Geolibri – “Perdas de fogu”, romanzo verità di Massimo Carlotto e Mama Sabot: servitù militari e inquinamento da uranio nella vita del territorio italiano

copertina perdas de fogu

“Perdas de Fogu” (edizioni e/o, 15 euro) è un romanzo. Di Massimo Carlotto (affermato scrittore dei nostri giorni, che vive a Cagliari ed è di origini padovane, autore di cosiddetti “noir”) e di Mama Sabot, che non è altro che una sigla, uno pseudonimo, che riunisce nove giovani scrittori sardi.

Gli autori, in una breve nota all’inizio del libro, dicono che “Quest’opera è il risultato di un’approfondita inchiesta, in particolare sull’inquinamento da nanoparticelle e sul Poligono Interforze Salto di Quirra – Capo San Lorenzo”. Aggiungono (pare a noi a mo’ di tutela da querele e altri danni personali a chi scrive e edita il libro) che “Ovviamente, trattandosi di un romanzo, personaggi e situazioni sono frutto di fantasia”.

“Perdas de fogu” sta, in sardo, per “pietre di fuoco”, le pietre che costellano le strade di un piccolo paese della Sardegna (appunto Perdasdefogu, a nord-est di Cagliari, poco meno di sessanta chilometri), sede di un poligono di tiro della Nato (ma affittato anche a multinazionali private che costruiscono bombe e missili), il più grande in Europa, sperimentale (vecchie e nuovissime tecnologie di guerra a “grande potenzialità”).

In appendice al racconto si descrive l’entità territoriale di questa base militare, e la pericolosità che essa ha per la salute dei cittadini e dei soldati lì stanziati. Basti pensare che la fascia di mare interessata e pericolosa alla navigazione, da nord a sud, è di circa 150 chilometri (da Siniscola a Castidas). La descrizione è a sua volta rirpesa da un verbale della Camera dei Deputati del 12/5/2004: “Il Poligono Interforze Salto di Quirra – Capo San Lorenzo, il più vasto poligono d’Europa, si estende per 11.600 ettari nell’entroterra e 1.100 ettari lungo la fascia costiera (San Lorenzo). Le zone interdette o pericolose per la navigazione, annesse alla base militare, seguono quasi una linea retta che va da Siniscola a Castiadas, oltrepassando le acque territoriali, e si estendono in acque internazionali impegnando oltre 2.800.000 ettari, una superficie che supera quella dell’intera Sardegna (Kmq.  23.821)”. Inquinamento bellico e ricerca biologica, politica e malaffare, sono i tasselli di una trama centrata sul tema attuale della sicurezza e della salute pubblica.

Ma, ribadiamo, la descrizione dei luoghi e degli effetti delle bombe e dei missili e delle conseguenze letali sulla salute del cosiddetto uranio impoverito (“usato” in particolare nella guerra del Kosovo dagli americani, e nei Balcani in generale e in molti altri contesti di guerra…), che troviamo depositato nelle spiagge e in tutta l’area di questo poligono di sperimentazione di armi ad alta distruzione, ebbene tutto questo è necessariamente e neppure tanto palesemente “nascosto” nel libro dalla vicende personali dei protagonisti, cioè dal bel romanzo che “si fa leggere” con le storie che si intrecciano.

Pertanto, invitandovi a leggere questo romanzo-inchiesta, romanzo-verità, resta, dal punto di vista geografico (principale motivo di interesse di questo blog) la necessità di individuare e mappare meglio tutte le SERVITU’ MILITARI in Italia: territori spesso sottoposti a segreto militare e pertanto “invisibili”. E per due motivi. Il primo per individuarne la possibile pericolosità ambientale (sull’ambiente, sulle acque, sulla salute delle persone…). La seconda per capire come e quanto si possono (queste servitù) dismettere. In questa fase di nuovi equilibri internazionali (pare a noi che possano volgere a conseguenze positive…), una dismissione di strutture territoriali belliche altamente aggressive militarmente (come il caso in Sardegna del Poligono Interforze Salto di Quirra… ma potrebbe essere anche per il raddoppio che si vuole attuare della Base Nato di Vicenza…), avrebbe un significato di un’ “azione unilaterale” di buona volontà, significativa, nel contesto internazionale, e nella politica di pace effettiva.

Pertanto, sembra a noi, una mappatura delle servitù militari, e un chiedersi se sono ancora utili o meno, non è solo cosa di competenza dei militari, ma delle comunità tutte. 

