L’Italia e le centrali nucleari. Chi e perché è favorevole; chi e perché è contrario (secondo approfondimento)

centrale-nucleare1 Dopo averne scritto nel nostro blog il 27 febbraio scorso, vi diamo conto qui di altre due autorevoli fonti (una favorevole e una contraria) sulla questione di riaprire o meno la politica nucleare in Italia. A favore vi proponiamo un’intervista di Antonella Loi di “notizie.tiscali.it”  a Ugo Spezia, ingegnere nucleare e segretario generale dell’AIN (Associazione Italiana Nucleare). Contro un articolo apparso su “Lavoce.info” di Marzio Galeotti, professore ordinario di Economia dell’ambiente e dell’energia presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Milano. L’attuale dibattito (e forte contrapposizione) sul tema del nucleare, può avere due effetti contrari: essere utile a un approfondimento generale sulla questione dell’energia (e, pertanto, anche sulle fonti rinnovabili, di cui in questo blog tanto insistiamo per farle decollare, oltreché sul risparmio energetico); ma può essere dannoso perché “ferma tutto”: ogni possibilità di concreta politica energetica e di risoluzione di un elemento così strategico nella vita del pianeta e delle persone che lo abitano. Vi invitiamo pertanto a fare lo sforzo di leggere queste ulteriori due tesi (contrapposte) che vi proponiamo. E nelle prossime settimane cercheremo di approfondire di più.

A FAVORE

“I benefici del nucleare sono concreti: non si perda tempo” di Antonella Loi

25 febbraio 2009 – L’accordo intergovernativo tra Italia e Francia sul nucleare, firmato a Roma nei giorni scorsi, divide più che unire. Se il ministro per lo sviluppo economico, Scajola, si dice sicuro di avere in tasca un elenco di 34 comuni pronti ad aderire con entusiasmo, le regioni si smarcano una ad una: centrali nucleari “no” o “sì ma non qui” sono le posizioni prevalenti. E poi l’opinione pubblica: è con questa che il governo dovrà alla fine scendere a patti. “In Italia c’è senz’altro un difetto di percezione: in Francia fanno a gara per ospitare gli impianti nucleari”, dice Ugo Spezia, ingegnere nucleare e segretario generale dell’Ain, l’Associazione italiana Nucleare, (e navigando su Internet scopriamo che è anche manager della Sogin, la società che per conto dello Stato gestisce gli impianti nucleari dismessi ndr), pur ammettendo che l’Italia non è la Francia e non lo è sotto molti aspetti. “In Italia siamo soggetti a sollecitazioni che fanno leva sulla paura e su terrori ancestrali, è un meccanismo che deve essere corretto”.

Ma il problema delle scorie nucleari è un problema reale e ancora irrisolto per le vecchie centrali. Adesso arrivano anche le nuove.
“Negli altri paesi non esiste una contrapposizione come quella italiana. E per quanto riguarda lo stoccaggio delle scorie, si parla tra l’altro di quantitativi di materiali da smaltire estremamente limitati: una centrale nucleare produce ogni anno 20 tonnellate di materiale radioattivo che si devono confrontare con i milioni di gas ad effetto serra, metalli pesanti, ossidi di zolfo e di azoto che vengono prodotti ogni anno da un impianto a gas o a petrolio”.

Anche negli Usa sembra ci siano problemi relativi alla realizzazione di un sito di stoccaggio unico: pare che nemmeno il sito della Yucca Mountain in Nevada non sia adatto per i rifiuti radioattivi.
“Negli Usa in questo momento ci sono sette depositi attivi, depositi interstatali. Quindi il problema negli Usa è già risolto. Il sito di Yucca Mountain è quasi completato e credo che si completerà: è chiaro che l’impianto deve essere idoneo all’uso che se ne fa. Quando si avrà la certezza quel sito entrerà in funzione come gli altri, altrimenti no”.

