LuciaStove: il fornello (a piccole o grandi dimensioni) che produce Energia e Biochar, cioè carbone-fertilizzante vegetale (per un mondo nuovo)

Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche, in epoca pre-colombiana, con l’utilizzo della “Terra preta”, cioè Biochar, carbone-fertilizzante vegetale, erano in grado di conservare fertili i terreni coltivati dentro la foresta.
Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche, in epoca pre-colombiana, con l’utilizzo della “Terra preta”, cioè Biochar, carbone-fertilizzante vegetale, erano in grado di conservare fertili i terreni coltivati dentro la foresta.

L’invenzione che qui vi proponiamo (riprendendo due articoli apparsi su “Il sole 24ore” del 12 marzo scorso (ma che aggiorniamo con altre notizie e un appuntamento con l’inventore) si chiama “LuciaStove”, un fornello che viene ad avere molteplici funzioni:

1- smaltisce, senz’alcun costo, gli scarti vegetali che diventano il suo combustibile;

2- produce, nel processo di combustione, energia termica, ma può produrre anche energie elettrica;

3- non crea alcun inquinamento (attraverso un processo naturale di pirolisi, cioè di combustione senza ossigeno);

4- come scarto della combustione produce il biochar, un carbone-fertilizzante vegetale di grande arricchimento per i terreni agricoli.

L’inventore di questo marchingegno semplicissimo ma di grande efficacia ecologica (e che potrà arricchire la vita delle popolazioni, a partire da quelle più povere della Terra, e non stiamo scherzando) è Nathaniel Mulcahy, nato in Georgia da padre americano e madre italiana, venuto in Piemonte e stabilitosi a Tortona: un vero genio di molte invenzioni, negli ambiti più disparati; e che con la “LuciaStove” (nell’articolo si spiega dettagliatamente la scelta di questo nome) Mulcahy ha deciso di lavorare per uno sviluppo nuovo, compatibile con l’ambiente e con un nuovo equilibrio tra Nord e Sud del Pianeta: infatti questa (bio)tecnologia è la soluzione per far autoprodurre energia termica ed elettrica e fertilizzanti non inquinanti nei villaggi dei Paesi più poveri del Pianeta.         Biochar, energia termica ed elettrica, smaltimento non inquinante ed efficiente, costi ridotti al minimo che più minimo non si può… un’Utopia Concreta quella che vi proponiamo, una Tecnologia Appropriata efficace che non ha bisogno di tecnologie nucleari né di altri contesti costosi, pericolosi e complicati.

LuciaStove, nasce a Tortona la soluzione per portare energia e biochar nei villaggi

di Marco Magrini (12 marzo 2009 – Il Sole 24ore)

La vita di Nathaniel Mulcahy è cambiata il 29 ottobre 2004. Nato in Georgia da padre americano e da madre italiana, era venuto in Piemonte tre anni prima per questioni familiari, salvo innamorarsi di Tortona e trovare un lavoro da direttore della ricerca in un’azienda piemontese di elettronica. In qualità di inventore, aveva già disegnato Venus (un rasoio Gillette), Speed Stick (un deodorante Mennen) e anche una sedia a rotelle capace di anticipare gli attacchi di epilessia e di contrastarli (non prodotta da nessuno). Fatto sta, che quel 29 ottobre cade dalle scale e si rompe letteralmente l’osso del collo.
I soccorsi arrivano quasi cinque ore dopo e lo trovano ancora vivo, solo perché la sua cagnetta aveva usato il muso per tenergli la testa sollevata, e il corpo e le zampe per reggergli la schiena. «Senza di lei sarei morto», racconta Mulcahy, oggi 44enne. «Da quel giorno, ho deciso che non volevo più lavorare per far ricca un azienda, ma per migliorare il mondo. A tempo pieno».
È così che, mentre lavorava su un progetto per migliorare la vita degli haitiani, ha inventato la LuciaStove, oggi un marchio registrato. Con cinque pezzi di alluminio, anche in Africa possono costruirsi un fornello pirolitico – capace di combustione senza ossigeno – che si alimenta con foglie, rami o scarti agricoli, che produce pochissimo monossido di carbonio (una delle principali cause di morte, nelle cucine del terzo mondo) e che lascia il solo residuo del biochar, il carbone vegetale: un potente fertilizzante, da reinserire nel più virtuoso dei cicli agroalimentari.
Sul mercato, ci sono già una ventina di aziende che producono pirolizzatori di varie dimensioni e presto se ne aggiungeranno altre: l’ungherese 3R Agrocarbon e la tedesca Pyrex, promettono nuovi impianti per l’anno prossimo. Ma la LuciaStove è diversa. «La sua particolarità – spiega Mulcahy con irrefrenabile entusiasmo – è che sfrutta attentamente la dinamica dei fluidi per ottenere una combustione con un efficienza del 93%, contro il 7-12% di un fuoco aperto». E il procedimento è replicabile su larga scala.
Tutti i pirolizzatori del mondo sono chiusi, per tenere fuori l’ossigeno. Invece, la LuciaStove è miracolosamente aperta in alto: basta gettarci dentro della biomassa, accenderla e, dopo pochi secondi, il calore prodotto innesca la pirolizzazione, aiutata da un piccolo ventilatore laterale. Dagli ugelli in alto – disegnati in modo da sfruttare tre diversi vortici che si creano all’interno – esce un gas sintetico, fatto di idrogeno, metano e monossido di carbonio. Il quale, bruciando forma una specie di cappa che consuma l’ossigeno impedendogli di entrare, ma al tempo stesso esercita un “tiraggio” verso il basso che fa entrare l’azoto.
«Tre etti di biomassa – spiega Mulcahy – bruciano per quasi un’ora e mezzo, regalando energia termica e, alla fine, lasciando come residuo un etto di biochar. Il quale, è un eccellente fertilizzante ed è capace di stoccare per secoli l’anidride carbonica che era nelle piante».
La WorldStove, l’azienda fondata da Mulcahy per commercializzare la sua invenzione, sta già discutendo con «importanti aziende italiane dell’agroalimentare» (che lui non vuole ancora nominare) per adottare il procedimento su scala industriale. «Ci sono aziende che spendono fino a 30 euro a tonnellata, per smaltire i propri scarti. In questo modo, avrebbero energia gratis per i propri bisogni produttivi (o per venderla alla rete sotto forma di elettricità), e anche un fertilizzante naturale da reimmettere nel ciclo», con un conseguente, minor uso dei fertilizzanti chimici.
Ma la commercializzazione? Non doveva salvare il mondo? «La WorldStove vende già questa tecnologia in Canada sotto forma di caminetti ecologici, visto che lì la combustione della legna è stata vietata. E abbiamo ricevuto una commessa per produrre 1,4 milioni di fornelli per ammodernare tutte le saune della Finlandia», dice Mulcahy con un sorrisetto malizioso. «Tutti fondi che servono per finanziare la distribuzione della LuciaStove nel Terzo Mondo a prezzi bassissimi, sottocosto, con la formula del microcredito». Migliaia di esemplari sono già stati spediti in Uganda, Indonesia, Zaire, Cameroon, Malesia, Mongolia e Costa d’Avorio.
Un intoppo c’è: il ventilatore che affianca la LuciaStove, richiede corrente. «Ma lo abbiamo già risolto con tre diverse soluzioni – risponde Mulcahy – una delle quali sfrutta la gassificazione coassiale del fornello, autogenerando l’elettricità per la ventola. Anzi, anche di più: ci si può ricaricare il cellulare».
Di fatto, per efficienza, facilità d’uso e per i benefici ambientali che comporta, la LuciaStove è un’invenzione che potrebbe far parlare di sé. È frutto dell’intuizione di un momento? «La mia cagnetta, stava ormai molto male», racconta Mulcahy. «Un giorno, mi ha appoggiato teneramente il muso sulle gambe. Mi sono messo a pensare e ho avuto il mio momento eureka. Poi, quando ho finito di mettere su carta le mie idee, lei se n’è andata».
Come avrete intuito, si chiamava Lucia.

