Il futuro del Veneto: il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento

pianura, colline, capannoni... il volto di parte del Veneto...
pianura, colline, capannoni... il volto di parte del Veneto...

La Giunta Regionale ha adottato in questi giorni il nuovo PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento), specie di piano regolatore di tutta la regione: un documento complesso, molto vasto (qui di seguito ne diamo conto in vari modi) che comunque si pone sei obiettivi: – tutelare e valorizzare la risorsa suolo, – tutelare e accrescere la biodivesità, – ridurre le pressioni antropiche e accrescere la qualità ambientale, – garantire la mobilità preservando le risorse ambientali, – delineare modelli di sviluppo economico sostenibile, – sostenere la crescita sociale e le identità culturali.

Al di là del lavoro (molto complesso e onnicomprensivo) e degli intenti molto positivi (gli obiettivi sono incentrati sul far coniugare innovazione con ambiente, sviluppo con mantenimento delle identità), al di là del lavoro  e delle finalità più che condivisibili, è da capire “cosa leggere“, le scelte di fondo. Quelle che poi determineranno l’atteggiamento regionale nelle singole decisioni su progetti e idee nel Territorio. Scelte che si possono “leggere” così: 1) fine dei capannoni sparsi (e in ogni caso ci vien da pensare che nessuno ha più interesse a costruirli…), 2) fine della città diffusa e, se proprio bisogna, si costruirà in altezza (ma come rimediare alla città sparsa che già c’è?), 3) no alla politica dei vincoli e dei divieti (ai comuni, che gestiscono l’urbanistica nel proprio territorio… ma, ci chiediamo, davvero vogliamo lasciare a 581 comuni di scegliere che urbanistica e che edilizia fare?!?..), vincoli e divieti che non hanno dato frutti positivi in questi decenni, e invece orientamento e sostegno a progetti orientati ad aiutare (e finanziare) chi va nella direzione del Ptrc (…sul fatto che la politica dei vincoli e divieti non sia servita a granché non si può che essere d’accordo), 4) atteggiamento favorevole alla nascita delle “nuove città commerciali” (Veneto City, il Quadrante di Tessera, i centri commerciali…), 5) maggiore attenzione a politiche a favore di aree “marginali” come la montagna, ma anche il Polesine, 6) riqualificazione delle città (dopo lo sviluppo attuale dell’asse “Venezia-Padova-Vicenza”, ora si pensa a “Legnago-Rovigo-Adria”).

…Il Veneto che passerà in breve tempo dai 5 milioni di abitanti a cinque milioni e mezzo…. Il Veneto “città diffusa” (“Villettopoli”), unica grande metropoli ora di fatto, che cercherà di tutelare l’agricoltura, il paesaggio, non costruendo più in estensione… Il “Terzo Veneto” (come lo chiama il PTRC, dopo quello agricolo e quello industriale) che guarda al contesto europeo in modo dinamico.  Forze e interessi diversi si incontreranno e, di più, si scontreranno. Cercheremo di dire la nostra in modo positivo per quel che sono le nostre idee e progetti.

Proponiamo qui di seguito alcuni approfondimenti per “capirne di più”

Che cos’è il PTRC?

La pianificazione territoriale regionale si esplicita nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), che costituisce il quadro di riferimento per orientare e coordinare l’attività di pianificazione sul territorio ai diversi livelli, in conformità con le indicazioni della programmazione socio-economica regionale (Programma Regionale di Sviluppo – PRS). Il PTRC ha il fine di delineare gli obiettivi e le linee principali di organizzazione del territorio regionale, nonché le strategie e le azioni volte alla loro realizzazione. In particolare questo strumento “disciplina” le forme di tutela, valorizzazione e riqualificazione del territorio.

Il 19 febbraio è stato presentato il nuovo PTRC (adottato dalla Giunta Regionale, in ottobre sarà adottato dal Consiglio Regionale: prima (per 60 giorni) tutti potranno fare delle osservazioni e proposte di modifica).


IL NUOVO VENETO: PIU’ TERRA, MENO CAPANNONI

Padova.  «Se sciupiamo la natura, sciupiamo la vita». Poche parole in un soffio quelle di Mario Rigoni Stern ricordate (a otto mesi dalla scomparsa) con un video nell’aula Magna dell’Università. Racconta della terra veneta dove il richiamo alla natura è ancora una specie di codice genetico che unisce le nostre vite. Ed è nel senso di una natura finalmente da rispettare che la Regione ha deciso di portarsi sulle spalle la responsabilità di disegnare il Veneto del futuro nel quale immaginare ancora una casa in collina, l’aeroporto a meno di un’ora, un treno che ci porta in ogni paese, un capannone che non inquina lo sguardo. Se un giorno ci sentiremo così vivendo nel Veneto, vuol dire che saremo dentro la realtà di ciò che ieri è stato chiamato Piano territoriale di coordinamento, ovvero la mappa-madre che la Regione consegna alle Province e ai Comuni senza dogmi, ma come un quadro da completare su come difendere e che cosa creare su questa terra nei prossimi anni.
«È una banca dati del Veneto offerta alla comunità per costruirci strategie ed azioni concrete». Così l’ha definita, presentandola davanti al consiglio regionale, i presidenti delle province, architetti e urbanisti, il presidente della Regione Giancarlo Galan. Con lui l’assessore regionale Renzo Marangon e il rettore dell’Università, Vincenzo Milanesi. Un quadro che si compone di tante tavole, come un polittico del Quattrocento e che è costato quattro anni di fatiche. Non è facile disegnare il futuro. «Abbiamo deciso un’impostazione particolare: da un lato preservare alcuni aspetti del nostro paesaggio, e per il resto togliere più vincoli possibili per dare spazio alla creatività – ha detto Galan – Non c’è da parte nostra un’egemonia da imporre ma un’idea: che il Veneto è un’unica grande città metropolitana coi suoi centri abitati, i suoi parchi, le sue periferie. Un Veneto in cui avremo bisogno di due soli aeroporti, ovvero il sistema Venezia-Treviso da un lato e Verona dall’altro, perché a un nostro imprenditore non importa certo di andare alla Malpensa. Deve arrivare all’aeroporto in meno di un’ora. Ma questo è anche il Veneto dov’è obbligatorio che ci sia una sola grande azienda dei servizi per evitare che vengano fagocitate da quelle europee. Ma è soprattutto un Veneto dove dobbiamo finirla di consumare territorio. Dunque verticalizziamo le costruzioni, ma non tanto quelle residenziali che non si sposerebbero col nostro modello culturale, piuttosto quelle degli spazi lavorativi. Qui una soluzione va studiata». Insomma – e semplificando – invece di quattro capannoni da un piano facciamone uno di quattro. In fondo è un piano per decidere, come è stato definito.
«È il Terzo Veneto che concepiamo come una grande città, coi suoi parchi, le sue zone commerciali, le sue vie di comunicazione. Una città come Los Angeles, e che vogliamo più bella e dove si viva meglio: con una grande mobilità interna per altri 500mila nuovi abitanti, ma con una grande capacità progettuale, in cui stiano aziende con grandi capacità di innovazione e capacità di espandersi all’estero».
«Continueremo a vivere in villette unifamigliari in questo Veneto? – continua Galan – Io credo che lo sviluppo debba essere di tipo diverso e che per preservare le zone che abbiamo deciso di preservare serva concentrare altre attività in altre parti della Regione». Dunque nel Veneto dei capannoni ci sarà una grande attenzione al terreno agricolo. «Ne abbiamo sacrificato fin troppo di questo Veneto, quindi nel Piano c’è questa concezione: basta capannoni sparsi senza logica o aree industriali in ogni paese quasi fosse uno status symbol averle, basta aree artigianali in ogni luogo, terreni agricoli lasciati all’interesse di chi li ha per divenire edificati. C’è una parte del Veneto destinata a vivere meglio ed è quella che resterà agricola».
Impossibile elencare tutti gli obiettivi strategici. Ma tanto il Piano intende difendere i percorsi della grande guerra nelle Dolomiti quanto non mette limite ai posti-barca sulle coste. Tanto si preoccupa di fare un elenco delle architetture del ’900 quanto di individuare nuovi profili metropolitani. Dopo l’asse centrale Venezia-Padova-Vicenza anche quello che si sta realizzando tra Legnago-Rovigo-Adria. Sono dieci le “tavole” della legge che si soprappongono l’una sull’altra. Con la Carta dedicata all’uso del suolo, quella dell’energia con il nuovo rigassificatore al largo del Po, quella della Montagna e della biodiversità che studia le interconnessioni tra mare e montagna e individua i corridoi ecologici. E poi ancora c’è la carta dei poli logistici e della piattaforma economica, quella dei turismi che coinvolge anche le aviosuperfici per gli sport alternativi e la Carta della mobilità e delle città. Su tutte il mantello della carta dei paesaggi. Sono 39, una memoria da non perdere.

