Il Forum internazionale di Istanbul sull’ACQUA: quando manca la volontà di decidere

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Vi diamo qui conto dei risultati, del tutto negativi, del quinto Forum mondiale sulla “risorsa Acqua” chiuso domenica scorsa a Istanbul con un nulla di fatto. C’erano venti capi di Stato e 180 tra ministri e viceministri dell’Ambiente, ma questa presenza così qualificata non è servita a granché. “L’acqua non è un “diritto inalienabile per ciascuna persona, ma è solo un bisogno fondamentale” (così si è scritto e deciso).

Del problema della risorsa “acqua” vista come “bene collettivo” inalienabile a ciascuna persona (pertanto a nessuno, per alcun motivo può essere negata l’acqua, come l’aria che si respira) ne abbiamo parlato -e ampiamente teorizzato- in questo blog in un articolo datato 16/2/2009.

Nell’articolo che qui proponiamo, ripreso dal quotidiano “La Stampa” di lunedì 23 marzo scorso, ci sono tutti i dati della grave crisi mondiale di carenza (o quasi totale assenza) d’acqua per 2,5 miliardi di persone (che hanno gravi problemi igienico-sanitari), e con quasi 4mila bambini (quattromila) che muoiono ogni giorno (ripetiamo: ogni giorno) per la mancanza d’acqua.

Il problema è “Macro” (per le popolazioni del pianeta) e “Micro” (per noi, le nostre realtà). E pure le soluzioni (macro e micro) stentano ad essere considerate. La rivoluzione ambientale che nel nostro piccolo quotidianamente cerchiamo di sostenere (per lo più vorremmo farlo con proposte concrete) può essere un volano per un rilancio economico virtuoso del mondo (sempre più villaggio unico). Sarebbe pure una opportunità per dare una svolta a quello che Jeremy Rifkin chiama “la fine del lavoro” (titolo anche di un suo celebre libro). E la possibilità, fatta di tante cose, per prospettare quella che ora viene chiamata una “decrescita felice”, con una revisione degli sprechi e dei nostri consumi non essenziali (consumi, sociali e personali, che dovremmo “ridefinire” uno a uno).

Portare l’acqua (e pertanto lo sviluppo) a tutte le popolazioni del mondo impegnerebbe risorse intellettuali, volontà e creatività da far ridare alle nostre Comunità un “progetto” in cui crederci, solidale e di sviluppo equo del pianeta; e pertanto con una ripresa generale, dell’economia, delle coscienze, delle intelligenze. Ma dobbiamo tutti continuare ad essere concretamente positivi su ogni singolo aspetto della quotidianità (micro e macro).

IL WATER FORUM BUCO NELL’ACQUA INTERNAZIONALE

(per la Conferenza di Istanbul l’oro blu è un bisogno fondamentale, non un diritto)

(da “La Stampa” del 23-3-2009, di Carlo Grande)

