Geofilm – “Home”, quando appena fuori di casa “arriva un’autostrada”, o cose simili di grande impatto (ma, se vi capita, non fate come i protagonisti di questo bel film e seguite le nostre proposte)

home

Il film che vi presentiamo qui è uscito nelle sale italiane nel gennaio scorso, ma la sua uscita è durata poco (qualche giorno), e adesso lo ritrovate ripreso nei cinema d’essai (come “film d’arte”) o nei cineforum.

La trama. Eccola in breve (da “ecodelcinema.com”).    “Che succede se da un giorno all’altro aprissero un tratto di autostrada di fronte alla vostra casa immersa nel verde? Ebbene la risposta è tutta nel primo lungometraggio della regista svizzero-francese Ursula Meier “Home”. Passato al Festival di Cannes 2008 per la Semain de la Critique “Home” è una specie di favola nera sullo splendido isolamento di una famiglia borderline rotto dall’inevitabile arrivo del progresso. Quest’ultimo nella pellicola è rappresentato dalla presenza di una miriade di macchine che sfrecciano davanti alle finestre di Isabelle Huppert. Lei e il marito Michel, interpretato da Olivier Gourmet con i tre figli.. È da dieci anni che il tratto di strada di fronte alla casa si deve aprire e un bel giorno questo accade. Al silenzio e alla privacy subentra il rumore infernale delle macchine e dei camion dalla mattina alla sera. Tutte le tensioni rimaste sopite da sempre esplodono. Invece di andar via di là, i nostri eroi si barricano dentro. La figlia maggiore, l’esibizionista del gruppo, sparisce nel nulla e si tira fuori dall’incubo. Quelli che restano, gatto compreso, finiranno per chiudersi in una specie di bunker senza né finestre né porte, al buio. La follia implode dentro di loro in una promiscuità malata senza nessuna via da uscita. Alla fine i quattro riusciranno alla luce del sole, anche se profondamente feriti nell’anima. Ursula Meier racconta una storia claustrofobica, con l’oscurità che via via prende il posto della luce calda del sole”.

Ma il tema di questo film è profondamente attuale. Sempre più persone si ritrovano a dover fare i conti con “qualcosa di estraneo” che arriva vicino al proprio luogo di vita (la “casa dolce casa”) scombussolando serenità, tranquillità, pace. Una grande strada di attraversamento, un’industria rumorosa e insalubre, una cava, una discarica con cattivi odori, un allevamento anch’esso con odori difficili… ognuno, nella propria esperienza diretta o indiretta, conosce o ha vissuto o vive casi simili. I protagonisti del film (un bellissimo film, anche se un po’ “duro” da vedere, specie nella seconda parte, quando si affronta la quotidianità dell’autostrada funzionante a pochi metri), i protagonisti reagiscono nel modo peggiore che si possa fare in questi casi: CHIUDENDOSI IN SE’ STESSI. Non cercando di affrontare “positivamente” l’ “urto”, l’impatto della grande opera vicino a casa. E’ un modo autodistruttivo e autolesionista che, si badi bene, molti (non solo nel film, ma anche nella realtà) vengono ad adottare.

Il rapporto con la grande opera che “ti capita vicino a casa” richiede un’ “impostazione attiva ed intelligente” (ecco alcuni consigli):

1- Ci si deve informare dettagliatamente del progetto e di tutto l’iter legale e burocratico; 2- si deve “far squadra”, confrontare, individuare delle strategie comuni con chi ha lo stesso problema; 3- si deve adottare una linea “responsabile” e costruttiva: capire se quest’opera serve veramente alla collettività, o è inutile, se “è fatta nel modo giusto” oppure sono necessarie delle sostanziali modifiche, fare delle proposte alternative più “intelligenti” di quelle prospettate dai progettisti e politici (tutto questo rende autorevole nei confronti del “mondo esterno” la propria protesta); 4- infine, ma non ultimo, si deve capire cosa si può fare per risolvere adeguatamente e positivamente il proprio caso personale. E qui le soluzioni possono essere multipli: contestare la procedura giuridica della creazione dell’opera (cioè vedere se ci sono vizi formali); chiedere migliorie consistenti (barriere antirumore, il controllo della salubrità…) che garantiscono la tranquillità e la sicurezza della propria famiglia; se del caso, ma forse per ultimo, chiedere un adeguato indennizzo andando a vivere da qualche altra parte (ma questa ipotesi è la più problematica e va lasciata in sospeso il più possibile). L’atteggiamento propositivo e la ricerca di una soluzione più adeguata è quello che mette più in crisi l’opera non prevista adeguatamente.