Comunque in Italia non sembra facile individuare i siti giusti per le centrali. Anche il sindaco di Caorso si è detto “disponibile solo a condizione che si chiuda con il passato”.
“Il processo di accettazione sociale in Italia non è semplice. All’epoca delle prime 4 centrali non ci fu la minima resistenza. Il problema è cominciato a nascere negli anni ‘80 per la centrale di Montalto di Castro, ma poi era stato riassorbito attraverso una campagna di informazione. La gente ha paura di ciò che non conosce. Spiegare alla gente quali sono i benefici e quali sono i rischi reali può aiutare a convincere. Oggi credo che la maggioranza degli italiani sia favorevole ma comunque non può essere un programma imposto. Deve essere accettato e condiviso”.

Il governo avrà dunque un bel da fare. E con la questione della sicurezza degli impianti come la mettiamo? Ricordiamo i due incidenti nucleari in Francia lo scorso anno.
“ La verità è che ci sono state due cose che la stampa italiana ha chiamato “incidenti” (ma anche la stampa francese ndr) e che l’Aiea non ha chiamato così. Noi abbiamo un’errata percezione di che significa nucleare oggi. Mentre noi parliamo il nucleare è la prima fonte energetica in Europa, il 35% dell’energia prodotta viene dal nucleare. Quelli che sono stati chiamati incidenti erano semplicemente casi di malfunzionamento di impianto: nessun reattore dell’occidente da quando è nato il nucleare ha mai prodotto conseguenze dannose sull’ambiente e sulla gente. L’unico caso di questo tipo è stato Chernobyl che aveva un reattore che in occidente non sarebbe mai stato autorizzato, di derivazione militare, gestito in modo assurdo e che ha portato a quel disastro. Un rischio sicurezza per i nuovi reattori non esiste”.

I costi di realizzazione degli impianti sono altissimi e con il nucleare, se tutto va bene fra 10 anni, si produrrà il 20-25% dell’energia elettrica che serve all’Italia. Quella del nucleare è una scelta giusta secondo lei?
“Direi che la strada tracciata è quella giusta, soprattutto in termini economici, per la produzione di energia elettrica: petrolio, carbone e gas si possono sostituire solo con l’energia nucleare. Le energie rinnovabili hanno un ruolo importante ma per il fatto che sono aleatorie, quando c’è il sole e il vento per intenderci, non possono sostituire fonti che devono produrre energia con certezza. Che sia chiaro però che il sistema deve comprenderle tutte. Nessuno pensi che l’Italia debba fare come la Francia e puntare tutto sul nucleare: noi dobbiamo usare tante fonti da inserire in un mix energetico del quale facciano parte anche le fonti rinnovabile ovviamente”.

Benvenuto dunque all’accordo Italia-Francia?
“Certo, è chiaro che per dare contenuto a quest’accordo devono seguire degli accordi fra le istituzioni italiane, le industrie italiane e gli omologhi francesi. Uno di questi accordi è proprio quello dell’Enel con l’Edf per lo sviluppo di nuovi reattori nucleari in Italia per 4 o cinque centrali. In Italia per avere un contributo significativo per l’energia elettrica servono da otto a dieci reattori. Questo consentirebbe di produrre un quarto della nostra energia elettrica. E il reattore Etr, sviluppato con tecnologia franco-tedesca, è per ora il più avanzato: ora in questo progetto entra anche l’Italia mentre i francesi stanno concludendo un accordo anche con l’Inghilterra. Vuol dire che quel reattore si sta connotando come europeo”.

Però l’Italia possiede sole, vento e non possiede uranio.
“L’uranio, il combustibile usato per le centrali nucleari, ha un costo molto basso. Teniamo conto però che il costo del chilowattora nucleare non dipende dal costo del combustibile ma dal costo dell’impianto. E’ chiaro che sostituire petrolio, carbone e gas, che sono combustibili di importazione molto costosi con nucleare che costa poco dal punto di vista del combustibile e molto dell’impianto significa trasformare un esborso continuo verso l’estero in un investimento in sede nazionale”.