Trentamila congressisti, una ventina di capi di Stato, 180 tra ministri e vice-ministri dell’Ambiente: ma il quinto Forum mondiale sull’acqua, meeting a cadenza triennale che si è chiuso ieri a Istanbul, non è nemmeno riuscito a raggiungere una definizione comune su cosa sia il prezioso liquido. Dopo una settimana di discussioni non c’è stato accordo, l’acqua non è un diritto ma soltanto «un bisogno fondamentale», con buona pace per quel miliardo di persone e anche più che secondo le Nazioni Unite soffrono la sete, cioè che hanno difficoltà di accesso all’acqua potabile. E soprattutto per gli otto milioni di morti l’anno provocati dalla carenza di acqua e di servizi igienico-sanitari.
Un allarme del genere – il rapporto delle Nazioni Unite, lanciato in parallelo al Forum, dice che il rischio per la Terra è che nel 2030 metà della popolazione mondiale sia assetata, ovvero che resterà al di sotto della soglia minima, primo fra tutti i continenti l’Africa – secondo molti ambientalisti andava affrontato più drasticamente. Non c’è tempo da perdere: 2,5 miliardi di uomini hanno problemi igienico-sanitari, quasi 4 mila bambini muoiono ogni giorno per la mancanza di acqua, l’inquinamento dei fiumi e delle falde aumenta a ritmi impressionanti.
Va da sé che molti esponenti della comunità scientifica internazionale riconoscono l’interdipendenza di fondo tra la carenza d’acqua e il cambiamento climatico, così come sottolinea anche il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico, l’Ipcc.
Ma il documento finale siglato nella capitale turca, nonostante sottolinei il carattere di «urgenza» nel combattere il dramma dell’«oro blu», e nonostante riconosca il diritto a «un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie» per compiere un importante «passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d’acqua», ignora la nozione di diritto dell’accesso all’acqua, reclamata con forza da numerose Ong (Organizzazioni non governative) e da parecchi Paesi.
Al World Water Forum è andato in scena il solito compromesso, insomma. Le associazioni ambientaliste e i gruppi d’interesse che si battono contro la mercificazione dell’acqua erano fuori dalle stanze dei potenti: nella città turca hanno però tenuto un forum alternativo e varie iniziative di protesta. Nei giorni scorsi ci sono stati anche alcuni arresti tra i manifestanti. Il Forum Mondiale dell’Acqua, d’altra parte, è organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, «un think-tank privato – così afferma ad esempio il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ( www.acquabenecomune.org ) – strettamente legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali dell’acqua (come Suez o Veolia) e alle politiche dei governi più potenti del mondo».
Non stupisce che il testo della risoluzione non contenga una critica nei confronti delle catastrofiche privatizzazioni che – così promettevano le multinazionali – avrebbero dovuto garantire l’accesso all’acqua a tutti, né che tenga conto delle raccomandazioni espresse da molte risoluzioni del Parlamento Europeo. Di più: nel documento si parla dell’uso dell’acqua per produrre energia idroelettrica attraverso faraoniche e dannosissime dighe, dell’aumento della produzione di biocarburante: entrambi modelli economici che riproducono iniquità e ingiustizie, specialmente nelle nazioni più povere.
Ma anche nei Paesi industrializzati c’è da stare poco allegri: un ulteriore allarme è stato lanciato dalla Coldiretti, nel corso del «G8 Farmers Meeting» organizzato proprio in occasione della Giornata dell’acqua: nonostante un aumento della domanda di cibo dell’1,5% l’anno un quarto della produzione alimentare mondiale potrebbe andar perso entro il 2050, proprio per l’impatto combinato del cambiamento climatico, il degrado dei suoli, la scarsità di acqua e le specie infestanti.
«Di fronte alla crisi e ai cambiamenti climatici, se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, alle agricolture di tutto il mondo – dice la Coldiretti – devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati, anche per la raccolta e distribuzione dell’acqua, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori sui prezzi e sulle caratteristiche degli alimenti».
L’acqua insomma, dovrebbe essere considerata come un diritto umano fondamentale e inalienabile, per tutti gli uomini e le donne, i bambini del pianeta, garantito per tutti. Il controllo sull’acqua, anziché privato, dovrebbe essere pubblico, sociale, cooperativo, equo e non destinato a creare profitto; dovrebbe inoltre rispettare l’ecosistema, essere in grado cioè di preservare l’integrità del ciclo dell’acqua, comprese naturalmente le sorgenti e le falde. Principi difficili da realizzarsi, quando si considera – così è avvenuto finora – l’ambiente come un business, un deposito infinito di materie prime.

(da La Stampa del 23-3-09)

EVENTO GLOBALE: 30mila congressisti, 20 capi di Stato, 180 ministri, ma i risultati prodotti sono quasi nulli.

