Beghe di confine

bay-of-piran_maritime-boundary-disputeTorniamo ad occuparci di un’area geografica complessa come quella balcanica. In particolare parleremo delle diatribe di confine tra Slovenia e Croazia sorte, soprattutto in Istria (ma non solo), dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Cercheremo di esporre sinteticamente l’evolversi di questa vicenda che da problema locale sta diventando pian piano un problema comunitario.

Tutto inizia nel 1991. Il 25 giugno di quell’anno Croazia e Slovenia proclamarono l’indipendenza dalla Jugoslavia (diritto previsto dalla costituzione della federazione). Con l’accordo di Brioni (8 luglio 1991) la Jugoslavia riconobbe l’indipendenza slovena. I confini amministrativi dell’ex Repubblica Socialista Slovena (una delle entità costituenti la federazione jugoslava) diventarono frontiera tra stati. I due nuovi stati dichiararono di non avere contenziosi di frontiera e stabilirono che per tracciare con esattezza il confine terrestre (che in alcuni punti non era ben definito) si sarebbero affidati ad una commissione mista. Ma il vero problema era il confine marittimo visto che la federazione jugoslava non aveva mai delimitato le acque territoriali delle varie repubbliche che la componevano. Son passati 18 anni e ancora non si è giunti ad un accordo tra le parti. Anzi, dopo l’entrata della Slovenia nell’Unione Europea (il 1 maggio 2004) questo problema regionale sta assumendo una rilevanza internazionale. La crisi dei confini infatti è una delle motivazioni dell’ostruzionismo sloveno che sta rallentando l’entrata nella UE e nella NATO della Croazia.

Ma analizziamo più da vicino i tre punti caldi del confine sloveno – croato…

Ad est sul fiume Mura

Uno dei punti critici del confine tra Slovenia e Croazia è senz’altro quello del fiume Mura fra la regione storica slovena del Prekmurje e quella croata del Međimurje entrambe confinanti con l’Ungheria. La linea di confine segue quella catastale e attraversa il fiume sia sul versante sloveno che su quello croato. Lubiana aveva accettato tale delimitazione al momento dell’indipendenza, provvisoriamente, sperando di arrivare ad un accordo che portasse il confine sul fiume stesso.

Nel settembre di tre anni fa la tensione in questo punto del confine toccò il suo apice. Nell’estate 2006 la realizzazione di alcune infrastrutture in vicinanza del confine (in preparazione di una sistemazione degli argini) vennero interpretati dagli sloveni come una minaccia (era in corso una campagna elettorale…). Per evitare incidenti il 4 settembre si incontrarono in loco i due premier Janez Janša e Ivo Sanader che si accordarono per una gestione degli argini e dei lavori necessari per prevenire le inondazioni. Ma sei giorni dopo alcuni giornalisti sloveni vennero fermati, proprio nella zona contesa, dalla polizia croata nonostante avessero il visto di entrambi i governi. Il governo sloveno rispose mandando nella zona di confine dei reparti speciali di polizia. Il ministro degli Esteri sloveno, rivolgendosi all’UE, cercò di dimostrare che la Slovenia era minacciata dalla Croazia. Ma Solana rispose: Slovenia e Croazia sono due paesi responsabili e saranno in grado di risolvere i propri problemi da soli“. La crisi rientrò e si giunse ad un nuovo accordo.

Ad ovest sul fiume Dragogna

Altra zona calda è il confine istriano che segue il corso del fiume Dragogna. Qui la contesa è più aspra a causa della relazione tra questo confine e quello marino (secondo la normativa internazionale il confine marino è un prolungamento del confine terrestre). Il protagonista assoluto di questa bega di confine è Joško Joras uno sloveno di Maribor. Joras nel 1984 costruì la sua casa sulla sponda sinistra della Dragogna ottentendo l’autorizzazione dal comune croato di Buje. Nel 1993 alcuni politici sloveni scoprirono che alcuni paesini a sud del fiume erano registrati nel catasto di Pirano ed ottennero dal governo sloveno che diventassero oggetto di negoziato per la commissione mista sui confini. Questi 130 ettari modificherebbero solo lievemente il confine terrestre ma influirebbero molto sul confine marino. Alcuni politici sloveni sostengono che il confine debba essere spostato ancora più a sud, a loro volta alcuni politici croati sostengono che vada invece spostato più a nord ovvero dove sfociava il fiume prima della rettifica della sua parte terminale operata negli anni della jugoslavia comunista. Il fatto che Joras sia un personaggio politico di primo piano nelle fila del nazionalismo sloveno non aiuta certo a stemperare la situazione : puntualmente ad ogni campagna elettorale la tensione nel confine istriano sale.