I benefici non si vedranno prima di quindici-vent’anni.
“Direi che i primi benefici è vero arriveranno quando entreranno in funzione le centrali. Fino ad allora si tratta di spendere dei soldi. A titolo di investimento per l’assetto energetico economico futuro. Secondo me è importante dal mio punto di vista, il punto di vista di un cittadino italiano che il progetto venga messo in cantiere. Tale da poter godere dei vantaggi economici il più presto possibile. I tempi ovviamente sono quello che sono: i francesi ci mettono cinque anni, i finlandesi pure, noi abbiamo un po’ di ruggine. Dobbiamo recuperare vent’anni di inattività”.

Gli oppositori del ritorno dell’energia nucleare in Italia puntano il dito contro i costi destinati a lievitare pericolosamente: l’impianto finlandese in costruzione è già costato il 50% in più rispetto a quanto previsto.
“Questo non è vero, perché il reattore Etr è il primo che viene realizzato al mondo. Si era fatta una valutazione di costo che era, mi pare, di 3,2 miliardi di euro, siamo arrivati in questo momento a 4 miliardi. Un incremento di costi normale quando si realizza un prototipo industriale. In Francia si costruisce un reattore gemello che non incontrerà gli inconvenienti di quello finlandese penalizzato anche dalle condizioni climatiche estreme.

E all’Italia quanto costerà?
“Le stime parlano di 4 miliardi di euro per ogni singolo reattore. Ipotizzando 8-9 reattori in quattro centrali si può pensare a 32 miliardi di euro come costo complessivo. Gli impianti nucleari costano moltissimo rispetto agli impianti a combustibili fossili, ma qui si deve fare il calcolo sul costo del chilowattora prodotto: il costo della realizzazione dell’impianto si proietta sul chilowattora calcolato tenendo conto di 60 anni che è la vita di un reattore Etr. Quindi il 40% in meno rispetto a quello prodotto da un impianto a gas o a petrolio, la metà di quello prodotto da un impianto eolico, un decimo rispetto a quello prodotto da un impianto fotovoltaico”.

Cifre imponenti.
“E’ una considerazione politica: i benefici ci sono ma non si può più sprecare tempo. Abbiamo pagato una fattura energetica di 60 miliardi di euro solo nel 2008. E’ chiaro che di fronte a simili spese sarebbe una follia non prendere decisioni  celermente.
(Redazione Tiscali)


CONTRO


NEL FUTURO IL NUCLEARE. SUL PRESENTE IL SILENZIO

di Marzio Galeotti 06.03.2009 – da LaVoce.info

L’accordo Italia-Francia per un ritorno del nostro paese al nucleare è un colpo a effetto fondato su un’illusione. Quella che vede nell’elettronucleare la soluzione ai problemi della sicurezza energetica, del clima e dei costi dell’energia. Ma anche a regime il contributo del nucleare sarà ridotto. E su tutte le questioni quello che accadrà nel 2030 dipende dalle altre scelte in materia energetica che nel frattempo il nostro governo avrà o non avrà fatto. Senza dimenticare le difficoltà su localizzazione degli impianti, rispetto dei tempi di costruzione e finanziamenti.

Da qualunque lato lo si guardi l’annuncio dei presidenti Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy in materia di energia nucleare appare più un colpo a effetto che una decisione dai contorni nitidi e realistici. E il nostro presidente del Consiglio sembra esercitare ancora una volta il suo talento nell’intercettare e opportunamente sfruttare un sentimento oggi (assai più) diffuso nel nostro paese per il ritorno all’energia elettronucleare. Si tratta di un orientamento, probabilmente maggioritario, più favorevole al principio che non alla sua concreta articolazione, alimentato da tre rilevanti fattori: una nuova preoccupazione per i cambiamenti del clima provocati da emissioni di gas-serra in continua crescita, una ricorrente preoccupazione circa la garanzie di forniture di gas di provenienza russa nel periodo invernale e soprattutto una crescente allergia al costo della bolletta elettrica delle famiglie, doppia di quella francese.