da “il Gazzettino” del 21 febbraio, Mauro Giacon

—————————————————–

QUADRO CONOSCITIVO E BASI INFORMATIVE

La legge urbanistica della Regione del Veneto (23 aprile 2004, n.11) stabilisce all’art. 24, c.1, che il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento “acquisisce i dati e le informazioni necessari alla costituzione del quadro conoscitivo territoriale regionale” che è “il sistema integrato delle informazioni e dei dati necessari alla comprensione delle tematiche svolte dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica“.

Il quadro conoscitivo territoriale regionale costituisce quindi quell’insieme di dati, informazioni e rappresentazioni cartografiche, atte a descrivere il contesto socio-economico, territoriale ed ambientale, a partire dal quale si realizzano le analisi e gli studi che conducono alla definizione del sistema degli obiettivi e che supportano le scelte strategiche operate nel Piano stesso, avallandole con indicatori di riferimento che rappresentano la rilevanza degli obiettivi assunti mediante l’individuazione e la descrizione delle dinamiche in atto nei diversi settori.

Il quadro conoscitivo del PTRC contiene il set di indicatori – individuati, in apposito documento, nella DGR n. 1324 del 26.05.2008 – atti a supportare le scelte strategiche di piano esplicitate nel “Sistema degli obiettivi” del PTRC espressi nel Documento Preliminare di cui alla DGR n.2587 del 7/08/2007, nonché a descrivere, nell’ambito delle procedure previste per la VAS, le dinamiche ambientali in atto nel territorio regionale, in considerazione anche della gestione del monitoraggio degli effetti ambientali del piano stesso.

La costituzione del quadro conoscitivo del PTRC è il risultato dell’interazione tra i sistemi informativi del SIT (Sistema Informativo Territoriale), del SISTAR (Sistema Statistico regionale) e del SIRA (Sistema Informativo Regionale

P.T.R.C.

Il PTRC rappresenta lo strumento regionale di governo del territorio.
Ai sensi dell’art. 24, c.1 della L.R. 11/04, “il piano territoriale regionale di coordinamento, in coerenza con il programma regionale di sviluppo (PRS) di cui alla legge regionale 29 novembre 2001, n.35 “Nuove norme sulla programmazione”, indica gli obiettivi e le linee principali di organizzazione e di assetto del territorio regionale, nonché le strategie e le azioni volte alla loro realizzazione”.

Il PTRC rappresenta il documento di riferimento per la tematica paesaggistica, stante quanto disposto dalla Legge Regionale 10 agosto 2006 n. 18, che gli attribuisce valenza di “piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici”, già attribuita dalla Legge Regionale 11 marzo 1986 n. 9 e successivamente confermata dalla Legge Regionale 23 aprile 2004 n. 11.
Tale attribuzione fa sì che nell’ambito del PTRC siano assunti i contenuti e ottemperati gli adempimenti di pianificazione paesaggistica previsti dall’articolo 135 del Decreto Legislativo 42/04 e successive modifiche e integrazioni.

Presentiamo qui alcune parti della “Relazione al documento preliminare del PTRC”, fatte a nostra scelta (per sintetizzare un documento sennò molto lungo…). Quando troverete dei puntini (….) vuol dire che abbiamo saltato parte dello scritto. Per avere il testo integrale della Relazione e tutto il PTRC andate sul sito della Regione Veneto, e precisamente: http://www.regione.veneto.it/Ambiente+e+Territorio/

Dgr n. 2587 del 7 agosto 2007

Allegato A1

Relazione al documento preliminare

Assessorato alle Politiche per il Territorio

Segreteria Regionale Ambiente e Territorio

Direzione Pianificazione Territoriale e Parchi

Il presente documento non costituisce atto ufficiale, per il quale

si rimanda al Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto

……………………

PTRC DOCUMENTO PRELIMINARE – RELAZIONE

http://www.ptrc.it

……………

c – Patrimonio paesaggistico, storico e ambientale

…risulta ancora più urgente riflettere sul modello territoriale dello sviluppo del Veneto, quale sperimentato fino a tempi recenti. La erosione di valori legati al paesaggio veneto, inteso nella sua accezione più ampia, quale deriva dalla tradizione culturale italiana, e in assonanza con le definizioni date dalla “Convenzione europea del Paesaggio”, ne definiscono uno dei limiti più direttamente percepibili ed ai quali bisogna porre rimedio.

L’uso delle risorse deve essere ricondotto entro una logica di comprensione e tutela dei valori di civiltà che il territorio incorpora, nelle tre dimensioni, fra loro indissolubilmente legate, del quadro paesaggistico, della struttura storica riferita agli insediamenti urbani e rurali ed alla rete dei segni territoriali e, infine, delle risorse ambientali (acqua, aria, patrimonio naturalistico, biodiversità…).

La tesi è che lo sviluppo della società regionale sia non solo compatibile con questo atteggiamento di fondo ma che, ancor più, la qualità e la durata dei processi di crescita economica e sociale siano strettamente correlati alla capacità di difendere e accrescere il patrimonio originario del territorio.

In termini di obiettivi ed azioni si debbono considerare due ordini di problemi:

– il primo concerne le linee di crescita future, da concepire e attuare in forme, localizzazioni e requisiti qualitativi rigorosamente compatibili con la tutela del patrimonio territoriale regionale;

– il secondo, non meno importante, riguarda l’avvio di più processi di trasformazione di strutture esistenti, nella prospettiva di adeguarne la qualità alla nuova domanda sociale e laddove si valutano come reversibili i danni provocati al territorio; il riferimento, ampio e articolato, riguarda gli insediamenti produttivi da rilocalizzare, la riutilizzazione di complessi dismessi dentro e fuori la città, la riqualificazione del patrimonio ricettivo turistico, segnatamente nelle città costiere, diffusi interventi di riqualificazione delle periferie urbane, interventi volti al restauro di quadri paesaggistici compromessi da incongrue invasioni edilizie o modalità d’uso, paesaggi degradati, ordinari e quotidiani e, in tutta evidenza, quelli relativi a contesti storico-monumentali, segnatamente al sistema delle “ville venete” o altri paesaggi eccellenti.

Il futuro deve vedere impegnata l’intera società veneta nella costruzione consapevole di paesaggi contemporanei che ne rappresentino la cultura e gli ambiziosi obiettivi.

