Abruzzo – breve diario di un volontario

Pubblichiamo qui il resoconto dell’esperienza in Abruzzo del nostro socio e amico Federico Gianoli che ha partecipato ai soccorsi assieme agli Scout del C.N.G.E.I. di Padova.jacopo1-053

“Si parte, la sede centrale ha lanciato l’appello, tra due ore sono sotto casa tua”, dopo questa frase mi precipito a casa per prepararmi lo zaino, si parte e non si sa quanto si starà via, nel mentre che ci si fa lo zaino si telefona per rimandare i mille impegni della settimana e poi in macchina, in cinque schiacciati sui sedili in direzione di L’Aquila per andare a prestare soccorso alla Protezione Civile per il terremoto che ha colpito l’Abruzzo la notte tra il 5 e 6 aprile.

500 Km di viaggio di notte, lungo l’autostrada nessuno a parte le colonne della Protezione Civile provenienti da ogni parte d’Italia, colonne di decine e decine di camion carichi di materiali e di mezzi per il soccorso, gli autogrill bloccati da centinaia di persone che, anche loro mobilitati da un’ora all’altra, andavano a rifocillarsi non sapendo quando avrebbero potuto mangiare un’altra volta.

Alle 4:00 del mattino raggiungiamo finalmente L’Aquila, o meglio ciò che ne rimane, passiamo lentamente tra le macerie cercando di raggiungere la caserma della finanza dove c’è il centro organizzativo della protezione civile e degli scout. Lo scenario è quasi surreale, intere palazzine crollate e i soccorritori che scavano ancora, cercando qualche superstite.

Arriviamo finalmente al centro di coordinamento generale della PC a Coppito dove veniamo registrati e dove ci viene detto di cercare di dormire almeno un paio d’ore per essere operativi alle 7:00, nella caserma tanta gente, tanti volontari della P.C. e tantissimi Scout che si sono mobilitati anche loro da tutt’Italia, si ritrovano anche vecchi amici, che luogo e situazione strana per incontrarsi ancora, mossi entrambi da quella Promessa e dal motto che ormai è la nostra ragion d’essere : “Del nostro meglio per essere preparati a servire”.

La mattina veniamo destinati a Tempera, paese tra L’Aquila e Paganica completamente raso al suolo, nel centro della piazza del paese due campane tra le macerie, si capisce che quella era una chiesa solo per la presenza dei due bronzi.

Arriviamo al campo dove troviamo una tenda montata e due squadre della protezione civile una di Avellino e l’altra di Trevi che stanno cominciando ad allestire il campo. Cominciamo a lavorare, tiriamo su tende per tutto il giorno, sembra una banalità ma il tempo medio per montare una di quelle tende blu che vedete ai Tg è di circa 45 minuti e ci vogliono 4 persone per spostare la sacca che le contiene.

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La giornata passa in fretta sotto il sole cocente di mezzogiorno e sotto qualche goccia di pioggia nel tardo pomeriggio, a fine giornata 15 tende erano montate e la gente cominciava ad entrare nel campo. Nel mentre arrivavano i camion con i viveri, con l’acqua, con i materiali che dovevano essere scaricati.

Nel tardo pomeriggio una scossa di 5.1 della Richter fa tremare la terra, mi aggrappo ad un mio compagno e nel mentre mi si blocca lo stomaco resto paralizzato per una frazione di secondo e poi la scossa finisce, i cani ululano, i bambini piangono e una ragazza si dispera. Si torna a lavorare.

La sera poi la cosa più caotica, l’assegnazione delle tende agli sfollati, si prende nota di tutti gli afferenti al campo, circa 120 la prima notte e il giorno successivo sarebbero stati più di 180. Per ogni tenda poi venivano consegnate le brande, arrivate in tarda serata da Potenza, sacche contenenti due brandine due materassi due cuscini e 4 coperte.

Per ogni tenda quella notte si stava in 10-12 per tenda ammassati in più per letto.

Una volta finita quest’operazione arriva il cibo, alle 23:00 passate, si mangia un piatto di pasta tiepido e poi la gente è invita ad entrare in tenda per permettere ai volontari di completare i loro lavori. Quella notte al campo non era ancora arrivata né la luce né l’acqua corrente e per i propri bisogni ci solo alcuni sgradevoli bagni chimici che si riempiono troppo in fretta.

Si finiscono i lavori della giornata e stremati si va anche noi nella nostra tendina che c’eravamo montati durante la pausa pranzo ai margini del campo, ci si chiede di essere vigili per controllare che persone esterne non entrino al campo ma la cosa, data la stanchezza è pressoché impossibile. Di notte ci riescono a svegliare solo altre scosse di terremoto.

La mattina si ricomincia a lavorare per montare altre 15 tende, si scaricano altri camion e si lavora. Si ha l’occasione di conoscere gli altri volontari, alcuni ragazzi come noi e altri più navigati con l’esperienza, purtroppo personale, di altri terremoti. I due di Trevi vivono ancora nelle casette e aspettano di rientrare nella loro casa dal 1997, mentre il capo campo, Ottorino, è di Tempera e anche lui ha perso la casa, lui con la protezione civile era stato in Molise, in Pakistan ma, disperato, mi confida, facendomi vedere casa sua, che non c’è nulla di così devastante di dover tirare fuori dalla macerie i propri paesani, compagni di una vita.

Nella giornata solo una cosa ha turbato il campo oltre al terremoto, i giornalisti, che sono venuti per intervistare i bambini con domande poco opportune.

Tra le tende si comincia a vivere, le famiglie si organizzano e si sistemano per “normalizzare” quel genere di vita che li accompagnerà per molti mesi ancora.

Tra una tenda e un camion intanto si è fatto già mercoledì, si cercano di ultimare le “ultime cose” del campo, si montano un altro paio di tende, si fanno gli allacciamenti alla rete elettrica, e altri piccoli lavori. Nel mentre arriva la cucina, gentilmente portata da un partito che appena finisce l’allestimento issa la sua bandiera subito fatta togliere. Tralascio i discorsi che mi sono stati fatti dai militanti del partito, tralascio i loro atteggiamenti perché non è il luogo per parlarne, solo tanta tristezza ripensandoci, una maschera di solidarietà ai loro fini.

Il giorno dopo il campo è avviato, mancano alcune cose ma ormai il nostro lavoro a Tempera è finito e torniamo al centro della PC per farci riassegnare.

Ci mandano in un campo a Coppito, frazione di L’Aquila, campo gestito dagli scout che conta circa 800 sfollati, montiamo altre tende e facciamo trapasso nozioni agli scout arrivati quel giorno. In quella mattinata per’altro ci chiedono di tornare alla caserma perché sta per arrivare Napolitano e bisogna prepararsi per accoglierlo.

Ormai i campi sono avviati e sono arrivati i cambi per il periodo pasquale, con il cuore gonfio di emozioni, la testa piena di pensieri e il corpo stremato, decidiamo di ritornare a casa, pronti a tornare tra qualche settimana per continuare quello che è stato iniziato.

Federico Gianoli

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One thought on “Abruzzo – breve diario di un volontario

  1. Luca Piccin venerdì 24 aprile 2009 / 22:15

    Bravo.

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