Viaggio (senza meta) in un’Europa finalmente unita (nonostante tutto)

La Praca do Commercio, a Lisbona, è una delle più grandi piazze d'Europa (180x200 metri); tre lati di eleganti edifici a portici e un accesso monumentale al fiume Tago, con colonne di marmo e scalinata. Al centro statua settecentesca in bronzo di D.Jose I.
La Praca do Commercio, a Lisbona, è una delle più grandi piazze d'Europa (180x200 metri); tre lati di eleganti edifici a portici e un accesso monumentale al fiume Tago, con colonne di marmo e scalinata. Al centro statua settecentesca in bronzo di D.Jose I.

Volete avere un’analisi del perché il processo di integrazione europea, nonostante la crisi economica e tutte le disparità e contenziosi tra stati, sta andando avanti? Allora vi invitiamo a leggere questo reportage di Karl Schlogel, storico e scrittore tedesco, che traccia una Geografia della nuova Europa (l’articolo, pubblicato su un giornale tedesco, è tradotto e pubblicato in Italia dal settimanale Internazionale). E’ un bellissimo testo, vissuto da un cultore in particolare della Mitteleuropea e della sua parte orientale (Schogel insegna storia dell’Europa orientale all’università di Francoforte).

E’ un percorso geografico molto personale il suo: va da Rotterdam a Napoli, da Kiev e Berlino, dall’asse Parigi-Londra, da San Pietroburgo a Baden-Baden, da Mosca a Sofia… non si cita Lisbona, uno dei grandi “cuori” dell’Europa, ma noi l’abbiamo messa come immagine di apertura di questo articolo del blog, e una ragione c’è: parte di quest’Europa che descrive Schogel è data dai ventisette paesi che formano l’Unione Europea, e nel dicembre 2007 a Lisbona è stato firmato un trattato molto importante nel cammino di un’Europa politica veramente unita (ve ne diamo conto qui dopo l’articolo di Schogel).

Ma il trattato di Lisbona è stato bloccato da un paese, l’Irlanda, che con un referendum lo ha bocciato: ed ora le diplomazie cercano di trovare una soluzione (è infatti previsto che tutti i paesi approvino il Trattato perché esso entri in vigore) affinché questo cammino di unità europea prosegua. Si dovrà ragionare, all’interno dell’Unione Europea, su regole che devono essere superate: come il voto all’unanimità su ogni provvedimento perché sia valido (dovrà bastare un voto a maggioranza), sulla necessità che potrà esserci di vedere l’integrazione europea con un processo “a due velocità” (gli stati che ci credono di più vanno avanti, e poi arriveranno gli altri…); sulla possibilità (peraltro prevista dal Trattato di Lisbona) di avere, oltre a clausole (democratiche, economiche..) di “ingresso” , anche “clausole di uscita” (chi non ci sta e vuole riflettere un po’, non può bloccare il processo di unificazione che gli altri vogliono).

Ma l’Europa, nonostante tutto “c’è già”: e non è solo per la caduta del muro nel 1989; è anche per tutta una serie di elementi che sembrano marginali (e che l’autore del reportage individua con minuzia): le vacanze dei turisti d’estate; gli studenti che fanno l’“Erasmus”; i nuovi linguaggi che nascono nelle grandi città dove gli immigrati vengono a contatto con gli indigeni (il Kanak sprak in Germania, il curdo-svedese a Stoccolma, la lingua dei beurs nelle periferie di Parigi…).

Ci sono poi le città in crisi, “rifiutate” in questo momento (Bucarest, Belgrado…), e anche gli stati che non conoscono ancora la democrazia (la Bielorussia)… e, su quest’onda problematica, c’è la paura del terrorismo… buchi neri nel cuore del continente.

Ma dall’altra, elemento positivo unificante, c’è la cultura europea, la musica, i teatri, le filarmoniche e i grandi direttori d’orchestra… Forse Schogel ha trascurato un po’ l’economia, i processi economici… però il segno indistinto di un processo unificante è, al di là di ogni singolo problema, rilevante. E tutti i processi disgregativi in atto per l’autore non sono altro che momenti di disillusione, ma in definitiva positivi, perché portano a un chiarimento del tutto.

GEOGRAFIA DELLA NUOVA EUROPA

(Porti, città, strade, linguaggi. Un viaggio alla scoperta del paesaggio mentale e fisico del continente, attraverso i mille frammenti che lo compongono) di Karl Schlogen, dalla rivista Osteuropa (Germania), reportage ripreso, tradotto e pubblicato in Italia da Internazionale, settimanale (in edicola) che riprende “il meglio dei giornali di tutto il mondo”)

L’Europa ha le sua capitali immaginarie e quelle reali. Le prime sono il teatro delle messinscene del potere, lo sfondo delle conferenze stampa dei leader, il luogo dove si consumano i rituali dell’autorappresentazione. Dalle capitali reali, invece, non arrivano mai comunicati stampa. Queste città ruotano intorno ai traffici quotidiani, lontano dagli affari di stato.