In questo quadro si inserisce tutta la complessità della valutazione dei valori paesaggistici e l’accrescimento del patrimonio ambientale, vere risorse del territorio veneto. Il nuovo PTRC, in linea con l’atteggiamento che ispira anche quello vigente, deve legare strettamente, in un dialogo continuo e serrato, la dimensione paesaggistica alle scelte di sviluppo territoriale con l’accresciuta determinazione e capacità di controllo e di progetto.

………

Il Veneto oggi

………

Il Veneto si trova oggi alle soglie dei cinque milioni di abitanti. Le cifre sull’andamento demografico degli ultimi quarant’anni ci dicono che è la regione che è cresciuta al ritmo più sostenuto, più di Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e in proporzione, più della stessa Lombardia.

Questa dimensione reale è poco percepita dalla popolazione che la abita, e non è del tutto visibile a livello nazionale e internazionale. Infatti, mentre in Lombardia e Piemonte lo sviluppo si è concentrato prevalentemente attorno alle grandi aree urbane e lungo le principali linee commerciali, nel nostro caso l’espansione ha coinvolto un’ ampia fascia territoriale, che si estende da Verona a Pordenone e include le città di Vicenza-Treviso-Padova e Venezia.

A trainare lo sviluppo demografico, notevole soprattutto negli ultimi periodi intercensuari anche per l’apporto di popolazione immigrata, è stato ed è ancora lo sviluppo economico, uno sviluppo che è proseguito anche nel quinquennio 2001-2005, in cui l’economia nazionale ha invece subito un rallentamento. Nel Veneto del 2006 il numero di occupati superava i due milioni, con il tasso di crescita più alto dell’intero Paese. I numeri ci aiutano a tracciare un quadro più chiaro della situazione veneta e a demolire le convinzioni di chi ne presagiva il declino, basandosi sulla diminuzione generalizzata della produttività, sul basso contenuto tecnologico delle produzioni manifatturiere, sulla minaccia rappresentata dalle economie emergenti e sui limiti infrastrutturali.

Quelle ipotesi hanno dovuto essere riviste alla luce delle risposte che l’economia veneta ha saputo dare, ovvero l’innovativa interpretazione della tradizione manifatturiera, la reazione alla sfida dell’internazionalizzazione produttiva, l’aumento delle dimensioni medie delle imprese, il riposizionamento della produzione verso nicchie di mercato meno attaccabili e l’accrescimento del terziario.

Ciò nonostante, da un punto di vista economico-produttivo, è corretto osservare che il modello di crescita veneta del passato era basato su un tipo di innovazione che non si serviva della ricerca, sulla svalutazione come fattore vincente nel campo delle esportazioni e su produzioni basate su fattori di costo. Un modello in cui il territorio, inteso come capitale fisso sociale, è stato uno degli elementi chiave dello sviluppo e per questo è stato a lungo utilizzato fuori misura.

Le forze positive di sviluppo presenti sul campo non hanno saputo immaginare un progetto coerente di territorio che coniugasse la consolidata preferenza delle famiglie per tipologie abitative a diretto contatto il territorio agricolo, con la fitta e preziosa trama di microgerarchie urbane trasmesseci dalla storia. Oggi questo progetto-territorio, un disegno pianificatorio che si faccia carico di dare forma al già formato in una logica di estesi interventi di restauro territoriale da trascinare con opportuni progetti bandiera, non è più rinviabile.

Nei prossimi vent’anni, si prevede un aumento della popolazione veneta intorno alle 500.000 unità.

Perciò il Piano, con l’obiettivo di non compromettere ulteriormente il bene suolo, prevede la densificazione dell’uso del suolo, da attuarsi con procedure specifiche che sappiano anche innalzare la qualità architettonica ed abitativa.

Il progetto-territorio, prefigurato in linea con il Piano Regionale di Sviluppo (PRS), di fronte ai cambiamenti strutturali del contesto economico e sociale di riferimento, ritiene improbabile il fatto di pensare al futuro in termini di pura e semplice continuità con il passato e ipotizza sia invece più utile praticare una sorta di discontinuità, per ricercare uno sviluppo basato su fattori qualitativi del produrre e dell’abitare.

Il nuovo PTRC individua nell’intreccio tra spazio, economia e società l’ambito su cui articolare le politiche per il buon governo del territorio.

4. Il Veneto reticolare e metropolitano

Il Veneto è un’ esemplare realtà territoriale di tipo policentrico, dove le funzioni direzionali ed economiche tipiche della grande città non sono concentrate in un unico agglomerato urbano, ma risultano distribuite in più centri di dimensioni ed importanza equilibrate. Nello scenario nazionale ed europeo questo può rappresentare un vantaggio e uno svantaggio. Il vantaggio consiste nella possibilità di evitare i consistenti problemi di squilibrio territoriale che possono derivare dalla forte concentrazione in un unico polo. Lo svantaggio potenziale può invece essere determinato dalla difficoltà di raggiungere una massa critica adeguata a consentire l’attrazione di maggiori investimenti. In ogni caso, si tratta di un fattore strutturale che la pianificazione territoriale non deve trascurare.

L’assetto policentrico veneto richiede, infatti, un forte coordinamento delle politiche territoriali per valorizzare la complementarietà tra le diverse realtà urbane e per lavorare in un’ottica di competitività verso l’esterno. Non va dimenticato, infatti, che la sfida della competitività odierna si gioca più tra diversi territori che a livello di singole imprese.

A questo proposito bisogna constatare come, in questi ultimi anni, si siano affermate dinamiche di riarticolazione del territorio attorno alla “grande Verona” e lungo l’asse Venezia-Padova, realtà urbane policentriche caratterizzate entrambe da alti livelli di benessere e complessità. Tali realtà sono paragonabili alle corrispettive europee non tanto per le dimensioni demografiche, quanto per il dispiegarsi di trasformazioni produttive e dinamiche sociali confrontabili con gli scenari territoriali più avanzati. La visione del Piano tiene conto, nello stabilire le linee guida per il futuro governo del territorio e per prefigurare una capitale plurale del Veneto, dell’esistenza di questi due nuclei di polarizzazione destinati a consolidarsi anche grazie ai corridoi europei.

5. Il Veneto, terra di relazione

Dal punto di vista geografico, il Veneto è costituito da un insieme di aree molto diversificate tra loro, e occupa una posizione di cerniera tra la grande area padana e i Paesi dell’Europa centro-orientale e danubiana, rappresentando un crocevia d’obbligo verso le terre dell’Adriatico e del vicino Oriente.

Il PTRC non può prescindere, dunque, da un’attenta riflessione sulla collocazione attuale del Veneto e sulle prospettive di crescita di medio periodo, a partire dal riconoscimento del nuovo orizzonte di riferimento rappresentato dallo spazio europeo.

Sono maturi i tempi per superare una visione propriamente interna, integrandola con spazi di riflessione e di cooperazione a quadrante territoriale più vasto. Spingono verso questa direzione:

– l’emergere di sistemi di interdipendenza materiali (flussi di merci e persone) e immateriali (flussi di conoscenze e informazioni) che, a seconda dei temi in gioco, riaggregano le parti e richiedono nuove forme di cooperazione territoriale;

– il processo legato alla realizzazione dei grandi corridoi plurimodali europei che interessano il Veneto e ne fanno una delle porte d’accesso dell’Europa; – la consapevolezza di dover raggiungere dal punto di vista territoriale quelle soglie dimensionali che sono necessarie per essere competitivi sul mercato globale. In quest’ottica, lo strumento del Piano si può utilizzare per fare rete e dialogare con la comunità nazionale, nell’ambito del Quadro Strategico Nazionale (QSN), e quella comunitaria, nell’ambito di uno spazio di sviluppo dello spazio europeo definito nel framework della European Spatial Development Perspective.

