Il ruolo dell’Alto Adriatico negli anni a venire e l’estrazione di metano che si vuole attuare

piattaforma per l'estrazione del gas in Alto Adriatico
piattaforma per l'estrazione del gas in Alto Adriatico

Nel contesto dell’Italia del nord, e del ruolo e rapporto che quest’area ha con il mondo europeo, verso la metà degli anni ‘90 del secolo si era aperta una discussione molto forte su quello che doveva essere il ruolo dell’area marina dell’Alto Adriatico (dalla Romagna, da Ravenna, fin su a Trieste e all’Istria, a Fiume). Discussione (e necessità di immediata decisione nazionale) collegata al progetto, a finanziamento europeo, di un asse trasportistico e aereo che qualcuno vedeva invece spostato verso il centro della Lombardia. E questa linea “strategica” ha vinto. Da lì, in quel frangente, le autorità italiane hanno preferito dirottare i fondi europei verso i cieli di Milano con il progetto “Malpensa” (con un investimento complessivo, in buona parte europeo, che ora, tradotto nella moneta attuale, in venti miliardi di euro).       Qualcuno preferiva che, anziché intasare i già intasati cieli della Lombardia con la costruzione dell’aeroporto Malpensa, in un luogo peraltro scomodo e difficile da raggiungere, si investissero quei soldi in un asse di comunicazione, trasportistica, intermodale (cioè via mare, su ferrovia, sui canali interni da ripristinare a navigazione, su strada…), appunto incentrato sulla valenza che poteva (può) rappresentare l’Alto Adriatico: con i suoi porti da rilanciare, con il proficuo rapporto da instaurare con il mondo balcanico e di tutto l’Est europeo. Come è andata lo si sa, e i soldi spesi per Malpensa non hanno dato i frutti che si credeva, complicando ancor di più il sistema trasportistico del nord Italia (non solo aereo).          E il trasporto via mare dei grandi interporti industriali del Nordest d’Italia (come quelli di Padova e Verona) fanno riferimento non al vicino Adriatico (come parrebbe logico) ma si rivolgono ai porti tirrenici (Genova) o addirittura a quelli baltici del nord Europa… Ora vi è pure il problema (nell’Alto Adriatico) della presenza di metano e del progetto governativo di estrazione del gas. Che, è convinzione di molti, creerà non pochi problemi ambientali:  in particolare la  cosiddetta “subsidenza”, ne abbiamo già parlato ampiamente, cercando di approfondire,  in questo blog (https://geograficamente.wordpress.com/2009/01/16/gas-estrazioni-in-alto-adriatico-il-rischio-della-subsidenza-vale-il-quantitativo-energetico-estraibile/ ).          Due settimane fa il Senato ha approvato una norma che, revocando a sè tutti i poteri di decisione prima in parte decentrati a livello regionale, accelera la possibilità che nell’Alto Adriatico si possano costruire molte basi (piattaforme) di estrazione del gas sui 14 giacimenti che sono stati individuati. La Regione Veneto  chiede rassicurazioni (vi invitiamo a leggere l’articolo che segue ripreso dal Corriere del Veneto del 20 maggio scorso).       La vocazione dell’Adriatico di essere luogo di scambio tra popolazioni di sponde diverse, cioè di comunicazione e sviluppo delle relazioni economiche e culturali tra le diverse aree regionali italiane con i vari paesi balcanici (Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Albania, Macedonia), di ripresa del valore dei porti adriatici del nord (da Ravenna a Venezia, a Trieste e a Fiume); di turismo diffuso che può diventare fonte di ricchezza anche per l’entroterra delle regioni che si affacciano all’Adriatico… ebbene tutto questo rischia di passare in secondo piano rispetto ad un uso prevalente “energetico”, di “servitù”, peraltro pure con scarsi quantitativi estraibili di metano (vi invitiamo a leggere l’articolo prima citato di questo blog…).        Insomma, nel contesto di sviluppo di quest’area geografica, della parte nord del mar Adriatico, si dovrà scegliere bene (e presto) cosa realmente si vuole.

SCAVI IN ADRIATICO, GALAN CONTRO ROMA

(da Il Corriere del Veneto del 20/5/2009)   –   La battaglia del metano: «La competenza è anche nostra, reagiremo»

VENEZIA — Avviso ai na­viganti dell’Alto Adriatico: sulla ripresa delle estrazio­ni di gas metano dal sotto­suolo marino, il Veneto non starà a guardare. Anzi: «Al momento opportuno, la Regione reagirà di conse­guenza ». Cioè facendo ri­corso alla Corte Costituzio­nale, come lascia intendere il governatore Giancarlo Galan, ricordando ai signo­ri di Roma che «si va a inci­dere sulle competenze attri­buite alle Regioni dall’arti­colo 117 della Costituzio­ne».

