G8 sul clima a Siracusa – (in un mondo a basse emissioni di carbonio la vita diventa più piacevole)

Il Cracking Art Group sbarca a Siracusa con una nuova invasione di tartarughe blu in plastica (da "Il Sole 24ore)
Il Cracking Art Group sbarca a Siracusa con una nuova invasione di tartarughe blu in plastica (da "Il Sole 24ore)

Il susseguirsi (impetuoso) di vertici internazionali, in questo periodo, denota che il mondo (le nazioni, gli organismi sovranazionali finora creati) percepisce (finalmente) di  correre gravi rischi alla sua sopravvivenza, e cerca soluzioni praticabili e concrete, nel campo dell’ambiente, dell’agricoltura, dell’economia, del tentativo di far prevalere la pace sulla guerra. E dopo il vertice G8 (ma di fatto allargato a molti altri paesi) sull’Agricoltura mondiale di Cison di Valmarino, ora abbiamo il vertice sull’Ambiente, sempre del G8 (anche questo allargato ad altre realtà nazionali). Tre giorni di riunioni (da mercoledì 22 aprile a venerdì), anche in vista dell’incontro voluto a Washington da Obama per lunedì 27 aprile con tutti i ministri dell’Ambiente per quello che il presidente statunitense chiama il “Major economies meeting”. E tutto per decidere cose concrete (sulla riduzione delle emissioni di carbonio, sul clima) che dovranno essere ufficializzate (e vedere più paesi possibili aderenti) nel vertice di Copenhagen del dicembre prossimo (che sostituirà le misure adottate con il protocollo di Kyoto).  Insomma tutto è in movimento verso decisioni concrete per la salvaguardia dell’Ambiente, del clima, vista la situazione di “malattia grave” che esso ha raggiunto (e le persone subiscono).   Qui di seguito vi diamo conto del vertice di Siracusa, cui non a caso la figura predominante e “conduttrice” è (ancora una volta) una rappresentante americana, Lisa Jackson (nominata da Obama al vertice dell’Enviromental Protection Agengy, l’EPA, potentissima organizzazione pubblica americana che controlla la situazione ambientale). E inoltre, altra figura importante, è il britannico Lord Nicholas Stern, ex leader della Banca Mondiale, ed ora ai vertici dell’impegno per la salvaguardia del clima (di seguito vi proporremo un suo libro appena pubblicato in Italia)

G-8 SUL CLIMA, ALLA PROVA L’EFFETTO OBAMA

Marco Magrino, Il Sole 24 ore, 22-4-2009

Tappa a Siracusa, sulla strada per Copenhagen. I ministri dell’ambiente del G-8 – sotto la presidenza della siracusana Stefania Prestigiacomo – si riuniscono per tre giorni nell’incantevole porto della Magna Grecia, una delle ultime soste della diplomazia climatica prima del summit di Copenhagen, il prossimo dicembre.  Ovvero quello che Sir Nicholas Stern, economista, consulente di Gordon Brown sui cambiamenti climatici, nonché cavaliere della regina Elisabetta, ha definito «il più cruciale vertice internazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale».

È cruciale perché è l’ultima occasione per concordare sul regime internazionale delle emissioni-serra dal 2013 in poi, quando il Protocollo di Kyoto arriverà alla naturale scadenza. È cruciale, a detta degli scienziati (e di qualche capo di Governo), per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020, condizione necessaria – ancorché non sufficiente – per evitare che l’aumento della temperatura media globale non superi la pericolosa soglia dei due gradi. Ed è cruciale perché le Nazioni Unite restano, da copione, disunite. Ecco perché il Governo italiano ha pensato bene di allargare gli orizzonti del vertice in terra di Sicilia. Gli otto Grandi non coincifono più con gli otto maggiori inquinatori del mondo.

Certo, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna Giappone e Russia sono quelli che da più tempo sputano ingenti quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. E il principio delle «comuni ma differenziate responsabilità» – concordato dalle Nazioni Unite nel 1992, al Summit della Terra di Rio – li schiera tutti in prima fila. Ma oggi la Cina (pur in assenza di dati ufficiali) avrebbe già superato le emissioni statunitensi. E l’India, anch’essa esclusa da qualsiasi obbligo sotto il Protocollo di Kyoto, si sta esercitando a fare altrettanto.
Questo G-8 dell’ambiente dunque, assomiglia tanto a un G-20: partecipano anche Cina, India, Australia, Indonesia, Brasile, Messico, Egitto, Corea del Sud e Sudafrica. E tre altri Paesi europei: la Repubblica Ceca (presidente Ue di turno), la Svezia (presidente nel secondo semestre) e la Danimarca (che ospiterà il vertice di Copenhagen).
«La riunione di Siracusa darà proposte concrete per promuovere e finanziare lo sviluppo di un’economia mondiale a basso contenuto di carbonio», ha detto il ministro Prestigiacomo. «Il nostro obiettivo è quello di collegare queste tecnologie a programmi di finanziamento internazionali pubblico-privati. È importante che al crescente fabbisogno di nuova energia si possa rispondere dotando i Paesi in via di sviluppo di tecnologie che consentono di ridurre le emissioni, per evitare che ogni ipotesi di riduzione delle emissioni rischi di essere vanificata».