Bisogna ricordare, infine, che per dare sostanza allo scenario di quella che è stata definita “Adria-Po Valley”, il 15 febbraio 2007, su iniziativa dell’Assessorato alle Politiche del Territorio della Regione Veneto e con la partecipazione delle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto e delle Province di Trento e Bolzano, è stato istituito il “Tavolo interregionale per lo sviluppo territoriale sostenibile” con lo scopo di stabilire una logica di coerenza tra obiettivi strategici condivisi e interventi sul territorio delle singole regioni.

6. Il Veneto, regione d’Europa

Il PTRC rappresenta un quadro di riferimento strategico per l’integrazione territoriale del Veneto a scala europea. Il Veneto, del resto, è l’unica regione in Italia che confina internazionalmente con aree in continuo movimento del quadrante est-danubiano, con le comunità molto sviluppate dell’Europa centrale e con quell’area del Mediterraneo, che è percepita come ambito di elevata problematicità.

La Comunità Europea definisce la propria strategia territoriale come sinergica rispetto a quella delle Regioni, che esprimono il livello ottimale di governance e di mediazione tra una visione strategica globale e locale. In questa prospettiva, la Regione modella le azioni di governo del territorio attorno ai principi europei generali della:

– coesione economica e sociale;

– sviluppo sostenibile;

– competitività equilibrata per il territorio;

e si prefigge di realizzare attraverso il disegno pianificatorio i seguenti obiettivi:

– la creazione di un sistema urbano equilibrato e policentrico, nonché nuove forme di relazione città-campagna;

– la pari accessibilità alle infrastrutture e alle conoscenze;

– una gestione oculata e uno sviluppo del patrimonio naturale e culturale;

in linea con quanto stabilito dalla Territorial Agenda of European Union (Lipsia 2007).

Il PTRC, inoltre, intende inserirsi nel quadro delle politiche comunitarie attuate dagli strumenti finanziari (Fondi strutturali) messi in atto per il periodo di programmazione 2007-2013 al fine di supportare il raccordo tra la dimensione territoriale delle politiche comunitarie e la loro concreta realizzazione sul territorio.

Possiamo osservare come in tal modo il PTRC evolva da mero strumento di pianificazione urbanistica ad elemento di promozione dello sviluppo territoriale e della coesione sociale.

7. La logica del Piano

Transettorialità, trasversalità, governance territoriale, visione strategica e centralità del territorio caratterizzano una logica di pianificazione che intende superare i limiti dell’approccio settoriale. In questo senso, il territorio va riconosciuto come un sistema complesso e composto da infrastrutture materiali, immateriali e risorse paesaggistiche ed ambientali e la pianificazione territoriale deve essere re-interpretata come strumento multidisciplinare in grado di certificare vocazioni, far collaborare pubblico e privato, comunicare informazioni, condividere nuovi obiettivi di sviluppo e definire nuove forme di coinvolgimento e promozione territoriale.

Partendo dalla Carta di Asiago del 2004, si è affermato a più riprese come il compito del Piano non sia più solo quello di riordinare e dare funzionalità al territorio della regione Veneto, ma anche di mettere in figura la civitas del Terzo Veneto, già ben descritta dal Programma Regionale di Sviluppo (PRS) come colta, aperta, creativa, misurata, solidale ed efficiente.

Conseguentemente, il disegno del Piano prevede di caricare di attenzione e senso i disegni prefigurati proposti in modo coerente rispetto alle caratteristiche socio-culturali sopra delineate.

………………….

8. La forma del Piano

Il Piano è pensato per essere strumento di supporto all’attività di governance territoriale della Regione, in quanto consente di rendere coerente la “visione strategica” della programmazione generale e quella di settore con il contesto fisico, ambientale, culturale, civile ed economico, attraverso un’interpretazione del territorio che ne ponga in risalto i punti di forza e di debolezza e ne evidenzi potenzialità e opportunità. Lo spazio del Piano, pertanto, rappresenta un momento di raccordo significativo fra politiche e interventi in una visione sistemica. Opera per un confronto interistituzionale e con la società civile, sostenuto da un “progetto d’insieme” costruito partendo da un processo di analisi e valutazione sulle scelte di campo fondamentali in esso contenute. In questo quadro il nuovo PTRC è “progetto di territorio” ed in quanto tale la “forma” è derivata dal percorso formativo dentro la filiera decisoria regionale e non solo, ma anche dalla necessità di andar oltre la dimensione “urbanistica” per essere strumento che favorisce un processo decisionale interattivo e quadro di riferimento disciplinare multilivello; risorsa da utilizzare per costruire – a fronte di una forte articolazione sociale e degli interessi – punti di riferimento condivisi.

A fronte di queste considerazioni si vuole, come più volte ribadito, proseguire sulla strada per la redazione di un piano che sia “essenziale”, con lo scopo di facilitare la sua comprensione e maneggevolezza. E’ evidente che simile impostazione porta con sé il rischio di trattare in modo sommario argomenti complessi; si può evitare tale situazione con la pratica del confronto assiduo tra i diversi attori istituzionali e sociali.

Un piano “essenziale”, inoltre, obbliga la Regione a lavorare per la predisposizione dello strumento in una “dimensione aperta”, ben sapendo che la sua implementazione è demandata a molti altri nel tempo; alla Regione spetta di coordinare questo processo, non di esaurirlo con il Piano.

Un Piano per decidere, ma anche per avere nel tempo la possibilità di verificare l’efficacia delle singole scelte, in quanto ogni scelta apre ragionamenti e contesti nuovi e progressivi, che vanno regolati perché possono arricchire la “vision pianificatoria” generale. Per dare sostanza a questa impostazione la “forma del piano” è comprensiva dell’Osservatorio Territoriale Regionale e dell’Osservatorio del Paesaggio e per la Qualità Totale.

Un’altra delle caratteristiche enunciate per la “forma del piano” è la flessibilità, pur su un disegno di fondo condiviso e duraturo, con l’obiettivo di cogliere opportunità derivanti da esiti decisionali e partecipativi conclusi, da risorse economiche disponibili o da valutazioni di monitoraggio su politiche e

programmi; per dare corso a questo indirizzo fondativo ritiene di utilizzare i “progetti strategici” come previsti dalla L.R. 11/2004 – art. 26.

………

Il disegno di Piano già riporta nel documento “Questioni e lineamenti di progetto 2005” un primo elenco di progetti strategici valutati e selezionati in forza della loro capacità di assumere un ruolo trainante nella pianificazione locale e complessiva, in una logica che si potrebbe dire di “pragmatismo visionario”.

I “progetti strategici”, pertanto, possono avere davvero significato nella formazione e nella gestione collaborativa partecipata e non gerarchica dei processi complessi.

Si pensi a tutte le decisioni che attraversano confini amministrativi, riguardano questioni di scala ampia e di livello gerarchico elevato, che sono finanziati su più canali ed hanno ricadute molteplici per le trasformazioni che inducono.

Si tratta, dunque, di un cambiamento culturale, con l’azione progettuale al centro della azione pubblica.

Da ultimo , la “forma del piano”, è concepita in modo tale da soddisfare i bisogni o i desideri percepiti da chi è interlocutore attivo nel processo di pianificazione.

E’ questo un approccio spiccatamente orientato alla domanda, nel senso che le possibili modificazioni della struttura dell’offerta territoriale vengono considerate dal punto di vista dei “consumatori” effettivi e potenziali; in questo contesto farsi carico del Marketing Territoriale non vuol dire solo valorizzare la competitività dell’offerta territoriale e farla conoscere, ma anche dare peso e ascolto a realtà troppo spesso poco considerate.