il fornello LuciaStove presentato dal suo inventore Nathaniel Mulcahy
il fornello LuciaStove presentato dal suo inventore Nathaniel Mulcahy

da IL SOLE 24 ORE del 12 marzo 2009 – Il biochar e la LuciaStove

Due soluzioni promettenti per i settori agricolo, domestico ed energetico

LuciaStove e WorldStove sono semplici sistemi, ideati dall’inventore italoamericano Nathaniel Mulcahy, di gassificazione e pirolisi (in base alla potenza dell’impianto che può variare dai kW al MW), la cui materia prima è costituita da scarti vegetali e organici, con tasso di umidità non superiore al 30%, con rendimenti energetici compresi tra l’85 e il 90% e un rendimento di combustione superiore al 93%.         Se abbinato a un motore Stirling, a turbine a vapore oppure a sistemi che impiegano l’effetto Seebeck, il sistema può produrre energia elettrica. Impianti dimostrativi di questo tipo sono già in essere o in fase di realizzazione.
Oltre all’efficienza, già osservando il modello dimostrativo in funzione risultano evidenti altre doti dell’innovativa soluzione che porta il nome di Lucia, la più fedele amica a quattro zampe dell’ideatore. Pur funzionando con fiamma a cielo aperto il sistema non emette fumi e rilascia in atmosfera quantità minime di polveri sottili e di emissioni di gas a effetto serra: si parla del 6% delle emissioni rispetto a una comune caldaia a metano da appartamento.
In una scatola da scarpe possono essere imballati ben quindici esemplari, ancora da assemblare, della LuciaStove in versione “fornelletto da campeggio”. Un ulteriore punto a favore che ha contribuito alla sua diffusione già in 27 paesi in via di sviluppo, con progetti di cooperazione, che continuano a crescere di numero ed entità, anche grazie a finanziamenti in microcredito.
Non basta. Il processo virtuoso vanta anche altri vantaggi particolarmente importanti, soprattutto dal punto di vista ambientale. Parallelamente alla produzione di energia termica, e qui viene il bello, come residuo del fenomeno pirolitico si ottiene infatti il prezioso biochar: il carbone vegetale, noto come “Terra Preta” tra gli Indios dell’America Latina, che non solo sequestra la CO2 nel suolo, sottraendola all’atmosfera – partecipando quindi alla mitigazione del cambiamento climatico, nonché al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto – ma anche migliora significativamente la fertilità dei terreni coltivati, trattenendo l’acqua e riducendo il dilavamento dei nutrienti e la necessità di ricorrere a fertilizzanti di origine sintetica.

> Per approfondire l’argomento: Il biochar e la LuciaStove
> <http://www.energoclub.it/doceboCms/page/605/Pir%C3%B2lisi_e_Biochar.html>
> , Il Sole 24 ore
> <http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/frontiere/luciastove-biochar.shtml?uuid=68d0d23e-0edb-11de-b874-530b20f3f76e&DocRulesView=Libero

il biochar, carbone-fertilizzante vegetale
il biochar, carbone-fertilizzante vegetale

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APPUNTAMENTO

sabato 13 giugno, alle ore 9.30 presso la sede di EnergoClub, in via Isonzo n. 10 a Treviso si terrà la assemblea ordinaria dei soci, abbiamo il piacere di informare che lo stesso giorno, alle 14.30, presso la Sala Conferenze della Banca della Marca, in viale della Repubblica 129, si terrà l’evento a cura di
EnergoClub:
“Il biochar e la LuciaStove. Due soluzioni promettenti per i settori agricolo, domestico ed energetico”
Interverranno l’inventore dell’innovativa tecnologia, Nathaniel Mulcahy, e il Dr Franco Miglietta dell’Istituto di Biometeorologia del CNR di Firenze.
LuciaStove è sistema semplice ed efficiente in grado di trasformare scarti vegetali e organici (con grado di umidità inferiore al 30%) per produrre energia e biochar: il carbone vegetale che oltre a sequestrare la CO2 nel suolo migliora significativamente la fertilità dei terreni coltivati, trattenendo l’acqua e riducendo il
dilavamento dei nutrienti e la necessità di ricorrere a fertilizzanti di sintesi.
Nella prima parte saranno illustrati caratteristiche e prospettive del carbone vegetale e della LuciaStove, con dimostrazione pratica del funzionamento del sistema. Ampio spazio sarà riservato a domande da parte del pubblico.
La seconda parte vedrà coinvolti i portatori di interesse della filiera (produttori di pellettizzatori, produttori di caldaie e stufe, aziende agro-zootecniche, centri di raccolta differenziata, amministratori locali, ecc.) per l’eventuale creazione di gruppi di lavoro e sviluppo di progetti pilota. Leggi il Programma
http://www.energoclub.it/doceboCms/news/3
del convegno
Iscriviti
http://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=cjN2blVmYzBiempndExKXzRwcWVoOXc6MA..>
all’evento!

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Dal Blog L’ORTO DI CARTA  ( http://ortodicarta.wordpress.com/philip-smalls-biochar-faq/ )

Benvenuti al FAQ di Coltivare con il Biochar!
…un work in progress… Quando coltiviamo con il biochar stiamo, a tutti gli effetti, cercando di seguire le orme degli antichi creatori della Terra Preta. Non sappiamo ancora esattamente come funzionasse il processo, così come non sappiamo esattamente come e se sia trasferibile dal suo luogo di origine. Siamo lasciati soli a decifrare i segreti della Terra Preta sperimentando nei nostri orti e giardini e comparando le nostre esperienze.

