Il lento (ma importante) cammino di un’Europa unita, oltre gli stati nazionali

dei 27 paesi aderenti all'Unione Europea, la sola Irlanda non ha ancora approvato il Trattato di Lisbona
dei 27 paesi aderenti all'Unione Europea, la sola Irlanda non ha ancora approvato il Trattato di Lisbona

Il semestre europeo che vede la presidenza di turno affidata alla Repubblica Ceca (e che si concluderà il 30 giugno) è un semestre un po’ rocambolesco, ad alto rischio (Praga crede poco all’Europa, e inoltre la situazione politica interna Ceca è in movimento:  il governo attuale e il suo primo ministro Topolanek sono stati sfiduciati dal parlamento), ma che nonostante tutto qualche risultato, nel consolidamento e nella creazione di un’Europa unita (un’Europa federalista), lo sta dando. Alla vigilia di un vertice assai delicato (7 maggio) che si è tenuto a Praga, con l’intento di allargare e consolidare l’Unione Europea verso Est coinvolgendo in un partenariato più positivo sei repubbliche ex sovietiche (Georgia, Ucraina, Moldavia, Bielorussia, Armenia e Azerbajan), ebbene vi è stato il rischio che la stessa Repubblica Ceca, qualche giorno prima, non approvasse il Trattato di Lisbona: carta fondamentale firmata appunto a Lisbona il 13 dicembre 2007 dai capi di stato delle 27 nazioni che consolida il ruolo di un’Europa unita rispetto al potere dei (per ora 27) stati nazionali aderenti.  L’importanza del Trattato di Lisbona è data dalle regole nuove che lì vi sono contenute: la creazione di un leader unico (con mandato di due anni e mezzo, il Presidente del Consiglio europeo), un ministro degli esteri e della sicurezza con ampi poteri (“alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza”), l’estensione del voto a maggioranza qualificata (di seguito spieghiamo come funziona), la possibilità di recesso di Stati che credono poco allo spirito unitario europeo… e, a questo proposito è il caso sì della Repubblica Ceca (il suo presidente, Klaus, si rifiuta per ora di firmare il provvedimento preso nei giorni scorsi dal suo Senato), ma anche in parte della Polonia (qui l’ultranazionalista presidente Lech Kaczynski non vuole ratificare una decisione presa da mesi dal Parlamento nazionale); ed è il caso, nel rallentamento alla sua applicazione che subisce il Trattato di Lisbona, dell’Irlanda, dove un referendum ha bocciato il Trattato: ma gli irlandesi, si dice, dopo aver usufruito dei benefici dell’adesione europea negli anni scorsi con uno sviluppo economico fortissimo, ora che la loro economia è ferma e in crisi, stanno capendo che senza l’Europa vivranno un isolamento suicida… pertanto il nuovo referendum che si terrà probabilmente a novembre di riproposizione all’adesione al Trattato di Lisbona, è probabile che vedrà l’Irlanda più disposta a partecipate a un progetto unitario europeo. E, su tutto questo, resta l’incognita della partecipazione della Turchia alla nuova Europa, avversata da gruppi autonomisti di tipo nazionale (già contrari in sè al progetto europeo), o xenofobi, o ultraclericali (la Turchia è di religione mussulmana…); paese (la Turchia) in fortissima crescita e sviluppo economico, con regole democratiche oramai sempre più consolidate, e che incomincia ad avere il coraggio di rivedere la sua storia recente più controversa (come il genocidio delle popolazioni armene dei primi decenni del novecento) ponendosi così in un contesto di democrazia liberale basato sui diritti universali di ciascuna persona (e la Turchia può diventare un ponte di pace e dialogo verso tutto il mondo mussulmano…). Ma, come prima promesso, diamo qui di seguito un sunto di cosa prevede il Trattato di Lisblona, seguito poi da una cronaca su quel che è accaduto nella Repubblica Ceca nei giorni scorsi.

IL TRATTATO IN SINTESI

Il 13 dicembre 2007 i leader dell’Unione europea hanno firmato il trattato di Lisbona, mettendo fine a diversi anni di negoziati sulla riforma istituzionale.     Il trattato di Lisbona modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, attualmente in vigore, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato doterà l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.