Carlotto. Un poligono militare in Sardegna e strani casi di contaminazione: l’ultimo romanzo-inchiesta

(di Sara D’Ascenzo, da Il Corriere Veneto)

Esce «Perdas de fogu». Il romanziere padovano denuncia: «Il ricatto del posto di lavoro prevale sui diritti del territorio»C’è un filo – nero, più che rosso – che lega il Petrolchimico di Marghera all’ampliamento della base militare di Vicenza, i cantieri navali di Monfalcone al Poligono interforze Salto di Quirra, in Sardegna. «Sono luoghi dove il ricatto del posto di lavoro supera ogni diritto dei cittadini che ci abitano. I diritti dei territori non contano nulla: a Vicenza protestano, in Campania non vogliono le discariche, ma tutto succede lo stesso». È l’atto d’accusa dell’ultimo libro di Massimo Carlotto, lo scrittore padovano tra imaestri del noir italiano, in libreria da oggi, scritto con un collettivo di scrittori e artisti sardi riuniti sotto il nome di «mama Sabot»: Perdas de fogu (176 pagine, edizioni e/o, 15 euro), ovvero pietre di fuoco, l’espressione con cui in sardo si indica il poligono di Quirra, in provincia di Cagliari. Un luogo dove da cinquant’anni possono sperimentare nuove armi sia le autorità militari che i privati (prendendolo in affitto) e dove Carlotto ha scelto di ambientare un noir che si intreccia con disastri ambientali e diritto alla salute. Sabato l’autore lo presenterà a Vicenza, dove ad attenderlo ci saranno anche molti rappresentanti del comitato «no Dal Molin».Dopo Mi fido di te, nel quale indagava gli abissi della sofisticazione alimentare, Carlotto torna a dare una cornice noir ai disastri ambientali. Questa volta segue le vicende di Nina, una veterinaria che fa ricerche sugli animali contaminati dalle nanoparticelle del poligono e Pierre, un disertore dell’esercito in Afghanistan costretto a collaborare con ex militari corrotti per non finire in galera. In mezzo, una storia di traffico di droga, tradimenti, ricatti, doppi giochi, fino all’epilogo. Sullo sfondo, soprattutto, la tragedia di un territorio inquinato dalle scorie dell’uranio. Più che solo un romanzo Perdas de fogu è però anche un’inchiesta vecchio stile, con 1.500 pagine di dati raccolti in due anni di lavoro. «Forniamo dati solo sulla parte terrestre — precisa Carlotto—perché per quanto riguarda l’acqua, nessuno ha mai fatto analisi. Costerebbero troppo e solo un governo potrebbe permettersele. Qui, con il poligono di Quirra, non siamo di fronte a un vero e proprio fenomeno criminale,ma all’incontro tra interessi geopolitici dell’area e interessi delle imprese belliche, un’area grigia nella quale entrano in gioco personaggi più o meno puliti: girano soldi e quindi arriva il malaffare». Ma come per Porto Marghera o per Monfalcone, la popolazione, parte in causa, finisce per essere «vittima» degli interessi economici: «C’è una contraddizione molto forte — racconta Carlotto—in questa vicenda: una parte di cittadini, in cambio di lavoro, finisce per essere favorevole al poligono e al suo progettato ampliamento, di qui il ricatto. Ma non pensavamo che la situazione ambientale fosse così grave: quel tipo di inquinamento non può essere bonificato.Con questo libro sveliamo una cosa che il mondo scientifico stenta a rivelare: la pericolosità delle nanoparticelle». Nel noir un solo personaggio non affonda nel grigio dell’indifferenza: Nina, la veterinaria. «Un personaggio straordinario — dice Carlotto — l’unico che è cosciente della follia che aleggia, anche se non ha una posizione barricadera: è tipico degli scienziati, hanno un’astrazione che non permette loro di rendersi conto fino in fondo di quello che succede. Per il resto, quando si racconta la zona grigia, c’è ben poco da “salvare”». Dopo anni di «retiro» sardo, Carlotto negli ultimi mesi è tornato a Padova. Non esattamente per il richiamo della «città natale»: «Sto lavorando al mio prossimo libro — rivela — un libro che parla sempre di salute e che proprio dal Veneto prenderà le mosse: sono molto preoccupato per quello che sta accadendo nel Nord Est, anche se qualcosa mi sembra possa cambiare. Per una volta vorrei essere fiducioso».

…………………………..

LA TRAMA

Verrà la morte e avrà l’amaro sapore dell’uranio

di Diego Zandel, da La gazzetta del mezzogiorno 28 novembre 2008

Il Poligono di Salto di Quirra, in Sardegna, è una grande area militare preposta a prove, esercitazioni, campagne dimostrative di lanci di missili di ogni tipo, con inevitabili conseguenze sul piano dell’inquinamento i cui effetti ricadono sulle forme viventi dell’area, altrimenti detta, in sardo, Perdas de Fogu siano esse piante, animali o uomini.

L’ultimo romanzo di Massimo Carlotto,intitolato appunto Perdas de Fogu, scritto in collaborazione con il team di scrittori raccolti sotto la sigla di Mama Sabot,racconta le implicazioni che il Poligono ha nella vita degli abitanti anche sul piano delle attività criminali. S’immagina, per questo, la storia di una veterinaria, Maria Antonietta Tola, che arriva nei pressi di Cagliari con il compito di analizzare gli effetti inquinanti dei forti residui di uranio e di altri materiali tossici sugli animali da pascolo.