L’Europa della guerra fredda si è disintegrata. Al posto di due regioni omogenee, l’est e l’occidente, ci sono frammenti, enclave, isole. Più che i tasselli di un mosaico incompleto,questa schegge sono le parti che compongono la nuova Europa. Oggi la disintegrazione è la forma del rinnovamento: per capire l’Europa bisogna aggrapparsi ai frammenti, non a una totalità che è solo una promessa. Anche la retorica ufficiale inneggia alla frammentazione, alla disgregazione come pluralizzazione, come molteplicità nell’unità. La disgregazione è il momento della disillusione, quindi del chiarimento. Ed è il punto di partenza per la costruzione di un universo nuovo.

ROTTERDAM, L’EUROPORTO: LA BOCCA D’EUROPA

Rotterdam è una delle più vivaci capitali europee, anche se nessuno sembra accorgersene troppo. Attraverso Rotterdam l’Europa si apre ai mari del mondo, al mondo. Nel delta della Scheda, della Mosa e del Reno si riversa in mare il più grande corso d’acqua dell’Europa occidentale: qui il mondo stabilisce un contatto con l’Europa. Tutte le grandi arterie europee portano a Rotterdam. E Rotterdam, attraverso il Reno, è collegata con tutto il continente: con il bacino della Ruhr, Colonia, Francoforte, Strasburgo, Basilea, Lione, Marsiglia, Barcellona, Milano.

Rotterdam è il punto finale della “banana blu”, la dorsale ad alto sviluppo economico e demografico che è diventata uno degli assi portanti dell’Europa. Il modo migliore per prendere confidenza con questa città è farsi un giro in battello tra i bacini del porto, insinuandosi tra le torri dei container accatastati: città in costante movimento, che in un attimo si alzano fino al cielo e altrettanto rapidamente sono smontate e trasportate altrove.

Questi luoghi hanno nomi che parlano della vecchia Europa coloniale, di Batavia, di Sumatra, di altre regioni lontane. Per sapere cosa arriva su queste banchine basta leggere le scritte sui container, osservare le bandiere che sventolano sulle navi e sulle petroliere, e fare caso ai nomi delle compagnie di armatori e spedizionieri.

Rotterdam è la città di Erasmo, ma soprattutto il luogo dove l’Europa è pensata e prende forma: tutti i giorni, ora dopo ora. Se Rotterdam si fermasse, si chiuderebbe la bocca dell’Europa. L’intero continente si contorcerebbe come in preda alle convulsioni, il traffico sulle autostrade si arresterebbe, i tabelloni elettronici delle borse si metterebbero a girare impazziti. E’ Rotterdam che dà il tempo all’Europa, è qui che comincia il viaggio di ogni merce. L’Europa è appesa a Rotterdam, e Rotterdam è una città nuova. Rasa al suolo dai bombardamenti tedeschi, dopo il 1945 è stata completamente ricostruita. Come è successo all’Europa.

LA STAZIONE DI SERVIZIO DI EDWARD HOPPER: ARAL, BP, SHELL

La nuova Europa ha un nuovo colore, che buca il cielo notturno. E’ abbagliante e inconfondibile come ogni marchio. Le insegne delle società petrolifere si riconoscono già da lontano: sono il simbolo dell’Europa orientale che ha finalmente scoperto la mobilità. La nuova Europa è mobile e l’Europa mobile è l’Europa delle stazioni di servizio. Le stazioni di servizio hanno uno stile definito, un’estetica tutta loro, un design preciso, che ricorsa i paesaggi desolati di Edward Hopper. E hanno molte caratteristiche comuni. Sono nuove, trasparenti, con un assortimento standard di bibite, riviste e sigarette, e risplendono dei colori del neon, soprattutto di quelli delle grandi società petrolifere: Shell, Bp, Aral.

In Europa orientale questi luoghi sono stati i pionieri della digitalizzazione e dell’uso delle carte di credito. I tabelloni elettronici comunicano ogni mattina oscillazione del prezzo del petrolio. Il mondo, che un tempo era immobile, e i prezzi, che era certi quanto il potere dello stato, oggi cambiano con la leggerezza di un soffio d’aria. Tutto si muove in fretta. Il passaggio alla nuova routine si è compiuto senza lasciare traccia, la trasformazione si è conclusa come se le valute straniere, o la diffidenza verso l’esterno, non fossero mai esistite.

Le stazioni di servizio della nuova Europa sono le centrifughe della normalizzazione. Come nel resto del mondo, c’è anche chi ci va solo per bere un caffè o una birra. Sembrano fossili in un mondo dove tutto si rinnova. L’internazionale delle stazioni di servizio rende la vita facile, veloce, priva di complicazioni. E permette di concentrarsi su cose più importanti.

KIEV: LO SLITTAMENTO DELLA GEOGRAFIA

Ai confini del continente appaiono di colpo delle cupole d’oro. L’Europa è ancora in divenire, incompiuta. Dal centro scorgiamo a malapena quello che succede ai margini. Non sappiamo neanche dove passa il confine: la frontiera si trova in un punto a cui nessuno fa caso. Poi, all’improvviso, le carte geografiche si trasformano. Come in un terremoto, in uno slittamento tettonico, la terra si solleva e qualcosa spunta dalle acque. All’inizio sono soltanto brevi notizie in tv, che parlano di brogli elettorali in qualche paese lontano. Poi arrivano dettagli su conflitti, scontri, violenze.