STRAGE QUOTIDIANA: Ogni giorno 4mila bambini muoiono di sete, l’assenza di servizi igienici fa 8 milioni di vittime l’anno

GIOCHI DI PAROLE: Per il documento finale l’accesso alle risorse liquide può essere regolato dai privati

RISCALDAMENTO: Gli scienziati delle Nazioni Unite riconoscono il legame tra cambiamento climatico e siccità

APPELLO AD AGIRE: Molte Ong hanno invocato misure più drastiche contro l’emergenza

ALLARME ONU: Secondo il rapporto nel 2030 metà del pianeta resterà quasi a secco

EMERGENZA AMBIENTE: L’inquinamento dei fiumi e delle falde sotterranee aumenta a ritmi terribili

MERCATO IMPAZZITO: Esperti e militanti chiedono di proibire la mercificazione della risorsa più preziosa

OMISSIONI: Il Forum non ha voluto criticare le catastrofiche privatizzazioni promosse dalle multinazionali

LO SPETTRO DELLA FAME: Per la Coldiretti nel 2050 il 25% della produzione agricola sarà perso per motivi ambientali

PERICOLO DIGHE: Il ricorso all’energia idroelettrica e la produzione di bioetanolo fanno danni ecologici e sociali

LA MINACCIA DAI GHIACCIAI AI DESERTI: – Allarme Himalaya: Secondo gli esperti dell’Onu, entro il 2035 potrebbero sparire a causa del riscaldamento globale i ghiacciai dell’Himalaya, che alimentano i sette maggiori fiumi dell’Asia in una regione abitata oggi da almeno 2,4 miliardi di persone.– L’Australia a secco: La siccità cominciata in Australia nel 2003-4 ha cambiato l’ecologia e l’economia di intere regioni, danneggiando l’agricoltura e l’allevamento. In diverse zone il consumo dell’acqua è stato razionato perché gli esperti temono conseguenze irreversibili.

LE RISORSE DELLE FALDE SOTTERRANEE: In alcune aree la disponibilità di acqua dolce di buona qualità si è ridotta per l’inquinamento da rifiuti umani, industriali e agricoli.

Nel 2025 1,8 miliardi di persone vivranno in zone di assoluta scarsità d’acqua

Dal 1900 è andata persa la metà delle zone umide della Terra, che sono la principale fonte di acqua dolce

2,5 MILIARDI DI UOMINI IN CERCA DI ACQUA: Secondo i dati delle Nazioni Unite, più di un terzo della popolazione della Terra vive in condizioni di servizi igienico-sanitari insufficienti, dettati da assenza, scarsità o inquinamento dell’acqua che usano per bere, cucinare e lavarsi, con conseguenti malattie spesso anche mortali

da “il Corriere della Sera” – 22/3/2009:

Fao: «Produrre cibo usando meno acqua»

Il futuro dell’acqua è nell’agricoltura, bisogna produrre più cibo consumando meno quantità del prezioso liquido.

È il messaggio lanciato dal palco del quinto World Water Forum in corso a Istanbul dal direttore generale della Fao Jacques Diouf. È necessario, ha detto, prestare più attenzione alla gestione delle risorse idriche in agricoltura e aumentare il sostegno ai contadini nei Paesi in via di sviluppo per affrontare i problemi della scarsità d’acqua e della fame.

«I milioni di agricoltori che in tutto il mondo producono il cibo che noi mangiamo devono essere al centro di ogni processo di cambiamento. Hanno bisogno di essere incoraggiati e indirizzati a produrre di più con meno acqua. Ciò richiede investimenti e incentivi ben finalizzati, oltre a un contesto politico adeguato».