…………………………

Le tavole di vision del PTRC

La vision del piano viene delineata complessivamente in 7 tavole la cui matrice è costituita dai “venetini” ovvero delle rappresentazioni di sintesi, già orientate al progetto, dei dati e delle analisi effettuate e dalla rappresentazione del Veneto, in scala 1:250.000, con sovrapposti tematismi, proposte, orientamenti. Specificatamente:

1. Uso del suolo;

2. Biodiversità;

3. Energia, risorse, ambiente;

4. Mobilità;

5. Sviluppo economico;

– Produttivo;

– Ricettivo, turistico e rurale;

6. Crescita sociale e culturale.

13.1 Uso del suolo

La tavola raccoglie le azioni di piano volte a gestire il processo di urbanizzazione, attraverso specifiche misure per gli spazi aperti e la “matrice agricola” del territorio e del sistema insediativo. Si prevedono specifiche tutele per gli ambiti collinari e montani e per le aree planiziali di pregio. Si prevedono misure di salvaguardia dei “varchi” liberi da edificazione lungo le coste marine e lacuali e nelle aree aperte periurbane. Si individuano le aree con problemi di frammentazione paesaggistica a dominanza insediativa ed agricola, da assoggettare a specifiche azioni di piano.

Nel caso specifico della frammentazione insediativa, tipica dell’area centro–veneta (città diffusa), si prevede una estesa opera di riordino territoriale, volta a limitare l’artificializzazione e l’impermeabilizzazione dei suoli. Nel caso specifico della frammentazione agricola, localizzata prevalentemente nelle aree di bonifica antica e recente, si prevede il progetto di un sistema insediativo sostenibile, in forma lineare lungo gli assi dell’Adige, della sinistra Po e del sistema Tartaro-Fissero-Canal Bianco. In funzione del controllo delle criticità dei suoli è indicata la possibilità della densificazione edilizia sulle piastre insediative di Mestre, Padova, Verona e delle principali località balneari. Si prevedono specifiche azioni per la limitazione della dispersione insediativa di fondovalle.

13.2 Biodiversità

La tavola raccoglie le azioni di piano volte a tutelare e accrescere la diversità biologica.

Ciò si ottiene attraverso l’individuazione e la definizione di sistemi ecorelazionali (corridoi ecologici) estesi all’intero territorio regionale e connessi alla rete ecologica europea. Si prevedono specifiche misure per potenziare il contributo delle attività agricole alla biodiversità. A tal fine si individuano alcune aree soggette a “frammentazione paesaggistica a dominante agricola” (Veneto Orientale, aree tra Padova e Vicenza, bassa Veronese, Rodigino lungo l’Adige, la sinistra Po e il sistema Tartaro-Fissero-Canal Bianco) dove prevedere anche adeguate misure di aumento della agrodiversità. Sono individuati ambiti vocati alla rinaturalizzazione e/o riforestazione. Nelle aree di montagna si prevedono opportune azioni di limitazione del rimboschimento spontaneo, tutelando i prati e pascoli alpini esistenti, ripristinando le praterie storiche, valorizzando gli ambiti vocati all’agricoltura di montagna.

In connessione al sistema insediativo sono indicati gli ambiti di agricoltura periurbana e le aree “urbanorurali” di cui valorizzare le caratteristiche di multifunzionalità.

13.3 Energia, risorse e ambiente

La tavola raccoglie le azioni di piano volte a razionalizzare e migliorare l’uso delle risorse, anche per contrastare il “cambiamento climatico”. E’ incentivato l’uso di risorse rinnovabili per la produzione di energia. Sono promossi il risparmio e l’efficienza energetica negli insediamenti (abitativi, industriali, commerciali, ecc.). Si prevedono interventi per il risparmio e la conservazione della risorsa acqua (anche attraverso la predisposizione di idonee aree di laminazione) e per la riduzione degli inquinamenti. Sono oggetto di specifiche politiche gli ambiti interessati dalle maggiori concentrazioni di inquinanti del suolo, dell’aria e dell’acqua (nitrati, CO2, ecc.), così come le aree interessate dalla risalita del cuneo salino.Si prevedono specifiche misure di tutela per le acque superficiali e profonde. Sono individuate le aree interessate dalla presenza dei principali corridoi energetici, dove proporre interventi di riordino. Sono indicate le aree soggette a rischio radon per le quali sono previste specifiche misure di prevenzione e contenimento.

13.4 Mobilità

La tavola raccoglie le azioni di piano volte a governare il rapporto tra le infrastrutture e il sistema insediativo, cogliendo l’opportunità di razionalizzare il territorio urbanizzato sulla base della presenza dei corridoi plurimodali I e V, del SFMR e dell’asse viario della Pedemontana.

Anche attraverso la perequazione territoriale nelle aree in fregio all’asse viario il riordino può avvenire attraverso idonee azioni finalizzate a disincentivare la produzione agroalimentare e a razionalizzare/valorizzare le attività produttive e commerciali. Il tracciato dei corridoi plurimodali europei si presta a ripensare il sistema dei nodi funzionali ad esso afferenti, nonché a favorire le connessioni con le due cittadelle aeroportuali di Verona e Venezia.

Il sistema ferroviario metropolitano regionale (SFMR), costituisce la matrice di riordino/sviluppo del sistema insediativo della regione, da strutturarsi secondo un preciso quadro di coordinamento territoriale di rango regionale.

La rete della logistica regionale è organizzata in due livelli, con gli hub principali posizionati sull’asse Venezia-Padova e Verona e con connessioni secondarie nel territorio. Sono individuati i collegamenti intervallivi e quelli tra la pianura e la montagna, nonché quelli in ambito alpino transregionale e transfrontaliero.

13.5 Sviluppo economico

La tavola relativa all’ambito produttivo raccoglie i principali cluster riconosciuti a livello nazionale, rispetto ai quali sono da attivare azioni per aumentare la loro competitività.

Si valorizza il ruolo dei grandi parchi polifunzionali e commerciali di rango regionale come “piazze di socializzazione del Terzo Veneto”, anche prevedendo una articolazione della “offerta”, integrandoli con le strutture insediative e minimizzandone il consumo energetico e gli effetti sul sistema ambienteterritorio. Nei porti, aeroporti e corridoi intermodali si prevedono opportunità per sviluppare servizi alla persona e all’impresa, si prevedono nuovi nodi di servizio, per le attività produttive specialistiche nei quali intervenire favorendo l’innovazione e il marketing. Si individuano le aree da specializzare per l’attività dell’artigianato di servizio alla città. Si prevede la razionalizzazione di forma e funzioni delle “strade mercato“. Si individuano “luoghi del sapere “ in funzione dell’ economia della conoscenza da intendersi anche come anello per promuovere partnership tra ricerca e impresa.

La seconda tavola raccoglie elementi e contesti da valorizzare e tutelare, al fine di sviluppare armonicamente i diversi turismi ridefinendo il legame tra ospitalità e l’armatura culturale e ambientale del territorio. Si prevedono azioni di valorizzazione del sistema delle ville venete, delle città storiche e delle città murate. Si prevede di coniugare, anche attraverso i “parchi agroalimentari”, le produzioni agricole di pregio con il turismo culturale ed enogastronomico. Si individuano le zone di produzione DOC, DOP, IGP e le aree caratterizzate di attività artigianali di eccellenza, quale fattore di qualità dell’offerta turistica. Si prevede lo sviluppo del turismo termale, congressuale, musicale, teatrale, diportistico e quali nuovi “focus“ di specializzazione turistica. Si evidenzia la rete delle aviosuperfici esistenti quale fattore di competitività.