Tutti i giorni, tutte le notti, la folla si raccoglie nella piazza principale della città, intorno a uno di quei monumenti che si costruiscono dopo le devastazioni portate da ogni guerra. E’ una folla festante: ragazzi e ragazze con gli occhi scintillanti, vestiti di arancione. Vogliono rovesciare il potere corrotto con la fantasia e intanto si riparano dal freddo della notte accendendo falò. Tutta la città porta tè, bevande calde, cibo. Dietro le immagini dei manifestanti spuntano le cupole d’oro della cattedrale di santa Sofia e del Monastero delle grotte. Lo sguardo poi si spinge oltre, al di là del fiume Dnepr. La “città delle città” è qui, nel punto esatto dove più di mille anni fa passava la via che portava dai variaghi ai greci. Kiev è di nuovo sulla carta geografica d’Europa.

IN SPIAGGIA

Corre da Rimini a Bari, dalla Costa Brava all’Algarve, e copre gran parte delle coste di Rodi e di Creta. I suoi rami secondari sono a Eilat e a Sharm ed Sheikh, le propaggini più lontane in Martinica. La costa meridionale della Turchia appartiene già da un pezzo all’Europa. Le spiagge europee sono collegate alle città e facilmente raggiungibili, come normali sobborghi. Da Manchester ad Alicante, da Dusserdolf ad Alanya, da Berlino a Maiorca, da Mosca a Dubai, da Vienna a Bendasi, da Varsavia alle isole Canarie. I turisti non scoprono un mondo nuovo, se ne costruiscono uno tutto loro. Non si radunano insieme: se ne stanno sdraiati sulla sabbia, ognuno per conto suo, oppure spariscono nelle discoteche.

L’Europa segue il ritmo delle vacanze annuali. Il questi periodi tutte le attività sono sospese. E gli europei affrontano gli stessi rituali: il check-in, il viaggio nel container volante, l’arrivo in un luogo meridionale, l’alloggio in alberghi economici, il mare, il tramonto, la preparazione psicologica alla fine della vacanza e, infine, l’inevitabile congedo. Sui display delle macchine fotografiche e delle videocamere digitali prende forma la nuova immagine dell’Europa, si disegna il nuovo orizzonte dell’esperienza. In Europa non si sognano più grandi avventure: si mette a confronto qualità-prezzo.

LE TERZE PAGINE

Le pagine dei giornali dedicate al dibattito culturale sono entrate in una nuova fase. Alle corrispondenze da Londra, Parigi, New York e Milano si aggiungono, almeno ogni tanto, quelle da San Pietroburgo, Mosca, Budapest, Cracovia, Salonicco. Ogni volta che una mostra ospitata in una di queste città trova spazio sulle pagine dei grandi giornali, l’asse dell’universo culturale si sposta. All’inizio in modo provvisorio, poi sempre più stabilmente. Nasce così un nuovo spazio culturale, ricco di echi. L’Europa è una grande cassa di risonanza: racchiude così tante voci che è difficile distinguerle. Rumore bianco. Quello che una volta era nuovo, addirittura sensazionale, diventa routine. Quando ci si abitua a qualcosa, vuol dire che l’integrazione funziona.

I giornali parlano di avvenimenti culturali quasi ogni giorno. E’ un racconto continuo. Sappiamo tutto sugli spettacoli di Mosca e sul festival di Glyndebourne. Sappiamo come sono stati i concerti di Bayreuth e cosa offre di nuovo la Casa di Wagner. Giorno dopo giorno lo spazio culturale è ricostruito dalle fondamenta. L’Europa è un luogo d’arte, di musica, la grande sala di un museo. E le terze pagine dei quotidiani sono il giornale di bordo che ci aiuta a non perdere la visione d’insieme.

I BANCOMAT ALL’UNIVERSITA’ DI SOFIA

Alla metà degli anni novanta ho visto per la prima volta un bancomat nell’atrio dell’università di Sofia, intitolata a san Clemente di Ohrid. A quei tempi in Europa Orientale di bancomat ce n’erano ancora pochi, e quei pochi non stavano nelle università. Neanche in Germania erano molto diffusi.

Gli sportelli bancomat sono spuntati di colpo. Grazie a questi nuovi strumenti gli stranieri potevano prelevare soldi facilmente, invece di vagare per ore alla ricerca di un ufficio di cambio. Prima capitava di dover ricorrere a trucchi di ogni genere per portare a termine questa operazione banale ma decisiva per la sopravvivenza. Oggi, invece, nell’ex blocco sovietico i bancomat sono dappertutto. Sono stati installati tutti insieme, in un colpo solo. Hanno incominciato a funzionare senza neanche un periodo di prova, di ambientamento. Una modernizzazione secondaria, avvenuta all’improvviso e senza attriti. Nuovi standard per la vita quotidiana.