1.0 Cos’è il biochar?
Il biochar è fondamentalmente carbone prodotto attraverso un processo di pirolisi a bassa temperatura. La pirolisi ad alte temperature è quella che genera il carbone classico a cui siamo abituati. Idealmente il biochar viene prodotto in modo tale da preservare la massima ritenzione di bio-oli condensati. Quando utilizzato in maniera generica, il termine biochar, si riferisce semplicemente al carbone prodotto da una qualsiasi biomassa di scarto, senza considerare se abbia o meno una componente di bio-oli condensati. A questo livello il biochar è semplicemente carbone utilizzato con finalità agricole.

1.01 Quali sono i benefici dell’utilizzo del biochar nel giardinaggio?
• Addizionando biochar si ottengono i seguenti benefici:
• Stimolazione della crescita delle piante
• Riduzione delle emissioni di metano
• Riduzione emissioni protossido di azoto (circa 50%)
• Riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti (circa 10%)
• Riduzione dilavamento nutrienti
• Sequestro del carbonio in un deposito sotterraneo stabile e a lungo termine
• Abbassamento dell’acidità del suolo
• Riduzione dell’inquinamento da alluminio
• Innalzamento del numero e qualità degli aggregati nel suolo grazie all’aumento delle ife fungali
• Miglioramento della capacità di ritenzione idrica del terreno
• Aumento di Ca, Mg, P e K disponibili nel terreno
• Aumento della respirazione microbica del terreno
• Aumento della massa microbica
• Stimolazione dell’azione di fissaggio dell’azoto da parte dei legumi
• Maggior estensione delle micorrize
• Maggiore capacità di scambio di cationi

1.02 Quanto biochar devo utilizzare per ottenere questi risultati?
Questo è ancora oggetto di studio. Sicuramente i risultati saranno maggiori con maggiori quantità. Se può soddisfarvi una stima di massima, azzarderemmo che un rapporto di 5 kg a m2 (1 lb/ft2) dovrebbe essere sufficiente ad ottenere i benefici nella maggior parte dei giardini. In ogni caso si possono già riscontrare notevoli benefici legati alla struttura biologica del suolo con rapporti ben inferiori a 1Kg/m2. Questa FAQ include informazioni per l’uso di piccole quantità di biochar nell’orto e nel giardino ottenendo i migliori risultati.

1.03 Quanto occorre perché I benefici siano visibili? E quanto sono durevoli nel tempo?
Alcuni effetti, come l’abbassamento dell’acidità del suolo, sono immediati. Altri sono legati alla biologia del suolo e possono necessitare di tempi più lunghi. L’aumentata capacità di scambio dei cationi può richiedere diversi anni per svilupparsi completamente. La buona notizia è che questi effetti durano molto a lungo. Gli effetti del biochar nella Terra Preta sono durati millenni.

1.04 Che relazione c’e tra biochar, carbone agricolo e Terra Preta?
Il carbone agricolo è un altro nome per definire il biochar. Questo era la materia prima per la creazione della Terra Preta dos Indios così come per crearne la controparte moderna, Terra Preta Nova. La Terra Preta originale fu creata da una miscela di carbone, cocci di argilla e vario materiale organico. Questo, unito alle caratteristiche microbiche di quei terreni, risultò in un terreno ad altissima fertilità reputato in grado di autorigenerarsi. Gli effetti del biochar nella Terra Preta de Indio si sono sviluppati e protratti per millenni. Inizialmente, gli studi, indicano la non possibilità di ottenere immediatamente gli efftti completi della Terra Preta, ma, in ogni caso, effetti persistenti parziali sono già stati riscontrati in studi a lungo termine. Il livello di dipendenza diretta legata alle specificità del suolo amazzonico non sono ancora note. In qualche modo questo è ciò che voi, giardinieri-ortolani, dovrete riuscire a scoprire. E’ probabile che i reali effetti del biochar siano riscontrabili dai vostri nipoti ma non da voi.

1.05 Cos’è la pirolisi?
La pirolisi è la scomposizione chimica di materiale organico per mezzo del calore in assenza di ossigeno. Questo processo crea gas (chiamati syngas), catramine e ceneri. Il risultato è una combinazione di carbone, condensato di bio-oli, catrame e cenere.

1.06 Cosa si considera come “bassa temperatura” nella produzione del biochar?
Il punto più basso della scala di valori teorica è di 120°, la temperatura più bassa a cui il legno carbonizza, (Riferimento) e quindi del processo di pirolisi. Un limite inferiore della scala più pratico è quello di prendere a valore la temperatura di combustione guidata del legno, normalmente 350° (Riferimento). Il punto massimo teorico, che separa il biochar dal carbone tradizionale, dipende dal processo di produzione utilizzato e dal materiale combustibile utilizzato, ma viene generalmente indicato con 600°. Queste indicazioni sono comunque rilevanti nel caso di carbone ottenuto da legna ma non valgono nel caso del bamboo o di altre biomasse ad lto contenuto di cellulosa. Il carbone di legna ha, al suo interno, uno strato di bio-oli condensati la cui funzione è identica a quella del glucosio per la crescita della fauna microbica. (Riferimento – pdf). Il carbone prodotto ad alte temperature perde questo strato e di conseguenza non è in grado di promuovere la fertilità del suolo. (Fonte)

1.07 Posso sostituire con altre forme di carbone il biochar?
Assolutamente. Sebbene gli oli presenti nel biochar giochino un ruolo fondamentale per la fertilità del suolo è stato dimostrato che anche il carbone privo di questi oli da eccellenti risultati. In generale viene comunque consigliato di evitare i pellets di carbone industriale poiché i leganti utilizzati per la sua produzione possono apportare elementi indesiderabili al terreno. Sebbene alcuni leganti vengano segnalati come innoqui. Vedi 5.08 per avere informazioni su come ricevere del carbone di pula di riso standard per condurre le proprie analisi casalinghe in vaso e compararle con quelle di altri.

1.08 Il carbone si disgrega nel terreno?
Il carbone è altamente stabile, i microbi sono in grado di decomporlo e disgregarlo ma molto lentamente.
(maggiori info.)

1.09 Come posso unirmi alla comunità di discussione sulla Terra Preta
1. Bioenergy lists: Terra Preta: the intentional use of charcoal in soils.
2. Bioenergy lists: Terrapreta — Discussion of terra preta, the intentional placement of charcoal in soil.
3. Hypography Science Forums: Terra Preta

2.0 Come faccio ad ottenere il biochar?
Potete acquistare il carbone da ditte produttrici specializzate, le quali sono in grado di fornire un’ampia gamma di prodotti per ammendare i terreni. O potete autoprodurlo. Con l’esperienza si può arrivare ad ottenere del biochar con la giusta capacità di ritenzione che dia i benefici attesi.