Il ruolo di Lisa Jackson

A Siracusa, gli 8+12 non discuteranno dei temi più scottanti di Copenhagen (quali impegni prendere nella riduzione delle emissioni? Come ridistribuirli fra vecchi e nuovi inquinatori?), quanto dei passi più concreti da fare in vista dell’approdo in Danimarca.

I lavori preparatori sono stati realizzati a Trieste, dove gli stessi Venti s’erano già riuniti a inizio mese. «C’è da esaminare quali tecnologie adottare, fra quelle già disponibili», spiega Corrado Clini, direttore generale all’Ambiente e grande animatore del meeting di Trieste. «Poi bisogna decidere in quali settori intervenire prima. E quali opzioni adottare per finanziare il loro sviluppo e la loro diffusione nel mondo».
Nel suo insieme, si tratta di un negoziato tanto cruciale quanto – a giudicare dal vuoto degli ultimi vertici Onu – apparentemente impossibile. Fortuna vuole che, negli ultimi tempi, lo scenario sia cambiato. Barack Obama ha cambiato di 180 gradi la posizione americana. Non a caso, la delegazione a Siracusa sarà guidata da Lisa Jackson, l’amministratrice di quell’Epa che proprio tre giorni fa ha sentenziato che il cambiamento climatico mette a rischio la salute e la sicurezza degli americani. Intanto a Pechino, proprio in questi giorni, Su Wei e Hu Angang – due funzionari della diplomazia climatica cinese – hanno detto pubblicamente che la Repubblica Popolare è pronta ad assumere impegni stringenti per la riduzione delle emissioni.
Il vertice di Siracusa, pur senza promettere risultati trionfali, potrebbe diventare una pietra miliare, verso il possibile, storico (e cruciale) successo di dicembre. Ma il viaggio della diplomazia non si ferma. La tappa successiva è già fissata per lunedì prossimo, a Washington, dove Obama ha convocato i ministri dell’Ambiente per quello che lui chiama il Major economies meeting. Copenhagen, sarà ancora un po’ più vicina. (il Sole 24ore 22 aprile 2009)

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Geolibri- “Un piano per salvare il pianeta” (Nicholas Stern – Feltrinelli)

COSÌ SI PUÒ EVITARE IL DISASTRO CLIMATICO

Repubblica — 10 aprile 2009

«Al G20 sono state fatte scelte forti in campo finanziario e il piano Obama di investimenti pubblici in campo ambientale è molto promettente. La strada da imboccare è quella, ma bisogna agire in fretta, il tempo è scaduto».

Lord Nicholas Stern, l’ex chief economist della Banca Mondiale, nel 2006 aveva spaventato i mercati pubblicando un rapporto di 700 pagine in cui si spiega che, se non si farà nulla per arginare l’ emissione di gas serra, i danni climatici potranno arrivare a un quinto del Pil globale, l’ equivalente della somma delle due guerre mondiali.

Ora, con Un piano per salvare il pianeta (Feltrinelli, pagg. 260, euro 16) passa alla parte propositiva.

Lei sostiene che non c’ è più tempo da perdere. Eppure la crisi economica rischia di rallentare la marcia della riconversione energetica verso l’ efficienza e le fonti rinnovabili: anche in Italia c’è chi dice che bisogna rimandare gli impegni a difesa del clima.

«La crisi attuale ha avuto un’ incubazione durata 15-20 anni senza che le istituzioni fossero capaci di reagire in maniera efficace. Con il cambiamento climatico non possiamo ripetere lo stesso errore perché se rimandassimo una risposta adeguata, se perdessimo altri 15 o 20 anni, ci troveremmo in una situazione drammaticamente compromessa».

Cosa rischiamo?

«Un aumento di 5 gradi centigradi, forse anche più. E per capire cosa significa basta pensare che con 5 gradi in meno, durante l’ ultima era glaciale, buona parte dell’ Europa del Nord e del Nord America era sotto una coltre di ghiaccio alta centinaia di metri. Mentre con 5 gradi in più, nell’ Eocene, 30-50 milioni di anni fa, al Polo Nord c’ erano gli alligatori».

A che condizioni questa minaccia è ancora evitabile?

«A condizione di adottare un sistema energetico a bassa componente di idrocarburi: bisogna cambiare radicalmente il modo di produrre, di abitare, di muoversi».

Quanto costerà questo cambiamento?