Un’Europa più democratica e trasparente, che rafforza il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far sentire la loro voce e chiarisce la ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale.

Un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo: il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini dell’UE, sarà dotato di nuovi importanti poteri per quanto riguarda la legislazione e il bilancio dell’UE e gli accordi internazionali. In particolare, l’estensione della procedura di codecisione garantirà al Parlamento europeo una posizione di parità rispetto al Consiglio, dove sono rappresentati gli Stati membri, per la maggior parte degli atti legislativi europei.

Un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali: i parlamenti nazionali potranno essere maggiormente coinvolti nell’attività dell’UE, in particolare grazie ad un nuovo meccanismo per verificare che l’Unione intervenga solo quando l’azione a livello europeo risulti più efficace (principio di sussidiarietà). Questa maggiore partecipazione, insieme al potenziamento del ruolo del Parlamento europeo, accrescerà la legittimità ed il funzionamento democratico dell’Unione.

Una voce più forte per i cittadini: grazie alla cosiddetta “iniziativa dei cittadini”, un gruppo di almeno un milione di cittadini di un certo numero di Stati membri potrà invitare la Commissione a presentare nuove proposte.

Ripartizione delle competenze: la categorizzazione delle competenze consentirà di definire in modo più preciso i rapporti tra gli Stati membri e l’Unione europea.

Recesso dall’Unione: per la prima volta, il trattato di Lisbona riconosce espressamente agli Stati membri la possibilità di recedere dall’Unione.

Un’Europa più efficiente, che semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si dota di istituzioni più moderne e adeguate ad un’Unione a 27 e dispone di una maggiore capacità di intervenire nei settori di massima priorità per l’Unione di oggi.

Un processo decisionale efficace ed efficiente: il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio sarà esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale. A partire dal 2014, il calcolo della maggioranza qualificata si baserà sulla doppia maggioranza degli Stati membri e della popolazione, in modo da rappresentare la doppia legittimità dell’Unione. La doppia maggioranza è raggiunta quando una decisione è approvata da almeno il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Unione.

Un quadro istituzionale più stabile e più semplice: il trattato di Lisbona istituisce la figura del presidente del Consiglio europeo, eletto per un mandato di due anni e mezzo, introduce un legame diretto tra l’elezione del presidente della Commissione e l’esito delle elezioni europee, prevede nuove disposizioni per la futura composizione del Parlamento europeo e per una Commissione ridotta e stabilisce norme più chiare sulla cooperazione rafforzata e sulle disposizioni finanziarie.

Migliorare la vita degli europei: il trattato di Lisbona migliora la capacità di azione dell’UE in diversi settori prioritari per l’Unione di oggi e per i suoi cittadini. È quanto avviene in particolare nel campo della “libertà, sicurezza e giustizia”, per affrontare problemi come la lotta al terrorismo e alla criminalità. La stessa cosa si verifica, in parte, anche in ambiti come la politica energetica, la salute pubblica, la protezione civile, i cambiamenti climatici, i servizi di interesse generale, la ricerca, lo spazio, la coesione territoriale, la politica commerciale, gli aiuti umanitari, lo sport, il turismo e la cooperazione amministrativa.

Un’Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e sicurezza, che promuove i valori dell’Unione, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo, prevede nuovi meccanismi di solidarietà e garantisce una migliore protezione dei cittadini europei.

Valori democratici: il trattato di Lisbona precisa e rafforza i valori e gli obiettivi sui quali l’Unione si fonda. Questi valori devono servire da punto di riferimento per i cittadini europei e dimostrare quello che l’Europa può offrire ai suoi partner nel resto del mondo.

I diritti dei cittadini e la Carta dei diritti fondamentali: il trattato di Lisbona mantiene i diritti esistenti e ne introduce di nuovi. In particolare, garantisce le libertà e i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali rendendoli giuridicamente vincolanti. Il trattato contempla diritti civili, politici, economici e sociali.

Libertà dei cittadini europei: il trattato di Lisbona mantiene e rafforza le quattro libertà fondamentali, nonché la libertà politica, economica e sociale dei cittadini europei.