2.01 dove posso acquistare il biochar?
Attualmente la produzione “industriale” di biochar è molto ridotta e quasi totalmente assorbita dai progetti di ricerca accademici.

L’alternativa è acquistare carbone adatto per l’utilizzo nel suolo che, per ampliamento della definizione, può essere considerato biochar. In Inghilterra è ampiamente disponibile dai vivaisti. In Australia si può acquistare il carbone di bamboo “redhead” nei supermercati o carbone per orticoltura. Una soluzione più economica può essere quella di richiedere sacchi da 20Kg di carbone Mulga per circa 30(AUD)$. (n.d.t. non so di prodotti simili in italia) Essendo di grosse dimensioni sarà necessario spezzarlo leggermente in un mortaio. Risulta eccellente miscelato in blocchi grezzi con mix di terriccio per orchidee. Generalmente ha un pH pari a 6 quindi risulta molto adatto con le acidofile. Negli Stati uniti e disponibile il Cowboy brand hardwood charcoal che vien venduto in sacchi da 9,07 kili o in pallets da 272,16 kili per circa 0.14(US)$ al kilo. Per maggiori quantità, si parla di container, si può prendere in considerazione il carbone di noci di cocco disponibile per meno di 300$ a metro cubo. Vale la pena comunque ripetere che non conviene utilizzare i pellets di carbone in quanto i leganti potrebbero aggiungere elementi indesiderati al terreno.

2.02 Cosa posso coltivare per produrre il mio carbone?
In Inghilterra, il carbone disponibile in commercio viene prodotto dalle “potature” come viene fatto da circa 2000 anni. Questo è considerabile un sistema ecologicamente valido e può contribuire alla preservazione ed alla salute delle foreste Inglesi.

2.03 Posso bruciare ossa per fare il carbone da utilizzare in giardino?
Si. Pare che il carbone di ossa, con quello prodotto da altri tipi di scarti alimentari, fosse una delle componenti della Terra Preta.

2.04 Come posso fare il mio carbone?
In generale le carbonaie più diffuse al mondo sono quelle dette a buca coperta (Esempio) o pila coperta (fornace di terra), i piccoli orticultori preferiranno però iniziare con sistemi più semplici e su scala ridotta. La pirolisi casalinga non è un processo particolarmente complesso ed il sistema del fusto di metallo può essere una buona base di partenza. La variazione più popolare è quella a fondo ventilato. (Esempio) Con un minimo di capacità manuali e gli attrezzi giusti si può arrivare, partendo da un fusto di metallo, a costruirsi la propria fornace ad alta resa (Esempio)

Se abitate in una zona dove è illegale produrre fumi dovrete fare molta attenzione a cosa utilizzerete come combustibile. Non importa quale tecnica utilizzerete per produrre il carbone ma scegliere materiale legnoso, asciutto e di dimensione uniforme da garanzie di una buona produzione. L’uniformità è una delle ragioni per cui i carbonai usano sempre durame precedentemente tagliato.

Se volete utilizzare il calore generato per cucinare prendete in considerazione la cucina a biochar di Robert Flanagan. (Esempio1) (Video) o il sistema a due fusti di Folke Gunther. Il fusto interno, nel sistema di Folke, agisce come ritorto, limitando l’accesso di aria al combustibile per la durata del processo. Una fonte di calore esterna pirolizza il contenuto del ritorto il quale, attraverso una serie di piccoli fori, permette la fuoriuscita dei gas ma limita l’accesso di ossigeno. Il sistema ritorto è sicuramente quello che permette una maggiore efficienza.

2.05 Quali sono i sistemi per avvicinarsi a grandi produzioni di carbone per il giardinaggio?
Un grande fusto ritorto.[da implementare]
Utilizzate un fusto con un coperchio con una buona tenuta. Posizionatelo su un supporto appoggiato a terra e praticate dei fori sul fondo in modo da sfruttare l’effetto “ritorto” dei gas volatili infiammabili. [Esempio]. Un’alternativa più elaborata è quella di collocare un tubo perforato che dalla sommità del fusto porti i gas verso la parte inferiore, nel braciere.[Esempio1][Esempio2][Esempio3]. Scegliendo accuratamente la materia prima con questo sistema, che rimette in circolo i fumi attraverso la “ritorsione” dei gas, non solo da un’ottima resa in termini di produzione ma abbatte drasticamente l’emissione di fumi

Fornace da acido piroleico (wood vinegar) [da implementare] Non sono sicuro che in questo caso si possa ridurre l’intensità dei fumi, ma lo spero.

2.06 Come posso ottenere del carbone che abbia le caratteristiche strutturali e chimiche del biochar?
La struttura è caratterizzata principalmente dalla materia prima. Il durame è attualmente il preferito da questo punto di vista ma gli studi in questo campo sono ancora mobili. La chimica è più definita. Il processo di carbonizzazione deve essere tenuto sotto controllo per assicurare la ritenzione dei condensati. Gli strumenti per ottenere questo su scala domestica sono limitati ma fortunatamente molto semplici. In tutti i casi si tratta di limitare l’accesso di aria nella camera per ridurre la combustione con fiamma e per mantenere una temperatura di pirolisi il più bassa possibile così da non consumare e disperdere tutti gli elementi volatili ed il catrame. Sicuramente, tollerare la produzione di fumi, segno di una scarsa combustione, può voler dire aumentare la ritenzione degli elementi volatili. Così come il soffocare la combustione prima che si tarsformi da combustione di gas di legna in combustione di gas di carbone può essere efficace. Questo può tradursi in una produzione mista di carbone “nero” e carbone “marrone”, entrambi comunque ottimi per il giardino.

2.07 Quanto carbone posso pensare di riuscire a produrre?
Su una base strettamente di peso ed energia, intorno al 20% con una fornace a bruciatore superiore (TLUD Top Lit Updraft) con una bassa velocità superficiale (Fonte – PDF) e 60% con una a fuoco ritorto in condizioni ideali. 40% è un obbiettivo ragionevole.

2.08 Quali materiali refrattari posso usare per realizzare una fornace? Una fornace a fiamma ritorta?

2.09 Quali gas vengono prodotti durante l pirolisi?
I principali gas combustibile sono il monossido di carbonio e l’idrogeno, con una piccola percentuale di metano. In casi di alta percentuale di umidità nel combustibile, si produce anche anidride carbonica.(Fonte)

2.10 Quanto calore viene prodotto durante la pirolisi?
La pirolisi, di per sé, è un processo endotermico, ossia, richiede una fonte di calore esterna. Il potere calorifero dei gas prodotti è di 5.000 – 5.900 kJ/m3. (Fonte) Nonostante sia di molto inferiore comparato ai valori del gas naturale, da 33.320 a 42.000 kJ/ m3, (Fonte – PDF) ha comunque una sua ragione d’essere.