Si parla di nanoparticelle che si infiltrano nel sangue nel giro di pochi secondi e fanno ammalare gli organi viventi di granulomatosi «una minuscola infiammazione che può rimanere così per sempre oppure degenerare in una forma tumorale.» La veterinaria si occupa degli animali, ma è noto che le ricerche su questi ultimi hanno per fine la salute degli uomini, perché ormai è palese che non pochi soldati – a cominciare d quelli che sono stati impiegati nella guerra nei Balcani, in cui armi all’uranio sono state usate a iosa – si sono ammalati e morti di tumore. Naturalmente l’attività della veterinaria disturba quanti invece vogliono che il Poligono continui tranquillamente ad essere produttivo, ma, come può succedere le istituzioni ufficiali non possono esporsi, intervenire direttamente per limitare libertà civili come quella, ad esempio, di ricerca.

Esistono, per questo, individui ai quali, comunque, affidare questi compiti sporchi. Si tratta per lo più di ex mercenari, disertori e trafficanti vari sotto ricatto, specialisti della sicurezza impiegati privatamente – i cosiddetti «contractor» – in zone di guerra, che hanno mezzi, capacità, mancanza di scrupoli sufficienti per intervenire in caso di bisogno, anche fino alle conseguenze più estreme, compreso l’omicidio, la strage, e quant’altro: nel caso del romanzo di Carlotto e Mama Sabot costringere la giovane, idealista veterinaria ad andarsene, e così, a smettere le sue ricerche. Con le belle o con le brutte.

Per questo in un primo momento, più che altro per controllare la situazione, viene mandato sul posto un ex disertore in Afghanistan Pierre Nazzari, il quale Si salva dal carcere che,gli spetterebbe pagando la sua libertà come attore di operazioni segrete e illegali. Abile a preparare cocktail, viene assunto in zona in un bar il cui proprietario, Sebastiano,è a sua volta debitore nei confronti dei servizi segreti per vecchie storie, ed entrambi, volenti o nolenti, rispondono a una banda di criminali fiduciari sul territorio dei servizi segreti, che hanno il compito di assicurare che tutti facciano il loro dovere Intanto, la bella veterinaria, tutte le sere, dopo ore di lavoro in laboratorio, va a cercare un momento di relax al bar di Sebastiano dove in pratica si fa di Negroni preparati da Nazzari, fino alla ubriachezza totale. Intanto il suo laboratorio vene visitato da ladri che fanno scomparire alcuni risultati delle sue ricerche. Maria Antonietta non sa che il responsabile di quel furto è Pierre Nazzari, che sera dopo sera, grazie ai suoi cocktail e disponibilità all’ascolto, sente sempre più amico, tanto, a un certo momento, da finirci a letto. Per quanto a unirli sia solo il sesso, non certo l’amore, qualche traccia di sentimento però s’infiltra tra i due, anche nel Nazzari stesso, che è combattuto, nei confronti della donna, tra il ruolo protettivo dell’amante e la voglia di fuga, perché la pressione di chi vuole mandare via la veterinaria si fa troppo insistente, soprattutto dopo che la relazione tra i due lascia temere una combine. Alla fine, non venendo a capo di nulla, la banda di criminali riceve l’ordine di dare una lezione a entrambi, ma la spedizione, per il sapore di sangue che eccita i suoi esaltati componenti, si trasforma in un incidente di violenza pura che mette a fuoco il locale di Sebastiano, stordisce la veterinaria e Nazzari al punto da scambiarli per morti, con la donna vittima inconsapevole di un bestiale stupro. C’è da ritenere che i due siano morti, ma Sebastiano, il proprietario del bar; l’oggetto del suo riscatto sociale, il sogno della sua vita accanto all’amata moglie Gloria, li salva e giura vendetta.

Comincia qui la seconda parte del romanzo che, naturalmente lasciamo scoprire al lettore, per non togliergli il gusto del divertimento, anche se i motivi per divertirsi, a uno sguardo oggettivo slegato dalla fiction, sono pochi, se quella che Carlotto e compagnia di scrittura ci presenta, è la possibile realtà che sta sotto quella, meno terribile, vissuta dalla gente comune, almeno finché non si trova a mettere in discussione, concretamente, poteri e privilegi di qualcuno. Il meccanismo del romanzo , visto il casus belli d’origine, è in pratica lo stesso dei Promessi sposi. Qualcuno non vuole che qualcosa si compia e mette in compia e mette in moto in moto una serie di azioni che innescano una bomba. Con Perdas de Fogu Carlotto & Mama Sabot ci hanno messo dentro tutta la rabbia, seppur servita fredda, di cittadini sardi che amano la loro terra e non la vorrebbero preda di esperimenti letali. Sta poi al lettore stabilire se si tratti davvero di un romanzo , con tutti i crismi del noi più avvincente, o una inchiesta di denuncia abilmente mascherata da romanzo. Noi propendiamo per la seconda ipotesi, tanto più che a scriverlo è stato un collettivo di dieci autori.

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