Dall’armonia dei vari paesaggi italiani al Piano Casa: è possibile che si inizi un recupero della bellezza perduta?

il complesso di Villa Emo a Fanzolo di Vedelago (Treviso)
il complesso di Villa Emo a Fanzolo di Vedelago (Treviso)

Torniamo a parlare del Piano Casa. Ancora bloccato dal fatto che Governo ed Enti Locali (cioè le Regioni) non riescono a trovare un accordo su questo piano per il rilancio dell’edilizia. Tra i punti non ancora chiariti la semplificazione della procedura per la Valutazione ambientale strategica (Vas) e, in particolare, l’inserimento degli sgravi Irpef del 55 per cento per tutti i lavori di ristrutturazione degli immobili privati (in primis per l’adeguamento delle abitazioni alla normativa antisismica che dovrebbe diventare obbligatoria); oltre a una deroga agli enti locali per l’assunzione del personale tecnico, sempre per la gestione dell’attuazione delle norme antisismiche.         E’ chiaro che ora tutta l’attenzione è rivolta, oltre che al rilancio dell’edilizia, alla tutela delle persone, delle comunità, dai disastri di possibili terremoti. E in secondo piano è andato quello che voleva anche essere, all’origine, un volano positivo del “piano casa”: cioè ristrutturazioni edilizie (premiate con un aumento di cubatura di case già esistenti; nessuna pertanto occupazione di spazi “altri”) che fossero basate sul risparmio energetico (e la produzione di energia o di calore con pannelli solari) e, anche (e qui stava/sta un punto interessante) sul miglioramento architettonico di edifici sorti nel dopoguerra che hanno deteriorato inesorabilmente il paesaggio con la loro bruttezza. Cogliere pertanto la necessità di un rilancio economico dell’edilizia per rimediare agli errori del passato.    Noi pensiamo che questo debba essere, continuare ad essere, un tema strategico del “piano casa”, assieme alla sicurezza antisismica e al risparmio energetico delle abitazioni.      Tornare ad avere cura del paesaggio migliorando tutti i manufatti (case, capannoni, altri servizi come strade, marciapiedi, edifici pubblici…) per dare armonia e vivibilità ai luoghi della nostra vita.       La pensa così anche Gilberto Muraro (professore universitario di scienza delle finanze a Padova ed opinionista di vari quotidiani), autore dell’articolo che qui di seguito vi proponiamo. Muraro coglie l’occasione dei cinquecento anni dalla sconfitta veneziana di Agnadello contro la coalizione denominata “lega di Cambrai”, per parlare della “colonizzazione” virtuosa della Repubblica Veneta dell’entroterra, attraverso le bellissime ville (che erano anche aziende agricole) e lo sviluppo sapiente del paesaggio rurale: è da qui, dice Muraro, che dobbiamo avere la forza e capacità di tornare al “bello”; all’armonia di un paesaggio ora molto ferito. Di seguito poi vi proponiamo una rassegna sul contesto attuale dell’iter di approvazione del Piano Casa.

DALLE VILLE AL PIANO CASA: UN RECUPERO?

Di Gilberto Muraro (da quotidiani veneti Il Mattino di Padova-La Tribuna di Treviso-La Nuova Venezia)

Esattamente cinque secoli fa, con la disfatta di Agnadello del 4 maggio 1509, la Serenissima Repubblica fu sul punto di scomparire sotto i colpi della Lega di Cambrai, che il Papa Giulio II aveva promosso coalizzando contro Venezia vari stati europei e italiani.

La miracolosa ripresa consentì a Venezia il recupero e addirittura l’ampliamento dei confini di terra. Fu comunque una svolta epocale. La Repubblica comprese la necessità di una capillare diffusione del patriziato veneziano nella terraferma. Innanzitutto, per motivi di difesa, visto che nella guerra alla Lega i nobili e i borghesi di varie località venete si erano affrettati a consegnare le città ai francesi.  E poi, per creare ricchezza, pubblica e privata, a integrazione e sostituzione di quella derivante dai commerci marittimi nel Mediterraneo, di cui i più lungimiranti vedevano la futura crisi a seguito dell’espansione turca e della scoperta dell’America.