L’ILLUSIONE

Con la strategia di rientro nel nucleare inaugurata dall’attuale governo all’indomani del suo insediamento e con le decisioni franco-italiane di pochi giorni fa tra governi e tra monopoli o ex (o quasi) monopoli di stato, si crea l’illusione nella pubblica opinione e in tutti coloro che, non esperti, ricoprono posizioni di responsabilità che l’energia nucleare sia la” soluzione al contempo del problema della sicurezza energetica, del problema climatico e del problema dei costi dell’energia.
In realtà non è affatto così. Non intendiamo, sia chiaro, entrare nel merito della vexata quaestio “nucleare: a favore o contro”; ci terremo di conseguenza lontano dalla questione del costo del nucleare rispetto a quello di altre fonti energetiche (gas, rinnovabili, carbone), così come non entreremo nel merito del problema delle scorie radioattive e del loro stoccaggio. Vale però la pena considerare il ruolo del nucleare rispetto ai tre problemi menzionati.

LA TECNOLOGIA

La prima riguarda il tipo di tecnologia. Si tratta dei reattori Epr (European Pressurized Reactor), tecnologia messa a punto dai francesi e rappresentativa del nucleare cosiddetto di terza generazione avanzata: a oggi non esiste alcun esemplare in attività, ma solo due in costruzione a Olkiluoto (Finlandia) e a Flamanville (Francia). Non si tratta dunque di tecnologie da tempo (breve o lungo) in regolare attività, ma di nuove tecnologie. In particolare si rileva che il reattore in costruzione nell’efficiente Finlandia è già in ritardo di tre anni sui tempi di conclusione previsti con costi nel frattempo lievitati di quasi il 50 per cento. Rispetto alla generazione precedente, gli Epr offrono il vantaggio di una maggiore sicurezza rispetto al rischio di incidenti gravi e quello di una maggiore economicità in quanto la taglia è spinta fino a una potenza di 1660 MW. D’altra parte, a differenza della quarta generazione, questa tecnologia produce la stessa quantità di scorie di prima, ma ancor più pericolose, e pare abbisognare di una quantità d’acqua assai maggiore. Questo fatto, insieme ad altri, condiziona e restringe significativamente le possibilità di individuazione dei siti idonei. Tra i vecchi siti nazionali pare che solo quello di Montalto di Castro, lontano da insediamenti abitativi e vicino al mare, risponda alle esigenze. Le altre eventuali localizzazioni andranno individuate successivamente e comunque sarà necessario intervenire in modo significativo sulla rete per trasportare l’elettricità lì prodotta.
L’accordo con la Francia prevede che l’Italia acquisisca o condivida il know-how tecnologico circa i reattori di terza generazione. Dal punto di vista degli interessi francesi la convenienza appare chiara: i cugini d’oltralpe hanno bisogno di alimentare una loro importante industria nazionale alla continua ricerca di commesse, in un contesto in cui, secondo le previsioni al 2030 o 2050 della Agenzia internazionale dell’energia, il nucleare non dovrebbe conoscere a livello mondiale una grande espansione sia nello scenario business as usual che in scenari di stabilizzazione delle emissioni di gas-serra. Meno chiara è la convenienza italiana, in quanto si limita alla partecipazione di Enel alla costruzione di cinque nuovi reattori su territorio francese con tempi non indicati e quindi alquanto aleatori. Inoltre, sotto il profilo della ricerca e sperimentazione, se il futuro prossimo del nucleare è già delineato nei reattori di quarta generazione, non è chiaro perché per meglio sviluppare tale nuova tecnologia sia necessario adottarne una precedente. Dopotutto Enel è già presente nel nucleare attraverso gli impianti che possiede nei paesi dell’Est Europa. E l’Italia partecipa già al progetto Iter sul “vero” nucleare pulito, basato sulla fusione.

