Grande crescita dell’energia eolica nel mondo: ma i governi devono crederci

colline molisane e pale eoliche
colline molisane e pale eoliche (da flickr.com)

L’annunciato ritorno al nucleare da parte dell’Italia sembra aver ridato grande attenzione e spazio  alle fonti energetiche rinnovabili: tra queste l’energia derivata dal vento. E, sul tema dell’ “eolico” nel 2008 si è registrato un trend fortemente positivo praticamente in tutto il mondo.    Riportiamo qui i dati e il contesto sull’energia eolica e il suo forte sviluppo negli ultimi 15 mesi, con un articolo de “IlSole24ore.com” di Giuseppe Caravita.

Ma qui ogni entusiasmo è sopito dal fatto che non è per niente detto che questo boom dell’eolico possa continuare: la crisi economica, la recessione, sta colpendo anche questo settore, che si sta anch’esso un po’ fermando nella sua crescita.   E, in questi casi, è l’intervento pubblico, dei governi, che può decidere (attraverso incentivi, facilitazioni varie, creazione di un mercato favorevole a un prodotto o a un altro…) se continuare o interrompere questa situazione fin qui favorevole. E’ un confronto-scontro tra lobby diverse (il nucleare, le energie da fonti rinnovabili…). Nessuno, nessun governo si sognerebbe di dire che è contro le energie rinnovabili: più che altro a volte si crede che esse “non possano bastare all’autosufficienza energetica”.  Ma qui intervengono altri fattori: il credere o meno a un piano di utilizzo energetico diffuso nel territorio in tutte le sue forme (acqua, sole, biomasse, eolico…); il modello di società più o meno portata allo spreco (o al risparmio) cui si aspira; quali tipi di consumo si privilegia (il trasporto pubblico o quello privato?.. ad esempio)… insomma è un confronto non da poco, sui modelli di società presente e futura, sulle tecnologie da adottare. Un contesto nel quale noi geografi vorremmo impegnarci in ricerca, studio e proposte concrete.

Eolico: boom mondiale nel 2008 con Usa, Europa e Cina

di Giuseppe Carovita (da “IlSole24ore.com”)