Il confine marittimo

La motivazione principale della disputa sulle frontiere tra Slovenia e Croazia è senza ombra di dubbio la questione delle acque territoriali nella baia di Pirano. Come avevamo già scritto in precedenza la federazione jugoslava non aveva previsto confini marittimi per le varie repubbliche (mentre erano presenti le delimitazioni amministrative terrestri). Già la genesi del confine jugoslavo con l’Italia (sia terrestre che marino) fu lunga e travagliata. Solo nel 1975, con il Trattato di Osimo,  venne definito il confine, sia terrestre che marittimo. Con la dissoluzione dello stato balcanico e la nascita di nuovi stati il problema si ripresentò. Oggetto del contendere è l’accesso alle acque internazionali.

La Croazia, appellandosi al diritto internazionale (Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare, firmata nel 1982 ma entrata in vigore solo nel 1994), auspicava che il golfo di Pirano venisse diviso a metà trai due stati.

“Qualora le coste di due Stati siano prospicienti o contigue, nessuno dei due ha diritto, salvo accordi diversi stipulati tra di essi, ad estendere i propri confini marittimi oltre la linea mediana equidistante, in ciascun punto, da quello più vicino lungo la base di rilevamento a partire dalla quale viene misurata l’estensione delle acque territoriali sotto la rispettiva sovranità” (Articolo 15, comma 1)

In questo modo la Slovenia rimarrebbe senza accesso alle acque internazionali. Basta far due conti considerando che per acque territoriali si intende quella porzione di mare adiacente alla costa degli stati convenzionalmente fissata a 12 miglia nautiche e considerando la dimensioni ridotte di quell’area di mare.

Tenendo presente che faceva parte di uno stato con accesso alle aque internazionali (l’ex Jugoslavia) e quindi aveva a sua volta diritto d’accesso a quelle acque. E tenendo presente che storicamente il golfo in questione era sempre stato amministrato dalla città slovena di Pirano. Il governo di Ljubljana si appellava al seguito di quell’articolo:

“La disposizione di cui sopra non vale, tuttavia, qualora sia necessario, per ragioni di carattere storico o in considerazione di altre circostanze, delimitare le acque territoriali dei due Stati con criteri diversi” (Art. 15, comma 2)

Dopo una lunga trattativa tra i due stati si arrivò ad un accordo preliminare che prevedeva un 20% del golfo alla Croazia e il resto alla Slovenia. Quest’ultima avrebbe avuto accesso al mare aperto grazie ad un corridoio di 46 chilometri quadrati incuneato nelle acque territoriali croate (Croazia che così non perdeva il confine marittimo con l’Italia). Entrambi i paesi non erano autorizzati a creare Zone economiche esclusive (ZEE) in quella striscia di mare.

Nonostante l’accordo preliminare l’intesa non venne siglata. I governi dei due paesi subirono pesanti attacchi ed accuse di alto tradimento da parte delle rispettive forze nazionaliste. La Slovenia approvò l’accordo, la Croazia (che aveva elezioni in vista) no.

