Il rispetto nella tipologia delle case e l’innovazione ambientale: il tetto che produce energia

la tegola solare
la tegola solare

Rispettare la tipologia delle abitazioni (con un tetto a coppi o a tegole) e introdurre però le nuove tecnologie di produzione energetica dal sole per l’abitazione stessa.  E’ la proposta che viene da varie aziende in Europa, ma anche in Italia. Vi sono già in commercio coppi e tegole fotovoltaiche che alloggiano in sè stesse, con sistemi differenti, due, tre o più celle fotovoltaiche. Qui vi proponiamo due articoli, il primo de “La Repubblica” nel quale si parla “della tegola che produce energia” riferendosi a un azienda di Anagni (60 chilometri da Roma, in provincia di Frosinone), la “Area Industrie Ceramiche”, che ha investito su questo prodotto fatto di coppi in argilla nei quali all’interno vengono inglobati moduli di pannelli fotovoltaici che trattengono i raggi di sole e li restituiscono in corrente elettrica. Il secondo articolo (dal sito ecodility.it) presenta i modi di realizzazione di questa tecnologia bioedilizia, mostrando degli esempi (quattro immagini che vi vengono proposte), e rilevando che varie aziende sono impegnate nella ricerca, produzione e commercializzazione di questo nuovo prodotto.  Tre sono i punti interessanti di questa nuova tecnologia delle abitazioni. Il primo è dato dal rispetto della tipologia del luogo e delle case (viene eliminata la pur accettabile presenza di pannelli sopra i tetti). Il secondo punto è che, mantenendo la tradizione dei tetti com’erano, si introduce pure un elemento di bioedilizia nuovo, fatto di abitazioni autosufficienti energeticamente. Il terzo elemento interessante è dato dal rapporto virtuoso che in questo momento si può avere tra la materia prima “argilla” (da consumare con molta cautela: è un bene non rinnovabile) e il piano di riqualificazione delle vecchie abitazioni (che potrebbe iniziare con il “Piano Casa” governativo). Ci spieghiamo meglio. La possibilità di arrivare a non fare altre abitazioni ma migliorare quelle che già ci sono (ampliandole), e la demolizione di case obsolete con la loro integrale ricostruzione, potrebbe portare a un’azione di recupero dei materiali dei tetti demoliti, dei coppi, delle tegole, e pertanto della materia prima così preziosa com’è l’argilla. Il riciclo e recupero della sostanza argillosa con la fabbricazione di nuovi prodotti (coppi e tegole), potrebbe avvenire con l’inserimento in essi di questa interessante innovazione data dai pannelli fotovoltaici inglobati nel manufatto. Insomma, in questa fase sì di crisi generale, ma anche di opportunità all’innovazione “totale” che si può prospettare, anche questa proposta di bioedilizia può connettere i due elementi che qui (in questo blog) stiamo più che mai proponendo: cioè (ri)costruire case più belle e meglio inserite nel paesaggio; e contemporaneamente introdurre elementi di sviluppo delle energie rinnovabili (in questo caso dell’energia dal sole). Vi diamo di seguito i due articoli preannunciati.

LA TEGOLA CHE PRODUCE ENERGIA

Piccolo mondo antico, però fotovoltaico. La vecchia tegola d’ argilla, impastata nelle fornaci dalle mani degli artigiani, non sarà più solo italicamente pittoresca ma trasformerà il sole in energia elettrica. Buona e pulita. I tetti rimarranno belli, i borghi intatti, il patrimonio artistico salvo, il paesaggio autentico. L’ idea è di un’ azienda di Anagni, l’ Area Industrie Ceramiche, che ha brevettato il suo progetto a livello internazionale.

I coppi li fa lavorare in una bottega di Rovigo, materiali naturali e puri senza additivi, la forma è quella che conosciamo, l’ aspetto lo stesso di sempre.

È l’ anima ad essere diversa: dentro vengono inglobati moduli di pannelli fotovoltaici che trattengono i raggi e li restituiscono in corrente. Tetti che scottano, e che potrebbero rivoluzionare il concetto di costruzione e intervento urbanistico nelle aree di pregio storico.

Le multinazionali dell’ energia, italiane ed estere, sono interessate. La tegola è una soluzione semplice che farebbe saltare molti ostacoli normativi: non più corpi estranei ma integrati al panorama. Le ordinazioni sono già partite (Francia, Grecia, Svizzera), in Toscana e Umbria ci sono già case e ville che hanno fatto il salto.

Un mercato in evoluzione, ma già molto florido in Italia quello del fotovoltaico: le aziende coinvolte sono tra le poche che in questo periodo di crisi hanno utili più che importanti.

Secondo uno studio McKinsey il nostro paese insieme alla California è il più vicino al raggiungimento della cosiddetta “grid parity”, cioè la parità di costo per l’ utente tra energia prodotta da fonti tradizionali e quella prodotta da fotovoltaico.

Tra il 2012 e il 2015 si prevede che da noi e sulla West Coast l’ energia solare potrà costare come quella tradizionale senza avere più bisogno di incentivi statali.

Nel 2008 il giro d’ affari dell’ industria fotovoltaica italiana è stato di circa 800 milioni di euro con una crescita del 500% e, per il 2009, si prevede l’ installazione di ulteriori 250 megawatt, con un fatturato di un miliardo e 250 milioni di euro.