I TEMPI

Una seconda considerazione riguarda i tempi. Usando le parole dello stesso ministro Claudio Scajola la prima pietra del primo reattore dovrebbe essere posata nel 2013 e la prima energia elettronucleare dovrebbe fluire in rete non prima del 2020. A distanza di un anno l’uno dall’altro seguirebbero poi gli altri, cosicché nel 2023 avremmo una potenza complessiva di 6.640 MW elettronucleari. Secondo il ministro, a regime il nucleare dovrebbe fornire il 25 per cento dei consumi nazionali di elettricità, il resto sarebbe costituito da rinnovabili per un altro 25 per cento e da gas per il restante 50 per cento. Ma quel 25 per cento di nucleare corrisponde a circa 12.500 MW installati, il che implica che sarebbero necessari altri quattro reattori, che di fatto non potrebbero entrare in funzione prima del 2025-2030.
Queste previsioni naturalmente presuppongono che l’iter legislativo del cosiddetto Ddl manovra, giunga finalmente al voto del Senato, dove è fermo e soggetto a emendamenti del governo, della maggioranza e dell’opposizione, così da produrre il necessario quadro normativo per il ritorno del nucleare in Italia in tempo utile. E le previsioni naturalmente suppongono che non vi siano ritardi mentre per queste opere sono sempre possibili se non probabili, soprattutto in un paese come il nostro. E poi che sia risolto il prevedibilmente controverso problema della scelta dei siti, in un’Italia dove la sindrome Nimby è ancora imperante e dove l’accettazione del nucleare da parte della popolazione non ha certo la tradizione dei cugini d’oltralpe. Ed è allora interessante notare l’approccio affatto differente scelto dal Regno Unito per le proprie future centrali nucleari: si sono scelti i siti attraverso la Nuclear Decommissioning Authority e poi si è bandita una gara internazionale tra aziende e tecnologie.

I FINANZIAMENTI

Collegato al discorso dei tempi è quello dei finanziamenti. A parte il problema contingente della crisi che ha fermato il credito, è un punto di debolezza del nucleare poiché è difficile concedere finanziamenti quando è difficile prevedere il prezzo dell’elettricità a dieci anni e più da oggi. Vero è che tale prezzo dipenderà crucialmente da cosa sarà avvenuto nel frattempo, sia sul fronte del costo delle fonti fossili, che su quello delle politiche di contrasto delle emissioni di gas-serra e del conseguente prezzo del carbonio. In una parola, il 2030 dipende dal 2020. Vero è pure che la costituzione di un consorzio sul modello finlandese, in cui i futuri acquirenti si impegnano a ritirare tutta l’elettricità nucleare di nuova produzione attenua il problema del finanziamento, al netto della crisi. Da questo punto di vista ci dichiariamo totalmente scettici in ordine al rischio che lo Stato non finisca per farsi carico di una parte, forse cospicua, degli oneri connessi alla realizzazione o completamento del progetto. Un ulteriore elemento riguarda l’attore italiano. Per digerire il boccone Endesa, la nostra Enel si è pesantemente indebitata. Al punto che progetta una cospicua ricapitalizzazione, il che mette in imbarazzo lo Stato italiano: se non vuole rinunciare al cospicuo dividendo distribuito dal leader di un mercato che non conosce la crisi e la cassa integrazione, deve partecipare alla ricapitalizzazione; se non lo fa la sua quota viene diluita. In questo contesto non è chiaro se la strada del rientro nel nucleare sia in discesa per l’Enel. Veniamo così all’aspettativa di un dimezzamento della bolletta elettrica. Pare quasi un miraggio, se non uno specchietto per le allodole: i francesi soddisfano il 78 per cento del proprio fabbisogno di elettricità con centrali nucleari i cui costi di costruzione sono stati da tempo sostenuti dallo Stato. In Italia non sarebbe così nemmeno nel 2030: un ruolo rilevante continuerebbe ad averlo il prezzo del gas. E ancora una volta ciò che accadrà dipende dalle scelte in materia di rinnovabili che nel frattempo il nostro governo avrà o non avrà fatto.