Nel 2003 con una mossa unilaterale il parlamento croato istituiva una una zona economica esclusiva estendendo la sua sovranità sull’Adriatico per sfruttare in maniera esclusiva le risorse marine, sottosuolo compreso. La possibilità di creare ZEE è un istituto previsto dalla Convenzione di Montego Bay. A causa della particolare conformazione della costa dalmata l’estensione della giurisdizione croata tramite la ZEE avrebbe portato la Croazia ad esercitare diritti di pesca esclusivi su 3/5 del mare Adriatico (ricordiamo che la ZEE può estendersi fino a 200 miglia nautiche, cioè 188 miglia oltre il limite delle acque territoriali, e attribuisce allo stato costiero i poteri di polizia). Le motivazioni ufficiali addotte dal governo di Zagreb a giustificazione di tale provvedimento riguardavano principalmente la necessità di tutelare l’ambiente marino e la costa croata da possibili disastri ambientali come quello, allora recentissimo, della petroliera Prestige. Questa decisione provocò le reazioni sia dell’Europa, che si dichiarò contraria nella forma (l’unilateralità della decisione invece della cooperazione regionale), sia della Slovenia che giunse persino al ritiro dell’ambasciatore sloveno a Zagreb. Le proteste che arrivavano, questa volta anche dalla UE (c’era il semestre di presidenza italiana, e la decisione del governo croato avrebbe penalizzato fortemente la flotta peschereccia italiana), costrinsero il governo croato a rivedere in parte il provvedimento: cambio di denominazione della zona, chiamata ora Zona di protezione ittica e ambientale; sospensione di un anno del provvedimento; riduzione degli ambiti di applicazione escludendo la possibilità di creare isole artificiali e di sfruttare l’energia del vento, delle onde e delle correnti.

Negli ultimi mesi del 2005 la Slovenia risponde a sua volta con una mossa unilaterale: la creazione di una Zona ittico- ecologica slovena nel golfo di Pirano che sanciva la sovranità slovena su tutta la baia.

La situazione nel 2009

La questione del confine marittimo, assieme a quella del confine istriano ad essa collegata, non è ancora stata risolta. La Croazia vorrebbe risolverla con un arbitrato internazionale ricorrendo ad istituzioni internazionali qualificate. La Slovenia invece vorrebbe un negoziato bilaterale per sfruttare la sua posizione di membro UE e NATO. Ljubljana vorrebbe usare il suo consenso all’ingresso della Croazia in queste due organizzazioni per strappare un accordo più favorevole sia per quanto riguarda il contenzioso sui confini che per gli altri motivi di scontro con il paese vicino: la gestione comune della centrale nucleare di Krško (più volte in passato la Slovenia ha interrotto le connessioni elettriche con la Croazia) e il debito della Ljubljanska Banka verso i clienti delle altre repubbliche jugoslave (dopo l’indipendenza della Slovenia la banca si è tenuta i risparmi dei clienti delle altre repubbliche).

Nelle scorse settimane il governo sloveno ha dato il via libera all’ingresso della Croazia nella NATO. Ma alcune forze di opposizione stanno organizzando un referendum. Secondo un recente sondaggio del quotidiano sloveno Delo solo il 39% degli sloveni è favorevole alla consultazione, ma qualora si arrivasse al referendum vincerebbe il no all’adesione della Croazia con il 57% dei voti.

Per l’ingresso della Croazia nella UE invece la strada è decisamente in salita. Negli ultimi mesi la Slovenia ha più volte bloccato la trattativa tra UE e Croazia (evidentemente le pressioni della UE sono meno convincenti delle pressioni NATO…).

Ora sembra che la UE stia pensando di intervenire per risolvere la controversia tra i due paesi balcanici affidando la mediazione tra le parti all’espertissimo diplomatico finlandese, e premio Nobel per la pace 2008, Martti Ahtisaari. La Slovenia ha dato la sua disponibilità, la Croazia continua a preferire il ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia ma non ha ancora dato una risposta definitiva alla UE. Nelle prossime settimane si dovrebbe capire se questo tentativo dell’Unione Europea avrà qualche possibilità o sarà l’ennesimo fallimento.

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10 thoughts on “Beghe di confine

  1. paolomonegato giovedì 12 marzo 2009 / 11:00

    Giusto per aggiornare i nostri lettori:
    Nella serata di martedì 10 i ministri degli esteri di Croazia e Slovenia si sono incontrati con il Commissario per l’Allargamento dell’UE Olli Rehn. La UE vuole risolvere il conflitto tra i due paesi per sbloccare i negoziati per l’ingresso della Croazia (e chiuderli entro quest’anno). Ora anche il governo croato ha accettato la proposta UE di mediazione di un team di esperti guidati da Ahtisaari ma alla condizione che il parere di questi mediatori non sia vincolante e che la decisione finale spetti alla Corte Internazionale di Giustizia. L’UE e la Slovenia invece vorrebbero che questo gruppo di saggi prendesse una decisione definitiva.