Spesso chi si confronta con un’opera impattante “perde la testa” (come i protagonisti del film che qui presentiamo), e, seppur attivamente (a differenza del film) chiedono cose che “non qualificano la loro anche giusta protesta”: spesso chiedono di spostare l’opera impattante da un’altra parte, e che diventi il problema di altri abitanti, e così salvaguardando “il proprio giardino”.

Ne abbiamo parlato in questo blog con un articolo che riprendeva modi intelligenti di realizzazione di opere di un certo impatto con la partecipazione della popolazione (e o dei singoli) coinvolta (vi invitiamo ad andare a rivedere il tema: https://geograficamente.wordpress.com/2009/01/23/democrazia-e-progettazione-partecipata-%e2%80%93-come-superare-il-conflitto-ambientale/

Quel che conta è affrontare ogni “disagio da grande opera” che arriva vicino a casa con intelligenza propositiva e, a differenza del film qui proposto, senza perdere la testa.

…………………..

sul tema della grandi opere autostradali vedi anche:

https://geograficamente.wordpress.com/2009/02/20/geolibri-i-signori-delle-autostrade/https://geograficamente.wordpress.com/2009/02/20/geolibri-i-signori-delle-autostrade/

e il libro “Metropoli tranquille”:

https://geograficamente.wordpress.com/2008/04/07/metropoli-tranquille-mobilita-dellitalia-settentrionale/

………..

IL FILM.

Opera originale e ammaliante, l’esordio di Ursula Meier, classe 1971, è una storia a un tempo epica e claustrofobica, iperrealista e grottesca. Prendendo spunto dalla mera osservazione di paesaggi umani a pochi metri dalle strade a grande scorrimento, l’autrice racconta la vita di una famiglia (padre, madre e tre figli) che vive sul bordo di un’autostrada mai completata: il cortile che sui titoli di testa ospita una partita a hockey si rivela l’indomani essere proprio la pista asfaltata, abbellita con brandine prendisole, parabola satellitare, biciclette e altri oggetti di uso comune. Un paesaggio lunare costruito anno dopo anno, un’armonia domestica fuori dal mondo che verrà travolta dall’arrivo degli “alieni”, i camion e gli operai incaricati di ripristinare la percorribilità del tratto: l’asfalto, le strisce bianche, i guard-rail. Improvvisamente la cornice agreste, teatro di giochi e di un silenzio rarefatto, cede al passo al rumore delle automobili, al piombo dei motori, alle difficoltà crescenti di “attraversare la strada” per recarsi al lavoro, a scuola, insomma “dall’altra parte”. E’ solo l’inizio, visivamente potente e molto ben calibrato tra commedia e suspense, di una spirale autodistruttiva nell’impossibilità di cambiare casa; è il padre a proporre la fuga dopo un evento misterioso quanto angosciante, è la madre ad opporvisi strenuamente, fino allo scontro fisico e al sottofinale che vira decisamente sul patologico, riducendo all’osso le funzioni di un nucleo ormai destrutturato, esasperato, maniacale. Rumore, biossido di carbonio, mura isolanti si sostituiscono ad uno scenario da  oasi felice, riparo da un mondo precedente in cui la famiglia si è allontanata senza che lo spettatore possa desumere una causa scatenante o un qualsiasi riferimento: semplicemente un “prima”, ormai rimosso. Il mondo esterno si prende tuttavia la rivincita con l’invasione di tir, auto e moto a tutte le ore.

E’ una discesa agli inferi Home, molto applaudito alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2008, narrata con asciuttezza di toni, la fotografia solare di Agnès Godard e una controllata gestione dei pochi ambienti – sono poche le digressioni al di fuori della casa, tra queste e il bel finale sognate sulle note di “Wuild is the wuind” di Nina Simone. A dare vigore, sfumature, labilità e un lato oscuro serpeggiante ai personaggi principali è la coppia formata da Isabelle Huppert e Olivier Gourmet, uno degli attori preferiti dai Dardenne (fu premiato proprio a Cannes per “Il figlio”): ruoli immediati eppure complessi per un’opera sensoriale, fisica, spiazzante e “senza pelle” –ben sei gli sceneggiatori, uno in più dei personaggi principali – tra realismo e onirismo per un “viaggio da fermi” nei meccanismi psicologici di un focolare domestico, definito dall’autrice franco-svizzera “la negazione del road movie”. (Mario Mazzetti)

…………………………..