Nella nuova epoca delle armi da fuoco, tuttavia, la difesa andava organizzata su larga scala, con città fortificate ed eserciti mobili, e non più con un sistema medioevale di castelli. E d’altra parte, la creazione di ricchezza andava perseguita anche con bonifiche, colmate e interventi sui corsi d’acqua. Da qui nasce la villa in terraferma del patrizio veneto, fonte di svago e di rendita, edificio nobiliare con parco ma anche con barchessa, edifici rurali ed ampio terreno coltivato intorno.

La “civiltà delle ville venete” fu il risultato di uno sforzo coerente e prolungato che lascia ancora oggi ammirati: per la lucidità del disegno strategico, le innovazioni istituzionali, le colossali opere di ingegneria idraulica, la buona gestione agraria. E non creò solo ricchezza. Plasmò anche un territorio di straordinaria suggestione.

Oltre alla villa e al suo parco, è tutta la sistemazione fondiaria – il modulo dei tre campi, due a frumento e uno a granoturco, delimitati da filari di viti e di gelsi – ad ispirare un senso di armonia. La dolcezza del paesaggio veneto era un Leitmotiv dei resoconti dei colti viaggiatori d’oltralpe nel Settecento e la si trova citata nelle pagine di Montesquieu e di Goethe.

Si sa che tale lascito è stato profondamente deteriorato dall’impetuoso sviluppo industriale del Nord Est nell’ultimo mezzo secolo. Il modello della industrializzazione diffusa, con i capannoni al posto delle stalle, ha creato in tempi brevi una diffusa ed elevata ricchezza senza spostamenti della popolazione, evitando così i costi sociali che accompagnano di solito le radicali trasformazioni economiche. E la ritrovata ricchezza ha consentito anche il restauro di molte ville andate in degrado. Ma ha rovinato il paesaggio. E se i viaggiatori del Settecento tornassero tra noi, leggeremmo resoconti improntati a sconcerto e rabbia per il disordine che ha distrutto l’antica armonia.

Perché questi ricordi? Perché l’anniversario genera un sogno, quello del recupero del paesaggio. Nulla è irreversibile nella storia umana. Gli edifici possono essere abbattuti, ricomposti, celati, armonizzati. Non si potrà certo tornare al paesaggio antico ma a qualcosa che, sia pure con una cubatura edificata ben maggiore di quella del Nord Est agricolo, possa mitigare la violenza fatta alla geografia e alla storia e ricomporre in una nuova armonia i segni dell’uomo e quelli della natura.

Magari iniziando un percorso lungo e impegnativo con il prossimo Piano Casa. E’ un Piano che promette di essere un valido aiuto all’uscita dalla crisi ma fa temere altri guasti al territorio. Non è però un esito inevitabile: dipende dal governo locale, dipende quindi da noi, se questo strumento di ripresa economica diventerà fattore di ulteriore degrado o di recupero dell’ambiente. E’ lecito sognare il meglio, perché il Nord Est appare ora consapevole del bene e del male del proprio modello di sviluppo e appare orgoglioso di un passato che con la “civiltà delle ville venete” ha insegnato al mondo intero a coniugare l’utile e il bello. – Gilberto Muraro

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Da: http://www.edilportale.com/news