Insomma: il presidente della Regione – incrollabil­mente contrario al ritorno delle trivelle nel golfo di Ve­nezia – non ha firmato la di­chiarazione di resa. Tutt’al­tro. Sebbene in Senato, la scorsa settimana, sia passa­ta una norma che ha priva­to le Regioni del potere di veto sulle estrazioni, affi­dando allo Stato (e all’Eni) ogni decisione in nome del­l’interesse nazionale, Galan rimane sul campo di batta­glia. Con propositi bellico­si: «Non si tratta – avverte il governatore  di Palazzo Balbi – di essere statalisti o regionalisti. Si tratta, piut­tosto, del fatto che l’Eni, nel promuovere i suoi inte­ressi economici e i suoi pro­grammi di sviluppo, che so­no anche i nostri interessi e i nostri programmi, deve dare garanzie assolute con­tro il rischio che le coste ve­nete e veneziane sprofondi­no a seguito dell’estrazione di gas dai fondali dell’Adria­tico».

Come avvenne, in modo disastroso, nei decen­ni passati, prima che una legge – ora riveduta e cor­retta – vietasse le trivella­zioni a nord del Po. Il punto è proprio que­sto: garanzie scientifiche sul fenomeno della subsi­denza (così si chiama il pro­gressivo sprofondamento della terraferma rispetto al livello del mare, indotto dalle estrazioni nel sotto­suolo). Mette in chiaro il presidente della Regione, reclamando una doverosa neutralità degli studiosi chiamati a fornire il verdet­to: «Queste garanzie posso­no essere date soltanto da un gruppo di lavoro nomi­nato dal Governo e compo­sto da esperti indipendenti ( soprattutto indipendenti dall’Eni, ndr) e di ricono­sciuta fama internazionale. Il modello di riferimento c’è già ed è rappresentato dal precedente del Mose, un progetto studiato, valu­tato e approvato da cinque esperti internazionali». Per non dire del fatto che – sot­tolinea ancora Galan – ba­sterebbero pochi anni di at­tività del rigassificatore po­lesano per risolvere i pro­blemi energetici del Nord Est e di buona parte dell’Ita­lia. Su questo fronte, il gover­natore ha trovato la piena alleanza della Coldiretti del Veneto. Il presidente della maggiore organizzazione agricola regionale, Giorgio Piazza, è lapidario nel defi­nire le estrazioni di metano in Adriatico «un danno am­bientale e un spreco econo­mico».

Piazza ha argomenti consistenti: «Più di 180 mi­la ettari di terra veneta so­no tuttora sotto il livello del mare e per salvaguar­darli sono stati investiti i soldi dei cittadini e degli as­sociati dei consorzi di boni­fica: per difendere queste aree sono attive quasi tre­cento pompe idrovore, alcu­ne delle quali sono operati­ve 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Invitiamo al­la responsabilità politica tutti i parlamentari veneti ­conclude il presidente della Coldiretti – affinché vigili­no su qualsiasi iniziativa le­gislativa in materia». Il mondo politico, inve­ce, non sta tutto con Galan. A parte il fatto che è pro­prio il centrodestra, in am­bito nazionale, a sostenere le mire dell’Eni sui giaci­menti dell’Alto Adriatico, anche in questa partita si evidenzia l’ormai cronica divaricazione tra il governa­tore e il suo principale allea­to amministrativo, la Lega Nord. Il senatore trevigia­no del Carroccio, Gianpao­lo Vallardi, ha usato in pro­posito parole inequivocabi­li: «Intanto il discorso della subsidenza è tutto da dimo­strare. Ma anche al di là di questo, è assurdo vietare le trivellazioni nel nostro ma­re – ha argomentato Vallar­di – , nel momento in cui si sa che cento metri più in là si entra nelle acque territo­riali croate, in cui le attivi­tà di estrazione sono per­messe. Noi siamo fedeli al­la politica energetica tanto celebrata in questi giorni a proposito della figura di En­rico Mattei». Tradotto: an­che la Lega sta con l’Eni.   (Alessandro Zuin)

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Alleanza tra i porti dell’Alto Adriatico, obiettivo le merci del nord Europa