L’ Italia, con una crescita stimata del 119% all’ anno, è considerata un paese con grandi potenzialità. Se non ci fossero alcune difficoltà: di allacciamento alla rete e di procedure amministrative, tra le quali i vincoli delle sovrintendenze artistiche. Ed è qui che arriva la tegola: non sfregia il panorama come un pannello, rispetta il contesto ambientale, recupera le competenze artigianali rinnovandole da dentro. Ogni pezzo riduce di circa 6,5 chilogrammi le emissioni di anidride carbonica: un tetto di misura media per il consumo di una famiglia (circa 3.000 kWh all’ anno), costa 25 mila euro compresa l’ installazione. Spesa compensata dal doppio risultato: oltre alla fonte energetica, uno ci guadagna anche un tetto.

Manutenzione facile, si possono sostituire i pezzi danneggiati, oppure passare da una tipologia a un’ altra (per esempio, da un pannello da 8 Wp ad uno da 12 Wp) e quando il tempo passa e il futuro arriva, sostituirli con modelli più avanzati.

Si potrà comprare dall’ artigiano, o dal produttore di energia: tegola di convergenza tra tradizione e futuro, argilla elettrica.

PER SAPERNE DI PIÙ www.pvresources.com/

MATERIALE: la tegola è in argilla naturale senza aggiunta di fanghi e additivi industriali. Ingloba il pannello fotovoltaico

ESTENSIONE: la tegola fotovoltaica si monta come una normale e può coprire tutta la superficie del tetto

MANUTENZIONE: i pannelli fotovoltaici sono costituiti da tanti piccoli pezzi e si possono sostituire quelli danneggiati.

(ALESSANDRA RETICO, da “la Repubblica del 20-2-2009)

VI PROPONIAMO ANCORA (da: http://ecoedility.it/e3news/?p=202 ):

La tegola fotovoltaica per una massima integrazione del sistema FV con la copertura

La problematica dell’integrazione tra i componenti fotovoltaici e l’architettura ha risvolti sia legati alla qualità architettonica dell’edificio che legati ad un livello specificamente economico. Una scarsa integrazione architettonica infatti conduce verso la definizione di edifici caratterizzati da problematiche estetiche più o meno rilevanti, in cui gli impianti fotovoltaici vengono percepiti come sistemi tecnologici sovrapposti all’edificio e per nulla in sintonia con la sua immagine architettonica.

Allo stesso tempo attualmente, viste le recenti normative ed in particolare il Decreto del 19 febbraio 2007 ”Criteri e modalita’ per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare” (in attuazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n.387), una scarsa integrazione architettonica non consente di accedere alle fasce incentivanti più alte, previste per promuovere lo sviluppo e l’utilizzazione dei sistemi fotovoltaici nell’architettura, con conseguenti minori vantaggi economici.

Pertanto la ricerca di sistemi e componenti per una integrazione il più possibile ottimale del fotovoltaico nell’architettura propone costantemente prodotti e sistemi innovativi. Tra questi sono interessanti le soluzioni di integrazione del fotovoltaico con i componenti tradizionali delle coperture a tetto, ovvero tegole e coppi.

L’idea di integrare una o più celle fotovoltaiche nell’elemento di rivestimento della copertura, ovvero nella tegola, anziché assemblarle in un unico pannello da sistemare sovrapposto alla falda di copertura, è certamente una tra le più interessanti e innovative soluzioni proposte recentemente.

Differenti aziende già producono elementi fotovoltaici sia integrati nella classica tegole piana che nel caratteristico “coppo”. In alcuni casi l’elemento di copertura è realizzato in materiale polimerico anzichè in cotto, pur mantenendo la morfologia tipica dell’elemento originario (es. del “coppo”), in altre soluzioni la tegola mantiene la sua costituzione originaria e caratteristica in laterizio.

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In tutti i casi il tetto mantiene le sue sembianze originarie, la sua morfologia in particolare risulta inalterata. L’elemento fotovoltaico, ovvero la singola cella, si fonde perfettamente con l’elemento di copertura facendo percepire il tetto con poca differenza rispetto la percezione che si avrebbe di esso in assenza delle celle fotovoltaiche. Unica differenza può essere dovuta alle differenti caratteristiche cromatiche complessive del tetto e di riflessione della luce, ma non vi è la presenza e la percezione di elementi estranei alla copertura e sovrapposti alle falde.

Vi sono già in commercio coppi e tegole fotovoltaiche (del tipo alla romana, portoghese, ecc.) che alloggiano, con sistemi differenti, due, tre o più celle fotovoltaiche, arrivando ad avere una produzione di picco anche di 12 Wp per ciascuna tegola. Ovviamente la superficie necessaria per ottenere, ad esempio, un kWp, è maggiore di quella che si avrebbe nel caso dei moduli fotovoltaici in cui le singole celle sono poste contiguamente l’una accanto all’altra, e può variare dai 15 ai 20 mq in funzione del numero di celle inserite nell’elemento di copertura e della specifica tipologia di celle fotovoltaiche.

One thought on “Il rispetto nella tipologia delle case e l’innovazione ambientale: il tetto che produce energia

  1. paolo biasioli sabato 19 settembre 2009 / 8:03

    ma il costo rispetto al pannello tradizionale?

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