«Negli ultimi due, tre anni la situazione è peggiorata è ho dovuto alzare la stima che avevo inserito nel rapporto che porta il mio nome. Allora avevo parlato dell’ 1 per cento del Pil, ma il disastro climatico avanza a velocità superiore alle attese e costringe a risposte più nette. Oggi l’ordine di grandezza delle cifre da impegnare si avvicina al 2 per cento del Pil, circa mille miliardi di dollari».

Un investimento significativo. In cambio che si otterrebbe?

«La situazione attuale è quella di chi si gioca la vita a testa o croce: in assenza di azioni correttive le probabilità di arrivare a un aumento di 5 gradi sono pari al 50 per cento. Adottando il piano per salvare il pianeta le possibilità di un disastro climatico si riducono al 3 per cento. Dunque direi che è un buon investimento».

Ci sarà un consenso sufficiente?

«Il consenso comincia ad essere piuttosto largo e i politici che non lo colgono, di destra o di sinistra, rischiano. Secondo un sondaggio condotto dalla Bbc in 21 paesi, 9 persone su 10 ritengono che l’ intervento sul clima sia necessario. I paesi europei in cui c’è un largo pronunciamento a favore delle misure più drastiche sono Spagna, Italia e Francia».

Cosa cambierebbe della nostra vita quotidiana la riconversione energetica di cui lei parla?

«In un mondo a basse emissioni di carbonio la vita diventa più piacevole, più conveniente e con vantaggi anche sul piano sanitario. Faccio qualche esempio. Passando da una Toyota Camry a una Toyota Prius si risparmia una tonnellata di anidride carbonica l’ anno. Passando da una dieta al 50 per cento di carnea una dieta vegetariana si risparmiano 3,6 tonnellate l’anno pro capite di anidride carbonica. Sostituendo un sistema a led a una lampada a cherosene, molto usata nei paesi poveri, si ottiene un risparmio di carburante equivalente a una mensilità di stipendio all’ anno».

E dal punto di vista di chi guarda ai fatturati?

«Il Climate Change Benchmark, che comprende le 300 aziende più impegnate nella battaglia contro il rischio climatico, ha avuto una crescita spettacolare: in tre anni le azioni di queste aziende hanno superato del 70 per cento l’ andamento dell’ indice azionario globale medio». – ANTONIO CIANCIULLO

………………………..

SCHEDA: LA GEOPOLITICA DELL’INQUINAMENTO – Emissioni di CO2 per Paese. Dati 2006 in milioni di tonnellate, esclusa l’agricoltura

CANADA (nel G8)
560, 4
Conflitto insanabile: rispettare gli impegni di Kyoto e, al tempo stesso, sfruttare le sabbie bituminose dell’Alberta
STATI UNITI (nel G8)
5.975,0
Svolta di 180 gradi:
Obama giura che gli Usa adotteranno il taglio obbligatorio delle emissioni – serra. I repubblicani dissentono
MESSICO (non Annex I)
393, 5
(dato 2002)
BRASILE (non Annex I)
253, 3
(dato 1994)
REGNO UNITO (nel G8)
Economia a basso tasso di carbonio:
è diventata una priorità del Governo. La regina ha firmato il “Carbon Bill”

UNIONE EUROPEA (nel G8)
4.246,8

GERMANIA
880, 2
Poco sole e molta volontà:
La Germania è il Paese al mondo che ha più impianti fotovoltaici
SVEZIA
51,5
DANIMARCA
58,9
REP. CECA
127,9
FRANCIA
408,6
Energia nucleare: grazie al nucleare, il suo sistema energetico è fra quelli a minor intensità di carbonio al mondo
ITALIA
488,0
Storicamente mai in prima linea: aderisce agli impegni sul carbonio e l’intensità energetica presi in sede Europea

EGITTO (non Annex I)
84,2
(dato 1990)
SUDAFRICA (Non Annex)
315,9
(dato 1994)
INDIA
779,3
(dato 1994)
CINA (G8)
3.073,4
(dato 1994)
RUSSIA (nel G8)
1.577,6
Le sue emissioni sono crollate insieme all’Urss: grazie a questo, con Kyoto si è avvantaggiata. Non è una paladina dell’ambiente
GIAPPONE (nel G8)
1.273,6
Ufficialmente in prima linea
(ha ospitato il vertice di Kyoto nel ’97), ha prodotto più parole che fatti
COREA DEL SUD (Non Annex I)
480,9
(dato 2001)
INDONESIA (Non Annex I)
189,1
(dato 1994)
AUSTRALIA (Altri Paesi Annex I)
390,4

NOTA: nel Protocollo di Kyoto, i Paesi Annex I sono quelli di più antica industrializzazione, chiamati a tagliare le proprie emissioni – serra. I Paesi che non fanno parte della Annex I (come Cina e India) sin qui non hanno avuto obbligazioni.

(Fonte: Unfccc. Da “Il Sole 24 ore” del 22aprile 2009)

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