TREMILA LITRI – L’agricoltura assorbe il 70% del consumo mondiale di acqua potabile. Ma se bastano dai due ai tre litri di acqua al giorno per soddisfare il fabbisogno di liquidi di un individuo, ne occorrono 3mila per produrre l’equivalente del nostro fabbisogno quotidiano di cibo. Secondo Diouf il problema della fame crescente nel mondo, con quasi un miliardo di esseri umani (il 15% della popolazione mondiale) non in grado di procurarsi cibo a sufficienza, potrebbe peggiorare «se non vengono prese decisioni coraggiose e attuate misure concrete e urgenti». E qui entra in scena l’agricoltura, che deve «ridurre il divario tra offerta e domanda e prevenire gli choc futuri, aumentare la capacità di ripresa dei più vulnerabili e mitigare l’impatto ambientale. È solo investendo in un’agricoltura sostenibile basata su una buona gestione dell’acqua che potremo soddisfare i nostri bisogni di cibo e di energia, e allo stesso tempo salvaguardare le risorse naturali dalle quali dipende il nostro futuro». Domenica 22 marzo cade la Giornata mondiale dell’acqua, intitolata «Acque condivise, opportunità condivise»: un appuntamento simbolico importante come sottolineato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. «È la nostra risorsa naturale più preziosa. Più che mai dobbiamo quindi lavorare insieme per farne un uso sensato. Il nostro futuro collettivo dipende dal modo in cui gestiamo questa risorsa preziosa e limitata».

ITALIA PER L’INDIA – A Istanbul l’Italia è presente con una delegazione della Farnesina guidata dal ministro plenipotenziario Giorgio Sfara che ha presentato un progetto per l’India dal nome difficile: «Vulnerability Reduction through Community Emporwerment and Control of Water». Il progetto è stato finanziato dalla Cooperazione italiana contro l’emergenza acqua ed eseguito dalla Jal Bhagirathi Foundation attraverso l’Undp: opera in 251 villaggi in un raggio di 125 chilometri nell’area di Jodhpur del Marwar nel deserto del Thar. Ad oggi ne beneficiano circa 25mila persone, ma una nuova fase consentirà di raddoppiare il numero degli individui raggiunti. Venerdì nella capitale turca ha preso il via anche il Forum alternativo sull’Acqua, organizzato dalle associazioni.

PROGETTO AMREF – Ed è incentrata sull’acqua, o meglio sulla sua mancanza, un’iniziativa di solidarietà dell’associazione Amref in collaborazione con la Figc, la Federazione italiana gioco calcio. «H2gol» è una campagna per raccogliere fondi contro l’emergenza siccità in Kenya: dal 21 marzo al 5 aprile si può donare 1 euro ai progetti idrici di Amref inviando un sms al numero 48588 da cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3 e Coop Voce, oppure 2 euro chiamando il 48588 da un numero di rete fissa Telecom Italia. La campagna è anche online: dal sito http://www.amref.it e da Facebook si può inviare una cartolina elettronica per coinvolgere gli amici. «Insieme a Amref, la Figc e il suo settore giovanile e scolastico si impegnano a sostenere le popolazioni più povere del continente che il prossimo anno ospiterà i mondiali di calcio – spiega Demetrio Albertini, vicepresidente Federcalcio e testimonial della campagna -. Come campioni del mondo in carica non possiamo tirarci indietro». La mancanza di acqua potabile è la principale causa di morte e malattie: in Kenya oggi dieci milioni di persone rischiano di morire di fame perché la siccità ha vanificato i raccolti e cancellato i pascoli. I progetti idrici di Amref puntano a dare accesso all’acqua pulita a 100mila famiglie entro la fine del 2011.

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2 thoughts on “Il Forum internazionale di Istanbul sull’ACQUA: quando manca la volontà di decidere

  1. 3g lunedì 30 marzo 2009 / 14:34

    siamo una terza media di tulmezzo e volevamo approfondire l’argomento in classe. consigli?
    aspettiamo risposta

    grazie

  2. albertograva mercoledì 1 aprile 2009 / 14:42

    Non saprei bene cosa consigliarvi, ci sono un sacco di siti che parlano dell’argomento…vi metto alcuni link:
    http://www.acquabenecomune.org/
    http://www.contrattoacqua.it/public/journal/
    http://www.forumrisparmioacqua.it/

    Un’idea interessante per capire bene l’argomento potrebbe essere quella di organizzare un dibattito…
    dividete la classe in due gruppi uno a favore della privatizzazione, l’altro contrario.
    Fate delle ricerche e poi organizzate un vero e proprio dibattito, con l’insegnante che potrebbe essere il moderatore,argomentando le posizioni e le idee delle 2 parti. Spero di esservi stato d’aiuto. Ciao

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