L’uomo non deve essere necessariamente condotto per mano. Può essere capace di slanci inattesi: come le babushka russe, che dall’oggi al domani si sono abituate alla vista di ragazze seminude, e a volte anche di uomini seminudi, sulle prime pagine delle riviste.

KANAK SPRAK

In quelle zone d’interferenza che sono le grandi città, dove gli immigrati vengono a contatto con gli indigeni, sta nascendo un suono nuovo, una nuova lingua, una nuova gestualità. Questo codice è di moda ma vive nell’ombra. E’ diverso rispetto agli altri ma allo stesso tempo è internazionale, come quello usato da Mtv, dal cui patrimonio di segni hanno attinto tutte le nuove lingue: il kanak sprak in Germania, il curdo-svedese a Stoccolma, la lingua dei beurs nelle periferie di Parigi. In Europa ci sono posti dove nascono di continuo nuovi dialetti: sono laboratori di linguaggi e di idiomi.

DUNE DI DETRITI DI PLASTICA

Sul treno notturno tra Sofia e Bucarest. In Romania la terra è sempre nera, come la pece: o perché è davvero di questo colore, o perché l’atmosfera è così opprimente da cancellare ogni colore. I sole sorge ma non brilla. E’ come in una reazione chimica: gli elementi si combinano e tutto si fonde insieme. Bucarest sorge dietro dune di rifiuti di plastica modellatida vento, che seppelliscono ogni cosa, svolazzando come uccelli neri –corvi o cornacchie, non so distinguerli- sopra i campi devastati.

Detriti e rifiuti di plastica: sono appiccicosi, non si disfano, sono duri, più resistenti degli esseri umani, si depositano ovunque, mettono radici dappertutto. Attraversiamo un distretto di stabilimenti industriali chiusi o abbandonati. Sembrano cadaveri, con i vetri sfondati che nessuno riparerà. Resteranno lì, abbandonati. Arrugginiranno, andranno in rovina e crolleranno, coperti di polvere e di cenere. E’ mai esistito un paesaggio così devastato?

I postsocialismo è seppellito sotto cumuli di rifiuti, di detriti di plastica, di scorie chimiche e nucleari. La società non ha i mezzi per far fronte a quest’ondata di rifiuti, non deperibili e non biodegradabili. Non ha capito che non si può semplicemente sputare per terra come le bucce dei bruscolini. E’ materiale estraneo, duro, tenace, e smaltirlo costerà energia e risorse immense. Il vento sospinge le onde di detriti di plastica verso Bucarest, come sposta le dune di sabbia sulla spiaggia.

EUROLILLA: LA NUOVA CITTA’ COLLEGATA AL TUNNEL

L’eurotunnel sotto la Manica ha avvicinato Londra a Parigi. E ha creato Eurolilla, stazione intermedia e meta di possibili deviazioni. Intorno alla stazione ferroviaria, progettata da Rem Koolhaas, sta sorgendo una nuova città. In Europa è sempre successo: eventi come la costruzione di un ponte, l’apertura di un passo di montagna sono sempre stati accompagnati dalla nascita di una città e dalla decadenza di altri centri.

Tra le città europee rinate dopo il 1989 ci sono Narva, alla frontiera tra Estonia e Russia, Kalvarija, al confine lituano-polacco, Ruse, presso il ponte sul Danubio tra Romania e Bulgaria, Rostov sul Don, vicino al nuovo confine meridionale della Russia. E le città di container lungo la frontiera russo-finlandese.

ANTROPOLOGIA DI BRUXELLES

Bruxelles è un nome. Ma è anche un luogo. Bruxelles esiste davvero: è una delle capitali della nuova Europa, patria di migliaia e migliaia di europei. Chi ci vive e ci lavora torna a casa cambiato. Non si trova più a suo agio nel suo vecchio, piccolo universo. Guarda il mondo da un punto di vista nuovo, e tutto gli sembra più piccolo. Si sforza di non dimenticare le lingue che ha imparato, mentre gli latri rimangono attaccati a quella d’origine. Ha capito cosa serve per tenere insieme un’entità composta da 27 paesi. Conosce le procedure e i canali che permettono di ottenere dei risultati.

Dicono che alcune zone di Bruxelles siano magiche. E’ la città del grande architetto Victor Horta, del leggendario palazzo di giustizia e di molte altre cose. Per capire l’Europa abbiamo bisogno prima di tutto di una ricerca sul campo. Dobbiamo conoscere l’antropologia di Bruxelles: osservare la città dal suo interno e allo stesso tempo farne un’analisi distaccata. Bruxelles è l’Europa in miniatura. Non vediamo l’ora di scoprirla.

SAN PIETROBURGO/BADEN-BADEN: I FESTIVAL

Baden-Baden ha una nuova sala da concerti. E bisognerà usarla perché sia redditizia. Baden-Baden è diventata una città di festival, con un bacino di utenza che va da Zurigo al Lussemburgo, da Nancy a Francoforte, da Stoccarda a Basilea. A Baden-Baden la filarmonica di San Pietroburgo, con il suo direttore-star Valerij Gergiev, è ospite frequente e gradita.