LA SICUREZZA ENERGETICA

E veniamo alla questione della sicurezza energetica. L’opzione nucleare consente di ridurre la nostra dipendenza energetica dall’estero. Verosimilmente diminuirebbe il nostro uso di gas nella produzione di elettricità, facendoci sentire relativamente più tranquilli negli inverni successivi a quello del 2020. In realtà, il contributo del nucleare a questo problema è tutto da definire: dipenderà infatti da quanto nel frattempo si sarà fatto per ridurre le emissioni espandendo il ricorso alle rinnovabili e migliorando l’efficienza energetica. A ciò si potrebbe aggiungere che ulteriori decisioni in materia di stoccaggio del gas e di rigassificatori potrebbero ridimensionare più o meno significativamente il potere di monopolio russo. Quanto poi al petrolio, importato soprattutto dai paesi arabi, è chiaro che la scelta nucleare è irrilevante: questa fonte fa funzionare i trasporti (su strada, per mare e per aria) e dovrà continuare a essere importata, in assenza di interventi sulla mobilità e di opzioni tecnologiche significative, come auto elettriche, ibride, a idrogeno. Sempre su questo punto confessiamo di non comprendere l’argomentazione spesso avanzata secondo cui il nucleare ci consentirebbe finalmente di produrre quella quota di fabbisogno elettrico che siamo costretti a comprare all’estero, in genere rappresentata da nucleare francese, svizzero, sloveno. Non capiamo perché mai, in un contesto di mercato unico europeo dell’elettricità (anche se ancora completamente interconnesso non è), in un momento in cui monta la discussione sulle supergrids, un paese come l’Italia dovrebbe puntare all’autosufficienza energetica. Perché in fondo dovremmo farci in casa il nucleare quando lo possiamo “comodamente” andare a comprare, a buon prezzo, dai partner d’oltralpe?

LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI

Infine il problema della riduzione delle emissioni e la lotta ai cambiamenti climatici. Il nucleare non produce emissioni di gas-serra. (2) Ma, come già osservato prima a proposito della bolletta elettrica, il suo contributo a regime sarà alquanto contenuto e così pure le minori emissioni che consentirà. Questo si può per esempio vedere nelle proiezioni al 2020 e 2040 dell’Enea (figure 5 e 6)  nell’ipotesi di scenario di riduzione accelerata delle emissioni dove il nucleare contribuisce, rispetto al tendenziale, per il 10 per cento, a fronte di un contributo delle misure di risparmio energetico per il 17 per cento, dell’efficienza energetica per il 25 per cento e delle energie rinnovabili per il 25 per cento. In sostanza, per l’obiettivo di riduzione delle emissioni molto dipenderà dalle politiche. E qui il discorso si rivolge fatalmente all’orizzonte più vicino, quello del 2020, cui corrispondono precisi impegni di riduzione delle emissioni e di incremento delle rinnovabili per il nostro paese. Qualche tempo fa Chicco Testa sostenendo il ritorno al nucleare italiano osservava, non senza efficacia dialettica, che il mondo non finisce nel 2020. Ciò è sicuramente vero, ma una caratteristica di molte cose del mondo, dalle infrastrutture energetiche alle scelte politiche fino alla psicologia umana è la path dependence: le condizioni in cui la scelta di oggi giungerà a maturazione dipenderanno in modo cruciale, come abbiamo cercato di osservare in questo articolo, dalle misure di contrasto della crescita delle emissioni che saranno state prese nel frattempo. Sotto questo profilo il governo parla per il futuro, ma tace per il presente. (Marzio Galeotti – “Lavoce.info”)

4 thoughts on “L’Italia e le centrali nucleari. Chi e perché è favorevole; chi e perché è contrario (secondo approfondimento)

