Il cielo che cambia (è cambiato): sempre meno blu; e a terra si spostano i confini

dal satellite le luci sulla Terra di notte
dal satellite le luci sulla Terra di notte

L’Economist (settimanale inglese) ha dato notizia, qualche tempo fa, del lavoro che sta facendo l’Istituto Geografico Militare di Firenze  per ristabilire una nuova linea di confine tra Svizzera e Italia, data dallo spartiacque formato dai ghiacciai. Poco male, a chi non si fa problemi di confini, come noi. Però è sintomatico che gli elementi geomorfologici stiano cambiando (in questo caso il progressivo scioglimento dei ghiacciai).      E, di seguito, diamo la notizia (non tanto notizia “nuova”), ripresa dalla rivista “Science”, che il cielo è sempre meno blu, e si sta ingrigendo con la presenza sempre più forte di particelle di polvere e acqua, ma soprattutto ceneri, anidride solforosa e altre molecole inquinanti che hanno progressivamente ridotto la visibilità, rivestendo il cielo di una patina opaca. Per la verità il fenomeno interessa di più i paesi extraeuropei (come Cina e India), soggetti a uno sviluppo industriale massiccio.    Su tutto, il cielo visto “dall’altra parte”, da su, dal satellite, come vi proponiamo nell’immagine qui sopra: la diffusione di luci artificiali nel corso della notte significa intravedere quali sono i luoghi del pianeta dal forte e intenso sviluppo urbano. Una dimensione sia macro che micro quella di esaminare polveri (nel primo caso) o luci diffuse (nel secondo caso) per intravedere sviluppi (industriali, demografici) magari irreversibili ma che devono essere governati.     Dall’altra, come terzo articolo, diamo notizia della messa sul mercato (per ora solo indiano) della cosiddetta “Tata nano”, un’auto che gli indiani potranno comperare a un prezzo comparabile a 1.900 euro. La diffusione del trasporto di massa (dell’auto a carburante “benzina”) inciderà probabilmente in modo gravissimo nell’inquinamento atmosferico del pianeta, nell’effetto serra. Ma come impedire a masse di popolazione (indiane, cinesi…) di poter godere dei nostri stessi consumi?           Forse l’unico modo è “ritrovarci a metà strada”: ridefinire i nostri bisogni e consumi, prospettando “il sacrificio” di un minor utilizzo dei mezzi privati (e la diffusione dei trasporti pubblici). Sennò sarà difficile essere credibili nell’imporre divieti all’inquinamento generalizzato a popolazioni che vivono ora la prima rivoluzione industriale e l’epoca dei consumi di massa.

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da l’Economist:

L’ EFFETTO SERRA RENDE ELASTICI I CONFINI ITALIANI

L’ effetto serra si sta «mangiando» i confini italiani. La notizia è sull’ Economist. I confini, titola il settimanale inglese, sono «mobili». «Un tempo le frontiere le cambiavano gli eserciti – scrive l’ Economist -. Adesso il lavoro lo fa il riscaldamento globale».     E racconta come Svizzera e Italia si stiano accordando su una nuova linea di confine tra il Monte Rosa e le Alpi. Il Monte Rosa infatti ha nove ghiacciai ma in diversi punti il ghiacciaio si è ritirato spostando lo spartiacque di almeno una decina di metri.

Ai nuovi confini ci ha lavorato per quattro anni il generale Carlo Colella dell’ Istituto geografico militare di Firenze. A gennaio il governo ha approvato il cambio della linea di confine tra Svizzera e Italia, che era stata tracciata nel 1861 e ridefinita 80 anni dopo. Da allora il più grande cambiamento della frontiera fu dovuto ad una deviazione resa necessaria per costruire l’ autostrada Como-Lugano.

Oggi il confine è stato cambiato a causa del ritirarsi dei ghiacciai per l’ effetto serra. L’ Italia, racconta ancora l’ Economist, ha già concluso un accordo anche con l’ Austria e sta per farlo con la Francia. Proprio in occasione dell’ accordo con l’ Austria si è dovuto riconoscere che ormai, a causa del riscaldamento della Terra e dello scioglimento dei ghiacciai, è necessario introdurre il concetto di «confine mobile».   (dal Corriere della Sera del 17/4/09)

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Il cielo è sempre meno blu polveri e smog lo ingrigiscono

La Repubblica, 14/3/09.       Non è vero che il cielo è sempre più blu. Dai tempi in cui Rino Gaetano cantava, una mole immensa di dati è affluita attraverso 3250 stazioni meteo di tutto il mondo al National Climatic Data Center (Ncdc).