Gergiev ha portato a San Pietroburgo un ritmo nuovo e un nuovo lustro, liberando la città dal suo provincialismo. Ha fatto rientrare la vecchia capitale russa nel circuito internazionale dei festival, che coinvolge i direttori d’orchestra più richiesti al mondo. I russi sono a Salisburgo, al Metropolitan di New York, al Convent Garden, a Berlino. E viceversa: Pierre Boulez a Mosca, Riccardo Muti a San Pietroburgo. Il processo di europeizzazione dei festival è compiuto, e l’Europa è tornata dov’era all’inizio del novecento, quando Richard Strass era a San Pietroburgo, Gustav Malher a Budapest e Djagilev a Parigi.

PIANETA MOSCA

Mosca toglie il respiro, anche ai visitatori abituali. E’ impossibile tenere il suo ritmo. I grattacieli sono sempre più numerosi, il flusso di automobili scorre come lava lungo strade che un tempo sembravano enormi e che oggi non bastano a contenere il traffico. I grandi palazzi staliniani hanno finalmente dei concorrenti, ma di notte, quando sono illuminati, splendono come il Caesars palace sullo Strip di Las Vegas. Qui sta sorgendo la Torre di Russia, l’edificio più alto d’Europa. Soltanto la furia delle demolizioni, l’orgia di distruzione dei vecchi edifici ha tenuto il passo del boom dell’edilizia.

Molti luoghi simbolo dell’architettura moscovita sono stati vittime di questa follia: il maneggio nei giardini di Alessandro, i grandi magazzini Voentorg in stile art nouveau, l’Hotel Mosvka, progettato negli anni trenta da Aleksej Schusev. Nell’arco di un periodo brevissimo, interi tratti di strada e interi quartieri sono stati sistemati, ristrutturati, illuminati. Non è un’illusione, ma un dato di fatto. Non si sa perché oggi in città circolino tante limousine: eppure ci sono, e non servono certo a scopi pubblicitari.

Mosca, un tempo grigia, di un colore indefinito tra il grigio e il giallo, è diventata vivace e colorata. Mosca, la città delle code interminabili, è diventata veloce e frenetica. Ormai qui la vita è cara come a Londra o a Tokyo. E, come in quelle grandi città, i suoi dodici milioni di abitanti cercano un modo per vivere, o sopravvivere. A quanto pare Mosca è riuscita a sincronizzare senza difficoltà i diversi tempi che si scontrano al suo interno: quello della provincia, che s’infiltra nella città con i treni carichi di immigrati, e quello dei global players, della Cnn e del denaro di plastica. Ma Mosca è più vicina a Londra che a Kostroma o a Tula. Certo, esiste ancora l’ora di Mosca, due ore avanti rispetto a quella dell’Europa centrale e tre rispetto a quella di Greenwich. Ma gli orologi moscoviti ormai si muovono alla stessa velocità di quelli berlinesi o parigini, forse ancora più rapidamente. Mosca è il pianeta che è decollato, lasciandosi dietro la Russia. Mosca è entrata nel ventunesimo secolo, mentre il paese non riesce a starle dietro e rischia di ripiombare nell’ottocento.

LA MAPPA DEL METEO

I giornali e la tv delle sera presentano dettagliatissimi bollettini meteorologici con dati sulle temperature, la direzione dei venti e il tasso di umidità nelle più importanti località europee e del mondo: Napoli, Istanbul, Kiev, Glasgow, Helsinki. Informazioni utili per chi si sposta di frequente. Un tempo, all’epoca della guerra fredda, l’Europa era rappresentata nella sua unità solo sulle mappe meteorologiche. Oggi queste mappe rappresentano l’Europa raggiungibile, il continente a portata di mano.

BERLINO, IL PARCO GIOCHI

Berlino non obbedisce ai progetti dei suoi amministratori, che avrebbero voluto farne il fulcro dell’Europa, il luogo chiave dell’unificazione tedesca. Berlino va per la sua strada. Tutto fa pensare che la città diventerà presto il parco giochi degli europei: ha grandi spazi, le strade sono ampie, c’è posto per tutti. Parcheggiare è facile e spostarsi lo è ancora di più. Il cielo è aperto, perché i palazzi non possono superare una certa altezza e nulla ostruisce l’orizzonte. Cìè di tutto e a sufficienza: strade, parchi, laghetti, case, marciapiedi, osterie, terrazze. E spazi vuoti. Ci sono tre teatri dell’opera, tre orchestre sinfoniche di grande livello, ottimi teatri di prosa, decine di musei. E la qualità dell’aria è migliorata da quando le fabbriche sono state chiuse e la città si è deindustrializzata.

Berlino sta ancora riempiendo i vuoti lasciati da un regime, da una guerra e da un lungo periodo di divisione. Per questo, nel bel mezzo di una città che è anche una capitale, si trovano luoghi altrove impensabili: una spiaggia di sabbia nel cuore del quartiere dei palazzi di governo; giardini e terreni incolti che in latre città sarebbero pieni zeppi di automobili; progetti per campi da golf dove un tempo passava la metropolitana. Ma soprattutto laghi a venti minuti dal centro e sale da concerto raggiungibili in bicicletta.