(da Romagna Oggi, 18/4/2009)   RAVENNA – Un’unica ideale banchina portuale, da Ravenna fino a Capodistria, passando per Venezia e Trieste: sara’ questo il risultato dell’accordo di cooperazione fra i quattro scali dell’Alto Adriatico firmato ieri a Venezia dalle rispettive autorita’. Il primo in Italia fra regioni diverse, sottolinea Giuseppe Parrello, presidente di quella ravennate: cosi’ si armonizzeranno politiche e attivita’ e ci si presentera’ come un unico grande scalo per merci e persone.           L’accordo, promosso dall’Unione europea per creare alternative ai porti del Nord, sara’ aperto anche ad altri scali. A quello di Fiume in particolare, non appena la Croazia entrera’ a far parte della Ue, ma anche alla Germania del Sud: se si riuscira’ a collegare i quattro porti anche con gli interporti di Padova e Verona, dice Paolo Costa del porto di Venezia, la banchina dell’Alto Adriatico sara’ “una porta non da poco.          “Parliamo di porti che hanno diverse specializzazioni e che gia’ oggi movimentano gli stessi quantitativi di merci dell’alto Tirreno, che comprende porti come Genova, La Spezia, Savona e Livorno”, commenta Parrello. E malgrado il crollo nella movimentazione delle merci determinato anche dalla crisi in atto, le possibilita’ di sviluppo ci sono, continua, perche’ in Europa “la congestione delle strade e’ sempre maggiore”, favorendo cosi’ i collegamenti via mare.      “Il nord Adriatico e’ per questo una risorsa che va massimizzata – conclude Carrello – attraverso collegamenti agili tra i diversi porti. Cosi’, si potra’ riequilibrare il rapporto tra quelli del nord e del sud d’Europa, dedicandoli ognuno alla rispettiva area di influenza”. Non si tratta solo di un “vogliamoci bene” senza conseguenze pratiche; l’accordo fra Ravenna, Venezia, Trieste e Capodistria sara’ operativo da subito, con navi in partenza tutte le settimane da uno dei quattro scali raggiungibili indifferentemente e prenotabili con un unico numero.

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PETROLIO, SUBSIDENZA E TERREMOTI

(articolo ripreso da: http://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/petrolio-subsidenza-e-terremoti.html )

Il nostro incubo petrolifero è formalmente cominciato nel giugno 2008 col “Piano triennale per lo sviluppo” approvato dal Consiglio dei Ministri in cui era scritto:

SFRUTTAMENTO DI GIACIMENTI DI IDROCARBURI
(DL, ART.8)
Possibilità di ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque dell’alto Adriatico, in Abruzzo e in Basilicata se questo non comporta rischi di abbassamento delle coste (fonte – pag. 4).

Pensando alle scosse di terremoto dell’Aquila mi sono chiesto: ma vuoi vedere che oltre a tutto il resto ci prendiamo anche qualche bel terremoto. Una breve ricerca e ho trovato la risposta. Come immaginavo, le estrazioni provocano anche terremoti ma il vero problema è la subsidenza cioè l’abbassamento irreversibile delle coste e di cui si parla esplicitamente anche nel Piano.