Da: http://markx.splinder.com/post/19678528 :

Con buona pace di “Le Monde”, che parla di “90 minuti di divertimento”, il primo lungometraggio per il cinema della franco-elvetica Ursula Meier è un film atipico, almeno in relazione ai parametri della commedia francese contemporanea. Diviso in due parti, ognuna con un suo registro espressivo, “Home” lascia lo spettatore divertito a metà film, per ritrovarlo alla fine in preda ad una sorta di claustrofobia riflessa, dettata tanto dal luogo chiuso quanto dalla sensazione che in ogni istante, nell’ultima mezzora, possa succedere l’irreparabile.

http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=film&id=9477

Passato al Festival di Cannes 2008 per la Semain de la Critique “Home” è una specie di favola nera sullo splendido isolamento di una famiglia bordelrine rotto dall’inevitabile arrivo del progresso.

http://www.ecodelcinema.com/home–recensione-.htm

Contenitore di interpretazioni possibili, Home è caldo come una pentola a pressione nella prima parte e freddo come una dimostrazione matematica nella seconda. Riporta felicemente alla misura del lungometraggio il racconto dell’assurdo cantato su un registro di estremo realismo, che illuminò i primi Polanski e certo Ferreri, e che troppo a lungo non è sembrato più praticabile, anche per colpa delle onnipresenti regolette di sceneggiatura all’americana. http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56688

Ils sont rares, les films qui tirent jusqu’au bout le fil d’une intrigue imprévisible. Le premier long métrage d’Ursula Meier, ancienne assistante d’Alain Tanner, est à la fois dramatique et burlesque, satirique et fantastique. Cette fable baigne dans une esthétique hyperréaliste qui rappelle les publicités américaines à la gloire de l’électroménager.

Jean-Luc Douin Le Monde

“Home” è, in conclusione, un film riuscito, reso ancora più interessante proprio grazie al non detto e alle scarse informazioni rese allo spettatore. Un’opera certamente non adatta a tutti, ma consigliabile ai cinefili in cerca di originalità. Un primo passo di una regista che, se riuscirà a mantenere questi standard, potrà togliersi in futuro diverse soddisfazioni.

http://www.cinema4stelle.it/Recensione-Home.htm

……………….

Bozza, apparso in forma definitiva sul Bollettino della Società Geografica Italiana, serie XII, volume VII, 4, 2002.

LUIGI BOBBIO – CARLO LAZZERONI

TORINO 2006 – UNA MAPPA DEI CONFLITTI TERRITORIALI

Il problema. – Questo articolo propone i risultati di una ricerca (1) volta ed esaminare i possibili punti di conflitto territoriale relativi alle opere progettate per l’evento olimpico di Torino 2006. Perché dedicare attenzione ai conflitti? Perché progetti di trasformazione territoriale generano di solito conflitti territoriali e i grandi eventi costituiscono una collezione concentrata di trasformazioni territoriali, spesso di notevoli proporzioni. Sono una naturale calamita di conflitti (Barella, 2002).

La ragione di tutto questo è intuitiva: per quanto le trasformazioni possano essere motivate da un interesse generale (comunque lo si voglia intendere) è inevitabile che esse comportino qualche conseguenza negativa per qualcuno. Qui ci riferiamo soprattutto alle comunità o micro-comunità che vivono nei luoghi destinati alla trasformazione e ritengono, a torto o a ragione, di andare incontro a rischi o a impatti sgradevoli.

Questi conflitti sono insidiosi. Un tempo era relativamente facile assolutizzare l’«interesse generale», dichiarando per esempio una certa opera «di interesse nazionale» e troncare così le possibili opposizioni, liquidandole come espressioni localistiche, particolaristiche o miopi. Oggi questa operazione è più complicata. Ci sentiamo meno sicuri circa l’esistenza di «un» interesse generale e assistiamo viceversa al continuo contrasto tra diversi interessi – ambientali, economici, sociali ecc. – ciascuno dei quali può rivendicare a buon diritto qualche grado di «generalità». E, d’altra parte, la «rinascita del locale», che fa da pendant allo sviluppo della mondializzazione, rende sospette le accuse di localismo. In una società democratica non si vede perché coloro che sono chiamati a convivere con il traffico di un’autostrada, il rumore di una linea ad alta velocità, i disturbi di un cantiere o le esalazioni di una discarica, dovrebbero avere meno diritti dei loro concittadini più fortunati che possono starsene lontani.

C’è dunque un dilemma etico, relativo all’eguaglianza di trattamento dei cittadini. Fino a che punto l’interesse di una comunità più vasta può giustificare la lesione degli interessi di una minoranza?

Le teorie della giustizia non danno una risposta univoca a questo interrogativo (Davy, 1996). La concezione utilitarista considera come giuste quelle soluzioni che danno il maggior benessere al maggior numero di individui; e, quindi, nel nostro caso, ammette il sacrificio di singole comunità in nome di interessi collettivi più generali. La concezione della giustizia sociale di Rawls (1999) considera come giuste quelle soluzioni che addossano i minori costi ai gruppi più svantaggiati; e, quindi, nel nostro caso, favorisce le scelte che minimizzano i disagi per le comunità coinvolte…….  (continua su http://www.omero.unito.it/web/Bobbio-Lazzeroni.PDF )

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...