Berlino è una delle poche metropoli che in estate possono permettersi il lusso di trasformare il centro in un parco dei divertimenti. Quasi ogni settimana le zone centrali sono chiuse al traffico per qualche manifestazione: il carnevale delle culture, la Love parade, il Christopher street day, la maratona di Berlino, il Kurfurstendamm trasformato in passerella dell’alta moda, l’isola dei musei che diventa cinema all’aria aperta, i fuochi d’artificio a Pariser Platz. Tutto si svolge nel cuore della città, dove in altre capitali d’Europa di solito s’incontrano ospiti in visita ufficiale. Qui ci sono pub che non chiudono mai, barconi che scivolano lentamente lungo fiumi e canali.

Le pagine dedicate alla vita e ai divertimenti culturali occupano il grosso delle voluminose riviste locali. E poi, rispetto a città come Londra o Mosca, Berlino non è affatto cara. I voli low cost l’hanno scoperta da un pezzo. E chi non si accontenta dei suoi spazi, può sempre spostarsi nelle campagne del Brandeburgo. In mezz’ora si è lontani dalla città, in un paesaggio solitario. Anche il mare è vicino: la spiaggia di Berlino è Usedom, sul Baltico. D’estate Ahlbeck, Kuhlungsborn, Swinoujscie e Miedzyzdroje diventano sobborghi della città.

Berlino ha molto da offrire ai giovani stanchi delle altre città tedesche, ma anche agli anziani, ai pensionati e ai diplomatici a riposo che vogliono avere a portata di mano l’opera, il centro studi, la fondazione e il ristorante con terrazza. Non ci si annoia mai a Berlino. La capitale tedesca ha tutti i numeri per diventare un parco tematico del ventesimo secolo, con i suoi tunnel, i suoi binari abbandonati e la sua topografia del terrore.

AMBULANZE. MOSCA, ISTANBUL, MADRID

Sulla carta geografica d’Europa, che in questi anni è in costante mutamento, spuntano sempre simboli nuovi: Nelle città è tornata la guerra. Esplosioni, incendi, onde d’urto. E tiratori scelti, artificieri, veicoli blindati, uomini armati in tuta nera. I quartieri colpiti dalle violenze vengono isolati. Ambulanze e camion dei vigili del fuoco si precipitano sul posto, luci blu lampeggianti e sirene spiegate. La facciata di un palazzo è crollata. Tutto intorno sono esplosi i vetri delle finestre e l’asfalto è coperto di schegge. Vicino a una valigetta ventiquattr’ore c’è una mano, staccata dal corpo. I passanti scappano tenendosi tra le mani la testa sanguinante. Alcuni vengono portati via. Per terra ci sono cadaveri. La luce dei fari. Da un elicottero vengono scattate fotografie. Vagoni sventrati, treni incendiati in un tunnel illuminato della metropolitana. Un’immagine ripresa dalla telecamera di sorveglianza della stazione. I luoghi hanno un nome: Atocha a Madrid, il teatro di via Bubrovka, a Mosca, il consolato britannico di Istanbul, la scuola numero 1 di Beslan. Così si disegna la nuova mappa dell’Europa.

BIELORUSSIA, IL BUCO NERO

Ci sono luoghi che sono scomparsi dalla mappa della nuova Europa. Hanno perso tempo e forza. Sono città grandi, importanti e un tempo vivaci, decadute a causa dell’odio, dell’isolamento autoimposto e della guerra. Una di queste è Belgrado, un tempo crocevia del continente e oggi irriconoscibile. Lo stesso si può dire di intere regioni, paesi e stati. La Bielorussia, per esempio, che pure è attraversata dalla principale via di comunicazione tra est e ovest. I cambiamenti radicali nei paesi vicini – in Polonia, Lituania, Ucraina e perfino in Russia – qui non hanno avuto nessun effetto. E il regime di Minsk non sembra avere nessuna intenzione di ammorbidirsi. La nostra immagine dell’Europa sarebbe incompleta e falsa se chiudessimo gli occhi davanti alla possibilità – anzi all’esistenza – di questi buchi neri nel cuore del continente.

PEREGRINATIO ACADEMICA

Trent’anni fa, un anno di studio all’estero era ancora un’eccezione: il frutto di uno sforzo compiuto da uno studente particolarmente determinato e cosmopolita. Oggi i programmi europei per gli scambi universitari, i progetti Erasmus o Socrates, hanno trasformato lo studio all’estero in una realtà ovvia, una routine. In modo impercettibile e discreto, l’Europa ha riscoperto la peregrinazione degli studiosi, che risale all’epoca precedente la nascita degli stati nazionali. Salamanca, Bologna, Heidelberg, Cracovia, Tartu non sono più luoghi d’avventura o di ricordi storici, ma semplici tappe di una carriera accademica.