La subsidenza antropica (dovuta all’uomo), a differenza di quella naturale, altera bruscamente le condizioni di equilibrio presenti al contorno del giacimento. Estraendo il fluido si depressurizza lo strato “serbatoio” inducendo un processo di compattazione forzata che produce l’abbassamento Talvolta l’abbassamento viene mascherato dall’azione degli strati superiori al giacimento che riescono, in particolari condizioni, a sorreggere il carico del terreno sovrastante, creando un “effetto arco” che può evolvere in un improvviso collasso accompagnato da fenomeni sismici che si esplicano in terremoti. Si deve inoltre considerare che l’estrazione di idrocarburi può richiamare acqua dalle falde circostanti inducendo ulteriori squilibri nel sottosuolo.
Ad esempio La costa lungo la provincia di Ravenna, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso e per circa un trentennio, fu sottoposta ad uno sfruttamento intensivo del sottosuolo sia per l’emungimento incontrollato delle falde acquifere sotterranee sia per l’estrazione di giacimenti di gas naturali (in terra e in mare) che determinarono un abbassamento del suolo di oltre un metro rispetto alla condizione iniziale.
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Alle spalle della costa, nei terreni agrari, la subsidenza fa poi avanzare il cuneo salino, e anche nelle aree più arretrate innalza le quote delle falde freatiche, modificando le caratteristiche stesse del suolo, portando alla morte delle coltivazioni (vedi moria dei pescheti nel ravennate) e sconvolgendo l’intero sistema di bonifica e di gestione delle acque.
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Nonostante che le esperienze precedenti abbiano dimostrato che la subsidenza antropica ha delle conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati avviati progetti di estrazione d’idrocarburi nell’alto Adriatico da parte di compagnie private.
La decisione di intraprendere queste attività estrattive ha acceso una vivace discussione sui reali effetti di queste estrazioni. Numerosi studiosi infatti ritengono poco credibili i dati di valutazione d’impatto ambientale presentati allo Stato, sostenendo non solo l’inefficacia dei dati, a causa dell’impossibilità di poter prevedere empiricamente tutte le dinamiche indotte dalle estrazioni, ma affermando con certezza che gli effetti a lungo termine che si potranno verificare saranno devastanti per l’ambiente e che si potranno esplicare in una ripresa della subsidenza antropica e in una progressiva erosione dei litorali costieri.
L’analisi del rischio ambientale associato all’attività di estrazione di idrocarburi nell’alto Adriatico non è mai stata divulgata e quindi si ha un ragionevole dubbio che non sia mai stata fatta !!
La subsidenza è un processo irreversibile ed nel momento in cui si registrerà sarà già troppo tardi per intervenire. Si deve tenere presente che sino ad
oggi non si dispone di una sicura tecnologia che consenta di ripressurizzare il sottosuolo contestualmente all’estrazione di gas, unica soluzione che potrebbe rendere teoricamente possibile l’estrazione del gas dal sottosuolo senza ingenerare fenomeni di subsidenza. E poi quali sono gli interventi che si dovranno attuare sulle opere di difesa a mare? Quanto bisognerà spendere prima di comprendere i nuovi equilibri apportati dalle variazioni della morfologia della costa? Che ne sarà dei nostri beni storico-artistici, monumentali ed ambientali disposti lungo le coste che si affacciano sull’Adriatico?
Non dobbiamo dimenticare le conseguenze catastrofiche causate dalla recente estrazione di acque metanifere nel territorio di Porto Tolle: difese idrauliche ridotte, erosioni, mareggiate. Non è trascorso molto tempo dal 1966, anno in cui Porto Tolle fu inondata. Il territorio si era abbassato e l’equilibrio idrogeologico era stato compromesso. Gli abitanti pagarono un grave dazio, chi estraeva acque metanifere no.
(fonte1 regione Veneto) (fonte2)

Cosa accade all’estero?
Il rischio di subsidenza è uno dei tanti motivi per cui le legislazioni di altri Paesi sono molto rigide nei permessi di estrazione nelle vicinanze di aree protette, di centri abitati e della costa. Negli Usa sono vietate le estrazioni petrolifere fino a 160 km dalla costa pacifica e atlantica. Si può trivellare solo nel mare antistante il Texas. Il Texas ha però deciso di non puntare sul turismo marino. La moratoria nei mari Usa vige dai primi anni Ottanta e tutti la rispettano perché nessuno vuole mettere a rischio le proprie industrie turistiche. I grandi laghi americani attorno alle Cascate del Niagara hanno una superficie di circa una volta e mezza l’Adriatico: è assoluto il divieto di trivellare per i pericoli sul ciclo naturale. In Norvegia le piattaforme sono tutte in mare aperto, ad almeno 50 km dalla costa e lo Stato norvegese garantisce una pensione dai ricavati del petrolio a tutti i suoi cittadini. (Maria Rita D’Orsogna)
(Lorenzo Luciano)

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2 thoughts on “Il ruolo dell’Alto Adriatico negli anni a venire e l’estrazione di metano che si vuole attuare

