive magari a qualche centinaio di metri in linea d’aria, ma per coprire quella distanza a volte bisogna percorrere chilometri”. Al contrario nelle zone urbane “per andare da un posto A al luogo B devi camminare. È semplicemente più comodo.
Lopez vuole che cittadini e urbanisti municipali capiscano i benefici della vita in un insediamento più denso. “Spero che un giorno la gente dica ‘se non costruiamo in modo più denso, finirà male per la nostra salute”.

Nota: qui l’articolo in originale. Una versione dello studio di Russ Lopez descritto nell’articolo è scaricabile anche da http://eddyburg.it/article/articleview/1573/0/100/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...