Solidarietà tra gli Stati membri: il trattato di Lisbona dispone che l’Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire congiuntamente in uno spirito di solidarietà se un paese dell’UE è oggetto di un attacco terroristico o vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo. Pone inoltre l’accento sulla solidarietà nel settore energetico.

Maggiore sicurezza per tutti: la capacità di azione dell’Unione in materia di libertà, sicurezza e giustizia sarà rafforzata, consentendo di rendere più incisiva la lotta alla criminalità e al terrorismo. Anche le nuove disposizioni in materia di protezione civile, aiuti umanitari e salute pubblica contribuiranno a potenziare la capacità dell’Unione di far fronte alle minacce per la sicurezza dei cittadini.

Un’Europa protagonista sulla scena internazionale, il cui ruolo sarà potenziato raggruppando gli strumenti comunitari di politica estera, per quanto riguarda sia l’elaborazione che l’approvazione di nuove politiche. Il trattato di Lisbona permetterà all’Europa di esprimere una posizione chiara nelle relazioni con i partner a livello mondiale. Metterà la potenza economica, umanitaria, politica e diplomatica dell’Europa al servizio dei suoi interessi e valori in tutto il mondo, pur rispettando gli interessi particolari degli Stati membri in politica estera.

La nuova figura di alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che sarà anche vicepresidente della Commissione, è destinata a conferire all’azione esterna dell’UE maggiore impatto, coerenza e visibilità.

Un nuovo servizio europeo per l’azione esterna assisterà l’alto rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni.

La personalità giuridica unica conferita all’Unione ne rafforzerà il potere negoziale, potenzierà ulteriormente la sua azione in ambito internazionale e la renderà un partner più visibile per i paesi terzi e le organizzazioni internazionali.

La politica europea di sicurezza e di difesa, pur conservando dispositivi decisionali speciali, agevolerà la cooperazione rafforzata tra un numero ristretto di Stati membri.

………………………..

Praga, Klaus sgambetta l’ Europa

Repubblica, 7/5/2009   PRAGA – Il senato ceco ha approvato ieri la ratifica del Trattato europeo di Lisbona, che era già stato votato dalla camera in febbraio. Tuttavia il presidente della repubblica, l’euroscettico Vaclav Klaus, ha subito fatto sapere di non aver per ora intenzione di mettere la sua firma, necessaria per completare la procedura di ratifica.

Klaus va così ad aggiungersi al presidente polacco, il clericale Lech Kaczynski, che pure si rifiuta di firmare il trattato benché sia stato ratificato dal Parlamento nazionale. Il voto espresso ieri dal senato di Praga, comunque, sgombera il campo da un certo numero di preoccupazioni perché si trattava dell’ ultimo pronunciamento parlamentare ancora in sospeso.

Il risultato non era affatto scontato: se tutti i senatori del partito liberale di destra Ods, di cui fa parte Klaus, avessero votato contro, la ratifica non sarebbe passata. Fortunatamente una dozzina di parlamentari Ods hanno seguito le indicazioni di voto favorevole date dal primo ministro uscente, Mirek Topolanek, e il Trattato è stato dunque approvato con 54 voti favorevolie cinque astenuti su 79 votanti.

Il via libera del senato ceco coincide con l’ uscita di scena di Topolanek e del suo governo, protagonisti di una presidenza di turno dell’ Unione europea a dir poco discutibile. Il primo ministro, sfiduciato dal Parlamento a marzo, lascerà il posto il 9 maggio, al termine di un vertice dedicato al partenariato con i Paesi dell’ Est, e sarà sostituito da un governo tecnico di coalizione.

A sua volta piuttosto euroscettico, anche se non al livello del presidente della Repubblica, Topolanek non ha trovato di meglio per convincere i suoi ad approvare il Trattato che rispolverare la minaccia dell’ orso russo. «Io stesso non sono entusiasta del Trattato di Lisbona- ha dichiarato al senato – ma lo considero come il prezzo da pagare per far parte del club europeo».

Una bocciatura del Trattato, ha avvertito, metterebbe la Repubblica ceca ai margini dell’ Unione «e ci ricaccerebbe nella sfera di influenza di Mosca». Il presidente della repubblica, comunque, tiene duro. «Per il momento – ha dichiarato – il Trattato di Lisbona è morto, perché è stato bocciato dal referendum in uno stato membro. Per cui una decisione sulla ratifica del Trattato non è all’ ordine del giorno».