13.6 Crescita sociale e culturale

La tavola raccoglie possibili scenari di piano per disegnare il Terzo Veneto che si riconosce così attraverso progetti d’ampia rilevanza e riflesso, capaci di mettere in figura un nuovo stile di vita e politiche imprenditive. Nelle piattaforme urbane di Treviso e Vicenza si evidenziano due specializzazioni di eccellenza, legate la prima all’essere “magnete”, dal quale hanno origine e si ripartono tipologie slow di fruizione del territorio legate all’acqua, alla natura e al gusto; la seconda, anche per la presenza massiccia di monumenti dell’architettura, quale luogo dell’armonia e per i giovani.

Si individuano gli interventi strutturali della nuova organizzazione spaziale regionale nel sistema lineare verde polifunzionale sull’Ostiglia, nel Grande Arco Verde (G.A.V.) metropolitano e nel sistema territoriale storico-ambientale afferente ai fiumi Piave e Brenta.

La trama dei percorsi ciclopedonali permette la conoscenza capillare del territorio delle ville e dei loro contesti, delle città murate, dei canali navigabili storici, dei parchi naturali e culturali – letterari, e dei territori di terra ed acqua del Polesine.

14. Linee di progetto

Nel Quadro Sinottico del Sistema degli Obiettivi sono state indicate le principali linee di progetto – montagna, città, paesaggio – in riferimento alle specificità della Regione del Veneto. A queste sono dedicati alcuni spunti di riflessione ricavati dalla Raccolta di Studi e Contributi presentata all’incontro preliminare di Cà Tron (Roncade) il 28 giugno 2007. A ciò si aggiungono i temi della biodiversità (per la sostenibilità) e dei cambiamenti climatici (per l’importanza e la novità).

14.1 La montagna

La montagna è sempre stata considerata come un territorio “diverso”, in primo luogo per ovvie ragioni legate alla morfologia fisica, ma anche per una certa specificità culturale, uno stile di vita adattatosi nel corso del tempo a situazioni limite. Su questa diversità si è fondata la politica nazionale per la montagna, che interpretandolo sostanzialmente come territorio svantaggiato, se ne è occupata con provvedimenti di tipo assistenziale, che non sono quasi mai riusciti a invertire quel lungo processo di marginalizzazione di cui la montagna è vittima fin dalle grandi rivoluzioni ottocentesche. Fin dalla fine dell’Ottocento infatti industrializzazione e urbanizzazione hanno progressivamente messo in crisi la montagna in quanto luogo di vita, crisi che si è acuita nel confronto con la rapida crescita che ha coinvolto i territori della vicina pianura. Marginalità, declino demografico, abbandono, sono ancora oggi realtà che caratterizzano molte aree della montagna e che non si possono trascurare nel quadro della pianificazione di un territorio regionale sano ed equilibrato. Ma questa non è l’unica caratteristica della montagna veneta: ad aree marginali fanno da contrappunto vallate più dinamiche, che hanno saputo elaborare un loro specifico modello di sviluppo.

Una politica territoriale per la montagna veneta deve considerare non solo la diversità rispetto all’esterno, alla pianura, ma anche la differenziazione al suo interno: in una stessa provincia, dove le vallate affrontano diversi processi di sviluppo o di declino, che conservano in maggiore o minore misura una significativa cultura locale o attivano azioni di resistenza al declino, ma addirittura in una stessa vallata che, come spesso accade, può essere colpita dall’abbandono nelle frazioni più alte, ma essere area di urbanizzazione nel fondovalle.

Queste caratteristiche chiedono prima di tutto di essere osservate con pazienza e con strumenti adeguati; in secondo luogo chiedono provvedimenti specifici e calati nel contesto, capaci sia di riconoscere la diversità che di articolarsi secondo le differenziazioni interne.

Il sistema degli obiettivi e delle azioni del PTRC si fonda su alcuni principi imprescindibili. In primo luogo il riconoscimento della fragilità del territorio montana e dell’importanza del presidio dell’uomo a garanzia di manutenzione del territorio; poi la necessità di comprendere e tutelare una civiltà alpina che è in realtà un insieme variegato di culture (si pensi alle numerose minoranze presenti nella montagna veneta, dai Lessini a Sappada); il riconoscimento dello straordinario valore ambientale di questi territori, preziosi habitat per specie rare e protette; infine, ma non ultima, la necessità della responsabilizzazione delle amministrazioni e degli abitanti nella gestione sostenibile del proprio territorio; la necessità di orientare il turismo verso modi di frequentazione rispettosi della natura, delle tradizioni e della cultura locale; l’opportunità di seguire strategie di sviluppo economico integrato, capace di allontanare il rischio della “monocoltura turistica”, anche lavorando in sinergia con le attività primarie e puntando sull’innovazione e sullo scambio di buone pratiche tra aree alpine.

Questo è quanto chiedono anche gli strumenti internazionali per le montagne, come la Convenzione delle Alpi (protocolli “agricoltura di montagna”, “pianificazione territoriale” e “popolazione e cultura” in questi mesi in discussione, e l’Agenda 21 (art. 13, dedicato alle montagne). Questo è anche ciò che i piani provinciali, con i quali l’ufficio del PTRC ha lavorato in sinergia, stanno mettendo in cantiere. Seguendo questi principi di fondo, il PTRC dispone, per ciascun tema (uso del suolo; biodiversità; energia, risorse e ambiente; mobilità; sviluppo economico, crescita sociale e culturale), alcune azioni specifiche per le zone montane. Dal punto di vista della regolazione dell’uso del suolo il PTRC si concentra sulla lotta all’abbandono in sinergia con le realtà locali (specifici provvedimenti sono previsti per disincentivare l’abbandono delle aree coltivate, per controllare l’avanzamento spontaneo del bosco e per premiare il recupero edilizio e paesaggistico di qualità), sulla gestione dei processi di urbanizzazione, sulla prevenzione dei rischi naturali.

All’interno del contributo del PTRC alla tutela e all’accrescimento della biodiversità la montagna occupa un ruolo di rilievo in quanto territorio di eccezionale valore ambientale, area in cui sono concentrate le più estese aree “core” della rete ecologica regionale, e in cui le aree di connessione hanno comportamenti funzionali più virtuosi. La montagna però non è una semplice riserva di natura ma un luogo in cui si sono elaborate nel tempo forme avanzate di equilibrio nel rapporto uomo natura. In questo senso si muovono le previsioni del PTRC per tutelare l’agricoltura di montagna in quanto attività di mantenimento del paesaggio naturale e culturale di cui è necessario però salvaguardare anche il valore economico.

Anche sotto il profilo delle risorse, la montagna ha un ruolo assai significativo. Se da un lato è necessario razionalizzare il sistema delle fonti diffuse di produzione di energia, in vista di una futura autosostenibilità energetica delle vallate, l’apporto in termini di fornitura di acqua e di energia dovrà essere ricomposto nell’ottica di una più ampia collaborazione a scala regionale.

La mobilità è un settore strategico per le aree marginali e deve essere affrontato con la massima sensibilità per garantire in primo luogo le necessarie connessioni con la pianura permettendo la partecipazione ai grandi processi di sviluppo che si stanno avviando; ma anche e soprattutto migliori collegamenti tra le valli, tra le diverse parti della montagna che solo dialogando come hanno sempre fatto in passato posso continuare ad elaborare una cultura specifica e innovativa.