20/05/2009 – Confuso il panorama nazionale sul Piano Casa. Governo ed Enti Locali non riescono a trovare un accordo sul piano per il rilancio dell’edilizia, che avrebbe dovuto essere attuato con urgenza in funzione anticiclica. A causa della mancata intesa la scorsa settimana la discussione sul testo del decreto legge è stata cancellata dagli ordini del giorno all’esame del Consiglio dei Ministri (Leggi tutto).         Domani il confronto riprende in Conferenza delle Regioni e Unificata.       Tra i punti ancora non chiariti la semplificazione della procedura per la Valutazione ambientale strategica, Vas, e l’inserimento degli sgravi Irpef del 55 per cento per tutti i lavori di ristrutturazione degli immobili privati, oltre a una deroga agli enti locali per l’assunzione del personale tecnico per la gestione dell’attuazione delle norme antisismiche. Secondo il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani serve un’azione coerente, capace di portare nuove entrate allo Stato e avviare una azione coerente per la messa in sicurezza delle abitazioni.        Chiesti chiarimenti anche dall’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, che ha visto accogliere le proposte sulla reintroduzione del rispetto degli strumenti urbanistici comunali per l’edilizia libera, sul rafforzamento delle misure urgenti in materia antisismica, sull’equa distribuzione di benefici e oneri derivanti dagli interventi di trasformazione nel rispetto del piano urbanistico ed sul fondo per l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa.        Disaccordo anche in Veneto tra maggioranza e opposizione, impegnate oggi e domani in Consiglio Regionale. A fronte degli 8 articoli di cui si compone la proposta di legge regionale sul Piano Casa sono stati presentati 400 emendamenti, cui potrebbero sommarsi i 2 mila minacciati dall’opposizione. Al centro della discordia ci sarebbe l’articolo 3 del disegno di legge, che prevede la rottamazione degli edifici esistenti con un premio di cubatura o superficie fino al 40%. Per gli operatori del settore il mancato avvio del Piano Casa potrebbe provocare 8 mila licenziamenti, che si sommerebbero al già registrato incremento di ore di cassa integrazione. Non sono incoraggianti le stime di Stefano Pellicciari, presidente di Ance Veneto, secondo il quale il 2009 avrebbe portato 20 mila occupati in meno nel Veneto e 4 mila nella provincia di Padova. Secondo il Cresme il trend potrebbe essere invertito con l’applicazione del piano di rilancio dato che almeno il 10% dei proprietari è intenzionato a effettuare investimenti di riqualificazione. Più cauto Gianfranco Bettin, rappresentante dei Verdi in consiglio regionale per il quale vanno considerate le esigenze del set­tore ma anche quelle del territorio, senza far trasformare il Piano Casa in una liberatoria generalizzata.            Più partecipativa la visione della Sardegna, dove è confermato un Piano Casa anticiclico rispettoso delle coste, con aumenti volumetrici solo nell’ambito dei 300 metri dal mare, a favore di quanti decidano di abbattere il proprio immobile per spostarlo più lontano dalla costa. E’ in corso anche un ciclo di conferenze sulla riforma del piano paesaggistico regionale e la pianificazione territoriale, che terminerà con un convegno regionale per dare inizio a linee guida condivise. Solo due Comuni hanno approvato propri strumenti urbanistici, poi bloccati perché contrastanti con il PPR regionale.        Qualche passo avanti nel Lazio. Verrà infatti concesso il cambio di destinazione d’uso ai fabbricati rurali lungo il raccordo anulare, che saranno destinati all’edilizia residenziale pubblica. Per essere ammessi ai bandi, pronti dall’estate, gli alloggi non devono preferibilmente superare i 75 metri quadri ed essere agibili non oltre il 30 settembre. Alle domande bisognerà allegare rilievi planimetrici e informazioni su ubicazione e dotazione infrastrutturale. Il Comune di Roma ha inoltre stanziato 50 milioni di euro per l’acquisto e la realizzazione di 300 appartamenti. Iniziativa accompagnata dal recupero degli alloggi occupati abusivamente.         Gli esempi europei mettono in evidenza il ritardo dell’Italia, dove un gran numero di edifici residenziali costruiti negli anni ’70 e ’80 soffre problemi di consumo energetico, assorbendo il 40% della domanda totale. In base alle moderne tecniche di riqualificazione, che utilizzano le tecnologie a secco, molto più leggere di quelle a umido, sarebbe necessario verificare che le strutture portanti possano sopportare il carico della sopraelevazione. In Germania è in fase di sperimentazione il “contracting” in base al quale una banca e un’impresa propongono a un condominio la riqualificazione energetica attraverso l’isolamento a cappotto sulla facciata o la sostituzione dei serramenti. Il condominio non vedrà diminuire i costi energetici, ma avrà benefici in termini di isolamento e rivalutazione dell’immobile.            Esempio analogo nella Provincia di Bolzano, che non deve sottostare alle leggi nazionali avendo competenza primaria in ambito urbanistico. Per gli immobili non soggetti a vincolo sarà probabilmente possibile l’aumento delle cubature all’interno del proprio lotto fino al 20%. In cambio di una riduzione dei consumi energetici del 60% i condomini potrebbero vendere la sopraelevazione realizzata, coprendo con il ricavato i costi per il risanamento. Un sistema che consentirebbe di risolvere parzialmente la carenza di alloggi, che nei prossimi 10 anni ammonterà a 3 mila 500 unità.             Intanto Massimo Varazzani, Amministratore Delegato della Cassa Depositi e Prestiti, ha annunciato l’immissione nel sistema di 20 miliardi di euro, dei quali un miliardo sarà destinato all’housing sociale.