Klaus si riferisce alla bocciatura venuta dal referendum irlandese del giugno scorso. Ma ora il governo di Dublino si è impegnato a indire una nuova consultazione entro novembre e, dopo che l’ euro ha attutito il tracollo dell’ economia irlandese, l’ aspettativa è che il trattato venga approvato anche in Irlanda e possa così entrare in vigore. Klaus, comunque, ha già chiesto ad alcuni deputati del suo partito di presentare un nuovo ricorso di legittimità costituzionale. E la prospettiva che la corte sia nuovamente chiamata a pronunciarsi sull’ argomento gli dà la giustificazione per rinviare la firma.

Finora sono cinque i Paesi che non hanno ancora completato l’ iter delle ratifiche: oltre a Irlanda, Polonia e Repubblica Ceca, ci sono la Germania, dove la Corte costituzionale deve ancora pronunciarsi, e la Finlandia, che ha ratificato ma attende la conferma da parte del piccolo arcipelago autonomo delle isole Aaland.

Le dimissione del governo Topolanek in pieno semestre di presidenza dell’ Ue fanno ora planare un ultimo brivido sulla sorte della riforma istituzionale della Ue. Infatti, visto il bassissimo profilo del nuovo governo tecnico, è possibile che proprio il presidente della repubblica Klaus sia chiamato a presiedere il Consiglio europeo di giugno che chiuderà la presidenza ceca. E sarà proprio quel vertice che dovrà offrire all’ Irlanda una serie di nuove garanzie in materia di neutralità e non interferenza dell’ Europa nelle questioni etiche, in modo da rendere possibile la convocazione del nuovo referendum. Il timore è che Klaus, in quanto presidente, possa e voglia boicottare il processo. – DAL NOSTRO INVIATO ANDREA BONANNI

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One thought on “Il lento (ma importante) cammino di un’Europa unita, oltre gli stati nazionali

  1. paolomonegato lunedì 18 maggio 2009 / 13:21

    Ogni volta che si parla della bocciatura del Trattato di Lisbona in Irlanda si accusa sempre gli irlandesi di scarsa gratitudine nei confronti dell’UE che con le politiche di coesione, che aiutano le aree svantaggiate, ha contribuito non poco al forte sviluppo economico dell’isola (anche perché l’Irlanda ha usato questi fondi sapientemente a differenza di altri paesi che hanno sperperato). Non mi sembra questo il modo corretto di accogliere una bocciatura. Sarebbe più utile cercare di capire perché ha vinto il no al trattato. Forse in un paese indipendente solo dalla prima metà del novecento (e dopo lunghe battaglie) la piccola cessione di sovranità era vista con timore.

    Per me resta il mistero di come abbiano fatto i cittadini irlandesi a dare un si o un no al referendum. Ho provato a leggere il trattato ma è incomprensibile. Tutta una serie di modifiche a trattati precedenti. Ora finalmente ho trovato online il testo consolidato, ovvero i vecchi trattati con le modifiche di Lisbona. Sono circa 400 pagine…. Vorrei proprio sapere quanti parlamentari, dei vari paesi che hanno approvato il trattato, lo hanno letto integralmente….

    Secondo me doveva essere fatto un referendum unico in tutta la UE non mi sembra democratico far decidere cose così importanti a poche persone (anche se elette). I governi temevano forse il voto dei cittadini? Pare di si visto i precedenti risultati dei referendum sulla Costituzione Europea del 2005, bocciatura in Francia e Olanda, anche considerando che Trattato di Lisbona e Costituzione Europea a livello di contenuti sono molto simili.

    Meglio ancora sarebbe stato eleggere (con il criterio di un rappresentante ogni TOT abitanti e non con il solito criterio di TOT rappresentanti ogni stato…) una costituente europea che scrivesse una costituzione da far poi votare con un referendum, senza quorum, a tutti i cittadini europei.
    Ma penso che non succederà mai (almeno finché abbiamo gli stati nazionali).

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