Geofilm – “Terra Madre” di Ermanno Olmi – Una rete unica al mondo fatta di biodiversità e fraternità

Ermanno Olmi
Ermanno Olmi

L’UOMO SENZA DESIDERI: quarant’anni di vita in completa solitudine e in totale simbiosi con il proprio bosco.

Al Festival di Berlino, tenutosi lo scorso febbraio, ha suscitato grande interesse il docu-film di Ermanno Olmi dal titolo “Terra Madre”. Quest’opera filmica è nata da una proposta ad Emanno Olmi fatta da Carlo Petrini (fondatore di Slow Food) alla penultima edizione di “Terra Madre” tenutasi nell’ottobre del 2006 a Torino. “Terra Madre” è un’associazione (nata da una “costola” di Slow Food) che invita a Torino, ogni due anni, tutti i contadini e i pastori e i nomadi del mondo, con l’intento di “fare rete” a salvaguardia della qualità delle produzioni agro-alimentari locali sparse per il pianeta. Pertanto nell’ambito di questo (splendido) progetto di difesa delle biodiversità alimentari e agricole (e di organizzazione agro-economiche diverse l’una dall’altra, ma che riescono “a parlarsi”), nasce il “progetto artistico”, filmico di Ermanno Olmi; che deve cercare di rappresentare il senso e il progetto di difesa delle biodiversità (e di un’alimentazione sana) in senso poetico attraverso l’arte più efficace e strepitosa che sia stata inventata e diffusa nel novecento (il cinema).

E Ermanno Olmi realizza questo film-documentario, “Terra Madre” (tra poco dovrebbe arrivare nelle sale), nato appunto per dar voce a “una rete unica al mondo a difesa della biodiversità, sostenuta dalla fraternità”.

Su questo contesto, centrale viene ad essere, nel docu-film di Olmi, la storia di Ernesto Girotto, un trevigiano (di Roncade) morto qualche anno fa e che è vissuto quarant’anni in completo isolamento, stabilendo (nella sua casa contadina, nel suo bosco) un rapporto “totale” con la natura e le sue stagioni. Un’esperienza che è emersa anche grazie al lavoro della Fondazione Benetton “Studi e Ricerche” di Treviso, che ha documentato questa esperienza de “l’uomo senza desideri” nella seconda edizione (del 2008) della rassegna “luoghi di valore” (vedi nel nostro blog alla data 4 gennaio 2009).

Per saperne di più sul film “Terra Madre” di Olmi, riportiamo qui due articoli-recensione: da “il Gazzettino” e da “ilSole24ore.com”. E prima una piccola scheda su cos’è “Terra Madre” (ne abbiamo parlato in questo blog il 29 marzo scorso).

SCHEDA – Terra Madre è una rete di “comunità del cibo” impegnate, ciascuna nel proprio contesto geografico e culturale, a salvaguardare la qualità delle produzioni agro-alimentari locali. Le comunità condividono i problemi generati da un’agricoltura intensiva lesiva delle risorse naturali e da un’industria alimentare di massa che mira all’omologazione dei gusti e mette in pericolo l’esistenza stessa delle piccole produzioni. Terra Madre è la risposta concreta lanciata da contadini e produttori di tutto il mondo.

Terra Madre riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare per difendere insieme agricoltura, pesca e allevamento sostenibili e per preservare il gusto e la biodiversità del cibo. Qui troverai tutte le informazioni su Terra Madre 2008.

“TERRA MADRE”, IL FILM INCHIESTA DI OLMI RACCONTA LA VITA DI UN EREMITA

Il bosco di Ernesto Girotto (questo il nome dell’eremita) ha fortunatamente raccolto l’interesse dell’Amministrazione Comunale di Roncade, da anni impegnata per valorizzare il sito di particolare pregio ambientale, storico e umano, simbolo di una vita possibile anche in questa epoca ad indirizzo fortemente consumistico. Forse un eco museo testimonierà della scelta controcorrente di Girotto, dalla quale è scaturito un esempio di armonia e di equilibrio esaltato con puntualità nello spaccato del grande regista, che ci ha abituato ad assistere a capolavori cinematografici spesso di preveggenza clamorosa. Girotto e le sue capacità di confrontarsi in modo ideale con le quattro stagioni, recuperando il rapporto tempo-natura-uomo-animali-universo, potrebbero tradursi in un messaggio di speranza.
Questo perché il lavoro di Olmi, prodotto da Cineteca di Bologna e ITC Movie con la collaborazione di Rai Cinema, e realizzato con il sostegno del Ministero per i Beni Culturali, rappresenta un invito ad individuare e sviluppare un nuovo senso di “democrazia” verso l’intero creato. “Siamo ad un bivio e dobbiamo scegliere, non abbiamo più molto tempo a disposizione. E’ necessario diventare cittadini consapevoli” ha ricordato il regista agli spettatori del programma televisivo ‘Che tempo che fa’. Il documentario Terra madre propone quindi il grande tema del cibo e delle implicazioni economiche, ecologiche, sociali ad esso correlate. “Da’ spazio alle voci pacate di una rete mondiale”, ha sintetizzato Carlo Petrini, fondatore di Slow Food (e padre del progetto filmico insieme ad Olmi), a Berlino per presentare il documentario nato per dar voce a “una rete unica al mondo a difesa della biodiversità, sostenuta dalla fraternità”. (da “Il Gazzettino” del 15/2/2009)