Lo sviluppo economico deve essere qui più che altrove vista la fragilità del tessuto sociale, improntato al massimo equilibrio. È importante garantire infatti un’economia integrata, che reagisca alla pericolosa monocoltura del turismo, o a quella industriale: tutti i settori devono essere rappresentati. Si incentivano dunque le iniziative economiche di vallata (le filiere corte che permettono di fare economia locale), in particolare quelle legate alle produzioni tipiche e quelle innovative. È necessario infatti puntare con forza sull’innovazione e sulla formazione, soprattutto la formazione superiore (di cui le aree montane soffrono una carenza strutturale) unico vero provvedimento a lungo termine contro il declino demografico e sociale e capace di aprire la strada ad iniziative innovative anche in campo economico. La formazione ha una grande importanza anche per la crescita sociale e culturale, il cui aspetto territoriale è affrontato dal PTRC valorizzando le identità locali (con particolare attenzione alle aree di confine e alle minoranze, nonché al ruolo della proprietà collettiva), le risorse culturali del territorio, la garanzia dei servizi per mantenere la popolazione in montagna, l’attivazione di relazioni virtuose tra i residenti e i visitatori e tra gli abitanti della montagna e gli abitanti della pianura anche attraverso percorsi strategici che riconnettano questi due mondi nel quadro di un Veneto più “slow” e più ricco in qualità della vita.

Queste azioni puntano a inserire la politica territoriale regionale in un processo già avviato di riconoscimento del nuovo ruolo della montagna, cui tutte le montagne del mondo sono chiamate: non più territori svantaggiati ma aree di elaborazione di modelli alternativi e innovativi di sviluppo.

14.2 Città, motori di futuro

Negli ultimi decenni hanno agito sul territorio due componenti: la prima costituita da una classe imprenditoriale di origine contadine, che si è mossa con agilità nel suo spazio ed entro il suo sistema di valori, secondo propri e specifici modelli comportamentali; la seconda determinata dal decentramento di molte funzioni dalla città all’esterno di essa, che hanno trovato conveniente scambiare “centralità” con “spazio”. E’ il caso del comparto industriale, delle attività commerciali e del mercato residenziale. Da un lato il basso costo dei trasporti pubblici e dall’altro il livello elevato dei mercati immobiliari urbani, hanno agito come fattore di sostegno al decentramento, instaurando nel Veneto un doppio modello di organizzazione che contrappone il mercato propriamente urbano e la residenza, alle aree produttive ed una crescente gamma di servizi localizzati all’esterno delle città.

Nello stesso tempo, il quadro urbano si andava progressivamente deteriorando con l’invasione dell’automobile, modalità di trasporto in sostanziale conflitto con la morfologia della città antica, con la crisi della mobilità, con una sostenuta crescita orizzontale e con l’aumento delle densità delle aree centrali. Le città si sono via via dilatate ed appesantite, accerchiate da periferie compatte e senza qualità ed hanno vissuto la decadenza di parte delle funzioni terziarie, trascinate fuori dal contesto urbano. Non meno rilevanti sono stati i cambiamenti interni alla città densa, con l’abbandono di aree ed edifici industriali, la rarefazione e il depotenziamento delle località centrali minori intraurbane, i ritardi nell’ammordernamento del patrimonio edilizio.

La città e il territorio sono apparsi, dunque, fino ad ora in un certo senso antagonisti: non dialogano su obiettivi di organizzazione di medio periodo ma sono, ciascuno per proprio conto, alla ricerca di nuovi equilibri. Tale situazione è sfavorevole ad entrambi e alla comunità regionale nel suo complesso, poiché l’assenza di strategie e obiettivi comuni porta ad una grande incertezza nei progetti e negli investimenti, impedendo di raggiungere economie di scala adeguate per la crescita dell’intero sistema territoriale veneto.

Non si possono, pertanto, più ignorare i programmi, i progetti e gli investimenti che attengono all’efficienza delle città, né rinunciare a definire priorità e rafforzare gerarchie: la sfida per il futuro è, infatti, ancora e sempre in grandissima parte riconducibile alle città, e non può essere elusa. Del resto, l’avvio di “programmi complessi” mostra come gli investitori abbiano bisogno, soprattutto, di un’idea forte e strutturata, entro la quale gli investimenti pubblici e privati possano avere prospettive non effimere. Le politiche pubbliche coordinate hanno, in questo campo, effetti moltiplicatori di misura insospettabile ed in quest’ottica lo strumento pianificatorio regionale consente di ricercare e dare forma alle azioni innovative da perseguire.

Sembra corretto affermare come gli investimenti che hanno una maggiore ricaduta sull’economia regionale riguardino la ricapitalizzazione delle città, che devono essere sostenute nei loro programmi di riqualificazione ed ampliamento dell’offerta, di rinnovamento nell’organizzazione e di attrazione di risorse.

Il Veneto visto dal mondo e anche dall’Europa è un insieme unico ad alto sviluppo produttivo capace di coniugare storia ed innovazione, dove è indifferente il posizionamento dei fattori; in questo modello Venezia rappresenta il “brand” conosciuto e consolidato per tutta la regione.

Il Veneto delle trenta città è il Veneto visto dall’interno, dove tutto è compresente e poco gerarchizzato sia nella logica della competizione che in quella della complementarietà. I sette capoluoghi rappresentano l’esplicitazione organizzativa (amministrativa) di questo modello.

Il nuovo orizzonte metropolitano per la competizione in Europa e nel mondo, ma anche nel quadrante est e nel nord Italia, emerge dalle dinamiche che investono i centri metropolitani: Venezia e Padova e Verona. Si incrociano con queste visioni che afferiscono a dinamiche economiche e territoriali alcune nuove infrastrutture destinate a segnare il territorio e a sostenere modelli e direttrici del sistema di città.

Si tratta della pedemontana veneta, strada che non solo è destinata ad alleggerire l’asse del centrale, ma a sostenere i processi economici e territoriali andando ad affermare la città estesa. Il Passante di Mestre, che finalmente consente lo sviluppo della nuova città cerniera del nord est. Ed infine della rete

SFRM collegamento tra i punti forti della città estesa e della città metropolitana.

Nel Veneto i modelli di città metropolitana da considerare sono identificabili in almeno tre “città” diverse.

La prima è la città formata da Venezia e Padova e dal territorio compreso tra le due; la seconda la città di Verona da leggere anche nelle strette relazioni con il territorio lombardo. Questi due modelli di città presentano caratteristiche comuni per il ruolo che svolgono rispetto al territorio circostante e per le problematiche che oggi, ma ancor di più nei prossimi anni, sono chiamate ad affrontare. In particolare la progressiva trasformazione e riqualificazione delle aree centrali, produttive e residenziali, nelle quali ancora oggi si aprono ampie prospettive e possibilità di valorizzazione e incremento del ruolo urbano. I “destini” delle tre aree produttive, Marghera, la ZIP a Padova e la ZAI a Verona, ancora oggi aperti costituiscono un tema rilevante per le dimensioni estese, per la localizzazione, per gli investimenti necessari per una reale riqualificazione, per i benefici in termini di servizi ma anche economici che ne possono derivare. Altro tema è costituito dai comuni di cintura nei quali è ancora forte la pressione residenziale e anche produttiva e che rischiano di diventare una periferia estesa nella quale riversare funzioni che la città capoluogo non riesce ad accogliere.

Diverse le tematiche da affrontare in relazione alla città estesa, la terza città, che si innerva a partire dai nodi di Vicenza, Treviso e comprende i comuni a nord dei due capoluoghi tra i quali, di fatto storicamente e geograficamente, si è ormai creata una completa continuità urbana, in relazione alla residenzialità, ai servizi e alla produzione. Questo ambito può essere considerato come un’unica area metropolitana, derivante dalla sintesi di nuclei urbani, non tanto nel senso che non sussista più un’identità e un’autonomia di ciascuno come sistema urbano, bensì per il fatto che è l’insieme che sostanzia la dimensione, la tipologia e il livello qualitativo delle caratteristiche e delle problematiche per le quali si ritiene appropriato l’attributo della metropolitanità.

