Il caso “Chiaiano” (Napoli) – Le garanzie da chiedere prima che si costruisca una discarica

scontri tra polizia e manifestanti a Chiaiano nel maggio 2008
scontri tra polizia e manifestanti a Chiaiano nel maggio 2008

Parliamo di discariche. Prendendo spunto da un articolo (che vi proponiamo qui di seguito) del quotidiano “Avvenire” del 20 febbraio scorso, sulla protesta a Chiaiano (località a otto chilometri da Napoli) per la riapertura della discarica imposta dal commissario straordinario di governo Bertolaso. C’è stata, in quest’occasione, una civile e forte protesta degli abitanti e delle autorità locali, ben descritta nell’articolo di “Avvenire”. Nella scorsa primavera la protesta per la possibile riapertura (in piena emergenza con i sacchetti di rifiuti per le strade di Napoli) era stata molto più cruenta (come si può anche vedere dalla foto che qui vi proponiamo). Ora il problema, per l’hinterland di Napoli, è pure la costruzione che si sta portando avanti di un inceneritore ad Acerra (18 chilometri da centro partenopeo).

Ma per ora (qui) parliamo di discariche. E del fatto che ogni Comunità deve essere in grado di autogestirsi nella produzione, raccolta e smaltimento dei propri rifiuti (urbani e industriali). Lo spunto della vicenda dei rifiuti per strada a Napoli (perché mancavano siti di smaltimento) e della riapertura di una delle discariche (oltre a quella di Pianura, località appartenente al comune di Napoli) a Chiaiano, porta a considerare la necessità o meno che ci siano discariche per lo smaltimento dei rifiuti.

La domanda è: le discariche servono, sono necessarie? Ebbene è nostra convinzione che di discariche non si può fare a meno. Anche la migliore raccolta con la differenziazione massima dei rifiuti, necessita di un’area, un deposito (così possiamo chiamarlo al posto di “discarica”) di quei rifiuti “complessi” non immediatamente riciclabili (e sono molti). Un sito per gestire questo rifiuto (che non è carta, vetro, sostanza organica, magari plastica di una certa dimensione, batterie etc…) ci vuole. Anche i tanto osannati da alcuni (e contestati da altri) inceneritori, alla fine del processo di combustione, necessitano di una discarica (cosiddetta “di servizio”) per le polveri e le ceneri: elementi tra l’altro altamente tossici e in misura che è di circa il 30% dei rifiuti che sono stati bruciati.

Se a Chiaiano non sono state date garanzie di voler fare una discarica “sicura”, ma di portare il rifiuto “tal quale” (come pare sta accadendo) hanno fatto bene (e fanno bene) gli amministratori ad opporsi. A prescindere da qualsivoglia emergenza nello smaltimento dei rifiuti del Territorio.

Quali le garanzie possibili per avere una discarica che non crei problemi di odori e non inquini la falda? … non è solo questione di efficiente impermeabilizzazione e copertura quotidiana del rifiuto, che in ogni caso ci vogliono. Il problema è che non ci sia la sostanza organica, cioè il rifiuto umido (i resti di alimenti e lo sfalcio del verde). E perché in discarica non vada rifiuto umido in nessun modo (la fermentazione crea percolato altamente inquinante per la falda, e produce pure cattivi odori), per avere una discarica di solo “rifiuto secco”, va attuata la raccolta differenziata della sostanza organica “a monte”, nelle abitazioni. Ma contemporaneamente anche in discarica (“a valle”) ci può essere un impianto di separazione “secco-umido” che “ferma” rifiuti umidi non confacenti, frutto di episodi di scarsa efficienza della raccolta differenziata nelle abitazioni (serve, prima di deporre i rifiuti in discarica, farli passare per un vaglio, specie di megacilindro d’acciaio che separa meccanicamente il rifiuto secco da quello umido… minori risultati di separazione li dà un compattatore che toglie, “stritola” l’acqua dal rifiuto). E la discarica andrebbe pure protetta dall’acqua, dalla pioggia (installando specie di tendoni da circo, da fiera), onde evitare fenomeni di fermentazione dati dal dilavamento.

Insomma, per quanto impermeabilizzata anche “naturalmente” (la discarica di Chiaiano nasce su un suolo composto da tufo, sostanza impermeabile), avere un discarica vicino a casa (anche vari chilometri) dove arrivano rifiuti “tal quali”, non differenziati, è la fine di una vita serena e accettabile.