E il loro responso, raccolto oggi in uno studio su Science che è forse il più corposo in materia, ha poco a che fare con la poesia. In tutto il mondo l’ aria si è impregnata di aerosol: particelle di polvere e acqua, ma soprattutto ceneri, anidride solforosa e altre molecole inquinanti che hanno progressivamente ridotto la visibilità, rivestendo il cielo di una patina opaca.

E se l’ Europa è l’ unica eccezione nella cartina mondiale del cielo ingrigito (negli ultimi quindici anni la situazione è leggermente migliorata), è solo perché in questo continente l’ industrializzazione è partita con largo anticipo e nel 1973 – quando è iniziata la raccolta dei dati al Ncdc – il picco dell’ inquinamento stava già per essere toccato.

«L’ offuscamento globale, inteso come diminuzione della radiazione solare che raggiunge il suolo,è stato osservato per la prima volta negli anni ‘ 80 e da allora è cresciuto senza pause» scrivono i ricercatori guidati da Kaicun Wang dell’ università del Maryland. L’ andamento della luminosità e della trasparenza del cielo segue da vicino quello dell’ industrializzazione.

Il sudest asiatico è la regione che nell’ ultimo decennio ha mostrato il peggioramento più drammatico, con la “nuvola bruna” che incombe costantemente sui cieli di India e Cina ed è riconoscibile nelle foto via satellite sotto alla striscia bianca dell’ Himalaya. «In Sudamerica e in Africa – scrivono ancora i ricercatori – l’ offuscamento del cielo ha iniziato a salire solo dal 1985, mentre in Siberia è rimasto stabile durante tutto il periodo delle nostre rilevazioni».

Il cuscinetto di aerosol tra terra e cielo ha un duplice effetto sul clima. Da un lato le particelle inquinanti schermano i raggi del sole, riducendo oltre alla luce anche il calore che raggiunge il suolo. Ma dall’ altro sono le stesse polveri e sostanze inquinanti ad assorbire l’ energia delle radiazioni, facendo crescere la temperatura negli strati alti dell’ atmosfera.

La presenza di tante particelle nell’ aria, inoltre, disturba il processo di condensazione dell’ acqua e di formazione delle nuvole, alterando il ciclo di pioggia e neve. Per trovare il cielo brillante, si sono accorti i ricercatori, non basta nemmeno più andare agli estremi della Terra. È infatti negli anni ‘ 60 che i piloti d’ aereo iniziarono a parlare di “foschia artica” che si accumula al polo nord e si staglia contro il ghiaccio. E anche la nuvola bruna asiatica, di moderno sembra avere ben poco.

Uno studio su Science dello scorso gennaio ha osservato che oltre metà delle particelle inquinanti proviene da legna da arderee resti agricoli bruciati. Una notizia che avrebbe fatto riflettere Dickens, il tratteggiatore delle strade di Londra invase dai primi nerissimi fumi industriali, in cui «non si vedeva da un marciapiede all’ altro». – ELENA DUSI

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La Tata Nano debutta e punta all’Europa. L’auto indiana da 2.000 dollari. (da ZEUS News.com)

L’auto low-cost è arrivata a marzo: nonostante le battute d’arresto subite – che costrinsero a rimandare il lancio – la Tata Nano è riuscita a debuttare sul mercato; inizialmente su quello indiano, e successivamente (forse) anche su quelli europeo e americano.

L’auto indiana da 100.000 rupie (pari a circa 1.900 dollari, o 1.550 euro).    L’obiettivo principale è servire il mercato indiano vendendo dalle cinquecentomila al milione di unità all’anno; l’Europa, tuttavia, non sarà trascurata.   Quando arriverà nel Vecchio Continente, la Tata Nano sarà in grado di rispettare tutte le normative a livello di inquinamento e sicurezza; per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, sarà necessario apportare alcune modifiche che ne faranno lievitare il prezzo, ora stimato intorno ai 5.000 euro.

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