PIAZZA GARIBALDI, NAPOLI – STAZIONE CENTRALE DI KIEV

Dal piazzale più trafficato di Napoli, quello della stazione centrale, partono autobus che coprono distanze molto lunghe. Dal cuore di Napoli si arriva direttamente, senza bisogno di cambiare, a Przemysl, a Katowice, a Lublino e oltre, fino alle città baltiche. Da Napoli partono ogni giorno un volo diretto per Leopoli e un autobus che raggiunge Kiev passando per Zhitomir.

Ti accorgi di quanto sia vicina l’Ucraina – soprattutto quella occidentale, la Galizia – quando la sera, nei vicoli intorno a via dei Tribunali, ti capita di sentire brandelli di conversazione in ucraino. O quando davanti al portale di una chiesa qualcuno ti invita ad assistere a una messa di rito uniate. Ci sono perfino degli asili ucraini.

A Napoli gli ucraini sono presenti da tempo, come in quasi tutte le grandi città dell’Europa occidentale. Di sera decine di autobus partono dalla stazione di Amburgo e dalla piazza della torre della radio di Berlino. Sono diretti in Ucraina. La grande migrazione è cominciata da un pezzo: nessuno potrà fermarla. L’Europa è diventata un continente di pendolari e migranti.

(Karl Schlogel è uno storico e scrittore tedesco. Nato nel 1948, dal 1994 insegna storia dell’Europa orientale all’Università di Francoforte sull’Oder. Il suo libro “Terror und Traum. Moskau 1937” –2008-, sugli anni del terrore staliniano, ha vinto il Leipzig book prize nel 2009)

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Il Trattato di Lisbona (testo ripreso da:http://www.europarl.it/)

Dopo il no francese e olandese nei referendum del 2005 sul Trattato costituzionale, si è aperta in Europa una lunga fase di crisi. Nel giugno del 2007, sotto l’impulso della Presidenza di turno tedesca, il Consiglio europeo ha finalmente raggiunto un accordo per rilanciare l’integrazione europea e varare un nuovo testo. Il Parlamento europeo ha partecipato, con una propria delegazione, ai negoziati sul nuovo Trattato che, per entrare in vigore, dovrà essere ratificato da tutti i Paesi membri dell’Unione. Il 12 giugno 2008 l’Irlanda ha votato no al referendum e si è quindi determinata una situazione di incertezza sui tempi di entrata in vigore del nuovo Trattato. Se l’impasse verrà superata entro il giugno 2009, sarà sulla base di questo nuovo contesto giuridico che i cittadini europei saranno chiamati a votare per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo.

Il Parlamento europeo, il 20 febbraio scorso, ha approvato a larghissima maggioranza il Trattato di Lisbona ritenendo fondamentale la sua ratifica da parte di tutti gli Stati membri entro la fine dell’anno. L’europarlamento ritiene il Trattato fondamentale per garantire un’Unione europea più democratica ed efficiente. Una standing ovation ha salutato l’esito della votazione e il Presidente Hans-Gert Pöttering si è compiaciuto della vasta maggioranza raggiunta congratulandosi con i deputati che «esprimono la libera volontà dei popoli che rappresentano».

Il 12 giugno 2008 l’Irlanda ha votato no al referendum e si è quindi determinata una situazione di incertezza sui tempi di entrata in vigore del nuovo Trattato

Stato delle ratifiche

Il 6 ottobre il Ministro degli esteri irlandese Michael Martin ha illustrato la situazione davanti alla commissione affari costituzionali del Parlamento europeo. Martin ha presentato i risultati di un sondaggio indipendente, secondo cui le maggiori ragioni del “No” sono state le carenze di informazione e di comprensione dei contenuti della riforma e in generale dell’UE. Il ministro ha inoltre ricordato che secondo lo stesso sondaggio più del 70% degli irlandesi considera “una buona cosa” l’appartenenza all’Unione. I deputati europei hanno auspicato che UE e Irlanda lavorino insieme per ascoltare le preoccupazione dei cittadini e risolvere il problema.
Nel Consiglio Europeo dell’11 e 12 dicembre 2008 il governo di Dublino si è impegnato a proseguire la ratifica del Trattato entro la scadenza del mandato dell’attuale Commissione in modo da permetterne l’entrata in vigore entro la fine del 2009.
A tutt’oggi 25 paesi hanno ratificato il Trattato ed anche nella Repubblica Ceca, paese in cui tale processo era stato bloccato mesi or sono,  la Corte Costituzionale ha confermato che il Trattato non è incompatibile con la Costituzione Ceca e ha dato il via libera alle due Camere del Parlamento. La Repubblica Ceca, che ha assunto la Presidenza dell’Unione europea a gennaio 2009 dovrebbe completare le procedure di ratifica già in questo semestre.

Cosa cambia con il nuovo Trattato

Valori e obiettivi dell’Unione.Il Trattato di riforma, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007, è composto dal Trattato dell’Unione europea (TUE) e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Nei primi articoli del Trattato dell’Unione Europea (TUE), sono definiti in modo preciso i valori e gli obiettivi dell’Unione.

