Tagli alla ricerca: a rischio l’Osservatorio astronomico di Asiago

Il telescopio di Asiago
Il telescopio di Asiago

Le conseguenze dei tagli alla ricerca scientifica rischiano anche di far chiudere quella che, almeno per il Veneto, è divenuto un’istituzione nel settore dell’astronomia: cioè l’Osservatorio astronomico di Asiago. Diamo conto qui della vicenda (e delle cifre, dei soldi che ora mancano alla futura sopravvivenza dell’Osservatorio) con un articolo ripreso dal Gazzettino del 1° marzo scorso.    La situazione economico-finanziaria che stiamo vivendo, di grande crisi (e che non passerà in breve tempo), richiede di ripensare e rivedere i modi per finanziare la ricerca culturale, scientifica.  E’ sicuro che in momenti di crisi le risorse pubbliche trovano magari maggiori priorità di essere utilizzate in contesti diversi da quelli culturali (secondo il presidente Napolitano, e non solo secondo lui, questo è un grave errore). Però consideriamo come realistica e non modificabile la cosa (cioè che ci saranno meno soldi per la ricerca). E’ in questo contesto che bisogna capire come reintegrare i soldi pubblici che non arrivano più. Forse, in certi campi del sapere, della cultura, dell’Università, potrebbe essere un bene che si razionalizzi la gestione di fondi a volte distribuiti a pioggia, senza peraltro controllare con giudizio severo l’effettiva serietà del progetto.  Se è pur vero che ogni lavoro di ricerca presuppone l’effettiva possibilità di arrivare anche a “non risultati”, o a un riscontro negativo della tesi iniziale (cioè che alla fine del lavoro si possa dire di aver percorso una strada che non porta a niente), bisognerebbe però a volte valutare se val la pena investire in certe iniziative risorse consistenti.    Sarebbe utile creare un “gruppo di saggi” (persone cui tutti si fidano e fuori da ogni logica di lobby contrapposte) che decidano in modo inoppugnabile cosa finanziare con i soldi che ci sono, con magari la forza di dire no a falsi progetti di ricerca, a sacche di parassitismo (viaggi e studi senza alcun riscontro nel contesto reale, pubblicazioni spesso ridicole di cui ad esempio è pieno il mondo universitario…).    Su tutto questo l’esperienza dell’Osservatorio astronomico di Asiago ci sembra cosa da conservare e salvare, che l’esperienza e la ricerca che lì si svolge eventualmente si consolidi.

A RISCHIO IL TELESCOPIO DI ASIAGO

(da “Il Gazzettino” del 1/3/09) – Asiago (Vicenza)
L’erede del cannocchiale di Galileo rischia di chiudere proprio nell’anno dell’astronomia che celebra le scoperte di quattro secoli fa dello scienziato che “esercitò” a Padova. Il più grande e conosciuto telescopio d’Italia, quello di Cima Ekar sull’altopiano di Asiago, potrebbe presto chiudere i battenti per mancanza di fondi e di ricercatori.
«I tagli al bilancio dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), hanno colpito duro il nostro istituto. In pratica non abbiamo più neppure i fondi per fare la ricerca – rivela Enrico Cappellaro, direttore dell’Osservatorio astronomico di Padova, la struttura che gestisce il telescopio di Asiago da 1,8 metri di diametro e fa ricerca nello spazio profondo anche col telescopio Galileo delle Canarie e in Arizona col Large Binocular Telescope

