L’inceneritore nasce senza benedizione (del vescovo di Acerra… ma anche noi abbiamo perplessità a benedire)

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Se i napoletani, la loro classe dirigente e tutti quelli che vivono nel problematico hinterland della città partenopea (città, va ricordato, di grande tradizione culturale e vitalità), se non vogliono “coinvolgersi” in un diverso modo di partecipazione alla gestione della città, partendo appunto da una raccolta dei rifiuti solidi urbani (RSU), prodotti ogni giorno, che sia improntata al recupero e alla massima differenziazione… ebbene, comprendiamo la necessità di individuare luoghi “lontani”, fuori dal contesto urbano, dove smaltire in qualche modo questi rifiuti (…tutti abbiamo in mente la Napoli sommersa di sacchetti di immondizie di qualche mese fa e degli anni passati).

Allora si rende necessaria una discarica (da un mese aperta) a Chiaiano per lasciare lì il rifiuto “tal quale”; e ben venga ora un inceneritore che possa trattare tutto il rifiuto indifferenziato di un città che ha deciso che la raccolta differenziata dei rifiuti non interessa (oppure sì, qualcosina, tanto per far vedere). Premettiamo qui che la raccolta differenziata (come la intendiamo noi) non è una parte della complessiva raccolta dei rifiuti, ma è “la raccolta in sè”, totale, unica.

Realtà molto vaste del Veneto e della Lombardia in questi anni hanno raggiunto, nella differenziazione degli RSU, percentuali superiori all’80% del rifiuto totale prodotto. E l’impegno è di migliorare ancora.

Perché al Sud questo non può essere possibile? Togliere i rifiuti dalla strada, come è stato fatto in questi mesi dall’azione del governo, è sicuramente un’azione dovuta e positiva; ma forse ci voleva un impegno più serio dei napoletani e delle autorità pubbliche a cambiare abitudini e organizzazione nel modo di lasciare fuori di casa le “immondizie” prodotte.

Questo perché l’incenerimento dei rifiuti non è una pratica mai davvero sicura. Di fatto l’eliminazione dei rifiuti attraverso la combustione, provoca (produce, e questo nessuno lo mette in dubbio) fumi inquinanti e scorie tossiche. Gli elementi inquinanti dei fumi (diossine, metalli pesanti…) sono “trattenuti” nell’inceneritore attraverso tecnologie molto raffinate e complesse, e costosissime (griglie, sostanze per l’abbattimento dei fumi…) e attraverso le alte temperature dei forni. Le polveri e le scorie (in misura di circa il 30% del “prodotto” bruciato) devono essere smaltite in discariche di rifiuti speciali e tossico-nocivi.

Ci sono poi delle incongruenze nella temperatura da adottare nei forni: per evitare che la combustione di lignina (che si trova nella carta e prodotti simili) con plastiche come il PVC, provochi varie forme di diossine (di pericolosità assoluta anche in minimissime particelle), la temperatura di combustione dev’essere di almeno 1.100 gradi centigradi. Ma, e qui sta il punto, per eliminare i metalli pesanti presenti in alcuni rifiuti (cadmio, zinco…) la temperatura dev’essere molto bassa. Pertanto la presenza di rifiuto indifferenziato nel forno inceneritore (lignina, plastiche pvc, metalli pesanti…) porta a non poter scegliere “la temperatura giusta” di combustione. Poi ci sono delle sostanze, come il mercurio, che nel bruciare si volatilizzano (passano da uno stato liquido a uno gassoso) e nessun tipo di griglia o di abbattimento polveri può fermarle (escono nell’atmosfera) (il mercurio non ci deve proprio andare nell’inceneritore).

Pertanto l’uso dell’inceneritore si rende necessario se nessun altro modo più virtuoso, sereno ed efficacie esiste per smaltire i rifiuti. Per questo un’organizzazione e una “volontà” diversa nel pensare a come risolvere lo smaltimento dei rifiuti, poteva essere un’occasione (ancora una volta perduta) di innovazione culturale, democratica, di grande civiltà urbana che il Sud avrebbe potuto mettere in atto, inizare.

Riprendiamo qui un articolo de “La Stampa” sulla delusione della comunità di Acerra (rappresentata dal suo vescovo) di doversi, da oggi in poi, farsi carico di cattive abitudini di altri.

L’INCENERITORE NASCE SENZA BENEDIZIONE

ACERRA (Napoli).Benedire il termovalorizzatore di Acerra va contro quanto ha predicato in questi anni. E allora monsignor Giovanni Rinaldi, vescovo di Acerra, ha fatto sapere che non sarà con il premier Silvio Berlusconi che questa mattina premerà simbolicamente il bottone che «accende» la struttura per i rifiuti. «Non me la sento», ha detto nei giorni scorsi riferendosi alla sua contrarietà all’inceneritore manifestata negli ultimi anni partecipando alle manifestazioni popolari. Le motivazioni della decisione sono contenute in un documento del Consiglio pastorale della diocesi. Una sorta di lettera aperta dove si denuncia che il termovalorizzatore brucerà immondizia indifferenziata con pericoli ambientali e sanitari e si lancia l’idea di un monitoraggio: «I cosiddetti impianti di Cdr (ecoballe, ndr) si sono limitati a imballare l’immondizia dopo una sommaria quanto inopportuna tritovagliatura, il tutto destinato a un impianto di incenerimento di Acerra progettato per bruciare il “tal quale”» e quindi tecnologicamente superato.
«Berlusconi aiuta le imprese. Quelle funebri», si legge su uno striscione issato nel centro storico della cittadina, ieri attraversato da un corteo di protesta di disoccupati, Cobas, movimento antidiscarica a Chiaiano e movimento Rifiuti Zero. Durante la manifestazione un ordigno incendiario è stato lanciato contro una banca, danneggiando lo sportello bancomat e una vetrina. Oggi si replica. Ad attendere il Cavaliere e i quattrocento invitati alla cerimonia (gli inviti sono stati realizzati tutti su carta riciclata e prodotta in Campania) ci sarà un «corteo funebre» con centinaia di manifestanti che indosseranno maschere da scheletro. «Si tratta di una bomba ecologica – spiegano i manifestanti parlando del termovalorizzatore – che va ad aggravare una strage che è già in corso». L’impianto, i cui lavori sono iniziati il 17 agosto 2004, brucerà in una prima fase 750 tonnellate di spazzatura al giorno e duemila a regime. Costruito su tre linee, il termovalorizzatore ha una capacità di smaltimento e recupero energetico di circa 600 mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani non pericolosi.
E a gestirlo, per i prossimi 15 anni, sarà la A2A, la società lombarda che già gestisce quelli di Milano e Brescia. Quando l’impianto entrerà in funzione, ha assicurato il sottosegretario Guido Bertolaso, non si vedrà il fumo uscire dal camino, perché le tecnologie con cui è stato realizzato riducono al minimo le emissioni. E perché tutto vada alla perfezione, ieri sera Bertolaso ha accompagnato il Cavaliere in un sopralluogo alla struttura. «Se si è voluto che Acerra ospitasse uno degli inceneritori più grandi d’Europa – sostiene il vescovo – si prosegua a pensare in grande assegnando a questo territorio un ruolo non marginale». E parla di «dannazione della esclusione», «un’appendice maleodorante di Napoli». Ieri sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata l’ultima ordinanza che permette il conferimento ad Acerra di «rifiuti imballati e non imballati» e «ovunque stoccati», provenienti cioè dagli impianti di selezione e trattamento di tutta la regione.

(da “La Stampa”, Antonio De Lorenzo)

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