2.13 Il carbone è meglio come combustibile che come ammendante del terreno?
Può essere. Il suo valore come ammendante è sicuramente più alto quando viene usato in piccole dosi come inoculante, o come appoggio a concimazioni. Ha anche una grande utilità nelle coltivazioni che richiedano forti concimazioni. Questo foglio di calcolo può aiutare a valutarne la reale efficacia.

2.14 Il carbone a più valore come combustibile che come compensazione dei gas serra?
Forse si. Forse no.

3.0 Cosa faccio con il carbone dopo averlo prodotto?
Potete usarlo così com’è, appena fatto soprattutto se in piccole dosi. Per applicazioni più importanti le scelte possono essere di spezzarlo, setacciarlo, inzupparlo, aggiungervi materiale secco, compostarlo.
3.01 Perché dovrei trattare il biochar invece di utilizzarlo così com’è?
Ci sono molti motivi percui convenga farlo.[Da implementare, ovviamente.]
3.02 Di che dimensioni dovrebbe essere il biochar?
3.03 In che modo Si può spezzare o setacciare il biochar?
[Per spezzarlo io mi affido a mortaio e pestello: un bastone di 5 cm di diametro e un contenitore da circa 20 litri appoggiato su un foglio di compensato.
Per setacciare e dividere il biochar probabilmente è più utile un piano inclinato di uno orizzontale soprattutto per grandi quantità]
3.04 Come posso rendere il biochar più facile da spezzare?
Bagnarlo ed asciugarlo sembra aiutare. Spezzarlo leggermente inumidito aiuta a controllare l’inevitabile polvere.
3.05 Oltre all’acqua con cosa posso inzuppare il biochar?
Compost tea, MiracleGro™ (Proporzioni), emulsione di farina di pesce, urea, altra urea….
3.06 Posso aggiungere il biochar al compost?
Si. Questo permette di intridere il biochar di sostanze biologiche e umiche. In più, grazie alla proprietà di assorbire gli odori, consiglio di metterne una manciata ad ogni aggiunta di scarti nel secchiello dell’organico vicino alla cucina.
3.07 Il biochar modifica il processo di compostaggio?
Osservazioni estemporanee indicano che l’aggiunta di biochar fresco finemente macinato può accelerare il processo di compostaggio.
3.08 Il biochar può danneggiare i lombrichi nel mio compost?
E’ stato osservato che se la percentuale di biochar rimane inferiore la 50% non vi sono problemi, con percentuali maggiori l’attività dei lombrichi può risultare ridotta.
3.09 Posso usare il biochar nella Compost Toilet?
Si. Qui, il potere di assorbire gli odori, è nuovamente fondamentale.

4.0 Come applico il biochar?
4.01 Qual è il dosaggio limite di applicazione per ottenere effetti dal biochar?
Dai dati ad oggi disponibili sembra che i coltivi rispondano positivamente ad applicazioni di almeno 50 Mg C ha-1, sempre che si applichi una sufficiente concimazione per impedire che il carbone induca uno stallo (vedi 5.04). Questa misurazione equivale a 5Kg/m2 (1 lb/sf) ed è attivo con una dispersione del carbone a 5 cm (2 in) di profondità. (i calcoli). I coltivi possono presentare segni di riduzione dello sviluppo con applicazioni superiori. Secondo gli studi fino ad oggi eseguiti, non si è presentata riduzione della crescita per la maggior parte delle specie vegetali e condizioni del suolo anche con applicazioni di 140 Mg C ha-1.
4.02 Quali materiali si combinano bene con l’applicazione del biochar?
4.03 Come viene utilizzato generalmente il biochar?
[Normalmente viene mescolato come quando si preparano i letti aggiungendo compost o altro materiale organico,]
4.04 Qual è il dosaggio normale di applicazione del biochar?
Questo non è ancora stato precisamento definito.
4.05 Ci sono dei benefici ad utilizzare il biochar come pacciamatura?
[Miglior ritenzione dell’azoto e degli elementi azotati, riduzione delle emissioni di metano e protossido. Riscaldamento dei letti in primavera]
4.06 Avendo una quantità limitata di biochar, qual è l’uso migliore che posso farne?
[Da implementare. Seedball, concimazione locale, inoculante di micorrize]

5.0 Cosa succede dopo l’applicazione del Biochar nel suolo?
5.01 Il biochar influisce sul pH?
5.02 Il biochar aumenta il CSC (capacità di scambio cationico) e il tasso di saturazione in basi?
5.03 Il biochar migliora le caratteristiche di struttura del terreno?
5.04 L’aggiunta di biochar può causare uno stallo nella crescita?
Nel caso di terreni poveri di azoto, l’aggiunta del biochar può effettivamente causare uno stallo nei processi di crescita. Eventualità comunque relativamente rara in situazioni di orto/giardino dove si può disporre di concimi quali compost, letame, scarti di cucina. Una testimonianza

La combinazione data dall’inserimento di biochar ricco di C/N e sacche abiotiche di N minerale può, in alcune situazioni, portare ad una riduzione dell’azoto disponibile per le piante (Lehmann and Rondon 2005). Esperimenti condotti nel nord della Svezia, in ogni caso, hanno mostrato un aumento della nitrificazione e diminuzione dell’ammonizzazione in seguito all’aggiunta di C attivo in una foresta di abeti (Berglund et al. 2004). Sembra che gli effetti del biochar sull’azoto (N) presente nel suolo non siano ancora stati completamente compresi. Studi in serra condotti in Columbia hanno dimostrato che le leguminose sono in grado di compensare la carenza di N attraverso l’aumento di N2 fissato biologicamente, processo stimolato dalla presenza di biochar (Rondon et al. 2004). Le non leguminose, in ogni caso, potrebbero necessitare di concimazioni azotate per compensare l’immobilizzazione. Come effetto indesiderato si può avere, di conseguenza, una maggiore necessità di composti azotati la cui produzione a costi energetici molto elevati (West and Marland 2002)

(Fonte-PDF)

5.05 Cosa si può fare per prevenire lo stallo?

Si possono adottare tre possibili soluzioni singolarmente o abbinate: (i)il biochar viene applicato esclusivamente alle leguminose fintanto che non si sia fissato sufficiente azoto da permettere una situazione economicamente soddisfacente per la coltivazione di non-leguminose senza la necessità di aumentare l’applicazione di composti azotati; (ii) il biochar viene caricato di N attraverso una fase di compostaggio o attraverso un processo di produzione di energia (Lee and Li 2003); (iii) il biochar viene applicato in dosi controllate che permettano la sedimentazione di N e ottimizzi la produttività delle piante.

(Fonte-PDF)

5.06 Il biochar influisce sull’ecologia del suolo?
La struttura stessa del carbone fornisce rifugio per molti organismi benefici dai minuscoli batteri ai grossi lombrichi.
Il carbone è in grado di accrescere l’attività delle micorrize. Questo fattore non sembra essere influenzato dalla temperatura di produzione del carbone.