La Carta dei diritti fondamentali dell’UE. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata solennemente a Strasburgo il 12 dicembre 2007, pur non essendo inclusa nel nuovo Trattato, le è stato attribuito lo stesso valore giuridico vincolante. Un articolo del nuovo Trattato, infatti, fa riferimento esplicito alla Carta.

Convenzione europea sui diritti umani del Consiglio d’Europa. L’Unione europea può finalmente aderire alla Convenzione europea sui diritti umani del Consiglio d’Europa (CEDU), grazie al fatto che il nuovo Trattato conferisce all’Unione europea personalità giuridica.

Cittadinanza europea. La definizione di cittadinanza europea è ripresa e ribadita nel nuovo Trattato: “Chiunque sia in possesso della nazionalità di uno Stato membro è cittadino dell’Unione. La cittadinanza dell’Unione è aggiuntiva rispetto alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce”.

Diritto d’iniziativa dei cittadini. Ai cittadini europei è riconosciuto esplicitamente il diritto di rivolgersi alla Commissione per sollecitare interventi normativi in un determinato settore. La richiesta dovrà essere sostenuta da almeno un milione di cittadini provenienti da un numero significativo di Stati membri.

Un nuovo Presidente del Consiglio europeo. Eletto per due anni e mezzo dai Capi di Stato e di Governo, presiede, assicura la preparazione e la continuità del lavoro del Consiglio europeo, ha il compito di facilitare la coesione e il consenso all’interno del Consiglio europeo.

L’Alto Rappresentante per gli Affari esteri. L’Alto Rappresentante per gli Affari esteri ha una doppia investitura: Presidente del Consiglio degli Esteri e Vice Presidente della Commissione, per garantire coerenza a tutta l’azione esterna dell’Unione. Il Parlamento europeo partecipa alla nomina del primo Alto Rappresentante ad interim, in carica fino alle elezioni europee del 2009.

La politica estera e di sicurezza comune. La politica estera e di sicurezza comune è in continua evoluzione; è istituito un Servizio europeo per l’azione esterna per assistere l’Alto Rappresentante e assicurare così coerenza a tutte le azioni esterne dell’Unione.

La politica di difesa. Gli Stati membri dell’Unione possono organizzare una politica di difesa comune, attraverso il principio della cooperazione strutturata. Per questo motivo, è stata introdotta una clausola di solidarietà la quale prevede che se uno Stato membro subisce un’aggressione armata, gli altri Stati debbano aiutarlo e assisterlo con tutti i mezzi a loro disposizione.

Spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Le misure riguardanti la libertà, la sicurezza e la giustizia saranno attuate ricorrendo al metodo comunitario. Saranno applicati la procedura di codecisione e il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio. Sono possibili iniziative degli Stati membri: se ritengono che i loro interessi possano essere lesi.

La nuova composizione del Parlamento. Il Parlamento europeo sarà composto da 751 membri, incluso il suo Presidente. L’Italia avrà 73 eurodeputati, come il Regno Unito.

Elezione del Presidente della Commissione. Il Parlamento europeo elegge il Presidente della Commissione con una votazione a maggioranza assoluta; il candidato è proposto dal Consiglio europeo che decide a maggioranza qualificata, tenendo conto dei risultati delle elezioni europee.

Efficienza della Commissione. Il numero dei membri della Commissione sarà ridotto dopo il 2014 per permettere un andamento dei lavori più efficiente; il numero di Commissari sarà pari ai due terzi del numero degli Stati membri. L’uguaglianza tra gli Stati membri sarà garantita da un sistema di rotazione.

Corte di Giustizia. La giurisdizione della Corte di Giustizia è stata allargata a tutte le attività dell’Unione, a eccezione della politica estera e di sicurezza comune, ma compreso il controllo delle misure che limitano i diritti della persona.

Divisione di competenze. Il nuovo Trattato prevede una chiara e precisa divisione di competenze tra l’UE e i Paesi membri.

La clausola “sociale” orizzontale. Una nuova clausola “sociale” orizzontale assicura che, nel definire ed attuare le sue politiche, l’Unione promuova un “alto livello di occupazione”, una “protezione sociale adeguata”, la “lotta all’esclusione sociale” e un “alto livello di istruzione, formazione e protezione della salute”.

Applicazione del principio di sussidiarietà. Oltre al procedimento del “cartellino giallo” (se un terzo dei Parlamenti nazionali respinge una proposta legislativa, la Commissione europea è tenuta a riesaminarla), un altro meccanismo consente ai Parlamenti nazionali di controllare l’applicazione del principio di sussidiarietà. Infatti, se una maggioranza semplice di Parlamenti nazionali ritiene che una proposta non rispetti il principio di sussidiarietà e se il Parlamento europeo e/o il Consiglio concordano, la proposta viene respinta.

Revisione del Trattato. Il Parlamento europeo ha un ruolo più forte nella procedura di revisione del Trattato: ha diritto di iniziativa e fa parte della Convenzione che è alla base della nuova procedura ordinaria di revisione.

La clausola di uscita. Il nuovo Trattato prevede una clausola di uscita che definisce le procedure da seguire se uno Stato membro desidera abbandonare l’Unione. E’ necessario l’assenso del Parlamento europeo.

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