  1. Sabrina Tortato domenica 21 giugno 2009 / 18:57

    Il senatore trevigia­no del Carroccio, Gianpao­lo Vallardi, ha usato in pro­posito parole inequivocabi­li: «Intanto il discorso della subsidenza è tutto da dimo­strare. Ma anche al di là di questo, è assurdo vietare le trivellazioni nel nostro ma­re – ha argomentato Vallar­di – , nel momento in cui si sa che cento metri più in là si entra nelle acque territo­riali croate, in cui le attivi­tà di estrazione sono per­messe. Noi siamo fedeli al­la politica energetica tanto celebrata in questi giorni a proposito della figura di En­rico Mattei». Tradotto: an­che la Lega sta con l’Eni. (Alessandro Zuin)
    —-
    Il fenomeno della subsidenza è certo, differito,irreversibile e ben documentato. Il senatore Vallardi va debitamente informato e mi auguro che la Lega del territorio abbia già provveduto. L’ingegn.Tesserin ha prontamente inviato alla stampa una replica a tali affermazioni, ma ad oggi non abbiamo notizia di pubblicazione alcuna. Secondo l’ing. gli acquiferi sono chiusi verso est, al centro dell’Adriatico, dal blocco ben cementato delle Argille del Santerno che costituiscono una barriera di separazione tra il nostro versante e quello croato. Questo significa che l’estrazione croata non può influire sulle nostre coste.
    Vorrei, se possibile, avere più informazioni a questo proposito.
    A Chioggia, abbiamo in programma un Convegno, presumibilmente per fine settembre, e spero, nel frattempo di aver acquisito più informazioni possibili e… maggiore competenza informatica!… ho scritto per la prima volta nell’altro vostro blog, a marzo, proprio in occasione della Relazione tecnica tenuta dall’ing. Tesserin. La rete è ormai uno strumento più che valido per fare Vera Informazione e con piacere ho letto qui oggi articoli che avevo già incrociato nella mia “navigazione”. Questo mi conforta e mi rassicura: non siamo soli in questa battaglia. Ricordo a tutti ciò che da anni l’ing. va ripetendo: il giacimento che si trova a soli 5 Km dalla costa di Chioggia, da solo, rappresenta il 40% del totale di gas estraibile dai 15 giacimenti; rinunciando a questo la spesa supererebbe l’utile ed estrarre non sarebbe più economicamente conveniente. Il futuro di Chioggia è a rischio. Il futuro di tutte le coste dell’Alto Adriatico potrebbe essere compromesso… non possiamo più ignorarlo e dobbiamo cercare che le informazioni arrivino a quante più persone possibili. Grazie per l’aiuto. Sabry

  2. Sabrina Tortato venerdì 4 settembre 2009 / 23:01

    http://comitatodifesadichioggia.wordpress.com/

    Convegno a Chioggia
    26. 09 2009, dalle ore 9:00
    Il Comitato Difesa di Chioggia ritorna!

    Fin dal 1996 frequentammo i vari Congressi dove si discuteva di impatto ambientale e partecipammo alla lotta contro l’AGIP che pretendeva di sfruttare i giacimenti metaniferi dell’Alto Adriatico.
    Il Ministero dell’Ambiente, nel Decreto 3 del dicembre 1999, segnalò anche il nostro Comitato tra le varie istituzioni che: “hanno fatto pervenire le loro osservazioni contrarie”. Nel marzo del 2002, durante il Convegno da noi indetto, ci giunse un telegramma di sostegno da parte del Ministro Lunardi e la Senatrice Casellati si impegnò a presentare la legge, votata poi nel luglio con DL 179, che includeva l’Alto Adriatico tra le zone in cui è vietata la ricerca e la coltivazione di idrocarburi come già previsto dall’art 4 della legge n 9 del 1991.
    Nel luglio 2008, invece, un decreto legge del Ministro Scajola ridà la possibilità di riapertura dei pozzi rimettendo di nuovo in pericolo il nostro futuro.
    Si baratta, per un po’ di metano, l’incomparabile valore storico-culturale rappresentato da Venezia, Chioggia ed il Delta.
    Già l’AGIP ammette una subsidenza di pochi cm, ma tutte le Commissioni Tecniche hanno definito i loro dati poco realistici, poco credibili e ritenuto che gli effetti conseguenti potrebbero essere più gravi del previsto e che, in poco più di dieci anni, potrebbero portare alla distruzione delle difese a mare, al collegamento tra laguna e mare ed all’allagamento perenne di Venezia e Chioggia. L’apertura dei pozzi sarebbe un atto delittuoso che non dobbiamo permettere.
    Il Convegno di sabato 26 settembre deve servire a chiamare a raccolta tutti i cittadini che intendono opporsi a quei petrolieri senza scrupoli, coperti da politici a volte assenti. Chiediamo di aderire al nostro Comitato a quanti hanno a cuore il futuro della nostra città. Iscrivetevi, abbiamo bisogno della vostra massiccia partecipazione. Dobbiamo cercare di fare tutto al più presto. Chiediamo pertanto l’adesione sollecita degli sponsor e l’iscrizione dei soci, sia ordinari che sostenitori, ai quali assicuriamo la successiva consegna della tessera del Comitato.

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