In Giappone vi è una lunga tradizione dell’uso del carbone come ammendante. Afferma Nishio (1996): “l’idea che l’applicazione di carbone nel terreno possa stimolare le micorrize arbuscolari locali nel suolo e quindi promuovere lo sviluppo delle piante è cosa relativamente nota in Giappone, sebbene questa pratica sia limitata dagli alti costi”. La stretta relazione tra il carbone e le micorrize è probabilmente importante nella realizzazione del potenziale del carbone di accrescere la fertilità del suolo. Nishio (1996) riporta l’inefficacia del carbone nello stimolare la crescita di alfalfa in terreno sterilizzato, ma la crescita aveva un aumento di un fattore di 1.7-1.8 quando alla coltivazione veniva aggiunto terreno non sterilizzato contenente micorrize locali. Warnock et al (2007) suggerisce quattro possibili meccanismi attraverso cui il biochar potrebbe influenzare l’abbondanza di funghi micorrizici. In ordine decrescente di prove scientifiche disponibili sono: “alterazione delle caratteristiche fisico-chimiche del suolo; effetti indiretti sulle micorrize attraverso l’azione su altri microbi presenti nel suolo; detossificazione dei componenti allelochimici nel biochar ed interferenze nelle segnalazioni pianta-fungo nonché rifugio dai predatori.

(Fonte-PDF)
Il carbone di legna prodotto a basse temperature (più che lo sfalcio o legni ad alto contenuto di cellulosa) possiede uno strato interno di bio-oli condensati disponibili ai microbi per cibarsene, l’effeto di questi bio-oli è identico al glucosio per lo sviluppo microbico (Christopher Steiner, EACU 2004) (Fonte)

Steiner et al [2008] ha osservato che la respirazione basale (RB), la massa microbica, la popolazione e l’efficienza dei microbi (espressa dal quoziente metabolico) cresce in maniera costante e significativa con l’aumento delle concentrazioni di carbone (50, 100 e 150g Kg-1 soil). L’applicazione della condensazione dei fumi (acido piroligneo, AP) provoca un netto aumento della respirazione indotta del substrato (RIS), delle caratteristiche precedentemente menzionate ed un’aumento esponenziale delle popolazioni. Supponiamo che il condensato dei fumi contenga sostanze facilmente degradabili, utilizzabili dal metabolismo dei microbi, e solo una minima parte di agenti inibitori.

(Fonte)
La formazione di aggregati viene promossa:

La presenza nel suolo di biochar promuove attivamente la formazione di aggregati attraverso la stimolazione delle ife dei funghi. Il biochar è in grado di fornire habitat per le ife esomicorriziche, la sporulazione avviene nelle microporosità grazie alla minor competizione dei saprofiti (Saito and Marumoto. 2002)

(Fonte-PDF)

5.07 Il biochar stimola la crescita delle piante?
5.08 Quale tasso di crescita ci si può attendere?
Ci si può attendere che il peso totale del raccolto sia, nella maggior parte dei casi, visibilmente maggiore con una combinazione di carbone-concime che non con la sola concimazione. In alcuni casi i risultati ottenuti sono notevoli. Steiner (2007) ha riportato un raddoppio nella produzione di granoturco in coltivi trattati a carbone+concimazione rispetto a quelli trattati solo a con concimazione. I raccolti sono diminuiti nell’arco di quattro cicli di coltivazione, anche se la riduzione è stata minore nei casi di applicazione di carbone. Le concentrazioni di P, K, Ca, Mg sono rimaste significativamente elevate nei terreni trattati con carbone nonostante il sequestro operato dalle coltivazioni. (Fonte-PDF) Considerando che le sperimentazioni sono state effettuate in poche località, non dovrebbe essere una sorpresa scoprire che i effetti attesi possano risultare leggermente inferiori a questa previsione.

I dati sugli effetti del carbone sulle coltivazioni sono ancora ridotti – solo un limitato numero di cultivar su una limitata tipologia di terreni sono stati investigati. Le iterazioni tra cultivar, tipologia di suolo, condizioni locali, metodo di produzione, di applicazione e percentuale d’uso del biochar devono essere ancora studiate in dettaglio prima che il biochar possa essere contemplato come ammendante nella coltivazione su larga scala. In ogni caso ci sono chiare prove che l’aggiunta di carbone per determinate cultivar e determinate tipologie di suolo può avere effetti benefici.

(Fonte-PDF)

5.09 Esistono sistemi attraverso cui si possa condurre le proprie sperimentazioni in modo che possano essere utili anche per altri?
Certamente: CharDB, il database internazionale open-source delle sperimentazioni con biochar.
Ora puoi registrare le tue esperienze di concimazione con biochar in un formato omologato “CharML” che dovrebbe facilitare la comparazione dei dati inseriti. Questo, si spera, dovrebbe condurre a nuove ed interessanti conclusioni ed ad una conoscenza più approfondita del fantastico mondo del biochar!” (Fonte)

5.10 Quanta anidride carbonica può sequestrare il biochar?
5.11 In che misura il biochar limita la produzione d’azoto?
Lo studioso del suolo Lucas Van Zweiten ha osservato una notevole riduzione delle emissioni di protossido d’azoto in una situazione agricola in cui ha utilizzato il biochar di cui disponeva. Generalmente terreni con alti livelli di nitarti, una robusta struttura organica e sufficente umidità hanno livelli molto alti di produzione di protossido, di conseguenza i benefici osservati da Van Zweiten sono probabilmente maggiori. In ogni caso,
Gli effetti del biochar sulle emissioni di protossido d’azoto sono un fattore ampiamente sconosciuto. Nonostante sia probabile la riduzione dell’emissione diretta di N2O e quella indiretta, attraverso la riduzione di dispersione di nitrati, nessuna di queste possibilità è stata adeguatamente dimostrata su un’ampia gamma di terreni e cultivar diversi. (Fonte – PDF)

……………………………………………………………………………………

L’International Biochar Iniziative (IBI) ha annunciato che l’United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD), l’organo sovranazionale che combatte il fenomeno della desertificazione, ha presentato una proposta per includere il biochar, di cui abbiamo ampiamente trattato, come sistema per la mitigazione da prendere in considerazione per il periodo post Copenaghen 2012. La proposta dell’UNCCD mette in evidenza i numerosi vantaggi del biochar o carbone agricolo, ad esempio il fatto che esso possa essere facilmente prodotto e controllato per l’importante ruolo che può svolgere nel sequestrare il carbonio e poi fissarlo al suolo oltre al suo potenziale di prevenire la deforestazione fertilizzando e conservando importanti nutrimenti nel suolo.