  2. Silvano venerdì 19 giugno 2009 / 20:17

    La disputa tra Slovenia e Croazia per il confine marino (perche’ e’ di fatto solo di esso che la Slovenia e’ interessata), e’ risolvibile solo per via arbitrale. La Croazia ha fatto una guerra liberatoria contro un nemico MOLTO piu’ numeroso e’ ardito (i Serbi appunto), per mantenersi nei propri confini. Immaginatevi allora quando “mollera’” alla Slovenia un m2 di mare senza fare una guerra. Qualcuno puo’ anche dire : “ma questi sono pazzi, farebbero una guerra per 1 m2 ?”. Io risponderei : “ma chi ha il DIRITTO di dare ad un altro stato anche solo 1 m2 di territorio sovrano ?”. Quale Costituzione di quale paese nel mondo da’ questo diritto ad un Governo, o Presidente oppure a un Parlamento ? Nessuno ! E allora ?
    E’ ovvio che la Slovenia ha calcolato male. Essa ha calcolato che la Croazia come candidato per entrare nella EU DEVE passare tutte le fasi di anticamera. La Slovenia, come mebro della EU, oggi sta cercando di ottenere quel m2 di teritorio Croato, con metodi politici. Non vuole accettare l’arbitraggio. Perche’ ? Perche’ sa benissimo che con un arbitraggio e con la legge Internazionale sul diritto dei mari, il confine andrebbe segnato per meta’ della baia di Pirano. Ma il vero problema e la EU, cioe’ il funzionamento legale della EU. Se un paese membro attivo della EU puo’ fare una manovra come la Slovenia verso un candidato alla EU, cioe’ alla Croazia, che segnale si da’ ai futuri paesi candidati ? Di quale regola legale si avvale la Slovenia ? E’ questa la legalita’ della EU ? Io sono membro della EU, e ti “torchiero” fino a che non otterro’ quello che voglio. La parte legale di cio’? Non mi importa niente, se vuoi entrare nella EU, devi darmi il m2 anche se legalmente non sono nel giusto ! Grazie Signori della EU. Ma a queste condizioni, in una EU che dichiara di essere una forza legale e che dice di rispettare le Leggi ONU etc., non c’e’ posto per l’illegalita’. Concludo : La Croazia puo’ anche prendere altre misure. La Croazia vuole fare parte della EU, ma non a qualsiasi condizione. Prima di tutto, la Croazia e’ in Europa geograficamente. Deve a qualsiasi costo essa fare parte della EU ? No ! La Croazia e’ vicina, e ha un alto consenso della opinione pubblica, a dire alla EU di voler “mettere da parte la propria candidatura” fino al momento quando le condizioni per entrare si saranno cambiate in suo favore. Fino ad allora, e per questo non abbiamo il bisogno di nessun supporto della EU, il Governo si adoperera’ a mettere in condizioni le proprie leggi e il proprio mercato di essere compatibile con le normative EU. E gli Sloveni che in Croazia hanno case e terreni, e che fino ad ora non hanno MAI pagato nessun dazio o tasse, pagheranno come da Legge tutto quello che paga un cittadino Croato. Forse solo dopo il Governo Sloveno vedra’ cosa vuol dire la sovranita’. Infine, la Slovenia dovra’ accettare l’arbitraggio o rigettare a mare le richieste assurde che ha oggi.

  3. Maurizio domenica 28 giugno 2009 / 18:48

    il giornalista non riporta esattamente i fatti. Il commento di Silvano deve essere corretto il confine di mare tra Cro-Slo in ex Jugoslavia non esisteva perciò deve essere tracciato ora,il golfo di Pirano lo controllava fino al 91 la polizia di Pirano e non quella della Croazia. Il confine di Seciole la parte Croata e costruita sul territorio Sloveno anche il primo ministro croato di allora lo ha riconosciuto.Ma non e cambiato nulla i croati sostengono adesso che il territorio e loro……ed molti altri problemi che sono ancora aperti sul confine SLO – CRO

    • paolomonegato lunedì 29 giugno 2009 / 10:58

      Legga meglio l’articolo. Ho scritto chiaramente che il confine marittimo tra le varie repubbliche jugoslave non era previsto e che il golfo era controllato da Pirano….

  4. Maurizio mercoledì 1 luglio 2009 / 22:09

    Mi dispiace per la incompresione sull confine maritimo,lo volevo sollo sotolineare.

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