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Dal sito del Governo ( http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/casa_piano/ ) del 15 maggio 2009

Informazioni sull’iter procedurale del Piano casa

Il decreto legge che contiene “Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica ed opere pubbliche” diversamente da quanto previsto dall’Ordine del giorno del Consiglio dei ministri non è stato messo in discussione nella riunione del 15 maggio 2009 “poichè avevamo assunto l’impegno con le regioni di trovare l’accordo sul testo”, ma l’intesa è mancata nella conferenza unificata riunitasi il giorno prima.     Tuttavia “tutte le regioni stanno procedendo nel percorso della legge regionale (previsto dall’Intesa del 31 marzo scorso) quindi il fatto che questa mattina non sia stato approvato in Consiglio dei ministri questo provvedimento non da nessun rallentamento ai tempi necessari e prevediamo che “entro luglio siano approvate tutte le leggi regionali e a partire dai primi di agosto il Piano casa dovrebbe essere operativo”.         Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri di questa mattina ha fatto il punto sull’iter procedurale del Piano casa che permette l’ampliamento delle abitazioni mono e bifamiliari del 20 e del 30%.         Il Piano casa del Governo è stato lanciato originariamente nella manovra finanziaria dell’estate scorsa. Il cosiddetto Piano straordinario per l’edilizia residenziale pubblica, pensato per riammodernare il patrimonio immobiliare pubblico e finalizzato a dare un alloggio sociale alle famiglie disagiate, agli anziani, alle giovani coppie. Il Cipe – nella riunione dell’8 maggio – ha assegnato alla realizzazione del Piano straordinario un primo stanziamento per complessivi 350 milioni di euro. Di questi: 200 milioni di euro sono da ripartire tra le Regioni per l’edilizia popolare; gli altri 150 milioni sono destinati al sistema integrato di fondi immobiliari per l’incremento della dotazione degli alloggi sociali.               Gli altri due progetti che completano oggi il Piano casa sono stati proposti dal presidente del Consiglio per rilanciare un settore chiave della nostra economia quale è l’edilizia e, nello stesso tempo, andare incontro alle esigenze delle famiglie italiane.            Cosa prevede l’intesa del 31 marzo 2009:
1. per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura non superiore a 1000 metri possibilità di ampliamento entro il limite del venti per cento della volumetria esistente;
2. demolizione e ricostruzione possibilità di ampliamento per edifici a destinazione residenziale entro il limite del trentacinque per cento della volumetria esistente, al fine di migliorarne qualità architettonica ed efficienza energetica, nonché di utilizzare fonti di energie rinnovabili;
3. semplificazione delle procedure per velocizzare la concreta applicazione di quanto previsto.

Sono esclusi interventi edilizi di ampliamento su edifici abusivi o nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta.

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