Dopo l’articolo di “Avvenire” su Chiaiano, riportiamo una riflessione di Roberto Saviano sulle immondizie a Napoli, e una piccola ripresa (poche righe) dal romanzo “Nordest” (di Massimo Carlotto e Marco Videtta) che parla dei rifiuti che dal Nord-Est andavano (vanno ancora?) verso la Campania smaltiti in una discarica della Camorra molto simile all’inferno dantesco.


CHIAIANO IN PIAZZA CONTRO LA DISCARICA

(Bertolaso replica: “andava aperta”)

(da AVVENIRE del 20-2-2009)

La trasformazione in discarica, decretata e da lunedì ufficiale con gli sversamenti quotidiani, della cava detta del poligono è un evento che gli abitanti della zona tra Marano e Chiaiano vivono come luttuoso. Da 10 mesi la popolazione residente protesta contro la scelta di localizzare uno sversatoio nella cava delle Selve di Chiaiano, in quello che dovrebbe essere il Parco delle Colline, il polmone verde di Napoli coltivato a ciliegie, non la discarica della città. Che poi tale non è poiché la cava di tufo giallo accoglierà la spazzatura indifferenziata solo di una parte della zona nord di Napoli e di Marano e di Mugnano. Il resto della città è attrezzato diversamente, manda cioè la mondezza a farsi incellofanare nel cdr (combustibile da rifiuto) quindi a stazionare nel sito di Taverna del Re, insieme ai milioni di altre balle. Una parte se ne va invece nella discarica di Sivignano Irpino, ammesso che riesca a giungervi dal momento che neve e ghiaccio tengono fermi da tre giorni tre autocompattatori sulle strade avellinesi. Ieri dunque lutto cittadino proclamato dall’amministrazione comunale di Marano, cui hanno aderito anche gli abitanti di Chiaiano.

“La decisione di riaprire la discarica di Chiaiano andava presa” ha dichiarato il responsabile della Protezione civile e sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso. “Era una scelta in programma, decisa da Prodi e da De Gennaro, e condivisa dall’attuale governo, visto che Napoli e la Campania continuano ad inviare rifiuti nelle altre provincie e solo la città produce il 40% di spazzatura di tutta la regione”. “Abbiamo ripulito il sito e fatto un’operazione che non si faceva da anni – ha continuato – Abbiamo fatto le cose con cura e facendo attenzione ai dettagli, ecco perché la riapertura è slittata di qualche mese”. Per quanto riguarda invece il termovalorizzatore di Acerra, Bertolaso ha assicurato che i tempi non slitteranno. “A marzo verrà inaugurato l’impianto e la Campania da Cenerentola diventerà una delle regioni più virtuose nello smaltimento dei rifiuti”. Nel sito di Chiaiano andranno quindi i rifiuti del quartiere e dei vicini comuni di Marano e Mugnano, nei primi due mesi, solo per un quantitativo compreso tra le 100 e le 200 tonnellate al giorno. Lo scopo è consentire il completamento delle opere di bonifica e di quelle relative alla viabilità della zona. Nel quartiere è già partito il servizio di raccolta differenziata mentre nei centri vicini dovrebbe entrare in vigore entro la primavera. Per il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, “l’apertura della discarica consentirà di dimezzare i conti, rispetto invece a una situazione in cui i rifiuti dovrebbero essere trasportati in un altro capo della regione”.

La giornata di ieri si è conclusa in Piazza del Plebiscito a Napoli con il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta, con la fascia tricolore listata a lutto, gli amministratori e i consiglieri incatenati. “Chiaiano – insistono – rischia di essere l’unico territorio al mondo in cui si apre una discarica ‘a puntate’: 200 tonnellate di rifiuti al giorno per venti giorni. Niente dal punto di vista della gestione die rifiuti”. In mattinata si era tenuta la seduta straordinaria del consiglio comunale di Marano che aveva approvato un documento in cui si ribadivano “le critiche motivate dalle vistose carenze tecniche e strutturali evidenziate dai tecnici di parte”. Cioè la permeabilità e la fragilità del terreno, l’alta densità abitativa – 250mila persone- la vicinanza della zona ospedaliera, con la presenza di cinque ospedali tra cui il Cardarelli, il più grande del Sud, e l’oncologico Pascale, la scarsa rete viaria. In realtà gli umori al presidio della rotonda Titanic, dove a lungo ha rischiato e ancora rischia di naufragare il piano rifiuti, sono contrastanti. Chi si lamenta del torpore che sembra aver preso gli abitanti, chi confida nella magistratura chiamata a pronunciarsi in questi giorni sul ricorso presentato al Tar del Lazio contro l’apertura della discarica, chi mostra scetticismo nei giudici.

