Geosegnalazioni – è nato “Terra”, nuovo quotidiano sui temi del Territorio

terra-_-quotidiano Indro Montanelli, grande giornalista che ha lasciato un segno importante nel giornalismo italiano della seconda metà del secolo scorso, che si definiva di destra (pur avendo rapporti spesso conflittuali con personaggi politici di quella sponda), quando chiudeva un giornale (o andava in crisi) di sinistra (anche estrema), si diceva sinceramente dispiaciuto, perché, diceva, “quando chiude un giornale è un pezzo di democrazia e di libertà che muore”. Su questo (nobile e importante) pensiero è pertanto invece da rallegrarsi della nascita di un nuovo quotidiano che si può trovare nelle edicole dal 15 aprile  (anche se, ci pare di capire, la distribuzione capillare non è ancora del tutto perfezionata). Parliamo di Terra (con sottotitolo “il tuo alleato quotidiano”).  “Terra” ha poi la caratteristica di considerarsi un quotidiano ecologista (nel presentarsi i redattori definiscono il loro giornale “il primo quotidiano ecologista d’Italia”). E’ nelle edicole sei giorni la settimana (escluso il lunedì), con 16 pagine tutte colorate in formato Tabloid. “Terra” nasce dall’esperienza di un altro giornale del passato (anch’esso “interamente ecologista”) che si chiamava “Notizie Verdi”. Il Direttore Responsabile di “Terra” è Pino Di Maula, e conta un notiziario online, “Terra News” (http://www.terranews.it/)  che sembra impostato per essere un ottimo archivio di notizie, proposte e idee su temi riguardanti l’ambiente.

Che dire? qui, in questa nostra segnalazione, ci sono gli auguri di “Geograficamente” e credo di tutti quelli che leggono e frequentano questo blog (e un invito ad andarlo a comprare in edicola e “verificarlo”).     Qui di seguito riportiamo un articolo, ripreso da questo nuovo quotidiano, sul tema della ricostruzione dei centri storici abruzzesi devastati dal terremoto. In esso si sente il parere di Aldo Loris Rossi, celebre docente di progettazione architettonica, che connette il “Piano Casa” alle esigenze della ricostruzione abruzzese: la demolizione dei (brutti) edifici del dopoguerra, con la ricostruzione con stili di qualità, con norme di risparmio energetico e (naturalmente) antisismici. E’ l’idea del Piano Casa che abbiamo formulato anche noi geografi, come grande occasione di demolizione e superamento delle brutture architettoniche dei decenni dal dopoguerra ad adesso. E intanto, per i terremotati dotare (subito, senza indugi!) la popolazione di case (tipo baita) in legno, per affrontare il periodo di virtuosa ricostruzione.

ORA TUTELARE I CENTRI STORICI

Liliana Chiaramello (da “Terra”, nuovo quotidiano in edicola)

Aldo Loris Rossi: «Bisogna potenziare l’edilizia di qualità e ricostruire gli edifici post bellici. Se i terremoti non sono prevedibili, quanto meno i loro effetti catastrofici possono essere prevenuti»

Il patrimonio edilizio nazionale è fragilissimo poiché sono estremamente gravi le mancanze in quella politica urbanistica degli ultimi sessant’anni, figlia dell’emergenza post bellica». Aldo Loris Rossi, ordinario di Progettazione architettonica presso l’università Federico II di Napoli, commenta così il disastroso sisma che ha devastato il territorio abruzzese causando 281 morti, 1.500 feriti, 28mila sfollati. «Il patrimonio urbano realizzato in oltre 3000 anni di storia », ricorda Loris Rossi, «è riuscito certo a far fronte ai numerosi terremoti che via via si sono succeduti nel nostro Paese nonostante l’impiantistica obsoleta.

E proprio per questo è necessario salvaguardarlo e compiere una seria riqualificazione attraverso due strategie di incentivi: una politica indirizzata alla conservazione dei centri storici e un’altra per potenziare la rottamazione dell’edilizia post bellica, che è priva di qualità e non è progettata in modo antisismico. Quindi condivido una politica di “rottamazione edilizia” che deve escludere, però, centri storici, aree ad alto rischio permanente e zone di interesse paesaggistico ».

La polemica di questi giorni tra la necessità di restaurare i centri storici e puntare sulle new town, annunciate dal premier Berlusconi, non convince Loris Rossi che reputa tale diatriba priva di qualsivoglia soluzione concreta e immediata. Peraltro, anche in vista della costruzione di “nuove città” a seguito del sisma, come previsto dal premier, secondo molti tecnici diventano comunque cruciali le indagini preventive sul territorio.

«Entrambe le posizioni sono tanto urgenti e giuste quanto però impegnative – sottolinea Loris Rossi – sia per quanto riguarda il tempo sia da un punto di vista economico. Ma possibile e tempestiva è invece una terza opzione che prevede la demolizione e successiva ricostruzione di case sparse dell’aquilano con un incremento di cubatura che, comunque, deve essere previsto allo scopo di essere adeguato alle norme antisismiche e all’impiantistica di sicurezza e alle energie rinnovabili. Ciò garantirebbe non solo un’architettura di qualità ma anche unità urbane a funzioni integrate. Cosicché se i terremoti non sono prevedibili, quanto meno i loro effetti catastrofici in questo modo possono essere prevenuti». Rapida, efficiente, pur se provvisoria, dev’essere dunque la soluzione per la situazione attuale.

Secondo il docente di Progettazione architettonica, occorre coinvolgere in particolare le aziende produttrici di baite: si potrebbero infatti subito sostituire i container, dove a breve andranno i numerosi rimasti senza abitazione, con case in legno, edificabili in una settimana. «Tutto ciò permetterebbe di iniziare, veloce e puntuale, un processo di rottamazione edilizia, contemporaneo al restauro del centro storico, evitando sterili polemiche che distraggono dal puntare in modo efficace e decisivo su un rilancio vero dell’edilizia realizzabile in tempi ragionevoli».

Queste tesi furono già elaborate da Loris Rossi in occasione di un “Manifesto per la rottamazione dell’edilizia post bellica priva di qualità e non antisismica” pubblicato nel Maggio del 2000 sulla rivista L’architettura, cronache e storia, fondata dall’ex presidente del Partito radicale Bruno Zevi. Un manifesto di dieci anni fa che aveva individuato nell’edilizia, con lungimiranza, una strategia da adottare per mettere in moto l’economia delle città. E per diminuire la loro vulnerabilità ai fenomeni tellurici che vedono l’Italia come uno degli Stati più a rischio dell’intera Europa. E’ infatti la capacità di creare strutture resistenti al terremoto, attraverso l’applicazione di progetti avanzati, la strategia per ridimensionare la portata del pericolo. Giappone, California e Nuova Zelanda sono gli Stati più avanzati. Un esempio da seguire.

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One thought on “Geosegnalazioni – è nato “Terra”, nuovo quotidiano sui temi del Territorio

  1. Andrea giovedì 16 aprile 2009 / 18:53

    Gran bella segnalazione.

    grazie,

    a

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