Il 2008 si conferma, anche su base globale, come un anno di boom per l’eolico. Secondo le prime stime del Global Wind Energy Council le istallazioni di campi eolici hanno superato negli scorsi dodici mesi i 27 gigawatt, con una crescita su base globale, in termini di nuova capacità istallata, del 36% sul 2007.
Oggi nel mondo l’eolico rappresenta circa 120 gigawatt di picco di potenza, pari a 260 terawattore annue di produzione elettrica, aumentate del 28,8% nei dodici mesi. Certo, si tratta di una frazione ancora piccola (intorno all’1,3% della produzione elettrica globale) ma che in Spagna raggiunge il 10%, in Germania il 7% e in Italia, nel 2008, il 2%.
Primo protagonista di questa fase di crescita dell’eolico gli Usa, che nel 2008 hanno sorpassato la Germania come primo produttore eolico mondiale, c
on un’accelerazione al ritmo del 50% della capacità istallata (25 gigawatt, di cui 8,3 nell’anno). Cifre significative: Il Gwec stima che l’eolico nel 2008 abbia pesato negli Usa per il 42% dell’intera nuova potenza elettrica aggiunta nel paese. Poco distante l’Asia, con in testa la Cina. Mentre Nord America e Europa corrono testa a testa, ciascuna al ritmo di 9,9 nuovi gigawatt, l’Asia si è attestata a 8,6, poco al di sotto. Il vero motore asiatico è cinese, che per il secondo anno di seguito ha raddoppiato la sua capacità di energia dal vento (ormai a 12,2 gigawatt, di cui 6,3 nel 2008). «E lo scenario per i prossimi anni – afferma Shi Pengfei, vicepresidente della Cwea (Chinese Wind energy association) – sarà ancora molto positivo». L’Eolico, infatti, è stato identificato dal Governo cinese come una delle aree di crescita, capaci di mitigare gli effetti dell’attuale crisi finanziaria e occupazionale. Nel 2009 le previsioni della Creia (l’associazione dell’industria cinese delle rinnovabili) scontano ancora un raddoppio. Con un ritmo che già a fine 2010 potrebbe mettere la Cina sulla corsia di sorpasso sia della Spagna che della Germania.
Obiettivo anche industriale. Oggi il mercato mondiale per le turbine eoliche viene stimato in circa 36,5 miliardi di Euro. Con circa 400mila addetti globali. «E queste cifre saranno nell’ordine dei milioni nel prossimo futuro, rileva Arthouros Zervos, presidente del Gwec.».
Soltanto l’anno scorso negli Usa si stimano circa 35mila posti di lavoro nuovi creati nell’eolico, su un totale di 85mila. Il 2009, così, vedrà le prime offensive industriali cinesi anche oltre confine. Per esempio in Gran Bretagna e Giappone, dove alcuni contratti per torri eoliche sono già stati firmati.
Anche la scena europea appare in pieno movimento: 8,9 gigawatt aggiuntivi su una capacità complessiva di 66 gigawatt. E, per le prima volta, una quota italiana (3,7 gigawatt dichiarati dalla Anev) che supera il 41% del totale di nuove torri eoliche 2008 nel continente.
Italia, Francia e Gran Bretagna, più degli “storici” protagonisti dell’eolico europeo (Spagna e Germania) appaiono i paesi più dinamici negli scorsi dodici mesi. Segno di un chiaro fenomeno di rincorsa messosi in moto, soprattutto sotto la spinta della direttiva europea 20-20-20 (il 20% da rinnovabili al 2020) e che vede l’eolico oggi, per costi e volumi prodotti, come la nuova fonte di punta.
Ma durerà questo abbrivio, sotto il peso della crisi finanziaria e della recessione? I primi ad alzare cartellino rosso sono le associazioni Usa: «Le nostre cifre sono allo stesso tempo esaltanti e preoccupanti – afferma Denise Bode, Ceo dell’Awea (American wind energy association – La performance americana del 2008 conferma che l’eolico è ormai una fonte economica e produttiva di nuovi posti di lavoro, e la nostra industria è pronta a raggiungere l’obbiettivo presidenziale di un raddoppio dell’energia rinnovabile nei prossimi tre anni. Allo stesso tempo è altresì chiaro che la recessione sta cominciando a mordere seriamente, anche su di noi. Già cominciano i primi licenziamenti nel settore manifatturiero eolico. Il pacchetto di stimolo governativo sarà quindi vitale». Ripristinare gli incentivi fiscali all’eolico, così come prevede il dispositivo di legge votato al Congresso, può invertire, anche rapidamente, l’iniziale trend al declino degli investimenti, sostiene Bode.
Nelle ultime settimane, infatti, l’Awea segnala un netto rallentamento degli ordinativi di turbine e componenti. E emergono anche altri segnali negativi. Per esempio l’ultima indagine sull’attrattività degli investimenti in rinnovabili dell’Ernst& Young segnala una perdita di punti degli Usa, e un’ascesa della Germania. In un quadro di riduzione record di attrattività per tutti i venti paesi analizzati nello studio, Italia inclusa. Effetto sensibile e generale della crisi finanziaria, secondo Angelo Era, specialista di energia alla Ernst & Young, ma più accentuato negli Usa. Qui «La pesante situazione economica Usa ha limitato fortemente l’accesso ai finanziamenti e ha rallentato gli scambi di titoli Ptc (Production Tax Credit) e Itc (Investment tax credit) che consentono alle aziende di ottenere sgravi fiscali acquistando crediti dai produttori di energie rinnovabili. Il settore dei servizi finanziari è di gran lunga il principale acquirente di Ptc. L’attuale volatilità ha però reso impossibile l’acquisto di tali crediti da parte di molti operatori, e questo ha a sua volta impedito agli investitori in progetti di energia rinnovabile di realizzare il valore degli investimenti già fatti».   In pratica: il pacchetto di stimolo di Obama sarà cruciale sia sul versante degli sgravi fiscali che della riattivazione dei canali finanziari sui cui concretamente agiscono. Meglio posizionata la Germania, dove il Governo Merkel ha recentemente annunciato un programma per 33 nuovi campi eolici offshore da 25 gigawatt complessivi al 2030. E ha guadagnato posizioni nella graduatoria (ora al quinto posto, a pari con la Spagna) anche la Gran Bretagna, dopo l’approvazione di una tariffa incentivata per le piccole wind farm. Però, in ambedue i casi, c’è da attendersi criticità. Il piano tedesco, molto ambizioso, subirà probabilmente dei ritardi. E la svalutazione della sterlina agirà anch’essa negativamente. Per non parlare della riduzione del prezzo del petrolio che riduce la redditività dei progetti. Di conseguenza in tutto il mondo è prevedibile l’aumento delle cancellazioni e dei rallentamenti. Molti operatori diverranno più attendisti. Ma tutto ciò – sostiene Era – dovrebbe avvantaggiare gli operatori con grandi capitali disponibili. «C’è un’interessante tendenza in atto, che vede l’aumento delle partnership tra operatori e grandi investitori. Merita di essere seguita con attenzione».

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