IL CANCRO DI NAPOLI: GOMORRA, I TRENI PER LA GERMANIA E IL GARZONE DI TONI SERVILLO (di Roberto Saviano)

Vedi Gomorra, pensi agli inceneritori tedeschi e poi muori. Il destino vuole che in queste settimane la proiezione del film di Matteo Garrone e la lotta contro i rifiuti in Campania procedano di pari passo.

Ed è la monnezza il core della politica italiana di oggi, sull’onda di un’emergenza che durava da almeno 14 anni grazie alla triade perfetta di camorra, politica inefficiente e discariche abusive.

Nel film di Garrone, Toni Servillo vive di ecomafia. Compra i terreni dai proprietari in Campania, sottopone alle industrie del Nord i suoi progetti di smaltimento e chiude l’affare. Agli imprenditori (nel film sono lombardi e del nordest) non interessa la trasparenza del progetto o lo sfruttamento a danno di cittadini innocenti che, magari, si impegnano pure a fare la raccolta differenziata. I businessmen padani vogliono soltanto sbarazzarsi della spazzatura, portarla lontano. Del resto per salvare un operaio a Marghera, deve morire un’intera famiglia di Mergellina, come spiega l’aiutante di Servillo prima di lasciare il suo posto di lavoro. Ma così è la vita.

Quel che è vero, è che l’emergenza non si può più rimandare. Berlusconi usa il pugno di ferro per sgombrare le strade di Napoli e ingaggia Bertolaso. A Chiaiano si spendono ore su ore fra trattative, no global e rappresentanti politici che affiancano i cittadini nelle barricate. Perchè la discarica non può sorgere su una falda acquifera dice la gente, perchè non vogliamo morire, perchè mio figlio ha solo 15 mesi e non lo voglio consegnare al cancro. Tanto per fare qualche esempio.

Nel bailamme maleodorante, ricominciano anche i treni per la Germania carichi di rifiuti, che i tedeschi aspettano a braccia aperte per convertirli in energia elettrica. Noi vogliamo sbarazzarcene; oltre i confini, invece, non vedono l’ora di bruciarli. E pensate che a furia di appalti, terreni in affitto ed ecoballe ferme da 7 anni, ci costa meno trasferire la spazzatura in un appalti, terreni in affitto ed ecoballe ferme da 7 anni, ci costa meno trasferire la spazzatura in un altro stato anzichè conservarla per lo smaltimento in loco.

Noi ci sentiamo come la recluta di Toni Servillo, come la madre di Chiaiano, come gli scudi umani che lottano per preservare dal cancro le proprie case. Ed è sconfortante constatare che dopo 14 anni di immobilismo, l’unica soluzione sia l’avvelenamento della nostra terra.

(Roberto Saviano – da http://www.robertosaviano.com/documenti/9440/ 27 maggio 2008)

…………………………………

[…] poco dopo l’alba, i camion abbandonarono la provinciale e si inoltrarono nella campagna di Nola. In mezzo ai campi coltivati si levava il fumo di numerosi falò. «La terra dei fuochi. Il colore del fumo rivela quali schifezze stanno bruciando» iniziò a spiegare Carla indicando le diverse direzioni. «Nero: residui plastici. Rosso: sostanze fosforose. Invece quello laggiù è azzurrino per la concentrazione di cromo». «Com’è possibile, così alla luce del sole?» domandai indignato. Carla ridacchiò. «Qui comanda la camorra. Adesso hai capito con che razza di gente fanno gli affari Trevisan e Zuglio»

(dal libro “Nordest” di Massimo Carlotto e Marco Videtta, ed. E/O)

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One thought on “Il caso “Chiaiano” (Napoli) – Le garanzie da chiedere prima che si costruisca una discarica

  1. munezza martedì 23 novembre 2010 / 17:06

    salviamo napoli. da questo terribile disastro

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