I MESTIERI DELLA “TERRA MADRE” NEL FILM DI ERMANNO OLMI ALLA BERLINALE

Presentato alla 59^ edizione della Berlinale (5-15/02/2009) – di Marco Lombardi da “ilSole24ore.com”

I maestri sono maestri perché ci fanno vedere oltre la “siepe”, per dirla con Leopardi, trasformando il rischio della retorica in poesia capace d’orientare il nostro cammino individuale e sociale. Così, se il fondatore di Slow food, Carlin Petrini, avesse commissionato ad un regista qualunque il racconto della sua “Terra madre”, l’iniziativa che ogni due anni raccoglie tutti i contadini e i pastori e i nomadi del mondo coll’intento di fare gruppo (“Rete”, dice lui) fra la Mauritania e il Nepal, l’Islanda ed il Cile, gli Stati Uniti e Mauritius, così che tutti si possano scambiare informazioni tese a far sì che il mondo si a-riconverta in direzione della comune madre terra, cioè della vita, probabilmente ne sarebbe venuto fuori qualcosa di televisivo, se non di sbandierato, ideologizzato.
Questo film di Ermanno Olmi, invece, riesce ad elevarsi rispetto a tutto, nonostante parta appunto dalla richiesta di Slow food e dalla penultima edizione di “Terra madre”, svoltasi ad ottobre 2006 all’interno del Salone del gusto di Torino. Fu infatti poco prima d’allora che Petrini contattò il regista de “L’albero degli zoccoli”, chiedendogli di documentare alla sua maniera quella splendida esperienza collettiva di agricoltori ed allevatori provenienti da tutto il pianeta.
Il film comincia come una specie di reportage televisivo senza peraltro esserlo, facendo infatti prevalere lo sguardo “oltre qualcosa” rispetto allo sguardo “su qualcosa”, cioè il cuore sulla testa, e questo nonostante nella sua prima parte documenti fedelmente i lavori di “Terra madre”. Poi, in maniera leggera, la pellicola passa a dei racconti individuali capaci di spiegare il perché di tanta umana passione rispetto al bisogno di “giustizia” del pianeta, colui che più di tutto – anche più di noi stessi – abbiamo deturpato nel secolo scorso.
Fra tutti spicca la storia di un uomo che non molto tempo fa, in Veneto, s’isolò dal mondo per combatterne la spietata ferocia appiattente, dimostrandosi autosufficiente coi suoi orti, i suoi animali, il suo legno e i suoi tessuti.
Il bello di questo passaggio narrativo è dato dalla capacità di Ermanno Olmi di non fare delle facili (e discutibili) apologie un po’ retrò circa il bisogno di tornare indietro, visto che oggi come oggi forse neanche sarebbe più possibile. Il racconto, al contrario, è fatto in maniera serena, evidenziando – insieme agli aspetti valoriali insiti in questa scelta estrema – i possibili risvolti problematici di una persona che decide di rifiutare l’”altro” tout court.
Il meglio di sé il film lo dà però nella terza parte, quella in cui Olmi ritrae semplicemente il lavoro di un contadino nell’arco delle 4 stagioni: il momento della protezione rispetto alle intemperie dell’inverno, quello dell’aratura, quello della semina, quello della raccolta. Questa parte del film si svolge in un silenzio del tutto religioso che finisce per amplificare i rumori della natura e della terra, così come pure quelli del lavoro in sé e per sé, fatto di strumenti rudimentali e di mani che si muovono fra le zolle e sugli alberi. “Terra madre” qui tocca il suo punto più alto, nel farci capire senza spiegare. Senza urlare, solo suggerendoci quello che siamo: parte della terra, parte delle stagioni, e del cielo, e del sole, e della neve. In modo che anche il lavoro, tornando più naturale, renda noi più naturali e più veri.

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One thought on “Geofilm – “Terra Madre” di Ermanno Olmi – Una rete unica al mondo fatta di biodiversità e fraternità

  1. Luca Piccin venerdì 19 marzo 2010 / 23:34

    Rispetto per Ernesto Girotto.

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