 Non discuto i tagli alle spese di funzionamento, già ridotte del 20%: tutti dobbiamo fare sacrifici in questa situazione di crisi, e quindi ci siamo già adattati a risparmiare sul riscaldamento, la luce, sulla pulizia della strada per arrivare all’osservatorio dalla neve. Il problema vero è che il ministero dell’Università ha drasticamente tagliato i fondi per la ricerca: siamo passati dai 300mila euro dell’anno scorso ai 50mila per quest’anno. E questo per tutta l’attività dell’Istituto, cioè per Padova e Asiago. Per tenere aperto l’osservatorio avremo solo diecimila euro».
Così l’avvenire di Cima Ekar è veramente buio. «Stiamo cercando di combattere questa situazione sviluppando l’attività di divulgazione, facendo pagare il biglietto ai visitatori, così almeno raggranelliamo qualcosa per tenere aperto almeno la metà delle notti serene – dice Cappellaro – E questo se le macchine che abbiamo comprato in passato continueranno a funzionare, ma se si rompono non abbiamo fondi per aggiustarle».
Gli eredi di Galileo si sentono abbandonati e condannati. «Già, entro tre anni andranno in pensione 6 ricercatori su 12, a quel punto non potremo garantire nessun tipo di attività – denuncia Cappellaro – e sarà meglio chiudere tutto». Una beffa nell’anno mondiale dell’astronomia dedicato a Galileo, la fine di una storia ricca di scoperte e di gloria accademica iniziata nel 1976 erede di una storia vecchia di quattro secoli. «Galileo nel 1609 osservava le stelle dal giardino di casa sua, in centro a Padova, vicino alla Basilica del Santo, e lì ha utilizzato per la prima volta il suo “cannocchiale” scoprendo i mari della Luna, satelliti di Giove, macchie solari, fasi di Venere, ha capito che la via Lattea era fatta di stelle – ricorda lo scienziato – ma il primo vero osservatorio, quello realizzato sulla torre del castello, la famosa Specola, è stato costruito nel 1767 con un finanziamento della Repubblica Serenissima».
Con lo sviluppo economico è aumentato anche l’inquinamento e negli anni 40 dello scorso secolo è partito il progetto di realizzare un telescopio ad Asiago. È arrivato il “piccolo” occhio ora gestito dall’Università di Padova e il grande telescopio in cima al monte Ekar, 1366 metri di quota.
«La nostra attività di ricerca negli anni 80 era incentrata tutta su questa struttura, ora siamo impegnati anche su altri fronti e strumenti, ma Asiago conta ancora per il 20-25% della nostra ricerca – dice Cappellaro – e rimane una base preziosissima per formare i giovani scienziati, impostare i programmi che dovranno essere svolti da altri telescopi e provare gli strumenti di nuova costruzione che poi potrebbero trovare spazio in future missioni spaziali».
Insomma, Cima Ekar è un telescopio-palestra insostituibile, un pezzo di storia moderna del Veneto che rischia di perdersi sull’altopiano come una trincea della I guerra mondiale. «La tecnologia per la ricerca astronomica va avanti, ed è quindi naturale che si decida di privilegiare l’attività in altri siti – dice Cappellaro – ci sono telescopi migliori in posti migliori. Il punto è che se vogliamo mantenere un’attività di ricerca sul campo, Asiago ha ancora una sua funzione. Il rischio poi è che tutta una parte di didattica che si fa attualmente la dovranno fare gli astrofili». Cioè gli appassionati, i dilettanti. Tutta una storia di scoperte entusiasmanti e decisive per questa scienza così suggestiva – supernove, stelle simbiotiche (due stelle così vicine che si scambiano materia fra di loro), grb (lampi di luce gamma), sviluppo di strumentazione (il professore dell’università di Padova Cesare Barbieri sta studiando un’ottica quantistica, nuova finestra d’indagine sulla natura della luce che si comporta come onda e particella) – potrebbero rimanere per sempre negli archivi e l’Ekar diventare un museo. «In Regione Veneto è in discussione una legge per finanziare le celebrazioni galileiane, speriamo che riescano a trovare dei fondi anche per noi», chiude mesto l’astronomo padovano. Altrimenti ad Asiago potrebbero tornare a usare il cannocchiale. O forse il… binocolo.
(Maurizio Crema)

Sull’Altopiano osservata la cometa con l’anticoda

Gli astrofili più appassionati si sono “arrampicati” nei giorni scorsi fino all’osservatorio astronomico in località Pennar, ad Asiago, sull’altopiano dei Sette Comuni, confidando in notti serene e nell’esperienza delle “guide” locali legate all’università di Padova. L’obiettivo era quello di osservare in prima fila – per mezzo del telescopio, s’intende – l’ultima cometa, la Lulin, che il 24 febbraio scorso ha praticamente “sfiorato” la Terra passsando a 65 milioni di chilometri che, a livello spaziale, sono davvero pochi.
«La Lulin è una cometa molto interessante, è visibile verso Est alla sera due ore circa dopo il tramonto nella costellazione del Leone, molto vicina al pianeta Saturno – commenta Gabriele Cremonese, ricercatore padovano dell’Istituto Inaf diretto da Enrico Cappellaro – A occhio nudo non è distinguibile, se non forse in montagna. Però con un binocolo piccolo, come quelli che si usano al mare, si può osservare anche dal balcone di casa».
Come appare? «Una nuvoletta verde biancastra, la chioma. La particolarità di questa cometa è l’anticoda, cioè la scia di polveri che anticipa il nucleo».
Un’esperienza straordinaria.
Tornando al telescopio di Asiago, va ricordato che anche il progetto per la realizzazione cm richiese un notevole impegno da parte di tutto il personale tecnico padovano proprio perchè le disponibilità economiche – oggi come allora – erano limitate e nessuna speciale assegnazione fu concessa. La montatura meccanica fu studiata da 3 tecnici di Asiago (Galazzi, Pertile e Rigoni) mentre la scelta delle ottiche, del sistema di puntamento e i collaudi finali furono seguiti da Cesare Barbieri.
Maurizio Crema (Il Gazzettino 1/3/09)

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