Il biochar o carbone agricolo ha una grana fine, è molto poroso grazie al carbone (alla cellulosa ossidata) che consente di conservare le sostanze nutritive del suolo e delle acque. Il carbonio nel biochar resiste infatti al naturale degrado e può sequestrare il carbonio dell’atmosfera e fissarlo al suolo per centinaia di migliaia di anni. Il direttore esecutivo dell’IBI Debbie Reed ha affermato: “La proposta dell’UNCCD è un grande successo, ed è accompagnata da numerose discussioni molto positive aumentando così l’interesse per il biochar tra i delegati di ogni paese”.

L’UNCCD, ha finalmente infatti individuato il biochar come un’opportunità unica di considerare il suolo come un deposito di carbonio. L’UNCCD inoltre propone che il biochar deve essere considerato come uno strumento vitale per la riabilitazione dei suoli desertificati: “Il fatto che molti suoli sono degradati significa che essi sono attualmente ben lungi dall’essere saturi di carbonio e il loro potenziale nel sequestrarlo dall’atmosfera può essere molto elevato… Il biochar, come strategia per migliorare la qualità suolo e il fissaggio del carbonio è imperativo “.

“L’UNCCD cita anche la capacità di utilizzare il biochar per un sviluppo sostenibile, evitando gli svantaggi dell’utilizzo di altre tecnologie bioenergetiche che distruggono la materia organica del suolo (SOM). I sistemi a pirolisi che producono biochar sono in grado di fornire molti vantaggi. Il biochar ripristina il carbonio organico, la fertilità del suolo e riduce le emissioni di CO2 del settore agricolo”, continua Debbie Reed, direttore esecutivo dell’IBI.

Ridurre la deforestazione è un altro vantaggio offerto dal biochar e citato dall’UNCCD nella loro proposta presentata per l’inclusione del biochar nei meccanismi commerciali: “Il biochar o carbone agricolo potrebbe fornire un incentivo ulteriore a cessare la deforestazione, offrendo una valida alternativa al rimboschimento e al recupero dei terreni degradati sfruttati per le colture bioenergetiche”. L’UNCCD inoltre propone di includere l’utilizzo del biochar fra le norme che consentono maggiori flussi finanziari per aiutare i paesi in via di sviluppo ad aumentare la materia organica nel suolo prevenendo deforestazione e aumentando la resa naturale dei terreni agricoli ormai esausti.

Il biochar poi ha un importante ulteriore vantaggio rispetto all’utilizzo di altri sistemi e meccanismi per la cattura di CO2 dall’atmosfera, infatti il sequestro del carbonio attraverso il biochar è facile da quantificare, oltre ad essere relativamente permanente. Nel complesso, la potenziale diversità di utilizzo del biochar come uno strumento di attenuazione per la salvaguardia del clima è grande. Il dr Johannes Lehmann dell’IBI ha sottolineato: “Siamo lieti che l’UNCCD abbia riconosciuto il potenziale del biochar. I risultati preliminari del modello di stima di potenziale di cattura del carbonio da biochar dell’IBI hanno dimostrano che il carbone agricolo prodotto dai residui agricoli e dalla silvicoltura è potenzialmente in grado di sequestrare una gigatonnellata di CO2 e fissarla nel suoli ogni anno da qui fino al 2040”.

L’International Biochar Iniziative (IBI) è un’organizzazione no-profit che serve come una piattaforma internazionale per lo scambio di informazioni e di attività a sostegno della ricerca, sviluppo, dimostrazione e la commercializzazione del biochar. I diversi partecipanti dell’IBI comprendono un consorzio di ricercatori, enti commerciali, politici, agenti di sviluppo, agricoltori, giardinieri e altri protagonisti impegnati a sostenere la produzione e l’utilizzo di biochar in grado di rimuovere CO2 dall’atmosfera e migliorare la fertilità della terra.

Molte piccole iniziative sono in fase di lancio per l’utilizzo del biochar da agricoltori poveri in paesi in via di sviluppo in modo che il suolo non solo diventi un pozzo per l’assorbimento del carbonio, ma renda più cibo e biomassa. Le attività del Biochar Found offre un esempio interessante. Il suo modello è volto a rendere il biochar, un concetto integrato di sviluppo rurale sostenibile che riesce a combattere l’insicurezza alimentare e la bassa produttività agricola di sussistenza tra gli agricoltori, oltre alla deforestazione, la povertà energetica e il cambiamento climatico, contemporaneamente.

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Biopact

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Il fatto di rendere fertile i suoli poveri, sta guadagnando sempre più interesse da parte di un numero crescente di ambientalisti, ecologisti, attivisti, climatologi e antropologi, dato che questo fatto può essere visto come uno dei pochi metodi realistici per affrontare simultaneamente molteplici crisi ambientali come sociali: così la fame, l’esaurimento del suolo, la deforestazione e la perdita di biodiversità e altri problemi ecosistemici che possono essere collegati ad esse.

Così come l’esaurimento di acqua dolce, della proprietà di terra, la povertà energetica e anche il cambiamento climatico. Il National Geographic si è concentrato su questa possibilità di sviluppo sostenibile analizzando le possibilità reali che questo fatto si realizzi come una vera strategia di utilizzo del territorio. Il processo su cui si basa la nuova fertilizzazione del suolo prenderà spunto da un antico metodo denominato Terra preta scoperto in Amazzonia.

La ricerca del National Geographic si basa sulle recenti intuizioni che le foreste amazzoniche  potrebbero essere state la patria di vaste reti urbane che avrebbero sostenuto le grandi popolazioni per migliaia di anni. Gli scienziati ora ritengono che il loro ‘oro nero’ era ciò che mettevano queste popolazioni nei loro terreni. Scoprire ciò potrebbe essere la chiave per un impressionante sviluppo sostenibile e che esso può contribuire a salvare il pianeta oggi. Ora gli scienziati stanno cercando di ricreare la ricetta per il super fertilizzante, studiando la terra che copre fino al 10% del bacino amazzonico. Incluso tutto ciò che hanno lasciato queste civiltà: immondizia, carbone, ceramica, escrementi umani e altri rifiuti.

Gli esperti suggeriscono che se fosse ricreato il nuovo suolo, questo potrebbe alimentare buona parte della popolazione che vive in zone disagiate e potrebbe aiutare a combattere il riscaldamento globale.  Gli scienziati hanno pensato a lungo che bacino idrografico delle zone tropicali fosse troppo acido e non vi potesse crescere nulla. Ma nel corso degli ultimi decenni, i ricercatori hanno scoperto piccoli tratti di terra produttiva una “terra scura”. Questo terreno infatti si era notato che contrastava nettamente con il colore della terra della regione naturale dal suolo giallastro.