Questa terza città contiene un alto livello di trasformabilità che è legato alla capacità del sistema di accrescere la propria produttività. Non è più pensabile infatti che il sistema cresca attraverso incrementi di dotazioni fattoriali fatte di accumulazioni di capitale che generano più strutture, più infrastrutture, più densità. La crescita del futuro deve essere legata molto alla qualità ambientale del territorio che è fondamentale per attirare capitale umano dall’esterno ma anche per trattenere quello già esistente. Ecco quindi che questa terza città deve migliorare il proprio sistema infrastrutturale che comprende oltre che alla mobilità anche l’istruzione, la cultura e la sanità.

Il sistema della mobilità e del trasporto pubblico, in particolare, costituiscono la base sulla quale appoggiare, dare forma e rendere efficiente il sistema multipolare. Il miglioramento dell’accessibilità, la localizzazione dei nodi di interfaccia tra reti lunghe e reti brevi che garantiranno i collegamenti internazionali e quelli intraregionali, l’integrazione tra politiche di settore consentiranno di mettere in atto la struttura sulla quale appoggiare le scelte e le prospettive del sistema insediativo.

Tra gli obiettivi di fondo del PTRC vi è quello di supportare, attraverso politiche integrate, una strategia di rafforzamento dell’armatura regionale, quindi il PTRC, a fianco delle città metropolitane, riconosce e riafferma una serie di sistemi urbani, da quello della Valbelluna (Belluno-Feltre) a quello della Bassa Veronese e del Rodigino, alla direttrice delle città balneari e costiere che non si caratterizzano come nel passato quali aree esterne e/o di transizione, ma come ambiti che possiedono invece una autonomia e identità proprie.

Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento propone di avviare politiche che, più che accompagnare e governare i processi, siano in grado di delineare percorsi e sviluppi.

14.3 Il Paesaggio

La decisione di attribuire valenza paesaggistica al PTRC, come da articolo 6 della L. R. 2006, n. 18 e articolo 3 della L. R. 2004, n.11, è opportuna, non tanto per evitare l’ulteriore incremento degli strumenti di piano a rischio della loro efficacia, quanto per il riconoscimento, in essa sotteso, dello stretto legame esistente tra paesaggio e territorio.

La definizione di paesaggio fornita dalla Convenzione Europea rende infatti impensabile scindere la pianificazione territoriale da quella del paesaggio, ovvero di ciò che attiene la dimensione del percepito. Farlo significherebbe adottare una concezione distorta di paesaggio, concentrandosi sui beni paesaggistici da salvaguardare e perdendo di vista l’insieme, il paesaggio-territorio.

Il Veneto del terzo millennio deve elaborare invece un nuovo modo di considerare il paesaggio, ancor più profondo e pervasivo. Un PTRC a valenza paesaggistica si pone il problema di come inserire ciò che serve alla modernità in un contesto complesso, sia esso centro storico, campagna, montagna, rispettandone i valori ambientali, identitari e storici. Abbandonando un atteggiamento improntato al rifiuto del presente, una riflessione sul paesaggio deve muovere da un ragionamento in merito alla complessa percezione che gli abitanti del Veneto e i suoi ospiti hanno di questa terra.

Il primo insegnamento che si può trarre dalla nostra esperienza è che ci si occupa di paesaggio prima di tutto occupandosi della distribuzione delle funzioni sul territorio, impedendo che ciò di cui c’è bisogno si disponga a caso. La realtà più aggressiva di oggi è quella dei capannoni, delle aree industriali, dei caselli autostradali, dei centri commerciali, dei multisala, di una grande area centrale del Veneto vissuta in termini metropolitani da una componente sempre crescente della popolazione regionale.

Un elemento importante dello sviluppo è senz’altro quello relativo al sistema infrastrutturale e della mobilità e il PTRC, quale piano paesaggistico territoriale, offre l’opportunità di operare per coniugare le esigenze della viabilità con le valenze paesaggistiche del territorio nonché progettare una “leggibilità” del territorio stesso e delle città dalle infrastrutture.

L’efficacia del Piano sotto il profilo paesaggistico dipenderà dalla sua capacità di interpretare le necessità e i fenomeni del presente quali elementi strutturali e non accidentali, offrendo indirizzi e orientamenti congruenti a tale rappresentazione e utili al governo della realtà. In termini di politiche, si tratta di limitare il ricorso a strumenti regolativi con finalità prevalentemente vincolistiche, elaborando invece politiche attive. Accanto alla salvaguardia dei paesaggi compromessi di rilevanza universale, come particolari zone montane, fluviali, lagunari e specifici contesti e monumenti storici, si tratta di costruire o rigenerare i paesaggi della quotidianità (la casa, la fabbrica, il centro commerciale, le infrastrutture) e quelli dell’abbandono (la montagna marginale, gli spazi rurali, i centri storici, le aree dismesse) e del degrado.

La questione dei paesaggi della quotidianità va considerata da due punti di vista: il primo è quello della funzionalità, il secondo della qualità estetico-architettonica. Dal primo punto di vista si tratta di dare ordine a ciò che fino ad ora si è sviluppato in modo caotico, dal secondo punto di vista di mettere fine ad una disarmonia che colpisce l’osservatore. Visto che però sia l’azione ordinatrice che estetica devono scaturire dalla stessa realtà che sono chiamate a governare, è compito del Piano dare indirizzi precisi per coordinare e migliorare le tendenze espresse dai cittadini e dalle imprese.

Secondo i principi sopra enunciati che rimandano ad una visione olistica della nozione di paesaggio, e nel rispetto dei dettati normativi del Codice Urbani, si è delineato un percorso metodologico per definire disciplinarmente il significato di PTRC quale Piano Territoriale Paesaggistico per la Regione del Veneto.

Si è giunti così alla individuazione degli ambiti strutturali di paesaggio ognuno dei quali andrà valutato secondo criteri di qualità paesaggistica; l’insieme delle valutazioni costituirà l’Atlante paesaggistico del Veneto, unitamente all’Atlante multimediale di navigazione visiva nei paesaggi del Veneto.

……………….

La fascia costiera presenta, invece, una marcata continuità costituita quasi esclusivamente da nuclei della rete qui identificabili come lagune, aree deltizie, ambienti litoranei e tratti terminali dei corsi d’acqua. Si tratta del più grande sistema lagunare europeo.

Agli elementi basilari della rete ecologica come sopra enunciati sono stati aggiunti gli ambiti di pianura vocati per la forestazione, che arricchiscono il sistema.

………………………………..

Annunci

One thought on “Il futuro del Veneto: il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento

  1. Luca Piccin martedì 16 marzo 2010 / 15:28

    Lascio perdere la sfilza di critiche al PTRC, che ha dei buoni intenti, ma… Segnalo giusto che la Giunta Regionale del Veneto il 10 marzo 2009 ha approvato un provvedimento volto al rilancio dell’attività edilizia e, per questa via, anche dell’economia dell’intera regione. In sintesi la proposta di legge prevede la possibilità di ampliare tutti gli edifici per una cubatura del 20%, mentre, per quelli realizzati prima del 1989, vi è la possibilità di abbatterli e ricostruirli con aumento di cubatura del 30% (35% se la ricostruzione avverrà con tecniche di bioedilizia).
    Invece ho preso la foto e l’ho messa nella tesi… Se metto “Fonte : Geograficamente, 2009”, va bene? E se dico che si tratta di Susegana, sbaglio?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...