  1. salvatore ercolani giovedì 12 marzo 2009 / 22:36

    Come vogliono fare delle centrali nucleari in italia se in tutta Italia non ce una regione che e sicura per che tutta l Italia e a rischio sissmico sia x le centrali nucleari che x i depositi delle scorie Nucleari e Radio Attive è in piu ambiamo fatto un referendum nei anni ottanta in Italia contro le Centrali Nucleari è prima di fare accordi con la Francia ci dovevano chiedere prima il permesso al Popolo Italiano a traverso un referendum x che nei anni ottanta a votato contro le Centrali Nucleari invece lo stato a fatto accordi con la francia che in materia e molto avanti infatti l anno scorso sono succesi 3 incidenti in una centrale nucleare francese uno dopo l altro come dicono loro centrali nucleari di 3 generazione e sono stati contaminati piu di 100 operai della centrale francese e in piu l aqua potabile è inquinata nelle falde piu profonde dalle radiazioni e l aria circostante e di conseguensa anche il nostro cibo e aqua ma non dicono niente alla popolazione x non allarmarli ma il pericolo ce e de costante e poi in italia oggi abiamo ancora le vechie Centrali Nucleari con le barre di plutonio e Uranio in vasche da 50 anni dismesse e depositi al aperto o in capanoni pieni bidoni di scorie Radio Attive che no sanno dove metterle come si permettono di volerne farne altre di nuove Centrali Nucleari invece di fare queste maledete Centrali Nucleari si potrbbero fare Centrali a Turbina di Gas Biologico o Turbina a Oli Vegetali Ecologici al 100% oppure impianti Fotovoltaico o Eolico farebbero quadangnare agli Agricoltori o agli operai Ecologici quindi al Popolo Italiano senza inquinare e i costi di una Centrale Biologica che da la stessa pottenza di una Centrale Nucleare costa 3 volte in meno e da lavoro a tre volte in piu dei operai delle Centrali Nucleari è poi in itlia non sapiamo dove mettere i rifiuti urbani e pensare che i rifiui industriali e petrol chimici sono 4 volte in piu e ce da chiedersi dove li mettono e in piu si aggiugerebero anche le scorie Nucleari quindi perche fare queste schiffezze x che cosi loro guadagnano di piu senza dare niente a nessuno anzi qualcosa ce la danno la morte malatie e inquinamento x sempre svegliatevi e riflettete su questa cosa schiffosa. Con i soldi che spendono x queste centrali nucleari potrebbero far diventare autonomi tutte le abitazioni con panelli Solari e con l Eolico o con mini Turbine a Oli Vegetali invece anno tolto gli incentivi sui panelli Solari e l Eolico x che se farebero cosi l Enel ENI Edison e lo Stato Italiano no quadagnerebero piu niente in piu lo stato e socio di queste lobbi multinazionali e in piu perderebe anche il 20% di iva ma noi citadini Itliani ci guadagnerebbero 3 volte la prima in risparmio di denaro e piu lavoro le altre due piu importanti sono l ambiente e salute che sono colegati tra loro invece se ci faciamo fregare da queste multinazionali come Eni Enel Edison e lo Stato Italiano e altri come loro quadagnerano loro tre volte come ? la prima che siamo dipendenti della loro energia sporca la seconda e che loro non avrano bisogno di molti operai e la terza piu importante ricordate che queste multinazionali si sono arrichite con la petrol chimica e anche tutte le Medicine convenzionali sono chimiche quindi quando prenderemo delle gravi o meno gravi malatie causate dal inquinamento nucleare e petrlifero e chimico loro ci quadagnerano sopra svegliatevi e pensate con la vostra mente e non fatevi fare il lavagio del cervelo dai politici e dai media nazionali come Rai e Mediaset.

  2. vincenzo domenica 19 luglio 2009 / 9:58

    noi italiani siamo un paese di gente, molto molto molto strani,abbiamo tantissime possibilita’,purtroppo con politici incapace di prendere decisioni,oppure con politici oppositori,che hanno creato paure enesistente,desso rischiamo di pagare caramente,le nostre indecisioni.

  3. cristiano martedì 17 novembre 2009 / 10:32

    io,sinceramente sono contrario.

  4. edoaviatore98 domenica 4 marzo 2012 / 12:22

    Io sono contrario, ma ormai siamo circondati da paesi come la Francia e la Svizzera che hanno molte centrali nucleari, e se succederebbe qualcosa noi saremmo dentro fino al collo, quindi tanto vale…

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