Già alla fine degli anni ‘80 si è potuto dimostrare che il carbone prodotto dal lento bruciare di alberi e rifiuti legnosi fosse uno degli ingredienti di Terra preta. Secondo William Woods, geografo e antropologo della University of Kansas le popolazioni amazzoniche con l’utilizzo della Terra preta sarebbero state in grado di vivere per lunghi periodi di tempo. “Come risultato si ottiene una società con una complessa stratificazione sociale e dei sistemi intrecciati per il regolamento dell’utilizzo della Terra preta su larga scala. E poi arrivò il 1492. L’arrivo degli europei ha portato le malattie e la guerra che affievolisce l’antica civiltà amazzonica e ha relegato i pochi sopravvissuti a vivere nel profondo della foresta pluviale come cacciatori-raccoglitori. E per questo è completamente cambiato il loro modo di vivere” continua Woods.

Oggi gli scienziati sono seriamente stuzzicati dalle risorse che potrebbe offrire la ricetta della Terra preta. Lo speciale fertilizzante del suolo è stato un modo per secoli utilizzato per ripristinare aree agricole sul Rio delle Amazzoni, ma soprattutto un modo sostenibile. Le speranze del Terra preta puntano ad alimentare la fame del mondo e a combattere il riscaldamento globale.

“La Terra preta come altri fertilizzanti attrae alcuni funghi e microrganismi e tutte quelle piccole forme di vita che consentono alle piante di assorbire e trattenere le sostanze nutritive e mantenere humus e quindi il terreno fertile per centinaia di anni. I microrganismi utilizzano le varie parti dei vegetali in modo da creare una superficie dove le sostanze nutritive possono meglio aggrapparsi per aggrapparsi” spiega Woods. “I materiali che vengono utilizzati nel Terra preta sono parte della nostra storia agricola”.

Gli scienziato del suolo come Johannes Lehmann della Cornell University è un altro ricercatore accorso a studiare e ricreare il Terra preta. “I suoli scuri dell’area Amazzonica, ancora oggi dopo centinaia di anni, mantengono le loro sostanze nutritive e addirittura idrocarburi, che provengono principalmente dalla trasformazione della CO2”, spiega Lehmann.  Ciò suggerisce che l’aggiunta di Terra preta o un fertilizzante di questo tipo nel suolo potrebbe prima di tutto aiutare altre regioni del mondo con suoli acidi ad aumentare le rese agricole. Ma inoltre, spiega Lehmann, il fertilizzante sostenibile potrebbe contribuire a ridurre la quantità di emissioni di gas serra rilasciati nell’atmosfera. Il nuovo Terra preta potrebbe essere iniettato sottoterra così da sequestrare CO2 per  secoli, suggerisce molto futuristicamente Lehmann.

Attualmente l’agricoltura amazzonica si basa fortemente sul taglio e sul bruciare i residui dell’agricoltura e delle foreste per fertilizzare il suolo (come in molte aree della terra) ma le sostanze emesse dalla combustione grazie al Terra preta potrebbero essere trattenute al suolo e quindi fertilizzare ancor più la terra. Con taglio e la combustione del legno di una albero Woods ha osservato che il 95% del carbonio immagazzinato dal vegetale è emesso nell’atmosfera. In presenza di Terra preta si ha una riduzione del 45-50% del carbonio rilasciato. “Il resto è  emesso in diversi derivati del carbonio la maggior parte dei quali sono chimicamente inerti per lunghi periodi di tempo e migliaia di anni. Inoltre, la tecnica consentirebbe a molti agricoltori di rimanere sedentari in una zona” conclude Woods.

[ Links utili e approfondimenti ]

National Geographic

Biopact

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Breve Guida all’Agricoltura Biodinamica. Armonia ed Equilibrio fra Uomo e Terra. Il metodo biodinamico: riscoperta di un’Agricoltura Biologica contro l’industrializzazione e il latifondismo agricolo che degradano il suolo e l’uomo

Agricoltura Biodinamica e Alimentazione: l’Esempio di San Cristoforo. L’azienda agricola familiare toscana che produce cereali e pasta con metodo biodinamico. Qualità e biodiversità contro la standardizzazione delle colture

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7 thoughts on “LuciaStove: il fornello (a piccole o grandi dimensioni) che produce Energia e Biochar, cioè carbone-fertilizzante vegetale (per un mondo nuovo)

  1. Francesco Masi venerdì 22 gennaio 2010 / 17:17

    Di cose eccezionali nel novero delle Boune Pratiche Globali da divulgare e perseguire certamente è incluso il biochar.
    Personalmente registro una momentanea sconfitta per non essere riuscito a trovare interlocutori che, come per la “Luisa Stove” nei p.v.s. ed in generale,rispetto alla problematicità dei combustibili, possano rendersi disponibili ad apportare anche benfici nel campo della lotta al paludismo, ed alle altre patologie gastrointestinali, con l’effettuazione del biorisanamento delle acque inquinate organicamente.
    Personalmente ho avuto la possibilità per due anni di eseguire la bonifica di acque inquinate di fognature in una comunità in Senegal a Saly Portudal, Mbour, che è stata apprezzata soprattutto per gli effetti positivi di diminuzione delle zanzare infettanti e di altri insetti della stessa famiglia dei ditteri.Sono rimasto e vrimango in attesa di interlocutori.
    Cordialmente e pazientemente Francesco

  2. abele garofano lunedì 25 gennaio 2010 / 18:57

    Vorrei capire come avere un lucia stove, a chi rivolgermi , il suo costo.
    Sono un perito agrario , docente ITP precario nell’ist.tec.agrario di Napoli.
    Dom. : Alimentazione e scarico continuo sono attuabili?

    • roberto lunedì 2 luglio 2012 / 7:25

      se ti hanno risposto,puoi passarmi informazioni?
      grazie
      ciao
      roberto

  3. Luca Piccin giovedì 4 febbraio 2010 / 15:59

    Ottimo post.
    Io ho sperimentato la fitodepurazione in certe fattorie della Francia. In pratica lo scarico delle acque bianche finisce in una vasca che contiene delle piante di cui ora non ricordo il nome. Per caduta finisce poi in un’altra vasca con altre piante e così un’altra volta. L’acqua che ne esce non è potabile, ma non inquina e i pesci possono viverci senza diventare mutanti.

  4. Fiore domenica 21 novembre 2010 / 19:47

    Sono interessato ad acquistare la stufa a chi posso contattare?

  5. Claudio lunedì 27 dicembre 2010 / 3:24

    Ho un Az. Agricola e durante l’anno si accumulano molti scarti o biomasse che in parte vengono sprecati con questa stufa potrei sfuttarli per scaldarmi e recuperare il biochar per avere un agricoltura più sana
    Si possono avere dimensioni più grandi di questa stufa?
    grazie claudio

  6. valeria sabato 22 gennaio 2011 / 12:42

    Qualcuno ad oggi è riuscito ad acquistarne una?
    Sono molto interessata anch’io, risiedo nelle campagne del Marocco e sono particolarmente interessata per un eventuale uso domestico

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